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educazione fisica maghenzani

Alessandro Maghenzani

Created on May 14, 2021

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Transcript

EDUCAZIONE FISICA

PROF. RONDANI FABRIZIO

1- Sport in Italia nel periodo fascista 2- L'esperienza sportiva di Margherita Hack 3- Salto in lungo 4- Salto in alto

Alunno Maghenzani Alessandro 3° C

LO SPORT IN ITALIA NEL PERIODO FASCISTA

Alessandro Maghenzani 3°C

L'edUCAZIONE DEI GIOVANI

Nel 1923 il regime fascista attua una importante riforma scolastica perché l’educazione dei giovani secondo le ideologie fasciste doveva servire a plasmare una gioventu’ dal punto di vista “morale e fisico”, secondo i canoni del fascismo.

I giovani divennero l’oggetto di diverse iniziative. Secondo gli ideali fascisti, l’attività sportiva unita all’istruzione doveva formare i ragazzi italiani FORTI E GUERRIERI, degni eredi del leggendario impero romano al quale Mussolini si ispirava. I giovani, oltre allo studio dovevano partecipare ad attività che li avrebbero preparati per la vita militare. Anche le ragazze ricevevano un addestramento sportivo insieme però alla pratica nelle mansioni che le avrebbero portate ad essere fulcro della casa e madri di famiglia.

Tutti i bambini e gli adolescenti italiani vennero iscritti ad un’organizzazione chiamata OPERA NAZIONALE BALILLA (ONB). “Balilla” era il soprannome di Giovan Battista Perasso un ragazzo che nel 1746 diede inizio alla rivolta di Genova contro i soldati austriaci. Non si sa se effettivamente sia un personaggio veramente esistito, ma il mito patriottico e rivoluzionario di questo ragazzino piaceva molto a Mussolini come esempio da seguire per la gioventù italiana.

vedere altre informazioni

l'esperienza sportiva margherita hack

Siamo nell’aprile del 1938, Margherita ha 16 anni e frequentava l’istituto Galilei a Firenze (frequentava il Ginnasio che durava due anni ed è una scuola secondaria che collegata la scuola media inferiore al Liceo Classico). Finita la lezione di ginnastica la professoressa chiamò Margherita e le chiese se voeva partecipare ai giochi della gioventù a Roma perché mancava un atleta per il lancio del peso. Margherita non aveva nessuna esperienza e la prof.sa la fece provare con una sfera di metallo da 2 kg. e le diede alcune istruzioni sulle regole del lancio del peso. quindi Partì con la squadra fiorentina per Roma.

Ai giochi Margherita fece una pessima figura ma venne notata da un allenatore di salto in alto e così iniziò questa disciplina. Gli allenamenti erano duri ma nel salto in alto e nel salto in lungo ottenne ottimi risultati a livello regionale e nazionale.

Ogni vittoria sportiva veniva dedicata alla patria fascista e quando era sul podio doveva , come tutti gli altri atleti, fare il saluto romano braccio desto alzato e mano tesa, adottato dai fascisti come segno di riconoscimento e di adesione al fascismo. Margherita accettava di fare questo gesto solo per amore per l’atletica ma dopo i 16 anni quando fu consapevole di cosa era veramente il fascismo , con le leggi razziali contro gli ebrei , cominciò a rifiutare tutte le celebrazioni fasciste.

L’atletica la impegnava molto ma ne era entusiasta perché le gare le permettevano di viaggiare, di conoscere altri ragazzi (Margherita era una ragazza chiusa ed introversa) e soprattutto di superare le proprie insicurezze ed i propri limiti.

Nei suoi racconti ricorda i campionati universitari “Littoriali”, lei era al primo anno di università.Durante la manifestazione che si teneva nella sua Firenze vince due medaglie d’oro nel salto in lungo e nel salto in alto. Come fiorentina e vincitrice di due ori venne scelta per pronunciare il giuramento fascista ( giurare fedeltà non solo alla Patria ma anche al regime fascista). Margherita raccontò che avrebbe dovuto rinunciale all’onore delle sue vittorie piuttosto che spergiurare la sua fede alla Patria fascista.

Di questo episodio si è sempre vergognata. Da quel momento diventò una convinta antifascista.

SPORT - IL SALTO IN LUNGO

Definizione dello scrittore francese Jean Giraudoux “IL SOLO VOLO CHE L’ESSERE UMANO ABBIA POTUTO REALIZZARE FINO AD OGGI E' IL SALTO”.

Questa disciplina dell’atletica è quella che risulta più naturale ed istintiva insieme alla corsa. Il gesto atletico è facilmente comprensibile anche dalle persone non esperte di sport.

informazioni generali:

DISCIPLINA SIA MASCHILE CHE FEMMINILE DELL’ATLETICA LEGGERA.LE GARE POSSONO ESSERE DISPUTATE INDOOR O AUTDOOR. APPARTIENE ALLA CATEGORIA DEI SALTI IN ESTENSIONE In cosa consiste: L’ATLETA, DOPO UNA RINCORSA, ARRIVA NELLA ZONA LIMITE DA DOVE POTER INIZIARE IL SALTO (area denominata ”ASSE DI BATTUTA”) CERCANDO DI ATTERRARE IL PIU’ LONTANO POSSIBILE NELL’AREA APPOSITA RICOPERTA CON LA SABBIA. LA LUNGHEZZA DEL SALTO VIENE MISURATA DAL LIMITE DI BATTUTA, ANCHE SE L’ATLETA HA STACCATO PRIMA DELLA LINEA.

le 4 fasi del salto in lungo

2.

3.

4.

1.

STACCO

FASE DI VOLO

ATTERRAGGIO

RINCORSA

Una buona rincorsa ha lo scopo di far raggiungere all’atleta la velocità ottimale che gli permette di eseguire l’azione di stacco dal suolo per imprimere alla massa del proprio corpo un impulso verso l'alto.

E’ l’ultima fase del salto in lungo e si compie con le gambe in completa estensione in avanti. Inizialmente gli arti inferiori sono flessi poi si allungano prima di toccare il terreno. Il busto è in avanti per arrivare con la testa vicina alle ginocchia.

I movimenti in questa fase sono diversi da atleta ad atleta. Sono i muscoli addominali a fare un grande lavoro per mantenere equilibrio in volo e ad evitare un effetto rotazione del corpo.

Una buona rincorsa sarà trasformata in un buon salto proprio dallo stacco. E’ l’impulso che viene dato dall’atleta al terreno per consentire al corpo un volo a parabola.

Nel salto in lungo maschile la misura di eccellenza è ancora oggi quella degli 8 metri. Se non si raggiunge almeno la misura di 8 metri non si avranno prestazioni significative in gare internazionali. Questa misura oggi è raggiungibile anche per l’evoluzione dei materiali delle pedane di batture e delle scarpe indossate.

Il primo atleta che raggiunse quasi la barriera degli 8 metri fu l’atleta afromericano WILLIAM DEHART HUBBARD. Fu il primo afroamericano a raggiungere la misura 7,89 nelle olimpiadi di Parigi nel 1924

Nel 1935 il muro degli 8 metri fu superato da Jesse Owens alle olimpiadi di Berlino.

Il record italiano maschile in carica è stato ottenuto da Andrew Howe con 8,47 mt ad Osaka nel 2007 Il record italiano femminile in carica è stato ottenuto da Fiona Mai con7,11 mt a Budapest nel 1998. Il record mondiale maschile in carica è stato ottenuto da Mike Powell con 8,95 mt a Tokyo nel 1991 . Il record mondiale femminile in carica è stato ottenuto da Galina Cistjakova con 7,52 a Leningrado 1988.

Le prime notizie del salto in alto esistono dall’antica Grecia anche se non era ancora una disciplina olimpica. Era praticato nell’Africa tribale tra tribù watusse. La prima gara di salto in alto di cui esistano documenti avvenne in Scozia all’inizio del XIX secolo.

IL SALTO IN ALTO

La prima tecnica utilizzata era quella a forbice. L’atleta si metteva a fianco dell’asticella faceva passare la gamba verso l’asticella per prima sopra di essa e poi con una sforbiciata faceva passare l’altra gamba.

Soppiantata la tecnica a forbice si passà alla tecnica ventrale dove l’atleta scavalcava l’asticella con la pacia in sotto e il torso parallelo all’asticella.

L'atleta Dick Fosbury inventò la tecnica per il salto in alto chiamata proprio SALTO alla Fosbury. L’asta veniva scavalcata prima con la testa e le spalle poi con la schiena arquata e per ultime a passare sono le gambe. Con questa tecnica è stato introdotto il materasso di atterraggio mentre prima si arrivata sul suolo. Fosbury vince le olimpiadi nel 1968 a Città del Messico con la sua tecnica e da quel momento si è diffusa ed è l’unica utilizzata nelle gare.

le fasi del salto in alto

2.

3.

4.

5.

1.

RINCORSA

STACCO

ROTAZIONE

VALICAMENTO

ATTERRAGGIO

E’ LA PARTE PIU’ IMPORTANTE DEL SALTO DEVE ESSERE CURVA CON RITMO CRESCENTE E ESEGUITA APPOGGIANDO SOLO GLI AVANPIEDI. IMPORTANTE E’ GUARDARE SEMPRE L’ASTICELLA PER DECIDERE IL MOMENTO ESATTO DI STACCO CHE SARA’ SEMPRE CON IL PIEDE CON CUI E’ INIZIATA LA RINCORSA.

DEVE ESSERE EFFETTUATO CON IL CORPO BEN VERTICALE SULLA GAMBA DI STACCO. ANCHE LE BRACCIA VENGONO UTILIZZATE PER OTTENERE UNA MAGGIORE SPINTA VERSO L’ALTO.

E’ LA CONCLUSIONE DEL SALTO E LA CADUTA VIENE CON IL DORSO E LE GAMBE FLESSE E DIVARICATE PER NON COLPIRE IL PROPRIO VISO

FORMATA DA 3 MOVIMENTI . A) ASSE LONGITUDINALE PER PORRE LA SCHIENA DELL’ATLETA PARALLELO ALL’ASTICELLA. B) ASSE TRASVERSALE O RIBALTAMENTO IN AVANTI. C) ASSE SAGITTALE CHE CONSENTE DI EFFETTUARE IL VALICAMENTO DELL’ASTICELLA.

E’ IL MOMENTO IN CUI VIENE SUPERATA L’ASTICELLA E DEVE ESSERE AFFRONTATO PRIMA CON LE SPALLE, POI IL BACINO E PER ULTIME LE GAMBE.

SALTO IN ALTO: ATTREZZATURE E REGOLE

Il salto in alto richiede una ottima capacità di coordinazione, una buona mobilità articolare ed avere una grande forza. Attrezzatura occorrente: ASTICELLA, SOSTEGNI PER L’ASTICELLA CHIAMATI RITTI, MATERASSO PER L’ATTERRAGGIO Regole nelle competizioni: ogni atleta ha a disposizione tre tentativi per fare un salto valido ad ogni misura fissata dell’asticella. Viene eliminato dalla gara dopo 3 volte che non riesce a superare l’asticella. Il contorrente ha a disposizione un minuto prima del salto per potersi concentrare. La lunghezza della rincorsa non ha un limite e può essere scelta dall’atleta. Vince chi supera l’asticella alla misura più alta oppure a parità di misura vince l’atleta che l’ha superata nel minor numero di tentativi.