La parafrasi
Scrivere la parafrasi di una poesia significa trascriverla, trasformarla in un testo in prosa senza però che ne vengano cambiati il contenuto e il significato.
Ecco le fasi operative che devi seguire:
Prima di scrivere la parafrasi:
1. leggi attentamente la poesia per comprenderne il significato generale;
2. identifica le parole o le espressioni difficili e comprendine il significato con l’aiuto delle note o eventualmente del dizionario;
3. individua le costruzioni sintattiche difficili.
Dopo aver seguito questi primi step, scrivi la parafrasi, cioè:
1. riscrivi la poesia senza eliminare alcuna informazione;
2. riordina sintatticamente le frasi: soggetto, predicato, complementi;
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3. riordina le proposizioni: proposizione principale, proposizioni secondarie; 4. sostituisci le parole o espressioni difficili, «poetiche», con parole o espressioni del linguaggio comune;
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5. identifica e spiega le figure retoriche, le espressioni figurate;6. sostituisci i concetti o i passaggi troppo sintetici con una spiegazione più chiara, per intero.
Ora proviamo insieme!
Giovanni PascoliLa quercia caduta Dov’era l’ombra, or sé la quercia spande morta, né più coi turbini tenzona. La gente dice: «Or vedo: era pur grande!». Pendono qua e là dalla corona i nidïetti della primavera. Dice la gente: «Or vedo, era pur buona!». Ognuno loda, ognuno taglia. A sera ognuno col suo grave fascio va. Nell’aria, un pianto... d’una capinera che cerca il nido che non troverà.
spiegazione più ampia, più chiara, di un concetto sintetico
Proprio là, dove prima la quercia allargava la sua ombra, ora che è (morta), (sé spande), e non combatte più con i venti impetuosi (turbini).
struttura sintattica ordinata
La gente dice: «Adesso che è morta, mi accorgo di come era grande!».Pendono qua e là dalla grande chioma (corona) i piccoli nidi di uccelli della stagione primaverile. La gente dice: «Adesso che è morta, mi accorgo di come era buona!».
sostituzione di termini «difficili» con altri più semplici
A sera ciascuno se ne va col suo pesante (grave) fascio di legna. Nell’aria si sente un pianto... di una capinera che cerca il nido che non troverà.
sostituzione di termini «difficili» con altri più semplici
Commento
Scrivere il commento di una poesia significa esporre, dopo averla compresa e analizzata, le sue caratteristiche fondamentali (sia a livello di contenuto sia di scelte stilistico-espressive), i sentimenti e le riflessioni che l’autore ha voluto esprimere, nonché le nostre osservazioni, giudizi su di essa e le impressioni, emozioni che ha suscitato in noi
Prima di scrivere il commento:
1. esamina innanzitutto il titolo della poesia. Esso, infatti, ti fornirà una prima indicazione su quello che l’autore ha voluto esprimere nel suo componimento;
2. analizza la poesia, cioè individuane le caratteristiche tematiche (tema centrale, temi secondari), le caratteristiche linguistico-espressive, l’intenzione comunicativa dell’autore
Scrivi il commento seguendo i punti di questa scaletta guida:
1. presenta il titolo e l’autore della poesia. Dell’autore riporta eventualmente brevi notizie relative a vita, opere, idee, periodo in cui visse...;
2. esponi le tue osservazioni sul contenuto in genere e sul «tema» in particolare, riportando parole, espressioni significative della poesia a conferma della tua interpretazione;
3. esprimi le tue osservazioni sul tipo di linguaggio (arcaico, moderno, ricercato, alto, formale, comune...), sulla struttura sintattica (frasi semplici e coordinate, frasi complesse subordinate), sulle figure retoriche (metafore, similitudini, allit- terazioni...), sul tipo di rima, verso, strofa...;
4. concludi il commento esprimendo un tuo giudizio sulla poesia ed esponendo le emozioni, le sensazioni che la lettura ha suscitato in te. Puoi anche fare dei confronti con altre poesie (dello stesso autore o di altri autori) che presentano uguali tematiche
Nella poesia La quercia caduta, Giovanni Pascoli, uno dei più significativi poeti del primo Novecento, ci invita a riflettere su una realtà molto triste: gli uomini riconoscono la grandezza e la bontà dei loro simili solo dopo la loro morte, quando ormai è troppo tardi. Il poeta, per esprimere questa amara verità, si serve di una quercia molto vecchia che un giorno crolla al suolo. E proprio là, dove prima allargava la sua ombra, ora, che è morta, distende se stessa. Intorno a lei la gente dice: «Era pur grande... era pur buona!». Lacrime di coccodrillo, perché nonostante tutte le lodi «ognuno taglia», pensa a far legna. Ma ecco, fra tante ipocrite parole, levarsi nell’aria il pianto sincero di una capinera «che cerca il nido che non troverà».
L’intera poesia è pervasa da uno stato d’animo di tristezza, di profonda amarezza che scaturisce dalla constatazione dell’egoismo degli esseri umani. Il pianto finale della capinera tocca veramente il cuore: si intuisce chiaramente che la capinera non piange solo per il nido perduto, ma anche e soprattutto per la quercia «morta» di cui aveva apprezzato la generosità e la bontà. Il linguaggio della poesia, a parte i primi due versi in cui sono presenti parole di registro alto (turbini, tenzona), è complessivamente semplice, di facile interpretazione. Inoltre le terzine a rima alternata (ABA, BCB, CDC), la frequente punteggiatura, la presenza della dieresi (nidïetti) conferiscono alla poesia un ritmo cadenzato, lento, che riflette l’inquietudine e lo sgomento del poeta.
A mio parere questa poesia è significativa perché in pochi versi trasmette un messaggio di grande e terribile verità: l’essere umano è invidioso del suo simile, e ne riconosce i pregi solo dopo la morte e, anche in questa occasione, se da una parte lo «loda», dall’altra lo «taglia», lo sfrutta fino all’ultimo «pezzo di legna» come nel caso della povera quercia.
La parafrasi
marialuisataricco
Created on December 6, 2021
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La parafrasi
Scrivere la parafrasi di una poesia significa trascriverla, trasformarla in un testo in prosa senza però che ne vengano cambiati il contenuto e il significato.
Ecco le fasi operative che devi seguire:
Prima di scrivere la parafrasi:
1. leggi attentamente la poesia per comprenderne il significato generale;
2. identifica le parole o le espressioni difficili e comprendine il significato con l’aiuto delle note o eventualmente del dizionario;
3. individua le costruzioni sintattiche difficili.
Dopo aver seguito questi primi step, scrivi la parafrasi, cioè:
1. riscrivi la poesia senza eliminare alcuna informazione; 2. riordina sintatticamente le frasi: soggetto, predicato, complementi;
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Giovanni PascoliLa quercia caduta Dov’era l’ombra, or sé la quercia spande morta, né più coi turbini tenzona. La gente dice: «Or vedo: era pur grande!». Pendono qua e là dalla corona i nidïetti della primavera. Dice la gente: «Or vedo, era pur buona!». Ognuno loda, ognuno taglia. A sera ognuno col suo grave fascio va. Nell’aria, un pianto... d’una capinera che cerca il nido che non troverà.
spiegazione più ampia, più chiara, di un concetto sintetico
Proprio là, dove prima la quercia allargava la sua ombra, ora che è (morta), (sé spande), e non combatte più con i venti impetuosi (turbini).
struttura sintattica ordinata
La gente dice: «Adesso che è morta, mi accorgo di come era grande!».Pendono qua e là dalla grande chioma (corona) i piccoli nidi di uccelli della stagione primaverile. La gente dice: «Adesso che è morta, mi accorgo di come era buona!».
sostituzione di termini «difficili» con altri più semplici
A sera ciascuno se ne va col suo pesante (grave) fascio di legna. Nell’aria si sente un pianto... di una capinera che cerca il nido che non troverà.
sostituzione di termini «difficili» con altri più semplici
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Scrivere il commento di una poesia significa esporre, dopo averla compresa e analizzata, le sue caratteristiche fondamentali (sia a livello di contenuto sia di scelte stilistico-espressive), i sentimenti e le riflessioni che l’autore ha voluto esprimere, nonché le nostre osservazioni, giudizi su di essa e le impressioni, emozioni che ha suscitato in noi
Prima di scrivere il commento:
1. esamina innanzitutto il titolo della poesia. Esso, infatti, ti fornirà una prima indicazione su quello che l’autore ha voluto esprimere nel suo componimento;
2. analizza la poesia, cioè individuane le caratteristiche tematiche (tema centrale, temi secondari), le caratteristiche linguistico-espressive, l’intenzione comunicativa dell’autore
Scrivi il commento seguendo i punti di questa scaletta guida:
1. presenta il titolo e l’autore della poesia. Dell’autore riporta eventualmente brevi notizie relative a vita, opere, idee, periodo in cui visse...;
2. esponi le tue osservazioni sul contenuto in genere e sul «tema» in particolare, riportando parole, espressioni significative della poesia a conferma della tua interpretazione;
3. esprimi le tue osservazioni sul tipo di linguaggio (arcaico, moderno, ricercato, alto, formale, comune...), sulla struttura sintattica (frasi semplici e coordinate, frasi complesse subordinate), sulle figure retoriche (metafore, similitudini, allit- terazioni...), sul tipo di rima, verso, strofa...;
4. concludi il commento esprimendo un tuo giudizio sulla poesia ed esponendo le emozioni, le sensazioni che la lettura ha suscitato in te. Puoi anche fare dei confronti con altre poesie (dello stesso autore o di altri autori) che presentano uguali tematiche
Nella poesia La quercia caduta, Giovanni Pascoli, uno dei più significativi poeti del primo Novecento, ci invita a riflettere su una realtà molto triste: gli uomini riconoscono la grandezza e la bontà dei loro simili solo dopo la loro morte, quando ormai è troppo tardi. Il poeta, per esprimere questa amara verità, si serve di una quercia molto vecchia che un giorno crolla al suolo. E proprio là, dove prima allargava la sua ombra, ora, che è morta, distende se stessa. Intorno a lei la gente dice: «Era pur grande... era pur buona!». Lacrime di coccodrillo, perché nonostante tutte le lodi «ognuno taglia», pensa a far legna. Ma ecco, fra tante ipocrite parole, levarsi nell’aria il pianto sincero di una capinera «che cerca il nido che non troverà».
L’intera poesia è pervasa da uno stato d’animo di tristezza, di profonda amarezza che scaturisce dalla constatazione dell’egoismo degli esseri umani. Il pianto finale della capinera tocca veramente il cuore: si intuisce chiaramente che la capinera non piange solo per il nido perduto, ma anche e soprattutto per la quercia «morta» di cui aveva apprezzato la generosità e la bontà. Il linguaggio della poesia, a parte i primi due versi in cui sono presenti parole di registro alto (turbini, tenzona), è complessivamente semplice, di facile interpretazione. Inoltre le terzine a rima alternata (ABA, BCB, CDC), la frequente punteggiatura, la presenza della dieresi (nidïetti) conferiscono alla poesia un ritmo cadenzato, lento, che riflette l’inquietudine e lo sgomento del poeta.
A mio parere questa poesia è significativa perché in pochi versi trasmette un messaggio di grande e terribile verità: l’essere umano è invidioso del suo simile, e ne riconosce i pregi solo dopo la morte e, anche in questa occasione, se da una parte lo «loda», dall’altra lo «taglia», lo sfrutta fino all’ultimo «pezzo di legna» come nel caso della povera quercia.