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SAN GIROLAMO

Imma Orrera

Created on March 31, 2022

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Transcript

SAN GIROLAMO

LICEO SCIENTIFICO LINGUISTICO "A.M. DE CARLO" GIUGLIANO IN CAMPANIA

LAVORO COORDINATO DALLA PROF.SSA Concetta Maddaluno Gruppo Alunni 2D

SAN GIROLAMO

IL PRIMO TRADUTTORE

"non verbum e verbo sed sensum exprimere de sensu"

Ego enim non solum fateor, sed libera voce profiteor me in interpretatione Graecorum absque scripturis sanctis, ubi et verborum ordo mysterium est, non verbum e verbo, sed sensum exprimere de sensu. “Io, infatti, non solo lo ammetto, ma lo dichiaro anche a alta voce che nella traduzione dei Greci e dalle Sacre Scritture, dove anche l’ordine delle parole rappresenta un mistero, mi esprimo non parola per parola, ma (riportando) il concetto dal concetto”.

Quoniam ignorantia Scripturarum ignorantia Christi est (Girolamo, In Isaiam Prol.: PL 2) “Poiché l’ignoranza delle Sacre Scritture significa ignoranza di Cristo”.

LINEA DEL TEMPO

epistole

57
125
22
81
Girolamo, Epistulae 81, 1

Dum essem Romae puer, et liberalibus studiis erudirem, solebam cum caeteris, eiusdem aetatis et propositi, diebus dominicis sepulcra apostolorum et martyrum circuire crebroque cryptas ingredi. “Mentre ero ragazzo a Roma, e mi formavo agli studi liberali, ero solito di domenica frequentare i sepolcri degli apostoli e dei martiri e entrare spesso nelle cripte con gli altri, della stessa età e intento”.

Girolamo, Epistulae 22, 7

[…] putabam me Romanis interesse deliciis. Sedebam solus, quia amaritudine repletus eram. […] Sicubi concava vallium, aspera montium, rupium praerupta cernebam, ibi meae orationis locus, ibi illud miserrimae carnis ergastulum. “Credevo di essere in mezzo ai piaceri di Roma. Sedevo solo, perché ero pieno di amarezza. […] Ovunque trovavo le profondità delle valli, le rocce dei mondi, i precipizi delle rupi, lì (stabilivo) il luogo della mia preghiera, lì quella punizione

Girolamo, Epistulae 125, 12

Dum essem iuvenis et solitudinis deserta me vallarent incentiva vitiorum ardoremque naturae ferre non poteram quem cum crebris degiunis frangerem, mens tamen cogitationibus aestuabat. Ad quam edomandam cuidam frati qui ex Hebraeis crediderant, me in disciplinam dedit. Post Quintiliani acumina, Ciceronis fluvios, gravitatemque Frontonis et lenitatem Plinii alphabetum discerem. “Quando ero giovane e un deserto di solitudine mi proteggeva, non riuscivo a sopportare le tendenze dei vizi e l’ardore del carattere, che indebolivo con frequenti digiuni; tuttavia, la mente era affaticata dai pensieri. Per domarla mi affidai per la formazione a un fratello che avevano convertito tra gli Ebrei. Dopo le finezze di Quintiliano, l’eloquenza di Cicerone, la gravità di Frontone e la dolcezza di Plinio, imparai l’alfabeto (ebraico)”.

Girolamo, Epistualae 57 - Ad Eustochium, 22

[…] cum subito raptus in spiritu ad tribunal iudicis pertrahor, ubi tantum luminis et tantum erat ex circumstantium claritate fulgoris, ut proiectus in terram sursum aspicere non auderem. Interrogatus condicionem Christianum me esse respondi. Et ille qui residebat: ‘Mentiris’, ait, ‘Ciceronianus es, non christianus’. “Quando all’improvviso rapito nello spirito sono condotto al tribunale del giudice, dove vi era così tanta luce e tanto splendore dalla luminosità di coloro che erano presenti, che io prostrato a terra non osavo guardare verso l’alto. Interrogato risposi di essere Cristiano. E quello che presiedeva dice: ‘Menti, sei Ciceroniano, non cristiano’”.

IL SOGNO

Nel momento in cui diversi anni fa mi ero privato della patria, dei genitori, della sorella, dei parenti e, cosa più ardua, dell’abitudine a un vitto abbondante in nome del regno dei cieli e mi dirigevo a Gerusalemme per servire, non fui in grado di staccarmi dalla biblioteca che mi ero allestito a Roma con tanta passione e fatica. Perciò, miserabile, digiunavo per leggere Cicerone.

Come testimonia la visione che Girolamo ebbe nella Quaresima del 375("Ciceronianus es, non christianus" "sei Ciceroniano, non Cristiano")egli fin da giovane aveva amato la limpida bellezza dei testi classici latini, al cui confronto gli scritti della BIbbia gli apparivano inizialmente rozzi e sgrammaticati e troppo aspri per il suo raffiato gusto letterario. L'episodio testimonia il passaggio alla decisione di dedicarsi interamente a Cristo e alla sua parola.

All’improvviso rapito in spirito vengo trascinato davanti al tribunale del Giudice, là dove v’era tanta luce e tanto splendore dovuto alla luminosità degli astanti che io, bocconi a terra, non osavo guardare in alto. Interrogato sulla mia condizione, risposi di essere cristiano. E colui che presiedeva: “Menti!”

Io, che pur legato a una tale clausola avrei voluto promettere ancora di più, iniziai a pronunciare giuramenti e chiamando a testimone il suo nome a ripetere: “Signore, se mai possiederò codici profani, se li leggerò, ti ho rinnegato”. Sulle parole di questo giuramento sacro me ne torno libero sotto il cielo e tra la meraviglia di tutti apro gli occhi ricolmi di una tal pioggia di lacrime che avrebbero convinto anche gli increduli col loro dolore.

Fin qui ho parlato come avessi cambiato qualcosa nella lettera, e come se la semplice traduzione potesse rappresentare un errore e non un delitto. Ma dal momento che la lettera medesima indica che non è stato cambiato niente del senso, non è stato aggiunto niente, non è stato distorto nessun concetto.

non verbum e verbo sed sensum exprimere de sensu

L’argomentazione di Girolamo giunge al suo culmine in questo paragrafo. A lui è stata rimproverata la scarsa aderenza della versione latina al testo greco, tradotto non parola per parola ma secondo il senso. Girolamo, sulla scorta di illustri esempi pagani e cristiani nonché del modo di citare il Vecchio Testamento da parte degli autori neotestamentari, rivendica il suo diritto di tradurre seguendo il significato complessivo del testo – ad sensum – e non alla lettera – verbum e verbo exprimere –.

ORAZIO

CICERONE

"Nec verbum verbo curabit reddere" Non curerà di rendere parola per parola

"In quibus non verbum pro verbo necesse habui reddere, sed genus omne verborum vimque servavi" In essi non ho creduto di rendere parola per parola, ma ho mantenuto ogni carattere e ogni efficacia espressiva delle parole stesse

De optimo genere interpretandi
De finibus bonorum et malorum
De optimo genere oratorum
Ars Poetica

epistole

Cicerone, De finibus bonorum et malorum, III, 15

Nec tamen exprimi verbum e verbo necesse erit, ut interpretes indiserti solent “Né tuttavia sarà necessario che un una parola sia resa con una (simile) parola, come gli interpreti privi di capacità di eloquenza sono soliti (fare)”

Cicerone, De optimo genere oratorum, I, 14

Converti enim ex Atticis duorum eloquentissimorum nobilissimas orationes inter seque contrarias Aeschinis et Demosthenis; nec converti ut interpres, sed ut orator, sententiis isdem et earum formis tamquam figuris, verbis ad nostram consuetudinem aptis. In quibus non verbum pro verbo necesse habui reddere, sed genus omne verborum vimque servavi. “Io ho tradotto le più famose orazioni dei due più eloquenti oratori tra gli Attici, Eschine e Demostene, l'una contro l'altra; non le ho tradotte come un interprete, ma come un oratore, con gli stessi concetti e le loro forme così come le "figure"; con termini adatti alla nostra consuetudine. In queste cose, non ho ritenuto necessario procedere parola per parola, ma ho preservato tutta l'efficacia e la forza delle parole”.

Orazio, Ars Poetica, 133-134

Nec verbum verbo curabis reddere fidus /interpres “Non curerai di rendere parola per parola scrupoloso traduttore”

Girolamo, Epistulae 57 - De optimo genere interpretandi, 53

Ego enim non solum fateor, sed libera voce profiteor me in interpretatione Graecorum absque scripturis sanctis, ubi et verborum ordo mysterium est, non verbum e verbo, sed sensum exprimere de sensu. “Io, infatti, non solo lo ammetto, ma lo dichiaro anche a alta voce che nella traduzione dei Greci e dalle Sacre Scritture, dove anche l’ordine delle parole rappresenta un mistero, mi esprimo non parola per parola, ma (riportando) il concetto dal concetto”.

La difficoltà del tradurre il Verbum Dei

epistole

Perniciosa e Hieronymi cum Rufino contentio
De optimo genere interpretandi
Contra lulianum
Epistulae 106
Girolamo, Epistulae 57 - De optimo genere interpretandi 57, 5

Hactenus sic locutus sum quasi aliquid de Epistola commutaverim, et simplex translatio possit errorem habere, non crimen. Nunc vero cum ipsa Epistola doceat nihil mutatum esse de sensu, nec res additas, nec aliquod dogma confictum […]. “Fin qui ho parlato così come se avessi cambiato qualcosa nella lettera, e come se la semplice traduzione potesse avere un errore, non un delitto. Ma dal momento che la lettera medesima insegna che non è stato cambiato niente del senso, né aggiunte (altre) cose, né stato alterati nessun concetto […]”.

Agostino, Contra lulianum, II, 36

[…] de illo autem sancto presbytero1 qui, secundum gratiam quae data est ei, sic in ecclesia laboravit ut2 eruditionem catholicam multum a latina lingua multis et necessariis litteris3 adiuvaret [...] “Inoltre, di quel santo sacerdote che, secondo la grazia che gli fu concessa, si impegnò così tanto nella chiesa che rafforzò molto la formazione culturale cattolica (proveniente) dalla lingua latina con molte e opportune opere letterarie”

Agostino, Perniciosa e Hieronymi cum Rufino contentio, 3, 6

Nescio1 quae scripta maledica super tuo nomine ad Africam pervenisse nescimus. Accepimus2 tamen quod dignatus es mittere, illis respondens3 maledictis. Quo perlecto4, fateor, multum dolui inter tam caras familiaresque personas, cunctis pene Ecclesiis notissimo amicitiae vinculo copulatas5, tantum malum exstitisse discordiae. “Non so quali scritti malvagi sul tuo nome siano giunti in Africa. Ho invece ricevuto ciò che ti sei degnato di inviarmi, rispondendo a quelle cattiverie. Letto quello, lo ammetto, ho sofferto molto che tra tante e care persone, unite da un vicolo di amicizia moto noto quasi a tutte le chiese, sia esistito un così grande danno della discordia”.

Girolamo, Epistulae 106, 2

“Qualora sorgesse una discussione tra i Latini sul Nuovo Testamento, per le lezioni discordanti dei manoscritti, ricorriamo all'originale, cioè al testo greco, in cui è stato scritto il Nuovo Patto. Allo stesso modo per l'Antico Testamento, se vi sono divergenze tra i testi greci e latini, ci appelliamo al testo originale, l'ebraico; così tutto quello che scaturisce dalla sorgente, lo possiamo ritrovare nei ruscelli”.

DICONO DI LUI: RICOSTRUZIONE ICONOGRAFICA E AGIOGRAFICA

Papa Francesco, XVI Saeculis elapsis ab obitu Santi Hieronymi, 1

[…] in operam eius indefessi studiosi viri, traductoris, exegetae, egregii cognitoris et ferventis vulgatoris Sacrae Scripturae; sublimis interpretis textuum biblicorum; ardentis atque aliquando impetuosi defensoris christianae veritatis; ascetici et severi eremitae, aeque ac periti moderatoris spiritus, sua in magnanimitate ac suavitate. Hodie, post mille sescentis annis, eius figura perstat admodum praesens nobis christianis XXI saeculi. “[…] nella sua opera di infaticabile studioso, traduttore, esegeta, profondo conoscitore e appassionato divulgatore della Sacra Scrittura; di raffinato interprete dei testi biblici; di ardente e talvolta impetuoso difensore della verità cristiana; di ascetico e intransigente eremita oltre che di esperta guida spirituale, nella sua generosità e tenerezza. Oggi, milleseicento anni dopo, la sua figura rimane di grande attualità per noi cristiani del XXI secolo”.

Grazie per la visione!