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Giulio Romano Presentazione

Nathalie Marie-Clair Vecchiet

Created on May 19, 2021

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Transcript

Giulio Romano

Roma, 1499 - Mantova, 1546

Tiziano Vecellio, Ritratto di Giulio Romano1536

La vita

Giulio Romano, chiamato Giulio Pippi de' Jannuzzi, o Giannuzzi nasce a Roma intorno al 1499. Da giovanissimo entra nella bottega romana di Raffaello Sanzio, di cui diverrà il miglior allievo e con cui collaborò nelle grandi imprese pittoriche come gli affreschi della villa Farnesina, delle Logge e delle Stanze Vaticane. Tra i suoi viaggi di lavoro e culturali visitò Pozzuoli, Napoli e Campagna, Milano e Torreglia. I suoi primi progetti di architettura furono a Roma: il palazzo Adimari Salviati, la Villa Lante sul Gianicolo e il Palazzo Maccarani Stati. Nel 1524 fu invitato, come artista di corte, a Mantova da Federico II Gonzaga per occuparsi del cantiere della villa di Marmirolo e della scuderia che si trovava in una località chiamata Te. Giulio Romano realizzò inoltre un grandioso edificio, conosciuto come Palazzo Te utilizzando l'aiuto di Raffaellino del Colle. Si sposò nel 1529 con la nobile Elena Guazzo con cui ebbe un figlio. La morte avvenuta nel 1546 gli impedì di diventare il primo architetto della fabbrica di San Pietro.

Giulio Romano, Autoritratto

Lo stile

Giulio Romano, disegnatore abilissimo, architetto d’ingegno e pittore creativo, riuscì ad unire la perfezione creativa di Raffaello e la forza di Michelangelo in uno stile insieme eroico ed erotico che lo fanno riconoscere come uno dei principali esponenti del Manierismo. Gli artisti e in particolare Giulio Romano, propongono il superamento della prospettiva unica e l’utilizzo degli elementi classici con funzione ritmica e chiaroscurale, al fine di creare giochi compositivi sorprendenti. In pittura invece l’arte manierista si caratterizza per la figura serpentinata, ovvero un modo di ritrarre la figura umana in posa quasi contorta. Alle pose forzate corrisponde spesso l’uso di colori innaturali, accesi e cangianti. Le comuni regole della prospettiva e delle proporzioni del corpo umano non vengono più seguite, le figure si fanno allungate e di una bellezza fredda e sensuale in modo tale da creare una realtà virtuale, tanto affascinante, quanto volutamente innaturale.

Giulio Romano,Ritratto di Dona Isabel de Requesens

Deesis con i santi Paolo e Caterina

L'opera rappresentante una Deesis tra i santi Paolo e Caterina, è stata realizzata nel 1520 e conservata presso la Galleria nazionale di Parma. Cristo, rappresentato simmetricamente all'interno di una grande aureola, è a fianco di Maria e Giovanni Battista. Nella parte bassa della composizione, invece, appaiono Santa Caterina e san Paolo con i relativi attributi: la ruota dentata e la spada. L'opera è ancora segnata dal classicismo raffaellesco e lontana dallo stile manierista. Possiamo pertanto notare, come santa Caterina sembri derivare da un'idea di Raffaello, e di come la parte alta della composizione assomigli alle figure della Disputa, uno degli affreschi che Raffaello eseguì per le Stanze vaticane.

Madonna della gatta

La Madonna della gatta è un dipinto eseguito da Giulio Romano tra il 1522 e il 1523. Il dipinto era stato probabilmente eseguito per Federico Gonzaga quando l'artista era ancora a Roma. L'opera intorno al 1737 venne portata a Napoli da Carlo Borbone poichè faceva parte delle raccolte ereditate da egli. Nel dipinto sono rappresentati la Madonna con Bambino affiancati da Sant'Anna e da San Giovannino. Il Bambino siede a cavalcioni sulla gamba della madre mentre si protende verso San Giovanni. Ai loro piedi è situata la culla di legno decorata e raffigurante una divinità alata. Per giunta su di essa è abbandonato di traverso il bastone di canna su cui è arrotolato il cartiglio del Battista «ECCE AGNUS DEI». Sul fondo compare la figura in lontananza di San Giuseppe. Il riferimento iconografico e compositivo più evidente è la Madonna della perla di Raffaello. Tuttavia, diversamente dal maestro, la stesura è pittorica. La luce del dipinto, fredda e nitida, crea un chiaroscuro netto e drammatico.

Sala dei Giganti

La Sala dei Giganti è una delle stanze più note affrescate all'interno del Palazzo Te da Giulio Romano ed è stata realizzata fra il 1531 e il 1536. È la sala maggiore dell'edificio, che si presenta a base quadrata sovrastata da un soffitto a cupola. Nella cupola è rappresentato Zeus che, con un fascio di fulmini, sconfigge i Giganti, ritratti a partire dal pavimento mentre stanno cercando di ascendere all'Olimpo. L'episodio riprende il mito della Gigantomachia, la lotta dei Giganti contro Giove, come narrato da Ovidio. La caratteristica più rilevante della sala è che la pittura copre completamente e ininterrottamente tutte le superfici disponibili e ciò pone lo spettatore al centro dell'evento narrato nel dipinto, come se egli facesse parte della schiera dei Giganti. Nella pittura di Giulio Romano troviamo lo stile del maestro Raffaello Sanzio però più maestosa e imponente e meno raffinata.