Il passerotto di Lesbia
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Un delizioso compagno di giochi
questa poesia descrive il rapporto di affetto che lega il passero alla padrona.
- Passero, delizia della mia fanciulla,
- con il quale suole giocare, che suole tenere in grembo,
- al quale, desideroso (che si avvicina), suole dare la punta del dito,
- e provocarne i morsi pungenti,
- quando al mio desiderio scintillante
- piace giocare un so che di gradito
- e piccolo conforto al proprio dolore,
- credo, affinché allora si acquieti la tormentosa passione:
- potessi io giocare con te come lei
- e alleviare i tristi tormenti dell’animo.
- Passer, deliciae meae puellae,
- quicum ludere, quem in sinu tenere,
- cui primum digitum dare appetenti
- et acris solet incitare morsus,
- cum desiderio meo nitenti
- carum nescio quid libet iocari
- et solaciolum sui doloris,
- credo ut tum gravis acquiescat ardor:
- tecum ludere sicut ipsa possem
- et tristis animi levare curas!
- vv.2: "quicum" e "quem" "solet"
- vv.3: "primu digitum"; "appetenti"
- vv.4: "acris morsus"
- vv.7: "solaciolum"; "doloris"
- vv.8: "gravis ardor"; "credo"
Le figure retoriche
- vv.1: omoteleuto e apostrofe
- vv.4: allitterazione dei duoni r e s
La morte del passerotto
Questo componimento assume la forma di un epicedio, un componimento di argomento funebre, sviluppato secondo i topoi del genere commemorativo
Piangete, o Veneri e voi Cupidi,
e quanti sono disposti all'amore.
È morto il passero alla mia ragazza,
il passero, tesoro della mia ragazza;
lei lo amava più dei propri occhi,
perché era dolce come il miele e la riconosceva
così come una bimbetta la sua mamma;
mai che si scostasse dal suo grembo
e, saltellando intorno qua e là,
cinguettava sempre, solo rivolto alla sua padrona.
Ora procede per una strada oscura,
là donde si dice che nessuno torni.
Maledizione a voi, maledette oscurità infernali,
che inghiottite ogni cosa graziosa:
un passero così carino voi m'avete rapito.
Che brutta azione! Che passerotto infelice!
Ora per colpa tua, gonfi di pianto, sono arrossati
gli occhi soavi della mia ragazza.
lugete o Veneres Cupidinesque
et quantum est hominum uenustiorum.
passer mortuus est meae puellae.
passer deliciae meae puellae.
quem plus illa oculis suis amabat.
nam mellitus erat suamque norat
ipsam tam bene quam puella matrem.
nec sese a gremio illius mouebat
sed circumsiliens modo huc modo illuc
ad solam dominam usque pipilabat.
qui tunc it per iter tenebricosum
illuc unde negant redire quemquam.
at uobis male sit malae tenebrae
Orci. quae omnia bella deuoratis.
tam bellum mihi passerem abstulistis.
o factum male. o miselle passer.
- lugete o Veneres Cupidinesque
- et quantum est hominum venustiorum.
- passer mortuus est meae puellae.
- passer deliciae meae puellae.
- quem plus illa oculis suis amabat.
- nam mellitus erat suamque norat
- ipsam tam bene quam puella matrem.
- nec sese a gremio illius mouebat
- sed circumsiliens modo huc modo illuc
- ad solam dominam usque pipilabat.
- qui tunc it per iter tenebricosum
- illuc unde negant redire quemquam.
- at uobis male sit malae tenebrae
- Orci. quae omnia bella deuoratis.
- tam bellum mihi passerem abstulistis.
- o factum male. o miselle passer!
- tua nunc opera meae puellae
- flendo turgiduli rubent ocelli.
- vv.2-3 : primo elemento dell'epicedio cioè la ripetizione dell'identità
- vv.3-4: è presente un'epifora
- vv.5: ablativo di paragone
- vv.6-10: secondo elemento dell'epicedio, cioè la descrizione delle caratteristche e delle virtù: la dolcezza, la fedeltà e il rapporto assiduo.
- vv.10: onomatopea e neologismo.
- vv.11: allitterazione della /it/, /er/ e /te/
- vv.11-12: si contrappone la tristezza
- vv.13-15: terzo elemento dell'epicedio, cioè l'imprecazione contro la morte.
- vv.16-18: si rivolge direttamente al passero.
il passerotto di lesbia
beadiego99
Created on May 26, 2021
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Il passerotto di Lesbia
START
Un delizioso compagno di giochi
questa poesia descrive il rapporto di affetto che lega il passero alla padrona.
Le figure retoriche
La morte del passerotto
Questo componimento assume la forma di un epicedio, un componimento di argomento funebre, sviluppato secondo i topoi del genere commemorativo
Piangete, o Veneri e voi Cupidi, e quanti sono disposti all'amore. È morto il passero alla mia ragazza, il passero, tesoro della mia ragazza; lei lo amava più dei propri occhi, perché era dolce come il miele e la riconosceva così come una bimbetta la sua mamma; mai che si scostasse dal suo grembo e, saltellando intorno qua e là, cinguettava sempre, solo rivolto alla sua padrona. Ora procede per una strada oscura, là donde si dice che nessuno torni. Maledizione a voi, maledette oscurità infernali, che inghiottite ogni cosa graziosa: un passero così carino voi m'avete rapito. Che brutta azione! Che passerotto infelice! Ora per colpa tua, gonfi di pianto, sono arrossati gli occhi soavi della mia ragazza.
lugete o Veneres Cupidinesque et quantum est hominum uenustiorum. passer mortuus est meae puellae. passer deliciae meae puellae. quem plus illa oculis suis amabat. nam mellitus erat suamque norat ipsam tam bene quam puella matrem. nec sese a gremio illius mouebat sed circumsiliens modo huc modo illuc ad solam dominam usque pipilabat. qui tunc it per iter tenebricosum illuc unde negant redire quemquam. at uobis male sit malae tenebrae Orci. quae omnia bella deuoratis. tam bellum mihi passerem abstulistis. o factum male. o miselle passer.