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Esposizione - La gara tra suonatore di liuto e usignolo

Erica Girardi

Created on December 8, 2021

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Transcript

La gara tra il suonatore di liuto e l'usignolo

Adone, canto VII, ottave 38-56

Indice

1. Introduzione - l'Adone

2. Riassunto - canto VII

3. Riassunto - Gara tra il suonatore di liuto e l’usignolo

4. Analisi

5. Parafrasi

6. Collegamenti interdisciplinari

L'Adone

Giambattista marino

  • scritto nel 1623
  • Poema epico-mitologico
  • vicende di Venere e Adone
  • ottave endecasillabi
  • opera barocca: Adone è dedito al godimento delle sensazioni temporanee e passeggere

Riassunto - canto VII

Adone e Venere visitano il giardino del piacere, guidati da Mercurio

Adone rimane incantato dal canto dell'usignolo

Mercurio, allora, inizia a lodare l'usignolo e la natura che lo a creato, paragonandola ad un pittore che mostra il suo ingegno nei minimi dettagli Successivamente inizia a narrare la storia della gara tra suonatore di liuto e usignolo

Riassunto - gara tra suonatore e usignolo

Un giovane uomo va a suonare il liuto nella foresta per alleviare le sue pene d'amore Incontra un usignolo che inizia ad imitare il suono prodotto dal liuto Il suonatore inizia a fare a gara con l'usignolo L'usignolo sembra prevalere, per cui il suonatore inizia a suonare melodie più complesse

L'usignolo, limitato dal suo canto naturale, incomincia a fare fatica a ripetere le melodie del suonatore, fino al punto in cui non riesce più a seguirlo Stremato, l'usignolo perisce dopo aver cantato le ultime note Il suonatore rattristato dall'evento, si sente in colpa e decide di seppellire il corpo dell'usignolo senza vita nel suo liuto

Analisi

Ritmo narratvo lento

Utilizzo di figure retoriche

L'arte supera la natura

Numerosi episodi e descrizioni

Elevato utilizzo di figure retoriche in tutto il canto: metafore, sineddoche, scambio tra sostantivi e aggettivies: [ottava 37] "piuma canora" e "canto alato"

Ciò che si può creare artificialmente può superare ciò che è naturaleConvinzione che l'arte sia in grado di perfezionare la natura

Si ispira a Famiano Strada

L'imitazione è ricorrente nella poesia di Marino

Ottava 53Il suonatore si ferma perchè l'usignolo non risponde

Ottava 41Il suonatore di liuto incontra l'usignolo

Ottava 43L'usignolo scende dall'albero e imita il suonatore

Ottava 54L'usignolo muore, a causa dello sforzo eccessivo

Ottava 55Il suonatore se la prende con se stesso per aver esagerato

Ottava 48Il suonatore rende la sua melodia più complessa per mettere in difficoltà l'usignolo

Ottava 56Il suonatore decide di seppellire l'usignolo nel suo stesso liuto

Ottava 50Il suonatore varia continuamente la sua melodia

ottava 41

Mentre stava addolcendo il veleno di quell’angoscia d’amore con il suono che tiene sveglio il sonno stesso, il giovane inamorato che si allontanò dalla città per non far vedere a nessuno la sua pena d’amore. Ascoltò, dal suo nido ricco di rami e buio, l’uccello lamentoso che batteva le ali e, avvicinandosi al suonatore, mormorava il suono udito [prodotto dal suonatore di liuto]

Mentr’addolcia d’Amor l’amaro toscocol suon, che ’l Sonno istesso intento tenne, l’innamorato giovane ch’ai bosco, per involarsi a la cittá, sen venne, sentí dal nido suo frondoso e fosco questo querulo augel batter le penne, e gemendo accostarsi, ed invaghito mormorar tra se stesso il suono udito.

ottava 43

Attratto dal suono del liuto, ma anche provocato da esso, che sembrava chiamarlo ad un duello musicale, scende dalle cime dell’albero ai suoi rami più bassi; e ripetendo le ultime note del liuto, come se volesse emularlo Continua ad avvicinarsi al suonatore finché non si posa sulla sua testa.

Rapito allora, e provocato insiemedal suon, che par ch’a sé l’inviti e chiami, da le cime de l’arbore supreme scende pian piano in su i piú bassi rami; e ripigliando le cadenze estreme, quasi ascoltarlo ed emularlo brami, tanto s’appressa, e vola, e non s’arresta, ch’alfin viene a posargli in su la testa.

ottava 48

Il maestro (il suonatore di liuto) arrossisce e si vergogna del fatto che sia stato superato in abilità da un animale (da si vil cosa). Gira le chiavi del liuto, per tendere maggiormente le corde (nervi), e scende con un gruppo di accordi della massima estensione fino alla rosa (= l’apertura della cassa armonica). Lo sfidante (l’usignolo) non si ferma, bensì risponde al suonatore con più vigore/forza e, a seconda delle note del suonatore, egli è in grado di replicare ogni sua nota (labirinti di voce = note che si intrecciano).

Arrossisce il maestro, e scorno prende,che vinto abbia a restar da sí vil cosa. Volge le chiavi, i nervi tira, e scende con passata maggior fino a la rosa. Lo Sfidator non cessa, anzi gli rende ogni replica sua piú vigorosa; e secondo che l’altro o cala, o cresce, labirinti di voce implica e mesce.

ottava 50

Senza fermarsi per un attimo, passando ininterrottamente dalle note più alte a quelle più basse, e seguendo la sua fantasia (in modo casuale, imprevedibile) abbassa le note e le rialza. Il suonatore passa al canto acuto trillando(emettendo dei trilli = abbellimenti formati nel rapido alternarsi di note) e tocca la prima [corda] col dito maggiore (il medio), passando da note molto gravi fino a note molto acute

Senz’alcuno intervallo e piglia e lassala radice del manico e la cima, e come il trae la fantasia, s’abbassa, poi risorge in un punto, e si sublima. Talor trillando al canto acuto passa, e col dito maggior tocca la prima. Talora ancor con gravitá profonda fin de l’ottava in su ’l bordon s’affonda.

ottava 53

Poi [il suonatore] si ferma (perché l’usignolo non risponde), e vuole vedere se l’usignolo riesce a riprodurre il suono del liuto col suo canto per imitarlo. L’usignolo raccoglie tutte le sue forze, perché in una tale sfida non vuole né pace né tregua. Ma è impossibile che un corpo così piccolino riesca ad imitare un corso così complicato e difficile. Un canto semplice e naturale non può contenere tanta maestria e tanto artificio.

Poi tace, e vuol veder se l’augellettocol canto il suon per pareggiarlo adegua. Raccoglie quello ogni sua forza al petto, né vuole in guerra tal pace né tregua. Ma come un debil corpo e pargoletto esser può mai, ch’un sí gran corso segua? Maestria tale, ed artificio tanto semplice e naturai non cape un canto.

ottava 54

Poi che molte e molt’ore ardita e francapugnò del pari la canora coppia, ecco il povero augel, ch’alfin si stanca, e langue, e sviene, e ’nfievolisce, e scoppia. Cosí qual face, che vacilla e manca, e maggior nel mancar luce raddoppia, da la lingua, che mai ceder non volse, il dilicato spirito si sciolse.

Poiché sono passate molte ore e i due hanno combattuto alla pari, il povero uccello stanco si indebolisce e muore.Così, come una fiaccola che si spegne e nel farlo fornisce una luce maggiore appena prima di spegnersi, anche l’anima dell’usignolo si dichiara sconfitta (l’usignolo aumenta la vivacità della sua voca appena prima di morire).

ottava 55

Le stelle poco dianzi innamoratedi quel soave e dilettevol canto, fuggir piangendo, e da le logge aurate s’affacciò l’Alba, e venne il Sole intanto. Il Musico gentil per gran piotate l’estinto corpicei lavò col pianto, ed accusò con lagrime e querele non men se stesso, che ’l destin crudele.

Persino le stelle, trattenute dal canto dell’usignolo, se ne vanno “piangendo”, lasciando posto all’alba. Il musico gentile e pietoso se la prese col destino, con la sorte ma anche con se stesso, perché aveva esagerato.

ottava 56

Ed ammirando il generoso ingegno,Un negli aliti estremi invitto e forte, nel cavo ventre del sonoro legno il volse sepelir dopo la morte. Né dar potea sepolcro unqua piú degno a sí nobil cadavere la Sorte. Poi con le penne de l’augello istesso vi scrisse di sua man tutto il successo.

Ed osservando l’usignolo nei suoi ultimi respiri, decide si seppellirlo nel cavo legno del suo liuto. Nemmeno la sorte poteva mai dare sepolcro più degno ad un cadavere così nobile. Poi scrisse sul liuto, con le penne dell’uccello stesso, tutto l’accaduto.

Collegamenti interdisciplinari

Il suonatore di liuto

Caravaggio - 1596

La Galeria

Giambattista Marino - 1619

  • trascrizione poetica delle opere figurative e scultoree.
  • parla del topos retorico che l’arte eguaglia la natura.

Bacone - rispetto per la natura

estendere, grazie alla tecnica, il proprio dominio sulla natura. Dominare la natura non significa farle violenza, ma obbedire alle sue leggi, quindi conoscerla, rispettarla e non sfruttarla

Usignolo che esplode a cantare

Shrek - 2001

[ottava 56]"ecco il povero augel, ch’alfin si stanca,e langue, e sviene, e ’nfievolisce, e scoppia"

Fine