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LAVORO DELLE DONNE

ARISTARCO ANDREA

Created on May 18, 2021

Elaborato di esame lll media

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Transcript

ELABORATO DI III MEDIA

Lavoro delle donne

Andrea Aristarco

perché ho trattato il "Lavoro delle donne" nel mio elaborato d' Esame?

perché ho trattato il "Lavoro delle donne" nel mio elaborato d' Esame?

  • Fascismo
  • Illuminismo (fine '700 - metà '800)
  • Seconda Guerra Mondiale
  • Fine '800 - Inizi '900

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e , a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’osservanza della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione; questo viene citato nell’art. 37 della Costituzione che stabilisce il principio di parità tra lavoratori e lavoratrici e induce il principio della tutela della lavoratrice madre.

INDICE

Tecnologia

Francese

Arte

Inglese

Scienze

Italiano

Storia

Matematica

Geografia

Ed. civica

Musica

Ed. fisica

Florence Nightingale

Florence Nightingale

Particolarmente religiosa, decide fin dalla giovane età di dedicare la propria vita alla cura del prossimo, in particolare dei più deboli. Grazie alla sua condizione e abilità diviene sovraintendente dell’Institute for the Care of Sick Gentlewomen di Londra e, grazie all’amicizia con il ministro alla guerra, Sidney Herbert, nel 1856 parte per la Turchia, ai tempi coinvolta nella guerra di Crimea, dove lavora in un ospedale da campo. Qui raccoglie una grande quantità di dati che sviluppa con particolare rigore, arrivando a concludere che solo una piccola parte delle morti, circa il 10%, era attribuibile alle ferite della guerra, il restante 90% era invece causato da infezioni derivanti dalle pessime condizioni igieniche dei locali ospedalieri. In questo periodo il suo duro e intenso lavoro è ripagato tanto dai pazienti, che la soprannominano “The Woman with the Lamp” o “The Lady with the Lamp” (la signora con la lampada), che dalle autorità che le conferiscono un premio pecuniario, devolto poi per la formazione delle giovani infermiere, e la chiamano a collaborare con la Royal Commission on the Health of the Army, pur rimanendone esterna in quanto donna. Terminata la guerra torna in patria dove, dopo un periodo di quarantena a causa di una malattia contratta, continua a dedicarsi instancabilmente alla cura del prossimo e alla formazione delle infermiere

the lantern woman

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"BEATA BEATRIX"

"BEATA BEATRIX"

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Elizabeth Siddal nacque a Londra nel 1829. Divenne in breve tempo la modella preferita di alcuni dei più famosi pittori dell'epoca, i preraffaelliti: ella, infatti, impersonava perfettamente la loro idea di femminilità. Fu modella fissa per Dante Gabriel Rossetti, di cui si innamorò e che sposò nel 1860.Malgrado il pittore cercasse sempre di ritrarla bella e dolce, in realtà la donna aveva un carattere forte e deciso, come traspare dai propri autoritratti: non era quella donna ideale che i pittori amavano idealizzare.

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Elizabeth

Siddal

Laura Bassi

Laura Bassi

Una delle prime donne al mondo a laurearsi ed a ottenere una cattedra universitaria

Nacque a Bologna nel 1711. Iniziò gli studi incoraggiata dai genitori presso la sua abitazione ed ebbe come maestro privato Gaetano Tacconi, in quanto, essendo donna, non poteva frequentare collegi o università. Nel 1732 si laureò in filosofia e succesivamente il senato e l'università di Bologna le assegnarono una cattedra universitaria per l'insegnamento della filosofia. Nel 1749 avviò corsi di fisica sperimentale prima nella sua abitazione e poi le fu affidata una cattedra. Laura Bassi durante la sua vita condusse una lotta per ottenere pari condizioni nell'insegnamento tra uomini e donne. Morì nel 1778, a Bologna le sono state dedicati un liceo linguistico, uno musicale e una via.

Laura Bassi

GAETANA AGNESI

GAETANA AGNESI

Gaetana Angesi

Una delle più grandi matematiche di tutti i tempi

Nacque a Milano nel 1718 da una facoltosa famiglia. Fin da piccola imparò tantissime lingue, il padre investì sulla sua istruzione e la indirizzò alle scienze matematiche e alla filosofia. Conobbe i più importanti esponenti dell'illuminismo lombardo visto che essi frequentavano la casa degli Agnesi, uno dei salotti più in vista di Milano. Gaetana Agnesi si appasionò di algebra e geometria e le studiò approfonditamente. 1748 pubblicò l'opera: Instituzioni Analitiche ad uso della Gioventù Italiana, dedicata all'imperatrice d'Austria Maria Tesera. L'opera ottenne un successo internazionale e fu tradotta in francese e in inglese

Giulia beccaria

Giulia beccaria

Figlia del marchese Cesare Beccaria e di Teresa Blasco, Giulia, dopo un'infanzia passata nella casa paterna, fu educata a partire dal 1774 presso il collegio annesso al convento di San Paolo, dal quale uscì nel 1780, dopo aver compiuto i diciotto anni. L’adolescenza della giovane è caratterizzata, insieme al clima rigido del convento a cui lei era poco adatta, anche dall’indifferenza del padre. Giulia si trovò immersa nell'ambiente dell'illuminismo milanese, maturando al contempo interessi culturali. Fu in contatto con molta parte dell'élite culturale milanese, dai professori universitari ai pensatori illuministi. Il 20 ottobre 1782, la ventenne Giulia dovette sposare Pietro Manzoni, un gentiluomo lecchese ricco ma più anziano di lei di ventisei anni. Nonostante la diversità di carattere e d'età, dal matrimonio con Pietro Manzoni ufficialmente nacque a Milano, il 7 marzo 1785, l'unico e famoso figlio Alessandro Manzoni. Il 23 febbraio 1792 Giulia si separò da Pietro Manzoni, a cui restava affidato quel figlio verso cui aveva sempre mostrato uno scarso interesse. Ma era intanto cominciata la sua relazione con Carlo Imbonati, nobile colto e molto ricco, andava avanti già da due anni. Grazie all'Imbonati, Giulia poté frequentare gli idéologues, gruppo di intellettuali eredi del tardo illuminismo interessati nello studio della società e delle sue problematiche. Giulia convisse con lui dal 1795 fino alla sua morte avvenuta nel 1805. Dopo la morte del partner essa convinse il figlio a vivere con lei a Parigi. Da quel momento madre e figlio furono molto legati, tanto che in una lettera Manzoni parla della madre come della "Mia Giulia". Giulia Beccaria si spense il 7 luglio del 1841

SABATO DEL VILLAGGIO LA FIGURA FEMMINILE

SABATO DEL VILLAGGIO LA FIGURA FEMMINILE

Poi quando intorno è spenta ogni altra face, E tutto l’altro tace, Odi il martel picchiare, odi la sega Del legnaiuol, che veglia Nella chiusa bottega alla lucerna, E s’affretta, e s’adopra Di fornir l’opra anzi il chiarir dell’alba. Questo di sette è il più gradito giorno, Pien di speme e di gioia: Diman tristezza e noia Recheran l’ore, ed al travaglio usato Ciascuno in suo pensier farà ritorno.

La donzelletta vien dalla campagna,In sul calar del sole, Col suo fascio dell’erba; e reca in mano Un mazzolin di rose e di viole, Onde, siccome suole, Ornare ella si appresta Dimani, al dì di festa, il petto e il crine. Siede con le vicine Su la scala a filar la vecchierella, Incontro là dove si perde il giorno; E novellando vien del suo buon tempo, Quando ai dì della festa ella si ornava, Ed ancor sana e snella Solea danzar la sera intra di quei Ch’ebbe compagni dell’età più bella.

Già tutta l’aria imbruna,Torna azzurro il sereno, e tornan l’ombre Giù da’ colli e da’ tetti, Al biancheggiar della recente luna. Or la squilla dà segno Della festa che viene; Ed a quel suon diresti Che il cor si riconforta. I fanciulli gridando Su la piazzuola in frotta, E qua e là saltando, Fanno un lieto romore: E intanto riede alla sua parca mensa, Fischiando, il zappatore, E seco pensa al dì del suo riposo.

Garzoncello scherzoso, Cotesta età fiorita E’ come un giorno d’allegrezza pieno, Giorno chiaro, sereno, Che precorre alla festa di tua vita. Godi, fanciullo mio; stato soave Stagion lieta è cotesta. Altro dirti non vo’; ma la tua festa Ch’anco tardi a venir non ti sia grave.

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La bella Gigogin

La bella Gigogin

Fu scritta dal compositore milanese Paolo Gorza nel 1858.Gigogin è il diminutivo piemontese di Teresina ed era usato dai carbonari per indicare l’Italia. Il tema principale del canto è quindi l'invito rivolto a Vittorio Emanuele II a concludere il "matrimonio" (ossia l'alleanza) e a "fare avanti un passo" per la liberazione dell'Italia dagli stranieri. "Malada" è la Lombardia che "non vuol mangiar polenta", cioè non gradisce gli austriaci. La "polenta" simboleggia infatti la bandiera dell'Austria. Gli italiani volevano scacciare gli stranieri. Il fatto che la canzone fosse in dialetto, impedì agli austriaci di coglierne appieno il significato. Quando gli austriaci si trovarono a Magenta di fronte alle truppe francesi intonarono la canzone per attaccare. I francesi degli zuavi risposero con il ritornello "Daghela avanti un passo", prima di sbaragliare il nemico al suono dell'identica Canzone. La battaglia di Magenta fu un episodio importante della seconda guerra di indipendenza. Fu combattuta il 4 giugno 1859 a Magenta, fra 55.000 austriaci e 47.000 franco-piemontesi. Quando l'8 giugno gli alleati con Vittorio Emanuele II e l'imperatore francese entrarono vincitori in Milano, sfilando sotto l'Arco della Pace in corso Sempione, la Canzone della Gigogin venne intonata dalla banda militare.

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IL CODICE NAPOLEONICO E LE DONNE

IL CODICE NAPOLEONICO E LE DONNE

Il Codice civile considerò la donna come affetta da debolezza fisica e intellettuale, sempre bisognosa di protezione e sempre sottomessa a un tutore, il padre e poi il marito.Anche una donna maggiorenne non sposata si vedeva spesso ridurre i propri diritti civili, ma era nel matrimonio che l’ineguaglianza dei sessi appariva lampante. La Rivoluzione aveva considerato il regime della comunione dei beni come l’unico naturale, vedendo la famiglia coma una repubblica con diritti uguali fra i coniugi. Per il codice del 1804 la famiglia era invece una monarchia, nella quale i diritti civili della donna erano soggetti al controllo da parte del marito. Doveva seguire il marito ovunque egli avesse posto la sua residenza, se non voleva essere accusata di abbandono; manteneva una proprietà puramente teorica sui propri beni, perché solo il marito aveva il diritto di amministrarli. La donna non poteva venderli o ipotecarli e i suoi atti erano autorizzati caso per caso dal marito.

Anita Garibaldi

Anita Garibaldi

Anita sarà la compagna di Garibaldi, la madre dei suoi figli e la compagna di tutte le sue battaglie. Combatterà sempre con gli uomini, e pare che venne spesso assegnata alla difesa delle munizioni, anche negli attacchi navali.Nel 1841, essendo divenuta ormai insostenibile la situazione militare della rivoluzione brasiliana, Garibaldi e Anita prendono congedo da quella guerra e si trasferiscono a Montevidéo, in Uruguay, dove rimarranno sette anni. Il 9 febbraio 1849 a Roma avviene la proclamazione della Repubblica Romana. Garibaldi raggiunge la città con un corpo di volontari raccolti tra le città dell'Italia centrale; poco dopo Anita lo raggiunge. Il 30 aprile, a Roma arrivano i soldati del corpo di spedizione francese guidato dal generale Oudinot, inviato dalla Francia per rimettere Pio IX sul trono. Nelle valli di Comacchio la compagna di Garibaldi perse conoscenza; venne poi trasportata su una piccola barca, adagiata su un materasso e condotta presso la fattoria Guiccioli, presso Ravenna, dove morì il 4 agosto 1849.

Ana Maria nacque in Brasile a Morrinhos, sarà con Garibaldi che le verrà attribuito il diminutivo spagnolo Anita, con il quale è nota. La ragazza, amante della natura, imparò presto a cavalcare. Nel 1835 scoppiò la rivolta farroupilha, ossia la rivolta degli straccioni. Il moto popolare segnò profondamente l'animo di Anita, che guardava con ammirazione i ribelli, sognando, un giorno, di poter compiere le loro stesse gesta.Dopo quattro anni, il 22 luglio 1839, i rivoluzionari conquistarono momentaneamente la città di Laguna e gran parte degli abitanti si recò in chiesa per intonare un Te Deum di ringraziamento al Signore. La ragazza era una tra questi. Fu in questa occasione che vide per la prima volta Giuseppe Garibaldi, anch'egli presente nel luogo sacro assieme agli altri protagonisti della rivoluzione. Garibaldi ricorda, nelle Memorie, come il giorno seguente i due si incontrarono nuovamente, e lui la fissasse intensamente dicendole «Devi essere mia». Questa frase, pronunciata in italiano la legò a lui per sempre: «Con quelle semplici parole avevo creato un legame che solo la morte doveva sciogliere. Avevo trovato un tesoro nascosto, ma un tesoro di tale prezzo da indurmi anche a commettere un delitto per possederlo, purché tutta la responsabilità dovesse cadere sopra di me»

Mileva Maric

Mileva Maric

Mileva Maric nacque a Titel (Serbia) nel 1875, dimostrò ben presto il suo interesse per la matematica e incoraggiata dal padre incominciò gli studi. A diciotto anni si recò a Zurigo dove si diplomò e iniziò lo studio della matematica e della fisica presso il Polytechnic. Qui conobbe Albert Einstain, i due studiarono insieme e si innamorarono, ma poterono sposarsi solo dopo la morte del padre di Einstein, poiché egli non accettava che il figlio sposasse una donna non ebrea.

Con il matrimonio la loro collaborazione divenne più intensa, nacquero le opere fondamentali dello scienziato sulla teoria della relatività, per le quali in seguito ricevette il premio Nobel. Mileva rinunciò a citare il proprio cognome in queste pubblicazioni. Alla nascita dei figli Mileva ebbe sempre meno tempo per il lavoro, venne esclusa completamente dalla vita scientifica del marito e in seguito i due divorziarono. Diversi studi provarono che il contributo di Mileva sia stato di fondamentale importanza per i lavori sulla relatività si scoprì inoltre che i manoscritti originali portavano il nome di entrambi. Einstein stesso ammise più volte di avere avuto bisogno della moglie per risolvere problemi matematici.Nel 1921, infatti, quando Einstain ottenne il premio Nobel per la fisica, diede tutto il denaro ottenuto a Mileva, si pensa come riconoscimento privato per la sua collaborazione. Mileva morì il 4 Agosto 1948 a Zurigo colpita da un ictus

Marie Curie

Marie Curie

Marie Curie nacque a Varsavia (Polonia) nel 1867.Si dimostrò fin da subito molto intelligente, inizialmente fu seguita dal padre negli studi, si diplomò e in seguito, e non potendo frequentare l'università nel suo Paese, si trasferì a Parigi all'università della Sorbonne. Lì si laureò in fisica e qualche anno dopo anche in matematica. sposò Pierre Curie, e dal 1897 si dedicò con lui allo studio dei raggi emessi dall'uranio. In poco tempo giunse alla conclusione che alcuni elementi avessero la proprietà intrinseca di emettere radiazioni, lei stessa chiamò questa proprietà "radioattività", e l'unità di misura divenne proprio il Curie. Nel 1903 i coniugi ricevettero il premio Nobel per la fisica, per i lavori fatti sulla radioattività. Dopo la morte del marito, Marie diventò la prima donna a insegnare alla Sorbonne. Nel 1911 ricevette il premio Nobel per la chimica, per aver scoperto e isolato due elementi radioattivi: il Radio, e il Polonio. Successivamente a causa della società, maschilista e antisemita, venne criticata di essere stata favorita dal marito, Marie allora si recò a Stoccolma dove pronunciò il suo discorso di accettazionein cui rivendicavi i suoi meriti. Durante la prima Guerra Mondiale si occupò di applicare i raggi X alla medicina. Marie Curie si impegnò nella politica polacca per l'emancipazione femminle e per la pace, fino alla sua morte, che avvene nel 1924 a causa della continua esposizione alle radiazioni

Marie

Curie

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COCO CHANEL

COCO CHANEL

Gabrielle Chanel, dite Coco Chanel, est née en 1883 à Saumur, et se retrouve orpheline à six ans, lorsque sa mère meurt et son père l’abandonne. Élevée à l’orphelinat, elle arrive à Paris et débute dans la chanson en 1905 en interprétant Qui qu’a vu Coco? qui racontait l’histoire d’un chien perdu. C’est à cette chanson qu’elle doit son surnom. Elle ouvre son premier magasin d’articles de mode en 1910 où elle créera des chapeaux qui auront beaucoup de succès. Elle est l’une des premières femmes à porter les cheveux courts et va révolutionner l’habillement féminin. Elle présente une nouvelle image de la femme: libre, révolutionnaire, moderne. Dans les années vingt, elle invente le cardigan et la petite robe noire. Ses modèles ne se démodent pas, ne changent pas d’une année sur l’autre; c’est une question de chic! En 1921, elle se lance dans la création de parfums: c’est la naissance du fameux Chanel N. 5.Le double C devient le symbole de la maison. Entre les deux guerres elle fréquente les figures les plus brillantes de la littérature, de la musique et de la vie mondaine. Pendant la Deuxième Guerre mondiale, sa maison de couture est fermée par les Allemands et elle est exilée en Suisse à cause de ses rapports avec un officier nazi. Elle en revient en 1954, sûre d'elle-même, et continue son œuvre: ligne fluide, couleur noire, et élégance avec les fameux tailleurs (jupe droite et veste sans col). Le nouveau style qu’elle invente obtient alors un grand succès aux États-Unis avant de s’imposer en France. Coco Chanel s’éteint en 1971, à l'âge de quatre-vingt-huit ans et c’est Karl Lagerfeld qui la remplace avec le talent que tous lui reconnaissent.

LE DONNE DI modigliani

LE DONNE DI modigliani

Amedeo Modigliani è stato uno degli artisti più importanti ed influenti del ‘900. Modigliani si appassionò alla pittura fin da adolescente, studiò in casa con la madre e la zia e nel 1898 iniziò a frequentare lo studio del pittore livornese Guglielmo Micheli. Nel 1903 si trasferì a Venezia per studiare all’Accademia di Belle Arti e dove conobbe da vicino l’Impressionismo francese.Nonostante la sua fragile salute, decise di trasferirsi a Parigi nel 1906 dove si stabilì a Montmartre, e qui venne a contatto con le più grandi personalità artistiche del tempo come Picasso. Le sue opere sono talmente originali e uniche, che identificarle è facile anche per i meno esperti. Per la maggior parte si tratta di bellissimi ritratti femminili, e questi capolavori si distinguono facilmente perché caratterizzati da colli allungati e volti stilizzati. Ma la vera particolarità è da ricercare soprattutto negli occhi, perché in quasi tutti i suoi ritratti, Modigliani dipingeva molto spesso occhi privi di pupille, piuttosto vitrei, tanto che questa scelta pittorica a dato adito alle più svariate interpretazioni. Da una parte c’è infatti chi vede una sua profonda difficoltà nel relazionarsi con le donne. Mentre un’interpretazione più “poetica”, racconterebbe come Modigliani non dipingesse mai gli occhi delle sue modelle, almeno finché non fosse in grado di capirne l’animo.

La parola Suffragette viene utilizzata per indicare le donne che appartenevano a un movimento di emancipazione femminile, che voleva ottenere il diritto di voto ed in generale il termine si usa per indicare qualsiasi donna che ha combattuto per conquistare i propri diritti.Tra la fine del Settecento e l'inizio del Novecento, in Inghilterra, le donne iniziarono a manifestare per conquistare il proprio posto all'interno della società, all'inizio in modo pacifico e poi tramite lotte violente. Nel 1869 ottennero il diritto di voto alle elezioni locali amminisrative. Nel 1897 Millicent Fawcett fondò il movimento nazionale per la rivendicazione dei diritti delle donne, "National Union of Women's Suffrage", cercando di convincere anche gli uomini ad aderire per combattere tutti insieme per i diritti delle donne. Durante le manifestazioni centinaia di suffragiette vennero ferite e molte furono anche arrestate ma le condizioni del carcere erano così dure che esse proclamarono lo sciopero dellla fame. Nel 1913 una suffragietta, come atto di protesta, si suicidò in pubblico gettandosi sotto gli zoccoli del cavallo di re Giorgio V. Il diritto di voto fu finalmente concesso alle donne inglesi nel 1918.

LE SUFFRAGETTE

LE SUFFRAGETTE

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Boldini e l'IMMAGINE FEMMINILE

Boldini e l'IMMAGINE FEMMINILE

Boldini non si limitava a ritrarre le donne, catturandone la bellezza per soddisfare i committenti, faceva qualcosa di più, riuscendo a cogliere in ognuna di loro un tratto distintivo, qualcosa che le rendesse uniche, perché anche la più splendida bellezza, senza la sua unicità, non è che puro esercizio di stile.La femminilità era attribuita ad un particolare tratto dei capelli, del gesto, dell’abito, dell’eleganza e dello stile che rendevano quel ritratto di donna unico ed esemplare per le altre donne che dovevano prendere a modello il carattere , lo stile o il portamento , la bellezza e il sogno che il dipinto trasmetteva al suo spettatore.

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Giolitti e la legge di tutela della matenità

Giolitti e la legge di tutela della matenità

La legge 19 luglio 1902, n. 242 (detta anche legge Carcano dal proponente Paolo Carcano) è una legge del Regno d'Italia riguardante il lavoro femminile e dei bambini. La norma fu applicata fino al 1936 quando fu introdotto il R.D. 7 agosto 1936, n. 1720. La Legge Berti del 1886 fissava come limite di età per l'ammissione al lavoro i 9 anni, e proibiva i turni notturni ai minori di 12 anni. Inoltre regolava il lavoro delle donne negli opifici. Questa legge non fu mai del tutto applicata e non vennero mai nominati ispettori da parte dello Stato per verificarne l'applicazione. Nei successivi 16 anni le spinte dei movimenti operai e dei movimenti femminili portarono il Partito Socialista Italiano a impegnarsi per una legge più protettiva, dunque si giunge alla famosa legge del 1902. Per quanto riguarda le donne la legge 19 Luglio 1902, n.242 fissava un massimo di 12 ore di lavoro giornaliere, con una pausa di due ore, e vietava per le donne minorenni il lavoro notturno. Fu introdotto per la prima volta il congedo di maternità, che consisteva alle donne in un riposo obbligatorio di quattro settimane dopo il parto, ma non prevedeva alcuna sospensione precedente al parto. Alle donne diventate madri veniva anche permesso l'allattamento, o in una "camera d'allattamento" dello stabilimento, o con l'uscita dal posto di lavoro nei modi e tempi definiti da un regolamento interno.

novelle rusticane "nedda" di verga

novelle rusticane di verga

Il lavoro nei campi

Novelle rusticane è una raccolta di 12 novelle pubblicate a Torino nel 1883 .Tra di esse ho scelto di raccontare la vicenda rappresentata da Nedda (1874). La storia ha come protagonista Nedda Di Gaudio, una semplice raccoglitrice di olive che abitava a Ravanusa in provincia di Agrigento. Ella era alla ricerca di un lavoro stabile e sicuro per aiutare la mamma malata, ed era sostenuta dall'amore per Janu, il contadino che lavorava nei campi con lei. Viene descritta come "una ragazza bruna", vestita miseramente, dall’attitudine timida e ruvida che danno la miseria e l’isolamento. il lavoro ne aveva piegato le snelle e delicate membra che risultavano schiacciate da pesi enormi o sviluppate enormemente da pesi gravosi ed erano diventate grossolane senza esser robuste” Si sentiva l’ultima tra le braccianti e rinunciava a tutto, ma aveva necessità di lavorare e le compagne erano vicine al suo dolore ed alle sue fatiche. La giornata di lavoro non era effettiva quando pioveva e la paga che lei ottenne dal suo lavoro fu solo di 40 soldi. La giovane non si lamentò per il povero salario, ma pianse. Con i suoi pochi stracci partì per raggiungere la povera madre, sola a percorrere le vie dei campi con un senso di timore ed accompagnata dalla sua fede superstiziosa, giunse al villaggio e visto lo speziale e il notaro, sentì la voce di Janu che la salutò e si rassicurò.

La domenica ricevette la visita del medico, del curato e del sacrestano che diedero alla madre le medicine e l’estrema unzione; incontrò poi lo zio Giovanni che la esortò a risparmiare i soldi per le medicine, anche se commosso poi dall'affetto della giovane verso la madre glieli donò lui stesso.Nedda tornò dalla madre che nella stessa giornata morì, e lei diede quei pochi soldi che rimanevano al becchino perché non scuotessero tanto il corpo della donna nel tragitto poi si fermò nella piccola casa a guardar il cielo. Lo zio Giovanni si pose accanto a lei, al suo dolore, ed entrambi zitti rimasero ad ascoltare l’assiuolo che cantava. Ella poi fu costretta a vagare di fattoria in fattoria in cerca di occupazione, sostenuta solamente dall'amore per Janu, contadino che lavorava con lei. Questo si ammalò di febbre malarica, ma fu costretto ugualmente a salire sugli alberi per la potatura degli ulivi; reso estremamente debole dal male, un giorno cadde dalla scala dell'albero e, ferito, morì dopo essere stato trasportato a casa, lasciando Nedda in attesa di una bambina. (Anche la bimba, nata "rachitica e stenta"), presto morirà, essendo la madre incapace di provvedere al suo sostentamento, poiché alla povera bimba mancava il latte , giacchè alla madre scarseggiava il pane. La novella si conclude con le parole di Nedda che, dopo aver adagiato sul letto della madre la povera creatura, "... cogli occhi asciutti e spalancati fuor di misura. - Oh, benedetta voi, Vergine Santa! - esclamò - che mi avete tolto la mia creatura per non farla soffrire come me!".

commento

La biografia di grazia deledda

La biografia di grazia deledda

Grazia Deledda nacque a Nuoro nel 1875.Scrisse i suoi primi racconti all’età di tredici anni. È famosa soprattutto per i suoi romanzi tra i quali ricordiamo: Elias Portolu (1903) e Canne al vento (1913). I suoi romanzi raccontano storie d’amore dominate da un destino tragico e ineluttabile per cui l’unico destino è la rassegnazione. Nel 1926 le fu assegnato il premio Nobel per la Letteratura. La sua letteratura ha profondi legami con il pensiero verista ed esprime l’impersonalità del racconto per cui la storia si racconta da sé, senza l’intervento dell’autore. L’autrice scrive anche una raccolta di novelle dal titolo “la casa del poeta" Morirà a Roma nel 1936.

IL LAVORO FEMMINILE DURANTE LA I°GUERRA MONDIALE

LE DONNE OPERAIE E IL LAVORO

In fabbrica, nonostante la propaganda e le leggi dello Stato orientavano verso l’assunzione di manodopera femminile in sostituzione degli uomini partiti per il fronte, con l’impiego delle donne, non fu senza riserve.Le donne, infatti, non sostituirono gli uomini nei ruoli specializzati, ma vennero impiegate soprattutto come operaie generiche. Anche nei trasporti urbani, per la prima volta in Italia, si utilizzò in maniera rilevante l’occupazione femminile. La sostituzione del lavoro maschile fu solo provvisoria e durò giusto il tempo del conflitto, (1915/18), ma la figura femminile, che spesso si presentava de-femminilizzata, si recava in fabbrica perché prossima alla soglia della povertà e lavorava soprattutto per la necessità di mantenere se stessa e i figli, per questo motivo fu ampiamente elogiata dallo Stato per lo spirito patriottico e per la fedeltà dimostrate. Con la fine del conflitto iniziò lo smantellamento delle strutture di guerra e la riconversione delle fabbriche alla produzione di pace. ll primo effetto fu il licenziamento di molte delle donne che erano state assunte nelle fabbriche belliche

LE DONNE IMPIEGATE E IL LAVORO

Nel campo impiegatizio e dei servizi del terziario, invece, la figura femminile si diffuse ed espresse professionalmente le sue capacità, venendo lentamente a costituire un ceto medio femminile che divenne l’anello di congiunzione tra le classi operaie e quelle borghesi. Le donne impiegate nelle strutture tipicamente femminili come l’industria tessile o le impiegate, mantennero stabile la posizione lavorativa acquisita nel periodo bellico e rappresentarono l’unica conquista duratura ottenuta dal sostegno femminile all’economia italiana.

LA FIGURA FEMMINILE DURANTE IL FASCISMO

LA FIGURA FEMMINILE DURANTE IL FASCISMO

La donna del Ventennio fascista doveva essere una moglie docile ed affettuosa e la madre esemplare di una numerosa prole, non doveva studiare e dedicarsi solo alla vita domestica. Vi erano però differenze: le donne contadine in particolare dovevano dare figli alla patria. Le donne borghesi vivevano agiatamente, si dedicavano alla vita sociale discutendo di moda, costume ed educazione dei figli, potevano anche dedicarsi agli sport femminili, le più intraprendenti guidare le automobili. Le donne invece delle classi sociali più povere erano analfabete per la maggioranza. Quando sapevano leggere, perché si erano emancipate con la scuola e attraverso il lavoro in fabbrica, sfogliavano settimanali di racconti sentimentali e pettegolezzi, sul mondo del cinema. Leggendo le riviste femminili del tempo le donne imparavano l’arte della conversazione, l’arte del ricamo, coltivavano le buone maniere ed i buoni sentimenti. Molte ragazze borghesi aspiravano alla Laurea, ma ciò non era visto di buon occhio. La cultura era vista come un elemento di atrofizzazione della femminilità ed un pericolo per la funzione di moglie e madre. Al fascismo non piaceva neanche che le donne lavorassero, solo le donne del proletariato e le contadine, per le condizioni economiche e sociali in cui versavano erano obbligate a farlo. Per la donna il vero obiettivo era il matrimonio. Se una donna non riusciva a sposarsi entro i 25 anni era chiamata zitella e questo termine andava pronunciato in silenzio e con vergogna.

I CANTI DELLE MONDINE

I CANTI DELLE MONDINE

Le Mondine erano giovani donne, a volte bambine, appartenenti a famiglie povere del nord Italia che lavoravano nelle risaie durante i mesi estivi, dalla seconda metà dell'ottocento fino agli anni sessanta. Il loro compito era quello di strappare il giaveno, erba dura e nociva per la crescita del riso. Era un lavoro molto faticoso che le costringeva a stare intere giornate con la schiena piegata, a piedi nudi nell'acqua fino alle ginocchia.Le ore di lavoro erano accompagnate da numerosi canti: alcuni narravano le fatiche del lavoro e della vita quotidiana del tempo, altri "dipingevano" i pochi momenti felici. Le condizioni di lavoro erano pessime: l'orario era pesante e la retribuzione era bassissima. Questo fece crescere il malcontento che, nei primi anni del '900, sfociò in agitazioni e tumulti. In epoca fascista si ricordano in particolare due scioperi: uno nel 1927 e l'altro nel 1931. La principale protesta, riassunta dalla canzone "Se otto ore vi sembran poche", mirava a limitare ad otto ore la giornata lavorativa . Un altro canto famoso intonato dalle Mondine è "Sciur padrun da li beli braghi bianchi", il testo era un'invito al proprio datore di lavoro a sborsare i soldi dello stipendio.

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IL CINEMA DEI TELEFONI BIANCHI

IL CINEMA DEI TELEFONI BIANCHI

Il cinema dei telefoni bianchi è un sottogenere cinematografico della commedia in voga in Italia tra il 1936 ed il 1943. Era definito anche cinema Decò, descrive gli anni trenta e i primi quaranta attraverso gli arredamenti degli ambienti, oltre alle già dette moda e costume.

LA GESTIONE DEL CORPO FEMMINILE DURANTE IL FASCISMO

LA GESTIONE DEL CORPO FEMMINILE DURANTE IL FASCISMO

Il nuovo programma che il regime impose alle masse femminili si occupò anche della riorganizzazione del corpo femminile attorno ad unico modello culturale, naturalmente quello fascista. L’attenzione che il fascismo dedicò al corpo della donna fu così precisa e sistematica che si può parlare di una vera e propria politica del corpo. Erano principalmente due i motivi di questo interesse verso il corpo femminile: 1)Vi era la preoccupazione di Mussolini di assicurare all’Italia una nuova stirpe, robusta, sana e forte, in seguito alle difficoltà affrontate dall’Italia dopo la Grande guerra. Fu proprio la constatazione del decadimento fisico degli italiani, a causa di miseria, denutrizione e malnutrizione, e di ignoranza delle norme igieniche, a spingere il governo a promuovere una disciplina educativa. Questa motivazione salutistico-igienica non poteva che coinvolgere in prevalenza le donne, in quanto possibili madri e dunque prime responsabili del miglioramento della razza.

2) Il governo fascista rispose con lo sforzo di intervenire nella definizione dei canoni di bellezza muliebre, manipolando in questo modo la nuova coscienza della fisicità femminile allo scopo di controllare e reprimere il desiderio di emancipazione che da essa derivava. I canoni della bellezza femminile avevano subito delle forti trasformazioni. Durante il fascismo la donna italiana avrebbe dovuto essere generosa nelle forme, avere ampi fianchi ed essere forte e robusta, solo così sarebbe stata una vera madre e una buona compagna, in grado cioè di occuparsi della casa e della famiglia. La gestione del corpo femminile non riguardava unicamente i canoni estetici ma si imponeva in modo sistematico anche attraverso un controllo dell’alimentazione. Si è già visto nel capitolo dedicato agli interventi dell’O.N.M.I. (OPERA NAZIONALE MATERNITÀ ED INFANZIA) che il partito fascista dava molta attenzione all’alimentazione delle madri e delle gestanti proprio perché la qualità del cibo era una delle condizioni necessarie per il miglioramento della razza.

ONDINA VALLA

ONDINA VALLA

Trebisonda Valla, detta Ondina (Bologna, 20 maggio 1916 ), è stata un ostacolista e velocista italiana, campionessa olimpica degli 80 metri ostacoli a Berlino 1936, nonché la prima donna italiana a vincere una medaglia d'oro ai Giochi olimpici. A tredici anni Ondina Valla era già considerata una delle grandi promesse dell'atletica leggera italiana. L'anno dopo divenne campionessa italiana assoluta e fu convocata in nazionale, allora indossava già i colori della Virtus Atletica Bologna. Era un'atleta versatile, che otteneva eccellenti risultati nelle gare di velocità, negli ostacoli e nei salti. Divenne presto una delle beniamine del pubblico italiano. Il governo fascista la elesse ad esempio della sana e robusta gioventù nazionale. La stampa la definì Il sole in un sorriso. Il più importante risultato della sua carriera fu l'oro ai Giochi olimpici del 1936 a Berlino negli 80 metri ostacoli. Il 5 agosto vinse la semifinale con il tempo di 11"6, che le valse anche il record mondiale. Il giorno dopo si disputò la finale; l'arrivo fu serrato, con ben quattro atlete giunte contemporaneamente al traguardo . Non ci furono dubbi sulla vittoria della Valla, prima con 11"7, ma fu necessario ricorrere al fotofinish per stabilire l'ordine di arrivo per le inseguitrici. L'oro olimpico le diede immensa popolarità nell'Italia fascista, divenendo un simbolo per le ragazze italiane. La gara di Berlino, inoltre, fece sì che nel regime ripensasse all'ostilità finora dimostrata alla partecipazione delle donne alle attività sportive

Nasce in Russia nel 1855. Nel 1877, dopo aver abbandonato definitivamente la Russia, conobbe il giovane rivoluzionario romagnolo Andrea Costa, con il quale stabilì una totale coincidenza di idee e di sentimenti e si trasferì poi con lui a Parigi. Da qui vennero espulsi nel 1878 e i due si recarono quindi in Italia. Si dedicò agli studi di medicina a Napoli e quindi frequentò nel tempo diverse università. Nel 1885 conobbe a Pavia Camillo Golgi, futuro Nobel della medicina, con cui collaborò per dedicarsi ad una propria ricerca sulle origini batteriche della febbre puerperale. Dopo la laurea a Napoli nel 1886, nel 1888 si specializzò in ginecologia, prima a Torino, poi a Padova. Attraverso la sua tesi evidenziò ulteriormente l'origine batterica della febbre puerperale, contribuendo ad aprire ancor di più la strada, alla scoperta che avrebbe salvato milioni di donne dalla morte dopo il parto. Si trasferì poi a Milano, dove cominciò ad esercitare l'attività di medico, recandosi anche nei quartieri più miseri della città e affiancando la filantropa Alessandrina Ravizza nell’ambulatorio medico gratuito che offriva assistenza ginecologica alle donne povere. Per questo venne chiamata dai milanesi la "dottora dei poveri". Nel 1885 si legò sentimentalmente a Filippo Turati. A Genova il 15 agosto 1892 fu tra le fondatrici del Partito dei Lavoratori Italiani. Elaborò un testo di legge per la tutela del lavoro minorile e femminile che, presentata al Parlamento dal Partito Socialista Italiano, venne approvata nel 1902 come legge Carcano, nº 242. Anna Kuliscioff, promosse anche la lotta per l'estensione del voto alle donne tanto che, col suo sostegno, nel 1911 nacque il Comitato Socialista per il suffragio femminile. L'anno successivo Giolitti però approvò la Legge per il suffragio universale solo maschile e lei ne rimase molto delusa. Morì a Milano nel 1925. Venne sepolta nel Cimitero monumentale di Milano.

ANNA KULISCIOFF

ANNA KULISCIOFF

MARGHERITA SARFATTI

Ella nacque da una ricca e nota famiglia ebraica, Il padre condusse una fiorente carriera imprenditoriale Il prestigio dei Grassini crebbe ulteriormente quando lasciarono il Ghetto per trasferirsi in uno storico palazzo sul canal Grande (1894). La madre si chiamava Emma Levi, cugina di Giuseppe Levi, padre della scrittrice Natalia Ginzburg.Margherita, già di sua natura assai dotata intellettualmente, ebbe un'ottima istruzione, imparando correntemente quattro lingue. Fu educata in casa ed ebbe insegnanti privati e professori di notevole prestigio. Grazie alla posizione sociale del padre, ebbe inoltre modo di conoscere personalmente numerosi letterati tra cui Gabriele D'Annunzio. Si formò leggendo Karl Marx, Filippo Turati e Anna Kuliscioff. Nel 1898 sposò giovanissima, a dispetto della famiglia, l'avvocato socialista Cesare Sarfatti dal quale ebbe tre figli. Conobbe il giovane Benito Mussolini e tra i due iniziò una relazione dalla quale Mussolini ricevette aiuto nella sua affermazione sociale. Margherita, di fede ebraica, si convertì al cattolicesimo nel 1928, ma rimase legata alla lingua e alle tradizioni ebraiche. Il rapporto con Mussolini lentamente si deteriorò. Ma con l'approvazione delle leggi razziali la sua fuga dall'Italia non venne impedita. All'estero continuò a mantenere interesse per la cultura italiana, ma divenne meno visibile rispetto al periodo precedente. Ritornò in patria solo alla fine del secondo conflitto mondiale. Vivrà appartata nella sua villa di Cavallasca, presso Como, sino alla morte, avvenuta all'età di ottantun anni, nel 1961.

AMELIA EARHART

AMELIA EARHART

È stata una pioniera del volo: è sata in assoluto la prima donna ad aver sorvolato, in solitaria, sia sull’Atlantico che sul Pacifico. l 28 dicembre 1920, a Long Beach, fece il suo primo volo come passeggera. Un’esperienza che avrebbe per sempre cambiato la sua vita: «Quando raggiunsi la quota di due o trecento piedi, seppi che dovevo volare». Amelia si diede da fare con vari lavori per raccogliere la somma necessaria alle lezioni di volo che le verranno impartite da Anita Snook, un’altra pioniera dell'aeronautica, e il 15 maggio 1923 divenne la sedicesima donna al mondo a conseguire il brevetto di pilota. La svolta nella sua carriera di aviatrice arrivò però solo nel 1928, un anno dopo la prima trasvolata atlantica in solitaria di Charles Lindbergh. Amelia, a bordo di un Fokker, fu la prima donna ad attraversare l’Atlantico.

LE DONNE NELLA RESISTENZA

LE DONNE NELLA RESISTENZA

LE STAFFETTE PARTIGIANE

Nell’ Italia del Nord le donne giovani e meno giovani delle famiglie antifasciste cominciavano ad entrare nella Resistenza, grazie al fatto che godevano di maggiore libertà di spostamento all'interno delle città rispetto agli uomini. I nazisti ed i fascisti non sospettavano di loro. Nel 1944 numerosi prefetti vietarono l’uso della bicicletta agli uomini, ma non alle donne. I partigiani iniziarono allora ad utilizzare le ragazze più giovani ed avvenenti come staffette partigiane, proprio perché insospettabili. I loro incarichi furono: portare gli ordini dei Comitati Liberazione Nazionali ai partigiani nascosti o in montagna, oppure appendere ai muri della città di nascosto i “manifestini” antifascisti insieme ai compagni partigiani, portare le vettovaglie, i pezzi di ricambio delle radio e delle armi ai partigiani da un quartiere all’altro delle città o dalle città alle campagne. Ad ogni posto di blocco venivano perquisite e contava molto essere carine, tenere i nervi a posto, saper scherzare con i militari, farli sorridere, distrarli dalle ceste dove sotto i panni del bucato, sotto il carbone e sotto le cipolle erano nascosti i materiali proibiti. Esse spesso rischiavano la vita per un ideale. Alcune donne, poche in realtà imbracciavano il fucile e portavano il mitra sulle spalle e facevano attivamente parte della resistenza partigiana e vennero catturate ed uccise, altre si prepararono per la successiva attività politica all’interno della nuova realtà democratica repubblicana.

LE DONNE ED IL DIRITTO DI VOTO IN ITALIA NEL 1946

LE DONNE ED IL DIRITTO DI VOTO IN ITALIA NEL 1946

Le donne ottengono per la prima volta il diritto di voto il 2 giugno 1946, con il referendum tra Monarchia e Repubblica.Gran parte delle donne vota per la Repubblica e il voto femminile diventa importante per determinare la scelta finale. Le donne ottengono finalmente questo diritto anche per il contributo fondamentale che hanno dato alla Resistenza contro il fascismo. Nella giornata del 2 giugno 1946 si vota anche per l’Assemblea costituente e 21 donne ottengono la carica politica e risultano elette all'Assemblea Costituente. L’immagine del Corriere della sera che annuncia la vittoria del sì alla Repubblica rappresenta simbolicamente il volto giovane di una donna che esprime : -il volto delle donne che per la prima volta votarono - lo sguardo di speranza di una giovane verso la libertà e la democrazia - la freschezza di un giovane stato repubblicano

ALDA MERINI

ALDA MERINI

“Sono nata il ventuno a primavera ma non sapevo che nascere folle aprire le zolle potesse scatenar tempesta” (Vuoto d’amore). Alda Merini nasce a Milano il 21 marzo 1931 in una famiglia che asseconda la sua passione per la musica e la lettura, non può però frequentare il Liceo Manzoni, perchè non supera la prova di Italiano. Così si iscrive alle Scuole Professionali e lavora in uno studio notarile, ma nel 1947 la colpiscono "le ombre della mente”, un disturbo bipolare che la costringe in un ospedale per un mese. Ella frequenta Giorgio Manganelli, il suo primo grande amore, Maria Corti, Luciano Erba e Salvatore Quasimodo nel cosiddetto circolo di via Del Torchio a Milano. Ella dimostrò già qui grande talento per la poesia lirica e spirituale. Nel 1950 vengono pubblicate due poesie nell'Antologia “Poesia italiana Contemporanea”e nel 1951 anche nella raccolta “Poesia Italiana del Novecento” grazie all’attenzione di Eugenio Montale.

Nel 1953 sposa Cesare Carniti, sindacalista e panettiere da cui avrà quattro figlie. Il suo primo volume di poesie “La presenza di Orfeo”esce nel 1952 , seguono nel 1955 “ Nozze romane” e “Paura di Dio “, mentre le liriche “Tu sei Pietro” vengono pubblicate nel 1961. La vita matrimoniale accanto ad un uomo che non comprende il suo estro poetico aumenta nella poetessa il disturbo psichico e viene ricoverata al manicomio Paolo Pini dal 1964 al 1972. Resta in cura fino al 1979,entra ed esce dal manicomio e partorisce altre tre figlie date poi in affido. Il marito muore nel 1981 e lei rimane sola ed in povertà. L’esperienza del manicomio le ispira negli anni ‘80 la ripresa della scrittura poetica. Nel 1984, pubblica il suo capolavoro “Terra Santa” ottenendo premi e riconoscimenti. Intanto nasce una profonda relazione con il poeta pugliese Michele Peri a seguito del quale la poetessa si trasferisce a Taranto nel 1983. Qui vive tre anni , finendo anche in Manicomio dopo la morte del poeta e secondo marito, intanto scrive poesie “La gazza Ladra”(1991) e il testo in prosa "L’altra verità-Diario di una diversa", una profonda riflessione sulla malattia mentale.

Tornata a Milano nella sua casa di Ripa di Porta Ticinese 47 , Alda Merini inizia delle terapie che le concedono anni più sereni e ricchi di riconoscimenti letterari. L’autrice frequenta il caffè libreria “la Chimera“ dove regala agli amici le sue poesie e partecipa a trasmissioni TV. Nel 2002 pubblica “Folle, Folle, Folle d'amore per te “con il sostegno del cantautore Roberto Vecchioni. La sua produzione artistica negli ultimi anni è sterminata : scrive “Vuoto d'amore", “Ballate non pagate” “Fiore di poesia”, “Superba è la notte" e la clinica dell’abbandono. Da ricordare le opere di ispirazione religiosa: Corpo d’amore - Un incontro con Gesù, Magnificat, un incontro con Maria, La carne degli Angeli - Francesco, il canto di una creatura. Negli ultimi anni di vita riceve l’affetto del pubblico e raggiunge il successo. Muore il 1 Novembre 2009 per tumore osseo. Le vengono tributati i funerali di stato. Lei è definita “la piccola ape furibonda della Letteratura Italiana”. Una frase definisce bene la sua personalità: “Io la vita l’ho goduta, perché mi piace l’inferno della vita e la vita spesso è un inferno ma... per me la vita è stata bella perchè l’ho pagata cara”.

SIMONE VEIL

SIMONE VEIL

Simone Veil est née à Nice en 1927. Son enfance a été marquée par l'antisémitisme. À 17 ans elle est déportée avec sa famille dans le camp d'extermination polonais d'Auschwitz-Birkenau. Contrairement aux autres membres de sa famille, elle survit, tout comme sa soeur, à cette terrible expérience. Simone rentre à Paris, fait des études de droit, commence sa carrière politique et entre en 1969 au Ministère de la Justice, puis devient Ministre de la Santé en 1974. De 1979 à 1982, elle devient la première Présidente du Parlement Européen et, à partir de 2010, elle est aussi membre de l'Académie Française, une institution qui défend la langue française. Cependant, Simone Veil n'a pas été seulement une femme politique, mais aussi une écrivaine (elle a publié son autobiographie, Une vie, en 2007), une femme passionnée de lecture qui adorait par ailleurs les chats. Elle meurt à Paris le 30 juin 2017 et laisse un très grand vide dans l'histoire de la vie politique française, grâce à son courage, à son engagement politique et à sa lutte pour les femmes.

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ORIANA FALLACI

ORIANA FALLACI

Nasce a Firenze il 26 giugno 1929 in piena era fascista. Gli anni della sua infanzia sono quelli del potere mussoliniano. Il padre è un attivo antifascista, così convinto delle sue scelte e delle sue idee che coinvolge la piccola Oriana a soli dieci anni nella lotta della resistenza con compiti di vedetta o simili. Ella è vissuta a lungo negli Stati Uniti d’America, la sua attività di giornalista inizia dal fronte, a cominciare dal 1967 con la guerra in Vietnam e lei diede vita alla figura dell’inviato speciale, in quel momento sconosciuta al panorama giornalistico italiano.

La sua forza d’animo e il suo carattere tenace le consentirono di ritagliarsi un ruolo da protagonista in una professione che fino a quel momento era solo maschile. I suoi sono articoli di cronaca per vari giornali ottiene poi incarichi di più vasto respiro e di grande responsabilità, come le interviste a importanti personalità della politica o il resoconto di avvenimenti internazionali. La sua preparazione ed abilità giornalistica la porta all’ “Europeo”, prestigioso settimanale di grande spessore culturale, per poi collaborare anche con altre testate. Scrive anche romanzi di successo come “Un uomo” (1979) romanzo scritto in seguito alla morte del compagno Alekos Panagulis.

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Forse tra i suoi testi più conosciuti vi è “Lettera ad un bambino mai nato“.(1975) che è un monologo in cui la scrittrice riflette sulla maternità ponendosi difficili interrogativi in particolare se una donna che aspettando un bambino, di cui non sa il nome, l’indirizzo, l’età, e conoscendo se stessa come donna che vive sola, indipendente, forte se deve affrontare il dilemma se dare alla luce il proprio bambino o continuare la sua brillante carriera senza alcun ‘intoppo’. Nel romanzo “Insciallah” scrive la storia delle truppe italiane stazionate in Libano nel 1983.

Fra i riconoscimenti va segnalata la laurea ad honorem in Letteratura ricevuta dal Columbia College of Chicago.Scrive anche La rabbia e l'orgoglio, il primo libro della "La Trilogia di Oriana Fallaci" (gli altri due sono La forza della ragione e Oriana Fallaci intervista sé stessa - L'Apocalisse). Il libro è la versione estesa dell'articolo apparso sul quotidiano Il Corriere della Sera il 29 settembre 2001 in seguito all'attacco alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001. Da tempo sofferente di un male incurabile Oriana Fallaci è scomparsa a Firenze all’età di 77 anni il 15 settembre 2006. Il suo ultimo lavoro, intitolato “Un cappello pieno di ciliege“, esce postumo nel 2008 e racconta la storia della famiglia Fallaci su cui Oriana aveva lavorato per oltre dieci anni.

LO SFRUTTAMENTO DELLE SPOSE BAMBINE

LO SFRUTTAMENTO DELLE SPOSE BAMBINE

I matrimoni precoci rappresentano un problema gravissimo che affonda le sue radici nella povertà e in antichi retaggi culturali ancora accettati. Si tratta di una tradizione che si tramanda da secoli e che, pur essendo illegale nella quasi totalità degli Stati, è ancora praticata abitualmente.Nel mondo, ogni giorno 33 mila bambine sono costrette a contrarre matrimonio prima del tempo. Spesso questo fenomeno compromette lo sviluppo fisico e psicologico della bambina che resta isolata dalla società. Per questo motivo è fondamentale che le giovani continuino a studiare, così che sia possibile per loro conoscere e rivendicare i loro diritti e fuggire da questa pratica terribile. Sempre con le gravidanze precoci provocano ogni anno 70.000 morti fra le ragazze di età compresa tra 15 e 19 anni, e costituiscono una quota rilevante della mortalità materna complessiva. A sua volta, un bambino che nasce da una madre minorenne ha il 60% delle probabilità in più di morire in età neonatale, rispetto a un bambino che nasce da una donna di età superiore a 19 anni

Le "spose bambine" sono innanzitutto ragazze alle quali sono negati diritti umani fondamentali: sono più soggette, rispetto alle spose maggiorenni, a violenze, abusi e sfruttamento. Inoltre, esse vengono precocemente sottratte all'ambiente protettivo della famiglia di origine e alla rete di amicizie con i coetanei e con gli altri membri della comunità.Le conseguenze più gravi dei matrimoni precoci sono:

  • gravidanze precoci con elevati rischi di mortalità per madre e bambino;
  • abbandono scolastico e mancanza di istruzione;
  • isolamento sociale;
  • aumento dei casi di violenza e abusi domestici;
  • mancanza di indipendenza ed emancipazione.
I matrimoni precoci contravvengono ai principi della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, che sancisce il diritto, per ogni essere umano sotto i 18 anni, ad esprimere liberamente la propria opinione (art. 12) e il diritto a essere protetti da violenze e sfruttamento (art. 19), e alle disposizioni di altri importanti strumenti del diritto internazionale.

l'UNICEF basa le proprie strategie per prevenire i matrimoni precoci sulla sensibilizzazione delle comunità sui diritti delle bambine e delle ragazze, attraverso campagne nazionali e una fitta e paziente attività di dialogo a livello locale e promuovere una scuole di qualità per tutti i bambini, con particolari attenzioni alla parità di genere, così da proteggere le bambine dai matrimoni precoci, sia dal lavoro minorile e da altre violazioni dei diritti. I risultati finora ottenuti sono promettenti, ma non ancora pienamente soddisfacenti. La percentuale di ragazze (20-24 anni) che si sono sposate in età minorile è del 35%, segno di un decremento del fenomeno rispetto alla generazione precedente

I DIRITTI DELLE DONNE NELLA STORIA

I DIRITTI DELLE DONNE NELLA STORIA La 1° legge emanata sulla parità tra uomo-donna risale al 9 gennaio 1963 con il quale sono stati introdotti alcuni principi fondamentali, tra cui ricordiamo: 1. il datore di lavoro non può rifiutarsi di assumere una donna adducendo come motivi la sua situazione di coniugata o il suo stato di gravidanza; 2. il datore di lavoro non può licenziare una donna per gravidanza o per matrimonio; 3. alla donna compete una retribuzione uguale a quella dell’uomo a pari di attività lavorativa; 4. divieto di lavoro notturno soprattutto per le donne in gravidanza e per quelle i cui figli abbiano compiuto un’anno; Il 9 gennaio 1977 in seguito a una direttiva della COMUNITA’ EUROPEA sulla parità uomo-donna è stata emanata una legge che vieta qualsiasi tipo di discriminazione, ovvero qualsiasi atto che produca un effetto pregiudizievole in ragione del sesso.

DIRITTI DELLE DONNE NEL MONDO

Per l’attuazione dei principi di parità di trattamento e per valutare i progetti per i quali vengono richiesti i finanziamenti, la legge prevede l’istituzione di un comitato nazionale.Le lavoratrici, nei cui confronti sia stato attuato un comportamento discriminante da parte del datore di lavoro, possono ricorrere in giudizio al giudice di pace,se ritiene, che, tale comportamento sussista può essere giudicato per reato di truffa. Un’altra legge emanata a favore delle donne lavoratrici è quella del 25 febbraio 1992. Questa legge resta comunque una legge molto significativa, perché valorizza il lavoro femminile non solo dipendente ma anche autonomo, e in tal senso promuove lo sviluppo dell'occupazione delle donne nel settore imprenditoriale che, fino a poco tempo fa, era solo mondo maschile. A tutt’oggi non esiste una legge che tuteli le donne dalle molestie sul luogo di lavoro.

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