5C a.s. 2023/24
venerdì 16 gennaio 2023
CITTADINANZA E DIFESA DEL BENE COMUNE
Laboratorio della figurazione - Prof.ssa Vanessa Mirabella
CITTADINANZA ATENIESE
Aristotele ha suggerito che gli antichi greci, pensavano che essere un cittadino era uno stato naturale ed era anche ciò che determinava anche la cittadinanza ateniese. La cittadinanza escludeva tutte le donne, tutti i minori, tutti gli schiavi, tutti gli immigrati e la maggior parte dei coloniali, cioè i cittadini che avevano lasciato la propria città per trasferirsi ad Atene.
Il bene comune nella riflessione di Aristotele
Il bene comune è un concetto che nasce da Aristotele, il quale considera "beni" i fini che l'uomo persegue nel suo agire. Egli ritiene che il fine più alto che l'uomo possa perseguire è la costruzione della Polis, della città non in senso architettonico, ma di comunità.
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Tutela e valorizzazione
Hannah Arendt e il mondo moderno
La condizione umana si conclude con la constatazione della scomparsa dell'attività umana più elevata: l'agire
I beni culturali rappresentano un patrimonio molto importante, da tutelare e valorizzare.
vedi video
Anna Arendt e il mondo moderno
Le condizioni della vita activa
L'alienazione del mondo moderno
Situazioni attive e contemplative
Arendt infatti guarda il mondo sia con un occhio disincantato sia con un occhio rapito dallo stupore e sfruttando questo sguardo duplice, opera una continua rimessa a fuoco del mondo; si pone così al riparo dal pericolo, per eseguire visioni ideologizzate di mondo.
Arendt le chiama condizioni la vita attiva e contemplativa, sottolineando una differenza rispetto al mondo greco. La condizione dell'attività e della contemplazione sono condizioni che l'uomo si trova a vivere come due situazioni di vita e non di natura umana, come invece ritenevano i filosofi greci. Per la Arendt esistono tre diverse forme in cui si articola la vita attiva: il lavoro (animal laborans), l'operare (homo faber), l'agire (zoon politikon).L'attività lavorativa comprende tutte le occupazioni solitarie intraprese dall'uomo, con il solo scopo di mantenere e riprodurre la vita.
La seconda dimensione della vita activa è l'opera, più precisamente è l'uomo faber che opera, che produce beni durevoli, è anche l'uomo artigiano, artista, mercante e produttore.Infine la dimensione dell'agire, dell'azione politica, luogo dell'agire libero, di calcolo e di analisi, di pluralità collegato ad una dimensione del mondo.La condizione umana consiste proprio nella condivisione di azioni e parole.
In controtendenza con la tradizione filosofica in cui si era formata, Arendt assume il paradosso del mondo come uno stimolo per il pensiero e coglie anche nell'affanno con cui uomini e donne cercano di affermarsi nel mondo, con il seme di un autentico bisogno di appartenenza, il segno di un amore di mondo, che ha bisogno di esprimersi nel mondo stesso, altrimenti finisce con l'alienarsi in mondi fittizi o con l'incapsularsi nell'io; leggiamo infatti: "l'alienazione del mondo moderno - la sua duplice fuga dalla Terra all'universo e dal mondo all'io
Hannah Arendt
I am a cool subtitle, ideal to provide more context about the topic you are going to address.
Newspaper
MILANO – Il 14 ottobre 1906 nasceva la filosofa tedesca Hannah Arendt, celebre per aver smascherato nelle sue opere le dinamiche umane sottostanti alla dottrina nazista. A causa delle sue origini ebree, non le fu consentito di insegnare filosofia all’università, e fu costretta a emigrare negli Stati Uniti per sfuggire alle persecuzioni. A New York continuò a studiare il fenomeno del totalitarismo a partire dal processo del generale nazista Adolf Eichmann, avvenuto a Gerusalemme nel 1961. Di seguito riportiamo gli scritti più importanti della filosofa, incentrati sulla natura del potere e dei totalitarismi del Novecento.
Otto Adolf Eichmann, figlio di Karl Adolf e di Maria Schefferling, catturato in un sobborgo di Buenos Aires la sera dell’11 maggio 1960, trasportato in Israele nove giorni dopo e tradotto dinanzi al Tribunale distrettuale di Gerusalemme l’11 aprile 1961, doveva rispondere di 15 imputazioni. Aveva commesso, in concorso con altri, crimini contro il popolo ebraico e numerosi crimini di guerra sotto il regime nazista. L’autrice assiste al dibattimento in aula e negli articoli scritti per il ‘New Yorker’, sviscera i problemi morali, politici e giuridici che stanno dietro il caso Eichmann. Il Male che Eichmann incarna appare nella Arendt ‘banale’, e perciò tanto più terribile, perché i suoi servitori sono grigi burocrati.
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PUBBLICO
PRIVATO
LIBERTà
NECESSITà
ALTRUISMO
EGOISMO
COMUNITà
INDIVIDUALISMO
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DEBATE
Individualismo ed egoismo
La filosofia di Hannah Arendt
Non tutti gli aspetti di questo processo sono riconducibili allo sviluppo della scienza, ma è soprattutto la mentalità scientifica a incidere di più sulla tendenza a ritrarsi dallo spazio dell’apparenza, che si forma ovunque gli uomini condividano le modalità del discorso e dell’azione che anticipano e precedono “ogni costituzione formale della sfera pubblica e delle varie forme di governo, le varie forme, cioè, in cui la sfera pubblica può essere organizzata” (Arendt 1989, 146)
Il trionfo dell'operare ha reso l'uomo isolato ed egoista.Arendt accusa la scienza di avere contribuito a rendere più acuta l'alienazione del mondo e di aver provocato la decadenza della sfera pubblica. Gli effetti negativi della scienza moderna sul mondo pubblico, vengono sintetizzati da Arendt con la formula "alienazione del mondo moderno"[...]
Pubblico e privato
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Libertà e necessità per i greci
la forma del dibattito e della sentenza giudiziale, quanto nell’agire comune (praxis).L'agire rende nobile gli uomini perchè li rende liberi e apre all'altruismo, mentre nella sfera privata si dovevano soddisfare le necessità di base per la vita umana, ovvero i bisogni fisiologici (mangiare, dormire), i primi bisogni connessi alla sopravvivenza.
il concetto di “pubblico” è stato tradizionalmente contrapposto a “privato”: nella città-stato greca, al culmine del suo sviluppo, la sfera della polis, che è comune ai liberi cittadini, era rigorosamente separata della sfera dell’oikos, propria d’ogni singolo (idion) e la vita pubblica (bios politikòs) si svolgeva sulla piazza del mercato (l’agorà). Essa, però, non era legata ai fatti locali: il carattere pubblico si costituiva tanto nel dialogo (lexis), che poteva assumere anche
Politeia greca
Le origini della cittadinanza, in Occidente, intesa come partecipazione del cittadino alla cosa pubblica, sono senza dubbio rintracciabili nell’antica Grecia, luogo storico dove nacque l’idea di democrazia e dove nel tempo si svilupparono diversi ordinamenti politici nel tentativo di realizzarla.
La presenza importante della schiavitù, l’esclusione delle donne dalla sfera pubblica, la conflittuale chiusura nei confronti dei barbari e l'estromissione degli stranieri dalla cerchia privilegiata dei cittadini porta a delle critiche, perché la cittadinanza greca si presenta dunque non priva di contraddizioni: condizione di privilegio riservata a un gruppo ristretto di persone, piuttosto che espressione vera e propria di un principio democratico.
La prima definizione che Aristotele dà del polites (cittadino) riguarda la possibilità per ogni individuo di accedere alle funzioni di giudice e alle cariche pubbliche:
«Cittadino in senso assoluto non è definito da altro che dalla partecipazione alle funzioni di giudice e alle cariche».Il cittadino è dunque colui il quale interviene attivamente nella vita dello stato. La cittadinanza ha così a che fare con la gestione della vita politica e istituzionale, attraverso una partecipazione attiva che garantisce al singolo l’accesso alla condizione di polites.
Il termine politeia, nel quale rientra sicuramente anche il significato di cittadinanza, fa riferimento non solo all’organizzazione politica di una comunità, e quindi al tipo di costituzione adottato, ma anche alla condizione del cittadino, ai suoi diritti, al suo modo di vivere.
I cittadini sono dunque chiamati ad occuparsi delle questioni che riguardano la comunità attraverso quella partecipazione politica che viene riconosciuta sì come un diritto del polites, ma che assume anche il valore di obbligo, di responsabilità a cui l’individuo-cittadino non può sottrarsi.
Aristotele individua nella classe media la parte della società più adeguata a governare la polis.
«È chiaro, dunque, che la comunità statale migliore è quella fondata sul ceto medio e che possono essere ben amministrati quegli stati in cui il ceto medio è numeroso e più potente, possibilmente delle altre due classi, se no, di una delle due, ché in tal caso aggiungendosi a una di queste, fa inclinare la bilancia e impedisce che si producano gli eccessi contrari. [...] Perché dove c’è chi possiede troppo e chi niente, si crea o una democrazia sfrenata o un’oligarchia autentica, o come risultato di entrambi gli eccessi, una tirannide [...]».
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Garbage Patch State- wasteland
Le meduse riciclate di Mika Koizumi
L'artista giapponese ha puntato sulla reinterpretazione del tema del mare, trasformando le bottiglie di plastica in meduse colorate dai lunghi ed intrecciati tentacoli, servendosi in modo combinato di bottiglie di plastica vuote, forbici specifiche, pistola saldatrice e colla a caldo.
Un altro progetto molto interessante, firmato da Maria Cristina Finucci, architetto e artista italiana, è Garbage Patch State – Wasteland. In che cosa consiste? Si tratta di uno stato federale composto da 5 isole oceaniche formate dall’accumulo dei rifiuti trasportati dalle correnti, come bottiglie di plastica, buste e molto altro. Le isole hanno una profondità di circa 30 metri e si muovono nell’oceano, pur rimanendo nella zona delimitata dalle correnti. Maria Cristina Finucci ha deciso di fondare una vera e propria nazione che rappresenti a pieno le conseguenze devastanti dell’inquinamento marino: dalla sua visione è nata un’opera d’arte, con eventi e installazioni collaterali, che è anche un manifesto di denuncia contro i crimini ambientali che vengono perpetuati.
Olafur Eliasson - our glacial perspective
L'opera d’arte aperta al pubblico e permanente di Olafur Eliasson, famoso artista islandese-danese e ambasciatore speciale delle Nazioni Unite per la sostenibiltà e il cambiamento climatico,è stata inaugurata il 9 ottobre 2020 sulla cresta Grawand del ghiacciaio Hochjochferner in Alto Adige.L'opera d'arte focalizza l'attenzione del visitatore sui cambiamenti climatici che stanno influenzando direttamente il ghiacciaio Hochjiochferner. Il percorso è dotato infatti di vetri colorati di varie tonalità di blu, sulla falsariga del cianometro, una scala sviluppata nell'Ottocento per misurare l'azzurro del cielo.
Il vetro colorato filtra e riflette la luce e le radiazioni solari, comportandosi come una mini-atmosfera, continua. Olafur Eliasson dichiara che "L'opera d'arte funge da lente d'ingrandimento per l'esperienza molto particolare del tempo e dello spazio che questo luogo offre: vasto e sconfinato da un lato, locale e specifico dall'altro. È un dispositivo ottico che ci invita a impegnarci, dalla nostra posizione di carne ed ossa, su prospettive planetarie e glaciali. ".
I beni culturali e il patrimonio
Tutela e valorizzazione
La protezione e la promulgazione dei beni culturali è garantita da diverse organizzazioni.
Per tutelare e valorizzare i beni culturali è necessario che un'opera d'arte, un monumento e un bene culturale rimanga integro e ben custodito, mediante azioni di restauro, manutenzione e vigilanza. Ma è altrettanto importante che per tali beni venga garantita la divulgazione e la fruibilità. Divulgare vuol dire far conoscere l'esistenza di questi beni e promuovere il loro valore per la collettività, che deve però poterne anche fruire, ovvero avere l'opportunità non solo di vederli, ma anche di viverli come elemento in cui si possa riconoscere un'intera comunità.
La principale organizzazione a livello internazionale che tutela e salvaguardia il nostro patrimonio artistico, culturale e ambientale dell'umanità al fine di conservare per le generazioni future la storia e l'identità propria di ciascun popolo, è l'UNESCO, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura.
Veduta della sala d'ingresso del Musée d'Orsay a Parigi. Questo museo, uno dei più famosi al mondo, è situato in una ex stazione ferroviaria: un luogo dismesso, di valore storico e artistico (l'edificio della stazione è un esempio di arte eclettica di fine Ottocento), è stato quindi recuperato come centro culturale.
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ARTIST
Consectetuer adipiscing elit, sed diam nonummy
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DEBATE
il dibattito che serve a sviluppare la capacità di argomentare
IL PATRIMONIO CULTURALE è lo specchio della nostra identità: 1-L'uomo deve agire nello spazio con un interesse comune 2- l'uomo deve agire nello spazio in modo individuale
Tesi
15 minuti: ogni gruppo prepara la difesa pubblica della propria tesi 3 minuti a gruppo: Il portavoce del gruppo espone la tesi e gli argomenti che la sostengono, facendo riferimento alla ricerca svolta. 3 minuti a gruppo: Il secondo portavoce interviene per contrastare gli argomenti del gruppo avversario 5 minuti: la classe dialoga in libertà, ma restando divisa nei gruppi di appartenenza. Ognuno può intervenire nella discdussione, cercando di mettere in luce i punti forza della tesi del proprio gruppo o le debolezze della tesi degli avversari. 3 minuti: Il portavoce di ogni gruppo riassume gli argomenti della propria tesi La giuria esprime i voti e sancisce il vincitore
- Sicurezza nell'esposizione/coerenza del discorso
- Capacità di convincere
- Capacità di ribattere agli attacchi con una contro-argomentazione
- Adeguatezza di dati e argomenti a supporto della tesi
- Chiarezza dell'argomentazione
Griglia di valutazione
La creatività come processo di inclusione
La creatività nella storia
Il processo creativo mira alla trasformazione dei contesti per creare risultati nuovi e utili. Il processo d'inclusione mira a modificare le attuali culture, affinchè diventino più inclusive.Nella seconda ipotesi si analizza il rapporto tra creatività e inclusione in termini di causa-effetto. La creatività alimenta i processi d'inclusione sociale generando dei benefici che potenziano gli individui.
Aristotele considera la creatività come una capacità di soli artisti e uomini di cultura.
Infatti i filosofi greci erano soliti associare il termine creatività al concetto del “Daimon” greco, portatore nei poeti e negli artisti di idee e originalità.
Anche in epoca medioevale il processo creativo era associato ad una connotazione più spirituale, in cui soltanto pochi uomini esteriorizzavano le loro virtù, attraverso lo svolgimento di attività creative. Questa visione cambiò radicalmente in epoca rinascimentale, in cui si considerava la creatività non più come una qualità divina o soprannaturale, ma come una comune caratteristica o abilità.
Nell’800 si parla, invece, del concetto di follia associata al genio creativo. Il folle incarna le virtù del creativo per eccellenza, infatti, attraverso il suo estro rivoluzionario, sovverte l’ordine delle cose. Molti sono gli esempi tratti dalla letteratura, che rappresentano la figura del genio creativo, soprattutto in campo artistico.
Solo nel XX secolo si considererà la creatività come una capacità presente in ogni essere umano e, dunque, questo darà luce al pensiero secondo il quale ogni persona può essere potenzialmente capace di compiere un atto creativo.
Brambilla, infatti, psicologo ricercatore, afferma proprio che la creatività non è più considerata un fenomeno sovrumano o una caratteristica divina, bensì una capacità presente in potenza in ogni essere umano, che può essere arricchita e incentivata, attraverso strategie di vario genere. Ci sono varie ipotesi sul contributo della creatività nei processi di inclusione. La prima ipotesi considera la creatività e l'inclusione come due processi che mirano a un "cambiamento".
Questo potenziamento è definito come empowerment il quale è anche uno degli strumenti di cui si serve l’inclusione per generare benessere.
Intendere l’inclusione sociale come un processo creativo significa renderla meno autoreferenziale e portatrice di quel grado di novità, che consente a tale processo di autoalimentarsi nel tempo. Viceversa, la creatività assume una bellezza etica molto profonda, poiché è considerata come uno degli strumenti che alimenta il benessere della comunità e degli individui.
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AGENDA2030
L'obiettivo 11, città e comunità sostenibili, evidenzia nel punto 4, la salvaguardia del patrimionio culturale e naturale del mondo.In un museo deve essere mantenuto un microclima stabile, con impianti adeguati per non innescare processi chimici, fisici e biologici causati dalle persone e che col tempo possono deteriorarsi.
L'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile è un programma d'azione per persone, pianeta e prosperità, sottoscritto nel 2015 dall'ONU.Un oggetto esposto in un museo, in quanto testimonianza materiale del cammino di crescita civile e culturale dell'uomo per le future generazioni, dovrebbe trovarsi in condizioni ottimali e conservarsi immutato nel tempo. Negli oggetti d'arte si possono attivare processi che ne alterano lo stato originario, mirandone l'integrità. La causa dipende dai materiali di cui è fatto l'oggetto e le condizioni termogrometriche e di qualità dell'aria presenti negli ambienti.
Contesti inclusivi sono le città multietniche che sono spazi idonei, da cui partire per attivare processi di inclusione, in quanto inglobano il concetto di diversità. Quindi per contesto s'intende uno spazio che influenza le dinamiche sociali e di conseguenza anche i processi di inclusione e di esclusione degli individui
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artista.vanmir
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CITTADINANZA E DIFESA DEL BENE COMUNE
Laboratorio della figurazione - Prof.ssa Vanessa Mirabella
CITTADINANZA ATENIESE
Aristotele ha suggerito che gli antichi greci, pensavano che essere un cittadino era uno stato naturale ed era anche ciò che determinava anche la cittadinanza ateniese. La cittadinanza escludeva tutte le donne, tutti i minori, tutti gli schiavi, tutti gli immigrati e la maggior parte dei coloniali, cioè i cittadini che avevano lasciato la propria città per trasferirsi ad Atene.
Il bene comune nella riflessione di Aristotele
Il bene comune è un concetto che nasce da Aristotele, il quale considera "beni" i fini che l'uomo persegue nel suo agire. Egli ritiene che il fine più alto che l'uomo possa perseguire è la costruzione della Polis, della città non in senso architettonico, ma di comunità.
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Hannah Arendt e il mondo moderno
La condizione umana si conclude con la constatazione della scomparsa dell'attività umana più elevata: l'agire
I beni culturali rappresentano un patrimonio molto importante, da tutelare e valorizzare.
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Anna Arendt e il mondo moderno
Le condizioni della vita activa
L'alienazione del mondo moderno
Situazioni attive e contemplative
Arendt infatti guarda il mondo sia con un occhio disincantato sia con un occhio rapito dallo stupore e sfruttando questo sguardo duplice, opera una continua rimessa a fuoco del mondo; si pone così al riparo dal pericolo, per eseguire visioni ideologizzate di mondo.
Arendt le chiama condizioni la vita attiva e contemplativa, sottolineando una differenza rispetto al mondo greco. La condizione dell'attività e della contemplazione sono condizioni che l'uomo si trova a vivere come due situazioni di vita e non di natura umana, come invece ritenevano i filosofi greci. Per la Arendt esistono tre diverse forme in cui si articola la vita attiva: il lavoro (animal laborans), l'operare (homo faber), l'agire (zoon politikon).L'attività lavorativa comprende tutte le occupazioni solitarie intraprese dall'uomo, con il solo scopo di mantenere e riprodurre la vita.
La seconda dimensione della vita activa è l'opera, più precisamente è l'uomo faber che opera, che produce beni durevoli, è anche l'uomo artigiano, artista, mercante e produttore.Infine la dimensione dell'agire, dell'azione politica, luogo dell'agire libero, di calcolo e di analisi, di pluralità collegato ad una dimensione del mondo.La condizione umana consiste proprio nella condivisione di azioni e parole.
In controtendenza con la tradizione filosofica in cui si era formata, Arendt assume il paradosso del mondo come uno stimolo per il pensiero e coglie anche nell'affanno con cui uomini e donne cercano di affermarsi nel mondo, con il seme di un autentico bisogno di appartenenza, il segno di un amore di mondo, che ha bisogno di esprimersi nel mondo stesso, altrimenti finisce con l'alienarsi in mondi fittizi o con l'incapsularsi nell'io; leggiamo infatti: "l'alienazione del mondo moderno - la sua duplice fuga dalla Terra all'universo e dal mondo all'io
Hannah Arendt
I am a cool subtitle, ideal to provide more context about the topic you are going to address.
Newspaper
MILANO – Il 14 ottobre 1906 nasceva la filosofa tedesca Hannah Arendt, celebre per aver smascherato nelle sue opere le dinamiche umane sottostanti alla dottrina nazista. A causa delle sue origini ebree, non le fu consentito di insegnare filosofia all’università, e fu costretta a emigrare negli Stati Uniti per sfuggire alle persecuzioni. A New York continuò a studiare il fenomeno del totalitarismo a partire dal processo del generale nazista Adolf Eichmann, avvenuto a Gerusalemme nel 1961. Di seguito riportiamo gli scritti più importanti della filosofa, incentrati sulla natura del potere e dei totalitarismi del Novecento.
Otto Adolf Eichmann, figlio di Karl Adolf e di Maria Schefferling, catturato in un sobborgo di Buenos Aires la sera dell’11 maggio 1960, trasportato in Israele nove giorni dopo e tradotto dinanzi al Tribunale distrettuale di Gerusalemme l’11 aprile 1961, doveva rispondere di 15 imputazioni. Aveva commesso, in concorso con altri, crimini contro il popolo ebraico e numerosi crimini di guerra sotto il regime nazista. L’autrice assiste al dibattimento in aula e negli articoli scritti per il ‘New Yorker’, sviscera i problemi morali, politici e giuridici che stanno dietro il caso Eichmann. Il Male che Eichmann incarna appare nella Arendt ‘banale’, e perciò tanto più terribile, perché i suoi servitori sono grigi burocrati.
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Individualismo ed egoismo
La filosofia di Hannah Arendt
Non tutti gli aspetti di questo processo sono riconducibili allo sviluppo della scienza, ma è soprattutto la mentalità scientifica a incidere di più sulla tendenza a ritrarsi dallo spazio dell’apparenza, che si forma ovunque gli uomini condividano le modalità del discorso e dell’azione che anticipano e precedono “ogni costituzione formale della sfera pubblica e delle varie forme di governo, le varie forme, cioè, in cui la sfera pubblica può essere organizzata” (Arendt 1989, 146)
Il trionfo dell'operare ha reso l'uomo isolato ed egoista.Arendt accusa la scienza di avere contribuito a rendere più acuta l'alienazione del mondo e di aver provocato la decadenza della sfera pubblica. Gli effetti negativi della scienza moderna sul mondo pubblico, vengono sintetizzati da Arendt con la formula "alienazione del mondo moderno"[...]
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la forma del dibattito e della sentenza giudiziale, quanto nell’agire comune (praxis).L'agire rende nobile gli uomini perchè li rende liberi e apre all'altruismo, mentre nella sfera privata si dovevano soddisfare le necessità di base per la vita umana, ovvero i bisogni fisiologici (mangiare, dormire), i primi bisogni connessi alla sopravvivenza.
il concetto di “pubblico” è stato tradizionalmente contrapposto a “privato”: nella città-stato greca, al culmine del suo sviluppo, la sfera della polis, che è comune ai liberi cittadini, era rigorosamente separata della sfera dell’oikos, propria d’ogni singolo (idion) e la vita pubblica (bios politikòs) si svolgeva sulla piazza del mercato (l’agorà). Essa, però, non era legata ai fatti locali: il carattere pubblico si costituiva tanto nel dialogo (lexis), che poteva assumere anche
Politeia greca
Le origini della cittadinanza, in Occidente, intesa come partecipazione del cittadino alla cosa pubblica, sono senza dubbio rintracciabili nell’antica Grecia, luogo storico dove nacque l’idea di democrazia e dove nel tempo si svilupparono diversi ordinamenti politici nel tentativo di realizzarla. La presenza importante della schiavitù, l’esclusione delle donne dalla sfera pubblica, la conflittuale chiusura nei confronti dei barbari e l'estromissione degli stranieri dalla cerchia privilegiata dei cittadini porta a delle critiche, perché la cittadinanza greca si presenta dunque non priva di contraddizioni: condizione di privilegio riservata a un gruppo ristretto di persone, piuttosto che espressione vera e propria di un principio democratico. La prima definizione che Aristotele dà del polites (cittadino) riguarda la possibilità per ogni individuo di accedere alle funzioni di giudice e alle cariche pubbliche: «Cittadino in senso assoluto non è definito da altro che dalla partecipazione alle funzioni di giudice e alle cariche».Il cittadino è dunque colui il quale interviene attivamente nella vita dello stato. La cittadinanza ha così a che fare con la gestione della vita politica e istituzionale, attraverso una partecipazione attiva che garantisce al singolo l’accesso alla condizione di polites. Il termine politeia, nel quale rientra sicuramente anche il significato di cittadinanza, fa riferimento non solo all’organizzazione politica di una comunità, e quindi al tipo di costituzione adottato, ma anche alla condizione del cittadino, ai suoi diritti, al suo modo di vivere. I cittadini sono dunque chiamati ad occuparsi delle questioni che riguardano la comunità attraverso quella partecipazione politica che viene riconosciuta sì come un diritto del polites, ma che assume anche il valore di obbligo, di responsabilità a cui l’individuo-cittadino non può sottrarsi. Aristotele individua nella classe media la parte della società più adeguata a governare la polis. «È chiaro, dunque, che la comunità statale migliore è quella fondata sul ceto medio e che possono essere ben amministrati quegli stati in cui il ceto medio è numeroso e più potente, possibilmente delle altre due classi, se no, di una delle due, ché in tal caso aggiungendosi a una di queste, fa inclinare la bilancia e impedisce che si producano gli eccessi contrari. [...] Perché dove c’è chi possiede troppo e chi niente, si crea o una democrazia sfrenata o un’oligarchia autentica, o come risultato di entrambi gli eccessi, una tirannide [...]».
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Un altro progetto molto interessante, firmato da Maria Cristina Finucci, architetto e artista italiana, è Garbage Patch State – Wasteland. In che cosa consiste? Si tratta di uno stato federale composto da 5 isole oceaniche formate dall’accumulo dei rifiuti trasportati dalle correnti, come bottiglie di plastica, buste e molto altro. Le isole hanno una profondità di circa 30 metri e si muovono nell’oceano, pur rimanendo nella zona delimitata dalle correnti. Maria Cristina Finucci ha deciso di fondare una vera e propria nazione che rappresenti a pieno le conseguenze devastanti dell’inquinamento marino: dalla sua visione è nata un’opera d’arte, con eventi e installazioni collaterali, che è anche un manifesto di denuncia contro i crimini ambientali che vengono perpetuati.
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L'opera d’arte aperta al pubblico e permanente di Olafur Eliasson, famoso artista islandese-danese e ambasciatore speciale delle Nazioni Unite per la sostenibiltà e il cambiamento climatico,è stata inaugurata il 9 ottobre 2020 sulla cresta Grawand del ghiacciaio Hochjochferner in Alto Adige.L'opera d'arte focalizza l'attenzione del visitatore sui cambiamenti climatici che stanno influenzando direttamente il ghiacciaio Hochjiochferner. Il percorso è dotato infatti di vetri colorati di varie tonalità di blu, sulla falsariga del cianometro, una scala sviluppata nell'Ottocento per misurare l'azzurro del cielo.
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I beni culturali e il patrimonio
Tutela e valorizzazione
La protezione e la promulgazione dei beni culturali è garantita da diverse organizzazioni.
Per tutelare e valorizzare i beni culturali è necessario che un'opera d'arte, un monumento e un bene culturale rimanga integro e ben custodito, mediante azioni di restauro, manutenzione e vigilanza. Ma è altrettanto importante che per tali beni venga garantita la divulgazione e la fruibilità. Divulgare vuol dire far conoscere l'esistenza di questi beni e promuovere il loro valore per la collettività, che deve però poterne anche fruire, ovvero avere l'opportunità non solo di vederli, ma anche di viverli come elemento in cui si possa riconoscere un'intera comunità.
La principale organizzazione a livello internazionale che tutela e salvaguardia il nostro patrimonio artistico, culturale e ambientale dell'umanità al fine di conservare per le generazioni future la storia e l'identità propria di ciascun popolo, è l'UNESCO, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura.
Veduta della sala d'ingresso del Musée d'Orsay a Parigi. Questo museo, uno dei più famosi al mondo, è situato in una ex stazione ferroviaria: un luogo dismesso, di valore storico e artistico (l'edificio della stazione è un esempio di arte eclettica di fine Ottocento), è stato quindi recuperato come centro culturale.
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il dibattito che serve a sviluppare la capacità di argomentare
IL PATRIMONIO CULTURALE è lo specchio della nostra identità: 1-L'uomo deve agire nello spazio con un interesse comune 2- l'uomo deve agire nello spazio in modo individuale
Tesi
15 minuti: ogni gruppo prepara la difesa pubblica della propria tesi 3 minuti a gruppo: Il portavoce del gruppo espone la tesi e gli argomenti che la sostengono, facendo riferimento alla ricerca svolta. 3 minuti a gruppo: Il secondo portavoce interviene per contrastare gli argomenti del gruppo avversario 5 minuti: la classe dialoga in libertà, ma restando divisa nei gruppi di appartenenza. Ognuno può intervenire nella discdussione, cercando di mettere in luce i punti forza della tesi del proprio gruppo o le debolezze della tesi degli avversari. 3 minuti: Il portavoce di ogni gruppo riassume gli argomenti della propria tesi La giuria esprime i voti e sancisce il vincitore
Griglia di valutazione
La creatività come processo di inclusione
La creatività nella storia
Il processo creativo mira alla trasformazione dei contesti per creare risultati nuovi e utili. Il processo d'inclusione mira a modificare le attuali culture, affinchè diventino più inclusive.Nella seconda ipotesi si analizza il rapporto tra creatività e inclusione in termini di causa-effetto. La creatività alimenta i processi d'inclusione sociale generando dei benefici che potenziano gli individui.
Aristotele considera la creatività come una capacità di soli artisti e uomini di cultura. Infatti i filosofi greci erano soliti associare il termine creatività al concetto del “Daimon” greco, portatore nei poeti e negli artisti di idee e originalità. Anche in epoca medioevale il processo creativo era associato ad una connotazione più spirituale, in cui soltanto pochi uomini esteriorizzavano le loro virtù, attraverso lo svolgimento di attività creative. Questa visione cambiò radicalmente in epoca rinascimentale, in cui si considerava la creatività non più come una qualità divina o soprannaturale, ma come una comune caratteristica o abilità. Nell’800 si parla, invece, del concetto di follia associata al genio creativo. Il folle incarna le virtù del creativo per eccellenza, infatti, attraverso il suo estro rivoluzionario, sovverte l’ordine delle cose. Molti sono gli esempi tratti dalla letteratura, che rappresentano la figura del genio creativo, soprattutto in campo artistico. Solo nel XX secolo si considererà la creatività come una capacità presente in ogni essere umano e, dunque, questo darà luce al pensiero secondo il quale ogni persona può essere potenzialmente capace di compiere un atto creativo. Brambilla, infatti, psicologo ricercatore, afferma proprio che la creatività non è più considerata un fenomeno sovrumano o una caratteristica divina, bensì una capacità presente in potenza in ogni essere umano, che può essere arricchita e incentivata, attraverso strategie di vario genere. Ci sono varie ipotesi sul contributo della creatività nei processi di inclusione. La prima ipotesi considera la creatività e l'inclusione come due processi che mirano a un "cambiamento".
Questo potenziamento è definito come empowerment il quale è anche uno degli strumenti di cui si serve l’inclusione per generare benessere.
Intendere l’inclusione sociale come un processo creativo significa renderla meno autoreferenziale e portatrice di quel grado di novità, che consente a tale processo di autoalimentarsi nel tempo. Viceversa, la creatività assume una bellezza etica molto profonda, poiché è considerata come uno degli strumenti che alimenta il benessere della comunità e degli individui.
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AGENDA2030
L'obiettivo 11, città e comunità sostenibili, evidenzia nel punto 4, la salvaguardia del patrimionio culturale e naturale del mondo.In un museo deve essere mantenuto un microclima stabile, con impianti adeguati per non innescare processi chimici, fisici e biologici causati dalle persone e che col tempo possono deteriorarsi.
L'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile è un programma d'azione per persone, pianeta e prosperità, sottoscritto nel 2015 dall'ONU.Un oggetto esposto in un museo, in quanto testimonianza materiale del cammino di crescita civile e culturale dell'uomo per le future generazioni, dovrebbe trovarsi in condizioni ottimali e conservarsi immutato nel tempo. Negli oggetti d'arte si possono attivare processi che ne alterano lo stato originario, mirandone l'integrità. La causa dipende dai materiali di cui è fatto l'oggetto e le condizioni termogrometriche e di qualità dell'aria presenti negli ambienti.
Contesti inclusivi sono le città multietniche che sono spazi idonei, da cui partire per attivare processi di inclusione, in quanto inglobano il concetto di diversità. Quindi per contesto s'intende uno spazio che influenza le dinamiche sociali e di conseguenza anche i processi di inclusione e di esclusione degli individui
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