Andreana Baldi
La laudatio funebris
La laudatio funebris era l'orazione che veniva proferita dai parenti o da un esperto oratore appositamente designato in memoria di un defunto durante la cerimonia funebre. Il rito del funerale era complesso, con riti vari tra cui un'offerta sacrificale e un'invocazione agli Dei Mani, nonchè una processione dove i familiari dell'insigne defunto portavano o indossavano le imagines dei loro antenati, che potevano essere statuette in cera o in marmo, oppure maschere, in cera o in legno, portate dagli stessi familiari o da attori designati.
C'erano poi le praeficae, l'usanza greca delle donne appositamente pagate (le cosiddette piagnone) che intonavano lamenti funebri detti neniae, da cui i termini nenia e ninna nanna. Le neniae avevano un numero sacro da rispettare, per cui venivano ripetute tre, sei o nove volte, a seconda dell'importanza e quindi pure della durata del funerale o della ricchezza della familia.
Alla fine della processione, quando il corteo raggiungeva il Foro, un membro della familia del defunto, esclusivamente maschile e in genere il più anziano o il più influente della familia stessa, saliva sui rostri e pronunciava la laudatio dalla tribuna. Nell'orazione narrava la vita del defunto nei suoi aspetti pubblici, cioè le cariche pubbliche, le vittorie in battaglia e i trionfi. Soprattutto nella Roma imperiale si dava molto risalto all'aspetto oratorio dei personaggi: un buon romano doveva saper combattere, possibilmente con alta carica, doveva saper bene amministrare i territori occupati e doveva possedere una buona orazione per poter convincere le persone, fossero esse popolo o senato, se non in un tribunale.
La LAUDATIO FUNEBRIS
baldiandreana
Created on May 25, 2021
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Andreana Baldi
La laudatio funebris
La laudatio funebris era l'orazione che veniva proferita dai parenti o da un esperto oratore appositamente designato in memoria di un defunto durante la cerimonia funebre. Il rito del funerale era complesso, con riti vari tra cui un'offerta sacrificale e un'invocazione agli Dei Mani, nonchè una processione dove i familiari dell'insigne defunto portavano o indossavano le imagines dei loro antenati, che potevano essere statuette in cera o in marmo, oppure maschere, in cera o in legno, portate dagli stessi familiari o da attori designati.
C'erano poi le praeficae, l'usanza greca delle donne appositamente pagate (le cosiddette piagnone) che intonavano lamenti funebri detti neniae, da cui i termini nenia e ninna nanna. Le neniae avevano un numero sacro da rispettare, per cui venivano ripetute tre, sei o nove volte, a seconda dell'importanza e quindi pure della durata del funerale o della ricchezza della familia.
Alla fine della processione, quando il corteo raggiungeva il Foro, un membro della familia del defunto, esclusivamente maschile e in genere il più anziano o il più influente della familia stessa, saliva sui rostri e pronunciava la laudatio dalla tribuna. Nell'orazione narrava la vita del defunto nei suoi aspetti pubblici, cioè le cariche pubbliche, le vittorie in battaglia e i trionfi. Soprattutto nella Roma imperiale si dava molto risalto all'aspetto oratorio dei personaggi: un buon romano doveva saper combattere, possibilmente con alta carica, doveva saper bene amministrare i territori occupati e doveva possedere una buona orazione per poter convincere le persone, fossero esse popolo o senato, se non in un tribunale.