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Tumulto di San Martino-castello innominato-innominato-rapimento lucia

Jessica Gjinaj

Created on December 7, 2022

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Transcript

Renzo a Milano

Renzo dopo aver salutato le due donne andò a Milano dove doveva consegnare al prete una lettera da padre Cristoforo. C'era farina per terra, che inizialmente scambiò per neve, e molti pani anch'essi a terra. Chiese indicazioni a un viandante per il convento di Bonavventura dove andò. Mentre stava andando fu travolto dalla folla e capì che era in corso una rivolta. La folla voleva uccidere l vicario ma Renzo non era d'accordo e si contrappose; ora la gente pensava che lui era una spia del vicario. A salvare la situazione ci pensò il cancelliere Ferrer che sostituiva il governatore spagnolo. Convinse la folla che voleva arrestare il vicario, poi mise il prete in salvo nella sua carrozza e lo portò via. La gente si disperse e si riunì in crocchi. Renzo no riuscì a trattenersi e disse la sua. Li vi è un poliziotto travestito e Renzo gli chiede di indicargli un albergo. L'uomo lo accompagnano personalmente da un'osteria. L'oste aveva faccia pienotta e lucente, baffi rossi e folti, occhietti chiari. Renzo chiese del vino e qualcosa da mangiare. l'oste gli porta dello stufato, ma gli dice che non ha pane. Renzo risponde che ce l'ha lui il pane, ed era il pane che aveva raccolto durante la rivolta. Renzo attraversò il fiume Adda e fu accolto dal cugino. bevve molti bicchieri rivelando la sua identità. Viene fatto dormire in una stanza dell'albergo e il giorno dopo viene arrestato. Mentre i poliziotti lo partano dal capo di polizia lui per strada urla alle persone che era innocente e che lo volevano arrestare solo per aver detto solo evviva il pane della provvidenza. La gente si stringe sempre di più intorno ai poliziotti che scappano. Renzo s'incammina per andare dal cugino Bartolo, che viveva a Bergamo. Dormì una notte in una capanna, poi

Descrizione del castello dell'innominato

Il castello dell'innominato si trovava al confine tra Milano e Venezia sopra un poggia. Era situato in una valle stretta e ombrosa e il poggio sporgeva da un'aspra catena montuosa. C'erano massi, dirupi, tane e precipizi. Il colle era accessibile da una sola parte, perchè dall'altra c'era un dirupo. Per raggiungere il castello bisognava percorrere un stradina stretta, molto ripida e a giravolte, per cui ogni uomo che la attraversava veniva visto dal castello. C'era qualche campo e casuccia sparsa qua e la nella valle dove scorreva un torrente che faceva da confine. C'era qualche cespuglio e del resto schegge, ciottoli e macigni. Manzoni paragona il castello al nido dell'aquila, poichè è più in alto di tutti e quindi non vede nessuno sopra di lui. Prima di Arrivare al castello c'era un'osteria con l'insegna di un sole splendente e venne chiamata le malanotte. lì risiedevano i bravi dell'innominato, che erano armati fino ai denti. Quando Don Rodrigo, il Griso e i suoi 4 bravo andarono dall'Innominato per chiedere aiuto per il rapimento i lucia, vengono fermati e dovettero consegnare le loro armi. entrati nel castello, notarono corridoi scuri, bravi che facevano guardia a ogni stanza e armi appese ai muri. Gli interni no avevano dettagli rilevanti.

descrizione dell'innominato

QL'innominato era grande di statura, aveva pochi capelli bianchi e dimostrava più dei sessant'anni che aveva. Pure essendo anziano, i suoi occhi vivi iindicavano fora di animo e corpo. La sua faccia era rugosa e bruna. All'innominato Manzoni non dà nè nom, nè cognome e nè titolo. Sin da giovane amva competere con gli uomini più potenti, glipiacevache la gente provasse timre per lui. Durante la sua vita compie molti reati, per questo venne messo al bando dallo stato. Si dice che fu al servizio di principi stranieri e che gli vennero affidati tutti i loro uomini. Quando tornò dall'esilio decise di non vivere a milano ma in quel castello vicino a Lecco. Aveva molti uomini di fiducia e bravi, per cui tutti finivano a compromessi con lui o morivano.

il rapimento di Lucia

Quando Don Rodrigo e i suoi bravi arrivarono alla malanotte, si affacciò al porta un ragazzo armato che avverte tre bravi che stavano giocando carte. Un di loro esce e riconosce Don Rodrigo come amico del potente, allora il signorotto chiese se l'innominato era a casa e lui risponde di sì. Don Rodrigo lascia le armi e i bravi all'osteria e si prende solo il Griso, anche lui senza armi. Vengono raggiunti da un bravo dell'abitante del castello che li accompagnò alla porta, dove rimase ad aspettare il Griso. venne condotto in una stanza dove l'innominato lo aspettava. L'innominato lo saluta e per prudenza gli guarda viso e mani. Don Rodrigo di di aver bisogno del potente per l'impegno preso ( la scommessa col cote Attilio) poichè non riesce a rapire Lucia da solo e non ha i mezzi necessari. Gli spiega che Lucia è protetta al convento di Monza. All'Innominato interessa ciò particolarmente perchè era coinvolto padre Cristoforo, suo acerrimo nemico poichè il frate odiava gli arroganti. Interruppe il discorso del signorotto, appuntò il nome di Lucia e congedò Don Rodrigo che gli avrebbe riferito cosa fare. Il complice dell'Innominato era Egidio, che viveva vicino al convento ed era l'amante di Gertrude. Una volta solo il potente si pentì di aver preso quell'incarico. Da un po' di tempo pensava ai suoi delitti e si incupiva al pensiero della morte e di come sarebbe stato giudicato con tutto quel peso nella coscienza. Respinse quei pensieri e mandò Nibbio, il suo bravo più fedele, a riferire ad Egidio gli avvenimenti e a chiedere come fare per il rapimento di Lucia. il Nibbio torna dicendo che serviva una carrozza e tre bravi travestiti. L'Innominato mandò la carrozza e i bravi. Egidio chiese a Gertrude di far uscire con una scusa Lucia. Lei era riluttante al tradimento a Lucia, a cui si era affezionata, ma non volendo rinunciare all'amante obbedisce. Dice a Lucia da andare dal guardiano del convento dei frati cappuccini come segreta ambasciata. Lucia non era molto convinta ma va lo stesso. Gertrude divorata dal rimorso la chiama indietro ma poi conferma quello che aveva detto. Lucia stava andando al convento e si trovò sotto una strada che aveva un volta formata da vegetazione. Lì c'era una carrozza ferma e alcuni uomini che non sapevano la strada per la città e le chiesero indicazioni. Mentre lei indicava la strada giusta, il Nibbio la prese per la vita e la sollevò mettendola a forza nella carrozza, un altro bravo la mise a sedere di fronte a lui, e un altro ancore le mise un fazzoletto in bocca per farla tacere dopo l'urlo che aveva emesso. Un quarto bravo( di Egidio) se ne andò dopo aver controllato che nessuno abbia sentito l'urlo. La carrozza partì per il castello dell'innominato. Il viaggiò durò più di quattro ore: lei si divincolò, urlò, svenne varie volte, pregò molto e scongiurò i bravi di essere liberata finchè arrivano al castello. L'Innominato ordina alla vecchia serva ( vedova di un bravo, che rattoppava i cenci, cucinava e guariva ferite insultata e insultando) di dire al nibbio di andare all'osteria, portare la ragazza al castello e incoraggiarla senza rivelargli il nome del potente. La vecchia eseguì gli ordini. L'Innominato rimase solo a guardare la carrozza e a camminare nella stanza.

Descrizione dell'innominato