ILLAVORO E L'UGUAGLIANZA SOCIALE
Che cos'èil lavoro?
Per lavoro si intende una prestazione che si svolge per un'altra persona dietro compenso.
È un'attività che può essere di quattro tipi:
- autonomo: svolto senza subordinazione nei cofronti del committente;
- dipendente: svolto sotto la direzione di un datore di lavoro;
- manuale: letteralmente, un lavoro svolto con le mani e col corpo;
- intellettuale: lavoro non manuale, volto al soddisfacimento di fini di rilevanza sociale
es_ avvocato
Quando si parla di lavoro, si parla di MERCATO DEL LAVORO
Ma prima: che cosa si intende per MERCATO?Il mercato è l'insieme della domanda e dell'offerta di un determinato bene. Può essere inteso, dunque, sia come il luigo fisico sia come il luogo non fisico dove si incontrano la domanda e l'offerta. Quindi, anche per il lavoro ci sarà una domanda e un offerta.
OFFERTA DI LAVORO
DOMANDA DI LAVORO
È la richiesta delle IMPRESE.Rapresenta quindi il punto di vista delle imprese.In economia politica la domanda è una grandezza inversamente proporzionale al prezzo:
- più prezzo - meno domanda
- meno prezzo - più domanda
Il datore si comportanin modo inversamente poporzionale al prezzo:
- più paga - meno assume
- meno paga - più assume
Dunque, il DATORE È DOMANDA
Richiesta dei LAVORATORI.Rappresenta il punto di vita dei lavoratori.In economia politica l'offerta è una grandezza direttamente proporzioale al prezzo:
- più prezzo - più offerta
- meno prezzo - meno offerta
Il lavoratore si comporta in maniera direttaente proporzionale al prezzo:
- più paga - più lavora
- meno paga - meno lavora
Dunque, il LAVORATORE È OFFERTA
bisogna però ricordare che:
NONOSTANTE SIA SOGGETTO ALLE LEGGI DI MERCATO, IL LAVORO NON È UNA MERCE
Infatti, se fosse una merce: - i disoccupati porterebbero all'aumento dei salari e la domanda e l'offerta arriverebbero ad eguagliarsi.
- non solo la parte economica si abbasserebbe, ma anche quella normativa: i diritti dei lavoratori verrebbero meno.
Invece, il diritto del lavoro è inserito nel diritto pubblico.
IL LAVORO NELLA COSTITUZIONE
In Italia il lavoro è disciplinato dalla Costituzione, la quale difende il diritto al lavoro, uno dei diritti fondamentali riconosciutiall'uomo. Ma prima: che cos'è la Costituzione?
Art.1
"L'ITALIA È UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA FONDATA SUL LAVORO"
Ciò significa che tutti i cittadini italiani devono poter lavorare e perché avvenga ciò lo Stato si impegna a
- tutelare il lavoro attravero le leggi;
- riconoscere il lavoro attraverso la tutela dei diritti dei lavratori;
- garantire il lavoro, ovvero la presenza di posti di lavoro. Quest'ultimo, però, è solo un impegno che lo stato si impegna a fare attraverso le codidette POLITICHE ATTIVE
Art.3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Il primo comma dell Art.3 garantisce l'UGUAGLIANZA FORMALE: tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Non esiston più distinzioni in base al titolo nobiliare o all'appartenenza alla classe sociale. Il secondo comma, invece, garanstisce ai cittadini l'UGUALIANZA SOSTANZIALE: lo stato deve adoperarsi per eliminare le disuguaglianze per garantire a tutti i cittadini la stessa possibilità di accedere al lavoro. L'uguaglianza formale, da sola, non sarebbe sufficiente a garantire la piena uguaglianza ai cittadini in quanto non tiene conto delle disuguaglianze materiali effettive tra essi. Solo insieme, uguaglianza formale e materiale garantiscono il diritto di uguaglianza.
Il nostro pricipio di uguaglianza è stato preso a modello da molti altri Stati perché è il più completo. Ma ovviamente non è sempre stato così. Infatti, tutte le società umane sono caratterizzate da disuguaglianza: al loro interno si formano sempre gruppi sociali che differiscono per funzioni, potere, ricchezza, prestigio e così via. Fin dal Medioevo si riteneva che l’ordine sociale fosse stato stabilito da Dio: si nasceva e si doveva rimanere nel proprio ceto di appartenenza.
Tra il X e il XI secolo il modello di organizzazione sociale prevedeva la divisione in tre ordini ben distinti: gli oratores, coloro che pregano, i bellatores, coloro combattono e i laboratores, coloro che lavorano.
L’appartenenza a un ordine dipende quasi sempre dalla nascita ed è impossibile o molto difficile per un individuo passare da un gruppo sociale all’altro nel corso della vita.
Questi tre ordini vivono insieme e non possono essere separati; il servizio di uno solo permette le azioni degli altri due; con alterne vicende si aiutano”, scriveva Adalberone, vescovo di Laon, uno dei più celebri difensori della società feudale tripartita in categorie fisse. Questo modello rimase sostanzialmente intatto sino alla Rivoluzione francese. L’appartenenza a un ceto o stato comportava il godimento di certi diritti e l’esclusione da altri, l’ammissione a certe carriere o l’esclusione da esse. Vigeva una disuguaglianza di principio, ossia una gerarchia fissata una volta per tutte. Con la Rivoluzione francese la società di ceti, l’Antico Regime, fu abbattuta e venne affermato il principio dell’eguaglianza civile e giuridica. Venivano riconosciuti soltanto gli individui, portatori degli stessi diritti e doveri, uguali tra loro e di fronte allo Stato. La conquista dell’eguaglianza civile e giuridica è il presupposto della nascita delle classi: se gli individui sono uguali per principio, le differenze che sorgono tra di essi non saranno più legate alla nascita o al godimento di alcuni privilegi, ma deriveranno dalla posizione economica e dal ruolo che essi occupano nel processo produttivo.
"La legge è uguale per tutti"
È ciò che rivendicava la Dichiarazione dei Diritti dell'uomo della Rivoluzione francese. Ma, in realtà, essa non garantiva veramente l'uguaglianza, in quanto riconosceva solo quella formale, ovvero che ciascun cittadino è uguale di fronte alla legge, ma non quella sostanziale, che è la sua concreta attuazione. In altre parole, non teneva conto delle fasce deboli della popolazione, che devono essere favorite con delle leggi speciali.
Ovviamente, il modello della scocietà tripartita non potè sopravvivere all'avvento della borghesia, quando la stuttura sociale si complicò, soprattutto nel ceto dei lavoratori. Proprio l'azione della borghesia che, a partire dalla fine del XVIII secolo, combatterà per l'abolizione dei privilegi dell'aristocrazia e del clero e contro le monarchie assolute, darà vita a quegli ideali libertà, uguaglianza, individualismo, razionalità che andranno sotto il nome di LIBERALISMO.Il liberalismo ha contribuito a definire la concezione moderna di società, intesa come espressione delle varietà e singolarità umane. Dall'inizio del XIX secolo, liberale cominciò a divenire equivalente di "favorevole al riconoscimento delle libertà individuali e politiche". La prima citazione in lingua inglese con questo significato risale al 1801. In realtà, le radici del liberalismo sono molto più antiche. Possono essere trovate nelle dottrine giusnaturalistiche di John Locke, filosofo britannico che opera in un contesto favorevole alle due dottrine. In Inghilterra, infatti, non vi sarà mai, a differenza degli altri Stati d'Europa, una monarchia assoluta e dispotica, poichè gli inlesi avevano iniziato a limitare il potere regio già dal Medioevo, con l'approvazione della Magna Charta e più tardi del Bill of Rights sotto la dinastia Stuart. L'Inghilterra sarà così il primo Stato al mondo ad essere governato da una monarchia costituzionale, la tipica forma di governo del liberalismo classico, e anche il primo stato che vede la nascita di partiti politici, tra cui quello dei Whig, più tardi chiamato Partito Liberale, appunto, cui proprio Jhon Loke apparteneva.
LOKE
pubblicò anonimo i Due Trattati sul Governo, contenente i principi fondamentali del liberalismo classico, in cui egli sviluppail proprio pensiero partendo dalla teoria del contrattualismo già avanzata da Thomas Hobbes e ripresa poi nelcelebre Contratto sociale di Jean-Jacques Rousseau.Secondo Locke, nello Stato di natura tutti gli uomini sono uguali ed esercitano i propri diritti di natura di libertà, uguaglianza, proprietà e vita. Diversamente da Hobbes però, egli ritiene che lo Stato di natura non sia una condizione di continua belligeranza ma di convivenza pacifica, in cui tuttavia l'esercizio dei diritti naturali è limitato dal diritto punitivo esercitato eventualmente da ogni individuo: la libertà di un individuo, per Loke, incontra un limite nella libertà dell' altro individuo. . Perciò, nell'atto dell'istituire lo Stato civile, gli uomini non cedono al corpo politico alcun diritto, ma lo rendono tutore dei diritti di natura, delegando al governo il potere di emanare leggi volte a tutelare la libertà, l'uguaglianza, la vita e la proprietà dell'individuo. Inoltre, il pensiero liberale di Locke definisce una giustificazione etica della rivoluzione, il diritto di resistenza che ciascun individuo può e deve esercitare quando lo Stato agisce in contrasto con la volontà popolare o danneggia i suoi diritti naturali.
Dunque, è poprio con Jhon Loke nasce l'idea di uomo dotato di diritti inviolabili che precedono qualsiasi Società Civile; la vita, la libertà, la proprietà sono alcuni di quelli che oggi vengono chiamati diritti civili.Di lì in poi si sviluppaerà la consuetudine di fissare in un documento solenne quei diritti, sull'esempio del Bill of Rights inglese e delle Carte dei diritti dei nuovi Stati americani indipendenti, che diventano gli antenati degli elenchi di diritti previsti dalle Costituzioni ottocentesche e da quelle attuali, tra cui quella italiana.
Art.4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
L'artcolo si articola in due comma complementari: il primo identifica il lavoro come un diritto che la Repubblica riconosce a tutti i cittadini, promuovendo le condizioni che lo rendono effettivo. Il secondo invcece ci ricorda che il lavoro è anche un dovere che ogni cittadino è chiamato ad adempiere, svolgendo un’attività che contribuisca al progresso materiale o spirituale della società, secondo le proprie possibilità e inclinazioni.
Art.36
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi
Si tratta di un articolo PRECETTIVO: indica il procedimento di retribuzione del lavoratore che dev'essere proporzionato alla quantità e alla qualità della prestazione compiuta. Tuttavia, la situazione è diversa per gli iscitti a un sindacato (Art.39)
Art.39
L'organizzazione sindacale è libera.. Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge. E` condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica. I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.
È questo l'articolo che regolamenta i SINDACATI.
Cosa sono i sindacati?
i sindacati sono delle organizzazioni di lavoratori o di datori di lavoratori costituiti per la tutela degli interessi professionali collettivi.
Proprio come previsto dall'Art.39, i sindacati possono stipulare dei contratti CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro) solo se sono registrati. Il CCNL è un contratto sipulato tra il Sindacato che rappresenta i lavoratori e il Sindacato che rappresenta l'impresa. Se questi sindacati si registrano, sono potenti in quanto possono stipulare CCNL che vanno applicati a tutti i lavoratori (sia iscritti che non) che svolgono quel lavoro. Tuttavia, una volta registrati, i sindacati sono sempre sggetti a controlli, cosa che spesso più ostacolare il loro lavoro, i loro acquisti e i loro pagamenti.
Alcuni sindacati a tutela delle IMPRESE:
- CONFINDUSTRIA
- CONFORMERCIO
Alcuni sindacati a tutela dei LAVORATORI:
Art.37
La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione. La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.
Il presupposto su cui si basa l’Articolo 37 della Costituzione è che nella società vi siano delle fasce più deboli, come le donne lavoratrici, in particolare le madri di famiglia, e i minori, i cui diritti devono essere tutelati con delle leggi specifiche.
Art.38
Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato. L'assistenza privata è libera.
L' articolo 38 della Costituzione introduce per la prima volta il concetto di WELFARE STATE, letteralmente "stato di benessere", ossia la tutela dei lavoratori disabili, malati, vittime di infortuni, di disoccupati o pensionati. Ogni lavoratore riceve una retribuzione su cui il datore di lavoro effettua delle trattenute che vengono versate in una cassa di assistenza e previdenza, ossia rispettivamente all’Inail e all’Inps. Saranno poi questi due enti a provvedere alle esigenze dei lavoratori qualora dovessero trovarsi in situazioni di difficoltà. In accodo a questo articolo, tutti i cittadini hanno diritto all'assistenza sociale.
Assunzione
Il lavoro prima era regolato dalla legge n°300 del 1975, ma successivamente il governo ne ha modificato i criteri di licenziamento e assunzione. PRIMA - all'ufficio pubblico di collocamento si iscrivevano coloro che cercavano lavoro e i datori li assumevano in base all'ordine di iscrizione. OGGI - vi sono diversi canali d'assunzione che variano a seconda che il lavoro sia pubblico o privato.
LAVORO PUBBLICO
- assunzione tramite concorso
- possibile assunzione diretta per alcuni casi limite
es_ supprenze nelle scuole
LAVORO PRIVATO
- agenzie di lavoro
- centri per l'impiego: enti pubblici che realizzano la politica attiva del lavoro, che favoriscono l'incontro tra domanda e offerta pur non fornendo realmente lavoro.
Oltre ai diritti riconosciuti dalla Costituzione, il lavorare ha anche diversi obblighi.
OBBLIGHIDEL LAVORATORE
OBBEDIENZA
Diligenza
FEDELTÀ
eseguire gli ordini
divieto di concorrenza
aplicazione adeguata ai ruoli
La maniera adeguata è quella del buon padre di famiglia, proprio come previsto dal Codice Civile. Si tratta di una diligenza media e fa riferimento alla condotta tipica di un padre che cerca di dare il meglio alla propria famiglia.
Il lavoratore ha l'obbligo di non fare concorrenza al datore, il quale può fare causa per mancata fedeltà.
Il dipendente ha l'obbligo di eseguire gli ordini che gli vengono imposti.
Paralelamente, anche il datore di lavoro è soggetto a privilegi e incombenze.
DIRITTI DEL DATORE
DISCIPLINARE
DIRIGENZA
CONTROLLO
comminare sanzioni
dare ordini ai sottoposti
del rispetto degli ordini
Anche questo potere non è illimitata: si può controllare solo l'operato, nè ciò che gli operai si dicono nè sindacare le opinioni altrui. A tal fine si possono installare vidiocamere di sorveglianza autorizzate facendolo presente al personale.
Non è un potere illimitato: il datore non può impartire ordini illegali o ordini che contrastano la dignità del lavoratore. es_ Richiedere al dipendente re di lavorare oltre l'orario previsto dalla legge
Il datore di lavoro non può adottare alcun provvedimento disciplinare nei confronti del lavoratore ssenza averlo sentito a sua difesa. La sanzione può essere anche di tipo pecunario.
DOVERI DEL DATORE
RETRIBUIRE
PROTEGGERE
Il datore deve versare il contributo: tutti i lavoratori hanno diritto alla previdenza sociale.
Ha a che fare con la tutela dei diritti del lavoratore: tutela della salute, della sicurezza e della dignità personale.
Un posto di lavoro è qualcosa di prezioso che deve essere apprezzato e curato per evitare di perderlo. Per questo motivo è necessario informarsi per capire quando si rischia di violare le norme, andando in contro a sanzioni disciplinari anche gravi. La punizione più severa è infatti il LICENZIAMENTO, ovvero la cessazione del rapporto di lavoro.
In particolare, in base al grado di gravità della situazione, è possibile esserre licenziati in tre diversi modi:
LICENZIAMENTO PER GIUSTIFICATO MODO SOGGETTIVO un provvedimento disciplinare meno grave rispetto a quello per giusta causa. In questo caso, il lavoratore viene licenziato con il preavviso: il comportamento del lavoratore, impedisce in ogni caso di proseguire nel rapporto ma non è presente una gravità tale da rendere il tutto attuabile immediatamente.
PER GIUSTIFICATO MODO OGGETTIVO un lavoratore può essere licenziato per motivi disciplinari, ma il datore di lavoro può decidere di licenziare un dipendente anche per motivi aziendali. Il caso più frequente è quello di una nuova riorganizzazione lavorativa per far fronte a una crisi aziendale. Se la società non ha la possibilità di sostenere le spese del personale, deve inevitabilmente lasciare a casa alcuni lavoratori per evitare un fallimento.
LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA Si tratta del provvedimento più drastico in assoluto, applicato nel momento in cui un dipendente si rende responsabile di comportamenti particolarmente gravi che rendono impossibile il proseguimento del rapporto lavorativo. Viene fatto in tronco e senza un preavviso.
Ovviamente, al licenziamento segue la DISOCCUPAZIONE
- Ripercussioni psicologiche: depressione, vergogna
- Ripercussioni sulla vita personale: divorzio, isolamento;
- altra disoccupazione: mancanza di domanda genera mancanza di produzione e crisi del settore
- squilibrio fra l'offerta di lavoro e la richiesta: quando i candidati superano la domanda, il tasso di disoccupazione sale.
- tecnologia: permette di ridurre il carico di lavoro eseguito dagli operatori e l'introduzione dell'automazione;
- il trasferimento della manodopera a un settore più remunerativo
- la formazione scolastica del cercante lavoro.
CAUSE
CONSEGUENZE
Per dare economico ai lavoratori che hanno perso il posto di lavoro, lo Stato Italiano ha messo a disposizione una serie di misure: i cosidetti AMMORTIZZATORI SOCIALI.
Due strumenti usati dallo Stato per far fronte a casi di disoccupazione sono:
- La Cassa integrazione guadagni: è un ammortizzatore sociale, erogato dall’INPS, che sostiene i dipendenti di imprese in difficoltà mediante un'integrazione salariale.
- L'indennità di disoccupazione: è un sussidio a favore dei soggetti che si trovano in uno stato di disoccupazione involontaria, a compensazione del mancato guadagno in modo proporzionale al loro reddito da lavoro precedentemente percepito.
FINE
IL LAVORO E L’UGUAGLIANZA SOCIALE
Marinella Ciliberti
Created on November 24, 2022
Start designing with a free template
Discover more than 1500 professional designs like these:
View
Higher Education Presentation
View
Psychedelic Presentation
View
Vaporwave presentation
View
Geniaflix Presentation
View
Vintage Mosaic Presentation
View
Modern Zen Presentation
View
Newspaper Presentation
Explore all templates
Transcript
ILLAVORO E L'UGUAGLIANZA SOCIALE
Che cos'èil lavoro?
Per lavoro si intende una prestazione che si svolge per un'altra persona dietro compenso.
È un'attività che può essere di quattro tipi:
- autonomo: svolto senza subordinazione nei cofronti del committente;
- dipendente: svolto sotto la direzione di un datore di lavoro;
- manuale: letteralmente, un lavoro svolto con le mani e col corpo;
- intellettuale: lavoro non manuale, volto al soddisfacimento di fini di rilevanza sociale
es_ avvocatoQuando si parla di lavoro, si parla di MERCATO DEL LAVORO
Ma prima: che cosa si intende per MERCATO?Il mercato è l'insieme della domanda e dell'offerta di un determinato bene. Può essere inteso, dunque, sia come il luigo fisico sia come il luogo non fisico dove si incontrano la domanda e l'offerta. Quindi, anche per il lavoro ci sarà una domanda e un offerta.
OFFERTA DI LAVORO
DOMANDA DI LAVORO
È la richiesta delle IMPRESE.Rapresenta quindi il punto di vista delle imprese.In economia politica la domanda è una grandezza inversamente proporzionale al prezzo:
- più prezzo - meno domanda
- meno prezzo - più domanda
Il datore si comportanin modo inversamente poporzionale al prezzo:- più paga - meno assume
- meno paga - più assume
Dunque, il DATORE È DOMANDARichiesta dei LAVORATORI.Rappresenta il punto di vita dei lavoratori.In economia politica l'offerta è una grandezza direttamente proporzioale al prezzo:
- più prezzo - più offerta
- meno prezzo - meno offerta
Il lavoratore si comporta in maniera direttaente proporzionale al prezzo:- più paga - più lavora
- meno paga - meno lavora
Dunque, il LAVORATORE È OFFERTAbisogna però ricordare che:
NONOSTANTE SIA SOGGETTO ALLE LEGGI DI MERCATO, IL LAVORO NON È UNA MERCE
Infatti, se fosse una merce:
- i disoccupati porterebbero all'aumento dei salari e la domanda e l'offerta arriverebbero ad eguagliarsi.
- non solo la parte economica si abbasserebbe, ma anche quella normativa: i diritti dei lavoratori verrebbero meno.
Invece, il diritto del lavoro è inserito nel diritto pubblico.IL LAVORO NELLA COSTITUZIONE
In Italia il lavoro è disciplinato dalla Costituzione, la quale difende il diritto al lavoro, uno dei diritti fondamentali riconosciutiall'uomo. Ma prima: che cos'è la Costituzione?
Art.1
"L'ITALIA È UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA FONDATA SUL LAVORO"
Ciò significa che tutti i cittadini italiani devono poter lavorare e perché avvenga ciò lo Stato si impegna a
Art.3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Il primo comma dell Art.3 garantisce l'UGUAGLIANZA FORMALE: tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Non esiston più distinzioni in base al titolo nobiliare o all'appartenenza alla classe sociale. Il secondo comma, invece, garanstisce ai cittadini l'UGUALIANZA SOSTANZIALE: lo stato deve adoperarsi per eliminare le disuguaglianze per garantire a tutti i cittadini la stessa possibilità di accedere al lavoro. L'uguaglianza formale, da sola, non sarebbe sufficiente a garantire la piena uguaglianza ai cittadini in quanto non tiene conto delle disuguaglianze materiali effettive tra essi. Solo insieme, uguaglianza formale e materiale garantiscono il diritto di uguaglianza.
Il nostro pricipio di uguaglianza è stato preso a modello da molti altri Stati perché è il più completo. Ma ovviamente non è sempre stato così. Infatti, tutte le società umane sono caratterizzate da disuguaglianza: al loro interno si formano sempre gruppi sociali che differiscono per funzioni, potere, ricchezza, prestigio e così via. Fin dal Medioevo si riteneva che l’ordine sociale fosse stato stabilito da Dio: si nasceva e si doveva rimanere nel proprio ceto di appartenenza. Tra il X e il XI secolo il modello di organizzazione sociale prevedeva la divisione in tre ordini ben distinti: gli oratores, coloro che pregano, i bellatores, coloro combattono e i laboratores, coloro che lavorano. L’appartenenza a un ordine dipende quasi sempre dalla nascita ed è impossibile o molto difficile per un individuo passare da un gruppo sociale all’altro nel corso della vita. Questi tre ordini vivono insieme e non possono essere separati; il servizio di uno solo permette le azioni degli altri due; con alterne vicende si aiutano”, scriveva Adalberone, vescovo di Laon, uno dei più celebri difensori della società feudale tripartita in categorie fisse. Questo modello rimase sostanzialmente intatto sino alla Rivoluzione francese. L’appartenenza a un ceto o stato comportava il godimento di certi diritti e l’esclusione da altri, l’ammissione a certe carriere o l’esclusione da esse. Vigeva una disuguaglianza di principio, ossia una gerarchia fissata una volta per tutte. Con la Rivoluzione francese la società di ceti, l’Antico Regime, fu abbattuta e venne affermato il principio dell’eguaglianza civile e giuridica. Venivano riconosciuti soltanto gli individui, portatori degli stessi diritti e doveri, uguali tra loro e di fronte allo Stato. La conquista dell’eguaglianza civile e giuridica è il presupposto della nascita delle classi: se gli individui sono uguali per principio, le differenze che sorgono tra di essi non saranno più legate alla nascita o al godimento di alcuni privilegi, ma deriveranno dalla posizione economica e dal ruolo che essi occupano nel processo produttivo.
"La legge è uguale per tutti"
È ciò che rivendicava la Dichiarazione dei Diritti dell'uomo della Rivoluzione francese. Ma, in realtà, essa non garantiva veramente l'uguaglianza, in quanto riconosceva solo quella formale, ovvero che ciascun cittadino è uguale di fronte alla legge, ma non quella sostanziale, che è la sua concreta attuazione. In altre parole, non teneva conto delle fasce deboli della popolazione, che devono essere favorite con delle leggi speciali.
Ovviamente, il modello della scocietà tripartita non potè sopravvivere all'avvento della borghesia, quando la stuttura sociale si complicò, soprattutto nel ceto dei lavoratori. Proprio l'azione della borghesia che, a partire dalla fine del XVIII secolo, combatterà per l'abolizione dei privilegi dell'aristocrazia e del clero e contro le monarchie assolute, darà vita a quegli ideali libertà, uguaglianza, individualismo, razionalità che andranno sotto il nome di LIBERALISMO.Il liberalismo ha contribuito a definire la concezione moderna di società, intesa come espressione delle varietà e singolarità umane. Dall'inizio del XIX secolo, liberale cominciò a divenire equivalente di "favorevole al riconoscimento delle libertà individuali e politiche". La prima citazione in lingua inglese con questo significato risale al 1801. In realtà, le radici del liberalismo sono molto più antiche. Possono essere trovate nelle dottrine giusnaturalistiche di John Locke, filosofo britannico che opera in un contesto favorevole alle due dottrine. In Inghilterra, infatti, non vi sarà mai, a differenza degli altri Stati d'Europa, una monarchia assoluta e dispotica, poichè gli inlesi avevano iniziato a limitare il potere regio già dal Medioevo, con l'approvazione della Magna Charta e più tardi del Bill of Rights sotto la dinastia Stuart. L'Inghilterra sarà così il primo Stato al mondo ad essere governato da una monarchia costituzionale, la tipica forma di governo del liberalismo classico, e anche il primo stato che vede la nascita di partiti politici, tra cui quello dei Whig, più tardi chiamato Partito Liberale, appunto, cui proprio Jhon Loke apparteneva.
LOKE
pubblicò anonimo i Due Trattati sul Governo, contenente i principi fondamentali del liberalismo classico, in cui egli sviluppail proprio pensiero partendo dalla teoria del contrattualismo già avanzata da Thomas Hobbes e ripresa poi nelcelebre Contratto sociale di Jean-Jacques Rousseau.Secondo Locke, nello Stato di natura tutti gli uomini sono uguali ed esercitano i propri diritti di natura di libertà, uguaglianza, proprietà e vita. Diversamente da Hobbes però, egli ritiene che lo Stato di natura non sia una condizione di continua belligeranza ma di convivenza pacifica, in cui tuttavia l'esercizio dei diritti naturali è limitato dal diritto punitivo esercitato eventualmente da ogni individuo: la libertà di un individuo, per Loke, incontra un limite nella libertà dell' altro individuo. . Perciò, nell'atto dell'istituire lo Stato civile, gli uomini non cedono al corpo politico alcun diritto, ma lo rendono tutore dei diritti di natura, delegando al governo il potere di emanare leggi volte a tutelare la libertà, l'uguaglianza, la vita e la proprietà dell'individuo. Inoltre, il pensiero liberale di Locke definisce una giustificazione etica della rivoluzione, il diritto di resistenza che ciascun individuo può e deve esercitare quando lo Stato agisce in contrasto con la volontà popolare o danneggia i suoi diritti naturali.
Dunque, è poprio con Jhon Loke nasce l'idea di uomo dotato di diritti inviolabili che precedono qualsiasi Società Civile; la vita, la libertà, la proprietà sono alcuni di quelli che oggi vengono chiamati diritti civili.Di lì in poi si sviluppaerà la consuetudine di fissare in un documento solenne quei diritti, sull'esempio del Bill of Rights inglese e delle Carte dei diritti dei nuovi Stati americani indipendenti, che diventano gli antenati degli elenchi di diritti previsti dalle Costituzioni ottocentesche e da quelle attuali, tra cui quella italiana.
Art.4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
L'artcolo si articola in due comma complementari: il primo identifica il lavoro come un diritto che la Repubblica riconosce a tutti i cittadini, promuovendo le condizioni che lo rendono effettivo. Il secondo invcece ci ricorda che il lavoro è anche un dovere che ogni cittadino è chiamato ad adempiere, svolgendo un’attività che contribuisca al progresso materiale o spirituale della società, secondo le proprie possibilità e inclinazioni.
Art.36
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi
Si tratta di un articolo PRECETTIVO: indica il procedimento di retribuzione del lavoratore che dev'essere proporzionato alla quantità e alla qualità della prestazione compiuta. Tuttavia, la situazione è diversa per gli iscitti a un sindacato (Art.39)
Art.39
L'organizzazione sindacale è libera.. Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge. E` condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica. I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.
È questo l'articolo che regolamenta i SINDACATI.
Cosa sono i sindacati?
i sindacati sono delle organizzazioni di lavoratori o di datori di lavoratori costituiti per la tutela degli interessi professionali collettivi.
Proprio come previsto dall'Art.39, i sindacati possono stipulare dei contratti CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro) solo se sono registrati. Il CCNL è un contratto sipulato tra il Sindacato che rappresenta i lavoratori e il Sindacato che rappresenta l'impresa. Se questi sindacati si registrano, sono potenti in quanto possono stipulare CCNL che vanno applicati a tutti i lavoratori (sia iscritti che non) che svolgono quel lavoro. Tuttavia, una volta registrati, i sindacati sono sempre sggetti a controlli, cosa che spesso più ostacolare il loro lavoro, i loro acquisti e i loro pagamenti.
Alcuni sindacati a tutela delle IMPRESE:
Alcuni sindacati a tutela dei LAVORATORI:
Art.37
La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione. La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.
Il presupposto su cui si basa l’Articolo 37 della Costituzione è che nella società vi siano delle fasce più deboli, come le donne lavoratrici, in particolare le madri di famiglia, e i minori, i cui diritti devono essere tutelati con delle leggi specifiche.
Art.38
Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato. L'assistenza privata è libera.
L' articolo 38 della Costituzione introduce per la prima volta il concetto di WELFARE STATE, letteralmente "stato di benessere", ossia la tutela dei lavoratori disabili, malati, vittime di infortuni, di disoccupati o pensionati. Ogni lavoratore riceve una retribuzione su cui il datore di lavoro effettua delle trattenute che vengono versate in una cassa di assistenza e previdenza, ossia rispettivamente all’Inail e all’Inps. Saranno poi questi due enti a provvedere alle esigenze dei lavoratori qualora dovessero trovarsi in situazioni di difficoltà. In accodo a questo articolo, tutti i cittadini hanno diritto all'assistenza sociale.
Assunzione
Il lavoro prima era regolato dalla legge n°300 del 1975, ma successivamente il governo ne ha modificato i criteri di licenziamento e assunzione. PRIMA - all'ufficio pubblico di collocamento si iscrivevano coloro che cercavano lavoro e i datori li assumevano in base all'ordine di iscrizione. OGGI - vi sono diversi canali d'assunzione che variano a seconda che il lavoro sia pubblico o privato.
LAVORO PUBBLICO
- assunzione tramite concorso
- possibile assunzione diretta per alcuni casi limite
es_ supprenze nelle scuoleLAVORO PRIVATO
Oltre ai diritti riconosciuti dalla Costituzione, il lavorare ha anche diversi obblighi.
OBBLIGHIDEL LAVORATORE
OBBEDIENZA
Diligenza
FEDELTÀ
eseguire gli ordini
divieto di concorrenza
aplicazione adeguata ai ruoli
La maniera adeguata è quella del buon padre di famiglia, proprio come previsto dal Codice Civile. Si tratta di una diligenza media e fa riferimento alla condotta tipica di un padre che cerca di dare il meglio alla propria famiglia.
Il lavoratore ha l'obbligo di non fare concorrenza al datore, il quale può fare causa per mancata fedeltà.
Il dipendente ha l'obbligo di eseguire gli ordini che gli vengono imposti.
Paralelamente, anche il datore di lavoro è soggetto a privilegi e incombenze.
DIRITTI DEL DATORE
DISCIPLINARE
DIRIGENZA
CONTROLLO
comminare sanzioni
dare ordini ai sottoposti
del rispetto degli ordini
Anche questo potere non è illimitata: si può controllare solo l'operato, nè ciò che gli operai si dicono nè sindacare le opinioni altrui. A tal fine si possono installare vidiocamere di sorveglianza autorizzate facendolo presente al personale.
Non è un potere illimitato: il datore non può impartire ordini illegali o ordini che contrastano la dignità del lavoratore. es_ Richiedere al dipendente re di lavorare oltre l'orario previsto dalla legge
Il datore di lavoro non può adottare alcun provvedimento disciplinare nei confronti del lavoratore ssenza averlo sentito a sua difesa. La sanzione può essere anche di tipo pecunario.
DOVERI DEL DATORE
RETRIBUIRE
PROTEGGERE
Il datore deve versare il contributo: tutti i lavoratori hanno diritto alla previdenza sociale.
Ha a che fare con la tutela dei diritti del lavoratore: tutela della salute, della sicurezza e della dignità personale.
Un posto di lavoro è qualcosa di prezioso che deve essere apprezzato e curato per evitare di perderlo. Per questo motivo è necessario informarsi per capire quando si rischia di violare le norme, andando in contro a sanzioni disciplinari anche gravi. La punizione più severa è infatti il LICENZIAMENTO, ovvero la cessazione del rapporto di lavoro.
In particolare, in base al grado di gravità della situazione, è possibile esserre licenziati in tre diversi modi:
LICENZIAMENTO PER GIUSTIFICATO MODO SOGGETTIVO un provvedimento disciplinare meno grave rispetto a quello per giusta causa. In questo caso, il lavoratore viene licenziato con il preavviso: il comportamento del lavoratore, impedisce in ogni caso di proseguire nel rapporto ma non è presente una gravità tale da rendere il tutto attuabile immediatamente.
PER GIUSTIFICATO MODO OGGETTIVO un lavoratore può essere licenziato per motivi disciplinari, ma il datore di lavoro può decidere di licenziare un dipendente anche per motivi aziendali. Il caso più frequente è quello di una nuova riorganizzazione lavorativa per far fronte a una crisi aziendale. Se la società non ha la possibilità di sostenere le spese del personale, deve inevitabilmente lasciare a casa alcuni lavoratori per evitare un fallimento.
LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA Si tratta del provvedimento più drastico in assoluto, applicato nel momento in cui un dipendente si rende responsabile di comportamenti particolarmente gravi che rendono impossibile il proseguimento del rapporto lavorativo. Viene fatto in tronco e senza un preavviso.
Ovviamente, al licenziamento segue la DISOCCUPAZIONE
CAUSE
CONSEGUENZE
Per dare economico ai lavoratori che hanno perso il posto di lavoro, lo Stato Italiano ha messo a disposizione una serie di misure: i cosidetti AMMORTIZZATORI SOCIALI.
Due strumenti usati dallo Stato per far fronte a casi di disoccupazione sono:
FINE