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La favola del figlio cambiato

Carolina Balzano

Created on May 10, 2022

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Transcript

Luigi Pirandello: La favola del figlio cambiato

Vita, pensiero e opera di Luigi Pirandello

LA FAVOLA DEL FIGLIO CAMBIATO

BIOGRAFIA

PENSIERO

Pensiero e tematiche tipiche delle produzioni pirandelliane

"L'involontario soggiorno sulla terra" del "figlio di Caos"

LUIGI PIRANDELLO: BIOGRAFIA

"L'involontario soggiorno sulla terra" del "figlio di Caos"

Pirandello nacque il 28 giugno 1867 nelle campagne di Agrigento, in località Càvusu (Caos).

Agrigento, 1867

L’agiatezza economica della famiglia gli consentì di studiare a Palermo, a Roma e a Bonn, dove si laureò nel 1891 in Filologia Romanza.

Formazione

Dopo la laurea Pirandello si stabilì a Roma, dove conobbe Luigi Capuana, che ne incoraggiò le ambizioni letterarie; frequentò inoltre gli ambienti artistici e iniziò a pubblicare articoli e recensioni. Nel 1898 fondò con alcuni amici la rivista “Ariel”.

Gli anni romani

Dal 1897 si dedicò all’insegnamento di lingua e letteratura italiana presso l’Istituto Superiore di Magistero.

Gli anni romani

Nel frattempo, nel 1894, aveva preso in moglie Maria Antonietta Portulano, da cui avrebbe avuto tre figli.

Il matrimonio

Nel 1903 l’allagamento di una zolfara provocò la rovina economica della famiglia; contemporaneamente la moglie fu colpita da un esaurimento nervoso che degenerò in paranoia.

La disgrazia familiare

Premio Nobel

Durante il corso della sua vita Pirandello compose numerose opere che gli valsero il premio Nobel per la letteratura nel 1934.

L'ultimo rifiuto al fascismo

Il 10 dicembre 1936 Pirandello morì per le complicanze dovute ad una polmonite, rifiutando i maestosi funerali di stato organizzatogli da Benito Mussolini.

Pensiero

Pensiero e tematiche tipiche delle produzioni pirandelliane

Il contrasto tra Vita e Forma

La crisi dei valori del positivismo

La crisi di valori del positivismo, che accompagna l’affermazione della società di massa e che caratterizza la cultura tra Ottocento e Novecento, porta alla crisi del primato della scienza e della razionalità come strumento di comprensione della realtà. Pirandello dunque, come altri intellettuali, riflette sull’impossibilità di una conoscenza oggettiva della realtà, che induce a metter in dubbio il concetto stesso di realtà.

La concezione relativistica del reale

Pirandello elabora una concezione relativistica del reale in cui appare evidente il contrasto tra forma (ciò che appare) e vita (ciò che è). Questo conflitto si evidenzia nell’individuo, che vive il contrasto tra ciò che sembra e ciò che afferma di essere; per Pirandello infatti l’identità della persona non è univoca, perchè l’anima si muove, muta in un perenne divenire vitale. Anche società, secondo Pirandello, la contraddizione tra forma e vita si evidenzia, ed è particolarmente evidente nel contrasto tra le convenzioni sociali e le istituzioni storiche. L’arte, dunque, non può che rilevare questo contrasto, divenendo lo specchio per la vita, e avendo come scopo il dimostrare la disgregazione dell'io.

Un ideale, un sentimento, una abitudine, una occupazione — ecco il piccolo mondo, ecco il guscio di questo lumacone di uomo — come lo chiamano. Senza questo è impossibile la vita. Quando tu riesci a non avere più un ideale, perché osservando la vita sembra un’enorme pupazzata, senza nesso, senza spiegazione mai […] allora tu non saprai che fare, sari un viandante senza una casa, un uccello senza un nido. Io sono così.

Luigi Pirandello, da una lettera alla sorella Lina, ottobre 1886.

La ricerca della vita come percorso letterario

Il percorso letterario di Pirandello risulta pertanto fondato sulla ricerca della vita, la condizione vera dell’esistenza, nascosta sotto il dominio della forma, l’insieme delle costrizioni che regolano la nostra società. L’uomo in questa concezione perde di identità, si trova ridotto a “personaggio”, costretto a recitare un ruolo imposto da altri; oppure accetta a indossare una “maschera” che si costruisce per essere adeguato alle convenzioni.

L'Umorismo

L’arte non può che rilevare il contrasto tra vita e forma, divenendo, come già affermato, lo specchio per la vita; in particolare, l’arte, secondo Pirandello, si esprime attraverso l’umorismo, ovvero attraverso la capacità di cogliere le contraddizioni del reale: l’umorismo è dunque “il sentimento del contrario, che scompone, disordina, discorda”.

"Nella concezione di ogni opera umoristica, la riflessione non si nasconde, non resta invisibile, non resta cioè quasi una forma del sentimento, quasi uno specchio in cui il sentimento si rimira, ma gli si pone innanzi, da giudice; lo analizza, spassionandosene; ne scompone l’immagine; da questa analisi però, da questa scomposizione, un altro sentimento sorge o spira: quello che potrebbe chiamarsi, e che io difatti chiamo il sentimento del contrario."

Luigi Pirandello, "L'Umorismo" , parte seconda, capitolo 2

L’arte umoristica deve dunque vertere sulla riflessione, l’atteggiamento incline al ragionamento, di chi ha capito che la vita è senza senso, quindi non può fare altro che riflettere ironicamente e "guardarsi vivere". Dunque, l'arte umoristica si oppone all'arte classica, romantica e decadente, perché non nasce dal rispetto delle regole della tradizione , né è espressione immediata delle passioni e dei sentimenti umani, né, infine, è rivelatrice del significato misterioso delle cose.

L'umorismo è un fenomeno di sdoppiamento nell'atto della concezione; è come un'erma bifronte, che ride per una faccia del pianto della faccia opposta.

Luigi Pirandello, "L'umorismo e altri saggi"

Lo "scrittore umorista"

l’atteggiamento dello scrittore umorista di fronte alle manifestazioni del reale deve essere teso a cogliere le contraddizioni dell’esistenza, perché deve descrivere il contrasto tra essere e apparire. Dunque, al contrario dello scrittore tradizionale che cerca di semplificare la rappresentazione della complessità del reale attraverso personaggi paradigmatici e vicende lineari, l’umorista delinea personaggi incoerenti, che enfatizzano le contraddizioni umane, questo poiché ogni individuo è colto come un essere in preda a pulsioni diverse e contrapposte, perciò lo scrittore umorista, deve ricercare i particolari elementi dissonanti, per creare personaggi quotidiani, paradossali nella loro dimensione realistica.

Lo scrittore svolge, così una funzione critica verso la realtà, perché mostra la contraddizione delle apparenze, cioè l’inconsistenza della realtà sensibile, rivelando la scomoda verità che si cela dietro le apparenze, ovverosia la vita dietro le forme, evidenziando la frammentazione della realtà sensibile e la discordanza per mezzo di divagazioni che distruggono i sistemi del passato per dare vita a situazioni grottesche e ridicole, in cui si opera la "destituzione dell’io", cioè la perdita da parte del soggetto della propria integrità, perché animato da spinte contrarie e addirittura da diverse personalità.

Filoni della letteratura pirandelliana

Le novelle "siciliane"

Filone filosofico-scientifico

Filone politico-sociale

Filone biografico

La favola del figlio cambiato

La favola del figlio cambiato: Identikit dell'opera

La favola del figlio cambiato è una novella (novella 111) elaborata da Luigi Pirandello nel 1902, facente parte della raccolta "Dal naso al cielo", appartenente alla raccolta "Novelle per un anno".

La prima pubblicazione della novella avvenne nel 1902 con il titolo "Le Nonne" su "La Riviera Ligure".

La trama, seppur basata su superstizioni popolari siciliane, risulta incentrata sui temi tipici della produzione pirandelliana: ritroviamo infatti il tema della famiglia vissuta come una prigione in cui vi sono solo doveri e finzione e il tema della maschera.

Possiamo trovare questa novella anche in versione teatrale con il titolo leggermente cambiato in “Favola del figlio cambiato, rappresentata per la prima volta nel 1934.

Trama

Nel ricordo delle favole ascoltate da bambino, Pirandello rintraccia motivi di grande umanità mescolata ad antiche superstizioni contadine. In particolare Pirandello narra di una donna, Sara Longo, in un villaggio contadino, che piange la sua tragedia: le streghe le hanno rubato il figlio sostituendolo con un esserino deforme. Le amiche la confortano e la conducono da Vanna Scoma, una fattucchiera la quale assicura che il bambino si trova ben sistemato in una reggia e consiglia di non cercarlo e di prendersi cura del bambino assegnatole dalle "Donne". La Longo si ritrova così costretta a prensersi cura dell'esserino deforme, in modo tale che suo figlio possa avere il miglior trattamento possibile.

Trama- versione teatrale

Nella versione teatrale la trama della novella diventa l'incipit della rappresentazione.Passa infatti qualche anno dallo scambio, e degli avventori di un caffè del villaggio commentano l'arrivo di un principe, venuto in quel luogo per ritrovare la salute. Mentre gli uomini stanno discorrendo entra un giovane ottuso e deforme, chiamato Figlio di re: è il ragazzo che le streghe avevano lasciato nel villaggio. Tra le risate generale il giovane dichiara la sua discendenza reale, ma sopraggiunge la madre che afferma di riconoscere nel principe appena arrivato il suo vero figlio. Intanto i ministri che sono al seguito del principe commentano le cattive notizie giunte dalla corte: il re è ammalato e il popolo è in rivolta. Arriva dunque la fattuchiera Vanna Scoma che dichiara di sapere che il re è morto; il principe deve subito tornare in patria. Il principe intanto si accorge di essere spiato dalla donna e le chiede il nome; ella gli risponde solo di avere avuto un figlio che gli assomigliava e che questo poi le è stato rapito. Sopraggiunge "Figlio di re" che si getta contro il principe cercando di ucciderlo, ma costui riesce a evitare il colpo. Accorrono i ministri e insistono perché il principe parta e torni in patria; la donna però indica nel ragazzo deforme il vero erede al trono e il principe, stanco della vita di corte, invita i ministri ad accettare "Figlio di re" come loro sovrano. Egli resterà povero, ma felice, con la donna che lo crede suo figlio.

“Credete a me, non importa che sia questa o quella persona, importa la corona! Cangiate questa carta e vetraglia in una d’oro e di gemma di vaglia, il mantelletto in un manto , e il re da burla diventa sul serio, a cui voi v’inchinate. Non c’è bisogno d’altro, soltanto che lo crediate.”

Morale de "La favola del figlio cambiato"

Temi centrali de "La favola del figlio cambiato"

la famiglia come prigione

La maschera come imposizione sociale

Credenze e superstizioni popolari

Analisi e critica della società siciliana: riscoperta del sostrato mitico, ancestrale e folcloristico della terra siciliana

Grazie per l'attenzione!

Carolina Balzano