ODISSEA: TEMI E CARATTERISTICHE
MarikaDellaMarina
Indice
1. Il poema dell'uomo
2. Ulisse e i nuovi valori dell'uomo greco
Il poema dell'uomo
L’Odissea è un poema del viaggio, del divenire, della continua ricerca, incentrato sull'uomo che cerca l'armonia, la pace rappresentata dalla casa natia, dopo aver superato molte prove incredibili, che lo hanno cambiato. Il protagonista dell'Odisseo è un uomo: Ulisse, mentre nell'Iliade il protagonista è l'ira di Achille, quindi i valori di un mondo, quello greco, che ha al proprio centro l'eroe.
Ulisse è un uomo ricco di ingegno, astuto, capace di volgere a suo favore situazioni pericolose, di ordire inganni e di ingegnarsi per scovare soluzioni impreviste. E' anche l’eroe che desidera tornare alla sua casa e dalla sua sposa : è forte infatti il senso di dolore per la lontananza, la nostalgia.
Altro elemento essenziale dell'opera è la sete di conoscenza del protagonista : Ulisse è l’emblema della continua ricerca dell’uomo, impersona il desiderio di sapere, anche superando i limiti imposti.
Rispetto all'Iliade abbiamo un passaggio dal divino all'umano, che è chiaro fin dal principio: a narrare la vicenda sarà l'aedo, ispirato dalla Musa, mentre nell'Iliade è la Musa che canta e l'aedo solo un suo mezzo.
Nell'Iliade il racconto si dipana attorno ad una guerra, è costellato da battaglie campali e duelli, nei quali gli eroi si scontrano per dimostrare la propria sueriorità e ribadire il proprio onore.
Gli dei intervengono nelle vicende, proteggono o istigano, gestendo le vicende umane.
Nell'Odissea, invece, a prevalere è nettamente il mondo umano; uomini capaci di riflettere, di pensare, di pazientare, uomini versatili, dal “multiforme ingegno”. La mente prevale sull'istinto e sulla forza.
Questo passaggio dall'uomo guerriero, gestito dagli dei, all'uomo raziocinante, pensante, che è pio verso gli dei, ma è anche autore del proprio destino, non è solo un passaggio narrativo, ma rappresenta il cambiamento storico-sociale dalla Grecia delle conquiste alla Grecia dei filosofi e della cultura ricercata.
Se prima le virtù erano quelle tipiche del guerriero-eroe, ora sono la capacità di ragionare, di pensare, di differire
l'azione, di pazientare, di trattare.
Sono queste le doti che servono nel commercio, nell'attività economica e nella politica.
L'egemonia greca si concretizza ora quindi soprattutto nella sfera dell'economia, degli scambi commerciali e della cultura.
Come per tutti i poemi antichi sia l'Iliade che l'Odissea non hanno una datazione precisa, ma sono il risultato di una stratificazioni di leggende, che circolavano nel bacino del Mediterraneo sin dalla notte dei tempi.
I cambiamenti culturali che si vedono sono dunque il frutto di questa evoluzione: Odisseo era un personaggio presente in molte narrazioni tradizionali e aveva spesso il carattere dell'ingannatore in senso negativo; Omero, invece, ( o per meglio dire l'ultima stratificazione del racconto), gli aggiunge la sfumatura dell'astuzia in senso positivo, non solo perché attraverso l'inganno realizza la volontà degli dei, ma anche perché è una delle doti del nuovo uomo: non solo combattente ma anche commerciante, filosofo, politico.
Il tema del viaggio riporta la vicenda all'epoca della seconda colonizzazione, VIII secolo a.C., quando i Greci cominciano a spostarsi e a colonizzare diverse zone del Mediterraneo, tanto a Oriente quanto a Occidente. Alla mentalità aristocratico-guerriera si va dunque affiancando quella imprenditoriale dei ceti medi, mercanti e artigiani. Nell'Odissea, nei suoi personaggi, vediamo questo mondo.
Nell'Odissea la novità non è data solo dalla figura di Ulisse, ma la si può vedere in tutti i personaggi.
Nel mondo dell'Odissea, infatti, c'è posto per gli umili, oltre agli
aristocratici. Il porcaro Eumeo, il pastore, il mendicante, la nutrice ecc. sono protagonisti nel poema epico e non sono figure marginali. C'è posto anche per molte figure femminili, protagoniste e non semplici figure di contorno, che subiscono e non agiscono, come avveniva invece nell'Iliade con Briseide, Andromaca, Ecuba, Elena ecc. Penelope, Nausicaa, Calipso, Circe, la stessa dea Atena sono donne con caratteri e fisionomie intellettuali e morali ben delineate, indimenticabili, che svolgono un ruolo importante nella vicenda
Ulisse e i nuovi valori dell'uomo greco
A segnare il passaggio che avviene tra Iliade e Odissea, dalla polis all'uomo, è il fatto che nell'Odissea sono a volte i protagonisti stessi a narrare la propria vicenda. Odisseo viene definito " aedo della propria storia".
Quando Odisseo viene gettato sulla spiaggia dell’isola dei Feaci, è allo stremo delle forze ed è costretto a tacere il proprio nome: il caso ha voluto, infatti, che lui, odiato da Posidone, sia finito su una terra posta sotto la protezione del dio stesso (i Feaci sono infatti dominatori del mare, e la dinastia regale discende da Posidone).
Per questo motivo all’inizio Ulisse è assai poco loquace. A rompere la sua reticenza è però la commozione che prova quando, al banchetto dei Feaci, Odisseo non riesce a trattenere le lacrime ogni volta che l’aedo Demodoco accenna alla guerra di Troia. Alcinoo non può fare a meno di chiedergli la ragione di quel pianto reiterato e Odisseo si svela, diventando lui stesso narratore.
Odisseo incanta il suo uditorio narrando la sua discesa nell'Ade, l’incontro con Tiresia e poi quello con sua madre, e di conseguenza il commovente e vano tentativo di abbracciarla. Alcinoo ne loda la capacità di
narratore, dicendo che Odisseo ha fatto abilmente il suo racconto, proprio «come un aedo».
La narrazione dell’eroe in prima persona ripropone i fatti secondo il suo punto di vista, carico di sentimenti. Odisseo racconta il proprio ‘romanzo autobiografico’, un romanzo di viaggio e di avventura, che getta un ponte tra il passato dell’Iliade e il futuro della storia.
È attraverso il racconto che Odisseo conquista la
propria identità: protagonista di una storia che non è più quella della guerra di Troia, ma è la storia del viaggio di ritorno e della conoscenza.
L’avventura nella terra dei Cìconi ha ancora il carattere delle battaglie dell'Iliade e rispecchia il
tempo della colonizzazione, della società passata.
Il breve racconto dei Lotòfagi si svolge in un’atmosfera fiabesca, dove al senso di spensieratezza e leggerezza, provocato nei marinai dalle piante del loto, si contrappone la fermezza morale di Odisseo.
Il lungo episodio di
Polifemo offre la contrapposizione dell’uomo sociale e civile, Ulisse, con l’uomo selvaggio e inospitale, Polifemo, definendo il canone dei valori della nuova civiltà: l’ospitalità, la dimensione sociale, la
capacità di ragionare e riflettere.
Nel canto X Odisseo racconta altre tre avventure: quella di Eolo, dei Lestrigoni e il lungo episodio di Circe.
La discesa agli Inferi occupa tutto il canto XI. Il viaggio nel mondo dei morti appartiene ad una tradizione narrativa molto antica e lo ritroviamo in diversi poemi epici. Nell'Odisse però assume un valore diverso: ora l'eroe incontra i morti per farsi predire il futuro, per se stesso.
E' dall’incontro con i morti che Odisseo ha motivo di imparare: dall’incontro
con Achille, in primis, e da quello con Agamennone, i cui consigli di prudenza verranno seguiti quando
finalmente giungerà ad Itaca.
Presso le acque dell’Acheronte, Odisseo incontra Achille. Questo episodio evidenzia la differenza della rappresentazione dell’eroe Achille nell’Iliade e nell’Odissea; l'eroe ha perso la propria ira, la tracottanza e dimostra il suo lato più umano: prova nostalgia per la vita.
La vita è l’unico dono, nell’uno come nell’altro poema, e Achille sarebbe disposto a essere servo di un povero straniero pur di riaverla. Nella concezione eroica e pagana, la morte, infatti è come un aeternum exilium, in confronto della dimora in terra, che è la vera ed unica patria dell’uomo.
Le anime di Omero sono ancora inserite nella dimensione terrena. E' per questo che l’ombra di Achille si inorgoglisce al pensiero di Neottolemo, quando Ulisse lo rassicura che il figlio gode di dignità tra i vivi: in lui, vivo e onorato come valoroso, permane l’unico modo in cui Achille può sopravvivere.
La visione della vita terrena come unica vita, perché è solo sulla terra che si può dimostrare il proprio valore, è espresso molto bene nel dialogo tra Odisseo e Achille. Nella visione di Odisseo, Achille da vivo e Achille da morto si corrispondono: primo fra i combattenti, primo fra i morti. Per Ulisse il VALORE si sposta sul piano della morale, non su quello del corpo. Achille, invece, rimane ancorato all'idea che si possa ottenere gloria e avere un valore solo combatendo, quindi solo avendo ancora la corporeità dell'uomo in vita
Quando Ulisse lascia l'isola dei Feaci e fa rientro a Itaca, acquistano nuovamente importanza i valori dell'eroe guerriero, uniti però alla scaltrezza.
Grazie per avermi seguita sino a qui. Nel prossimo testo parleremo dell'Eneide.
Odissea temi e caratteristiche
Marika Dm
Created on August 21, 2022
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ODISSEA: TEMI E CARATTERISTICHE
MarikaDellaMarina
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1. Il poema dell'uomo
2. Ulisse e i nuovi valori dell'uomo greco
Il poema dell'uomo
L’Odissea è un poema del viaggio, del divenire, della continua ricerca, incentrato sull'uomo che cerca l'armonia, la pace rappresentata dalla casa natia, dopo aver superato molte prove incredibili, che lo hanno cambiato. Il protagonista dell'Odisseo è un uomo: Ulisse, mentre nell'Iliade il protagonista è l'ira di Achille, quindi i valori di un mondo, quello greco, che ha al proprio centro l'eroe.
Ulisse è un uomo ricco di ingegno, astuto, capace di volgere a suo favore situazioni pericolose, di ordire inganni e di ingegnarsi per scovare soluzioni impreviste. E' anche l’eroe che desidera tornare alla sua casa e dalla sua sposa : è forte infatti il senso di dolore per la lontananza, la nostalgia.
Altro elemento essenziale dell'opera è la sete di conoscenza del protagonista : Ulisse è l’emblema della continua ricerca dell’uomo, impersona il desiderio di sapere, anche superando i limiti imposti.
Rispetto all'Iliade abbiamo un passaggio dal divino all'umano, che è chiaro fin dal principio: a narrare la vicenda sarà l'aedo, ispirato dalla Musa, mentre nell'Iliade è la Musa che canta e l'aedo solo un suo mezzo.
Nell'Iliade il racconto si dipana attorno ad una guerra, è costellato da battaglie campali e duelli, nei quali gli eroi si scontrano per dimostrare la propria sueriorità e ribadire il proprio onore.
Gli dei intervengono nelle vicende, proteggono o istigano, gestendo le vicende umane.
Nell'Odissea, invece, a prevalere è nettamente il mondo umano; uomini capaci di riflettere, di pensare, di pazientare, uomini versatili, dal “multiforme ingegno”. La mente prevale sull'istinto e sulla forza.
Questo passaggio dall'uomo guerriero, gestito dagli dei, all'uomo raziocinante, pensante, che è pio verso gli dei, ma è anche autore del proprio destino, non è solo un passaggio narrativo, ma rappresenta il cambiamento storico-sociale dalla Grecia delle conquiste alla Grecia dei filosofi e della cultura ricercata.
Se prima le virtù erano quelle tipiche del guerriero-eroe, ora sono la capacità di ragionare, di pensare, di differire l'azione, di pazientare, di trattare.
Sono queste le doti che servono nel commercio, nell'attività economica e nella politica. L'egemonia greca si concretizza ora quindi soprattutto nella sfera dell'economia, degli scambi commerciali e della cultura.
Come per tutti i poemi antichi sia l'Iliade che l'Odissea non hanno una datazione precisa, ma sono il risultato di una stratificazioni di leggende, che circolavano nel bacino del Mediterraneo sin dalla notte dei tempi.
I cambiamenti culturali che si vedono sono dunque il frutto di questa evoluzione: Odisseo era un personaggio presente in molte narrazioni tradizionali e aveva spesso il carattere dell'ingannatore in senso negativo; Omero, invece, ( o per meglio dire l'ultima stratificazione del racconto), gli aggiunge la sfumatura dell'astuzia in senso positivo, non solo perché attraverso l'inganno realizza la volontà degli dei, ma anche perché è una delle doti del nuovo uomo: non solo combattente ma anche commerciante, filosofo, politico.
Il tema del viaggio riporta la vicenda all'epoca della seconda colonizzazione, VIII secolo a.C., quando i Greci cominciano a spostarsi e a colonizzare diverse zone del Mediterraneo, tanto a Oriente quanto a Occidente. Alla mentalità aristocratico-guerriera si va dunque affiancando quella imprenditoriale dei ceti medi, mercanti e artigiani. Nell'Odissea, nei suoi personaggi, vediamo questo mondo.
Nell'Odissea la novità non è data solo dalla figura di Ulisse, ma la si può vedere in tutti i personaggi.
Nel mondo dell'Odissea, infatti, c'è posto per gli umili, oltre agli aristocratici. Il porcaro Eumeo, il pastore, il mendicante, la nutrice ecc. sono protagonisti nel poema epico e non sono figure marginali. C'è posto anche per molte figure femminili, protagoniste e non semplici figure di contorno, che subiscono e non agiscono, come avveniva invece nell'Iliade con Briseide, Andromaca, Ecuba, Elena ecc. Penelope, Nausicaa, Calipso, Circe, la stessa dea Atena sono donne con caratteri e fisionomie intellettuali e morali ben delineate, indimenticabili, che svolgono un ruolo importante nella vicenda
Ulisse e i nuovi valori dell'uomo greco
A segnare il passaggio che avviene tra Iliade e Odissea, dalla polis all'uomo, è il fatto che nell'Odissea sono a volte i protagonisti stessi a narrare la propria vicenda. Odisseo viene definito " aedo della propria storia".
Quando Odisseo viene gettato sulla spiaggia dell’isola dei Feaci, è allo stremo delle forze ed è costretto a tacere il proprio nome: il caso ha voluto, infatti, che lui, odiato da Posidone, sia finito su una terra posta sotto la protezione del dio stesso (i Feaci sono infatti dominatori del mare, e la dinastia regale discende da Posidone).
Per questo motivo all’inizio Ulisse è assai poco loquace. A rompere la sua reticenza è però la commozione che prova quando, al banchetto dei Feaci, Odisseo non riesce a trattenere le lacrime ogni volta che l’aedo Demodoco accenna alla guerra di Troia. Alcinoo non può fare a meno di chiedergli la ragione di quel pianto reiterato e Odisseo si svela, diventando lui stesso narratore.
Odisseo incanta il suo uditorio narrando la sua discesa nell'Ade, l’incontro con Tiresia e poi quello con sua madre, e di conseguenza il commovente e vano tentativo di abbracciarla. Alcinoo ne loda la capacità di narratore, dicendo che Odisseo ha fatto abilmente il suo racconto, proprio «come un aedo».
La narrazione dell’eroe in prima persona ripropone i fatti secondo il suo punto di vista, carico di sentimenti. Odisseo racconta il proprio ‘romanzo autobiografico’, un romanzo di viaggio e di avventura, che getta un ponte tra il passato dell’Iliade e il futuro della storia.
È attraverso il racconto che Odisseo conquista la propria identità: protagonista di una storia che non è più quella della guerra di Troia, ma è la storia del viaggio di ritorno e della conoscenza.
L’avventura nella terra dei Cìconi ha ancora il carattere delle battaglie dell'Iliade e rispecchia il tempo della colonizzazione, della società passata.
Il breve racconto dei Lotòfagi si svolge in un’atmosfera fiabesca, dove al senso di spensieratezza e leggerezza, provocato nei marinai dalle piante del loto, si contrappone la fermezza morale di Odisseo.
Il lungo episodio di Polifemo offre la contrapposizione dell’uomo sociale e civile, Ulisse, con l’uomo selvaggio e inospitale, Polifemo, definendo il canone dei valori della nuova civiltà: l’ospitalità, la dimensione sociale, la capacità di ragionare e riflettere.
Nel canto X Odisseo racconta altre tre avventure: quella di Eolo, dei Lestrigoni e il lungo episodio di Circe.
La discesa agli Inferi occupa tutto il canto XI. Il viaggio nel mondo dei morti appartiene ad una tradizione narrativa molto antica e lo ritroviamo in diversi poemi epici. Nell'Odisse però assume un valore diverso: ora l'eroe incontra i morti per farsi predire il futuro, per se stesso.
E' dall’incontro con i morti che Odisseo ha motivo di imparare: dall’incontro con Achille, in primis, e da quello con Agamennone, i cui consigli di prudenza verranno seguiti quando finalmente giungerà ad Itaca.
Presso le acque dell’Acheronte, Odisseo incontra Achille. Questo episodio evidenzia la differenza della rappresentazione dell’eroe Achille nell’Iliade e nell’Odissea; l'eroe ha perso la propria ira, la tracottanza e dimostra il suo lato più umano: prova nostalgia per la vita.
La vita è l’unico dono, nell’uno come nell’altro poema, e Achille sarebbe disposto a essere servo di un povero straniero pur di riaverla. Nella concezione eroica e pagana, la morte, infatti è come un aeternum exilium, in confronto della dimora in terra, che è la vera ed unica patria dell’uomo.
Le anime di Omero sono ancora inserite nella dimensione terrena. E' per questo che l’ombra di Achille si inorgoglisce al pensiero di Neottolemo, quando Ulisse lo rassicura che il figlio gode di dignità tra i vivi: in lui, vivo e onorato come valoroso, permane l’unico modo in cui Achille può sopravvivere.
La visione della vita terrena come unica vita, perché è solo sulla terra che si può dimostrare il proprio valore, è espresso molto bene nel dialogo tra Odisseo e Achille. Nella visione di Odisseo, Achille da vivo e Achille da morto si corrispondono: primo fra i combattenti, primo fra i morti. Per Ulisse il VALORE si sposta sul piano della morale, non su quello del corpo. Achille, invece, rimane ancorato all'idea che si possa ottenere gloria e avere un valore solo combatendo, quindi solo avendo ancora la corporeità dell'uomo in vita
Quando Ulisse lascia l'isola dei Feaci e fa rientro a Itaca, acquistano nuovamente importanza i valori dell'eroe guerriero, uniti però alla scaltrezza.
Grazie per avermi seguita sino a qui. Nel prossimo testo parleremo dell'Eneide.