Prima rivoluzione industriale
e approfondimento sul lavoro minorile
- Definizione, periodizzazione e contesto geografico
- La svolta dell'Inghilterra
Index
Definizione, periodizzazione e contesto georgafico
Con Rivoluzione industriale si intende la trasformazione delle strutture produttive e sociali determinata dall’affermazione di una nuova mentalità imprenditoriale, di nuove tecnologie e dalla necessità di rispondere a una crescita della domanda di manufatti.
La prima Rivoluzione industriale ebbe inizio in Inghilterra, in particolare nelle fabbriche come sviluppo tecnologico della vivace industria manifatturiera tra la metà del 1700 e l'inizio del 1800.
La svolta dell'Inghilterra
Nel XVIII secolo l’Inghilterra controlla un vasto impero coloniale, ed è il Paese più ricco del mondo.
L’introduzione di nuove piante provenienti dalle colonie, come patata e canna da zucchero, consente alla popolazione di nutrirsi in modo più adeguato.
MIGLIORI CONDIZIONI DI VITA
PERCHÉ IN INGHILTERRA C'È BISOGNO DI MACCHINE E NUOVE FONTI ENERGETICHE PER IL LORO FUNZIONAMENTO?
Nel corso del XVIII secolo gli abitanti dell’Inghilterra aumentano del 40%. Di conseguenza, cresce la necessità di cibo e vestiti. Per far fronte alla domanda, gli artigiani aumentano la produzione, servendosi di macchinari di recente invenzione.
QUALI FONTI ENERGETICHE VERRANNO UTILIZZATE NEL PERIODO DELLA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE?
Simbolo della 1ª Rivoluzione industriale
ferro
vapore
carbon fossile
PERCHE’ PROPRIO IN INGHILTERRA?
La rivoluzione industriale ha inizio in Inghilterra perché:
- ha capitali da investire per costruire le fabbriche, comperare i macchinari, per pagare i lavoratori;
- ha materie prime e fonti di energia come ad esempio il carbone, necessario per far funzionare la macchina a vapore;
- domanda di manufatti (stoffe) industriali;
- forza-lavoro a basso costo (gli operai vengono pagati poco);
- innovazioni tecnologiche, invenzione di macchinari che permettono di produrre di più e in meno tempo.
L’introduzione di grandi macchinari mette fine al lavoro a domicilio: il lavoratore deve recarsi necessariamente in fabbrica per lavorare.
Le città si popolano, le campagne si svuotano.
Alla metà del XIX secolo l’industria è già la principale risorsa economica dell’Inghilterra.
Per la prima volta nella storia dell’uomo, non è l’agricoltura a produrre la maggior parte delle ricchezze di un paese.
Nel giro di alcuni decenni l’esempio inglese viene seguito dagli altri Paesi europei, a partire da Francia e Germania. È l’inizio dell’era contemporanea.
LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE NON FU UN FENOMENO IDILLIACO
NON si venne a creare l'ideale di una vita luminosamente equilibrata e tranquilla.
La rivoluzione industriale creò grandi fabbriche e molti posti di lavoro ma non erano in grande condizioni!
La condizione del contadino nell’industria era più vantaggiosa, era pagato meglio, MA le condizioni in cui lavoravano erano pietose (70 ore settimanali).
Vennero impiegati anche i bambini piccoli (3-4 anni).
Nacquero grandi città MA prive di sicurezze igienico-sanitarie (diffusione di malattie - il colera).
LAVORO MINORILE
Il lavoro minorile è definito come l’attività lavorativa che priva i bambini e le bambine della loro infanzia, della loro dignità e influisce negativamente sul loro sviluppo psico-fisico.
Esso comprende varie forme di sfruttamento e abuso spesso causate da condizioni di estrema povertà, dalla mancata possibilità di istruzione, da situazioni economiche e politiche in cui i diritti dei bambini e delle bambine non vengono rispettati, a vantaggio dei profitti e dei guadagni degli adulti.
LAVORO MINORILE: IERI
Il lavoro minorile era presente anche prima della rivoluzione industriale, e durante.
Bambini paragonati ai servi della gleba, legati però alle industrie e non alla terra.
PERCHÉ ERA PREFERIBILE ASSUMERE UN BAMBINO?
- perché erano più agili e avevano le mani più piccole, infatti il processo di filatura meccanica non richiedeva una particolare forza muscolare; anzi ben si adattava all’impiego dei bambini, dotati di mani e dita piccole e veloci;
- perché erano più facilmente ricattabili per la loro giovane età e la loro difficoltà a difendersi dai soprusi dei datori di lavoro.
LAVORO MINORILE: IERI
PRIMI PROVVEDIMENTI A TUTELA DEL LAVORO MINORILE risalgono al 1802 e furono proposti da Robert Peel senior, industriale cotoniero e padre dell’omonimo primo ministro, ma furono completamente disattesi e mai applicati;
PRIMA LEGGE ORGANICA DI REGOLAZIONE DEL LAVORO INFANTILE è invece del 1833. In essa viene proibito il lavoro ai minori di 9 anni (fino ad allora mai esplicitamente vietato), viene proibito il lavoro di notte ai minori di 21 anni e si suggerisce che la giornata lavorativa per i minori di 18 anni non debba superare le 10 ore quotidiane, ma nel 1844 venne fissato il limite di 12 ore.
LAVORO MINORILE: OGGI
In occasione della Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile (12 giugno 2020), l’UNICEF Italia ricorda che, a livello globale, 152 milioni di bambini sono coinvolti in lavoro minorile.
Il maggior numero di bambini lavoratori si trova nell’area Asia-Pacifico, nonostante l’Africa sub-Sahariana continui ad essere la regione con la più alta incidenza di minori lavoratori in rapporto alla percentuale della popolazione.
PERCHÉ LO FANNO?
- devono portare il denaro alle famiglie che non hanno le possibilità di dare il cibo ai figli (molti bambini non hanno nemmeno mai frequentato la scuola per questo motivo).
THANKS!
Martina Rinaldi Ceroni
Prima Rivoluzione Industriale e lavoro minorile
martinarinaldiceroni
Created on May 24, 2021
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Prima rivoluzione industriale
e approfondimento sul lavoro minorile
Index
Definizione, periodizzazione e contesto georgafico
Con Rivoluzione industriale si intende la trasformazione delle strutture produttive e sociali determinata dall’affermazione di una nuova mentalità imprenditoriale, di nuove tecnologie e dalla necessità di rispondere a una crescita della domanda di manufatti.
La prima Rivoluzione industriale ebbe inizio in Inghilterra, in particolare nelle fabbriche come sviluppo tecnologico della vivace industria manifatturiera tra la metà del 1700 e l'inizio del 1800.
La svolta dell'Inghilterra
Nel XVIII secolo l’Inghilterra controlla un vasto impero coloniale, ed è il Paese più ricco del mondo.
L’introduzione di nuove piante provenienti dalle colonie, come patata e canna da zucchero, consente alla popolazione di nutrirsi in modo più adeguato.
MIGLIORI CONDIZIONI DI VITA
PERCHÉ IN INGHILTERRA C'È BISOGNO DI MACCHINE E NUOVE FONTI ENERGETICHE PER IL LORO FUNZIONAMENTO?
Nel corso del XVIII secolo gli abitanti dell’Inghilterra aumentano del 40%. Di conseguenza, cresce la necessità di cibo e vestiti. Per far fronte alla domanda, gli artigiani aumentano la produzione, servendosi di macchinari di recente invenzione.
QUALI FONTI ENERGETICHE VERRANNO UTILIZZATE NEL PERIODO DELLA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE?
Simbolo della 1ª Rivoluzione industriale
ferro
vapore
carbon fossile
PERCHE’ PROPRIO IN INGHILTERRA?
La rivoluzione industriale ha inizio in Inghilterra perché:
L’introduzione di grandi macchinari mette fine al lavoro a domicilio: il lavoratore deve recarsi necessariamente in fabbrica per lavorare.
Le città si popolano, le campagne si svuotano.
Alla metà del XIX secolo l’industria è già la principale risorsa economica dell’Inghilterra.
Per la prima volta nella storia dell’uomo, non è l’agricoltura a produrre la maggior parte delle ricchezze di un paese.
Nel giro di alcuni decenni l’esempio inglese viene seguito dagli altri Paesi europei, a partire da Francia e Germania. È l’inizio dell’era contemporanea.
LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE NON FU UN FENOMENO IDILLIACO
NON si venne a creare l'ideale di una vita luminosamente equilibrata e tranquilla.
La rivoluzione industriale creò grandi fabbriche e molti posti di lavoro ma non erano in grande condizioni!
La condizione del contadino nell’industria era più vantaggiosa, era pagato meglio, MA le condizioni in cui lavoravano erano pietose (70 ore settimanali).
Vennero impiegati anche i bambini piccoli (3-4 anni).
Nacquero grandi città MA prive di sicurezze igienico-sanitarie (diffusione di malattie - il colera).
LAVORO MINORILE
Il lavoro minorile è definito come l’attività lavorativa che priva i bambini e le bambine della loro infanzia, della loro dignità e influisce negativamente sul loro sviluppo psico-fisico.
Esso comprende varie forme di sfruttamento e abuso spesso causate da condizioni di estrema povertà, dalla mancata possibilità di istruzione, da situazioni economiche e politiche in cui i diritti dei bambini e delle bambine non vengono rispettati, a vantaggio dei profitti e dei guadagni degli adulti.
LAVORO MINORILE: IERI
Il lavoro minorile era presente anche prima della rivoluzione industriale, e durante.
Bambini paragonati ai servi della gleba, legati però alle industrie e non alla terra.
PERCHÉ ERA PREFERIBILE ASSUMERE UN BAMBINO?
LAVORO MINORILE: IERI
PRIMI PROVVEDIMENTI A TUTELA DEL LAVORO MINORILE risalgono al 1802 e furono proposti da Robert Peel senior, industriale cotoniero e padre dell’omonimo primo ministro, ma furono completamente disattesi e mai applicati;
PRIMA LEGGE ORGANICA DI REGOLAZIONE DEL LAVORO INFANTILE è invece del 1833. In essa viene proibito il lavoro ai minori di 9 anni (fino ad allora mai esplicitamente vietato), viene proibito il lavoro di notte ai minori di 21 anni e si suggerisce che la giornata lavorativa per i minori di 18 anni non debba superare le 10 ore quotidiane, ma nel 1844 venne fissato il limite di 12 ore.
LAVORO MINORILE: OGGI
In occasione della Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile (12 giugno 2020), l’UNICEF Italia ricorda che, a livello globale, 152 milioni di bambini sono coinvolti in lavoro minorile.
Il maggior numero di bambini lavoratori si trova nell’area Asia-Pacifico, nonostante l’Africa sub-Sahariana continui ad essere la regione con la più alta incidenza di minori lavoratori in rapporto alla percentuale della popolazione.
PERCHÉ LO FANNO?
THANKS!
Martina Rinaldi Ceroni