Con Te ! Figli - Tappa 8
Il chicco di grano
Indice
1. Il racconto nella catechesi2. Il chicco di grano (audioracconto) 3. Il chicco di grano (videoracconto) 4. Giochi ed attività 5. I Puzzle
Il racconto nella catechesi
Un racconto è come un grande bosco, come quelli delle fiabe: attrae e spaventa un pochino, è buio ma si vede che là in fondo c’è luce calda, c’è un fuoco buono. E’ buio e però non è muto, perché chiama per nome ogni bimbo. Ed ogni adulto che accetta di diventarlo. Chiama ognuno con voce buona e rassicurante. Si sa da subito, si sa da sempre, che non c’è da dubitarne, che ci si può fidare.
Un racconto è come il bosco: chiama sottovoce, e ci si entra volentieri. Se non si ha fretta e ci si lascia accogliere, vien voglia di cominciare a passeggiarci dentro. Passeggiare e respirare dentro il racconto. Passeggiare, respirare, aprirsi ad ascoltare, a guardare. Ad ascoltare con gli occhi, a guardare con il respiro, a camminare a piene mani. Se il racconto è di quelli che valgono, se è uno di quelli che assomigliano ai boschi più buoni, ai boschi che sussurrano gloria, allora è un cammino che nutre.
Anche il Vangelo, anche tutta la Bibbia, è un racconto. E’ una foresta, la Bibbia. I Vangeli sono valli e colline, immerse in un bosco antico. Ci sono tanti sentieri. Ci si può anche perdere ma non è un problema, è una gioia. Non è un bosco che divora, è un bosco che accompagna.
I sentieri sono le domande che vengono fuori dal racconto. Per accompagnare i bimbi (anche il bimbo che c’è in me) è indispensabile ascoltare le domande che il racconto fa emergere nel cuore di chi ci passeggia dentro. “Che cos’è? Come si chiama? Da quando è così? Cos’è successo qui? Ma dove sono? Perché c’è questo? Io ti conosco … come faccio a conoscerti?”
Ecco: uno dei modi possibili per passeggiare in un racconto, anche evangelico, è quello di ascoltarne la voce attraverso le domande che sento venir fuori dal profondo di me (da "NOTE SULLA LETTURA DELLA PAROLA DI DIO CON I BAMBINI" - don Paolo Alliata)
Raccontare è bello!!!
E’ bello raccontare. E’ tanto bello sentir raccontare, ma è straordinario anche raccontare. Il racconto è una chiave d’accesso straordinaria alle cose profonde della vita, vero? Mi capita di sostare con molta fierezza e gratitudine su questo fatto: che noi siamo discepoli di un Maestro che amava inventare e raccontare storie. C’è davvero da esserne fieri: il nostro Maestro è un uomo che sa e ama raccontare. Quindi è un grande uomo.
E a loro volta coloro che hanno conosciuto Gesù e hanno voluto tener viva la memoria di lui nel corso del tempo, hanno parlato di lui nella forma del racconto. Avrebbero mai potuto fare altrimenti? I Vangeli sono stesi nella forma del racconto, qualunque altra scelta sarebbe stata troppo parziale … noi chiediamo a chi l’ha conosciuto di persona di raccontarci ciò che ha detto e fatto, ciò che loro hanno compreso di lui, dei suoi gesti e delle sue parole.
Il Vangelo, la notizia che dà gioia, è Gesù stesso, per cui ciò di cui abbiamo bisogno è che i suoi primi discepoli ci raccontino di lui! E questo, naturalmente, è il compito primario di ogni discepolo di Gesù, in ogni tempo: raccontare di lui.
E questo è il motivo per cui mi piace tanto raccontare il Vangelo, e più in generale la Bibbia. Prendere per mano i bambini e farli entrare nel vivo del racconto: la meraviglia, il divertimento, la drammaticità di alcuni passaggi, la gioia di sentirsi e vedersi raccontare una storia che parla in profondità… se questi semi cadono nel terreno del cuore – un’immagine cara a Gesù – e mettono silenziosamente radici negli anni, c’è ragione di sperare che il tempo del raccolto non tarderà a venire… e sarà per loro come trovarsi nella bisaccia pane del Cielo per il lungo cammino … (da "Le storie della Bibbia - la Bibbia a teatro - di don Paolo Alliata)
Come il seminatore ebbe terminato la sua opera, il chicco di grano venne a trovarsi tra due zolle di terra nera e umidiccia, e divenne terribilmente triste.
Era buio, era umido, e l'oscurità e l'umidore aumentavano sempre di più, poiché al calar della sera s'era disciolta in pioggia fitta fitta.C'era da darsi alla disperazione!!!
E il chicco di grano cominciò a ricordare.
Bei tempi quelli, quando il chicco stava al caldo e al riparo in una spiga diritta e cullata dal vento, in compagnia dei fratellini!
Poi era venuta la falce con il suo suono stridulo e devastatore, a sbattere tutte le spighe.
Poi i mietitori con i loro rastrelli avevano caricato sui carri le spighe legate in covoni.
Poi, più terribile ancora, i battitori si erano accaniti sulle spighe pestandole senza pietà.
E le famigliole dei chicchi, vissute sempre insieme dalla più verde giovinezza, erano state sbalzate fuori dalle loro spighe, e i chicchi scaraventati in giro, ciascuno per conto suo, per non incontrarsi più.
Oramai, nessuno sapeva più dire dove si trovava …. chi aveva vicino … e con chi avrebbe potuto condividere la propria vita ….
Poi fummo messi nei sacchi ….
Certo, nei sacchi si stava stretti, ma … almeno si stava in compagnia.
Un po' pigiati, è vero, e magari si respirava a fatica, ma insomma si poteva chiacchierare
un po'.
Ora invece, era l'abbandono assoluto, la solitudine tetra, una disperazione! Ma l'indomani fu peggio, quando l'erpice passò sul campo e il chicco si trovò nella tenebra più densa, con terra dappertutto, sopra, sotto, in parte.
L'acqua lo penetrava tutto, non sentiva più in sé il minimo cantuccio asciutto. «Ma perché fui creato, se dovevo finire in modo così miserando? Non sarebbe stato meglio per me non aver mai conosciuto la vita e la luce del sole?» Pensava tra sé.
E poi … arrivò anche il gelo !!!
"Ma perché fui creato, se dovevo finire in modo così miserando? Non sarebbe stato meglio per me non aver mai conosciuto la vita e la luce del sole?"
Pensava tra sé.
Allora una voce si fece sentire.
Gli diceva: «Abbandonati con fiducia, volentieri, senza paura. Tu muori per rinascere ad una vita più bella».
«Chi sei?» domandò il povero chicco, mentre un senso di rispetto sorgeva in lui. Poiché sembrava che la Voce parlasse a tutta la terra, anzi all'universo intero.
«Io sono Colui che ti ha creato, e che ora ti vuole creare un'altra volta.» Allora il chicco di grano si abbandonò alla volontà del suo Creatore, e non seppe più nulla di nulla.
Un mattino di primavera, un germoglio verde mise fuori la testolina dalla terra umida.
Si guardò attorno inebriato. Era proprio lui, il chicco di grano, tornato a vivere un'altra volta.
Si guardò attorno inebriato. Era proprio lui, il chicco di grano, tornato a vivere un'altra volta. Nell'azzurro del cielo il sole splendeva e la lodoletta cantava. Era tornato a vivere...
E non da solo, poiché intorno a sé vedeva uno stuolo di germogli in cui riconobbe i suoi fratellini.
Allora la tenera pianticella si sentì invadere dalla gioia di esistere, e avrebbe voluto alzarsi ...
…. fino al cielo cielo, per accarezzarlo con le sue foglioline!!!!
(video racconto)
Il chicco di grano
Anche Gesù .....
Anche Gesù si è lasciato seminare nel campo di questo mondo, ha messo
le sue radici nella storia del mondo, è nato a Betlemme, (= casa del Pane) per
condividere con gli uomini la loro vita e poter avvicinarli a Dio.
Anche Gesù ha affrontato la notte della sofferenza e della morte. Si è lasciato catturare, picchiare, flagellare, uccidere sulla croce. Ha provato
l’abbandono e il tradimento degli amici.
Ma il terzo giorno è risorto, sconfiggendo per sempre il peccato e la morte.
Anche Gesù ha voluto diventare pane: pane per saziare la fame di vita e
di felicità che ogni persona avverte. Nell’ Ultima Cena, prima di morire, ha
lasciato il Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue e ha ordinato agli Apostoli di
ripetere questo gesto.
I Puzzle
IL CHICCO DI GRANO
Consuelo Maria Brach
Created on April 23, 2022
Con Te! Figli - Tappa 7
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Transcript
Con Te ! Figli - Tappa 8
Il chicco di grano
Indice
1. Il racconto nella catechesi2. Il chicco di grano (audioracconto) 3. Il chicco di grano (videoracconto) 4. Giochi ed attività 5. I Puzzle
Il racconto nella catechesi
Un racconto è come un grande bosco, come quelli delle fiabe: attrae e spaventa un pochino, è buio ma si vede che là in fondo c’è luce calda, c’è un fuoco buono. E’ buio e però non è muto, perché chiama per nome ogni bimbo. Ed ogni adulto che accetta di diventarlo. Chiama ognuno con voce buona e rassicurante. Si sa da subito, si sa da sempre, che non c’è da dubitarne, che ci si può fidare. Un racconto è come il bosco: chiama sottovoce, e ci si entra volentieri. Se non si ha fretta e ci si lascia accogliere, vien voglia di cominciare a passeggiarci dentro. Passeggiare e respirare dentro il racconto. Passeggiare, respirare, aprirsi ad ascoltare, a guardare. Ad ascoltare con gli occhi, a guardare con il respiro, a camminare a piene mani. Se il racconto è di quelli che valgono, se è uno di quelli che assomigliano ai boschi più buoni, ai boschi che sussurrano gloria, allora è un cammino che nutre.
Anche il Vangelo, anche tutta la Bibbia, è un racconto. E’ una foresta, la Bibbia. I Vangeli sono valli e colline, immerse in un bosco antico. Ci sono tanti sentieri. Ci si può anche perdere ma non è un problema, è una gioia. Non è un bosco che divora, è un bosco che accompagna. I sentieri sono le domande che vengono fuori dal racconto. Per accompagnare i bimbi (anche il bimbo che c’è in me) è indispensabile ascoltare le domande che il racconto fa emergere nel cuore di chi ci passeggia dentro. “Che cos’è? Come si chiama? Da quando è così? Cos’è successo qui? Ma dove sono? Perché c’è questo? Io ti conosco … come faccio a conoscerti?” Ecco: uno dei modi possibili per passeggiare in un racconto, anche evangelico, è quello di ascoltarne la voce attraverso le domande che sento venir fuori dal profondo di me (da "NOTE SULLA LETTURA DELLA PAROLA DI DIO CON I BAMBINI" - don Paolo Alliata)
Raccontare è bello!!!
E’ bello raccontare. E’ tanto bello sentir raccontare, ma è straordinario anche raccontare. Il racconto è una chiave d’accesso straordinaria alle cose profonde della vita, vero? Mi capita di sostare con molta fierezza e gratitudine su questo fatto: che noi siamo discepoli di un Maestro che amava inventare e raccontare storie. C’è davvero da esserne fieri: il nostro Maestro è un uomo che sa e ama raccontare. Quindi è un grande uomo. E a loro volta coloro che hanno conosciuto Gesù e hanno voluto tener viva la memoria di lui nel corso del tempo, hanno parlato di lui nella forma del racconto. Avrebbero mai potuto fare altrimenti? I Vangeli sono stesi nella forma del racconto, qualunque altra scelta sarebbe stata troppo parziale … noi chiediamo a chi l’ha conosciuto di persona di raccontarci ciò che ha detto e fatto, ciò che loro hanno compreso di lui, dei suoi gesti e delle sue parole.
Il Vangelo, la notizia che dà gioia, è Gesù stesso, per cui ciò di cui abbiamo bisogno è che i suoi primi discepoli ci raccontino di lui! E questo, naturalmente, è il compito primario di ogni discepolo di Gesù, in ogni tempo: raccontare di lui. E questo è il motivo per cui mi piace tanto raccontare il Vangelo, e più in generale la Bibbia. Prendere per mano i bambini e farli entrare nel vivo del racconto: la meraviglia, il divertimento, la drammaticità di alcuni passaggi, la gioia di sentirsi e vedersi raccontare una storia che parla in profondità… se questi semi cadono nel terreno del cuore – un’immagine cara a Gesù – e mettono silenziosamente radici negli anni, c’è ragione di sperare che il tempo del raccolto non tarderà a venire… e sarà per loro come trovarsi nella bisaccia pane del Cielo per il lungo cammino … (da "Le storie della Bibbia - la Bibbia a teatro - di don Paolo Alliata)
Come il seminatore ebbe terminato la sua opera, il chicco di grano venne a trovarsi tra due zolle di terra nera e umidiccia, e divenne terribilmente triste.
Era buio, era umido, e l'oscurità e l'umidore aumentavano sempre di più, poiché al calar della sera s'era disciolta in pioggia fitta fitta.C'era da darsi alla disperazione!!!
E il chicco di grano cominciò a ricordare.
Bei tempi quelli, quando il chicco stava al caldo e al riparo in una spiga diritta e cullata dal vento, in compagnia dei fratellini!
Poi era venuta la falce con il suo suono stridulo e devastatore, a sbattere tutte le spighe.
Poi i mietitori con i loro rastrelli avevano caricato sui carri le spighe legate in covoni.
Poi, più terribile ancora, i battitori si erano accaniti sulle spighe pestandole senza pietà.
E le famigliole dei chicchi, vissute sempre insieme dalla più verde giovinezza, erano state sbalzate fuori dalle loro spighe, e i chicchi scaraventati in giro, ciascuno per conto suo, per non incontrarsi più.
Oramai, nessuno sapeva più dire dove si trovava …. chi aveva vicino … e con chi avrebbe potuto condividere la propria vita ….
Poi fummo messi nei sacchi …. Certo, nei sacchi si stava stretti, ma … almeno si stava in compagnia.
Un po' pigiati, è vero, e magari si respirava a fatica, ma insomma si poteva chiacchierare un po'.
Ora invece, era l'abbandono assoluto, la solitudine tetra, una disperazione! Ma l'indomani fu peggio, quando l'erpice passò sul campo e il chicco si trovò nella tenebra più densa, con terra dappertutto, sopra, sotto, in parte.
L'acqua lo penetrava tutto, non sentiva più in sé il minimo cantuccio asciutto. «Ma perché fui creato, se dovevo finire in modo così miserando? Non sarebbe stato meglio per me non aver mai conosciuto la vita e la luce del sole?» Pensava tra sé.
E poi … arrivò anche il gelo !!!
"Ma perché fui creato, se dovevo finire in modo così miserando? Non sarebbe stato meglio per me non aver mai conosciuto la vita e la luce del sole?" Pensava tra sé.
Allora una voce si fece sentire.
Gli diceva: «Abbandonati con fiducia, volentieri, senza paura. Tu muori per rinascere ad una vita più bella».
«Chi sei?» domandò il povero chicco, mentre un senso di rispetto sorgeva in lui. Poiché sembrava che la Voce parlasse a tutta la terra, anzi all'universo intero.
«Io sono Colui che ti ha creato, e che ora ti vuole creare un'altra volta.» Allora il chicco di grano si abbandonò alla volontà del suo Creatore, e non seppe più nulla di nulla.
Un mattino di primavera, un germoglio verde mise fuori la testolina dalla terra umida.
Si guardò attorno inebriato. Era proprio lui, il chicco di grano, tornato a vivere un'altra volta.
Si guardò attorno inebriato. Era proprio lui, il chicco di grano, tornato a vivere un'altra volta. Nell'azzurro del cielo il sole splendeva e la lodoletta cantava. Era tornato a vivere...
E non da solo, poiché intorno a sé vedeva uno stuolo di germogli in cui riconobbe i suoi fratellini.
Allora la tenera pianticella si sentì invadere dalla gioia di esistere, e avrebbe voluto alzarsi ...
…. fino al cielo cielo, per accarezzarlo con le sue foglioline!!!!
(video racconto)
Il chicco di grano
Anche Gesù .....
Anche Gesù si è lasciato seminare nel campo di questo mondo, ha messo le sue radici nella storia del mondo, è nato a Betlemme, (= casa del Pane) per condividere con gli uomini la loro vita e poter avvicinarli a Dio.
Anche Gesù ha affrontato la notte della sofferenza e della morte. Si è lasciato catturare, picchiare, flagellare, uccidere sulla croce. Ha provato l’abbandono e il tradimento degli amici.
Ma il terzo giorno è risorto, sconfiggendo per sempre il peccato e la morte.
Anche Gesù ha voluto diventare pane: pane per saziare la fame di vita e di felicità che ogni persona avverte. Nell’ Ultima Cena, prima di morire, ha lasciato il Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue e ha ordinato agli Apostoli di ripetere questo gesto.
I Puzzle