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Un Grande Impero Multinazionale

fatimaelidrissi0512

Created on May 16, 2021

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UN GRANDE IMPERO MULTINAZIOnALe

I punti di forza dell'impero romano

Nel III secolo l'impero romano era il più vasto nell'età antica. Aveva una popolazione fra i 60-80 milioni di abitanti e confini molto vasti che riunivano in un unico stato popoli diversi per cultura, lingua e tradizioni. Questo grande impero multinazionale era difeso dalla più grande forza militare dell'antichità, formato da un esercito di 350 mila soldati.

Per due secoli nell'impero non ci furono guerre e questo periodo di pace fu chiamata pax romana e ciò venne imposta sugli stati all'interno dell'Impero romano grazie alla presa del potere da parte di Augusto.La pax romana fece fiorire l'economia, i commerci, le città e la cultura. La forza militare da sola non sarebbe stata sufficiente a governare un impero così vasto. L'impero romano era una civiltà urbana e nella maggior parte della città erano di piccole dimensioni, solo Roma, Antiochia, Alessandria d' Egitto e Cartagine erano di grandi dimensioni. Le città erano sedi dell'autorità politica, centri di mercato e centri di amministrazione. Infatti erano loro a governare i territori dell'impero svolgendo le funzioni essenziali. Il potere imperiale, quindi, aveva il suo centro a Roma e la sua articolazione nelle città.

Roma esigeva il mantenimento dell'ordine e un regolare afflusso di tributi. Nella parte orientale dell'impero, i romani si appoggiarono alle istituzini esistenti. Per esempio, le poleis greche, conservarono le propie costituzioni, organi di governo e le propie leggi. Ai loro abitanti venne concessa la doppia cittadinanza, locale e romana. Nelle aree dell'impero, dove non essiteva un tessuto urbano come in Galia e in Africa, fu svolta invece un'intensa opera di urbanizzazione e secondo il modello romano vennero fondate centinaia di città in cui ognuna aveva il suo foro, il suo tempo Giove, il suo anfiteatro e le sue terme. A guidarle era una nuova classe dirigente in cui essa veniva selezionata in base al censo, dove si poteva accedere solo se si era in possesso di un certo patrimonio.

La romanizzazione fu attuata nelle province delle città, ovvero l'estensione delle diverse parti dell'impero. Si trattò di un altro potente fattore di unificazione , basti pensare ai monumenti, alle strade, agli acquedotti sparsi in tutte le regioni che costituivano l'impero. I romani dimostravano una straordinaria capacità di assimiliazione politica e culturale, sconosciuta agli grandi imperi dell'antichità.

Un elemento di forza dell'impero fu lo sviluppo dell'econoia, in paricolare, il commercio. Lo sviluppo fu favorito da diversi fattori:-la presenza di regioni dotate di grandi risorse -l'esistenza di ampi mercati di sbocco per le merci; -costante manuntezione di infrastutture, in paricolare di una rete stradale; -ampiamento dei porti con l'intensificazioe della navigazione fluviale. Gli scambi commerciali erano facilitati dal fatto che i dazi, cioè le tasse, erano estremamente bassi e c'era un unico sistema monetario, quello romano.

un ruolo importante nell'economia romana, era assegnata al commercio , mentre era marginale la produzione artigianale, che rimaneva circoscritta a piccole botteghe a conduzioni familiare. Solo i rari casi è attestata la presenza di unità produttive di media grandezza. Non dobbiamo però dimenticare che nella società romana, il cuore della vita economica continuava ad essere l'agricoltura. In età imperiale si intensificò la tendenza alla diffusione dei latifondi e delle villae.La villa era una proprietà terriera con una dimensione media di circa 250 ettari, che gravitava intorno a una casa signorile; il latifondo, era un'ampia tenuta, di proprietà imperiale o privata, che venica coltivata o con il lavoro degli schiavi o assegnandone proporzioni in afitto a contadini liberi, chiamati Coloni.

Il sistema sociale e culturale romano

La società romana dell'età imperiale era ricca, ma c'erano profondissime disuguaglianze. La distinzione tra patrizi e plebei non esisteva più e venne sostituita da quella tra humiliores e honestiores. Gli humiliores, cioè "i più umili", "quelli che stanno sotto", erano i contadini, braccianti e proletari urbani.Gli honestiores, "i più onorati", cioè i più ricchi, erano composti dalla nobiltà tradizionale, i latifondisti, i grandi commercianti e funzionari di alto rango. Nonostante le differenze sociali ed economiche, nella società romana esisteva una mobiltà sociale molto alta, ovvero la possibilità di migliorare la propria condizione.

Le classi dirigenti dell’impero era costituita da tre ordini, le cui caratteristiche erano definite per legge. Al vertice si trovano il gruppo ristretto dei senatori , che continuavano a rappresentare l’aristocrazia dell’impero, anche se avevano perso la nobile fierezza e il potere di un tempo. Per diventare senatori seviva un patrimonio minimo di un milione della moneta sisterzio. Per possedere tale ricchezza c'era bisogno di estese proprietà terriere, ma da sola non bastava. Quindi si doveva compiere il regolare cursus honorum, cioè superare i diversi passaggi della carriera politica. L'ordine meno risteretto era quello dei cavalieri che per accedere occorreva un patrimonio minimo di 400.000 sesterzi. I cavalieri in età imperiale erano circa 200.000 e in gran parte erano proprietari terrieri, commercianti, banchieri e imprenditori, e solo poche esercitavano funzioni pubbliche nelle province. Oltre ai senatori e ai cavalieri c'era un nuovo ceto come quello dell'aristocrazia municipale, composta dagli amministratori delle città ai quali era affidato l'effettivo governo del territorio imperiale. Ne facevano parte i decurioni che erano funzionari incaricati dal potere centrale e che per essere ammessi occorreva essere liberi .

L'ascesa delle nuove classi dirigenti cittadine è un chiaro esempio di mobilità sociale. Un altro esempio è quello di liberti, cioè gli schiavi liberati che tra di loro c’erano anche pubblici funzionari, commercianti o amministratori dei padroni. Le condizioni degli schiavi migliorarò al cambiamento delle leggi e gli schiavi che arrivavano dalle province orientali e dalla Grecia erano spesso uomini di buona cultura così poteva rivestire incarichi importanti. Ciò poteva creare rapporti di stima reciproca che contribuivano a diminuire la durezza delle condizione schiavile. Era frequente anche la Manomissione, cioè la liberazione degli schiavi, quelli che mantenevano rapporti con l’ex proprietario di dipendenza clienterale che gli garantiva molti servizi .

L'importante canale di ascesa sociale era l'esercito. Anche in età imperiale la base dell'esercito era formato dalle legioni che erano raccolte in grandi accampamenti allestiti nei punti chiave del territorio dal punto di vista militare. All'inizio principalmente le legioni erano composti da cittadini Romani, ma con il tempo il reclutamento si estese anche ai cittadini provinciali. Con l'imperatore Settimo severo aveva avuto inizio l'arruolamento di truppe ausiliarie, che conservarono i loro campi e il loro armamento. La carriera del legionario era redditivo: la paga era buona, c'era la possibilità di avere donativi supplementari e avevano diritto a una buona liquidazione o riceveva un appezzamento di terra all'interno di una colonia scelta.I veterani andavano così a formare uno strato di piccoli proprietari terrieri che costituivano un importante fattore di stabilità nelle aree in cui erano collocati. Le legioni erano comandate da Cavalieri e senatori, ma la carriera militare offriva ampie possibilità di venire promossi a centurioni, i sottufficiali che erano il vero centro della legione e permetteva di diventare ufficiali o decurionati.

La forza dell'impero stava nei suoi commerci ma anche nella sua vita culturale. La cultura romana non era paragonabile a quella greca dell'età classica, ma seppe integrare le diverse tradizioni in un grande sistema di produzione e di circolazione del sapere. Il primo veicolo di diffusione culturale fu la lingua latina e greca, perché quello romano era in realtà un impero bilingue. Il greco era la lingua della cultura "alta", scientifica e filosofica. Dopo le iniziali diffidenze dell'età repubblicana, l'assimilazione della cultura ellenistica nel mondo romano continuò fino II secolo, sotto il Principato di Adriano. Ma anche il latino, a partire da Augusto, ebbe una diffusione crescente. Infatti venne considerata la lingua del potere,ovvero dell'amministrazione della giustizia. Le leggi erano scritte in latino e chiunque ne faceva parte delle autorità romane dovevano usare questa lingua. Nell'esercito gli ordini erano trasmessi in latino, questo permetteva ai soldati, una volta congedati, di portare la lingua di Roma nella loro terre d'origine e contribuire alla sua diffusione.

Un importante elemento unificatore fu il sistema educativo, nel quale in età repubblicana, l'educazione dei giovani era lasciata ai privati, perchè si riteneva che la responsabilità spettasse alla famiglia e al paterfamilias. Con l'impero, invece, lo stato avviò una politica attiva a favore della scuola, che offriva protezione e sostegno economico e al tempo stesso esercitare il suo controllo attraverso il reclutamento degli insegnanti. Da Vespasiano in poi, gli imperatori, istituirono cattedre in modo che ogni città dell'impero siano scuole d'istruzione, destinate a formare sempre più ampio un ceto di funzionari al servizio dello stato. Per i giovani delle classi dirigenti, in ogni angolo dell'impero, il ciclo di studi era il medesimo, ovvero un curriculum basato su sette discipline, chiamate arti liberali. La retorica e la filosofia costituivano l'oratoria, cioè l'arte del parlare in pubblico ma anche la strada verso le magistrature e la vita politica.

Il sostegno che il potere imperiale offrì alla produzione culturale non fu senza contropartite. In cambio dei finanziamenti e della protezione che venivano loro offerti i filosofi e gli uomini di lettere vedevano ridursi la loro libertà e crescere il controllo esercitando sul loro operato. Invece chi non era disposto ad accettare compromessi era costretto alla morte. Fra le diverse scuole filosofiche presenti c'era lo stoicismo, nato ad Atene nel III secolo a.C. e si diffuse a Roma nell'età repubblicana. Esso insegnava al cittadino a inserirsi nella comunità politica svolgendo il proprio lavoro. Era l’ideale dell’Humanitas che consisteva in un modello di uomo cittadino equilibrato capace di integrarsi nella comunità romana. Ma il potere assoluto segnò il fallimento di questo progetto e lo stoicismo continuò a essere la filosofia dominante, ma a differenza del passato, insegnava la meditazione, il ritiro in sè stessi e non farsi coinvolgere da una vita pubblica soggetta ai capricci del principe. Nel caso di Seneca dal IV secolo a.C. al 65esimo secolo d.C., fu prima precettore e consigliere di Nerone che poi da questi condannato a morte e dimostrò quanto fosse vana la speranza che i filosofi potessero influire sulla vita politica.

Una particolarità della cultura romana fu il diritto, cioè la capacità di elaborare le leggi e di applicarle. In origine, le norme derivavano dalla morale e della religione. Con l'evoluzione della società romana si verificò una progressiva autonomia del diritto dalla religione. I problemi sociali, economici, politici e famigliari fecero nascere la giurisprudenza, che venne definita la "scienza del giusto e dell'ingiusto" dal giurista Ulpiano. A differenza della cultura greca, per i romani il diritto era un elemento della vita pubblica da regolare con le leggi. Secondo loro ogni atto di valore pubblici doveva prevedere delle leggi che lo disciplinassero. Così nacquero il diritto civile, delle genti e il diritto pretorio che sono tuttora una delle più importanti eredità.

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Presentazione di Eva Dieng, El Idrissi Fatima, Rizika Alaa