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Marcello Dudovich

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Created on May 19, 2021

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Transcript

Matteo Ferrari 5L

Marcello Dudovich

Trieste, 21 marzo 1878 – Milano,31 marzo 1962

Marcello Dudovich

PERCORSO ARTISTICO

Circolo Artistico Triestino

Cartellonista, per diverse aziende

2 Guerra mondiale

1 Guerra Mondiale

Marcello Dudovich

la vita

Marcello Dudovich

la vita

È stato un pubblicitario, pittore e illustratore italiano. Il padre Antonio indossò la camicia rossa garibaldina, la madre era una pianista, la formazione di Marcello avvenne presso le scuole reali. Portato per il disegno, fu inserito dal cugino nel circolo artistico triestino, dove frequenta gli atelier.

Atelier

1901

Quasi all'inizio del suo splendore artistico crea uno dei suoi più celebrati manifesti avente per oggetto una coppia di amanti che all'interno di un tabarin si baciano, con un bicchierino di Bitter Campari come complice.

1922

Fuori dai soliti schemi già il titolo rappresenta la potenza dell'esclusiva autovettura. Un perfetto connubbio tra titolo e immagine, con una sinteticità unica nel suo genre.

Marcello Dudovich

la pubblicità

La cartellonista praticata da Dudovich si esprime mediante la cromolitografia, o attraverso la fotoincisione, le quali prevedono comunque una matrice originale disegnata dall’artista. Nei cartelloni pubblicitari si esplica grazie alle scelte tematiche e alla sintassi figurativa semplificata.

Marcello Dudovich

la pubblicità

Per pubblicità si intende una comunicazione di massa, ripetuta e a pagamento, mediante la quale le aziende presentano sul mercato prodotti, servizi ed idee allo scopo di favorire la vendita.

Marcello Dudovich

il futurismo

Marcello Dudovich

il futurismo

Il Futurismo è stato il più importante per la definizione dello stile di massima. Soprattutto per quanto riguarda quella parte di pubblicità propagandistica del periodo autarchico. I colori terrosi e cinerei dei soldati volitivi e dei lavoratori instancabili delle fabbriche, fanno da contrappunto all’incarnato roseo dei bambini e delle loro famiglie insieme ai soldati vittoriosi e a quelli sorridenti. Si tratta di figure in movimento verso il futuro.

I caratteri tipografici obliqui, stesi in diagonale, modellati dalla velocità, come le nuvole , come la scia delle macchine. Le geometrie spigolose dei volti si ritrovano nel layout dei manifesti a sottolineare lo stesso messaggio. Triangoli rossi e verdi reclamano l’italianità. E lo sfondo, in questo susseguirsi di oggetti e persone è Neutro di un solo colore, bianco o di campiture sfumate a ricordare il cielo e della libertà oltre il confine del foglio e dell’Impero

Marcello Dudovich

Da Trieste si trasferisce a Milano nel 1897 dove viene assunto come litografo alle Officine Grafiche Ricordi e incaricato di realizzare bozzetti per la pubblicità. Apre uno studio di pittura, inizia a produrre autonomamente le prime opere di grafica pubblicitaria per la Ricordi. Conosciuto oltre i confini nazionali, nel 1911 l'artista è chiamato a Monaco di Baviera dalla Casa Editrice “Albert Langen”, dove gli viene offerta una collaborazione di reporter come inviato speciale del famoso periodico di satira politica e sociale “Simplicissimus”. Accetta l'incarico e sostituisce Reznicek come disegnatore nella redazione: illustrerà per circa quattro anni, dal 1911 al 1915, la pagina mondana del giornale tedesco con un'estesa produzione di acquarelli, chine e disegni, entrando in contatto con gli esponenti di spicco della grafica tedesca.

Stabilimento Grafico

Ricordi

Nonostante il suo impegno nel ruolo di inviato speciale, non interrompe la sua collaborazione come cartellonista con lo Stabilimento Grafico Ricordi per la creazione di importanti manifesti pubblicitari. Dudovich rimarrà al "Simplicissimus" fino allo scoppio della Prima guerra mondiale quando, essendo egli figlio di un garibaldino, non può sopportare che i suoi disegni escano accanto alle vignette umoristiche che screditano l'Italia.

Marcello Dudovich

durante la guerra

Allo scoppio della 1ª Guerra Mondiale nel 1915 Marcello Dudovich rientra in Italia. A differenza di molti suoi colleghi artisti che partiranno volontari o verranno arruolati per combattere nelle trincee nelle Alpi, egli non potrà partire per il fronte. La decisione viene presa dalle autorità italiane che, nonostante figlio di un garibaldino, lo accusano di essere germanofilo sulla base della sua lunga collaborazione con "Simplicissimus". è tenuto sotto sorveglianza speciale per l'intera durata della guerra, costretto ad andare ogni settimana alla questura e a sottoporsi a ripetuti controlli riguardanti le sue opinioni politiche. L'artista dimostra il proprio patriottismo lavorando, negli anni della guerra, ad alcuni manifesti di soggetto bellico, realizza infatti un bozzetto a tempera che rappresenta un soldato italiano avvinto alla bandiera italiana.

FOTO

Marcello Dudovich

gli ultimi anni

La Seconda guerra mondiale e la morte della moglie Elisa Bucchi rappresentano la cesura definitiva, il taglio netto con l'attività cartellonistica commerciale, determinato anche dalla difficoltà di confrontarsi con i nuovi cartellonisti, ormai denominati designers. In questo periodo l'artista si dedica intensamente alla pittura, al ritratto ed alla decorazione.

Marcello Dudovich

gli ultimi anni

Al manifesto tuttavia egli non rinuncerà mai, creando nell'immediato dopoguerra e nell'arco degli anni cinquanta una quarantina di manifesti noti e riprendendo un'intensa collaborazione con La Rinascente, cui sarà capace di dedicare ancora lavori di sorprendente freschezza.

Marcello Dudovich

" Lasciatemi parlare con gioia di un tempo in cui gli inviati speciali non venivano spediti su campi di battaglia, ma su campi di corse e di golf per ritrarvi le belle donne, la mondanità elegante, le raffinatezze della moda. Si viaggiava d una nazione all’altra senza passaporto e senza carta d’identità: una cosa meravigliosa. Esisteva poi una specie di internazionale dell’intelligenza che superava tutte le frontiere e anche gli eventuali dissensi politici. Era un’epoca in cui non si poteva avere fiducia nell’avvenire. La guerra cancellò tutto questo. Tornammo subito in Italia, mia moglie ed io. Boccioni, Sironi, Martinetti e Carrà partirono per il fronte cantando: ‘A morte Franz, viva Oberdan!’. Io, figlio di garibaldino, non potei partire. Una lettera era giunta alle autorità in cui mi si accusava di germanofilia. La mia collaborazione al ‘Simplicissimus’ contribuiva a rendermi sospetto. Mi salvai dal confino per l’intervanto del vecchio Ricordi. Rimasi però un vigilato speciale e per tutta la durata della guerra dovetti presentarmi ogni settimana in Questura. Con la guerra era finito il periodo più bello e spensierato della mia vita. "