ARTE ETRUSCA
INDice
introduzione
Urbanistica
Tombe
Templi
Scultura
Pittura
LA CIVILTA' ETRUSCA
Fra le civiltà preromane emerge, per quantità e qualità dei manufatti artistici, quella etrusca presente in Etruria. L’Etruria non è uno stato unico: ogni città costituisce un’unità politicamente autonoma, al massimo potevano essere tra loro federate. Nel periodo di massima espansione gli Etruschi arrivarono alla Campania a sud e all’Emilia Romagna a nord. Con la cacciata dell’ultimo re di Roma etrusco (Tarquinio il Superbo), la sconfitta inflitta dai Greci a sud e dai Celti a nord il dominio etrusco si indebolisce. Con la caduta di Veio (396 a.C.) e la sconfitta, un secolo dopo, ad opera dei Romani, gli etruschi si unificano alle altre popolazioni italiche.
URBANISTICA e archietettura
I centri abitati sorgono generalmente in cima ad una collina, protetti da mura. Nelle mura si aprivano alcune porte realizzate con aperture ad arco reale (per distinguerlo dallo pseudoarco che, sostanzialmente, funziona come l’architrave). Uno degli esempi più antichi ancora esistente è quello di Volterra (IV sec. a.C.). Negli archi il peso delle strutture è trasmesso dai vari conci fino al piedritto con una componente orizzontale. Per la solidità dell’arco il piedritto deve poter assorbire tale spinta orizzontale.
LE TOMBE
La maggiore testimonianza dell’architettura etrusca è quella funeraria. Gli Etruschi credevano che il defunto continuasse a vivere nella tomba per cui questa riproduce spesso gli ambienti domestici con varie camere comunicanti, arredi, suppellettili e decorazioni parietali. Le tipologie variano molto dato che ogni città era autonoma. Tra le tipologie di tomba più diffuse c’è il tumulo, la tomba a cupola (simile alla tholos micenea con impianto circolare, sormontata da pseudocupola) e la tomba a pozzetto.
Le tombe etrusche si adattano al tipo di terreno in cui sono costruite e subiscono inoltre delle mutazioni strutturali dovute all’epoca di edificazione. Tutti i tipi di tomba Si rifanno all’idea delle dimore.
LE TOMBE
La tomba di Casale Marittimo è formata da una serie di anelli, costituiti da lastre di tufo, che si restringono progressiva-mente verso l’alto (pseudocupola). Un pilastro rastremato sostiene la struttura. Le pietre non sono smussate lungo la superficie interna della tholos per cui si crea un intradosso con gradini a spigolo vivo. Si tratta di una concezione anticlassica.
A Cerveteri si trovano grandi tombe a tumulo distribuite su due colline parallele. I tumuli di terra sorgono su basamenti di pietra con forma circolare e contengono, al loro interno, ambienti quadrangolari più o meno complessi.
LE TOMBE
Le ricche camere funerarie sono autentici capolavori architettonici come nella Tomba degli scudi e delle sedie o quella dei Rilievi. La prima sembra un’abitazione con più stanze con tanto di sedili e letti.
tomba degli scudi e delle sedie
La seconda è un’unica camera con tetto a spioventi e loculi lungo le pareti. I rilievi sulle pareti mostrano animali, scudi, elmi ed altri oggetti di uso comune.
tomba dei rilievi
I TEMPLI
Non resta molto dei templi etruschi, a parte alcuni basamenti in pietra, poiché si trattava di strutture piuttosto effimere con due spioventi in legno. Vitruvio li descrive come edifici larghi con tre celle parallele per tre diverse divinità, ampio pronao con quattro colonne di tipo tuscanico (simili a quelle doriche ma con fusto liscio e base sottostante). Somiglia evidentemente a quello greco ma, a differenza di questo, sorgeva su un altopodio a cui si accedeva da un’ampia gradinata sul fronte.
LA SCULTURA
La maggior parte delle sculture etrusche proviene da corredi funerari utilizzati per la pratica divinatoria degli arùspici. Questa consisteva nel leggere il volere degli dei nelle viscere di animali, aiutandosi con modelli bronzei. La scultura etrusca è caratterizzata dalla produzione di canopi (urne) con il coperchio a forma di testa umana rappresentata in maniera sintetica. Emerge però la volontà di rappresentare elementi essenziali del visto, senza rappresentare uno specifico individuo. Molto importanti erano anche i sarcofagi fittili a forma di lettuccio conviviale con una o due persone recumbenti (cioè sdraiate sul fianco) nell’atto di partecipare al proprio banchetto funebre con i parenti viventi.
LA SCULTURA
Uno degli esempi più celebri è il Sarcofago degli Sposi (520 a.C.) nel quale una coppia giace su un letto con materasso, coperta e cuscini. I personaggi tenevano degli oggetti in mano (oggi perduti) ed erano originariamente policromi. Alcuni elementi sono di derivazione ionica: l’acconciatura, la finezza dei volti, il sorriso. Però l’impostazione è anticlassica con un evidente sbilanciamento dei pesi verso destra enfatizzato dall’assottigliarsi delle gambe a sinistra. I tratti sono spigolosi e gli occhi a mandorla un po’ rialzati. Più che un sorriso arcaico sembra un’espressione ironica.
LA SCULTURA
L’influenza ionica ritorna anche nell’Apollo di Veio tramite la sua acconciatura, espressione del volto e pieghe della veste. Manca però il naturalismo della veste dato dalla sua dinamicità. Lo stesso uso della terracotta, invece del marmo, conferisce alle sculture una fragilità e una matericità lontana dall’idealizzazione dell’arte greca.
LA SCULTURA
Tra la fine del VI e gli inizi del V secolo si colloca una delle sculture bronzee più significative dell’arte etrusca, la Lupa Capitolina, simbolo delle leggendarie origini della città di Roma. L’animale è posato saldamente sulle quattro zampe e volge la testa a sinistra. L’aspetto è aspro e aggressivo. La lupa non è trattata con realismo ma interpretata per coglierne il senso: la struttura ossea è evidente rappresentando che la belva è famelica, la vena gonfia sul muso ne rivela la tensione nervosa, le mammelle gonfie indicano lo stato di madre pronta a combattere per difendere la cucciolata. Nel XV secolo sono stati aggiunti i piccoli Romolo e Remo, a completamento del mito di fondazione di Roma.
LA SCULTURA
Altra famosa scultura bronzea, espressione anch’essa di tensione e asprezza, è la Chimera di Arezzo (V-IV sec. a.C.), il mitico mostro capace di distruggere le messi vomitando fuoco. Il corpo colto un attimo prima del balzo e la testa di leone ruggente sono completati da una coda anguiforme (cioè a forma di serpente) e da una testa di capra che sporge dal dorso. Questo è percorso da una striscia di pelo irto mentre le unghie fuoriescono dalle zampe. Anche in questo caso vi è una grande forza espressiva e una potente struttura geometrica data dalle curve dell’animale.
LA PITTURA
La pittura etrusca si manifesta soprattutto sulle pareti delle tombe con scene di danze, di caccia, di pesca, gare, banchetti funebri; sul soffitto, invece, vengono dipinte finte travi, cassettoni, motivi vegetali che alludono al realismo dell’ambiente. Nelle tombe più antiche la pittura è applicata direttamente alla superficie rocciosa della parete. Più tardi si dipingerà su uno strato di intonaco fresco. La figurazione è bidimensionale, le tinte sono piatte e delimitate dalla linea di contorno, la tavolozza limitata a rosso, bruno, azzurro e verde.
LA PITTURA
L’esempio più antico è nella tomba dei Tori a Tarquinia. Sulla parete principale è raffigurata, una scena del mito di Troia: l’agguato di Achille a Tròilo (540 a.C.). Il mito narrava che Troia non sarebbe stata espugnata dai Greci se Tròilo, figlio del re Priamo, avesse compiuto vent’anni. Per questo sarà ucciso in un agguato da Achille. Qui l’eroe greco lo attende nascosto presso una fonte. Una palma divide la scena a metà. A destra il giovane dal busto tozzo, a cavallo. Il passo lento dell’animale esprime l’ignara serenità del ragazzo. A sinistra Achille sta per balzare, la tensione è evidente. L’intento è di esprimere immediatezza, concretezza, non organicità.
LA PITTURA
La tomba dei Cavalli presenta scene più equilibrate ed eleganti (510 a.C.). La scena ha un buon bilanciamento tra figure e sfondo, i personaggi sono ben proporzionati, il disegno raffinato ed elegante.
Nel IV secolo notiamo un aumento di contatti con la cultura greca, possiamo intuire questo dalle pitture della Tomba dell’Orco I di Tarquinia.
GRAZIE!
Alba Francesca Alessandria Rebecca Manzari Filippo Grieco Bruna
Arte etrusca
Grieco Bruna
Created on May 19, 2021
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ARTE ETRUSCA
INDice
introduzione
Urbanistica
Tombe
Templi
Scultura
Pittura
LA CIVILTA' ETRUSCA
Fra le civiltà preromane emerge, per quantità e qualità dei manufatti artistici, quella etrusca presente in Etruria. L’Etruria non è uno stato unico: ogni città costituisce un’unità politicamente autonoma, al massimo potevano essere tra loro federate. Nel periodo di massima espansione gli Etruschi arrivarono alla Campania a sud e all’Emilia Romagna a nord. Con la cacciata dell’ultimo re di Roma etrusco (Tarquinio il Superbo), la sconfitta inflitta dai Greci a sud e dai Celti a nord il dominio etrusco si indebolisce. Con la caduta di Veio (396 a.C.) e la sconfitta, un secolo dopo, ad opera dei Romani, gli etruschi si unificano alle altre popolazioni italiche.
URBANISTICA e archietettura
I centri abitati sorgono generalmente in cima ad una collina, protetti da mura. Nelle mura si aprivano alcune porte realizzate con aperture ad arco reale (per distinguerlo dallo pseudoarco che, sostanzialmente, funziona come l’architrave). Uno degli esempi più antichi ancora esistente è quello di Volterra (IV sec. a.C.). Negli archi il peso delle strutture è trasmesso dai vari conci fino al piedritto con una componente orizzontale. Per la solidità dell’arco il piedritto deve poter assorbire tale spinta orizzontale.
LE TOMBE
La maggiore testimonianza dell’architettura etrusca è quella funeraria. Gli Etruschi credevano che il defunto continuasse a vivere nella tomba per cui questa riproduce spesso gli ambienti domestici con varie camere comunicanti, arredi, suppellettili e decorazioni parietali. Le tipologie variano molto dato che ogni città era autonoma. Tra le tipologie di tomba più diffuse c’è il tumulo, la tomba a cupola (simile alla tholos micenea con impianto circolare, sormontata da pseudocupola) e la tomba a pozzetto.
Le tombe etrusche si adattano al tipo di terreno in cui sono costruite e subiscono inoltre delle mutazioni strutturali dovute all’epoca di edificazione. Tutti i tipi di tomba Si rifanno all’idea delle dimore.
LE TOMBE
La tomba di Casale Marittimo è formata da una serie di anelli, costituiti da lastre di tufo, che si restringono progressiva-mente verso l’alto (pseudocupola). Un pilastro rastremato sostiene la struttura. Le pietre non sono smussate lungo la superficie interna della tholos per cui si crea un intradosso con gradini a spigolo vivo. Si tratta di una concezione anticlassica.
A Cerveteri si trovano grandi tombe a tumulo distribuite su due colline parallele. I tumuli di terra sorgono su basamenti di pietra con forma circolare e contengono, al loro interno, ambienti quadrangolari più o meno complessi.
LE TOMBE
Le ricche camere funerarie sono autentici capolavori architettonici come nella Tomba degli scudi e delle sedie o quella dei Rilievi. La prima sembra un’abitazione con più stanze con tanto di sedili e letti.
tomba degli scudi e delle sedie
La seconda è un’unica camera con tetto a spioventi e loculi lungo le pareti. I rilievi sulle pareti mostrano animali, scudi, elmi ed altri oggetti di uso comune.
tomba dei rilievi
I TEMPLI
Non resta molto dei templi etruschi, a parte alcuni basamenti in pietra, poiché si trattava di strutture piuttosto effimere con due spioventi in legno. Vitruvio li descrive come edifici larghi con tre celle parallele per tre diverse divinità, ampio pronao con quattro colonne di tipo tuscanico (simili a quelle doriche ma con fusto liscio e base sottostante). Somiglia evidentemente a quello greco ma, a differenza di questo, sorgeva su un altopodio a cui si accedeva da un’ampia gradinata sul fronte.
LA SCULTURA
La maggior parte delle sculture etrusche proviene da corredi funerari utilizzati per la pratica divinatoria degli arùspici. Questa consisteva nel leggere il volere degli dei nelle viscere di animali, aiutandosi con modelli bronzei. La scultura etrusca è caratterizzata dalla produzione di canopi (urne) con il coperchio a forma di testa umana rappresentata in maniera sintetica. Emerge però la volontà di rappresentare elementi essenziali del visto, senza rappresentare uno specifico individuo. Molto importanti erano anche i sarcofagi fittili a forma di lettuccio conviviale con una o due persone recumbenti (cioè sdraiate sul fianco) nell’atto di partecipare al proprio banchetto funebre con i parenti viventi.
LA SCULTURA
Uno degli esempi più celebri è il Sarcofago degli Sposi (520 a.C.) nel quale una coppia giace su un letto con materasso, coperta e cuscini. I personaggi tenevano degli oggetti in mano (oggi perduti) ed erano originariamente policromi. Alcuni elementi sono di derivazione ionica: l’acconciatura, la finezza dei volti, il sorriso. Però l’impostazione è anticlassica con un evidente sbilanciamento dei pesi verso destra enfatizzato dall’assottigliarsi delle gambe a sinistra. I tratti sono spigolosi e gli occhi a mandorla un po’ rialzati. Più che un sorriso arcaico sembra un’espressione ironica.
LA SCULTURA
L’influenza ionica ritorna anche nell’Apollo di Veio tramite la sua acconciatura, espressione del volto e pieghe della veste. Manca però il naturalismo della veste dato dalla sua dinamicità. Lo stesso uso della terracotta, invece del marmo, conferisce alle sculture una fragilità e una matericità lontana dall’idealizzazione dell’arte greca.
LA SCULTURA
Tra la fine del VI e gli inizi del V secolo si colloca una delle sculture bronzee più significative dell’arte etrusca, la Lupa Capitolina, simbolo delle leggendarie origini della città di Roma. L’animale è posato saldamente sulle quattro zampe e volge la testa a sinistra. L’aspetto è aspro e aggressivo. La lupa non è trattata con realismo ma interpretata per coglierne il senso: la struttura ossea è evidente rappresentando che la belva è famelica, la vena gonfia sul muso ne rivela la tensione nervosa, le mammelle gonfie indicano lo stato di madre pronta a combattere per difendere la cucciolata. Nel XV secolo sono stati aggiunti i piccoli Romolo e Remo, a completamento del mito di fondazione di Roma.
LA SCULTURA
Altra famosa scultura bronzea, espressione anch’essa di tensione e asprezza, è la Chimera di Arezzo (V-IV sec. a.C.), il mitico mostro capace di distruggere le messi vomitando fuoco. Il corpo colto un attimo prima del balzo e la testa di leone ruggente sono completati da una coda anguiforme (cioè a forma di serpente) e da una testa di capra che sporge dal dorso. Questo è percorso da una striscia di pelo irto mentre le unghie fuoriescono dalle zampe. Anche in questo caso vi è una grande forza espressiva e una potente struttura geometrica data dalle curve dell’animale.
LA PITTURA
La pittura etrusca si manifesta soprattutto sulle pareti delle tombe con scene di danze, di caccia, di pesca, gare, banchetti funebri; sul soffitto, invece, vengono dipinte finte travi, cassettoni, motivi vegetali che alludono al realismo dell’ambiente. Nelle tombe più antiche la pittura è applicata direttamente alla superficie rocciosa della parete. Più tardi si dipingerà su uno strato di intonaco fresco. La figurazione è bidimensionale, le tinte sono piatte e delimitate dalla linea di contorno, la tavolozza limitata a rosso, bruno, azzurro e verde.
LA PITTURA
L’esempio più antico è nella tomba dei Tori a Tarquinia. Sulla parete principale è raffigurata, una scena del mito di Troia: l’agguato di Achille a Tròilo (540 a.C.). Il mito narrava che Troia non sarebbe stata espugnata dai Greci se Tròilo, figlio del re Priamo, avesse compiuto vent’anni. Per questo sarà ucciso in un agguato da Achille. Qui l’eroe greco lo attende nascosto presso una fonte. Una palma divide la scena a metà. A destra il giovane dal busto tozzo, a cavallo. Il passo lento dell’animale esprime l’ignara serenità del ragazzo. A sinistra Achille sta per balzare, la tensione è evidente. L’intento è di esprimere immediatezza, concretezza, non organicità.
LA PITTURA
La tomba dei Cavalli presenta scene più equilibrate ed eleganti (510 a.C.). La scena ha un buon bilanciamento tra figure e sfondo, i personaggi sono ben proporzionati, il disegno raffinato ed elegante.
Nel IV secolo notiamo un aumento di contatti con la cultura greca, possiamo intuire questo dalle pitture della Tomba dell’Orco I di Tarquinia.
GRAZIE!
Alba Francesca Alessandria Rebecca Manzari Filippo Grieco Bruna