l'architettura Paleocristiana
L'architettura paleocristiana, cioè dei primi secoli del Cristianesimo, ha una data spartiacque fra due periodi contrapposti: l'editto di Milano del 313 da parte dell'imperatore Costantino, che permise la libertà di culto per i cristiani e fu quindi possibile da questo momento in poi erigere edifici pubblici per la liturgia cristiana. Fino ad allora il culto cristiano era considerato religione illecita nell'Impero romano e quindi le riunioni di fedeli avvenivano specialmente in case private, chiamate Domus ecclesiae. Le uniche architetture cristiane anteriori al IV secolo (a parte i rari scavi che hanno riportato alla luce domus ecclesiae, essendo queste spesso coperte da chiese successive) sono le strutture ipogee dette in seguito catacombe.
Con la liberalizzazione del culto in epoca costantiniana si pose il problema di quale forma dare agli edifici della nuova religione. Le domus ecclesiae erano insufficienti per il numero dei nuovi credenti. La messa, definitivamente codificata proprio nel IV secolo, richiedeva degli edifici monumentali, che vennero costruiti usando come modello la basilica romana, cioè un edificio non legato alla religione e polifunzionale, strutturato in modo semplice. La basilica cristiana mantiene infatti la planimetria rettangolare e la suddivisione in tre navate, spostando però l'accesso su un lato corto (a differenza di quella romana che lo aveva spesso sul lato più lungo) e mantenendo l'abside solo sul lato opposto. La basilica paleocristiana presentava anche elementi nuovi come il transetto che comunque iniziò ad essere adottato solo in un secondo momento e nei primi secoli fu piuttosto raro, anche se presente nella primitiva basilica di San Pietro in Vaticano, quale navata trasversale disposta davanti al presbiterio, che dà alla basilica la forma planimetrica di una croce, anche con valore simbolico. La prima basilica cristiana fu probabilmente San Giovanni in Laterano, con una struttura a cinque navate divise da quattro file di colonne. Circa cinque anni più tardi fu iniziata quella di San Pietro in Vaticano. Non esistendo il sacramento della confessione, il battesimo veniva infatti normalmente dato solo agli adulti, e spesso in un'età avanzata che "lavasse" tutti i peccati fino ad allora commessi. Antiche basiliche con quadriportico erano San Pietro in Vaticano o la basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme.
Affresco riproducente l'antico aspetto della Basilica di San Pietro in Vaticano in epoca costantiniana
componenti di un edificio cristiano
tipologie di piante
Edifici con pianta a croce latina
Abbazia San Galgano (SI)
Cattedrale di Notre Dame di Chartres
Edifici con pianta a croce greca
Mausoleo di Galla Placidia Ravenna
San Pietro in Vaticano Roma
Edifici con pianta poligonale
Basilica di San Vitale, Ravenna
Battistero, Firenze
Edifici con pianta circolare
Battistero, Pisa
Torre del Duomo, Pisa
Edifici con pianta a croce commissa
Basilica di Santa Maria Novella, Firenze
Basilica di Santa Croce, Firenze
edifici a pianta centrale(croce greca)
edifici a pianta balisicale o longitudinale (croce l atina)
BASILICA
CATTEDRALE o DUOMO la chiesa da dove il vescovo presiede le celebrazioni diocesane
chiesa di grandi dimensioni a cui sono stati conferiti speciali diritti cerimoniali dal papa; SANTUARIO Chiesa specificamente dedicata al culto particolare di un santo e spesso meta di pellegrinaggi COLLEGIATA chiesa storicamente sede di un collegio di canonici, con funzioni religiose simili alla cattedrale. PIEVE chiesa rurale in cui poteva essere conferito il battesimo e con speciali diritti sulle chiese figliali.
BATTISTERO edificio specificamente destinato al rito del battesimo MAUSOLEO Un mausoleo è una tomba di eccezionale monumentalità, generalmente eretta per custodire il corpo di una grande personalità.
SCISSIONE DELL'IMPERO ROMANO (395 d.C.)
Con l’imperatore Diocleziano si era potuto assistere alla separazione dell’impero romano in due diverse sezioni, in un secondo tempo l’imperatore Costantino lo aveva raggruppato nuovamente ma nel 395 d.C l'imperatore Teodosio divise definitivamente l'Impero Romano in due parti che lasciò ai suoi due figli: impero romano d’Oriente con capitale Costantinopoli e l’impero romano d’Occidente con capitale la città di Milano e in seguito Ravenna. Importanti erano le differenze dal punto di vista politico, amministrativo e socio economico tra i due imperi romani. L’impero d’Oriente durò fino all’anno 1054 per più di mille anni e godeva della presenza di superfici molto produttive in cui l’agricoltura era veramente uno delle attività principali e vi erano importanti città commerciali al suo interno. Nell’impero romano d’Oriente era molto più diffusa la religione cristiana e l’impero ispezionava e controllava la Chiesa sotto ogni punto di vista ed inoltre l’esercito era molto vigoroso e i confini erano più difendibili. L’impero romano d’Occidente invece ebbe una fine molto precedente rispetto all’impero d’Oriente ovvero verso il 476. Le conquiste e aggressioni dei barbari erano sempre più frequenti e l’impero era meno sicuro rispetto all’altro impero d’Oriente. Nel 402 Onorio, figlio di Teodosio I, decise di trasferire a Ravenna la residenza dell'Impero Romano d'Occidente da Mediolanum, troppo esposta agli attacchi barbarici. Ravenna fu scelta come nuova capitale perché godeva di una migliore posizione strategica (più vicina all'Oriente); inoltre, data la sua condizione di città marittima (avvantaggiandosi dell'incontrastato dominio romano sul mare), godeva di una maggiore difendibilità.
Con l'insediamento della corte imperiale, da centro di periferia, Ravenna si trasformò in città cosmopolita, fulcro di gravitazione politica, culturale e religiosa.
Dopo aver preso a modello il fasto di Costantinopoli, Ravenna, ad essa legata da consolidati vincoli commerciali, assunse l'aspetto di una residenza imperiale bizantina: sorsero grandiose costruzioni civili e religiose che emulavano, nell'architettura e nelle decorazioni, quelle della capitale d'Oriente.
i figli di Teodosio, Arcadio ed Onorio ricevevano le due parti dell'Impero: al primo andava l'Oriente, al secondo l'Occidente. Da questo punto in poi la divisione si mantenne definitiva.
Mausoleo di Galla Placidia
Il mausoleo di Galla Placidia (imperatrice romana, figlia dell'imperatore Teodosio I) risalente alla prima metà del V secolo, dopo il 425, si trova a Ravenna, poco distante dalla basilica di San Vitale. La sua identificazione funzionale con un edificio funebre e quella della sua committente, l'imperatrice Galla Placidia, sono ampiamente diffuse, Il mausoleo è inserito, dal 1906, nella lista dei siti italiani patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.
La pianta del piccolo edificio presenta una forma a croce greca irregolare, poiché il braccio longitudinale dell'ingresso è leggermente più lungo degli altri. Esternamente l'edificio ha un paramento in semplice laterizio con la cupola nascosta da un tiburio a base quadrata, che si sopraeleva sulla copertura a tetto a due spioventi dei quattro bracci. Le poche decorazioni esterne sono la pigna posta sulla sommità, la cornice e le arcate cieche apparentemente prive dello zoccolo di base, che movimentano le pareti ad eccezione del braccio settentrionale lì dove si apre l'ingresso, e il fregio posto sopra il portale d'ingresso, raffigurante due felini che si affrontano ai lati di un cratere a volute, tra rami di vigna carichi di grappoli d'uva. L'interno è decorato da un ciclo di mosaici, fra i più antichi della città essendo datati al secondo quarto del V secolo. Alla fine dei bracci si trovano tre sarcofagi in marmo, di epoca romana quello del braccio centrale, del IV e V secolo i due posti nei bracci laterali. La cupola centrale domina lo spazio interno, affiancata sui lati da quattro lunette. Altre quattro lunette si trovano alle estremità dei bracci, mentre i bracci hanno volte a botte. La rappresentazione escatologico-apocalittica del sepolcro cristiano non è in asse con l'ingresso dell'oratorio che è nella direttrice nord-sud, ma è in asse con l'orientazione cristiana , in quanto la croce ha la testa verso occidente e il piede verso oriente; la croce quindi va da oriente ad occidente come Cristo sole di giustizia e di redenzione.
La pigna è il ''frutto'' del pino, albero sempreverde, incarna dunque l'eternità, la rigenerazione continua e viene associata anche all'idea del divino e dell'immortalità.
ESTERNO TIBURIO
ARCATELLE CIECHE INTERNO CUPOLA
MOSAICI PIANTA
CROCE GRECA IRREGOLARE
pigna
simbolo di rinascita, immortalità
Ravenna e Cole Porter
Esternamente è molto semplice e modesto, soprattutto se confrontato con la ricchezza della decorazione musiva (decorazione a mosaico) interna, resa ancora più splendente dalla luce dorata che filtra attraverso le finestre di alabastro. La parte inferiore delle pareti è rivestita da marmi mentre la zona superiore è interamente decorata da mosaici che ricoprono pareti, archi, lunette e cupola. I temi iconografici, a cavallo tra la tradizione artistica ellenistico-romana e quella cristiana, sviluppano a più livelli interpretativi il tema della vittoria della vita eterna sulla morte. Quest'edificio emana un'atmosfera magica. Le innumerevoli stelle della cupola hanno colpito nel corso dei secoli la fantasia e la sensibilità dei visitatori tanto che si narra che Cole Porter (compositore statunitense, uno dei cinque grandi del musical americano degli anni '50/'60), in viaggio di nozze a Ravenna, rimase talmente colpito dall'atmosfera del piccolo mausoleo e dalle sue stelle, da comporre la sua famosissima canzone Night and Day.
Basilica di San Vitale
La chiesa segna un distacco dalle tipiche basiliche longitudinali della città di Ravenna e, nella pianta a base centrale (ottagonale), con cupola inglobata e nascosta dal tiburio. Ogni faccia è collegata con quella attigua mediante contrafforti e, a sua volta, si suddivide in settori per mezzo di paraste e di una sottile cornice dentellata. Dalla forma geometrica del nucleo principale emergono altri corpi altrettanto rigorosamente definiti: il tiburio sopraelevato, ugualmente ottagonale, e l'abside, che, secondo l'uso locale, è poligonale all'esterno, semicircolare all'interno e affiancata da due piccoli ambienti. Si accede all'interno attraverso due porte: l'una in asse, l'altra, invece, obliqua rispetto all'abside. Viene così a mancare quel rapporto rettilineo fra ingresso e abside, che rende evidente la forma dell'edificio. Del resto tutto contribuisce ad alleggerire il peso delle masse strutturali: i pulvini che staccano l'arco, quasi sollevandolo e sospingendolo in alto, e soprattutto i capitelli, scolpiti a Bisanzio, i quali, persa la forma classica greco-romana, assumono quella di cesti, traforati. Oltre ai celeberrimi mosaici, completano la decorazione interna i marmi policromi, gli stucchi e le balaustre del matroneo, traforate finemente. Grande protagonista è la luce, che penetrando da diverse angolazioni determina un gioco luministico che appare imprevedibile. Sul pavimento del presbiterio è raffigurato un labirinto, simbolo del labirinto dell'anima, del difficile percorso dell'anima verso la purificazione
TIBURIO
CONTRAFFORTE
PARASTA
INGRESSI
Lesena
Parasta
La lesena è un elemento DECORATIVO di un ordine architettonico addossato a parete, che consiste in un fusto, a pianta rettangolare, appena sporgente dalla parete stessa, con i relativi capitelli e base.
La parasta è un elemento architettonico STRUTTURALE verticale inglobato in una parete, dalla quale sporge solo leggermente. Si differenzia dalla lesena che, pur avendo apparentemente lo stesso aspetto esterno, ha invece funzioni solo decorative.
il labirinto
il dado brunelleschiano
Basilica di San Lorenzo (1419-61), Firenze
Basilica di Santo Spirito (1444-87), Firenze
Santa Apollinare Nuovo
La basilica di Sant’Apollinare Nuovo si trova nel cuore del centro storico di Ravenna; da non confondere con Sant’Apollinare in Classe, è situata sulla via di Roma ed è uno dei monumenti prediletti da chi visita la città. Attraverso l’adiacente chiostro si giunge ad ammirare un gioiello unico al mondo. Nonostante la perdita dei mosaici dell’abside (distrutti tra VIIe VIII secolo), oggi il visitatore che varca la soglia di Sant’Apollinare Nuovo rimane senza respiro: le pareti laterali sono interamente coperte di tessere sfavillanti, disposte ad inclinazione diversa l’una dall’altra, per rendere la luce vibrante. Si tratta di un edificio a tre navate, attualmente privo di quadriportico e preceduto da un portico o nartece, risalente al XVI secolo. La navata centrale, larga il doppio di quelle laterali, terminava con un'abside semicircolare all'interno e poligonale all'esterno, che fu ricostruita nel XVI secolo e decorata nel XVIII secolo, assumendo l'aspetto attuale, che è stato recuperato di recente, segnando però sul pavimento la pianta dell'abside del VI secolo. La navata mediana è delimitata da dodici coppie di colonne poste una di fronte all'altra che sorreggono archi a tutto sesto. Come tutte le chiese di Ravenna, dei periodi imperiale (fino al 402-476), ostrogotico (fino al 476-540) e giustinianeo (dal 540-565 in poi), anche Sant'Apollinare Nuovo è decorata con meravigliosi e coloratissimi mosaici. Tuttavia essi non risalgono alla stessa epoca: alcuni sono teodoriciani, altri risalgono alla decorazione voluta dal vescovo Agnello, quando l'edificio venne riconsacrato al culto cristiano cattolico.
Nel corso della prima guerra mondiale, nella notte del 12 febbraio 1916 la chiesa fu bombardata causando gravi danni. L'immagine dell'antica chiesa bizantina sfigurata dalle bombe fece il giro del mondo, suscitando la più ampia riprovazione
i mosaici
Cristo divide le pecore
dai capretti
La scena del Cristo che divide le pecore dai capretti ricorda quella del Buon Pastore del Mausoleo di Galla Placidia. In questa scena viene raffigurata la separazione dei buoni e dei cattivi, espressa simbolicamente per mezzo di due gruppi di pecorelle e capri, affiancati rispettivamente dall'Angelo del Bene, vestito di rosso, e dall'Angelo del Male, vestito di blu.
Nella scena dell'Ultima cena, Cristo e gli apostoli sono raffigurati similmente alle raffigurazioni romane paleocristiane, e le proporzioni gerarchiche (Cristo più grande delle altre figure) rientrano nel filone dell'arte tardoantica. Cristo è sempre raffigurato con vesti purpuree, giovane e imberbe secondo l'uso occidentale.
Il Porto di Classe
Palazzo di Teodorico
Sulla parete di destra (guardando verso l'altare), è raffigurato il famoso Palazzo di Teodorico, riconoscibile dalla scritta latina PALATIUM (Palazzo) nella parte bassa del timpano. Tra una colonna e l'altra sono tesi dei drappeggi bianchi e decorati in oro, che coprono le ombre di antiche figure umane rimaste dopo che una parte del mosaico fu condannata alla distruzione: per una sorta di damnatio memoriae tutte le figure umane (quasi certamente Teodorico stesso e membri della sua corte) vennero cancellate e si notano ancora le ampie parti di colore leggermente diverso.
Sulla parete di fronte è raffigurato invece il porto di Classe, che in quel tempo era il più grande di tutto l'Adriatico, nonché una delle principali sedi della flotta imperiale romana. Sulla sinistra, i tasselli del mosaico compongono la figura di tre imbarcazioni allineate verticalmente, che sostano sull'acqua azzurra e calma del porto, in un'insolita prospettiva "a volo d'uccello", che ne risalta l'ampiezza
Ravenna e Klimt
Nel maggio del 1903, e poi successivamente nel dicembre dello stesso anno, GUSTAV KLIMT, allora 41enne e già consacrato tra i più celebri artisti europei, scese in Italia alla ricerca di nuove fonti di ispirazione e di bellezza pura, giungendo anche a Ravenna.
Due sono i commenti che conosciamo grazie alle cartoline spedite ai suoi conoscenti. In entrambe Klimt esprime primariamente uno snobistico fastidio per il clima uggioso e per il contesto socio-economico modesto che vi si respira.
Lontano dai fasti di Vienna e dagli splendori della Secessione, non pare insomma per nulla presagire quelli che, solo pochi anni dopo, saranno la dissoluzione dell’Impero e lo scoppio della Prima Guerra Mondiale.
Maltempo e alloggio modesto a parte, Klimt rimane folgorato da quel che − come il suo amato oro − gli appare a Ravenna altrettanto significativamente eterno: il mosaico. In confronto alla parte di miseria che lo circonda dovrà ammettere, quindi, nello scrivere alla sua compagna, che “i mosaici sono di incredibile splendore”.
Figlio dell’orafo Ernst Klimt ed avendo lui stesso buoni studi tecnici di arte musiva alle spalle, ebbe modo di conoscere a fondo ed ammirare l’arte dei maestri ravennati nell’accostare le tessere dei mosaici bizantini, e restò folgorato dalla luce dorata dell’antica Bisanzio che vi brillava.
Da quel momento, la lavorazione con la materia “oro” acquista davvero una valenza espressiva, tanto da fornirgli la trama cromatica principale dei suoi quadri: è il cosiddetto “Periodo aureo”, che ha iniziato proprio a Ravenna.
Da quella vivida esperienza nel cuore dell’atmosfera bizantina il pittore torna in Austria ancora più determinato a dedicarsi tout court al mondo della bellezza, creando Le tre età della donna (1905), Ritratto di Adele Bloch-Bauer (1907) e la sua opera forse più famosa, Il Bacio (1908).
Santa Sofia a Costantinopoli
(350 d.C. prima costruzione)
La Basilica di Santa Sofia fu la chiesa più importante del mondo bizantino, dedicata non a una santa ma a un concetto astratto, la Divina Sapienza. Il primo edificio, voluto da Costantino, fu distrutto da un incendio nel 532. Per volere dell’imperatrice bizantina Teodora, moglie di Giustiniano, la Basilica di Santa Sofia venne ricostruita in maggiori dimensioni. Quello che si svelò agli occhi di tutti fu un edificio mirabile per la grandiosità e soprattutto per l’arditezza. Costruita da Isidoro di Mileto e Antemio di Tralle, la basilica di Santa Sofia combina lo schema della pianta centrale con quello longitudinale: si articola infatti in un grande spazio quadrato coperto da una cupola e fiancheggiato da navate laterali. La gigantesca cupola di 31 metri di diametro, che si innalza quasi a voler toccare il cielo, esprimeva l’ideale di un impero superiore a qualsiasi cosa ci fosse sulla Terra; crollò in un terremoto e fu ricostruita nella seconda metà del VI secolo dal nipote e omonimo di Isidoro. Le navate laterali, come i matronei, sono riservate ai fedeli, secondo un criterio di organizzazione liturgica affermatosi proprio agli inizi del VI secolo. L’atmosfera della basilica è resa inimitabile dall’illuminazione: lungo tutto il perimetro della cupola si apre una serie di finestre, mentre l’abbondante luce è riverberata e diffusa dai preziosi mosaici che ricoprono gli interni, per lo più realizzati su un fondo color oro. In seguito alla conquista turca del 1453, la Basilica di Santa Sofia divenne la più importante moschea della città, come si vede bene dalle immagini che mostrano all’esterno i minareti (le alte torri) e all’interno ben visibili all’interno sono i quattro grandi pannelli circolari in pelle di cammello appesi nell’Ottocento, che in lettere d’oro riportano i nomi dei primi quattro califfi (Abu Bakr, Umar, Uthman e Ali) e che si aggiungono ai medaglioni dedicati ad Allah, al profeta Maometto, e ai due nipoti di Maometto: Hassan e Hussein. A partire dal 1935 la Basilica di Santa Sofia è stata trasformata in un museo.
Il 10 luglio 2020, con un decreto presidenziale, è stata nuovamente aperta al culto islamico
Santa Sofia (in turco Ayasofya)
- Nel 350 si assiste alla costruzione della prima Chiesa voluta da Costantino, distrutta da un incendio nel 532
- Nel 532, pochi giorni dopo la distruzione della, l'imperatore Giustiniano e sua moglie Teodora, decisero di costruire una nuova basilica completamente diversa, più grande e più maestosa rispetto a quelle dei suoi predecessori, consegnando il cantiere agli architetti Antemio di Tralle ed Isidoro di Mileto.
- Nel 1453 divenne moschea ottomana
- Nel 1931 venne fu sconsacrata e nel 1935 divenne un museo
- Nel 2020, con un decreto presidenziale del Presidente Erdogan, è stata nuovamente aperta al culto islamico
Minareti
interno cupola d=31 m
Matroneo
le dimensioni della sala principale (69,7 x 74,6 m)
il Romanico
Lez. 1
introduzione, innovazioni tecniche. l'abbazia di Cluny Lez. 2
Durham - Santiago Lez. 3
il Romanico in Italia: Milano - Pavia - Modena Lez. 4
il romanico a Firenze Lez. 5
il romanico a Pisa e Venezia
pag.33
pag.41
pag.46
pag.56
pag.69
il Romanico
Nello specifico, il termine "romanico" fa riferimento al legame con l'architettura romana, dalla quale vennero ripresi alcuni elementi strutturali (l'arco, la colonna, il pilastro, la volta) e una certa impostazione monumentale e spaziale. La cultura e la civiltà europea subirono un'accelerazione dopo l'anno Mille, grazie ad una serie di innovazioni tecnologiche, prima di tutto in agricoltura, che permisero di aumentare la produzione di generi alimentari, sollevando la popolazione dalla scarsità di cibo. Ciò innescò un circolo virtuoso che permise un incremento demografico, la ripresa dei commerci e lo sviluppo di villaggi e città quali sedi di mercati; la crescita delle zone urbane gradualmente permise l'affermazione di un nuovo ceto sociale, quello "borghese" dedito alle attività manifatturiere e commerciali ed intermedio tra la massa dei contadini e gli aristocratici o ecclesiastici. Inoltre, soprattutto in Francia, il sistema feudale frammentava il potere creando una classe di signori della guerra. Tutte queste entità presto innescarono una notevole domanda di nuovi edifici, soprattutto religiosi e la diffusione dei pellegrinaggi con la conseguente necessità di grandi chiese, ospedali e alloggi per i pellegrini. Il romanico presenta due aspetti apparentemente antitetici: da una parte non è il prodotto di una sola nazione o di una sola regione ma è nato pressoché contemporaneamente in Francia, Italia, Germania e Spagna e durante il suo sviluppo ha presentato scambi ed influenze reciproche in tutta l'area dell'Europa centro-occidentale, finendo per costituire una cultura effettivamente europea. D'altra parte, ogni regione presenta forme, schemi costruttivi, materiali diversi tra di loro. Questa duplice natura è probabilmente un perfetto ritratto storico e geografico dell'Europa medievale che univa elementi "universali" ad altri estremamente localistici. IL CULTO DELLE RELIQUIE Le reliquie conferivano importanza ed autorità a chi le possedeva, oltre a conferire autorità e potere le reliquie furono anche un investimento. Esse procurarono il denaro necessario alla costruzione di abbazie e cattedrali. Le stesse reliquie erano inoltre fonte di ricchezza non solo per gli ecclesiastici ma per locandieri, mercanti, bottegai, giocolieri ed allevatori locali. Fiere e sagre si svilupparono intorno a santuari e monasteri per non parlare dei pellegrinaggi che offrirono una fonte di ricchezza per molteplici categorie di persone.
Tipologia di facciata
facciata a capanna
facciata a salienti
La facciata a capanna è un termine architettonico usato per definire la forma della facciata di una chiesa, la copertura presenta solo due spioventi. In una chiesa, la presenza di una facciata a capanna non implica necessariamente che l'ambiente interno sia costituito da un'unica navata e la facciata può pertanto celare un'articolazione più complessa del corpo principale, come nel caso della basilica di San Michele a Pavia, le cui tre navate sono precedute da una facciata a capanna.
La facciata a salienti, è un termine architettonico usato per definire la forma della facciata di una chiesa, quando, come suggerisce il termine stesso, la copertura presenta una successione di spioventi posti a differenti altezze. La presenza di ogni singolo saliente a lato del vertice di copertura, corrisponde, quasi sempre, ad una navata laterale.
L’abbazia di Cluny
L’abbazia di Cluny fu fondata nell’omonimo paese nel 909 da un monaco, Bernone di Cluny, il quale ricevette in beneficio questo territorio dal duca d’Aquitania Guglielmo I, in cambio di preghiere per se e la sua famiglia. Una volta finiti i lavori il duca, contrariamente ai suoi predecessori, affidò il controllo del monastero al Papa, spogliandosi di tale potere. La prima chiesa (Cluny I), di dimensioni ridotte, fu fondata nel 909 e purtroppo non ci sono fonti storiche riguardanti la sua descrizione. La seconda chiesa (Cluny II), in ordine di costruzione, fu edificata nel 981, dopo decenni di lavori ininterrotti. Di questa costruzione sono state rinvenute scarse testimonianze storiche. Tuttavia, grazie agli scavi compiuti sulle rovine, è stato possibile ricostruire la sua pianta. Era presente un atrio collegato al nartece (chiamato galilea, regione storica del Vicino Oriente, oggi divisa amministrativamente tra Israele e la Cisgiordania, luogo dove rientrò Cristo dopo la resurrezione) , tre navate lunghe 55 metri, un coro a tre absidi e tre torri, due ai lati e una all’incrocio tra navate e transetto. Cluny II divenne una chiesa importante dal punto di vista architettonico in quanto rappresentò il “modello” delle altre chiese romaniche in Europa. Nel 1088, l’abbazia conobbe una crescita enorme sotto l’abate Ugo di Semur, si decise di costruire una nuova chiesa ancora più grande,ebbe inizio la costruzione di Cluny III. Il complesso delle costruzioni si concluse nel 1130 con la sua consacrazione della chiesa. La terza chiesa presentava cinque navate, quattro navate laterali coperte con volte a crociera e una navata centrale, ricoperta con una volta a botte. Esse erano intersecate da due transetti, dai quali si ergevano torri ottagonali. Con la costruzione del secondo transetto comparvero nuovi elementI: le cappelle radiali, che fiancheggiano il deambulatorio. Cluny III venne danneggiata nel 1500 dalle guerre religiose e fu rasa al suolo durante la rivoluzione francese. Nel 1800 i ruderi vennero distrutti per ricavare materiale da costruzione, e fu risparmiata una sola torre e alcuni pilastri.
Nartece GALILEA
Pianta di Cluny II
Il modello di Cluny in Francia
CLUNY III
Cluny III voluta dall'abate Ugo di Semur, con le sue dimensioni di 187 metri di lunghezza divenne la più grande chiesa del Medioevo. Il modello di Cluny III si diffuse ben presto in tutta la Borgogna (Francia centrale) e influenzò le chiese sulla via di pellegrinaggio verso Santiago de Campostela.
Cluny I 909–927 chiesa semplice, piccole dimensioni Cluny II 963–981 tre navate, Nartece, deambulatorio, cappelle radiali Cluny III 1088–1130 cinque navate, doppio transetto, dimensioni colossali
la Cattedrale di Durham
Cattedrale di Durham
La cattedrale di Cristo, della Beata Vergine Maria e di San Cutberto di Durham, più semplicemente nota come cattedrale di Durham, sita in Inghilterra, venne fondata nel 1093 ed è tuttora un importante centro del Cristianesimo. Nella cripta della cattedrale di Durham si trova una reliquia della battaglia tra John Conyers e il drago, una spada che secondo la tradizione è stata usata da Ser Johan Conyers per uccidere il drago. L’edificio è davvero imponente. La facciata presenta due torri che raggiungono i 44 metri di altezza e sulla crociera se ne trova una più grande (il campanile) che invece è alta 66 metri. I muri perimetrali risultano alquanto massicci ed hanno contrafforti. L’interno è costituito da tre navate, separate da grosse colonne di pietra calcarea, con capitelli decorati. La navata è piuttosto lunga, raggiungendo i 143 metri ed ha una larghezza di circa 25 metri. Le coperture delle navate sono a crociera. Presenta inoltre un triforio sopra le navate. Il pavimento è costituito da un mosaico realizzato in marmo. Per i visitatori esiste la possibilità di raggiungere la sommità del campanile, salendo i 325 scalini e di poter ammirare dall’alto l’incredibile vista della città di Durham
Il Westwerk si presenta come un grande corpo a più piani protetto ai fianchi da due alte torri (mascherate da campanili). Il complesso veniva aggiunto sul lato ovest di basiliche e cattedrali (spesso superandole in altezza) e fungeva esternamente da ingresso laterale e facciata.
la cattedrale di Durham è stata usate per girare alcune scene esterne di Hogwarts nella saga di Harry Potter.
San Giuseppe a Spira, Germania
la Cattedrale di Santiago de Compostela
Secondo la leggenda, il corpo dell'apostolo Giacomo il Maggiore fu rinvenuto nel IX secolo nell'area dove sorge la cattedrale. Nella stessa Cattedrale si possono venerare le reliquie del santo apostolo. Tra il IX e il X sec. la fama dell'edificio crebbe fortemente con il diffondersi di notizie legate a miracoli del santo e presunte apparizioni dell'apostolo alla testa di schiere cristiane contro l'islam. L'esterno del Santuario è stato modificato in età barocca (XVII sec.), mentre l'interno mantiene l'assetto romanico. Il pellegrino alla fine del suo lungo pellegrinaggio (800 km) superato il portone esterno della facciata, si trova in un atrio che ha la funzione di espiazione prima di entrare nella cattedrale e viene chiamato PORTICO DELLA GLORIA, questo spazio è arricchito da oltre 200 sculture. L'interno presenta 3 navate (anche nel transetto, sul quale si aprono quattro cappelle, due per lato).
Il presbiterio posto sulla cripta (che conserva le reliquie del santo) termina con un profondo coro e un deambulatorio con cinque cappelle radiali, che permetto la possibilità di più funzioni liturgiche contemporaneamente. La navata centrale (anche nel transetto) presenta una massiccia copertura con volte a botte), le navate laterali invece sono coperte con volte a crociera che sostengono i matronei. All'incrocio tra navate e transetto s'innalza una torre impostata su quattro pilastri polistili (pilastri costituiti da più colonne).
PORTICO DELLA GLORIA
facciata barocca
il cammino di Santiago
Il Cammino di Santiago di Compostela è il lungo percorso che i pellegrini fin dal Medioevo intraprendono, attraverso la Francia e la Spagna, per giungere al santuario di Santiago di Compostela, dove è posta la tomba dell'Apostolo Giacomo il Maggiore. Le strade francesi e spagnole che compongono l'itinerario sono state dichiarate Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. Si tratta grossomodo (a seconda del sentiero e dell'allenamento) di un percorso di 800 km per la durata di 1 mese. Al termine di tale percorso si arrivava finalmente a Santiago. Dopodiché il pellegrino, se aveva ancora fiato, si spingeva (e arriva tutt'oggi) a guardare l'oceano Atlantico dall'estremo promontorio di Fisterra, oppure terminava il suo cammino al santuario di Nosa Señora da Barca, a Muxía, sulla Costa della Morte. La chiesa sorge di fronte ad un celebre luogo di culto megalitico, centrato sulla Pedra d'Abalar ("la pietra oscillante") che i pellegrini fanno oscillare in cerca del suo punto di equilibrio. Vi sono numerosi altri percorsi che nel corso dei secoli sono stati classificati alla stregua del Camino Francés. Esiste un itinerario che da Lisbona, passando per Coimbra e Porto, conduce a Santiago de Compostela, e che è conosciuto come Cammino Portoghese.
Sant'Ambrogio a Milano
campanile dei canonici XII sec.
Edificata tra il 379 e il 386 per volere del vescovo di Milano, Ambrogio, fu costruita in una zona in cui erano stati sepolti i cristiani martirizzati dalle persecuzioni romane. Per questo venne dedicata ai martiri ed era chiamata Basilica Martyrum: lo stesso Ambrogio voleva riporvi le reliquie dei santi martiri Gervasio e Protasio. Sant'Ambrogio stesso vi venne sepolto (397) e da allora cambiò nome, assumendo quello attuale. La basilica attuale rispetta scrupolosamente la pianta di questa basilica paleocristiana: tre navate absidate, senza transetto, con quadriportico antistante. La facciata a capanna è larga e schiacciata. Presenta due logge sovrapposte. Quella inferiore ha cinque arcate uguali (di cui solo tre sono visibili in facciata) e si ricongiunge con il perimetro interno del portico, pur avendo queste arcate leggermente più alte, mentre quella superiore ha cinque arcate che scalano in altezza assecondando il profilo degli spioventi. Presenta anche degli archetti pensili, cioè file di piccoli archi a tutto sesto che "ricamano" la cornice marcapiano e gli spioventi. Il quadriportico antistante aveva un tempo la funzione di raccogliere i catecumeni al cospetto della chiesa. Tuttavia, dai primi anni dell'XI secolo i fedeli venivano ormai battezzati fin dalla nascita, e per questo il suddetto spazio perse la sua funzione originale assumendo un ruolo nuovo, come scoperto dove si radunavano i cittadini per discutere e per assemblee religiose o civili. Dalla loggia superiore della facciata il vescovo dava la sua benedizione ai cittadini, mentre le cariche pubbliche potevano interloquire con la folla.
Il campanile di destra, detto dei monaci, risale al IX secolo e ha l'aspetto austero tipico delle torri di difesa. Quello di sinistra, detto dei canonici, è più alto e risale al XII secolo
campanile dei monaci IX sec.
L'interno venne strutturato secondo le più avanzate novità d'Oltralpe, con l'uso di volte a crociera a costoloni, con un'architettura rigorosa e coerente. In sostanza, ogni arco delle volte poggia su un semipilastro o una semicolonna propria, poi raggruppati nel pilastro a fascio, la cui sezione orizzontale non è quindi casuale, ma legata strettamente alla struttura dell'alzato. Le volte delle navate laterali, con campate di dimensioni pari alla metà del lato di una campata nella navata centrale, poggiano su pilastri minori e reggono i matronei. Questi ultimi occupano tutto lo spazio eventualmente disponibile per il cleristorio: lo sviluppo in altezza ne risulta bloccato ma, coerentemente con lo sviluppo complessivo, la luce si tende lungo l'asse maggiore (la stessa forma plastica dei pilastri polistili è subordinata a questa illuminazione bassa) e passa dalle finestre della facciata (qui, peraltro, filtrata dalle logge) e dal tiburio (come detto, successivo). In corrispondenza del tiburio, nell'ultima campata della navata centrale, si trova il presbiterio con, al centro, l'altare maggiore. Nel catino absidale, si trova un mosaico, ricostruito dopo la seconda guerra mondiale riutilizzando i resti di quello precedente distrutto dalle bombe, risalente al IV secolo ma più volte modificato entro il IX secolo. Al centro vi è il Pantocratore (Gesù onnipotente) tra i santi Gervasio e Protasio e, ai lati, scene della vita di Sant'Ambrogio.
San Michele a Pavia
La basilica di San Michele è considerata il prototipo della chiesa romanica medievale.
San Michele però si discosta dalle altre chiese cittadine per l'utilizzo estensivo, sia per la struttura che per le decorazioni, della fragile pietra arenaria color ocra invece del cotto, e anche per la particolare conformazione architettonica, che prevede una pianta a croce latina, con un transetto eccezionalmente sviluppato, molto sporgente rispetto al corpo longitudinale del fabbricato. Le dimensioni della basilica (lunghezza: 55 metri; larghezza al transetto: 38 metri) evidenziano l'importanza di questa parte della struttura. All'incrocio tra navata e transetto si alza l'ardita cupola ottagonale. La pianta a croce latina presenta una suddivisione in tre navate, a ciascuna delle quali corrisponde un portone sulla facciata. La navata centrale è larga il doppio delle laterali. Le navatelle laterali sono sovrastate da matronei, che, oltre ad avere una funzione formale, svolgono un preciso compito statico: creare cioè forze laterali che si contrappongano e arginino la pressione delle volte della navata centrale. La facciata presenta un lineare profilo a capanna, impreziosito lungo gli spioventi da una loggetta di ventuno arcatelle. I contrafforti sono costituiti da pilastri a fascio che scandiscono verticalmente la superficie. La facciata è adornata con un folto repertorio di sculture di arenaria, a tema sacro ma anche profano, di grande bellezza e suggestione, ma oggi vistosamente deteriorate dalla corrosione dovuta agli agenti atmosferici. Sulla facciata si aprono cinque piccole bifore, tre monofore e una croce compresa tra due oculi. Tale disposizione è una ricostruzione ottocentesca: fino a quel periodo, era presente infatti un grosso finestrone circolare, certamente non originale, eliminato appunto per riportare la facciata alla configurazione originaria. Vi sono fasce orizzontali scolpite a bassorilievo, raffiguranti intrecci di esseri umani, animali e creature mostruose.
le Reliquie
In una teca all'interno dell'altare maggiore sono conservate le reliquie di tre santi:
Sant’Ennodio, Morì a Pavia il 17 luglio 521;
Sant'Eleucadio, di origine orientale, nella seconda metà del II secolo fu il terzo vescovo di Ravenna Sant'Aldo eremita All'interno dell'altare della cripta sono conservante le seguenti reliquie:
San Massimo, vescovo di Pavia e predecessore di Ennodio. San Pietro I, vescovo di Pavia dal 730 al 743. San Brizio, vescovo di Tours morto nel 444. Numerose sono le reliquie conservate a San Michele, oltre a quelle presenti nell'altare della basilica e nell'altare della cripta, il catalogo stilato da don Pietro Agnelli conta circa 235 reliquie di cui 100 contenute in piccole teche. Le più rilevanti sono le seguenti:
- la testa di San Barnaba apostolo: la reliquia giunta a San Michele nel 1799, si trova in una teca nella cappella della Madonna Addolorata;
- San Cornelio, 21º Papa dal 251 al 253, morto martire a Civitavecchia, le sue reliquie sono all'interno di un busto custodito in un armadio;
- San Saturnino martire, le sue reliquie custodite prima a Pavia nella chiesa di San Pietro in Vincoli.
- San Cipriano, vescovo martire.
- Sant'Alessandro Sauli, nato a Milano nel 1534, vescovo di Aleria dal 1570 al 1591 e di Pavia dal 1591 al 1592. Una sua reliquia è custodita in un ostensorio depositato in un armadio;
- San Carlo Borromeo, nato ad Arona nel 1538, vescovo nel 1563, divenne arcivescovo di Milano, ove morì nel 1584. Beatificato nel 1602 e canonizzato nel 1610, una sua reliquia è contenuta in un ostensorio custodito in un armadio;
- beato Lanfranco, nato a Pavia nel 1005, divenuto arcivescovo di Canterbury nel 1070 e morto nel 1089. La reliquia fu donata a san Michele nel 1867 dal cardinale Trevisanato, patriarca di Venezia;
- beato Martino Salimbene, notaio pavese, morto forse nel 1457, il suo corpo fu sepolto in una chiesa di San Giovanni in borgo, nel 1866 le sue reliquie furono traslate in San Michele, in un’urna nella cripta;
San Geminiano a Modena
La cattedrale di San Geminiano è il principale luogo di culto della città di Modena. Capolavoro dello stile romanico, la cattedrale è stata edificata dall'architetto Lanfranco. Nella cripta del duomo si trovano le reliquie del santo, conservate in una semplice urna del IV secolo.
Il sarcofago, custodito entro una teca di cristallo, viene aperto ogni anno in occasione della festa del santo stesso (31 gennaio) e le spoglie del santo, rivestite degli abiti vescovili con accanto il pastorale, vengono esposte alla devozione dei fedeli. A fianco della cattedrale sorge la torre campanaria detta la Ghirlandina.
La facciata è a salienti che riflettono la forma interna delle navate, con tetti spioventi ad altezze diverse. Due poderose paraste dividono la facciata in tre campiture. Il centro è dominato dal portale maggiore, sovrastato da un protiro a due piani con un'edicola dalla volta a botte. Il protiro è retto da due leoni stilofori (cioè reggenti una colonna ciascuno). Numerosi rilievi, tra i quali i quattro celebri pannelli con le Storie della Genesi di Wiligelmo, decorano la facciata. Questi rilievi sono posti al di sopra dei portali laterali e a fianco di quello centrale, sono suddivisi in dodici parti, che vanno dalla rappresentazione di Dio in una mandorla fino al diluvio universale. Il grande rosone venne aggiunto nel XIII secolo assieme ai due portali laterali, che comportarono lo spostamento dei pannelli di Wiligelmo.
La chiesa è a tre navate prive di transetto e con un presbiterio in posizione sopraelevata, che suggerisce la presenza della cripta. A ciascuna navata corrisponde un'abside. La copertura era anticamente a capriate lignee e venne sostituita con volte a crociera a sesto acuto soltanto durante il XV secolo. Presenza anche di un finto matroneo che ha la funzione di alleggerire la struttura, il quale riprende il motivo della loggia percorribile all'esterno. Sopra il matroneo vi è un cleristorio molto alto per rinforzare le volte a crociera. La navata centrale presenta quattro grandi campate, di lunghezza doppia rispetto a quelle nelle navate laterali.
Edicola
Ghirlandina
protiro
esterno della cattedrale
leoni stilofori
il Romanico a Firenze
Il romanico fiorentino è lo stile architettonico romanico che si sviluppò a Firenze, tra il XI ed il XIII secolo, con caratteri estremamente peculiari. Lo stile del romanico fiorentino si diffuse parzialmente solo nel contado della città, che nel XII si estendeva in un ambito territoriale ristretto, in un periodo in cui in Toscana era ancora vitale il potere economico e politico e l'influenza culturale di Siena, Lucca e Pisa. Tipologia di marmo BIANCO DI CARRARA è un tipo di marmo, è estratto dalle cave delle Alpi Apuane in territorio di Carrara, universalmente noto come uno dei marmi più pregiati. Il marmo verde di Prato, detto anche serpentino, è una roccia metamorfica, appartenente alle serpentiniti appenniniche. Tipica dell'area pratese era storicamente cavata nei dintorni del borgo medievale di Figline, una frazione di Prato, sulle prime pendici dell'Appennino. Il Portoro o Marmo di Portovenere è una pregiata varietà di marmo nero proveniente dalla zona della Spezia. Il suo aspetto molto decorativo lo rende idoneo a realizzazioni artistiche e di pregio come vasi, colonne, interni di chiese e palazzi, rivestimenti, pavimentazioni e piani di mobili. Il colore è nero intenso e brillante con venature dorate.
Cave di Carrara
Verde serpentino di Prato
Nero di Spezia
San Miniato al monte
San Miniato fu il primo martire della città. Era probabilmente un mercante greco o un principe armeno in pellegrinaggio a Roma. Si racconta che, intorno al 250, arrivato a Firenze, iniziò la vita di eremita e che fu decapitato durante le persecuzioni anticristiane dell'imperatore Decio. La costruzione dell'attuale chiesa iniziò nel 1018 sotto il vescovo Alibrando e proseguì sotto l'imperatore Enrico II. La facciata di San Miniato è uno dei capolavori dell'architettura romanica fiorentina, ispirata a un classicismo solido e geometrico ripreso dalle tarsie marmoree degli edifici monumentali romani. Divisa in due fasce principali: quella inferiore è caratterizzata da cinque archi a tutto sesto sorretti da colonne in serpentino verde con basi e capitelli corinzi in marmo bianco; la parte superiore mette in evidenza la vera geometria della chiesa, con le due falde simmetriche delle navate laterali che ci fanno percepire la presenza delle tre navate. I due frontoni simmetrici delle navate laterali sono decorati con una bicromia di marmo bianco e serpentino verde di Prato. La parte centrale del secondo livello è caratterizzata da un ideale loggiato tetrastilo sorretto da quattro pilastri, che la dividono in tre parti. Al centro del loggiato è presente una finestra incorniciata da due colonne. Nel riquadro superiore si trova il mosaico di Cristo tra la Vergine e san Miniato, che fu composto nel 1260. È interessante notare il collegamento con l'arte Romana dei primi templi pagani, infatti il primo strato è costituito da archi che sorreggono un pronao (inteso come tempio). Inoltre la bicromia dell'edificio sarà ripresa per secoli dai costruttori fiorentini, tra questi pure Filippo Brunelleschi e Leon Battista Alberti userà come suoi esempi la chiesa di San Miniato e il Battistero di San Giovanni sempre a Firenze.
L'interno della chiesa è alquanto inusuale, col presbiterio e il coro rialzati su una piattaforma sopra la grande cripta. Si accede alla parte superiore da due scalinate laterali, che sono in collegamento con le due navate laterali, mentre dalla navata centrale, dietro l'altare inferiore, si diparte la più breve scalinata per discendere alla cripta.
L'arte di Calimala
Un'altra curiosità che si ritrova nella basilica è che nel punto più alto della facciata al posto di una croce che dovrebbe rappresentare il simbolo fondamentale della fede cristiana, c'è un'aquila di rame dorato. L'aquila stringe negli artigli un rotolo di lana (il torsello), che era il simbolo dell'arte di Calimala, una delle più potenti Arti Maggiori che amministravano la città, era quella dei Mercatanti. L'Arte di Calimala fu designata di amministrare, dal 1288, la basilica e tutti i suoi interessi economici e per questo ebbe la concessione da parte del clero e degli amministratori dell'epoca ad installare la propria aquila in luogo della croce.
interno
ambone
cripta
il Cimitero monumentale
Il cimitero fu progettato da Niccolò Matas (lo stesso architetto della facciata di Santa Croce), fu inaugurato nel 1848
Monumenti funebri da ricordare:
- OTTONE ROSAI
- VASCO PRATOLINI
- FRANCO ZEFFIRELLI
- ENRICO COVERI
- MARIO CECCHI GORI
- GIOVANNI SPADOLINI
- FRANCESCO NUTI
In monumento funebre vi sono ritratti a grandezza naturale due ragazzi, belli e giovani: lui è in divisa, lei invece in abito da sposa. Non si tratta però di due fidanzati, come potrebbe sembrare a prima vista, bensì di due fratelli morti poco più che ventenni: lui sotto i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e lei di tubercolosi poco tempo dopo essersi sposata. La morte lì chiamò a se’ a meno di un anno di distanza l’uno dall’altra. I loro nomi erano Mario e Maria Grazia Mazzone. La data incisa sulla loro lapide riporta l’anno 1947.
Forse il più famoso tra le personalità sepolte al cimitero delle Porte Sante è Carlo Lorenzini, meglio conosciuto come Carlo Collodi, il babbo di Pinocchio. Riposa nella semplice cappella di famiglia, sul cancello c’è un cartoncino con un disegno del burattino più amato del mondo.
Poco distante c’è la tomba di Lorenzo Bertelli detto Vamba, l’autore del Giornalino di Giamburrasca.
il Battistero di San Giovanni
Il battistero ha una pianta ottagonale, con un diametro di 25,60 m, quasi la metà di quello della cupola del Duomo. L'ottagono è già figura tipica dei battisteri, soprattutto medievali e di ispirazione bizantina, di cui l'ipotesi più probabile è quella di ricordare "l'ottavo giorno" della settimana, che nel Nuovo Testamento del Cristianesimo è simbolo di Resurrezione ed Eternità. L'edificio è coperto da una cupola ad otto spicchi, mascherata all'esterno dall'attico e coperta da un tetto a piramide schiacciata. Sul lato opposto all'ingresso sporge il corpo dell'abside rettangolare (scarsella). L'ornamento esterno, in marmo bianco di Carrara e verde di Prato, è scandito da tre fasce orizzontali, ornate da riquadri geometrici, quella mediana occupata da tre archi per lato, nei quali sono inserite superiormente finestre con timpani. Ai pilastri in marmo verde del registro inferiore corrispondono colonne poligonali in strisce bianche e nere in quello superiore, reggenti gli archi a tutto sesto. I pilastri angolari, originariamente in pietra serena, furono poi rivestiti pure di marmo. Si tratta di uno spartito di gusto classico, usato già in altri monumenti romanici come la facciata di San Miniato al Monte, che testimonia il perdurare a Firenze della tradizione architettonica della Roma antica. All'interno l'asse principale est-ovest è indicato dal contrapporsi dell'arcone e della coppia di colonne con capitelli compositi ai lati della Porta del Paradiso (in tutti gli altri casi abbiamo invece capitelli corinzi, eccetto uno probabile frutto di restauro); un secondo asse di simmetria obliquo sudest-nordovest è invece indicato dai fiori dell'abaco dei capitelli corinzi di pilastro, che sono di tre tipi differenti. All'esterno le finestre a edicola si differenziano per forma, tipo di capitelli e colonne, e colore dei marmi impiegati, secondo un ordinamento molto complesso che distingue i lati obliqui da quelli volti ai punti cardinali e tra questi il lato est, con l'ingresso principale, differenziato in tutto dagli altri. La disposizione simmetrica di differenti tipi di capitelli si riscontra anche nei tre lati volti a sud dell'attico, verosimilmente eseguiti per primi perché rivolti alla città.
scarsella Borsa di cuoio per tenervi denari o altro, che si portava un tempo appesa al collo o alla cintura;
Frammento di sarcofago antico romano in marmo bianco, quadrangolare, lavorato in bassorilievo con scene di vendemmia, di pigiatura dell’uva. Si tratta probabilmente del sepolcro di un produttore mercante di vino, e la rappresentazione della sua attività valeva sia come memoria celebrativa del defunto, che come immagine simbolica del viaggio della sua anima nell’oltretomba. Nel medioevo era frequente il riutilizzo di frammenti di arte antica, e l’iconografia del presente, legata all’uva e alla vendemmia, ben si prestava a una rilettura in chiave cristiana ed eucaristica. L’area intorno al Battistero era nel Medioevo e fin dai tempi antichi un’area cimiteriale.
le tre porte del Battistero
La Basilica di S. Marco
Venezia
* 3 livelli* 5 portali strombati + 2 di origine araba* mosaici + quadriga* cupole a cipolla
La Basilica di San Marco a Venezia
L'esterno, diviso in tre differenti registri, piano inferiore, terrazza, cupole, prevale la larghezza, poiché in una città come Venezia, che appoggia su un terreno sabbioso, si tendeva a realizzare gli edifici in larghezza, dal peso più equilibrato. È infatti larga 76.5 metri e profonda 62.60, mentre la cupola centrale è alta 43 metri (28,15 all'interno). La facciata presenta due ordini, uno al pian terreno che è scandito da cinque grandi portali strombati che conducono all'atrio interno. Quella centrale è decorata in senso monumentale. Il secondo ordine forma una terrazza percorribile e presenta quattro arcate cieche più una centrale in cui si apre una loggia che ospita la quadriga. La facciata marmorea risale al XIII secolo. Vi furono inseriti mosaici, bassorilievi e una grande quantità di materiale eterogeneo. Ciò diede la caratteristica policromia, che si combina con i complessi effetti di chiaroscuro dovuti alle multiformi aperture e al gioco dei volumi. Le due porte di ingresso alle estremità vennero realizzate con timpani di ispirazione araba, forse volute anche per ricordare Alessandria d'Egitto, dove era avvenuto il martirio di San Marco. La lunetta del portale centrale è decorata secondo l'usanza tipicamente occidentale in epoca romanica, con un Giudizio universale. La quadriga è tra le opere d'arte provenienti da Costantinopoli, la più celebre è rappresentata dai famosi cavalli di bronzo dorato e argentato, di incerta origine, che furono razziati dai Veneziani, durante la IV crociata (1198-1204) dall'Ippodromo di Costantinopoli, la capitale dell'Impero romano d'Oriente e posti sopra il portale centrale della basilica. Delle molte quadrighe che ornavano gli archi trionfali dell'antichità, questa è l'unico esemplare al mondo rimasto. Dopo il lungo restauro cominciato nel 1977, i cavalli di San Marco sono conservati nel Museo di San Marco all'interno della basilica, sostituiti sulla balconata da copie.
la Quadriga
Giudizio universale Portale centrale
Quadriga Museo di San Marco Venezia
pianta e interno
La pianta della basilica è a croce greca con cinque cupole a cipolla distribuite al centro e lungo gli assi della croce. Le navate, tre per braccio, sono divise da colonnati che confluiscono verso i massicci pilastri che sostengono le cupole. Le pareti esterne e interne sono invece sottili, per alleggerire il peso dell'edificio sul delicato suolo veneziano, e sembrano quasi diaframmi tesi tra pilastro e pilastro, a reggere la balaustra dei matronei; non hanno una funzione di sostegno, solo di tamponamento. Pareti e pilastri sono completamente rivestiti, nel registro inferiore, con lastre di marmi policromi. Il pavimento ha un rivestimento marmoreo disegnato con moduli geometrici e figure di animali simbolici del cristianesimo medievale. Elementi di origine occidentale sono la cripta, che interrompe la ripetitività di una delle cinque unità spaziali, e la collocazione dell'altare nel presbiterio. I bracci non sono identici, la navata centrale più ampia, creando così un asse longitudinale principale che convoglia lo sguardo verso l'altare maggiore, che custodisce le spoglie di San Marco. Dietro l'altare maggiore, rivolta verso l'abside, è esposta la Pala d'oro, che fa parte del Tesoro di San Marco.
la Pala d'orola parte anteriore e decorata dell' altare
Piazza dei miracoli a Pisa
La piazza del Duomo è il centro artistico e turistico più importante di Pisa. Annoverata fra i Patrimoni dell'Umanità dall'UNESCO dal 1987, vi si possono ammirare i monumenti che formano il centro della vita religiosa cittadina, detti miracoli (da Gabriele d'Annunzio del 1910) per la loro bellezza e originalità: la Cattedrale, il Battistero, il Campo Santo e il Campanile. Da ciò deriva il nome popolare di piazza dei Miracoli diffusosi poi nel dopoguerra, era del turismo di massa.
La piazza, non ha una conformazione casuale, tutto fa parte di un progetto che, ancora adesso, non è ben chiaro. Alcuni ci ritrovano le costellazioni, come quella della Bilancia, altri vedono il richiamo alla latitudine e longitudine. Sicuramente rappresenta l’allegoria della vita, tutti i passaggi che l’uomo deve compiere: il Battistero rappresenta la nascita, il Duomo la vita, il Campo Santo la morte
Gabriele D'Annunzio, che, nel 1910, scrisse così nel suo romanzo Forse che sì, forse che no: "L ’Ardea roteò nel cielo di Cristo, sul prato dei Miracoli", dove i miracoli erano proprio gli imponenti monumenti della piazza. E così piazza del Duomo, nell'uso comune, è divenuta nota come "prato dei Miracoli", "Campo dei Miracoli" e, infine, "Piazza dei Miracoli", denominazione prevalente a partire dal secondo dopoguerra con la diffusione del turismo di massa.
la Cattedrale
Il duomo di Santa Maria Assunta, al centro della Piazza dei Miracoli, è la cattedrale medievale di Pisa. Capolavoro del romanico, in particolare del romanico pisano, rappresenta la testimonianza tangibile del prestigio e della ricchezza raggiunti dalla Repubblica marinara di Pisa nel momento del suo apogeo. Fondata nel 1064 grazie al bottino che i Pisani riportarono dal saccheggio di Palermo. La chiesa fu eretta fuori dalla cinta muraria, a simboleggiare un potere che non temeva minacce. Il Duomo fu edificato in due fasi, rispettivamente legate agli architetti Buscheto, autore dell’impianto originario con corpo basilicale a cinque navate, transetto a tre navate e cupola sulla crociera; e Rainaldo che progettò il prolungamento dell’edificio e creò la facciata che presenta cromie a contrasto bianco e nere, e un uso insistito di materiali di reimpiego provenienti da monumenti di età romana, a ribadire la grandezza di Pisa. La cucitura tra la navata di Buscheto e il prolungamenti di Rainaldo, a causa degli stessi cedimenti del suolo che conferiscono alla torre campanaria l’inclinazione per cui è nota in tutto il mondo, mostra dissesti e differenze di livello. Numerosi orientalismi rintracciabili negli elementi decorativi e nella pianta ellittica della cupola di ispirazione moresca arricchiscono il complesso che è cambiato per effetto delle ripetute campagne di restauro che si sono succedute nel corso delle diverse epoche: dai primi radicali interventi per riparare i danni provocati dal terribile incendio del 1595, fino a quelli che nell’Ottocento comportarono la sostituzione di copie alle sculture originali oggi custodite al Museo dell’Opera del Duomo. Delle importanti commissioni che andarono a integrare l’arredo della Cattedrale nella prima metà del Trecento rimangono la decorazione musiva dei catini absidali che deve a Cimabue la figura di San Giovanni Evangelista (1302 ca.); il nuovo pulpito (1302-1310) di Giovanni Pisano.
Inizio costruzione 1064 - Completamento 1092
cupola ellittica
L'interno, suddiviso in 5 navate e con transetto e abside a 3 navate, è rivestito di marmi bianchi e neri, con colonne monolitiche di marmo grigio e capitelli di ordine corinzio. Ha un soffitto a cassettoni dorati seicenteschi, in legno dorato e reca dorato lo stemma dei Medici. Presumibilmente l'antico soffitto presentava una struttura con capriate lignee a vista. Nel punto di incontro tra i transetti e il corpo centrale si innalza la cupola ellittica, decorata con la rara tecnica di pittura a encausto (od olio su muro). Le colonne granitiche in stile corinzio fra la navata e l'abside provengono dalla moschea di Palermo, bottino dei Pisani nella battaglia della Cala nel 1063. Il grande mosaico absidale del Cristo in trono tra la Vergine e san Giovanni è reso famoso dal volto di san Giovanni, di Cimabue nel 1302 e sopravvisse miracolosamente all'incendio del 1595. Proprio quel San Giovanni Evangelista fu l'ultima opera realizzata da Cimabue prima della morte e l'unica di cui esista una documentazione certificata.
dettaglio della cupola: Assunsione di Maria tecnica: encausto
Curiosità
Sul lato nord, a sinistra della facciata davanti al Campo Santo, ad altezza dello sguardo si trova un pezzo di marmo di origine romana (come testimonia la decorazione a motivi vegetali che si può ancora vedere in parte a lato), sul quale sono presenti una serie di buchi neri. Secondo la leggenda si tratterebbe dei segni lasciati dal diavolo quando si arrampicò sul duomo nel tentativo di fermarne la costruzione, chiamate appunto unghiate del diavolo. Sempre secondo la leggenda il numero di queste unghiate varierebbe per dispetto ogni volta che si prova a contarle (circa 150, con alcuni segni più leggeri per questo a volte trascurati nella conta), per cui talvolta si portano i bambini a fare il conto che non risulta mai lo stesso due volte. Più verosimilmente sono i fori di trapano più profondi di una decorazione romana.
il camposanto
La dizione più diffusa del nome è Camposanto, spesso affiancato ad aggettivi come monumentale o vecchio. Tale dizione ha origine comunque, come è facilmente intuibile, da Campo Santo, nome tradizionale del luogo, sin da quando, secondo la tradizione, l'arcivescovo Ubaldo Lanfranchi di ritorno dalla Terra Santa ne riempì l'interno con terra portata dal Monte Calvario. Il termine "Campo Santo" viene usato per la prima volta in atti risalenti al 1287, mentre prima di allora ci si riferiva genericamente ad un Sepoltuarium, Mortuarium o Cimiterium che doveva essere costruito a fianco del Duomo. Nella lingua popolare, il termine camposanto (con le due parole non separate) è un sinonimo, che indica sempre il luogo di sepoltura, inteso in senso religioso, in particolare del credo cristiano. Nel Camposanto venivano sepolte le maggiori personalità cittadine, come i rettori e i più prestigiosi docenti dell'Università di Pisa, i governanti e le famiglie più in vista, spesso riutilizzando sarcofagi di epoca romana di grandissimo pregio, e contemporaneamente. Questo "pantheon" pisano divenne così per vocazione naturale il primo museo della città quando nell'Ottocento vi furono raccolte opere d'arte provenienti dagli istituti religiosi soppressi per le riforme napoleoniche, impedendo così il disperdersi del patrimonio cittadino altrove, oltre ad altri oggetti di natura artistica o archeologica appositamente acquistati. Nello stesso periodo la funzione cimiteriale ebbe un picco, con i numerosissimi sepolcri ottocenteschi, spesso di ottima fattura, che iniziarono ad affollare i corridoi, da allora ribattezzati "gallerie".
costruzione, 1277-78
il battistero
Di fronte alla Cattedrale Santa Maria, in asse con la sua facciata, fu costruito il Battistero dedicato a San Giovanni Battista, fondato nel 1152 su progetto di Diotisalvi. L’edificio di stile romanico, che presenta una stretta relazione tra l'architettura pisana e l'Oriente. Il monumento, che è il più grande Battistero d’Italia, era destinato ad accogliere e custodire la fonte battesimale dei Pisani, e in origine aveva un'apertura sul soffitto attraverso la quale filtrava luce. A differenza di battisteri più antichi, l’apertura non serviva però a raccogliere acqua piovana nella fonte perchè all’epoca il rito era ormai simbolico e per battezzare si ricorreva già a piccole vasche disposte lungo il fonte. Lo stile gotico venne introdotto insieme alla loggia e alla cupola emisferica quando i lavori vennero proseguiti da Nicola e Giovanni Pisano. La cupola è coperta da tegole rosse nella parte orientata verso il mare e da lastre di piombo a levante. Probabilmente la causa della differenza di copertura si spiega con una mancanza di denaro, che giustificherebbe anche l’assenza di affreschi. Come molti altri edifici di Pisa, anche il Battistero è leggermente inclinato con una pendenza che verte verso est in direzione della Cattedrale.
Inizio costruzione: 1152, primo livello RomanicoCompletamento:1390, secondo livello Gotico
Torre campanaria
I lavori iniziarono il 9 agosto 1173. Alcuni studi attribuiscono la paternità del progetto all'architetto pisano Diotisalvi, che nello stesso periodo stava costruendo il battistero. Le analogie tra i due edifici sono infatti molte. Secondo il Vasari i lavori furono iniziati da Bonanno Pisano. La tesi del Vasari, ritenuta priva di fondamento, fu invece ritenuta valida soprattutto dopo il ritrovamento nelle vicinanze del campanile di una pietra tombale col nome del Bonanno. Il campanile della cattedrale di Santa Maria Assunta per via della caratteristica pendenza, simbolo della città e fra i simboli iconici d'Italia. Si tratta di un campanile a sé stante alto 57 metri costruito nell'arco di due secoli, tra il dodicesimo e il quattordicesimo secolo. Con una massa di 14.453 tonnellate, vi predomina la linea curva, con giri di arcate cieche e sei piani di loggette. La pendenza è dovuta a un cedimento del terreno sottostante verificatosi già nelle prime fasi della costruzione. È stata proposta come una delle sette meraviglie del mondo moderno. Dalla sua costruzione lo strapiombo è sostanzialmente aumentato, ma nel corso dei secoli ci sono stati anche lunghi periodi di stabilità o addirittura di riduzione della pendenza. Nel corso dell'Ottocento il campanile fu interessato da importanti restauri, che portarono, ad esempio, all'isolamento del basamento della torre. I saggi del terreno effettuati durante i restauri portarono alla luce la presenza di una notevole quantità di acqua sotterranea che rendeva cedevole il terreno. Per far fronte a questo problema, ne vennero aspirate grandi quantità dal sottosuolo con l'ausilio di pompe, ma ciò favorì il fenomeno della subsidenza e il conseguente aumento della pendenza della torre. Negli ultimi decenni del XX secolo l'inclinazione aveva subito un deciso incremento, tanto che il pericolo del crollo si era fatto concreto. Dal marzo 2008 la torre ha raggiunto il livello definitivo di consolidamento sotto il profilo dell'inclinazione che dovrebbe rimanere inalterato per almeno altri 300 anni.
Gli scalini della Torre sono ben 294, consumati dal susseguirsi delle persone nel corso dei secoli. Questa prima fase dei lavori fu interrotta all’altezza del terzo anello a causa del cedimento del terreno su cui sorge il basamento della torre. La cedevolezza del terreno, ma anche il fatto che anticamente nell’area della torre scorresse un’ansa del fiume Auser, che ha quindi reso il terreno instabile, è infatti la causa della pendenza della torre, e della sua fama.
Questi problemi di stabilità impedirono per lungo tempo il proseguimento dei lavori. Nel tentativo di raddrizzare la torre, i tre piani aggiunti tendono ad incurvarsi in senso opposto alla pendenza. La struttura del monumento è del tutto particolare perché costituita da due cilindri concentrici collegati tra loro da una scala a chiocciola interna che conduce fino alla cella superiore.
Sul cilindro esterno si aprono sei piani a loggetta scanditi da colonne sulle quali si appoggiano archetti a tutto sesto.
Durante i lavori di consolidamento, iniziati nel 1990 e terminati alla fine del 2001, la pendenza del campanile è stata ridotta tramite cerchiatura di alcuni piani, applicazione temporanea di tiranti di acciaio e contrappesi di piombo (fino a 900 tonnellate) e sottoescavazione, riportandola a quella che, presumibilmente, doveva avere 200 anni prima.
Inoltre, si è consolidata la base per consentire di mantenere in sicurezza la torre per almeno altri tre secoli, permettendo così l'accesso ai visitatori.
La famosa torre, costruita come campanile della Cattedrale di Pisa nel Campo dei Miracoli, ha iniziato a piegarsi fin dai primi anni della sua costruzione. Tutto iniziò nel 1173 d.C., quando fu posizionata una lastra profonda 3 metri come base, sulla quale iniziarono ad alzare i muri. Tuttavia, raggiungendo il terzo piano, si è rilevata una evidente inclinazione.
Il problema è che questa torre di 14.500 tonnellate è stata costruita su fondamenta molto superficiali appoggiate su un terreno composto di sabbia e limo, un terreno chiaramente instabile. Gli ingegneri dell'epoca hanno cercato di compensare l'angolo costruendo i piani superiori con muri più alti sul lato più affondato. Ma questo ha solo aggravato il problema, perché il peso aggiuntivo ha fatto affondare ancora di più quel lato.
La costruzione, che ha impiegato 199 anni per essere completata, ha avuto diverse pause, consentendo al terreno argilloso sotto la torre di compattare, aiutandolo a non crollare. Infatti, questa compattazione naturale ha permesso alla torre di resistere anche a quattro terremoti. Tuttavia, era chiaro che senza intervento la torre sarebbe crollata.
Nel 1990, la torre è stata chiusa al pubblico per iniziare un processo di restauro. Gli ingegneri moderni hanno calcolato che se l'inclinazione superava i 5,44 gradi, la torre sarebbe crollata. Per evitarlo, 90 tonnellate di cemento sono state iniettate nel terreno attraverso 361 fori profondi 40 metri, stabilizzando la base con pali che hanno raggiunto strati di terreno più solidi. Poi la terra è stata rimossa dal lato meno affondato, regolando l'inclinazione ai suoi 4 gradi originali. Alla fine sono stati installati ancoraggi in acciaio per mettere in sicurezza le basi.
Anche se avrebbero potuto raddrizzare completamente la torre, si è deciso di mantenere la sua caratteristica inclinazione per mantenere il suo valore turistico e storico. Dopo aver confermato che la struttura potrebbe rimanere stabile per almeno 300 anni, la torre è stata riaperta al pubblico, consolidandosi come un'icona di ingegneria e storia.
...da non fare in Piazza dei miracoli
Will Smith, Pisa il 25 luglio 2025
dall'architettura PALEOCRISTIANA all'architettura ROMANICA
Raffaele Cimino
Created on December 2, 2021
Start designing with a free template
Discover more than 1500 professional designs like these:
View
Modern Presentation
View
Terrazzo Presentation
View
Colorful Presentation
View
Modular Structure Presentation
View
Chromatic Presentation
View
City Presentation
View
News Presentation
Explore all templates
Transcript
l'architettura Paleocristiana
L'architettura paleocristiana, cioè dei primi secoli del Cristianesimo, ha una data spartiacque fra due periodi contrapposti: l'editto di Milano del 313 da parte dell'imperatore Costantino, che permise la libertà di culto per i cristiani e fu quindi possibile da questo momento in poi erigere edifici pubblici per la liturgia cristiana. Fino ad allora il culto cristiano era considerato religione illecita nell'Impero romano e quindi le riunioni di fedeli avvenivano specialmente in case private, chiamate Domus ecclesiae. Le uniche architetture cristiane anteriori al IV secolo (a parte i rari scavi che hanno riportato alla luce domus ecclesiae, essendo queste spesso coperte da chiese successive) sono le strutture ipogee dette in seguito catacombe. Con la liberalizzazione del culto in epoca costantiniana si pose il problema di quale forma dare agli edifici della nuova religione. Le domus ecclesiae erano insufficienti per il numero dei nuovi credenti. La messa, definitivamente codificata proprio nel IV secolo, richiedeva degli edifici monumentali, che vennero costruiti usando come modello la basilica romana, cioè un edificio non legato alla religione e polifunzionale, strutturato in modo semplice. La basilica cristiana mantiene infatti la planimetria rettangolare e la suddivisione in tre navate, spostando però l'accesso su un lato corto (a differenza di quella romana che lo aveva spesso sul lato più lungo) e mantenendo l'abside solo sul lato opposto. La basilica paleocristiana presentava anche elementi nuovi come il transetto che comunque iniziò ad essere adottato solo in un secondo momento e nei primi secoli fu piuttosto raro, anche se presente nella primitiva basilica di San Pietro in Vaticano, quale navata trasversale disposta davanti al presbiterio, che dà alla basilica la forma planimetrica di una croce, anche con valore simbolico. La prima basilica cristiana fu probabilmente San Giovanni in Laterano, con una struttura a cinque navate divise da quattro file di colonne. Circa cinque anni più tardi fu iniziata quella di San Pietro in Vaticano. Non esistendo il sacramento della confessione, il battesimo veniva infatti normalmente dato solo agli adulti, e spesso in un'età avanzata che "lavasse" tutti i peccati fino ad allora commessi. Antiche basiliche con quadriportico erano San Pietro in Vaticano o la basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme.
Affresco riproducente l'antico aspetto della Basilica di San Pietro in Vaticano in epoca costantiniana
componenti di un edificio cristiano
tipologie di piante
Edifici con pianta a croce latina
Abbazia San Galgano (SI)
Cattedrale di Notre Dame di Chartres
Edifici con pianta a croce greca
Mausoleo di Galla Placidia Ravenna
San Pietro in Vaticano Roma
Edifici con pianta poligonale
Basilica di San Vitale, Ravenna
Battistero, Firenze
Edifici con pianta circolare
Battistero, Pisa
Torre del Duomo, Pisa
Edifici con pianta a croce commissa
Basilica di Santa Maria Novella, Firenze
Basilica di Santa Croce, Firenze
edifici a pianta centrale(croce greca)
edifici a pianta balisicale o longitudinale (croce l atina)
BASILICA CATTEDRALE o DUOMO la chiesa da dove il vescovo presiede le celebrazioni diocesane chiesa di grandi dimensioni a cui sono stati conferiti speciali diritti cerimoniali dal papa; SANTUARIO Chiesa specificamente dedicata al culto particolare di un santo e spesso meta di pellegrinaggi COLLEGIATA chiesa storicamente sede di un collegio di canonici, con funzioni religiose simili alla cattedrale. PIEVE chiesa rurale in cui poteva essere conferito il battesimo e con speciali diritti sulle chiese figliali.
BATTISTERO edificio specificamente destinato al rito del battesimo MAUSOLEO Un mausoleo è una tomba di eccezionale monumentalità, generalmente eretta per custodire il corpo di una grande personalità.
SCISSIONE DELL'IMPERO ROMANO (395 d.C.)
Con l’imperatore Diocleziano si era potuto assistere alla separazione dell’impero romano in due diverse sezioni, in un secondo tempo l’imperatore Costantino lo aveva raggruppato nuovamente ma nel 395 d.C l'imperatore Teodosio divise definitivamente l'Impero Romano in due parti che lasciò ai suoi due figli: impero romano d’Oriente con capitale Costantinopoli e l’impero romano d’Occidente con capitale la città di Milano e in seguito Ravenna. Importanti erano le differenze dal punto di vista politico, amministrativo e socio economico tra i due imperi romani. L’impero d’Oriente durò fino all’anno 1054 per più di mille anni e godeva della presenza di superfici molto produttive in cui l’agricoltura era veramente uno delle attività principali e vi erano importanti città commerciali al suo interno. Nell’impero romano d’Oriente era molto più diffusa la religione cristiana e l’impero ispezionava e controllava la Chiesa sotto ogni punto di vista ed inoltre l’esercito era molto vigoroso e i confini erano più difendibili. L’impero romano d’Occidente invece ebbe una fine molto precedente rispetto all’impero d’Oriente ovvero verso il 476. Le conquiste e aggressioni dei barbari erano sempre più frequenti e l’impero era meno sicuro rispetto all’altro impero d’Oriente. Nel 402 Onorio, figlio di Teodosio I, decise di trasferire a Ravenna la residenza dell'Impero Romano d'Occidente da Mediolanum, troppo esposta agli attacchi barbarici. Ravenna fu scelta come nuova capitale perché godeva di una migliore posizione strategica (più vicina all'Oriente); inoltre, data la sua condizione di città marittima (avvantaggiandosi dell'incontrastato dominio romano sul mare), godeva di una maggiore difendibilità. Con l'insediamento della corte imperiale, da centro di periferia, Ravenna si trasformò in città cosmopolita, fulcro di gravitazione politica, culturale e religiosa. Dopo aver preso a modello il fasto di Costantinopoli, Ravenna, ad essa legata da consolidati vincoli commerciali, assunse l'aspetto di una residenza imperiale bizantina: sorsero grandiose costruzioni civili e religiose che emulavano, nell'architettura e nelle decorazioni, quelle della capitale d'Oriente.
i figli di Teodosio, Arcadio ed Onorio ricevevano le due parti dell'Impero: al primo andava l'Oriente, al secondo l'Occidente. Da questo punto in poi la divisione si mantenne definitiva.
Mausoleo di Galla Placidia
Il mausoleo di Galla Placidia (imperatrice romana, figlia dell'imperatore Teodosio I) risalente alla prima metà del V secolo, dopo il 425, si trova a Ravenna, poco distante dalla basilica di San Vitale. La sua identificazione funzionale con un edificio funebre e quella della sua committente, l'imperatrice Galla Placidia, sono ampiamente diffuse, Il mausoleo è inserito, dal 1906, nella lista dei siti italiani patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. La pianta del piccolo edificio presenta una forma a croce greca irregolare, poiché il braccio longitudinale dell'ingresso è leggermente più lungo degli altri. Esternamente l'edificio ha un paramento in semplice laterizio con la cupola nascosta da un tiburio a base quadrata, che si sopraeleva sulla copertura a tetto a due spioventi dei quattro bracci. Le poche decorazioni esterne sono la pigna posta sulla sommità, la cornice e le arcate cieche apparentemente prive dello zoccolo di base, che movimentano le pareti ad eccezione del braccio settentrionale lì dove si apre l'ingresso, e il fregio posto sopra il portale d'ingresso, raffigurante due felini che si affrontano ai lati di un cratere a volute, tra rami di vigna carichi di grappoli d'uva. L'interno è decorato da un ciclo di mosaici, fra i più antichi della città essendo datati al secondo quarto del V secolo. Alla fine dei bracci si trovano tre sarcofagi in marmo, di epoca romana quello del braccio centrale, del IV e V secolo i due posti nei bracci laterali. La cupola centrale domina lo spazio interno, affiancata sui lati da quattro lunette. Altre quattro lunette si trovano alle estremità dei bracci, mentre i bracci hanno volte a botte. La rappresentazione escatologico-apocalittica del sepolcro cristiano non è in asse con l'ingresso dell'oratorio che è nella direttrice nord-sud, ma è in asse con l'orientazione cristiana , in quanto la croce ha la testa verso occidente e il piede verso oriente; la croce quindi va da oriente ad occidente come Cristo sole di giustizia e di redenzione.
La pigna è il ''frutto'' del pino, albero sempreverde, incarna dunque l'eternità, la rigenerazione continua e viene associata anche all'idea del divino e dell'immortalità.
ESTERNO TIBURIO ARCATELLE CIECHE INTERNO CUPOLA MOSAICI PIANTA CROCE GRECA IRREGOLARE
pigna
simbolo di rinascita, immortalità
Ravenna e Cole Porter
Esternamente è molto semplice e modesto, soprattutto se confrontato con la ricchezza della decorazione musiva (decorazione a mosaico) interna, resa ancora più splendente dalla luce dorata che filtra attraverso le finestre di alabastro. La parte inferiore delle pareti è rivestita da marmi mentre la zona superiore è interamente decorata da mosaici che ricoprono pareti, archi, lunette e cupola. I temi iconografici, a cavallo tra la tradizione artistica ellenistico-romana e quella cristiana, sviluppano a più livelli interpretativi il tema della vittoria della vita eterna sulla morte. Quest'edificio emana un'atmosfera magica. Le innumerevoli stelle della cupola hanno colpito nel corso dei secoli la fantasia e la sensibilità dei visitatori tanto che si narra che Cole Porter (compositore statunitense, uno dei cinque grandi del musical americano degli anni '50/'60), in viaggio di nozze a Ravenna, rimase talmente colpito dall'atmosfera del piccolo mausoleo e dalle sue stelle, da comporre la sua famosissima canzone Night and Day.
Basilica di San Vitale
La chiesa segna un distacco dalle tipiche basiliche longitudinali della città di Ravenna e, nella pianta a base centrale (ottagonale), con cupola inglobata e nascosta dal tiburio. Ogni faccia è collegata con quella attigua mediante contrafforti e, a sua volta, si suddivide in settori per mezzo di paraste e di una sottile cornice dentellata. Dalla forma geometrica del nucleo principale emergono altri corpi altrettanto rigorosamente definiti: il tiburio sopraelevato, ugualmente ottagonale, e l'abside, che, secondo l'uso locale, è poligonale all'esterno, semicircolare all'interno e affiancata da due piccoli ambienti. Si accede all'interno attraverso due porte: l'una in asse, l'altra, invece, obliqua rispetto all'abside. Viene così a mancare quel rapporto rettilineo fra ingresso e abside, che rende evidente la forma dell'edificio. Del resto tutto contribuisce ad alleggerire il peso delle masse strutturali: i pulvini che staccano l'arco, quasi sollevandolo e sospingendolo in alto, e soprattutto i capitelli, scolpiti a Bisanzio, i quali, persa la forma classica greco-romana, assumono quella di cesti, traforati. Oltre ai celeberrimi mosaici, completano la decorazione interna i marmi policromi, gli stucchi e le balaustre del matroneo, traforate finemente. Grande protagonista è la luce, che penetrando da diverse angolazioni determina un gioco luministico che appare imprevedibile. Sul pavimento del presbiterio è raffigurato un labirinto, simbolo del labirinto dell'anima, del difficile percorso dell'anima verso la purificazione
TIBURIO
CONTRAFFORTE
PARASTA
INGRESSI
Lesena
Parasta
La lesena è un elemento DECORATIVO di un ordine architettonico addossato a parete, che consiste in un fusto, a pianta rettangolare, appena sporgente dalla parete stessa, con i relativi capitelli e base.
La parasta è un elemento architettonico STRUTTURALE verticale inglobato in una parete, dalla quale sporge solo leggermente. Si differenzia dalla lesena che, pur avendo apparentemente lo stesso aspetto esterno, ha invece funzioni solo decorative.
il labirinto
il dado brunelleschiano
Basilica di San Lorenzo (1419-61), Firenze
Basilica di Santo Spirito (1444-87), Firenze
Santa Apollinare Nuovo
La basilica di Sant’Apollinare Nuovo si trova nel cuore del centro storico di Ravenna; da non confondere con Sant’Apollinare in Classe, è situata sulla via di Roma ed è uno dei monumenti prediletti da chi visita la città. Attraverso l’adiacente chiostro si giunge ad ammirare un gioiello unico al mondo. Nonostante la perdita dei mosaici dell’abside (distrutti tra VIIe VIII secolo), oggi il visitatore che varca la soglia di Sant’Apollinare Nuovo rimane senza respiro: le pareti laterali sono interamente coperte di tessere sfavillanti, disposte ad inclinazione diversa l’una dall’altra, per rendere la luce vibrante. Si tratta di un edificio a tre navate, attualmente privo di quadriportico e preceduto da un portico o nartece, risalente al XVI secolo. La navata centrale, larga il doppio di quelle laterali, terminava con un'abside semicircolare all'interno e poligonale all'esterno, che fu ricostruita nel XVI secolo e decorata nel XVIII secolo, assumendo l'aspetto attuale, che è stato recuperato di recente, segnando però sul pavimento la pianta dell'abside del VI secolo. La navata mediana è delimitata da dodici coppie di colonne poste una di fronte all'altra che sorreggono archi a tutto sesto. Come tutte le chiese di Ravenna, dei periodi imperiale (fino al 402-476), ostrogotico (fino al 476-540) e giustinianeo (dal 540-565 in poi), anche Sant'Apollinare Nuovo è decorata con meravigliosi e coloratissimi mosaici. Tuttavia essi non risalgono alla stessa epoca: alcuni sono teodoriciani, altri risalgono alla decorazione voluta dal vescovo Agnello, quando l'edificio venne riconsacrato al culto cristiano cattolico. Nel corso della prima guerra mondiale, nella notte del 12 febbraio 1916 la chiesa fu bombardata causando gravi danni. L'immagine dell'antica chiesa bizantina sfigurata dalle bombe fece il giro del mondo, suscitando la più ampia riprovazione
i mosaici
Cristo divide le pecore dai capretti
La scena del Cristo che divide le pecore dai capretti ricorda quella del Buon Pastore del Mausoleo di Galla Placidia. In questa scena viene raffigurata la separazione dei buoni e dei cattivi, espressa simbolicamente per mezzo di due gruppi di pecorelle e capri, affiancati rispettivamente dall'Angelo del Bene, vestito di rosso, e dall'Angelo del Male, vestito di blu.
Nella scena dell'Ultima cena, Cristo e gli apostoli sono raffigurati similmente alle raffigurazioni romane paleocristiane, e le proporzioni gerarchiche (Cristo più grande delle altre figure) rientrano nel filone dell'arte tardoantica. Cristo è sempre raffigurato con vesti purpuree, giovane e imberbe secondo l'uso occidentale.
Il Porto di Classe
Palazzo di Teodorico
Sulla parete di destra (guardando verso l'altare), è raffigurato il famoso Palazzo di Teodorico, riconoscibile dalla scritta latina PALATIUM (Palazzo) nella parte bassa del timpano. Tra una colonna e l'altra sono tesi dei drappeggi bianchi e decorati in oro, che coprono le ombre di antiche figure umane rimaste dopo che una parte del mosaico fu condannata alla distruzione: per una sorta di damnatio memoriae tutte le figure umane (quasi certamente Teodorico stesso e membri della sua corte) vennero cancellate e si notano ancora le ampie parti di colore leggermente diverso.
Sulla parete di fronte è raffigurato invece il porto di Classe, che in quel tempo era il più grande di tutto l'Adriatico, nonché una delle principali sedi della flotta imperiale romana. Sulla sinistra, i tasselli del mosaico compongono la figura di tre imbarcazioni allineate verticalmente, che sostano sull'acqua azzurra e calma del porto, in un'insolita prospettiva "a volo d'uccello", che ne risalta l'ampiezza
Ravenna e Klimt
Nel maggio del 1903, e poi successivamente nel dicembre dello stesso anno, GUSTAV KLIMT, allora 41enne e già consacrato tra i più celebri artisti europei, scese in Italia alla ricerca di nuove fonti di ispirazione e di bellezza pura, giungendo anche a Ravenna. Due sono i commenti che conosciamo grazie alle cartoline spedite ai suoi conoscenti. In entrambe Klimt esprime primariamente uno snobistico fastidio per il clima uggioso e per il contesto socio-economico modesto che vi si respira. Lontano dai fasti di Vienna e dagli splendori della Secessione, non pare insomma per nulla presagire quelli che, solo pochi anni dopo, saranno la dissoluzione dell’Impero e lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Maltempo e alloggio modesto a parte, Klimt rimane folgorato da quel che − come il suo amato oro − gli appare a Ravenna altrettanto significativamente eterno: il mosaico. In confronto alla parte di miseria che lo circonda dovrà ammettere, quindi, nello scrivere alla sua compagna, che “i mosaici sono di incredibile splendore”. Figlio dell’orafo Ernst Klimt ed avendo lui stesso buoni studi tecnici di arte musiva alle spalle, ebbe modo di conoscere a fondo ed ammirare l’arte dei maestri ravennati nell’accostare le tessere dei mosaici bizantini, e restò folgorato dalla luce dorata dell’antica Bisanzio che vi brillava. Da quel momento, la lavorazione con la materia “oro” acquista davvero una valenza espressiva, tanto da fornirgli la trama cromatica principale dei suoi quadri: è il cosiddetto “Periodo aureo”, che ha iniziato proprio a Ravenna. Da quella vivida esperienza nel cuore dell’atmosfera bizantina il pittore torna in Austria ancora più determinato a dedicarsi tout court al mondo della bellezza, creando Le tre età della donna (1905), Ritratto di Adele Bloch-Bauer (1907) e la sua opera forse più famosa, Il Bacio (1908).
Santa Sofia a Costantinopoli
(350 d.C. prima costruzione)
La Basilica di Santa Sofia fu la chiesa più importante del mondo bizantino, dedicata non a una santa ma a un concetto astratto, la Divina Sapienza. Il primo edificio, voluto da Costantino, fu distrutto da un incendio nel 532. Per volere dell’imperatrice bizantina Teodora, moglie di Giustiniano, la Basilica di Santa Sofia venne ricostruita in maggiori dimensioni. Quello che si svelò agli occhi di tutti fu un edificio mirabile per la grandiosità e soprattutto per l’arditezza. Costruita da Isidoro di Mileto e Antemio di Tralle, la basilica di Santa Sofia combina lo schema della pianta centrale con quello longitudinale: si articola infatti in un grande spazio quadrato coperto da una cupola e fiancheggiato da navate laterali. La gigantesca cupola di 31 metri di diametro, che si innalza quasi a voler toccare il cielo, esprimeva l’ideale di un impero superiore a qualsiasi cosa ci fosse sulla Terra; crollò in un terremoto e fu ricostruita nella seconda metà del VI secolo dal nipote e omonimo di Isidoro. Le navate laterali, come i matronei, sono riservate ai fedeli, secondo un criterio di organizzazione liturgica affermatosi proprio agli inizi del VI secolo. L’atmosfera della basilica è resa inimitabile dall’illuminazione: lungo tutto il perimetro della cupola si apre una serie di finestre, mentre l’abbondante luce è riverberata e diffusa dai preziosi mosaici che ricoprono gli interni, per lo più realizzati su un fondo color oro. In seguito alla conquista turca del 1453, la Basilica di Santa Sofia divenne la più importante moschea della città, come si vede bene dalle immagini che mostrano all’esterno i minareti (le alte torri) e all’interno ben visibili all’interno sono i quattro grandi pannelli circolari in pelle di cammello appesi nell’Ottocento, che in lettere d’oro riportano i nomi dei primi quattro califfi (Abu Bakr, Umar, Uthman e Ali) e che si aggiungono ai medaglioni dedicati ad Allah, al profeta Maometto, e ai due nipoti di Maometto: Hassan e Hussein. A partire dal 1935 la Basilica di Santa Sofia è stata trasformata in un museo.
Il 10 luglio 2020, con un decreto presidenziale, è stata nuovamente aperta al culto islamico
Santa Sofia (in turco Ayasofya)
Minareti
interno cupola d=31 m
Matroneo
le dimensioni della sala principale (69,7 x 74,6 m)
il Romanico
Lez. 1 introduzione, innovazioni tecniche. l'abbazia di Cluny Lez. 2 Durham - Santiago Lez. 3 il Romanico in Italia: Milano - Pavia - Modena Lez. 4 il romanico a Firenze Lez. 5 il romanico a Pisa e Venezia
pag.33
pag.41
pag.46
pag.56
pag.69
il Romanico
Nello specifico, il termine "romanico" fa riferimento al legame con l'architettura romana, dalla quale vennero ripresi alcuni elementi strutturali (l'arco, la colonna, il pilastro, la volta) e una certa impostazione monumentale e spaziale. La cultura e la civiltà europea subirono un'accelerazione dopo l'anno Mille, grazie ad una serie di innovazioni tecnologiche, prima di tutto in agricoltura, che permisero di aumentare la produzione di generi alimentari, sollevando la popolazione dalla scarsità di cibo. Ciò innescò un circolo virtuoso che permise un incremento demografico, la ripresa dei commerci e lo sviluppo di villaggi e città quali sedi di mercati; la crescita delle zone urbane gradualmente permise l'affermazione di un nuovo ceto sociale, quello "borghese" dedito alle attività manifatturiere e commerciali ed intermedio tra la massa dei contadini e gli aristocratici o ecclesiastici. Inoltre, soprattutto in Francia, il sistema feudale frammentava il potere creando una classe di signori della guerra. Tutte queste entità presto innescarono una notevole domanda di nuovi edifici, soprattutto religiosi e la diffusione dei pellegrinaggi con la conseguente necessità di grandi chiese, ospedali e alloggi per i pellegrini. Il romanico presenta due aspetti apparentemente antitetici: da una parte non è il prodotto di una sola nazione o di una sola regione ma è nato pressoché contemporaneamente in Francia, Italia, Germania e Spagna e durante il suo sviluppo ha presentato scambi ed influenze reciproche in tutta l'area dell'Europa centro-occidentale, finendo per costituire una cultura effettivamente europea. D'altra parte, ogni regione presenta forme, schemi costruttivi, materiali diversi tra di loro. Questa duplice natura è probabilmente un perfetto ritratto storico e geografico dell'Europa medievale che univa elementi "universali" ad altri estremamente localistici. IL CULTO DELLE RELIQUIE Le reliquie conferivano importanza ed autorità a chi le possedeva, oltre a conferire autorità e potere le reliquie furono anche un investimento. Esse procurarono il denaro necessario alla costruzione di abbazie e cattedrali. Le stesse reliquie erano inoltre fonte di ricchezza non solo per gli ecclesiastici ma per locandieri, mercanti, bottegai, giocolieri ed allevatori locali. Fiere e sagre si svilupparono intorno a santuari e monasteri per non parlare dei pellegrinaggi che offrirono una fonte di ricchezza per molteplici categorie di persone.
Tipologia di facciata
facciata a capanna
facciata a salienti
La facciata a capanna è un termine architettonico usato per definire la forma della facciata di una chiesa, la copertura presenta solo due spioventi. In una chiesa, la presenza di una facciata a capanna non implica necessariamente che l'ambiente interno sia costituito da un'unica navata e la facciata può pertanto celare un'articolazione più complessa del corpo principale, come nel caso della basilica di San Michele a Pavia, le cui tre navate sono precedute da una facciata a capanna.
La facciata a salienti, è un termine architettonico usato per definire la forma della facciata di una chiesa, quando, come suggerisce il termine stesso, la copertura presenta una successione di spioventi posti a differenti altezze. La presenza di ogni singolo saliente a lato del vertice di copertura, corrisponde, quasi sempre, ad una navata laterale.
L’abbazia di Cluny
L’abbazia di Cluny fu fondata nell’omonimo paese nel 909 da un monaco, Bernone di Cluny, il quale ricevette in beneficio questo territorio dal duca d’Aquitania Guglielmo I, in cambio di preghiere per se e la sua famiglia. Una volta finiti i lavori il duca, contrariamente ai suoi predecessori, affidò il controllo del monastero al Papa, spogliandosi di tale potere. La prima chiesa (Cluny I), di dimensioni ridotte, fu fondata nel 909 e purtroppo non ci sono fonti storiche riguardanti la sua descrizione. La seconda chiesa (Cluny II), in ordine di costruzione, fu edificata nel 981, dopo decenni di lavori ininterrotti. Di questa costruzione sono state rinvenute scarse testimonianze storiche. Tuttavia, grazie agli scavi compiuti sulle rovine, è stato possibile ricostruire la sua pianta. Era presente un atrio collegato al nartece (chiamato galilea, regione storica del Vicino Oriente, oggi divisa amministrativamente tra Israele e la Cisgiordania, luogo dove rientrò Cristo dopo la resurrezione) , tre navate lunghe 55 metri, un coro a tre absidi e tre torri, due ai lati e una all’incrocio tra navate e transetto. Cluny II divenne una chiesa importante dal punto di vista architettonico in quanto rappresentò il “modello” delle altre chiese romaniche in Europa. Nel 1088, l’abbazia conobbe una crescita enorme sotto l’abate Ugo di Semur, si decise di costruire una nuova chiesa ancora più grande,ebbe inizio la costruzione di Cluny III. Il complesso delle costruzioni si concluse nel 1130 con la sua consacrazione della chiesa. La terza chiesa presentava cinque navate, quattro navate laterali coperte con volte a crociera e una navata centrale, ricoperta con una volta a botte. Esse erano intersecate da due transetti, dai quali si ergevano torri ottagonali. Con la costruzione del secondo transetto comparvero nuovi elementI: le cappelle radiali, che fiancheggiano il deambulatorio. Cluny III venne danneggiata nel 1500 dalle guerre religiose e fu rasa al suolo durante la rivoluzione francese. Nel 1800 i ruderi vennero distrutti per ricavare materiale da costruzione, e fu risparmiata una sola torre e alcuni pilastri.
Nartece GALILEA
Pianta di Cluny II
Il modello di Cluny in Francia
CLUNY III
Cluny III voluta dall'abate Ugo di Semur, con le sue dimensioni di 187 metri di lunghezza divenne la più grande chiesa del Medioevo. Il modello di Cluny III si diffuse ben presto in tutta la Borgogna (Francia centrale) e influenzò le chiese sulla via di pellegrinaggio verso Santiago de Campostela.
Cluny I 909–927 chiesa semplice, piccole dimensioni Cluny II 963–981 tre navate, Nartece, deambulatorio, cappelle radiali Cluny III 1088–1130 cinque navate, doppio transetto, dimensioni colossali
la Cattedrale di Durham
Cattedrale di Durham La cattedrale di Cristo, della Beata Vergine Maria e di San Cutberto di Durham, più semplicemente nota come cattedrale di Durham, sita in Inghilterra, venne fondata nel 1093 ed è tuttora un importante centro del Cristianesimo. Nella cripta della cattedrale di Durham si trova una reliquia della battaglia tra John Conyers e il drago, una spada che secondo la tradizione è stata usata da Ser Johan Conyers per uccidere il drago. L’edificio è davvero imponente. La facciata presenta due torri che raggiungono i 44 metri di altezza e sulla crociera se ne trova una più grande (il campanile) che invece è alta 66 metri. I muri perimetrali risultano alquanto massicci ed hanno contrafforti. L’interno è costituito da tre navate, separate da grosse colonne di pietra calcarea, con capitelli decorati. La navata è piuttosto lunga, raggiungendo i 143 metri ed ha una larghezza di circa 25 metri. Le coperture delle navate sono a crociera. Presenta inoltre un triforio sopra le navate. Il pavimento è costituito da un mosaico realizzato in marmo. Per i visitatori esiste la possibilità di raggiungere la sommità del campanile, salendo i 325 scalini e di poter ammirare dall’alto l’incredibile vista della città di Durham
Il Westwerk si presenta come un grande corpo a più piani protetto ai fianchi da due alte torri (mascherate da campanili). Il complesso veniva aggiunto sul lato ovest di basiliche e cattedrali (spesso superandole in altezza) e fungeva esternamente da ingresso laterale e facciata.
la cattedrale di Durham è stata usate per girare alcune scene esterne di Hogwarts nella saga di Harry Potter.
San Giuseppe a Spira, Germania
la Cattedrale di Santiago de Compostela
Secondo la leggenda, il corpo dell'apostolo Giacomo il Maggiore fu rinvenuto nel IX secolo nell'area dove sorge la cattedrale. Nella stessa Cattedrale si possono venerare le reliquie del santo apostolo. Tra il IX e il X sec. la fama dell'edificio crebbe fortemente con il diffondersi di notizie legate a miracoli del santo e presunte apparizioni dell'apostolo alla testa di schiere cristiane contro l'islam. L'esterno del Santuario è stato modificato in età barocca (XVII sec.), mentre l'interno mantiene l'assetto romanico. Il pellegrino alla fine del suo lungo pellegrinaggio (800 km) superato il portone esterno della facciata, si trova in un atrio che ha la funzione di espiazione prima di entrare nella cattedrale e viene chiamato PORTICO DELLA GLORIA, questo spazio è arricchito da oltre 200 sculture. L'interno presenta 3 navate (anche nel transetto, sul quale si aprono quattro cappelle, due per lato). Il presbiterio posto sulla cripta (che conserva le reliquie del santo) termina con un profondo coro e un deambulatorio con cinque cappelle radiali, che permetto la possibilità di più funzioni liturgiche contemporaneamente. La navata centrale (anche nel transetto) presenta una massiccia copertura con volte a botte), le navate laterali invece sono coperte con volte a crociera che sostengono i matronei. All'incrocio tra navate e transetto s'innalza una torre impostata su quattro pilastri polistili (pilastri costituiti da più colonne).
PORTICO DELLA GLORIA
facciata barocca
il cammino di Santiago
Il Cammino di Santiago di Compostela è il lungo percorso che i pellegrini fin dal Medioevo intraprendono, attraverso la Francia e la Spagna, per giungere al santuario di Santiago di Compostela, dove è posta la tomba dell'Apostolo Giacomo il Maggiore. Le strade francesi e spagnole che compongono l'itinerario sono state dichiarate Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. Si tratta grossomodo (a seconda del sentiero e dell'allenamento) di un percorso di 800 km per la durata di 1 mese. Al termine di tale percorso si arrivava finalmente a Santiago. Dopodiché il pellegrino, se aveva ancora fiato, si spingeva (e arriva tutt'oggi) a guardare l'oceano Atlantico dall'estremo promontorio di Fisterra, oppure terminava il suo cammino al santuario di Nosa Señora da Barca, a Muxía, sulla Costa della Morte. La chiesa sorge di fronte ad un celebre luogo di culto megalitico, centrato sulla Pedra d'Abalar ("la pietra oscillante") che i pellegrini fanno oscillare in cerca del suo punto di equilibrio. Vi sono numerosi altri percorsi che nel corso dei secoli sono stati classificati alla stregua del Camino Francés. Esiste un itinerario che da Lisbona, passando per Coimbra e Porto, conduce a Santiago de Compostela, e che è conosciuto come Cammino Portoghese.
Sant'Ambrogio a Milano
campanile dei canonici XII sec.
Edificata tra il 379 e il 386 per volere del vescovo di Milano, Ambrogio, fu costruita in una zona in cui erano stati sepolti i cristiani martirizzati dalle persecuzioni romane. Per questo venne dedicata ai martiri ed era chiamata Basilica Martyrum: lo stesso Ambrogio voleva riporvi le reliquie dei santi martiri Gervasio e Protasio. Sant'Ambrogio stesso vi venne sepolto (397) e da allora cambiò nome, assumendo quello attuale. La basilica attuale rispetta scrupolosamente la pianta di questa basilica paleocristiana: tre navate absidate, senza transetto, con quadriportico antistante. La facciata a capanna è larga e schiacciata. Presenta due logge sovrapposte. Quella inferiore ha cinque arcate uguali (di cui solo tre sono visibili in facciata) e si ricongiunge con il perimetro interno del portico, pur avendo queste arcate leggermente più alte, mentre quella superiore ha cinque arcate che scalano in altezza assecondando il profilo degli spioventi. Presenta anche degli archetti pensili, cioè file di piccoli archi a tutto sesto che "ricamano" la cornice marcapiano e gli spioventi. Il quadriportico antistante aveva un tempo la funzione di raccogliere i catecumeni al cospetto della chiesa. Tuttavia, dai primi anni dell'XI secolo i fedeli venivano ormai battezzati fin dalla nascita, e per questo il suddetto spazio perse la sua funzione originale assumendo un ruolo nuovo, come scoperto dove si radunavano i cittadini per discutere e per assemblee religiose o civili. Dalla loggia superiore della facciata il vescovo dava la sua benedizione ai cittadini, mentre le cariche pubbliche potevano interloquire con la folla. Il campanile di destra, detto dei monaci, risale al IX secolo e ha l'aspetto austero tipico delle torri di difesa. Quello di sinistra, detto dei canonici, è più alto e risale al XII secolo
campanile dei monaci IX sec.
L'interno venne strutturato secondo le più avanzate novità d'Oltralpe, con l'uso di volte a crociera a costoloni, con un'architettura rigorosa e coerente. In sostanza, ogni arco delle volte poggia su un semipilastro o una semicolonna propria, poi raggruppati nel pilastro a fascio, la cui sezione orizzontale non è quindi casuale, ma legata strettamente alla struttura dell'alzato. Le volte delle navate laterali, con campate di dimensioni pari alla metà del lato di una campata nella navata centrale, poggiano su pilastri minori e reggono i matronei. Questi ultimi occupano tutto lo spazio eventualmente disponibile per il cleristorio: lo sviluppo in altezza ne risulta bloccato ma, coerentemente con lo sviluppo complessivo, la luce si tende lungo l'asse maggiore (la stessa forma plastica dei pilastri polistili è subordinata a questa illuminazione bassa) e passa dalle finestre della facciata (qui, peraltro, filtrata dalle logge) e dal tiburio (come detto, successivo). In corrispondenza del tiburio, nell'ultima campata della navata centrale, si trova il presbiterio con, al centro, l'altare maggiore. Nel catino absidale, si trova un mosaico, ricostruito dopo la seconda guerra mondiale riutilizzando i resti di quello precedente distrutto dalle bombe, risalente al IV secolo ma più volte modificato entro il IX secolo. Al centro vi è il Pantocratore (Gesù onnipotente) tra i santi Gervasio e Protasio e, ai lati, scene della vita di Sant'Ambrogio.
San Michele a Pavia
La basilica di San Michele è considerata il prototipo della chiesa romanica medievale. San Michele però si discosta dalle altre chiese cittadine per l'utilizzo estensivo, sia per la struttura che per le decorazioni, della fragile pietra arenaria color ocra invece del cotto, e anche per la particolare conformazione architettonica, che prevede una pianta a croce latina, con un transetto eccezionalmente sviluppato, molto sporgente rispetto al corpo longitudinale del fabbricato. Le dimensioni della basilica (lunghezza: 55 metri; larghezza al transetto: 38 metri) evidenziano l'importanza di questa parte della struttura. All'incrocio tra navata e transetto si alza l'ardita cupola ottagonale. La pianta a croce latina presenta una suddivisione in tre navate, a ciascuna delle quali corrisponde un portone sulla facciata. La navata centrale è larga il doppio delle laterali. Le navatelle laterali sono sovrastate da matronei, che, oltre ad avere una funzione formale, svolgono un preciso compito statico: creare cioè forze laterali che si contrappongano e arginino la pressione delle volte della navata centrale. La facciata presenta un lineare profilo a capanna, impreziosito lungo gli spioventi da una loggetta di ventuno arcatelle. I contrafforti sono costituiti da pilastri a fascio che scandiscono verticalmente la superficie. La facciata è adornata con un folto repertorio di sculture di arenaria, a tema sacro ma anche profano, di grande bellezza e suggestione, ma oggi vistosamente deteriorate dalla corrosione dovuta agli agenti atmosferici. Sulla facciata si aprono cinque piccole bifore, tre monofore e una croce compresa tra due oculi. Tale disposizione è una ricostruzione ottocentesca: fino a quel periodo, era presente infatti un grosso finestrone circolare, certamente non originale, eliminato appunto per riportare la facciata alla configurazione originaria. Vi sono fasce orizzontali scolpite a bassorilievo, raffiguranti intrecci di esseri umani, animali e creature mostruose.
le Reliquie
In una teca all'interno dell'altare maggiore sono conservate le reliquie di tre santi: Sant’Ennodio, Morì a Pavia il 17 luglio 521; Sant'Eleucadio, di origine orientale, nella seconda metà del II secolo fu il terzo vescovo di Ravenna Sant'Aldo eremita All'interno dell'altare della cripta sono conservante le seguenti reliquie: San Massimo, vescovo di Pavia e predecessore di Ennodio. San Pietro I, vescovo di Pavia dal 730 al 743. San Brizio, vescovo di Tours morto nel 444. Numerose sono le reliquie conservate a San Michele, oltre a quelle presenti nell'altare della basilica e nell'altare della cripta, il catalogo stilato da don Pietro Agnelli conta circa 235 reliquie di cui 100 contenute in piccole teche. Le più rilevanti sono le seguenti:
San Geminiano a Modena
La cattedrale di San Geminiano è il principale luogo di culto della città di Modena. Capolavoro dello stile romanico, la cattedrale è stata edificata dall'architetto Lanfranco. Nella cripta del duomo si trovano le reliquie del santo, conservate in una semplice urna del IV secolo. Il sarcofago, custodito entro una teca di cristallo, viene aperto ogni anno in occasione della festa del santo stesso (31 gennaio) e le spoglie del santo, rivestite degli abiti vescovili con accanto il pastorale, vengono esposte alla devozione dei fedeli. A fianco della cattedrale sorge la torre campanaria detta la Ghirlandina. La facciata è a salienti che riflettono la forma interna delle navate, con tetti spioventi ad altezze diverse. Due poderose paraste dividono la facciata in tre campiture. Il centro è dominato dal portale maggiore, sovrastato da un protiro a due piani con un'edicola dalla volta a botte. Il protiro è retto da due leoni stilofori (cioè reggenti una colonna ciascuno). Numerosi rilievi, tra i quali i quattro celebri pannelli con le Storie della Genesi di Wiligelmo, decorano la facciata. Questi rilievi sono posti al di sopra dei portali laterali e a fianco di quello centrale, sono suddivisi in dodici parti, che vanno dalla rappresentazione di Dio in una mandorla fino al diluvio universale. Il grande rosone venne aggiunto nel XIII secolo assieme ai due portali laterali, che comportarono lo spostamento dei pannelli di Wiligelmo. La chiesa è a tre navate prive di transetto e con un presbiterio in posizione sopraelevata, che suggerisce la presenza della cripta. A ciascuna navata corrisponde un'abside. La copertura era anticamente a capriate lignee e venne sostituita con volte a crociera a sesto acuto soltanto durante il XV secolo. Presenza anche di un finto matroneo che ha la funzione di alleggerire la struttura, il quale riprende il motivo della loggia percorribile all'esterno. Sopra il matroneo vi è un cleristorio molto alto per rinforzare le volte a crociera. La navata centrale presenta quattro grandi campate, di lunghezza doppia rispetto a quelle nelle navate laterali.
Edicola
Ghirlandina
protiro
esterno della cattedrale
leoni stilofori
il Romanico a Firenze
Il romanico fiorentino è lo stile architettonico romanico che si sviluppò a Firenze, tra il XI ed il XIII secolo, con caratteri estremamente peculiari. Lo stile del romanico fiorentino si diffuse parzialmente solo nel contado della città, che nel XII si estendeva in un ambito territoriale ristretto, in un periodo in cui in Toscana era ancora vitale il potere economico e politico e l'influenza culturale di Siena, Lucca e Pisa. Tipologia di marmo BIANCO DI CARRARA è un tipo di marmo, è estratto dalle cave delle Alpi Apuane in territorio di Carrara, universalmente noto come uno dei marmi più pregiati. Il marmo verde di Prato, detto anche serpentino, è una roccia metamorfica, appartenente alle serpentiniti appenniniche. Tipica dell'area pratese era storicamente cavata nei dintorni del borgo medievale di Figline, una frazione di Prato, sulle prime pendici dell'Appennino. Il Portoro o Marmo di Portovenere è una pregiata varietà di marmo nero proveniente dalla zona della Spezia. Il suo aspetto molto decorativo lo rende idoneo a realizzazioni artistiche e di pregio come vasi, colonne, interni di chiese e palazzi, rivestimenti, pavimentazioni e piani di mobili. Il colore è nero intenso e brillante con venature dorate.
Cave di Carrara
Verde serpentino di Prato
Nero di Spezia
San Miniato al monte
San Miniato fu il primo martire della città. Era probabilmente un mercante greco o un principe armeno in pellegrinaggio a Roma. Si racconta che, intorno al 250, arrivato a Firenze, iniziò la vita di eremita e che fu decapitato durante le persecuzioni anticristiane dell'imperatore Decio. La costruzione dell'attuale chiesa iniziò nel 1018 sotto il vescovo Alibrando e proseguì sotto l'imperatore Enrico II. La facciata di San Miniato è uno dei capolavori dell'architettura romanica fiorentina, ispirata a un classicismo solido e geometrico ripreso dalle tarsie marmoree degli edifici monumentali romani. Divisa in due fasce principali: quella inferiore è caratterizzata da cinque archi a tutto sesto sorretti da colonne in serpentino verde con basi e capitelli corinzi in marmo bianco; la parte superiore mette in evidenza la vera geometria della chiesa, con le due falde simmetriche delle navate laterali che ci fanno percepire la presenza delle tre navate. I due frontoni simmetrici delle navate laterali sono decorati con una bicromia di marmo bianco e serpentino verde di Prato. La parte centrale del secondo livello è caratterizzata da un ideale loggiato tetrastilo sorretto da quattro pilastri, che la dividono in tre parti. Al centro del loggiato è presente una finestra incorniciata da due colonne. Nel riquadro superiore si trova il mosaico di Cristo tra la Vergine e san Miniato, che fu composto nel 1260. È interessante notare il collegamento con l'arte Romana dei primi templi pagani, infatti il primo strato è costituito da archi che sorreggono un pronao (inteso come tempio). Inoltre la bicromia dell'edificio sarà ripresa per secoli dai costruttori fiorentini, tra questi pure Filippo Brunelleschi e Leon Battista Alberti userà come suoi esempi la chiesa di San Miniato e il Battistero di San Giovanni sempre a Firenze.
L'interno della chiesa è alquanto inusuale, col presbiterio e il coro rialzati su una piattaforma sopra la grande cripta. Si accede alla parte superiore da due scalinate laterali, che sono in collegamento con le due navate laterali, mentre dalla navata centrale, dietro l'altare inferiore, si diparte la più breve scalinata per discendere alla cripta.
L'arte di Calimala
Un'altra curiosità che si ritrova nella basilica è che nel punto più alto della facciata al posto di una croce che dovrebbe rappresentare il simbolo fondamentale della fede cristiana, c'è un'aquila di rame dorato. L'aquila stringe negli artigli un rotolo di lana (il torsello), che era il simbolo dell'arte di Calimala, una delle più potenti Arti Maggiori che amministravano la città, era quella dei Mercatanti. L'Arte di Calimala fu designata di amministrare, dal 1288, la basilica e tutti i suoi interessi economici e per questo ebbe la concessione da parte del clero e degli amministratori dell'epoca ad installare la propria aquila in luogo della croce.
interno
ambone
cripta
il Cimitero monumentale
Il cimitero fu progettato da Niccolò Matas (lo stesso architetto della facciata di Santa Croce), fu inaugurato nel 1848
Monumenti funebri da ricordare:
In monumento funebre vi sono ritratti a grandezza naturale due ragazzi, belli e giovani: lui è in divisa, lei invece in abito da sposa. Non si tratta però di due fidanzati, come potrebbe sembrare a prima vista, bensì di due fratelli morti poco più che ventenni: lui sotto i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e lei di tubercolosi poco tempo dopo essersi sposata. La morte lì chiamò a se’ a meno di un anno di distanza l’uno dall’altra. I loro nomi erano Mario e Maria Grazia Mazzone. La data incisa sulla loro lapide riporta l’anno 1947.
Forse il più famoso tra le personalità sepolte al cimitero delle Porte Sante è Carlo Lorenzini, meglio conosciuto come Carlo Collodi, il babbo di Pinocchio. Riposa nella semplice cappella di famiglia, sul cancello c’è un cartoncino con un disegno del burattino più amato del mondo. Poco distante c’è la tomba di Lorenzo Bertelli detto Vamba, l’autore del Giornalino di Giamburrasca.
il Battistero di San Giovanni
Il battistero ha una pianta ottagonale, con un diametro di 25,60 m, quasi la metà di quello della cupola del Duomo. L'ottagono è già figura tipica dei battisteri, soprattutto medievali e di ispirazione bizantina, di cui l'ipotesi più probabile è quella di ricordare "l'ottavo giorno" della settimana, che nel Nuovo Testamento del Cristianesimo è simbolo di Resurrezione ed Eternità. L'edificio è coperto da una cupola ad otto spicchi, mascherata all'esterno dall'attico e coperta da un tetto a piramide schiacciata. Sul lato opposto all'ingresso sporge il corpo dell'abside rettangolare (scarsella). L'ornamento esterno, in marmo bianco di Carrara e verde di Prato, è scandito da tre fasce orizzontali, ornate da riquadri geometrici, quella mediana occupata da tre archi per lato, nei quali sono inserite superiormente finestre con timpani. Ai pilastri in marmo verde del registro inferiore corrispondono colonne poligonali in strisce bianche e nere in quello superiore, reggenti gli archi a tutto sesto. I pilastri angolari, originariamente in pietra serena, furono poi rivestiti pure di marmo. Si tratta di uno spartito di gusto classico, usato già in altri monumenti romanici come la facciata di San Miniato al Monte, che testimonia il perdurare a Firenze della tradizione architettonica della Roma antica. All'interno l'asse principale est-ovest è indicato dal contrapporsi dell'arcone e della coppia di colonne con capitelli compositi ai lati della Porta del Paradiso (in tutti gli altri casi abbiamo invece capitelli corinzi, eccetto uno probabile frutto di restauro); un secondo asse di simmetria obliquo sudest-nordovest è invece indicato dai fiori dell'abaco dei capitelli corinzi di pilastro, che sono di tre tipi differenti. All'esterno le finestre a edicola si differenziano per forma, tipo di capitelli e colonne, e colore dei marmi impiegati, secondo un ordinamento molto complesso che distingue i lati obliqui da quelli volti ai punti cardinali e tra questi il lato est, con l'ingresso principale, differenziato in tutto dagli altri. La disposizione simmetrica di differenti tipi di capitelli si riscontra anche nei tre lati volti a sud dell'attico, verosimilmente eseguiti per primi perché rivolti alla città.
scarsella Borsa di cuoio per tenervi denari o altro, che si portava un tempo appesa al collo o alla cintura;
Frammento di sarcofago antico romano in marmo bianco, quadrangolare, lavorato in bassorilievo con scene di vendemmia, di pigiatura dell’uva. Si tratta probabilmente del sepolcro di un produttore mercante di vino, e la rappresentazione della sua attività valeva sia come memoria celebrativa del defunto, che come immagine simbolica del viaggio della sua anima nell’oltretomba. Nel medioevo era frequente il riutilizzo di frammenti di arte antica, e l’iconografia del presente, legata all’uva e alla vendemmia, ben si prestava a una rilettura in chiave cristiana ed eucaristica. L’area intorno al Battistero era nel Medioevo e fin dai tempi antichi un’area cimiteriale.
le tre porte del Battistero
La Basilica di S. Marco
Venezia
* 3 livelli* 5 portali strombati + 2 di origine araba* mosaici + quadriga* cupole a cipolla
La Basilica di San Marco a Venezia
L'esterno, diviso in tre differenti registri, piano inferiore, terrazza, cupole, prevale la larghezza, poiché in una città come Venezia, che appoggia su un terreno sabbioso, si tendeva a realizzare gli edifici in larghezza, dal peso più equilibrato. È infatti larga 76.5 metri e profonda 62.60, mentre la cupola centrale è alta 43 metri (28,15 all'interno). La facciata presenta due ordini, uno al pian terreno che è scandito da cinque grandi portali strombati che conducono all'atrio interno. Quella centrale è decorata in senso monumentale. Il secondo ordine forma una terrazza percorribile e presenta quattro arcate cieche più una centrale in cui si apre una loggia che ospita la quadriga. La facciata marmorea risale al XIII secolo. Vi furono inseriti mosaici, bassorilievi e una grande quantità di materiale eterogeneo. Ciò diede la caratteristica policromia, che si combina con i complessi effetti di chiaroscuro dovuti alle multiformi aperture e al gioco dei volumi. Le due porte di ingresso alle estremità vennero realizzate con timpani di ispirazione araba, forse volute anche per ricordare Alessandria d'Egitto, dove era avvenuto il martirio di San Marco. La lunetta del portale centrale è decorata secondo l'usanza tipicamente occidentale in epoca romanica, con un Giudizio universale. La quadriga è tra le opere d'arte provenienti da Costantinopoli, la più celebre è rappresentata dai famosi cavalli di bronzo dorato e argentato, di incerta origine, che furono razziati dai Veneziani, durante la IV crociata (1198-1204) dall'Ippodromo di Costantinopoli, la capitale dell'Impero romano d'Oriente e posti sopra il portale centrale della basilica. Delle molte quadrighe che ornavano gli archi trionfali dell'antichità, questa è l'unico esemplare al mondo rimasto. Dopo il lungo restauro cominciato nel 1977, i cavalli di San Marco sono conservati nel Museo di San Marco all'interno della basilica, sostituiti sulla balconata da copie.
la Quadriga
Giudizio universale Portale centrale
Quadriga Museo di San Marco Venezia
pianta e interno
La pianta della basilica è a croce greca con cinque cupole a cipolla distribuite al centro e lungo gli assi della croce. Le navate, tre per braccio, sono divise da colonnati che confluiscono verso i massicci pilastri che sostengono le cupole. Le pareti esterne e interne sono invece sottili, per alleggerire il peso dell'edificio sul delicato suolo veneziano, e sembrano quasi diaframmi tesi tra pilastro e pilastro, a reggere la balaustra dei matronei; non hanno una funzione di sostegno, solo di tamponamento. Pareti e pilastri sono completamente rivestiti, nel registro inferiore, con lastre di marmi policromi. Il pavimento ha un rivestimento marmoreo disegnato con moduli geometrici e figure di animali simbolici del cristianesimo medievale. Elementi di origine occidentale sono la cripta, che interrompe la ripetitività di una delle cinque unità spaziali, e la collocazione dell'altare nel presbiterio. I bracci non sono identici, la navata centrale più ampia, creando così un asse longitudinale principale che convoglia lo sguardo verso l'altare maggiore, che custodisce le spoglie di San Marco. Dietro l'altare maggiore, rivolta verso l'abside, è esposta la Pala d'oro, che fa parte del Tesoro di San Marco.
la Pala d'orola parte anteriore e decorata dell' altare
Piazza dei miracoli a Pisa
La piazza del Duomo è il centro artistico e turistico più importante di Pisa. Annoverata fra i Patrimoni dell'Umanità dall'UNESCO dal 1987, vi si possono ammirare i monumenti che formano il centro della vita religiosa cittadina, detti miracoli (da Gabriele d'Annunzio del 1910) per la loro bellezza e originalità: la Cattedrale, il Battistero, il Campo Santo e il Campanile. Da ciò deriva il nome popolare di piazza dei Miracoli diffusosi poi nel dopoguerra, era del turismo di massa. La piazza, non ha una conformazione casuale, tutto fa parte di un progetto che, ancora adesso, non è ben chiaro. Alcuni ci ritrovano le costellazioni, come quella della Bilancia, altri vedono il richiamo alla latitudine e longitudine. Sicuramente rappresenta l’allegoria della vita, tutti i passaggi che l’uomo deve compiere: il Battistero rappresenta la nascita, il Duomo la vita, il Campo Santo la morte
Gabriele D'Annunzio, che, nel 1910, scrisse così nel suo romanzo Forse che sì, forse che no: "L ’Ardea roteò nel cielo di Cristo, sul prato dei Miracoli", dove i miracoli erano proprio gli imponenti monumenti della piazza. E così piazza del Duomo, nell'uso comune, è divenuta nota come "prato dei Miracoli", "Campo dei Miracoli" e, infine, "Piazza dei Miracoli", denominazione prevalente a partire dal secondo dopoguerra con la diffusione del turismo di massa.
la Cattedrale
Il duomo di Santa Maria Assunta, al centro della Piazza dei Miracoli, è la cattedrale medievale di Pisa. Capolavoro del romanico, in particolare del romanico pisano, rappresenta la testimonianza tangibile del prestigio e della ricchezza raggiunti dalla Repubblica marinara di Pisa nel momento del suo apogeo. Fondata nel 1064 grazie al bottino che i Pisani riportarono dal saccheggio di Palermo. La chiesa fu eretta fuori dalla cinta muraria, a simboleggiare un potere che non temeva minacce. Il Duomo fu edificato in due fasi, rispettivamente legate agli architetti Buscheto, autore dell’impianto originario con corpo basilicale a cinque navate, transetto a tre navate e cupola sulla crociera; e Rainaldo che progettò il prolungamento dell’edificio e creò la facciata che presenta cromie a contrasto bianco e nere, e un uso insistito di materiali di reimpiego provenienti da monumenti di età romana, a ribadire la grandezza di Pisa. La cucitura tra la navata di Buscheto e il prolungamenti di Rainaldo, a causa degli stessi cedimenti del suolo che conferiscono alla torre campanaria l’inclinazione per cui è nota in tutto il mondo, mostra dissesti e differenze di livello. Numerosi orientalismi rintracciabili negli elementi decorativi e nella pianta ellittica della cupola di ispirazione moresca arricchiscono il complesso che è cambiato per effetto delle ripetute campagne di restauro che si sono succedute nel corso delle diverse epoche: dai primi radicali interventi per riparare i danni provocati dal terribile incendio del 1595, fino a quelli che nell’Ottocento comportarono la sostituzione di copie alle sculture originali oggi custodite al Museo dell’Opera del Duomo. Delle importanti commissioni che andarono a integrare l’arredo della Cattedrale nella prima metà del Trecento rimangono la decorazione musiva dei catini absidali che deve a Cimabue la figura di San Giovanni Evangelista (1302 ca.); il nuovo pulpito (1302-1310) di Giovanni Pisano.
Inizio costruzione 1064 - Completamento 1092
cupola ellittica
L'interno, suddiviso in 5 navate e con transetto e abside a 3 navate, è rivestito di marmi bianchi e neri, con colonne monolitiche di marmo grigio e capitelli di ordine corinzio. Ha un soffitto a cassettoni dorati seicenteschi, in legno dorato e reca dorato lo stemma dei Medici. Presumibilmente l'antico soffitto presentava una struttura con capriate lignee a vista. Nel punto di incontro tra i transetti e il corpo centrale si innalza la cupola ellittica, decorata con la rara tecnica di pittura a encausto (od olio su muro). Le colonne granitiche in stile corinzio fra la navata e l'abside provengono dalla moschea di Palermo, bottino dei Pisani nella battaglia della Cala nel 1063. Il grande mosaico absidale del Cristo in trono tra la Vergine e san Giovanni è reso famoso dal volto di san Giovanni, di Cimabue nel 1302 e sopravvisse miracolosamente all'incendio del 1595. Proprio quel San Giovanni Evangelista fu l'ultima opera realizzata da Cimabue prima della morte e l'unica di cui esista una documentazione certificata.
dettaglio della cupola: Assunsione di Maria tecnica: encausto
Curiosità
Sul lato nord, a sinistra della facciata davanti al Campo Santo, ad altezza dello sguardo si trova un pezzo di marmo di origine romana (come testimonia la decorazione a motivi vegetali che si può ancora vedere in parte a lato), sul quale sono presenti una serie di buchi neri. Secondo la leggenda si tratterebbe dei segni lasciati dal diavolo quando si arrampicò sul duomo nel tentativo di fermarne la costruzione, chiamate appunto unghiate del diavolo. Sempre secondo la leggenda il numero di queste unghiate varierebbe per dispetto ogni volta che si prova a contarle (circa 150, con alcuni segni più leggeri per questo a volte trascurati nella conta), per cui talvolta si portano i bambini a fare il conto che non risulta mai lo stesso due volte. Più verosimilmente sono i fori di trapano più profondi di una decorazione romana.
il camposanto
La dizione più diffusa del nome è Camposanto, spesso affiancato ad aggettivi come monumentale o vecchio. Tale dizione ha origine comunque, come è facilmente intuibile, da Campo Santo, nome tradizionale del luogo, sin da quando, secondo la tradizione, l'arcivescovo Ubaldo Lanfranchi di ritorno dalla Terra Santa ne riempì l'interno con terra portata dal Monte Calvario. Il termine "Campo Santo" viene usato per la prima volta in atti risalenti al 1287, mentre prima di allora ci si riferiva genericamente ad un Sepoltuarium, Mortuarium o Cimiterium che doveva essere costruito a fianco del Duomo. Nella lingua popolare, il termine camposanto (con le due parole non separate) è un sinonimo, che indica sempre il luogo di sepoltura, inteso in senso religioso, in particolare del credo cristiano. Nel Camposanto venivano sepolte le maggiori personalità cittadine, come i rettori e i più prestigiosi docenti dell'Università di Pisa, i governanti e le famiglie più in vista, spesso riutilizzando sarcofagi di epoca romana di grandissimo pregio, e contemporaneamente. Questo "pantheon" pisano divenne così per vocazione naturale il primo museo della città quando nell'Ottocento vi furono raccolte opere d'arte provenienti dagli istituti religiosi soppressi per le riforme napoleoniche, impedendo così il disperdersi del patrimonio cittadino altrove, oltre ad altri oggetti di natura artistica o archeologica appositamente acquistati. Nello stesso periodo la funzione cimiteriale ebbe un picco, con i numerosissimi sepolcri ottocenteschi, spesso di ottima fattura, che iniziarono ad affollare i corridoi, da allora ribattezzati "gallerie".
costruzione, 1277-78
il battistero
Di fronte alla Cattedrale Santa Maria, in asse con la sua facciata, fu costruito il Battistero dedicato a San Giovanni Battista, fondato nel 1152 su progetto di Diotisalvi. L’edificio di stile romanico, che presenta una stretta relazione tra l'architettura pisana e l'Oriente. Il monumento, che è il più grande Battistero d’Italia, era destinato ad accogliere e custodire la fonte battesimale dei Pisani, e in origine aveva un'apertura sul soffitto attraverso la quale filtrava luce. A differenza di battisteri più antichi, l’apertura non serviva però a raccogliere acqua piovana nella fonte perchè all’epoca il rito era ormai simbolico e per battezzare si ricorreva già a piccole vasche disposte lungo il fonte. Lo stile gotico venne introdotto insieme alla loggia e alla cupola emisferica quando i lavori vennero proseguiti da Nicola e Giovanni Pisano. La cupola è coperta da tegole rosse nella parte orientata verso il mare e da lastre di piombo a levante. Probabilmente la causa della differenza di copertura si spiega con una mancanza di denaro, che giustificherebbe anche l’assenza di affreschi. Come molti altri edifici di Pisa, anche il Battistero è leggermente inclinato con una pendenza che verte verso est in direzione della Cattedrale.
Inizio costruzione: 1152, primo livello RomanicoCompletamento:1390, secondo livello Gotico
Torre campanaria
I lavori iniziarono il 9 agosto 1173. Alcuni studi attribuiscono la paternità del progetto all'architetto pisano Diotisalvi, che nello stesso periodo stava costruendo il battistero. Le analogie tra i due edifici sono infatti molte. Secondo il Vasari i lavori furono iniziati da Bonanno Pisano. La tesi del Vasari, ritenuta priva di fondamento, fu invece ritenuta valida soprattutto dopo il ritrovamento nelle vicinanze del campanile di una pietra tombale col nome del Bonanno. Il campanile della cattedrale di Santa Maria Assunta per via della caratteristica pendenza, simbolo della città e fra i simboli iconici d'Italia. Si tratta di un campanile a sé stante alto 57 metri costruito nell'arco di due secoli, tra il dodicesimo e il quattordicesimo secolo. Con una massa di 14.453 tonnellate, vi predomina la linea curva, con giri di arcate cieche e sei piani di loggette. La pendenza è dovuta a un cedimento del terreno sottostante verificatosi già nelle prime fasi della costruzione. È stata proposta come una delle sette meraviglie del mondo moderno. Dalla sua costruzione lo strapiombo è sostanzialmente aumentato, ma nel corso dei secoli ci sono stati anche lunghi periodi di stabilità o addirittura di riduzione della pendenza. Nel corso dell'Ottocento il campanile fu interessato da importanti restauri, che portarono, ad esempio, all'isolamento del basamento della torre. I saggi del terreno effettuati durante i restauri portarono alla luce la presenza di una notevole quantità di acqua sotterranea che rendeva cedevole il terreno. Per far fronte a questo problema, ne vennero aspirate grandi quantità dal sottosuolo con l'ausilio di pompe, ma ciò favorì il fenomeno della subsidenza e il conseguente aumento della pendenza della torre. Negli ultimi decenni del XX secolo l'inclinazione aveva subito un deciso incremento, tanto che il pericolo del crollo si era fatto concreto. Dal marzo 2008 la torre ha raggiunto il livello definitivo di consolidamento sotto il profilo dell'inclinazione che dovrebbe rimanere inalterato per almeno altri 300 anni.
Gli scalini della Torre sono ben 294, consumati dal susseguirsi delle persone nel corso dei secoli. Questa prima fase dei lavori fu interrotta all’altezza del terzo anello a causa del cedimento del terreno su cui sorge il basamento della torre. La cedevolezza del terreno, ma anche il fatto che anticamente nell’area della torre scorresse un’ansa del fiume Auser, che ha quindi reso il terreno instabile, è infatti la causa della pendenza della torre, e della sua fama. Questi problemi di stabilità impedirono per lungo tempo il proseguimento dei lavori. Nel tentativo di raddrizzare la torre, i tre piani aggiunti tendono ad incurvarsi in senso opposto alla pendenza. La struttura del monumento è del tutto particolare perché costituita da due cilindri concentrici collegati tra loro da una scala a chiocciola interna che conduce fino alla cella superiore. Sul cilindro esterno si aprono sei piani a loggetta scanditi da colonne sulle quali si appoggiano archetti a tutto sesto. Durante i lavori di consolidamento, iniziati nel 1990 e terminati alla fine del 2001, la pendenza del campanile è stata ridotta tramite cerchiatura di alcuni piani, applicazione temporanea di tiranti di acciaio e contrappesi di piombo (fino a 900 tonnellate) e sottoescavazione, riportandola a quella che, presumibilmente, doveva avere 200 anni prima. Inoltre, si è consolidata la base per consentire di mantenere in sicurezza la torre per almeno altri tre secoli, permettendo così l'accesso ai visitatori.
La famosa torre, costruita come campanile della Cattedrale di Pisa nel Campo dei Miracoli, ha iniziato a piegarsi fin dai primi anni della sua costruzione. Tutto iniziò nel 1173 d.C., quando fu posizionata una lastra profonda 3 metri come base, sulla quale iniziarono ad alzare i muri. Tuttavia, raggiungendo il terzo piano, si è rilevata una evidente inclinazione. Il problema è che questa torre di 14.500 tonnellate è stata costruita su fondamenta molto superficiali appoggiate su un terreno composto di sabbia e limo, un terreno chiaramente instabile. Gli ingegneri dell'epoca hanno cercato di compensare l'angolo costruendo i piani superiori con muri più alti sul lato più affondato. Ma questo ha solo aggravato il problema, perché il peso aggiuntivo ha fatto affondare ancora di più quel lato. La costruzione, che ha impiegato 199 anni per essere completata, ha avuto diverse pause, consentendo al terreno argilloso sotto la torre di compattare, aiutandolo a non crollare. Infatti, questa compattazione naturale ha permesso alla torre di resistere anche a quattro terremoti. Tuttavia, era chiaro che senza intervento la torre sarebbe crollata. Nel 1990, la torre è stata chiusa al pubblico per iniziare un processo di restauro. Gli ingegneri moderni hanno calcolato che se l'inclinazione superava i 5,44 gradi, la torre sarebbe crollata. Per evitarlo, 90 tonnellate di cemento sono state iniettate nel terreno attraverso 361 fori profondi 40 metri, stabilizzando la base con pali che hanno raggiunto strati di terreno più solidi. Poi la terra è stata rimossa dal lato meno affondato, regolando l'inclinazione ai suoi 4 gradi originali. Alla fine sono stati installati ancoraggi in acciaio per mettere in sicurezza le basi. Anche se avrebbero potuto raddrizzare completamente la torre, si è deciso di mantenere la sua caratteristica inclinazione per mantenere il suo valore turistico e storico. Dopo aver confermato che la struttura potrebbe rimanere stabile per almeno 300 anni, la torre è stata riaperta al pubblico, consolidandosi come un'icona di ingegneria e storia.
...da non fare in Piazza dei miracoli
Will Smith, Pisa il 25 luglio 2025