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PITTURA ROMANICA

mastantuonivittoria

Created on May 25, 2021

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l'arte romanica

ARCHITETTURA, SCULTURA E PITTURA

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l'arte romanica

Il termine “romanico”, che significa alla maniera dei romani, è stato coniato per la prima volta all’inizio del XIX secolo. Oggi è utilizzato per riferirsi al periodo dell’arte europea dalla seconda metà dell’XI secolo per tutto il XII (ad eccezione della regione intorno a Parigi dove lo stile gotico emerse a metà del XII secolo). In alcune regioni, come l’Italia centrale, il romanico continuò a sopravvivere fino al XIII secolo. Tradizionalmente, tuttavia, il termine si riferisce allo stile specifico dell’architettura, insieme alla scultura e ad altre arti minori che apparvero in Francia, Germania, Italia e Spagna nel corso del secolo XI.

ARTE ROMANICA: CARATTERISTICHE

ARCHITETTURA

L’interno degli edifici romanici è quasi sempre diviso in campate, coperte spesso e volentieri da volte a botte; tuttavia non mancarono coperture a capriata e, da sottolineare, vi è la prima diffusione delle volte a crociera. Elemento contraddistintivo dell’architettura romanica fu l’ingente spessore delle murature degli edifici, spesso realizzati in pietra di taglio successivamente decorata e affrescata, nonché l’utilizzo di pilastri e contrafforti per contrastare le spinte provenienti dalle volte a crociera. Le colonne vennero sempre più raramente lasciate spoglie, e si preferì piuttosto arricchirle con capitelli scolpiti con forme vegetali e fantastiche.

CATTEDRALE DI SANTIAGO DI COMPOSTELA

La trasmissione delle idee è stata facilitata dall’aumento dei viaggi lungo le vie di pellegrinaggio verso santuari come Santiago de Compostela in Spagna (un pellegrinaggio è un viaggio verso un luogo sacro) o come conseguenza delle crociate che passavano attraverso i territori dell’impero bizantino.

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LA SCULTURA ROMANICA

La scultura venne concepita in età romanica come subordinata all’architettura, nei confronti della quale assunse una semplice funzione decorativa – in particolar modo per ciò che riguarda capitelli, finestre, portali e architravi. Spesso di tema religioso, ma anche ispirata a scene della vita quotidiana, la scultura romanica si distaccò nettamente dall’arte bizantina, promulgando e mettendo in atto un ritorno alla volumetria dei corpi e delle forme.

LE STORIE DELLA GENESI

Le Storie della Genesi contengono complessivamente 13 scene (4 nella prima lastra e tre in ognuna delle altre), che si leggono da sinistra a destra seguendo il racconto del Vecchio Testamento. La prima lastra, il cui soggetto è La creazione dell’uomo, della donna e il peccato originale presenta: Dio Padre racchiuso in una mandorla sorretta da angeli; Creazione di Adamo; Creazione di Eva; Peccato originale. La seconda lastra racconta La cacciata dal Paradiso Terrestre. La terza lastra affronta il tema dell’Uccisione di Abele. Infine, l’ultima lastra tratta dell’Uccisione di Caino e Storie di Noè. L’intero racconto è come unificato da un’incorniciatura continua di arcatelle, alcune delle quali sorrette da colonnine, che hanno il compito di creare una generica ambientazione spaziale.

LE STORIE DELLA GENESI

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PITTURA ROMANICA

Per quanto riguarda la pittura, non ebbe in età romanica una particolare portata innovativa. Rimasta fortemente legata alla tradizione pittorica tardo antica e bizantina, l’arte romanica assunse una particolare importanza sono per ciò che riguarda la miniatura dei libri, praticata dai monaci benedettini e certosini.

COSA RAPPRESENTAVANO?

gli artisti locali seguono affreschi e mosaici abbastanza diversi tra loro e più o meno realistici, in genere le composizioni appaiono rigide e simmetriche e dimostrano una forte influenza ancora esercitata nello stile romanico dell’arte bizantina.

AFFRESCO ROMANICI BASILICA S.GIULIO

La basilica venne affrescata a partire dal Duecento. La maggior parte degli affreschi oggi presenti sulle pareti delle cappelle laterali risalgono ai rifacimenti quattrocenteschi e cinquecenteschi. Tuttavia nel 1941, durante i lavori di restauro, vengono scoperti, dei frammenti di decorazione risalenti al Trecento: probabilmente uno zoccolo di un precedente dipinto, sopravvissuto alla sovrapposizione degli strati d’intonaco dei lavori quattrocenteschi, dove appare la scritta “fieri” in carattere gotico; purtroppo il frammento decorativo è troppo limitato per permettere una più ampia ricostruzione dell’affresco originario. A volte anche l’interpretazione iconografica dei santi è difficile a causa dell’ambiente culturale chiuso in cui la cultura ortese si è sviluppata. Esempio eclatante di queste difficoltà interpretative è l’affresco di sant’Antonio Abate del terzo pilastro della navata sinistra: per molti decenni ritenuto la più antica pittura datata della chiesa, è stata invece proposta, e ampiamente accettata, negli ultimi anni la lettura della data posticipata di un secolo, non più il 1421, bensì il 1521.

mosaico

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BASILICA DI S.MARCO

MOSAICO ROMANICO

I mosaici più antichi sono quelli dell'abside che raffigurano Cristo Pantocratore, rifatto però nel XVI secolo, e figure di Santi e Apostoli e dell'ingresso dove sono raffigurati gli Evangelisti, realizzati alla fine dell'XI secolo da artisti greci. I restanti mosaici vennero aggiunti a partire dalla seconda metà del XII secolo da artisti veneziani. L'atrio presenta Storie dell'Antico Testamento e le tre cupole sull'asse longitudinale presentano apoteosi Divine e Cristologiche, mentre gli arconi relativi presentano episodi dei Vangeli.

Nei mosaici della Basilica di San Marco troviamo la più significativa testimonianza della storia, delle aspirazioni, della fede di Venezia e dell'evolversi dei linguaggi e delle tendenze che hanno caratterizzato la sua arte: dalle origini greco-bizantine, alle espressioni artistiche autoctone e all'abilità di interpretare e personalizzare messaggi importati dall'esterno fino all'odierna, difficilissima arte della conservazione e del ripristino di questi preziosi e complessi manufatti. La decorazione musiva della basilica copre un arco di tempo molto ampio ed è probabilmente dettata da un programma iconografico coerentemente unitario.

pittura su tavola

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Per “tavola” si intende un supporto ligneo (di solito legno di pioppo, ma anche quercia o noce), su cui si dipingeva dopo aver opportunamente preparato il legno, oppure si incollava la tela o pergamena già dipinta. In tutti e due i casi la tavola di legno veniva sagomata nella forma desiderata: di solito le forme più usate erano: quella rettangolare, la più comune; quella centinata, che terminava cioè a semicerchio in alto; quella cuspidata, che terminava a punta in alto; quella cruciforme, di cui parleremo più avanti. La pittura su tavola era denominata “a tempera”: dopo che il legno era stato pulito e levigato, veniva sottoposto all’imprimitura, cioè alla stesura di una o più mani di gesso per chiudere eventuali irregolarità del legno. I colori, tutti a base minerale, venivano temperati, cioè sciolti in acqua con l’aggiunta di un collante, che a volte era colla vegetale o ottenuta da pelli di animali, oppure il tuorlo dell’uovo. Un esempio è questa Madonna in trono con Bambino, datata al 1210-1215 circa, che oggi è conservata nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

PER RIASSUMERE:

https://www.youtube.com/watch?v=Ck1E6bVK5-I

grazie

a cura di: vittoria mastantuoni giulia brunco annaclaudia d'agosto anna laura ruggiero alessandra santoriello

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