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I nostri cari vicini (alieni)

Adriano Sorbello

Created on May 13, 2021

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Transcript

I nostri cari vicini (alieni)

una piccola storiella di science fiction

Nel 2050 l'umanità si rese conto di non essere l'unica forma di vita intelligente nell'universo. Comprese che molto probabilmente vi era vita intelligente extraterrestre proprio nella casa accanto alla nostra, potremmo dire sullo stesso pianerottolo…

La stella di Proxima Centauri, la più vicina alla nostra stella, possedeva un sistema di pianeti molto simili sistema solare e uno di questi (da noi poi chiamato Sileno) aveva più o meno le stesse caratteristiche del nostro pianeta

Grazie alla spettroscopia e ai potentissimi telescopi si riscontrarono nell'atmosfera di Sileno, oltre che presenza di ossigeno e acqua liquida - indispensabili alla vita - anche sospette molecole di clorofluorocarburi che non potevano avere origine naturale ma erano state prodotte da processi chmici industriali.

Ancor prima che noi umani scoprissimo la vita nello spazio nella sua forma più semplice, di tipo batterico, o anche vita complessa, vegetale, animale, senziente, scoprimmo che c'era qualcuno lassù che aveva addirittura delle fabbrichette!

Quindi non eravamo soli nell'universo: era una notizia strepitosa! Che gelida consapevolezza quella di pensare di esser soli in tanti miliardi di anni luce...

Forse gli alieni non erano al nostro stesso livello di tecnologia ma in ritardo rispetto a noi umani di circa un secolo: noi avevamo abbandonato la produzione di clorofluorocarburi un secolo prima perchè stava danneggiando lo strato di ozono nella nostra atmosfera.

Seguendo questo ragionamento per gli scienziati astrobiologi era dunque molto probabile che noi sapessimo di loro ma che loro, non possedendo il nostro livello di tecnologia, fossero ancora all’oscuro dell'esistenza di noi umani.

A seguito della notizia e delle comunicazioni istituzionali venne istituita un'assemblea permanente a livello mondiale che riuniva scienziati, rappresentanti della politica, rappresentanti di ogni tipo di organizzazione civile e sociale.

Vennero convocati intellettuali, scrittori, artisti, membri della popolazione civile, dal comitato delle madri a quello dei vecchi e dei bambini: era una di quelle notizie che richiedevano risposte che non potevano escludere nessuno.

All'interno dell'assemblea presto si crearono due grandi fazioni che dibattevano intorno a un grande dilemma dalle forti implicazioni morali. Era giusto far sapere agli alieni che noi esistevamo?

Era giusto in futuro tentare un contatto e, in un futuro ancora più lontano, fare incontrare la nostra e la loro civiltà nella speranza di uno scambio, un mutuo arricchimento tra culture così lontane, così diverse ma, in confronto alla vastità dell'universo, così vicine?

O forse bisognava seguire la legittima cautela imposta da diverse possibilità rovinose che potevano derivare dall'incontro? Non era forse vero che potevamo sconvolgere la loro esistenza anche per il solo fatto che gli alieni si sentissero inferiori a noi, così da provocare reazioni negative di massa?

E se li avessimo aiutati a sviluppare le nostre tecnologie più avanzate, eravamo sicuri che gli alieni fossero pronti ad utilizzarle con coscienza, senza avere la tentazione di usarle per distruggere o autodistruggersi?

Inoltre come potevamo essere sicuri che la loro fosse una civiltà inferiore solo perchè avevamo visto qualche molecola di clorofluorocarburi?

Perchè piuttosto i radiotelescopi rivolti verso Sileno non avevano rilevato mai alcun segnale radio? Se avevano gli spray dovevano avere anche le radio o le televisioni, no?

Inoltre come potevamo essere sicuri che la loro fosse una civiltà inferiore solo perchè avevamo visto qualche molecola di clorofluorocarburi?

Perchè piuttosto i radiotelescopi rivolti verso Sileno non avevano rilevato mai alcun segnale radio? Se avevano gli spray dovevano avere anche le radio o le televisioni, no?

Forse avevano sistemi di comunicazione più avanzati dei nostri con tecnologia a neutrini? Forse già sapevano di noi, ma volevano che facessimo noi il primo passo: per quale motivo?

Tenderci una trappola?Farci avvicinare per sottrarre a noi conoscenze, per carpire i nostri punti deboli, e magari in futuro decidere di attaccare per colonizzare il nostro pianeta?

Intorno a questi interrogativi dunque si formarono due fazioni che a lungo tempo dibatterono sull'opportunità di un incontro con una civiltà extra-terrestre di cui sapevamo veramente poco.

Fu un giovanissimo ricercatore di filosofia che risolse l'impasse: ragionò sul fatto che non bisognava comunque temere una civiltà più avanzata della nostra - che forse non aveva mai voluto incontrarci perchè si stava facendo le nostre stesse domande e i nostri stessi scrupoli.

Una civiltà realizza degli avanzamenti significativi nel progresso grazie al coinvolgimento di più forze, risorse, società e individui possibili che si coordinano per sostenerne i costi in termini di conoscenza e lavoro.

Era quindi probabile che una civiltà più avanzata della nostra si fosse anche evoluta unendo in sinergia gli sforzi dell'intera comunità di un pianeta per raggiungere quel grado di avanzamento.

Questo poetva far ben presupporre la minore presenza, se non la totale assenza di conflitti all'interno di essa e la diffusa condivisione di solidarietà universale che aveva reso quel popolo alieno fondamentalmente pacifico.

Grazie all'appassionato ragionamento del giovane ricercatore prevalse nell'opinione pubblica il desiderio di esplorazione da sempre radicato nell'uomo.

2 La fazione dei possibilisti ebbe la maggioranza sulla fazione dei 'precauzionisti': si decise dunque di contattare gli alieni inviando dei messaggeri su Sileno.

Questi messaggeri avrebbero dovuto studiare meglio gli alieni sfruttando la sempre minore distanza che il viaggio verso Proxima Centauri offriva ai nostri strumenti di osservazione.

Poi avrebbero dovuto decidere, solo dopo un'attenta verifica e considerazione di tutte le opportunità, se procedere nel contatto o annullare la missione.

Essendo Proxima Centauri e Sileno distanti più di 4 anni luce dal nostro sistema solare e con le tecnologie a nostra disposizione, che potevano raggiungere a malapena un quarto della velocità della luce, ci sarebbe voluto mezzo secolo per andare e tornare, il che escludeva la possibilità di utilizzare equipaggio umano.

Non potevamo mandare soltanto messaggi radio perchè non sapevamo se gli alieni avessero innanzitutto gli strumenti per riceverli, o se fossero arrivati a livelli tali negli studi di linguistica che permettessero loro la decodifica dei nostri codici simbolici.

Inoltre sarebbe stato comunque rischioso farci conoscere senza prima averli conosciuti meglio.

Si decise dunque di mandare con delle vele solari dei micro drone della grandezza di una moneta con all’interno un software di I.A. (intelligenza artificiale) creato con le nanotecnologie, che contenesse tutto il nostro scibile. Era un dono che gli facevamo per dimostrare le nostre intenzioni pacifiche.

Poteva essere d'auspicio per un futuro incontro che arrichisse le nostre reciproche civiltà e ci consentisse di evolvere ancora e chissà, magari un giorno, unendo gli sforzi tra umani e sileniani, di viaggiare ancora più lontano, lì, come diceva una vecchia serie TV del ventesimo secolo, dove nessuno era mai giunto prima.

Poteva nascere una bella storia.

to be continued...