LA SOCIETÀ MULTICULTURALE
Il multiculturalismo e la valorizzazione della diversità
IL CONCETTO DI CULTURA
Ciascuno di noi appartiene ad una famiglia e ad un territorio, e se questo territorio è lo stesso nel quale sono nati i nostri genitori e i nostri nonni, essenzialmente siamo persone che parlano la stessa lingua, mangiano lo stesso tipo di cibo, hanno gli stessi usi e costumi e obbediscono alle stesse leggi. Quest’insieme di credenze, abitudini e visioni delle cose e del mondo, è quello che noi oggi spieghiamo con il termine “cultura”. Questa parola, di origine latina, deriva dal verbo colere, che significa “coltivare” e veniva dunque impiegata per indicare qualsiasi manipolazione della natura ad opera dell’uomo.
Successivamente il senso si è esteso alla coltivazione degli esseri umani, cioè la loro educazione. Il termine tuttavia ha trovato, nel corso della storia, una sovrabbondanza di significati tanto da risultare quasi impossibile da classificare precisamente.
Dalla fine dell'Ottocento in poi, sono state molte le teorie antropologiche che hanno trattato il concetto di cultura
EDWARD B.TYLOR
Edward B. Tylor nel 1871 pubblicò il libro "Cultura Primitiva" in cui formulò una prima definizione antropologica di cultura, scrivendo: " La cultura, o civiltà, intesa nel suo senso etnografico più ampio, è quell'insieme complesso che include le conoscenze, le credenze, l'arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall'uomo in quanto membro della società".
FRANZ BOAS
Conosciuto per la prospettiva del particolarismo storico, evitò di dare una definizione del concetto di cultura ma insistette nel far comprendere il fatto che non c'era corrispondenza tra i fenomeni culturali e quelli biologici. Riteneva che il concetto di razza non potesse esistere, a meno che non si facesse riferimento alla razza umana nella sua totalità. L'unica differenza da lui individuata risiedeva in un dislivello intellettuale. Ogni cultura doveva essere studiata nella sua specificità (relativismo).
RUTH BENEDICT
Benedict invece, diversamente da Tylor, eliminò dal concetto di cultura tutto ciò che non era simbolico, quindi le tecniche, la politica, l'economia e l'arte. Considerava la cultura come un insieme di simboli, idee e comportamenti che creavano una realtà che la differenziava da quella di un'altra cultura.
MARGARET MEAD
La Mead contrariamente, studiando i popoli del Pacifico, concluse che la predominanza della cultura sulla natura fosse netta. I problemi degli adolescenti delle isole di Samoa che lei stava analizzando non derivavano dalla componente sessuale o fisiologica ma dal tipo di educazione impartita loro.
MALINOWSKI
Malinowski poi, il padre della ricerca etnografica, trascorse molto tempo con i locali di una popolazione, per studiarli e capirli in modo esterno e oggettivo. Egli, nell'opera "Teoria scientifica della cultura" del 1944, riferiva alla cultura come a un tutto integrale in cui ogni singola parte contribuiva al funzionamento dell'insieme. La cultura è infatti l'insieme delle risposte ai bisogni umani umani, organizzati e comandati dalle società, i quali possono variare da una cultura ad un'altra.
Una definizione più generale
Possiamo identificare la cultura come un complesso di idee, simboli, azioni e di disposizioni storicamente tramandate, selezionate e condivise da un certo numero di individui. Sono proprio questi ultimi che attraverso i suddetti modelli si accostano al mondo, in senso pratico ed intellettuale. Ogni cultura propone modi diversi con cui i vari gruppi umani producono idee e comportamenti condivisi e con essi affrontano il mondo: lo interpretano, lo conoscono, lo immaginano, vi si adattano, lo modificano. Effettivamente il concetto di cultura è declinabile al plurale, presupponendo l'esistenza di diverse matrici culturali e tipicamente viene supposta anche l'esistenza di una cultura per ogni gruppo etnico. L'appartenenza a tali gruppi sociali è strettamente connessa alla condivisione di un'identità culturale.
La cultura dipende da differenze genetiche?
Il genoma (o patrimonio genetico) è l’insieme d’informazioni ereditabili che, codificate nel DNA, permettono ad un organismo di esistere, di vivere e di moltiplicarsi. Il genoma è l’insieme di tutti i geni. Essi sono presenti in tutte le cellule di un organismo ma vengono espressi in modo articolato e differenziato sia nel tempo (sviluppo embrionale) e nello spazio (cioè tessuti diversi esprimono geni diversi). Ad essi sono dovute tutte le funzioni vitali; da quelle più basilari, come la moltiplicazione cellulare, a quelle superiori, quali le funzioni delle cellule del cervello a cui sono collegate le percezioni e la loro elaborazione.
LA DIVISIONE IN RAZZE È ARTIFICIOSA.
I singoli geni non sempre sono perfettamente identici. Se lo fossero, gli individui sarebbero effettivamente identici come accade nei gemelli. Nonostante ciò la specie umana è una specie unica, geneticamente omogenea.
La diversità culturale
non è un fenomeno nuovo.
migrazioni intercontinentali, colonialismo e imperi multinazionali.
Diventa più evidente con la Globalizzazione
Cosa succede ?
- crescita dei mercati finanziari.
- le multinazionali
- cultura di massa
- conoscenza di altre realtà
- Informazione
Conseguenze:
- l'aumento della popolazione mondiale
- il deterioramento dell'ambiente in ambito ecologico.
- tutto connesso
- aumentate esponenzialmente le diseguaglianze sociali
- aumentato anche il reddito complessivo del pianeta
LA GLOBALIZZAZIONE
UN VILLAGGIO GLOBALE
processo di integrazione che interessa le economie, le culture e il costume dell’intero mondo.
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I FLUSSI MIGRATORI
Le trasformazioni economiche, sociali, culturali legate alla globalizzazione, unite a un contesto geopolitico in continua evoluzione, hanno modificato anche i flussi migratori, che appaiono costantemente in crescita. Principalmente emigrano le popolazioni dai Paesi non sviluppati o in via di sviluppo verso i Paesi del mondo occidentale industrializzato. Tali migrazioni, se consideriamo soprattutto quelle di massa, provocano un rimescolamento di culture di dimensioni rilevanti. Questo cambia anche la visione del nostro patrimonio culturale che non è più così ovvio e limitato
Tramite questo incontro tra culture si parla di società multiculturale.
ORIGINI: fine anni ‘60 del Novecento in Canada
MULTICULTURALISMO
Il termine ‘multiculturalismo’ indica un modello politico, giuridico ed etico per le società pluraliste che, in un quadro democratico, preveda il riconoscimento e la valorizzazione dei diversi gruppi sociali, della loro identità culturale e della loro partecipazione politica. In tale modello si determina una vera e propria costituzionalizzazione del principio multiculturale che trasforma l'intero quadro normativo dell’ordinamento. Storicamente le sue origini possono essere individuate alla fine degli anni ‘60 del Novecento in Canada, in seguito alle rivendicazioni di radicale autonomia dei franco-canadesi. Il multiculturalismo evoca, dunque, l’idea della pari dignità da riconoscersi alle diverse espressioni culturali dei singoli e dei gruppi
All’origine di questa tendenza vi sono due fenomeni principali. Il primo è rappresentato dalle nuove politiche culturali affermatesi in questi stessi Paesi che, anche attraverso interventi legislativi, hanno voluto assicurare protezione al diverso affinché non subisse discriminazioni. Ricordiamo infatti che il dibattito sulle differenze culturali nacque negli USA negli anni Settanta sulla scia di quei movimenti sociali i cui protagonisti furono le donne, gli ispanici, gli afroamericani e gli omosessuali.
IMMIGRAZIONE
Il secondo fenomeno che ha generato il multiculturalismo, per certi versi più rilevante per la sua portata di diversità, è costituito dalla crescente presenza di popolazioni immigrate. Si calcola che dall'inizio del secolo i migranti siano diventati pari al 3,2% della popolazione mondiale.
METE :
CAUSE :
- la povertà
- mancanza di lavoro e di prospettive di vita migliori
- le improvvise crisi economiche
- la fuga da guerre o regimi dispotici
- un'eccessiva crescita demografica nelle aree più povere
- l'Europa e gli Stati Uniti
- i paesi petroliferi
- PAesi asiatici in crescita
- altri Stati in buona salute economica.
MA COSA PENSA L'ITALIANO MEDIO DELL'IMMIGRAZIONE?
La percentuale di italiani i quali ritengono che l'immigrazione sia una minaccia è aumentata rispetto al 2014 dal 13 al 25%. Sono favorevoli all'accoglienza, invece, solo il 16% degli Italiani. Il 59% giudica le norme sull'immigrazione prese dal governo «troppo morbide».
PAURA PER LO STRANIERO -> TERRORISMO
TENSIONI SOCIALI
La politica
NON ACCETTAZIONE DELLE PRATICHE IRRINUNCIABILI DELLO STRANIERO
CONSENSO ELETTORALE
social media (Hatespeech)
CONDIZIONE DI DISAGIO
Per affrontare nel migliore dei modi i conflitti e le tensioni collegati ai flussi migratori è necessario, infatti, pensare e agire a ogni livello, senza dimenticare quello globale. È proprio l’analisi dei processi locali che ci conferma che non possiamo fare a meno di forme di governance globale dei processi migratori. Senza un quadro sovranazionale per risolvere i conflitti che generano la spinta a emigrare, ogni soluzione faticherà a funzionare.
IMMIGRAZIONE ITALIANA
STUDIOSI DELL'IMMIGRAZIONE : - Milena Santerini -Paul Collier. -Gisèle Legault ETC
l’Italia è terra di migranti :
- Il mito di Roma NASCE DA UN MIGRANTE
- L’Impero romano ERA MULTICULTURALE
- il Rinascimento ha spinto alla curiosità
I periodi di picco dell’emigrazione italiana furono dal tardo 1800 (Unità d'Italia) all’inizio del 1900. I principali Paesi di destinazione sono stati inizialmente Brasile, Argentina, Stati Uniti, Venezuela e Canada
INTEGRAZIONE ISTITUZIONALE
PEDAGOGIA INTERNAZIONALE
- alunni stranieri : oltre l'8% del totale di alunni
- aumento degli stranieri di seconda generazione
- *il diritto a "essere italiano" - ius soli e ius sanguinis)
OBIETTIVI:
- Una convivenza democratica
- Una scuola aperta, accogliente, che valorizzi la partecipazione, la cooperazione, il dialogo, la comprensione, e che elimini qualsiasi forma di isolamento e ghettizzazione
l'educazione interculturale si colloca tra l'universalismo e il relativismo, ma per potersi affermare deve superare entrambi.
La maniera migliore di rispettare una cultura contemporanea è dialogare con essa. Ciò è possibile solo accettando la relatività delle culture, ma cercando insieme valori condivisibili. Si ha quindi bisogno di uno sguardo antropologico attento e fiducioso che non disprezzi le differenze, ma neanche le mitizzi. Il dialogo interculturale è quindi l'unica via.
“ L’educazione interculturale come pedagogia del dono…Creare la mondialità attraverso le differenze”. ANTONIO NANNI
Uno degli errori più comuni in cui si può incorrere, parlando di relazioni interculturali, è l'essenzialismo, cioè la riduzione della complessità culturale a un nucleo circoscritto di contenuti. Oggi si cerca di evitare ciò, interpretando la cultura come qualcosa in costante evoluzione e mutamento.
" Intercultura è comprensione dell’altro, è rapporto con l’altro. Comprendere non è parlare degli altri, ma è parlare con gli altri" FELICE RIZZI
Si tratta quindi di lavorare con gli alunni e non per gli alunni. Si tratta di educare questi ultimi alla tolleranza, alla curiosità e a una visione positiva dello straniero, fin da piccoli. La visione dello straniero è assai soggettiva e diversificata. C'è chi tende al razzismo e alla discriminazione e chi invece è molto più tollerante.
DISCRIMINAZIONE RAZZIALE
Le radici della discriminazione razziale possono essere individuate già nell'antica Roma e ciò lo notiamo per esempio nelle parole del poeta e retore Giovenale. Nella terza Satira lui attacca proprio il multiculturalismo di Roma e si riferisce principalmente ai costumi orientali, che critica aspramente.
La Satira ha come protagonista Umbricio, alter ego di Giovenale, il quale è un romano che decide di lasciare Roma per il multiculturalismo. (Esotismo) In particolare, Umbricio si scaglia contro i Giudei,i Greci e gli orientali.
ZAFFERANETTA
"Non vide dapprima che queste gambe e queste braccia, gracili, color di zafferano, e i capelli ricci, gremiti, piuttosto lunghi, boffici e quasi metallici."
"Zafferanetta” viene pubblicata da Luigi Pirandello sul “Corriere della sera” il 27 maggio 1911 nel contesto del colonialismo italiano. Sirio Bruzzi, il protagonista, ama l’avventura e dopo tante esperienze si trova a vivere in Congo, dove gli capita di avere una figlia da una ragazza, che lo abbandona. Quando la bambina ha cinque anni, Sirio ritorna in Italia da solo. I suoi parenti gli fanno conoscere anche una ragazza, Norina, con la quale nasce un amore coinvolgente. decidono di sposarsi. Norina accetta il fatto che serio abbia una figlia, la piccola Titti. Per farsi conoscere dai nuovi parenti, la bambina va l’Italia. L'accoglienza che le viene riservata è straniante. Norina avrebbe potuto vivere con Sirio in una sorta di “famiglia allargata”, che comprendesse Titti ma in realtà le cose non sono andate proprio così! Il messaggio pirandelliano fa leva sulla sostanziale ingiustizia umana e sociale del pregiudizio razziale, e questa sua prerogativa gli fa acquisire dei meriti, se si considera che in quel tempo la supremazia razziale costituiva un sentire comune, che poi sarebbe sfociato nelle Leggi razziali del 1938 .
This paragraph is ready to hold stunning creativity, experiences and stories.
" I TOO SING AMERICA "
Langston Hughes
Questa è una poesia pubblicata nel 1926 durante l'apice del Rinascimento di Harlem. "I, Too" è un grido di protesta contro il razzismo americano. Il suo oratore, un uomo di colore, lamenta il modo in cui è escluso dalla società americana, anche se è una parte fondamentale di essa. Nella poesia i bianchi negano all'oratore un posto letterale e metaforico al tavolo. Ma, sostiene l'oratore, i neri hanno perseverato, e persevereranno, attraverso le ingiustizie del razzismo e della segregazione, una tradizione culturale vibrante, bella e indipendente. Una tradizione culturale così potente che alla fine costringerà la società bianca a riconoscere i contributi dei neri. alla vita e alla storia americana.
Razzismo in America oggi
Ancora oggi il razzismo specialmente negli Stati Uniti è dilagante. Basti pensare alla recente uccisione di un uomo nero, George Floyd, da parte di un agente di polizia lo scorso 25 maggio a Minneapolis, che ha sollevato un’ondata di proteste in tutti gli Stati Uniti e in altre parti del mondo. Il movimento “Black Lives Matter” (“le vite dei neri contano”) ha portato centinaia di migliaia di persone a manifestare contro il razzismo sistemico ancora presente negli Stati Uniti. Non è la prima volta che avviene ma è la prima volta che la mobilitazione è così ampia e partecipata, e ha così tanto eco anche fuori dagli Usa.Diversamente dagli altri avvenimenti di questo tipo, per la morte di Floyd sono stati presi provvedimenti seri, una condanna esemplare.
« La tolleranza illimitata porta necessariamente alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo la tolleranza illimitata anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo preparati a difendere una società tollerante dall’assalto dell’intollerante, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con loro. »
LA TOLLERANZA
Il paradosso della tolleranza è un paradosso filosofico enunciato dal filosofo ed epistemologo austro-britannico Karl Popper ne «La società aperta e i suoi nemici» volume 1 con sottotitolo «Platone autoritario». Esso stabilisce che una collettività caratterizzata da tolleranza illimitata è inevitabilmente destinata ad essere stravolta e successivamente dominata dagli intolleranti presenti al suo interno. La conclusione, apparentemente paradossale, formulata da Popper, consiste nell’osservare che l’intolleranza nei confronti dell’intolleranza stessa sia conditio sine qua non per preservare la natura tollerante di una società aperta. Una società tollerante, per rimanere tale, non può dunque tollerare gli intolleranti.
L'INCLUSIVITÀ DELLO SPORT
Caso emblematico sono le Olimpiadi, eventi di strategica importanza culturale ed educativa, che proietta su scala planetaria non la cultura dell’uomo, ma la “cultura degli uomini”. L’evento olimpico è un mezzo per sollecitare trasformazioni culturali. Ogni cerchio ha un colore diverso a cui è associato un continente: il verde all’Europa, il giallo all’Asia, il nero all’Africa, l’azzurro all’Oceania e infine il rosso all’America. I cinque anelli concatenati l’uno con l’altro, simboleggiano l’unione dei cinque continenti. La bandiera olimpica metaforicamente è l’incontro, la fratellanza e l’universalità dei Giochi Olimpici. Lo sport nel tempo ha fatto grandi passi in avanti laddove la politica invece ha fallito. Il rugby per esempio è quello sport che ha saputo cambiare la storia di una nazione e che è riuscito ad avere valenza politica. Nel 1995 la nazionale di rugby sudafricana non solo riuscì a vincere i mondiali organizzati in casa, ma lo fece unendo sotto la stessa bandiera afrikaner e neri, seguendo l’esempio e gli insegnamenti del padre della patria, Nelson Mandela.
Dal film INVICTUS (2009)
LA GIORNATA MONDIALE DELLA TOLLERANZA
Oltre questa inclusività nello sport, fino a oggi sono stati raggiunti traguardi importanti che mirano a far sopravvivere la società multiculturale. il 16 novembre tuttora si celebra la Giornata mondiale della tolleranza istituita dall’Onu nel 1996 per ricordare i principi che hanno ispirato la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, approvata dalle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948. L’obiettivo della giornata è quello di diffondere un valore che sta alla base dei diritti umani universali e delle libertà fondamentali. L’Onu invita innanzitutto governi e capi di stato, ma anche organizzazioni e semplici cittadini, a promuovere il benessere umano, la libertà e il progresso in tutto il mondo, nonché a promuovere la tolleranza, il rispetto, il dialogo e la cooperazione tra le diverse culture, civiltà e popoli.
La tolleranza non è solo un dovere morale, rappresenta un elemento politico e legale che gli stati membri sono chiamati a promuovere attraverso una legislazione che garantisca pari opportunità a tutti i membri della società. La tolleranza è come una pianta, bisogna seminarla nelle giovani menti, bisogna innaffiarla costantemente affinché le sue radici attecchiscano nella società e bisogna proteggerla da parassiti come odio e discriminazione. Quello che si propone di essere una società multiculturale è essenzialmente questo : una società che valorizzi la diversità, che sia aperta mentalmente e tollerante e che sia aperta al dialogo interculturale e al riconoscimento dei diritti non dello straniero in quanto tale, ma in quanto essere umano.
The end
LA SOCIETÀ MULTICULTURALE
Giada Fariello
Created on May 20, 2021
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LA SOCIETÀ MULTICULTURALE
Il multiculturalismo e la valorizzazione della diversità
IL CONCETTO DI CULTURA
Ciascuno di noi appartiene ad una famiglia e ad un territorio, e se questo territorio è lo stesso nel quale sono nati i nostri genitori e i nostri nonni, essenzialmente siamo persone che parlano la stessa lingua, mangiano lo stesso tipo di cibo, hanno gli stessi usi e costumi e obbediscono alle stesse leggi. Quest’insieme di credenze, abitudini e visioni delle cose e del mondo, è quello che noi oggi spieghiamo con il termine “cultura”. Questa parola, di origine latina, deriva dal verbo colere, che significa “coltivare” e veniva dunque impiegata per indicare qualsiasi manipolazione della natura ad opera dell’uomo.
Successivamente il senso si è esteso alla coltivazione degli esseri umani, cioè la loro educazione. Il termine tuttavia ha trovato, nel corso della storia, una sovrabbondanza di significati tanto da risultare quasi impossibile da classificare precisamente.
Dalla fine dell'Ottocento in poi, sono state molte le teorie antropologiche che hanno trattato il concetto di cultura
EDWARD B.TYLOR
Edward B. Tylor nel 1871 pubblicò il libro "Cultura Primitiva" in cui formulò una prima definizione antropologica di cultura, scrivendo: " La cultura, o civiltà, intesa nel suo senso etnografico più ampio, è quell'insieme complesso che include le conoscenze, le credenze, l'arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall'uomo in quanto membro della società".
FRANZ BOAS
Conosciuto per la prospettiva del particolarismo storico, evitò di dare una definizione del concetto di cultura ma insistette nel far comprendere il fatto che non c'era corrispondenza tra i fenomeni culturali e quelli biologici. Riteneva che il concetto di razza non potesse esistere, a meno che non si facesse riferimento alla razza umana nella sua totalità. L'unica differenza da lui individuata risiedeva in un dislivello intellettuale. Ogni cultura doveva essere studiata nella sua specificità (relativismo).
RUTH BENEDICT
Benedict invece, diversamente da Tylor, eliminò dal concetto di cultura tutto ciò che non era simbolico, quindi le tecniche, la politica, l'economia e l'arte. Considerava la cultura come un insieme di simboli, idee e comportamenti che creavano una realtà che la differenziava da quella di un'altra cultura.
MARGARET MEAD
La Mead contrariamente, studiando i popoli del Pacifico, concluse che la predominanza della cultura sulla natura fosse netta. I problemi degli adolescenti delle isole di Samoa che lei stava analizzando non derivavano dalla componente sessuale o fisiologica ma dal tipo di educazione impartita loro.
MALINOWSKI
Malinowski poi, il padre della ricerca etnografica, trascorse molto tempo con i locali di una popolazione, per studiarli e capirli in modo esterno e oggettivo. Egli, nell'opera "Teoria scientifica della cultura" del 1944, riferiva alla cultura come a un tutto integrale in cui ogni singola parte contribuiva al funzionamento dell'insieme. La cultura è infatti l'insieme delle risposte ai bisogni umani umani, organizzati e comandati dalle società, i quali possono variare da una cultura ad un'altra.
Una definizione più generale
Possiamo identificare la cultura come un complesso di idee, simboli, azioni e di disposizioni storicamente tramandate, selezionate e condivise da un certo numero di individui. Sono proprio questi ultimi che attraverso i suddetti modelli si accostano al mondo, in senso pratico ed intellettuale. Ogni cultura propone modi diversi con cui i vari gruppi umani producono idee e comportamenti condivisi e con essi affrontano il mondo: lo interpretano, lo conoscono, lo immaginano, vi si adattano, lo modificano. Effettivamente il concetto di cultura è declinabile al plurale, presupponendo l'esistenza di diverse matrici culturali e tipicamente viene supposta anche l'esistenza di una cultura per ogni gruppo etnico. L'appartenenza a tali gruppi sociali è strettamente connessa alla condivisione di un'identità culturale.
La cultura dipende da differenze genetiche?
Il genoma (o patrimonio genetico) è l’insieme d’informazioni ereditabili che, codificate nel DNA, permettono ad un organismo di esistere, di vivere e di moltiplicarsi. Il genoma è l’insieme di tutti i geni. Essi sono presenti in tutte le cellule di un organismo ma vengono espressi in modo articolato e differenziato sia nel tempo (sviluppo embrionale) e nello spazio (cioè tessuti diversi esprimono geni diversi). Ad essi sono dovute tutte le funzioni vitali; da quelle più basilari, come la moltiplicazione cellulare, a quelle superiori, quali le funzioni delle cellule del cervello a cui sono collegate le percezioni e la loro elaborazione.
LA DIVISIONE IN RAZZE È ARTIFICIOSA.
I singoli geni non sempre sono perfettamente identici. Se lo fossero, gli individui sarebbero effettivamente identici come accade nei gemelli. Nonostante ciò la specie umana è una specie unica, geneticamente omogenea.
La diversità culturale
non è un fenomeno nuovo.
migrazioni intercontinentali, colonialismo e imperi multinazionali.
Diventa più evidente con la Globalizzazione
Cosa succede ?
- crescita dei mercati finanziari.
- le multinazionali
- cultura di massa
- conoscenza di altre realtà
- Informazione
Conseguenze:LA GLOBALIZZAZIONE
UN VILLAGGIO GLOBALE
processo di integrazione che interessa le economie, le culture e il costume dell’intero mondo.
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I FLUSSI MIGRATORI
Le trasformazioni economiche, sociali, culturali legate alla globalizzazione, unite a un contesto geopolitico in continua evoluzione, hanno modificato anche i flussi migratori, che appaiono costantemente in crescita. Principalmente emigrano le popolazioni dai Paesi non sviluppati o in via di sviluppo verso i Paesi del mondo occidentale industrializzato. Tali migrazioni, se consideriamo soprattutto quelle di massa, provocano un rimescolamento di culture di dimensioni rilevanti. Questo cambia anche la visione del nostro patrimonio culturale che non è più così ovvio e limitato
Tramite questo incontro tra culture si parla di società multiculturale.
ORIGINI: fine anni ‘60 del Novecento in Canada
MULTICULTURALISMO
Il termine ‘multiculturalismo’ indica un modello politico, giuridico ed etico per le società pluraliste che, in un quadro democratico, preveda il riconoscimento e la valorizzazione dei diversi gruppi sociali, della loro identità culturale e della loro partecipazione politica. In tale modello si determina una vera e propria costituzionalizzazione del principio multiculturale che trasforma l'intero quadro normativo dell’ordinamento. Storicamente le sue origini possono essere individuate alla fine degli anni ‘60 del Novecento in Canada, in seguito alle rivendicazioni di radicale autonomia dei franco-canadesi. Il multiculturalismo evoca, dunque, l’idea della pari dignità da riconoscersi alle diverse espressioni culturali dei singoli e dei gruppi
All’origine di questa tendenza vi sono due fenomeni principali. Il primo è rappresentato dalle nuove politiche culturali affermatesi in questi stessi Paesi che, anche attraverso interventi legislativi, hanno voluto assicurare protezione al diverso affinché non subisse discriminazioni. Ricordiamo infatti che il dibattito sulle differenze culturali nacque negli USA negli anni Settanta sulla scia di quei movimenti sociali i cui protagonisti furono le donne, gli ispanici, gli afroamericani e gli omosessuali.
IMMIGRAZIONE
Il secondo fenomeno che ha generato il multiculturalismo, per certi versi più rilevante per la sua portata di diversità, è costituito dalla crescente presenza di popolazioni immigrate. Si calcola che dall'inizio del secolo i migranti siano diventati pari al 3,2% della popolazione mondiale.
METE :
CAUSE :
MA COSA PENSA L'ITALIANO MEDIO DELL'IMMIGRAZIONE?
La percentuale di italiani i quali ritengono che l'immigrazione sia una minaccia è aumentata rispetto al 2014 dal 13 al 25%. Sono favorevoli all'accoglienza, invece, solo il 16% degli Italiani. Il 59% giudica le norme sull'immigrazione prese dal governo «troppo morbide».
PAURA PER LO STRANIERO -> TERRORISMO
TENSIONI SOCIALI
La politica
NON ACCETTAZIONE DELLE PRATICHE IRRINUNCIABILI DELLO STRANIERO
CONSENSO ELETTORALE
social media (Hatespeech)
CONDIZIONE DI DISAGIO
Per affrontare nel migliore dei modi i conflitti e le tensioni collegati ai flussi migratori è necessario, infatti, pensare e agire a ogni livello, senza dimenticare quello globale. È proprio l’analisi dei processi locali che ci conferma che non possiamo fare a meno di forme di governance globale dei processi migratori. Senza un quadro sovranazionale per risolvere i conflitti che generano la spinta a emigrare, ogni soluzione faticherà a funzionare.
IMMIGRAZIONE ITALIANA
STUDIOSI DELL'IMMIGRAZIONE : - Milena Santerini -Paul Collier. -Gisèle Legault ETC
l’Italia è terra di migranti :
I periodi di picco dell’emigrazione italiana furono dal tardo 1800 (Unità d'Italia) all’inizio del 1900. I principali Paesi di destinazione sono stati inizialmente Brasile, Argentina, Stati Uniti, Venezuela e Canada
INTEGRAZIONE ISTITUZIONALE
PEDAGOGIA INTERNAZIONALE
OBIETTIVI:
l'educazione interculturale si colloca tra l'universalismo e il relativismo, ma per potersi affermare deve superare entrambi.
La maniera migliore di rispettare una cultura contemporanea è dialogare con essa. Ciò è possibile solo accettando la relatività delle culture, ma cercando insieme valori condivisibili. Si ha quindi bisogno di uno sguardo antropologico attento e fiducioso che non disprezzi le differenze, ma neanche le mitizzi. Il dialogo interculturale è quindi l'unica via.
“ L’educazione interculturale come pedagogia del dono…Creare la mondialità attraverso le differenze”. ANTONIO NANNI
Uno degli errori più comuni in cui si può incorrere, parlando di relazioni interculturali, è l'essenzialismo, cioè la riduzione della complessità culturale a un nucleo circoscritto di contenuti. Oggi si cerca di evitare ciò, interpretando la cultura come qualcosa in costante evoluzione e mutamento.
" Intercultura è comprensione dell’altro, è rapporto con l’altro. Comprendere non è parlare degli altri, ma è parlare con gli altri" FELICE RIZZI
Si tratta quindi di lavorare con gli alunni e non per gli alunni. Si tratta di educare questi ultimi alla tolleranza, alla curiosità e a una visione positiva dello straniero, fin da piccoli. La visione dello straniero è assai soggettiva e diversificata. C'è chi tende al razzismo e alla discriminazione e chi invece è molto più tollerante.
DISCRIMINAZIONE RAZZIALE
Le radici della discriminazione razziale possono essere individuate già nell'antica Roma e ciò lo notiamo per esempio nelle parole del poeta e retore Giovenale. Nella terza Satira lui attacca proprio il multiculturalismo di Roma e si riferisce principalmente ai costumi orientali, che critica aspramente.
La Satira ha come protagonista Umbricio, alter ego di Giovenale, il quale è un romano che decide di lasciare Roma per il multiculturalismo. (Esotismo) In particolare, Umbricio si scaglia contro i Giudei,i Greci e gli orientali.
ZAFFERANETTA
"Non vide dapprima che queste gambe e queste braccia, gracili, color di zafferano, e i capelli ricci, gremiti, piuttosto lunghi, boffici e quasi metallici."
"Zafferanetta” viene pubblicata da Luigi Pirandello sul “Corriere della sera” il 27 maggio 1911 nel contesto del colonialismo italiano. Sirio Bruzzi, il protagonista, ama l’avventura e dopo tante esperienze si trova a vivere in Congo, dove gli capita di avere una figlia da una ragazza, che lo abbandona. Quando la bambina ha cinque anni, Sirio ritorna in Italia da solo. I suoi parenti gli fanno conoscere anche una ragazza, Norina, con la quale nasce un amore coinvolgente. decidono di sposarsi. Norina accetta il fatto che serio abbia una figlia, la piccola Titti. Per farsi conoscere dai nuovi parenti, la bambina va l’Italia. L'accoglienza che le viene riservata è straniante. Norina avrebbe potuto vivere con Sirio in una sorta di “famiglia allargata”, che comprendesse Titti ma in realtà le cose non sono andate proprio così! Il messaggio pirandelliano fa leva sulla sostanziale ingiustizia umana e sociale del pregiudizio razziale, e questa sua prerogativa gli fa acquisire dei meriti, se si considera che in quel tempo la supremazia razziale costituiva un sentire comune, che poi sarebbe sfociato nelle Leggi razziali del 1938 .
This paragraph is ready to hold stunning creativity, experiences and stories.
" I TOO SING AMERICA "
Langston Hughes
Questa è una poesia pubblicata nel 1926 durante l'apice del Rinascimento di Harlem. "I, Too" è un grido di protesta contro il razzismo americano. Il suo oratore, un uomo di colore, lamenta il modo in cui è escluso dalla società americana, anche se è una parte fondamentale di essa. Nella poesia i bianchi negano all'oratore un posto letterale e metaforico al tavolo. Ma, sostiene l'oratore, i neri hanno perseverato, e persevereranno, attraverso le ingiustizie del razzismo e della segregazione, una tradizione culturale vibrante, bella e indipendente. Una tradizione culturale così potente che alla fine costringerà la società bianca a riconoscere i contributi dei neri. alla vita e alla storia americana.
Razzismo in America oggi
Ancora oggi il razzismo specialmente negli Stati Uniti è dilagante. Basti pensare alla recente uccisione di un uomo nero, George Floyd, da parte di un agente di polizia lo scorso 25 maggio a Minneapolis, che ha sollevato un’ondata di proteste in tutti gli Stati Uniti e in altre parti del mondo. Il movimento “Black Lives Matter” (“le vite dei neri contano”) ha portato centinaia di migliaia di persone a manifestare contro il razzismo sistemico ancora presente negli Stati Uniti. Non è la prima volta che avviene ma è la prima volta che la mobilitazione è così ampia e partecipata, e ha così tanto eco anche fuori dagli Usa.Diversamente dagli altri avvenimenti di questo tipo, per la morte di Floyd sono stati presi provvedimenti seri, una condanna esemplare.
« La tolleranza illimitata porta necessariamente alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo la tolleranza illimitata anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo preparati a difendere una società tollerante dall’assalto dell’intollerante, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con loro. »
LA TOLLERANZA
Il paradosso della tolleranza è un paradosso filosofico enunciato dal filosofo ed epistemologo austro-britannico Karl Popper ne «La società aperta e i suoi nemici» volume 1 con sottotitolo «Platone autoritario». Esso stabilisce che una collettività caratterizzata da tolleranza illimitata è inevitabilmente destinata ad essere stravolta e successivamente dominata dagli intolleranti presenti al suo interno. La conclusione, apparentemente paradossale, formulata da Popper, consiste nell’osservare che l’intolleranza nei confronti dell’intolleranza stessa sia conditio sine qua non per preservare la natura tollerante di una società aperta. Una società tollerante, per rimanere tale, non può dunque tollerare gli intolleranti.
L'INCLUSIVITÀ DELLO SPORT
Caso emblematico sono le Olimpiadi, eventi di strategica importanza culturale ed educativa, che proietta su scala planetaria non la cultura dell’uomo, ma la “cultura degli uomini”. L’evento olimpico è un mezzo per sollecitare trasformazioni culturali. Ogni cerchio ha un colore diverso a cui è associato un continente: il verde all’Europa, il giallo all’Asia, il nero all’Africa, l’azzurro all’Oceania e infine il rosso all’America. I cinque anelli concatenati l’uno con l’altro, simboleggiano l’unione dei cinque continenti. La bandiera olimpica metaforicamente è l’incontro, la fratellanza e l’universalità dei Giochi Olimpici. Lo sport nel tempo ha fatto grandi passi in avanti laddove la politica invece ha fallito. Il rugby per esempio è quello sport che ha saputo cambiare la storia di una nazione e che è riuscito ad avere valenza politica. Nel 1995 la nazionale di rugby sudafricana non solo riuscì a vincere i mondiali organizzati in casa, ma lo fece unendo sotto la stessa bandiera afrikaner e neri, seguendo l’esempio e gli insegnamenti del padre della patria, Nelson Mandela.
Dal film INVICTUS (2009)
LA GIORNATA MONDIALE DELLA TOLLERANZA
Oltre questa inclusività nello sport, fino a oggi sono stati raggiunti traguardi importanti che mirano a far sopravvivere la società multiculturale. il 16 novembre tuttora si celebra la Giornata mondiale della tolleranza istituita dall’Onu nel 1996 per ricordare i principi che hanno ispirato la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, approvata dalle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948. L’obiettivo della giornata è quello di diffondere un valore che sta alla base dei diritti umani universali e delle libertà fondamentali. L’Onu invita innanzitutto governi e capi di stato, ma anche organizzazioni e semplici cittadini, a promuovere il benessere umano, la libertà e il progresso in tutto il mondo, nonché a promuovere la tolleranza, il rispetto, il dialogo e la cooperazione tra le diverse culture, civiltà e popoli.
La tolleranza non è solo un dovere morale, rappresenta un elemento politico e legale che gli stati membri sono chiamati a promuovere attraverso una legislazione che garantisca pari opportunità a tutti i membri della società. La tolleranza è come una pianta, bisogna seminarla nelle giovani menti, bisogna innaffiarla costantemente affinché le sue radici attecchiscano nella società e bisogna proteggerla da parassiti come odio e discriminazione. Quello che si propone di essere una società multiculturale è essenzialmente questo : una società che valorizzi la diversità, che sia aperta mentalmente e tollerante e che sia aperta al dialogo interculturale e al riconoscimento dei diritti non dello straniero in quanto tale, ma in quanto essere umano.
The end