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Intervista a Manzoni

Giulia Franzese

Created on November 27, 2022

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Transcript

Intervista immaginaria ad Alessandro Manzoni

di Claudio Nizzi
Signor Manzoni, lo sa che agli studenti lei non è troppo simpatico?
«Lo immagino. Li costringono a studiare il mio libro, a impararne interi brani a memoria, a farne l’analisi logica e grammaticale, eccetera. Tutte cose piuttosto noiose»
Anche il suo romanzo è un po’ noioso. Ci sono troppi capitoli storici che interrompono la storia di Renzo e Lucia.
«Eppure quei capitoli sono necessari. Come dico a un certo punto del libro, “perché i fatti privati riescan chiari, dobbiamo premettere un racconto di quelli pubblici”. Non mi sono mai piaciuti i romanzi che raccontano storie immaginarie, di pura invenzione. Il mio è un romanzo storico!»
Mmm... un romanzo storico? Ci spieghi meglio che cosa intende.
«Si tratta di un romanzo ambientato nel passato, che narra alcuni eventi realmente accaduti. È vero, ci sono molti personaggi frutto della mia fantasia, ma l’insieme rispetta scrupolosamente la verità storica»

Il genere romanzo storico

Il romanzo I promessi sposi appartiene al genere del romanzo storico, che si diffonde in Europa nei primi decenni dell'Ottocento, in particolare grazie a un romanzo di Walter Scott intitolato Ivanhoe, che è considerato dagli studiosi il primo vero esempio di romanzo di questo genere.
Manzoni, però, è uno ''storico più preciso'' di Scott. Non costruisce, a differenza di Scott, intrecci troppo fantasiosi:i suoi protagonisti e le loro vicende sono estremamente verosimili e il Seicento è descritto in modo così preciso da fare dell'epoca un'ulteriore protagonista del romanzo.
E perché tutto questo interesse per la storia?
«Perché il passato è un’autentica miniera di informazioni per capire il presente! Io, per esempio, ho deciso di ambientare la vicenda di Renzo e Lucia nel 1600, un’epoca che mi ha sempre affascinato moltissimo... Prima di scrivere il libro ho studiato a lungo, mi sono documentato sulle caratteristiche di quel periodo. Non potevo rischiare di commettere errori... cosa avrebbero pensato i miei lettori?
Per le stesse ragioni, ho anche voluto che la storia di Renzo e Lucia si svolgesse in luoghi che io conosco alla perfezione: il lago di Como, nei pressi di Lecco, dove da piccolo mi recavo in villeggiatura insieme alla mia famiglia»
A proposito della sua famiglia... parliamo un po’ di lei. È stato un ragazzo felice?
«No. Quand’ero piccolo non ho sentito il calore della famiglia, perciò ero infelice. I miei genitori si sono sposati senza amore; il loro matrimonio era stato combinato dalle famiglie, come si usava a quell’epoca. Poi si divisero e io fui spedito in collegio. Avevo sei anni quando entrai nel collegio dei Somaschi a Merate. Ne avevo sedici quando tornai in libertà, a casa di mio padre...»
Ricorda più volentieri suo padre o sua madre?
«La mamma Giulia. Con mio padre Pietro, un tipo piuttosto malinconico, non avevamo niente da dirci. Quando stavamo insieme ci sentivamo a disagio e il più delle volte lui finiva per evitarmi»
Eppure sua madre l’abbandonò per andarsene a Parigi con un altro uomo...
«È vero. E tuttavia, quando a vent’anni la raggiunsi, mi trovai molto bene con lei. Era una donna piena di vita e finché visse fu la colonna della nostra famiglia»

Biografia di Manzoni

Alessandro Manzoni nasce a Milano nel 1785, da Giulia Beccaria, figlia del celebre illuminista Cesare Beccaria (autore dell'opera Dei delitti e delle pene, 1764), e da Pietro Manzoni, discendente di nobile famiglia. Una serie di fonti, però, sostengono che Manzoni sia figlio naturale di Giovanni Verri, di cui Giulia Beccaria era innamorata. Giovanni Verri, insieme al fratello Alessandro, è il fondatore dell'Accademia dei Pugni (1761), un'istituzione culturale a cui parteciparono i migliori intellettuali illuministi del tempo e che fondò la rivista "Il Caffè" (1764).

Biografia di Manzoni

Il matrimonio dei genitori non è felice: dopo la separazione, quando Manzoni è ancora un bambino, la madre va a vivere a Parigi con il nuovo compagno, il nobile Carlo Imbonati. Nel frattempo, Manzoni inizia gli studi nel collegio di Merate, vicino a Lecco; poi studierà anche in Svizzera e a Milano. Dopo gli studi, quando torna a vivere con il padre, il rapporto tra i due è così conflittuale che Manzoni, nel 1805, raggiunge la madre a Parigi, proprio quando muore Imbonati. La madre si dedica a lui e lo introduce negli ambienti più colti: Manzoni conosce e frequenta tutti gli esponenti più importanti dell'Illuminismo francese.

ILLUMINISMO

«L'illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l'incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a sé stesso è questa minorità, se la causa di essa non dipende da difetto d'intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! È questo il motto dell'Illuminismo»
(Immanuel Kant, Risposta alla domanda: che cos'è l'Illuminismo?, 1784)

ILLUMINISMO

Movimento culturale, sociale e politico che per tutto il Settecento si diffonde in Europa, soprattutto in Francia. Non è un caso che la Rivoluzione del 1789 scoppi proprio a Parigi.Il Settecento è conosciuto come il “secolo della ragione”, il secolo dei lumi. L'Illuminismo vuole aprire la mente, “liberare l'uomo dalle tenebre dell'ignoranza” attraverso l'uso esclusivo della ragione, la luce che illumina le tenebre dei secoli precedenti, in cui gli uomini erano ignoranti e superstiziosi. Gli intellettuali francesi in questo secolo partoriscono idee che influenzeranno il pensiero di tutti gli altri intellettuali europei.
A che età ha cominciato a scrivere?
«Fin da piccolo sono sempre stato circondato da persone di vasta cultura: la scelta di dedicarmi alla letteratura è stata un passo quasi naturale. Mio nonno, Cesare Beccaria, fu un celebre pensatore illuminista, autore di un’opera ancora oggi fondamentale, Dei delitti e delle pene. In seguito ho preferito prendere le distanze dal clima illuminista per avvicinarmi ad una nuova corrente culturale, il Romanticismo, più vicina alla mia sensibilità».

ROMANTICISMO

La corrente letteraria del Romanticismo caratterizza l’intera cultura europea dell'Ottocento: le sue idee hanno lasciato un segno anche nelle arti visive e nella musica. Tra i vari temi tipici del Romanticismo, c'è l'attenzione ai concetti di Nazione e di popolo che conduce rapidamente ad un generale interesse per le origini delle culture nazionali, il che significa un interesse per la storia, intesa come processo evolutivo delle società. A ciò si anche un ritrovato interesse per la religiosità e la spiritualità. Nelle sue opere Manzoni accetta e sviluppa alcuni caratteri del romanticismo europeo (romanticismo moderato).
Lei, che è il nostro più grande scrittore cattolico, da giovane non era credente.
«Sì, è così. Specialmente durante gli anni di Parigi avevo perso la fede».
Si racconta che la ritrovò, per un’improvvisa folgorazione, nella chiesa di San Rocco a Parigi.
«Certo. In quell’occasione provai un gran turbamento, ma credo che la mia conversione, oltre che un dono della Provvidenza, fosse stata propiziata dagli incontri con padre Degola, al quale si era rivolta mia moglie Enrichetta, anch’essa convertitasi al cattolicesimo nello stesso anno».
Enrichetta Blondel fu la sua prima moglie. Come la ricorda?
«Era un angelo di semplicità e di bontà. La sposai che avevo 23 anni e la persi che ne avevo 48. Mi aveva dato otto figli. Quattro anni dopo mi risposai, con Teresa Borri. Non ero capace di vivere solo».
Lei è stato un buon padre?
«Chi può dirlo? Forse ero un padre un po’ assente, un po’ distratto dai miei studi. Certo, ho molto amato i miei figli e ho molto sofferto per loro. Basti pensare che sei dei miei figli sono morti prima di me».

Biografia di Manzoni

Nel 1807 Manzoni torna in Italia con la madre; nello stesso anno conosce Enrichetta Blondel, figlia di un banchere di Ginevra di fede calvinista, che sposa con rito civile nel 1808. I due vivono per qualche anno tra Parigi e Milano, per poi stabilirsi definitivamente a Milano nel 1810, quando si sposano con rito cattolico dopo essersi convertiti al cattolicesimo. Hanno dieci figli. Enrichetta Blondel muore nel 1833, l'anno dopo muore la primogenita Giulia e a questi lutti seguono le morti di altri cinque figli. Manzoni si risposa nel 1837 con Teresa Borri Stampa, che muore nel 1861.
Sì, la sua vita non è stata facile. Cosa la sosteneva?
«La fede in Dio! Che altro? La fede in Dio e l’amore per la letteratura, che ha trovato nel mio romanzo la sua realizzazione più alta».
Per quanto tempo ha lavorato a I promessi sposi?
«Per moltissimi anni: non ero mai pienamente soddisfatto del mio lavoro. Pensi che la prima versione dell’opera, che mi ha impegnato tra il 1821 e il 1823, aveva un titolo diverso da quello definitivo, Fermo e Lucia».
E come mai ha sentito il bisogno di modificarlo?
«Come le ho già detto, non ero mai soddisfatto del mio lavoro. Sono molto esigente. Il Fermo e Lucia non mi convinceva... così l’ho variato. Ho inserito nuovi episodi, ho modificato l’intreccio e la psicologia di alcuni personaggi. E soprattutto ho scelto un altro titolo: quello originario proprio non andava. Come avevo potuto chiamare Fermo un personaggio dinamico e coraggioso come Renzo?».
Perché, dopo la prima stesura del suo libro, andò a “risciacquare i panni in Arno”?
«Nel momento in cui scrivevo il libro, in Italia c’era una grossa differenza tra la lingua letteraria e quella parlata. Io volevo scrivere un romanzo che tutti potessero leggere e comprendere e così, in mancanza di una lingua ufficiale, scelsi di ispirarmi al modello del fiorentino. Nelle edizioni dell’opera risalenti al 1827 e al 1840 è ben evidente il lavoro di revisione linguistica che ho realizzato»

Versioni del romanzo

E raggiunse il suo scopo? Il suo romanzo fu letto da tanti?
«Sì, ebbe un grande successo, anche tra le classi che avevano minor dimestichezza con la cultura»
Le vendite del romanzo, allora, la resero ricco.
«Oggi forse uno scrittore di successo può diventare ricco. A quei tempi non esistevano leggi sui diritti d’autore, e tutti potevano stampare il mio romanzo senza darmi un soldo».
Un vero problema per chi voleva dedicarsi alla letteratura...
«Già... ma questo non mi ha mai impedito di scrivere».
Sa che lei comincia a diventare simpatico?
«Mi fa piacere. Credo che sia proprio questo lo spirito giusto con cui iniziare la lettura del mio libro... che non manca di riservare sorprese a chi sa ascoltare con attenzione i suoi messaggi».