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LO SPORT NELL'ANTICA GRECIA

mpasserini689

Created on December 7, 2021

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Transcript

lo sport nell'antichità

Carnini Margherita, Passerini Margherita, Salamone Vanessa, Valenti Ginevra

Indice Sport in Grecia

I giochi panellenici 1

L'uomo agonale 1

I giochi panellenici 2

L'uomo agonale 2

Gli epinici

Il ritratto dell'atleta e il suo stato sociale

L'agonistica sportiva nella Grecia antica

I ginnasi

La riflessione dei Greci sull'esercizio fisico

Sport politica e società

Donne e attività sportive in Grecia

Il concetto di pace olimpica

Indice Sport a Roma

I Velationes e i Ludi gladiatori

Lo sport a Roma

Lo sport come forma di spettacolo

I Gladiatori

Lo spettacolo dei gladiatori

La rivalutazione di Nerone 1 e 2

L'Evergetismo

La sorte dei gladiatori

Ludi pubblici 1

Le terme di Caracalla

Ludi pubblici 2

Il benessere del corpo

L'uomo agonale

I Greci furono grandi sostenitori della cultura fisica. Inizialmente questo atletismo nacque ai fini esclusivamente estetici. Dopo non molto, gli atleti iniziarono ad avere “il bisogno” di confrontarsi fra loro e di partecipare a delle vere e proprie gare. L’atleta greco, del VI secolo a.C voleva primeggiare, essere il migliore, e voleva cercare di superare tutti gli altri partecipanti alle gare. Questa “mentalità” atletica venne anche insegnata da Omero in un suo esametro divenuto famoso per la dura discussione riguardo alla sua corretta interpretazione. Tale esametro era un principio che valeva, non solo per lo sport ma che si estendeva al modo di vivere dell’uomo greco.

L'uomo agonale

Con la parola “virtù”, in greco αρετη, si intende sia il rispetto che un greco deve portare verso gli dei e la patria, sia il valore che egli dimostra nel difendere queste cose. Se un uomo possedeva l’ÞretÔ rispecchiava un insieme di virtù come la bellezza dell’aspetto esteriore e questo lo rendeva un uomo meritevole di ammirazione. Infine, l’educazione fisica, era praticata sia dagli spartani che dagli ateniesi. Per gli abitanti di Sparta, l’esercizio fisico era visto solo come un mezzo per fortificare il proprio corpo e forgiare il carattere in vista della guerra, mentre per gli abitanti di Atene era il modo per raggiungere la perfetta sinergia tra bellezza esteriore e nobiltà d’animo. Il grande merito dei Greci fu quello di istituzionalizzare i giochi diventando parte integrante della cultura greca. L'attività sportiva era centrale nel sistema educativo, interferiva con la vita politica, era esperienza religiosa, competizione, spettacolo e divertimento. La prima attestazione letteraria dell'agonismo furono i giochi in onore di Patroclo riportati nel XXIII libro dell'Iliade.

Il ritratto dell'atleta e del suo stato sociale

Il profilo dell’atleta varia in base all’epoca in cui lo analizziamo: inizialmente l’atleta faceva parte dell’aristocrazia, e quindi della vita militare; dopo, con l’avvento dell’agonismo e della riforma oplitica, il ruolo dell’atleta si estese anche alla classe sociale medio bassa. Nello sport aristocratico non esisteva il professionismo e gli atleti erano guerrieri i cui addestramenti erano di carattere militare. Verso il 600 a.C nacque il ginnasio, luogo in cui l'istruttore insegnava a combattere tra le fila delle falangi oplitiche. Tale insegnamento era destinato solo ai nobili. Siccessivamente anche i non nobili poterono prendere parte ad allenamenti e gare, intraprendendo, così, una vera carriera sportiva. In questo modo assistiamo ad un periodo dello sport in cui gareggiavano insieme sia nobili aristocratici sia persone appratenti al ceto medio-basso. Infine assistiamo alla nascita dell’attività sportiva a livello agonistico.

L'agonistica sportiva nella Grecia antica

L’agonismo nell’antica Grecia era presente in tutti gli ambiti della vita quotidiana. Infatti vi erano: agoni teatrali in omaggio a Dioniso, concorsi musicali ma anche agoni epici in cui venivano cantate gesta mitologiche. L’agonismo era inoltre presente negli scontri verbali che avvenivano sia nei tribunali sia nell’agorà. Nel mondo greco la competizione faceva parte della mentalità di ogni uomo che doveva impegnarsi per essere superiore agli altri in qualsiasi momento. Infatti nelle gare sportive riguardanti la corsa, il pentathlon, la corsa con la quadriglia e il pancrazio gli atleti gareggiavano da soli, di conseguenza non erano presenti giochi di squadra.

Sport politica e società

Tra il VII e il VI secolo venne istituito un premio statale di 500 dracme per gli ateniesi vincitori a Olimpia e di 100 dracme per i vincitori ai giochi istmici. In seguito vennero accordati altri premi agli atleti vittoriosi, come il mantenimento a pubbliche spese, la prima fila negli spettacoli e l'esenzione dalle imposte. Tuttavia i veri vantaggi derivavano dall'enorme credito pubblico, dalla carica di popolarità e carisma che il vincitore acquistava; il successo era dovuto alla sintesi felice di capacità personali e favore divino. La vittoria sportiva era un formidabile strumento di propaganda, tutti i più importanti uomini pubblici e soprattutto le casate tiranniche vantavano corone agonistiche e rapporti speciali con i grandi santuari panellenici. L’atletismo era appannaggio delle classi aristocratiche poiché i concorrenti dovevano sostenere notevoli spese per l'allenamento, il viaggio e il soggiorno nel luogo della gara. Un atleta non benestante difficilmente poteva permettersi tutto questo. Dalla fine dell'epoca arcaica, tuttavia, nuovi ceti non abbienti riuscirono a migliorare la loro condizione economica a partire dalla vincita di gare locali. Inoltre alcuni atleti di talento erano sostenuti economicamente da personalità ricche e potenti. Il professionismo, in virtù dei vantaggi materiali che procurava, si trasformò gradualmente in un vero e proprio mestiere. Nel I secolo furono documentate associazioni o sindacati di atleti professionisti.

Donne e attività sportive

La partecipazione ai giochi panellenici era limitata a concorrenti maschi mentre le donne non potevano allenarsi né assistere alle gare panelleniche. Al contrario, a Sparta, l'attività sportiva femminile era praticata. Le donne spartane diventavano fisicamente muscolose, pronte per il parto e in grado di generare figli sani e forti capaci di distinguersi in battaglia. Non gareggiavano nude come gli atleti di sesso maschile, ma indossavano una tunica corta che consentiva loro di correre agilmente.

I giochi panellenici

I primi giochi olimpici a carattere panellenico vennero istituiti nel 776 a.C. Le origini di queste competizioni, però, risalgono a molti secoli prima ad opera di Eracle che le fondò per onorare Zeus olimipo. Inizialmente, per celebrare i giochi, Eracle scelse la pianura presso il fiume Alfeo, il luogo più bello della Grecia. I giochi panellenici erano molto importanti nel mondo dello sport dell’antica Grecia. Essi avevano luogo principalmente in quattro città:

  • Olimpia, nella quale si tenevano le Olimpiadi in onore di Zeus ogni 4 anni;
  • Delfi, sede degli Agoni Pitici disputati ogni quattro anni ed erano dedicati al dio Apollo;
  • Nemea, nella quale ogni due anni si organizzavano feste dette Nemee in onore di Zeus;
  • Corinto, ospitava i giochi istmici dedicati a Poseidone con una frequenza di 2 anni.

I giochi panellenici

Oltre a queste ricorrenze molto importanti c’erano anche le Panatenee che si svolgevano ad Atene. Essa era una festività religiosa e civile dedicate ad Atena Poliade alla quale potevano partecipare soltanto gli ateniesi. Durante questa festa si svolgeva il lancio del giavellotto da cavallo o la corsa dal Pireo all’Acropoli con in mano una fiaccola. Il premio simbolico che veniva dato ai vincitori delle gare era una corona vegetale che era diversa in base al luogo in cui si tenevano i giochi, ma il premio più importante era costituito dalla gloria e dall’onore che la collettività riconosceva al vincitore. Il programma dei giochi olimpici consisteva in agoni ginnici formati da: la corsa con le sue varie specialità, il pancrazio (particolare tipo di combattimento senza esclusione di colpi), la corsa con la quadriga (carri tirati dai cavalli), il pentathlon (composto dal salto in lungo, lancio del giavellotto, corsa di velocità, lancio del disco e lotta). I giochi pitici erano formati, prevalentemente, da agoni musicali e, in minima parte, da gare ginniche. I giochi istmici si differenziavano per il loro carattere popolare e per la varia provenienza dei partecipanti. Infine non ci sono molte testimonianze sui giochi nemei anche se erano considerate molto importanti, addirittura subito dopo le olimpiadi.

Gli epinici

Gli epinici sono dei poemi composti per celebrare la vittoria di un atleta ad una gara. Quelli di Pindaro sono una delle più importanti testimonianze dei giochi sportivi. I temi di questi epinici sono la fragilità dell’esistenza umana e la consapevolezza che solo un dio può far raggiungere dei traguardi importanti ad un atleta, infatti l’epinicio diventò un’occasione per magnificare la potenza divina che si era manifestata in un atleta.

I ginnasi

I luoghi il quale scopo era l’allenamento del corpo erano chiamati ginnasi. Potevano accedere ad essi solo i maschi greci dai 12 anni in su sotto la guida di un maestro, ed era solito per loro recarvisi nudi. Presto i ginnasi divennero un luogo d’incontro privilegiato per la formazione delle nuove generazioni dell’epoca. Inizialmente essi erano costituiti da una pista all’aperto, ma durante l’epoca arcaica vennero costruite le prime e vere palestre e i cortili cosparsi di sabbia. Per i Greci, lo sport era come un’attività intellettuale ed aveva i suoi stessi valori.

La riflessione dei Greci sull’esercizio fisico

Alcuni intellettuali, tra i più famosi troviamo Aristotele e Senofonte, analizzarono i vantaggi che derivano dalla cura del corpo e capirono che consistono non solo nella salute fisica, ma anche nel vigore, nella forza e nel coraggio che gli atleti utilizzano per superare gli ostacoli e le avversità. Tutto ciò era diventato un modello da imitare per le nuove generazioni da istruire.

Il concetto di pace olimpica

Le Olimpiadi avevano inizio con il plenilunio. Durante quel periodo veniva proclamata una cessazione di ostilità tra gli Stati per permettere ad atleti e tifosi di poter raggiungere indisturbati le sedi dei giochi. La pace olimpica era un situazione in cui ci si asteneva dall’usare armi ma solo riferito alle regioni e alle persone direttamente coinvolte nello svolgimento dei giochi. Tale pace era quindi una convenzione dalle motivazioni pratiche per garantire l’organizzazione e lo svolgimento dei giochi. I Greci rispettavano rigorosamente questa convenzione perché la riconducevano ad un’origine divina.

Lo sport a Roma

Nel 338 a.c, dopo la disfatta di Cheronea per mano di Filippo II di Macedonia, le attività sportive riuscirono non solo a sopravvivere ma addirittura conquistarono Roma. Per il cittadino romano lo sport era importante come recita il famoso motto “mens sana il corpore sana” ovvero “mente sana in corpo sano”, ma non aveva lo stesso significato che aveva nella società greca. Prima della conquista della Grecia, Marco Fulvio Nobiliore nel 186 a. C. cercò di introdurre i "certamina graeca" ovvero le gare di atletica ma con scarso successo. Egli, infatti, si scontrò con la società romana che vedeva queste esibizioni come inutili e immorali:

  • Immorali poiché gli atleti gareggiavano nudi, il che disturbava il senso del pudore dei Romani.
  • Inutili poiché i giochi non erano finalizzati al servizio militare.
Lo sport veniva inteso dai Romani come forma di intrattenimento e spettacolo. Inoltre i Romani si dedicavano a varie forme di gioco d’azzardo come il gioco dei dadi, delle pietruzze, pari e dispari.

Lo sport come forma di spettacolo

Molti imperatori si impegnarono nella costruzione di luoghi dove si potessero svolgere gare sportive e allenamenti. Il Circo Massimo fu costruito per volontà di Tarquinio Prisco in occasione dei Ludi Romani nel VI secolo a.C. e fu terminato da Cesare nel 46 a.C. In questo luogo si poteva assistere alle corse dei cavalli. L’anfiteatro Flavio, innaugurato da Tito nell’80 a.C., comunemente conosciuto come Colosseo, ospitò intrattenimenti ludici molto amati dai Romani. Le lotte atletiche vennero introdotte a Roma solo nel II sec a.c quando incominciò ad imporsi il gusto ellenistico per le rappresentazioni e le gare sportive e musicali. Le attività sportive avvenivano nel Campo Marzio dove l’ampio spazio permetteva l’esecuzione delle principali discipline ginniche come corsa, salto, lotta, pugilato, lancio del giavellotto e del disco, equitazione, nuoto, gioco della palla. Nel 28 a.c Augusto introdusse i giochi quadriennali che prevevano corsi ippici e ginnici.

La rivalutazione di Nerone

La rivalutazione definitiva venne attuata da Nerone nel 60 d.c. e dagli imperatori successivi. Presso le terme di Caracalla sono stati rinvenuti dei mosaici e dei bassorilievi in cui vengono rappresentate le principali caratteristiche degli atleti come, per esempio, le acconciatore dei capelli. Gli atleti dovevano tenere i capelli raccolti e annodati al capo oppure indossare una parrucca. Inoltre i lottatori di pugilato o pancrazio avevano di solito delle protezioni lungo le braccia e le orecchie per attutire i colpi.

La rivalutazione di Nerone

A partire dall’età di Nerone la ginnastica acquistò ogni suo valore, perdendo la sua natura infamante tipica del periodo repubblicano. Infatti molti nobili seguirono la moda greca dello sport e delle competizioni ginniche. Si formarono delle associazioni di atleti che si spostavano di città in città per seguire le gare che si svolgevano nei principale teatri dell’Impero. Nei mosaici di Piazza Armerina sono raffigurate rarissime scene di sport femminile, come nella stanza delle “Palestrite”.

L'Evergetismo

Gli imperatori si servivano dei ludi per celebrare la propria grandezza verso i cittadini e i popoli stranieri. I giochi diventarono quindi un’opportunità per l’imperatore di consacrare il proprio evergetismo ovvero concedere dei benefici alla collettività. I giochi diventavano un mezzo per riunire i popoli, banchettare, stabilire un rapporto di dialogo tra imperatore e cittadini.

I ludi pubblici

I ludi erano antichi giochi pubblici romani di carattere religioso. Si trattava di corse di cavalli dedicate ad Ares e al dio Conso. L’organizzazione dei primi ludi fu attuata da Tarquinio Prisco. Il re istituì anche i ludi romani durante i quali si svolgevano gare di pugilato, esercizi di atletica, danze e pantomime (ludi scaenici). Altri giochi furono organizzati in occasione di un voto, di un trionfo, del funerale di un grande personaggio (ludi funabres), dell’inaugurazione di un tempio o di un edificio pubblico. Le gare fondamentali erano quattro: regata, corsa a piedi, pugilato, tiro con l’arco. I giochi si concludevano solitamente con un grande pasto sacro (epulum), al quale erano invitati tutti, atleti e spettatori.

I ludi pubblici

Durante la repubblica questi giochi furono di competenza dei sacerdoti e dei magistrati poiché rappresentavano la volontà dello Stato. Erano però gli edili curuli e plebei ad occuparsi dell’organizzazione. In età imperiale i giochi diventarono sempre più spettacolari come i “laudi martiales” in onore della dedicazione del tempio di Marte Ultore e i “laudi augustales” per il ritorno di Augusto dall’Oriente. I “laudi saeculares” erano solenni feste per rinnovare il ricordo della fondazione di Roma. Nel corso del tempo questi eventi incontrarono un entusiasmo sempre maggiore. L’imperatore si serviva con facilità dei giochi per esaltare il proprio potere e la propria magnificenza.

I velationes e i ludi gladiatori

I combattimenti dei gladiatori (ludi gladiatori) furono importati a Roma dall’Etruria. Dapprima essi si svolgevano in occasione di giochi funebri mentre successivamente costituirono forme di intrattenimento autonome e di grande successo. Celebri furono i combattimenti con bestie feroci e le simulazioni di battaglie navali. I velationes e i ludi gladiatori rappresentarono uno sfogo all’aggressività dei cittadini. Durante i ludi, i gladiatori, combattevano crudelmente fino alla morte. Essi erano schiavi o uomini condannati a morte e raramente persone che volontariamente combattevano in cambio di gloria e denaro.

I Gladiatori

Questi uomini venivano radunati in particolari scuole e addestrati da istruttori. Le scuole assumevano la struttura di quadrilateri molto ampi circondati da vani adiacenti di 4 metri di lato che ospitavano i combattenti. I gladiatori venivano rifocillati mediante un pastone composto da farine diverse, orzo e fave. I gladiarori si differenziavano in base al modo di combattere: • il Gallus adoperava l’elmo, lo scudo gallico e la lancia; • il Retiarius era armato di triodente e di una rete; • il Thrax era armato di elmo, gambali, spada a lancia curva; • il Samnis era il gladiatore armato nel modo più completo con elmo dalla lunga “cresta”.

Lo spettacolo dei gladiatori

Lo spettacolo era preceduto da una sfilata in cui l’organizzatore salutava l’imperatore e presentava i gladiatori. Seguiva la prova delle armi e dopo un suono di tromba aveva inizio il combattimento vero e proprio. Se il gladiatore indugiava nel combattimento veniva spinto fuori con la frusta o con il fuoco. Il duello terminava con la caduta di un gladiatore. A quel punto il pubblico decretava la sorte del gladiatore sconfitto.

La sorte dei gladiatori

Il pollice presso (rivolto verso il basso o ripiegato all’interno delle dita) determinava la grazia al gladiatore sconfitto, mentre il pollice converso (rivolto in alto verso il petto) determinava la morte certa del gladiatore sconfitto. Il gladiatore vincitore veniva premiato con una corona o con una grossa somma di denaro. L'abolizione dei giochi gladiatori avvenne sotto l'impero di Onorio nel 402 o 404 d.C.

Le terme di Caracalla

Il complesso termale più importante dell’antica Roma fu quello delle Terme di Caracalla, costruite dall’imperatore Caracalla tra il 212 e il 216 d.C. Esse erano costituite da tre stanze:

  • il calidarium (sala per il bagno caldo);
  • il tepidarium (vano di passaggio tiepidamente riscaldato);
  • il frigidarium (sala per l’immersione in acqua fredda).
Era inoltre presente una natatio, ovvero una piscina esclusivamente adibita al nuoto. Chi si recava presso le terme poteva anche praticare il gioco della palla o fare attività fisica. I frequentatori delle terme erano talmente numerosi da generare un notevole frastuono, come testimonia Seneca, che abitando proprio sopra uno stabilimento balneare ne era fortemente infastidito.

Il benessere del corpo

Aulo Cornelio Celso riteneva l’attività fisica fondamentale per il benessere del corpo di tutti, non solo degli atleti. Egli raccomandava che tutti gli uomini dovessero concedersi la giusta quantità di riposo: in inverno esclusivamente di notte mentre in estate anche dopo pranzo. Le attività in cui era necessario concentrarsi andavano svolte dopo la digestione, onde evitare di affaticare la mente. L’esercizio fisico (gioco della palla, esercizio nelle armi, corsa, passeggiate in collina) andava svolto sempre prima di pranzo. Erano da prediligere le passeggiate all’aria aperta con lo scopo di sudare moderatamente, al fine di tonificare il corpo senza esagerare. Dopo l’esercizio era necessario farsi un bel bagno ristoratore.