Want to create interactive content? It’s easy in Genially!
Poggi_Zirotti_Dialogo di Malambruno e Farfarello
Serena Poggi
Created on June 3, 2021
Start designing with a free template
Discover more than 1500 professional designs like these:
View
Visual Presentation
View
Vintage Photo Album
View
Animated Chalkboard Presentation
View
Genial Storytale Presentation
View
Higher Education Presentation
View
Blackboard Presentation
View
Psychedelic Presentation
Transcript
Giacomo Leopardi
Dialogo di Malambruno e Farfarello
Attualizzazione
Serena Poggi e Arianna Zirotti
Leopardi
Leggendo le opere di Leopardi si potrebbe avere l’impressione che tratti temi lontani da noi, che non ci toccano, e con un lessico arcaico; in realtà, i suoi scritti affrontano argomenti molto moderni, che sono ancora di pubblico interesse, e si pone domande a cui anche noi dobbiamo ancora trovare le risposte.
Nel Dialogo di Malambruno e Farfarello, per esempio, il tema principale è quello della felicità, se sia possibile ottenerla o se almeno sia possibile liberarsi dell’infelicità; non è qualcosa a cui abbiamo già trovato una risposta certa e universale, e la conferma la vediamo semplicemente digitando su internet brevi frasi che contengano la parola “felicità”: compariranno centinaia di siti motivazionali, scientifici e pseudoscientifici, in cui vengono elencati metodi da seguire e nuove abitudini da prendere per raggiungere in modo certo questa felicità; per quanto possano essere utili, però, se bastasse semplicemente leggere un paio di questi siti e seguire i loro consigli, forse il problema si sarebbe già risolto da tempo.
La costante ricerca della felicità
La nostra costante ricerca della felicità ha influenzato anche la letteratura, le serie tv e il cinema, i quali non fanno altro che riflettere le idee, le opinioni e gli argomenti di interesse dell’attualità: un esempio da citare è la serie tv Dark, che in un complessissimo intreccio di viaggi nel tempo e mondi paralleli inserisce personaggi umani, che sono tutti alla ricerca di qualcosa: il piccolo Mikkel, dopo essere stato trasportato nel 1986, cerca in tutti i modi di tornare dai suoi genitori nel 2019; il padre Ulrich, per cercare di recuperare il figlio, perde quasi la ragione, e vive il resto della sua vita con solo questo obiettivo in mente, dopo essere rimasto bloccato nel 1953; la sua amante Hannah fa di tutto per farlo allontanare dalla moglie, e il figlio di Hannah, Jonas, si trova invischiato in qualcosa più grande di lui, con persone che vogliono evitare l’avverarsi di una catastrofe nucleare in un futuro molto vicino, e altre che lottano per far accadere gli eventi come sono sempre stati, in un anello temporale in cui passato e futuro si annullano completamente e allo stesso tempo si influenzano a vicenda. Nel corso delle tre stagioni ogni personaggio, quindi, agisce per raggiungere i propri scopi, modificando volontariamente o involontariamente anche le sorti di tutti gli altri, che continueranno fino alla fine nella loro continua ricerca della felicità.
Il patto col diavolo
Essendo la vera felicità così difficile da raggiungere, si potrebbe optare per delle “scorciatoie”, che rendano più semplice il percorso per conseguire i propri scopi: ad esempio, è diventato un topos letterario il patto col diavolo, cioè un accordo in cui si cede la propria anima al diavolo per ottenere benefici personali come ricchezza o poteri straordinari: le opere più famose in cui è presente questo elemento sono il Faust di Goethe e Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde.
Col tempo questo è diventato un tema così radicato nella cultura europea da permettere il diffondersi di vere e proprie leggende legate anche a personaggi importanti realmente esistiti, come nel caso del geniale violinista Niccolò Paganini, poiché, in parte per via del suo aspetto fisico, segnato da malattie come tubercolosi e sifilide, che gli davano un aspetto inquietante e diabolico, in parte per le sue straordinarie capacità artistiche, e in parte per tutti gli effetti scenici che architettava durante le sue performance, come lo spezzarsi una alla volta di tutte le corde, veniva chiamato “il violinista del diavolo”, e si pensava che il diavolo in persona, accanto a lui, muovesse l’archetto sulle corde.
Questo tema ha avuto talmente successo nel corso della storia da arrivare fino a noi, e non è raro trovarlo nel cinema e nella musica: un esempio è la serie tv Supernatural, in cui uno dei protagonisti, Dean Winchester, per riavere indietro il fratello Sam, morto da poco, vende la sua anima a un demone, che gli concede un solo anno di vita, ma che può passare col fratello, di nuovo vivo.
Nella musica, invece, un esempio è la canzone L’ufficio delle cose perdute di Gino Paoli, il quale parla di un ufficio in cui, come per la Luna di Ariosto dove Astolfo va a cercare il senno perduto di Orlando, finiscono tutte le cose smarrite: l’”io” protagonista entra in questo ufficio alla ricerca dei capelli che ha perduto, il sorriso di suo padre, il canto di un amico, i suoi vent’anni e qualche speranza in più; ma, in cambio, dovrebbe lasciare tutto quel che ha, per cui alla fine il protagonista rinuncia, torna a casa con le sue rughe e i suoi pensieri, ma si rende conto di quanto è prezioso ciò che già ha.
Uscendo dal mondo dello spettacolo, ci si può rendere conto che, in realtà, il “patto col diavolo” è qualcosa che possiamo trovare metaforicamente anche nella nostra vita quotidiana: lo vediamo ogni volta che, per raggiungere un obiettivo molto difficile e che ci sembra irraggiungibile, rinunciamo a qualcosa che già abbiamo, e di cui forse non riusciamo a cogliere l’importanza.
Lo psichiatra Robert Waldinger, in un TED Talk, parla di un’indagine svolta sulla generazione Y (i nati tra la metà degli anni ‘80 e la metà degli anni ‘90) quando erano ragazzi, a cui è stato chiesto quali fossero i più importanti obiettivi nella loro vita: oltre l’80% ha risposto diventare ricco, il 50% diventare famoso; Waldinger continua dicendo che ci viene detto costantemente di impegnarci al lavoro, di dare il meglio e ottenere sempre di più, e noi abbiamo l’impressione che per avere una bella vita dobbiamo preoccuparci di queste cose, ma molto spesso le vite a cui aspiriamo sono praticamente impossibili da avere: ciò influenza in modo molto decisivo le nostre scelte e la nostra intera vita, ma molto probabilmente non è questo che ci dà davvero la felicità.
(fino al minuto 1.05)
Come raggiungere, quindi, questa felicità?
Per raggiungere la felicità, Leopardi propone diverse alternative, attraverso le parole di Farfarello:
“Che vuoi? Nobiltà maggiore di quella degli Atridi? Più ricchezze di quelle che troveranno nella città di Manoa quando sarà scoperta? Un impero grande come quello che dicono che Carlo quinto si sognasse una notte? Recare alle tue voglie una donna più selvatica di Penelope? Onori e buona fortuna così ribaldo come sei?”
Il mago Malambruno, però, rifiuta ognuna di queste proposte, perché sa che non gli daranno davvero ciò che desidera: chiede, invece, dando voce al vero pensiero dell’autore, di essere felice, anche solo per un momento di tempo: Farfarello, però, gli risponde che non può realizzare questo desiderio, e non potrebbe farlo nemmeno Belzebù in persona. L’unica soluzione, se fosse possibile, sarebbe liberarsi dell’infelicità, ma Malambruno deve rinunciare anche a questo proposito, perché negli uomini e negli altri viventi la privazione della felicità importa infelicità espressa, quindi assolutamente parlando, il non vivere è sempre meglio del vivere.
Oggi, il pensiero comune è diametralmente opposto a quello di Leopardi: nonostante durante periodi bui sia comprensibile desiderare di non provare più emozioni negative, siamo anche ben consapevoli che tutte le emozioni hanno importanza, e sono proprio quelle a renderci umani: questi concetti ce li insegnano due film d’animazione targati Pixar, che quindi parlano direttamente ai bambini:
clicca qui
clicca qui
Il primo, del 2015, è Inside Out: attraverso il personaggio di Riley, una ragazzina costretta a lasciare gli amici e tutto ciò che conosce per trasferirsi dal Minnesota a San Francisco a causa del lavoro del padre, ci viene mostrato come le nostre emozioni influenzano le nostre scelte, attraverso 5 importanti personaggi che si trovano nella mente della protagonista: Gioia, Tristezza, Rabbia, Disgusto e Paura. Nonostante da subito si capisca che la “leader” lì dentro sia Gioia, è importante notare come di queste 5 emozioni, solo quest'ultima venga normalmente considerata “positiva”.
Dopo una serie di eventi, Gioia e Tristezza vengono catapultate nella memoria a lungo termine, e sono quindi impossibilitate a prendere decisioni nella mente di Riley, che attraversa un periodo molto buio: inizialmente la sua vita è segnata dalle tre emozioni rimaste al quartier generale, poi diventa completamente apatica, priva di qualsiasi emotività.
È nel momento più difficile, in cui Gioia e Tristezza rischiano di andare perdute per sempre sul fondo del baratro della memoria, che Gioia, osservando alcuni ricordi dimenticati, si rende conto dell’enorme importanza di Tristezza: ogni momento davvero felice di Riley è nato a causa delle sue azioni: è stato il vedere Riley triste che ha portato la sua famiglia e gli amici a confortarla e a renderla felice, creando nuovi bei ricordi. Ed è per questo che, una volta tornate al quartier generale, è Tristezza l’unica che può davvero sistemare la situazione e far tornare un equilibrio nella vita della protagonista.
Il secondo film Pixar è Soul, del 2020, in cui Joe, un insegnante di musica insoddisfatto della propria vita, camminando per strada cade in un tombino e muore sul colpo. Sotto forma di anima, finisce per sbaglio nell’Antemondo, una sorta di Iperuranio platonico, in cui le anime dei futuri nascituri vengono plasmate dalle personalità ed educate a vivere. 22 è una di esse, ma non è ancora pronta a vivere sulla Terra perché non ha ancora trovato la sua “scintilla” che completa il distintivo che le permetterebbe di incarnarsi in un corpo, e dopo millenni ha ormai rinunciato e non ha intenzione di fare più nulla per provarci. Grazie al suo incontro con Joe, che vuole disperatamente tornare in vita, ottiene un patto: Joe cercherà di farle trovare la sua scintilla, e in cambio, quando il distintivo sarà completo, lo prenderà lui per tornare dalla sua vecchia vita. Ad un certo punto del film, Joe trova un modo per tornare a casa, ma a causa della fretta finisce per portare con sé anche 22: è però quest’ultima a finire nel corpo di Joe, il quale invece si è reincarnato in un gatto.
Cercando di trovare una soluzione a questa nuova situazione, 22 è costretta a vivere, e con una spontaneità che Joe non conosceva impara a notare le cose belle della vita e allo stesso tempo le insegna al ragazzo: è in questo modo che, senza che loro se ne accorgano, il distintivo si completa: e 22, nonostante il forte rifiuto iniziale che aveva nei confronti della vita, grazie alle emozioni e le passioni riesce finalmente a coglierne l’importanza, e si rende conto che essa è molto più bella e piena della sua non-esistenza nell’Antemondo.
Uscendo dal mondo dell’animazione, per trovare una risposta a questa ricerca della felicità, ci sono stati tanti studi scientifici: di uno di questi ce ne parla lo psichiatra Robert Waldinger, sempre nella stessa conferenza citata in precedenza: questo studio di Harvard potrebbe essere il più lungo mai effettuato, perché per 75 anni le diverse generazioni di studiosi e ricercatori hanno seguito le vite di 724 uomini, 60 dei quali ancora vivi nel 2015, e che ancora partecipavano allo studio, per capire cosa realmente mantiene le persone felici e in salute. Il progetto è iniziato nel 1938, e sono stati presi in considerazione due gruppi di persone: il primo era composto da studenti di Harvard, il secondo da ragazzi delle periferie più povere di Boston, molti dei quali vivevano in case popolari e senza acqua corrente. Durante quegli anni hanno partecipato a colloqui, sono stati sottoposti a esami medici, sono stati consultati loro parenti; poi i ragazzi sono cresciuti, e alcuni di loro sono diventati operai, avvocati, medici, uno di loro Presidente degli Stati Uniti, alcuni sono diventati alcolisti, altri schizofrenici; c’è chi ha scalato la piramide sociale dal basso verso la cima e chi in direzione opposta.
Il chiaro messaggio ottenuto dopo 75 anni di studio è che per mantenerci felici e più sani giocano un ruolo fondamentale le buone relazioni, e non la ricchezza, la fama o lavorare sempre più sodo. Gli studiosi hanno così imparato tre nuove lezioni sulle relazioni:
1. Le persone che sono più socialmente connesse alla famiglia, agli amici e alla comunità sono più sane fisicamente e vivono più a lungo delle altre; mentre le persone più isolate e sole di quanto vorrebbero sono meno felici, la loro salute peggiora più in fretta e vivono vite più brevi. Inoltre oggi più di un americano su cinque afferma di sentirsi solo.2. Non è il numero di amici che si ha o il vivere in una relazione stabile o meno che conta, ma la qualità delle relazioni più strette: vivere in mezzo ai conflitti è molto nocivo per la salute, ed è stato dimostrato che le persone soddisfatte delle loro relazioni a 50 anni erano le più in salute a 80. 3. Le buone relazioni non proteggono solo il nostro corpo, ma anche il nostro cervello: chi ha relazioni in cui sa di poter contare sull’altro in caso di bisogno ha una memoria più acuta per più tempo; gli altri sperimentano un declino cerebrale più precoce.
La risposta finale, quindi, sembra semplice, ma allora perché la felicità è così difficile da ottenere? Waldinger ammette che siamo umani, ci piace avere soluzioni rapide e immediate, ma le relazioni sono caotiche e complicate, e il prendersi cura di famiglia e amici è un lavoro costante che dura tutta la vita. I modi in cui ci si può curare delle relazioni sono infiniti: lui suggerisce dedicare più tempo alle persone invece che alla tv, vivacizzare una relazione spenta facendo qualcosa di nuovo insieme, o rimettersi in contatto con un famigliare che non si sente da anni; ma qui sta ad ognuno di noi cercare di capirlo sperimentando, perché non esiste una sola risposta.
Bibliografia e sitografia
https://ecointernazionale.com/2021/05/quando-niccolo-paganini-divenne-violinista-diavolo/ https://www.ted.com/talks/robert_waldinger_what_makes_a_good_life_lessons_from_the_longest_study_on_happiness?language=it#t-3213 Dark, Baran bo Odar Supernatural, Eric Kripke L'ufficio delle cose perdute, Gino Paoli Inside Out, Pete Docter Soul, Pete Docter e Kemp Powers