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Copia - Magna Charta E Costituzioni Di Melfi
fernanda
Created on March 7, 2022
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Transcript
PresentaZIONE
MAGNA CHARTA E COSTITUZIONI DI MELFI
Índice
1. MAGNA CHARTA
2. COSTITUZIONI DI MELFI
3. LE PRIME COSTITUZIONI
la magna charta
La Magna Charta è un documento scritto in latino in cui furono sanciti otto secoli fa una serie di limiti al potere del sovrano inglese: il 15 giugno del 1215 un gruppo di potenti baroni del Regno d’Inghilterra obbligò re Giovanni a concederla. Tra le altre cose, da quel momento il re non avrebbe più potuto imprigionare gli aristocratici senza prima un processo con una giuria di loro pari. Da allora è cresciuto un vero e proprio “mito” della Magna Carta Libertatum che ne ha fatto, nei secoli, un elemento fondante del moderno stato di diritto e, addirittura, della stessa democrazia. Ottocentesimo anniversario della sua concessione è festeggiato in tutto il mondo anglosassone con esibizioni delle copie del documento e rievocazioni storiche
Nella Magna Charta per la prima volta venivano definite formalmente le relazioni tra re e baroni, codificando i diritti e i doveri della feudalità e riformando il sistema giudiziario. Molti abusi di autorità furono con essa limitati, compresa la facoltà della corona di stabilire imposte senza il consenso della camera dei Comuni. Il commercio venne protetto, garantendone il libero esercizio a Londra e in numerose altre città, villaggi e porti d'Inghilterra (anche per i commercianti stranieri) e con l'istituzione di un sistema ufficiale di pesi e misure. Venne infine creata una Corte comune d'appello permanente con sede a Westminster. Lo svolgimento dei processi venne semplificato e condizionato al rispetto di rigide norme di procedura, prima fra tutte quella relativa alla necessità di produrre prove certe a motivo di una condanna, base di tutto il successivo sistema di libertà civili inglesi; si procedette anche all'uniformazione delle pene per i reati più gravi.
MAGNA CHARTA
COSTITUZIONE DI MELFI (1231)
Rifacendosi alle riforme attuate nel 1220, Federico ordinò la revisione dei titoli e dei privilegi di cui godeva la feudalità, sia per eliminare abusi e usurpazioni, ma anche per diminuire il peso della loro autorità. Per tutto il 1231 furono fatte inchieste e processi; lo stesso Rinaldo di Urslingen, duca di Spoleto, riconosciuto colpevole di avere male amministrato l’erario e persino di avere, in assenza dell’Imperatore, complottato con lo stesso Papa, fu condannato alla confisca dei beni. Come ricorda Riccardo di S. Germano, fu dichiarata una lotta accanita contro: "Falsarius, aleatoribus, tabernarius, omicidiis, vitam sumptuosum ducentibus, prohibitis arma portantibus et de violentes mulierum".L’opera prima di Federico fu di avere studiato e promulgato un corpo organico di leggi, anche se precedentemente non erano mancate isolate disposizioni di carattere locale e contingente. Per ordine dell’Imperatore, le nuove leggi furono promulgate dal giustiziere Riccardo da Montenero, il 1° settembre del 1231. La raccolta delle leggi é contenuta nel Liber Constitutionum Regni Siciliae o Liber Augustalis, ma comunemente vengono chiamate Constitutiones Melphitanae, dalla città di Melfi, dove vennero promulgate. Tuttora si discute sulla giusta attribuzione della paternità della raccolta di queste leggi, poiché lo stesso Federico ne vanta il merito. Appare però autore anche l’arcivescovo di Capua, Giacomo Amalfitano, dal momento che lo stesso Gregorio IX in una lettera lo rimprovera di avere inserito disposizioni avverse agli interessi della Chiesa. Il vero artefice, secondo la tradizione, dovrebbe essere Pier delle Vigne, anche se si è propensi a credere che tutta la raccolta sia stata frutto di un lavoro collettivo durato alcuni mesi.
COSTITUZIONE DI MELFI (1231)
IL LIBER AUGUSTALIS
Il Liber Augustalis si fonda sul diritto romano, ma vi trova spazio anche la tradizione normanna dal momento che vi sono inserite ben 65 leggi che si rifanno a quella cultura ed a quelle consuetudini. Il codice ebbe grande risonanza e diffusione nel regno, visto che fu tradotto in greco per essere meglio compreso ed applicato da buona parte della popolazione che parla questa lingua.
LA MAGNA CHARTA E LE COSTITUZIONI MELFITANE (1231)
La Magna Charta libertatum e le Costituzioni melfitane sono state promulgate entrambe nel tredicesimo secolo e il fulcro delle differenze tra le due è proprio come, seppur nella stessa epoca, sancisce delle concezioni del potere regio l'una opposta all'altra.Nel primo documento, che al contrario delle Costituzioni melfitane fu concesso con costrizione da Giovanni Senzaterra ai baroni inglesi, il re ha dovuto confermare ai propri sudditi liberi l'inviolabilità di questa loro libertà;ciò gli garantiva di essere sottratti dalle ingerenze del governo nei diritti individuali e di essere processati da un tribunale composto da persone di pari ceto prima di l'incarceramento. Non fu indebolito però solo il potere giudiziario del re, ma anche il suo potersi considerare "legibus solutus", ovvero sciolto dalle leggi, poiché l'operato della monarchia era ora controllato da un organo di 25 baroni. Questa prima definizione legale di limite alle istituzioni nel rispetto dell'indipendenza personale ha fatto sì che la Magna Charta Libertatum possa essere definita la base all'affermazione del costituzionalismo moderno ( la teoria che difende le libertà individuali) e un primo esempio di questo riscontro nella modernità si trova nell'articolo 16 della Costituzione Italiana e nella sua somiglianza con la clausola numero 42, che permetteva a tutti il diritto gratuito di entrata e uscita dal paese, dalla quale clausola però, sentendo ciò che accade ai migranti quotidianamente, sembriamo aver fatto un passo indietro.
LA MAGNA CHARTA E LE COSTITUZIONI MELFITANE
L'importanza che queste, come tutte le altre leggi, fossero scritte risiede nel limitare l'arbitrio del sovrano nell'amministrazione della giustizia e si può affermare che sia simile a quando i plebei, per evitare che l'interpretazione del diritto affidata ai pontefici ricadesse a favore dei patrizi, vollero scritte le leggi delle dodici tavole. E di ispirazione romana è proprio il secondo documento, che basandosi sul "Corpus Iuris Civilis" concentra tutti i poteri nelle mani di Federico II. La sua posizione si eleva quindi al di sopra di tutti, compresa la Chiesa, considerati simili tra loro ma subordinati al re, e al contrario di ciò che accadeva in Inghilterra, nessuno poteva giudicarlo o avrebbe compiuto il reato di lesa maestà. Quindi, mentre da un lato osserviamo l'avvicinarsi al rispetto dei sudditi, dall'altro con le Costituzioni melfitane vediamo solo un altro modo di centralizzare il potere.
LE PRIME COSTITUZIONI
Partendo dalla concessione da parte di Giovanni Plantageneto della Magna Charta Libertarum (la Grande Carta delle Libertà) nel 1215, qui lo storico medievalista Franco Cardini, mette a confronto il re inglese, cui gli aristocratici riescono ad imporre il rispetto dei loro diritti, e l'imperatore Federico II che, in qualità di re di Sicilia, ispirandosi ad un modello giuridico arabo-musulmano (tutti sono uguali di fronte a Dio), stabilisce un pacchetto di leggi (le Costituzioni melfitane) tendenzialmente paritarie (tutti sono uguali di fronte al sovrano). Così facendo Federico in realtà impedisce nel Sud Italia lo sviluppo di una borghesia forte con il fine di garantire un'economia controllata che, secondo Cardini, sarà uno degli elementi che determinano la futura condizione depressiva del nostro meridione.
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