Want to create interactive content? It’s easy in Genially!
Copy - emilio lussu
giorgialanna
Created on May 22, 2021
Start designing with a free template
Discover more than 1500 professional designs like these:
View
Modern Presentation
View
Terrazzo Presentation
View
Colorful Presentation
View
Modular Structure Presentation
View
Chromatic Presentation
View
City Presentation
View
News Presentation
Transcript
"C'è un paio di scarpette rosse"
di : Emilio Lussu
GIGI PROIETTI Recita : C’è un paio di scarpette rosse di Lussu
Author's name
"C’è un paio di scarpette rosse numero ventiquattro quasi nuove: sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica “Schulze Monaco”. C’è un paio di scarpette rosse in cima a un mucchio di scarpette infantili a Buchenwald. Più in là c’è un mucchio di riccioli biondi di ciocche nere e castane a Buchenwald. Servivano a far coperte per i soldati. Non si sprecava nulla e i bimbi li spogliavano e li radevano prima di spingerli nelle camere a gas. C’è un paio di scarpette rosse di scarpette rosse per la domenica a Buchenwald. Erano di un bimbo di tre anni, forse di tre anni e mezzo. Chi sa di che colore erano gli occhi bruciati nei forni, ma il suo pianto lo possiamo immaginare, si sa come piangono i bambini. Anche i suoi piedini li possiamo immaginare. Scarpa numero ventiquattro per l’eternità perché i piedini dei bambini morti non crescono. C’è un paio di scarpette rosse a Buchenwald, quasi nuove, perché i piedini dei bambini morti non consumano le suole… "
EMILIO LUSSU
Nasce in provincia di Cagliari nel 1890. Partecipa come ufficiale alla Prima Guerra Mondiale e ha modo di rendersi conto non solo dell'assurdità del conflitto ma anche della disciplina militare che calpesta tutti i diritti umani . Durante il fascismo viene arrestato e poi mandato a Lipoli,ma riesce a fuggire a Parigi dove è tra i fondatori di "GIUSTIZIA E LIBERTA'". Nel 1943 prende parte alla Resistenza.Muore a Roma nel 1975.
COMMENTO
Questa poesia ruota attorno ad un paio di scarpe rosse numero ventiquattro nelle cui suole interne si vede ancora la marca di fabbrica "Schulze Monaco". Un paio di scarpette normalmente utilizzate per i giorni di festa, ed ancora nuove, che un bambino di soli tre anni e mezzo calzava a Buchenwald, un campo di sterminio nazista, in Germania. Quelle scarpette erano in cima ad un mucchio di altre scarpette appartenenti a bambini che in quel luogo hanno trovato la morte. I nazisti facevano entrare genitori e bambini nelle camere a gas, con la scusa che li avrebbero sottoposti ad una doccia con successiva disinfestazione per farli entrare in un campo-gioco. Invitarono per altro i genitori a far avvicinare i bambini ai bocchettoni, per farli lavare meglio, ma da quelle aperture non usciva acqua, ma solo gas. Prima però, i bambini venivano fatti spogliare e rasare. Il poeta infatti scorge anche un mucchio di riccioli biondi, di ciocche nere e castane. Lussu cita poi un altro sistema di morte usato dai nazisti: l'utilizzo dei forni crematori, infatti dice che probabilmente non riusciremo ad immaginare di che colore erano gli occhi di quel bambino bruciati dal forno, ma che riusciremo ad immaginare il suo pianto; un pianto che nessuno riuscirebbe a sopportare, che nessuno vorrebbe sentire e che io spero di cuore che nessuno in futuro dovrà sentire mai. Questa poesia apparentemente dedicata ad un solo bambino è in realtà rivolta a tutti i bambini che furono uccisi. Di certo i nazisti usavano le persone come merce, utilizzando di loro qualsiasi parte del corpo, anche i capelli per farne coperte per i soldati. Il tono con cui Lussu scrive la poesia è pacato, non c'è traccia di condanna nè di odio, ma questo paradossalmente ne fa aumentare il senso di orrore, se pensiamo che se solo uno di quei "burattini" manovrati da Hitler si fosse fermato a riflettere come ha fatto in questa poesia probabilmente almeno uno di quei tanti bambini sarebbe ancora vivo.
fatto da : giorgia lanna