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ELABORATO FINALE DI CICCIO FRANCESCO PIO

Francesco PIo Di Ciccio

Created on May 12, 2021

IL FASCISMO

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IL FASCISMO

ELABORATO FINALE

DI CICCIO FRANCESCO PIO

FASCISMO

Dopo la fine della prima guerra mondiale, in Italia, come in molti altri Paesi, ci fu una grave crisi economica e politica. Molti soldati, tornati dal fronte non trovarono lavoro e restarono disoccupati mentre i prezzi dei generi di prima necessità erano carissimi. Industriali e proprietari terrieri non vollero concedere miglioramenti delle condizioni di lavoro e aumenti salariali. Tutti erano scontenti. Nel 1919 Mussolini fondò il Movimento fascista, che fu sostenuto sia dagli industriali e dai proprietari terrieri, sia dalla piccola borghesia (impiegati e piccoli impresari). Il movimento fascista si organizzò in squadre, dette squadre di azione. Gli squadristi fascisti, seminarono il terrore bastonando, uccidendo, minacciando; con il manganello aggredivano i lavoratori, operai e contadini, sindacalisti e tutti coloro che protestavano. Il governo non intervenne con la necessaria fermezza. Il motto del fascismo era ordine e disciplina. Mussolini fu un leader autoritario e riuscì ad organizzare, in modo perfetto la presa al potere. All'inizio i fascisti, cioè le camicie nere, erano visti dei poveri esaltati e non facevano paura a nessuno. Il fascismo delle origini si presentò con caratteristiche definite fra cui: l'esercizio sistematico della violenza a danno degli avversari politici-socialisti, cattolici, popolari, il culto indiscusso del capo, l'uso sistematico della violenza fisica, l'estremo nazionalismo e una cultura politica marcata da tendenze autoritarie. Trasformatosi in Partito Nazionale Fascista (PNF) il 10 novembre 1921, il fascismo si instaurò, senza essere eletto, come unica forma di governo.

L'anno successivo (2 ottobre 1922) un gran numero di sostenitori del partito marciò su Roma e il re Vittorio Emanuele III, temendo lo scoppio di una guerra civile si vide costretto a nominare Mussolini presidente del consiglio del regno, affidandogli l'incarico di formare il nuovo governo. Una volta diventato primo ministro Mussolini iniziò a governare il paese con stampo autoritario, tanto da assumere il nome di Duce (dal latino Dux, comandante). I partiti dell'opposizione vennero banditi e gli oppositori perseguitati o mandati in esilio. L'italia divenne una dittatura.

LE RIFORME

Mussolini varò una serie di riforme per accentrare su di sè tutto il potere. Anche la politica economica cambiò. La prima fase di questa politica fu definita "liberistica": puntava al pareggio di bilancio, "lasciando fare" il mercato. A questo iniziale liberismo seguì un maggior intervento statale, che si concretizzò in grandi "battaglie" propagandistiche: -Battaglia della lira: per combattere la svalutazione, il cambio lira-sterlina venne fissato alla "quota 90". -Battaglia del grano: aveva come compito la totale autosufficienza dell'italia da parte delle importazioni di cereali esteri che erano molto costosi per lo stato. -Grandi bonifiche: (Agro Pontino) e opere pubbliche, che avevano come obiettivo quello di ridurre la massa di disoccupati presente in Italia negli anni 30. -Campagna demografica. Inoltre iniziarono i lavori per la costruzione di autostrade e vennero fondati l'istituto per la ricostruzione industriale e l'istituto mobiliare italiano; si cercò di far ripartire l'economia italiana con il settore dell'industria pesante.

LE LEGGI FASCISTISSIME

Nel 1924, a seguito di elezioni del nuovo parlamento, il partito fascista, divenne il primo partito d'Italia, in un clima infuocato. Il deputato socialista Giacomo Matteotti denunciò in parlamento le illegalità compiute dai fascisti prima e durante le elezioni. Il suo discorso provocò reazioni violentissime che sfociarono nell'uccisione dello stesso deputato da parte di una squadra fascista per volontà di Benito Mussolini. Per instaurare la dittatura ed eliminare la residua opposizione parlamentare, furono fatte le "Leggi fascistissime", note anche come leggi eccezionali del fascismo. Adottate tra il 1925 e il 1926 diedero l'avvio alla trasformazione dello stato liberale in regime fascista. Queste leggi stabilirono: - L'abolizione della libertà di stampa e l'introduzione della censura su stampa e spettacoli. - Scioglimento di tutti i partiti politici tranne del partito fascista. - L'abolizione dei sindacati e lo sciopero divenne un reato. - Introduzione del tribunale speciale per la difesa dello stato e la reintroduzione della pena di morte. - Sostituzione della camera dei deputati con la camera dei fasci e delle corporazioni composta solo da fascisti - Istituzione dell'OVRA (Opera di Vigilanza e Repressione dell'Antifascismo), una polizia politica. - Sostituzione dei sindaci con i podestà scelti dal governo.

Il 1943 fu una data storica per l'Italia: segnò infatti la caduta del fascismo. Si arrivò a questo dopo che Benito Mussolini non fu più in grado di fungere da guida ai suoi cittadini, perchè ammalato. L'Italia necessitò di un cambiamento. Si arrivò così a una votazione di sfiducia contro il Duce e, il 25 luglio di quell'anno, si dichiarò la caduta del regime. Nello stesso giorno, il re (Vittorio Emanuele III) sostituì Mussolini con Pietro Badoglio e fece arrestare l'ormai ex dittatore. L'Italia fu così finalmente libera dal fascismo, sebbene fosse ancora coinvolta nella guerra.

LUIGI PIRANDELLO

Luigi Pirandello nacque in Sicilia presso Agrigento nel 1867; il padre commerciava in zolfo e voleva avviarlo a studi tecnici, ma egli riuscì ugualmente a frequentare il liceo e poi l’università, prima a Roma e poi in Germania. Sposatosi, visse a Roma, intento solo all’attività letteraria e giornalistica. Però il fallimento di un impresa nella quale aveva investito i suoi beni e quelli della moglie, lo costrinse ad impiegarsi come professore, al Magistero Superiore femminile. Seguirono lunghi tristi anni nei quali, oppresso da impegni domestici e da una malattia mentale della moglie, alternò l’insegnamento con il lavoro letterario, senza riuscire ad emergere. Dopo la prima guerra mondiale si rivolse quasi interamente al teatro, dirigendo una compagnia teatrale con la quale rappresentò i suoi drammi in tutto il mondo riscuotendo sempre maggior successo, finché nel 1934 ebbe il Premio Nobel per la letteratura. Per quanto riguarda l’aspetto politico, Pirandello si iscrisse al partito fascista, non essendo assolutamente fascista e per questo guardato malamente dal regime. Venne accusato di svolgere azioni anti fasciste, in effetti le sue idee, il suo continuo mettere in dubbio la realtà, non piacevano sicuramente al regime e al realismo fascista. Morì a Roma nel 1936 e volle un funerale d’infima classe, quello dei poveri.

Luigi Pirandello fu nel teatro il massimo di consapevolezza ideologica della crisi del proprio tempo e di capacità di rinnovamento tecnico. Elaborò forme nuove di ideologie e di arte e le portò a maturazione solo tardi dopo la guerra, raccogliendo tutto lo sperimentalismo del primo novecento. Solo dopo la guerra raggiunse la fama, quando fatti nuovi della storia rendevano attuali le convinzioni problematiche pessimistiche alle quali egli era arrivato. In seguito a tutte le disavventure della sua vita, Pirandello scrisse Il Fu Mattia Pascal (qui il protagonista è caratterizzato da una molteplicità di maschere ed è continuamente alla ricerca di un senso delle cose). Pubblicò poi molte novelle, raccolte in “Novelle per un anno” tra i suoi romanzi principali ricordiamo: “i vecchi e i giovani”, “Suo marito”, “Si gira”. Nel 1893 scrisse” l’esclusa”; romanzo questo, in cui emerge il suo principio di catalogazione sociale: ognuno riceve dalla società almeno un etichetta che non gli si addice. Nel 1927 pubblica “Uno nessuno centomila”, fu come la sintesi di tutte le sue tesi relativistiche. La produzione di Pirandello si rivolse soprattutto al teatro, nel periodo in cui il suo furore polemico contro la società, aumentò a causa del dramma della guerra.

Dagli scritti di Pirandello emerge la sua visione del mondo, essenzialmente negativa, ma egli, invece di abbandonarsi a facili lamentazioni, decise di guardare alla vita attraverso l’occhio dell’ironia e del paradosso. Con il suo teatro, lo stesso, distrusse le convenzioni, eliminò la barriera tra realtà e finzione, tra autore e personaggio, tra pubblico e attore. Le opere senz’altro più importanti del teatro pirandelliano sono: “Sei personaggi in cerca d’autore” e “Enrico IV”.

ETIOPIA

CONFINI: Confina a: • Nord con l'Eritrea • Nord-est con il Gibuti • Est e sud-est con la Somalia • Sud con il Kenya, • ovest con il Sudan e Sudan del sud

• Capitale: Addis Abeba• Governo: Repubblica Federale • Lingua: Amharico • Moneta: Birr • Popolazione: 90.078.005 Ab.

TERRITORIO

Il cuore del paese è rappresentato da un elevato altopiano, chiamato Acrocoro etiopico, che occupa quasi la metà del territorio e presenta un’altitudine media di quasi 2000 m. Il monte più alto è Ras Dascian, con 4620 m. Attraversato dalla Rift Valley, una enorme spaccatura che taglia quasi tutta l’Africa orientale. Nella sua parte settentrionale è inciso dalle gole di numerosi fiumi e ospita il lago Tana, da dove nasce il Nilo Blu il fiume più importante. I corsi d’acqua hanno carattere torrentizio e sono legati al regime delle precipitazioni stagionali. Al confine con il Sudan si estende la fascia desertica.

POPOLAZIONE, LINGUA E RELIGIONE

La popolazione etiope ha superato i 100 milioni di abitanti pur col mescolarsi, attraverso i matrimoni, le varie etnie mantengono dei punti che sono rimasti inconfondibilmente unici. Le etnie sono molte ma le principali sono gli Oromo e gli Amara. Nel paese vi sono 83 lingue e 200 dialetti circa. I quattro ceppi fondamentali sono il Semitico, Cuscitico, Omotico e il Nilo-Sahariano. L’Etiopia è stato uno dei primi paesi al mondo ad adottare il Cristianesimo come religione ufficiale e ancora oggi i cristiani e gli ortodossi rappresentano la metà della popolazione. Numerosa la presenza dei musulmani.

ECONOMIA

L’agricoltura è praticata ancora oggi con metodi tradizionali. Sugli altopiani si coltivano il caffè, ortaggi e frumento. Nelle zone più umidi si coltivano cotone e tabacco. Recentemente si è sviluppata la floricoltura che potrebbe portare il paese a diventare il maggior esportatore al mondo. L’industria è poco sviluppata. Il governo sta investendo parecchio nel settore turistico, le cui potenzialità sono buone, vista la presenza di siti storici e culturali, oltre al fatto che il paesaggio in diverse aree è molto scenico.

STORIA

L’Etiopia ha una storia molto varia: è considerata una delle culle dell’umanità. Sono stati ritrovati alcuni fossili di ominidi risalenti a circa 3 milioni di anni fa. Nell’antichità intorno al IV secolo a.C. sorse il Regno di Axum considerato uno dei grandi imperi dell’epoca insieme all’impero romano, all’impero persiano e all’impero cinese. Dopo la dominazione araba che la esclude dalle rotte commerciali principali, a partire dall’anno Mille, l’Etiopia conosce un periodo di decadenza che finirà nel 1885 quando sale al potere l’imperatore Teodoro II che unificherà lo Stato. Questo periodo coincide con l’apertura del Canale di Suez e l’Etiopia finirà nelle mire colonialistiche delle grandi potenze europee. Nel 1888 l’Italia conquista l’Eritrea subendo una sconfitta nel 1896 nella battaglia di Adua. Diventerà definitivamente colonia italiana sotto Mussolini, che la conquisterà nel 1936. Il cuore del paese è rappresentato da un elevato altopiano, chiamato Acrocoro etiopico, che occupa quasi la metà del territorio e presenta un’altitudine media di quasi 2000 m. Il monte più alto è Ras Dascian, con 4620 m. Attraversato dalla Rift Valley, una enorme spaccatura che taglia quasi tutta l’Africa orientale. Nella sua parte settentrionale è inciso dalle gole di numerosi fiumi e ospita il lago Tana, da dove nasce il Nilo Blu il fiume più importante. I corsi d’acqua hanno carattere torrentizio e sono legati al regime delle precipitazioni stagionali. Al confine con il Sudan si estende la fascia desertica.

GUERNICA

“L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni” (Pablo Picasso)

Guernica, il più celebre capolavoro di Pablo Picasso (1881-1973), fu dipinto nel 1937. Il titolo dell’opera deriva dal nome dell’omonima cittadina basca, rasa al suolo in seguito al bombardamento aereo ad opera della Legione Condor e dell’Aviazione Fascista d’Italia la sera del 26 aprile del 1937. Un massacro ingiustificato, un puro atto di violenza. La strage suscitò enorme sdegno presso l’opinione pubblica mondiale.

In quegli anni in Spagna era in corso la Guerra Civile e il generale Franco cercava di attuare un colpo di stato per sostituirsi al governo repubblicano. Quando la notizia del disastro venne divulgata, Picasso era impegnato nella realizzazione di un’opera che rappresentasse la Spagna all’Esposizione Universale di Parigi del 1937: decise pertanto di dipingere un quadro che denunciasse le atrocità del bombardamento su Guernica. L’opera fu dipinta a Parigi, in pochi giorni e subito divenne lo strumento di propaganda contro Franco e il nazi-fascismo che minacciava l’Europa.

L’ opera rappresenta l’ impegno morale di Picasso nelle sue scelte democratiche e civili; diventa nel tempo il manifesto universale contro la violenza, la distruzione, la guerra in generale. L'opera racchiude tutte le caratteristiche del cubismo: assenza di prospettiva, bidimensionalità e scomposizione piatta del volume dei soggetti. Le figure vengono rappresentate allo stesso tempo di fronte, di lato, dall'alto e dal basso. Si tratta della visione multi prospettica su piano bidimensionale, che caratterizza l'opera di Picasso. Le dimensioni sono tali da coinvolgere lo spettatore quasi aggredendolo, facendolo sentire vittima tra le vittime.

Lo spazio descritto in Guernica è un interno di un'abitazione sventrato dai bombardamenti; si capisce per la presenza di un lamapadario rappresenta un sole/un occhio divino che veglia e infonde pace nonostante la barbarie e la sofferenza. Leggendo il quadro da sinistra a destra osserviamo:

Madre con bimbo: il bimbo non è sopravvissuto ai bombardamenti, ha gli occhi vuoti. Lei grida tutto il suo dolore al cielo, disperata.

Toro: simbolo della forza della Spagna. Animale molto caro a Picasso, L’animale osserva quasi inerme la scena, stupito, ancora non capisce bene che cosa sta succedendo. Alcuni critici rivedono in lui Picasso, che essendo a Parigi in quel periodo poteva solo che osservare da lontano la sua Spagna. Altri identificano il toro con Franco: è lui che ha ordinato il bombardamento, osserva “fiero” ciò che sta succedendo. Questa ipotesi sarebbe avvallata dal fatto che la maggior parte dei soggetti dell’opera sono a lui rivolte e, insieme a loro, le grida di disperazione e aiuto.

Cavallo: Rappresenta l’umanità intera. È trafitto da una lancia, la testa girata al contrario rispetto al corpo, una zampa piegata forse rotta.

Soldato repubblicano: sconfitto con la spada rotta dalla quale però spunta un fiore, simbolo di rinascita, pace e speranza. È l’unico personaggio maschile del quadro. Appare destrutturato: solo la testa e un braccio sono visibili. Sembrerebbe decapitato ma non è ancora morto, ha gli occhi vivi (a differenza del bimbo in braccio alla madre che abbiamo visto prima). Il fiore, nonostante sia un elemento piccolo quasi “decorativo”, è ricco di significato ed è un simbolo potentissimo.

Colomba: subito sopra, rappresenta la pace. Di fronte alla guerra uomini e animali condividono lo stesso destino: messaggio universale di quanto sia dannosa per ogni essere vivente. Rappresenta la denuncia alla distruzione.

Dama: si affaccia da una finestra. La mano sinistra è appoggiata al davanzale/muro, nella destra allunga una lanterna o forse una candela. Rappresenta l’umanità che assiste inerme all’orrore della guerra, oppure secondo altri interpreti la Repubblica.

Donna al palazzo: vede del fuoco, un palazzo sta bruciando. Urla disperata al cielo; è una figura speculare rispetto alla prima madre sulla sinistra. Entrambe rivolgono la loro disperazione ad un’entità ultraterrena, chiedendole aiuto. La donna al palazzo è unita all’unico riferimento architettonico cittadino: il palazzo appunto in fiamme. Inserire un elemento di costruzione edilizia, visto da una prospettiva “esterna” sottolinea l’universalità del messaggio di Picasso.

Donna svestita: l’opera si chiude con una donna che avanza svestita verso il centro della scena. La testa rivolta al cielo, sguardo stupito e smarrito.

Guernica È l’unica opera per cui Picasso fa testamento. Il pittore dona alla sua nazione l’opera con la clausola che sarebbe potuta andare in Spagna solo a pace raggiunta: viene perciò prima portata al MOMA di New York, successivamente nel 1981 in Spagna.

CARBONIA

"OGGI, IL 18 DICEMBRE DELL'ANNO XVII DELL'ERA FASCISTA, NASCE IL PIU GIOVANE COMUNE DEL REGNO D'ITALIA: CARBONIA".

Con queste parole Mussolini apriva l'inaugurazione della città di Carbonia. Nasceva la città del carbone, edificata sopra il grande bacino carbonifero del Sulcis.

Città fondata dal fascismo nel 1937 per potenziare l’attività delle miniere di carbone già esistenti e sfruttate industrialmente dalla seconda metà dell’Ottocento. I giacimenti erano notevoli, tanto da convincere il regime a far nascere una città con uno stile completamente nuovo per l’epoca.La città di Carbonia venne costruita inizialmente per contenere una popolazione di 12000 abitanti, ma quasi subito questo progetto si rivelò insufficiente ad accogliere l'ondata di manodopera tanto da richiedere un'intensificazione nell'uso dello spazio.

L'organizzazione dello spazio nella città di Carbonia rifletteva i tratti fondamentali dell'ideologia fascista. Infatti, un'organizzazione degli spazi di vita rigida e ben definita rispondeva sia all'esigenza di un criterio gerarchico che riflettesse sullo spazio la gerarchia aziendale, sia a quella di una netta divisione tra "chi comanda e chi viene comandato" riconducibile alla visione fascista della società. Come era avvenuto per le altre città del regime anche per Carbonia la città si sviluppava intorno agli elementi tipici che costituiscono l'immagine della città fascista Il centro è riservato a luoghi-simbolo: la torre littoria, la casa comunale, la chiesa, la casa del fascio, il dopolavoro.

I PATTI LATERANENSI

Il giorno 11 febbraio 1929 tra lo Stato italiano e la Santa Sede vengono stipulati i Patti Lateranensi firmati da Benito Mussolini e dal segretario di Stato il Cardinale Pietro Gasparri. Attraverso questi Patti si concludeva la cosiddetta “questione romana”.

Presero il nome del palazzo di San Giovanni in Laterano, dove furono firmati gli accordi. I patti si dividono in tre parti: • Trattato: Viene riconosciuta l’indipendenza e la sovranità della Santa Sede e la nascita dello Stato della Città del Vaticano. La religione cattolica diventa unica religione di Stato. • Convenzione finanziaria: lo Stato italiano si impegnava a risarcire i danni arrecati alla Santa Sede con l’occupazione di Roma nel 1870 dietro versamento di 750 milioni di lire e di un miliardo in titoli di Stato • Concordato: imponeva ai vescovi di giurare fedeltà allo Stato italiano e affermava alcuni privilegi per la Chiesa cattolica.

I Patti rappresentavano per Mussolini un mezzo per ottenere un maggior consenso tra i cittadini italiani, dato che la Chiesa aveva da sempre esercitato una forte influenza sul popolo. Dopo la caduta del fascismo, i Patti vennero messi in discussione data l’incompatibilità di alcune disposizioni con i principi fondamentali della Costituzione italiana.

Nel 1984 venne stipulato un nuovo Concordato firmato dal presidente del consiglio Craxi e dal segretario di Stato Vaticano il cardinale Casaroli.

I punti salienti del nuovo Concordato sono 4: 1. la religione cattolica non è più la religione di Stato, 2. l'insegnamento della religione cattolica nella scuola statale ha carattere del tutto facoltativo, in quanto può essere fatto solo su richiesta, 3. nelle questioni di diritto familiare lo Stato rivendica una propria autonomia, 4. il finanziamento diretto della chiesa da parte dello Stato (congrua) viene sostituito dall'autofinanziamento da parte dei fedeli

FACCETTA NERA

Faccetta nera, è una canzone scritta da Renato Micheli per poterla portare nel 1935 al festival della canzone romana. Il testo racchiude tutta la propaganda coloniale dell’epoca. Composta nel momento in cui la stampa prepara la campagna di conquista denunciando la presunta sopravvivenza di un sistema schiavistico in Etiopia, la canzone celebra la grandezza civilizzatrice «romana» che porta libertà là dove esistono ancora le catene: «faccetta nera / bell’abissina » recita il ritornello, «aspetta e spera che già l’ora si avvicina; / quando saremo insieme a te, / noi ti daremo un’altra legge e un altro Re».

Di Africa si parla tanto nei giornali e nei cinegiornali. Gli italiani sono bombardati di immagini africane dalla mattina alla sera. I bambini nelle loro tenute balilla conoscono perfettamente le città che il fascismo vuole conquistare. E così nomi come Makallè, Dire Daua, Addis Abeba diventano familiari a grandi e piccini.

FACCETTA NERA E LA CENSURA

Il testo iniziale di Micheli non piace al regime, che vi rimette mano più volte. Viene subito cancellato il riferimento alla battaglia di Adua. Per il regime era intollerabile ricordare quella disfatta italiana, che fu la prima battaglia vinta da un paese africano contro l’imperialismo europeo. Saltò anche un’intera strofa che definiva faccetta nera “sorella a noi” e “bella italiana”. Una nera, per il regime, non poteva essere italiana. Sottolineava i diritti di cittadinanza che il fascismo era lontano dal riconoscere agli africani conquistati. Nonostante i rimaneggiamenti, la canzone continua a non piacere al regime, ma è troppo popolare per poterne impedire la circolazione. Il fascismo provò a farla sparire e in un goffo tentativo si inventò una Faccetta bianca scritta e musicata dal duo Nicola Macedonio ed Eugenio Grio. Una canzone dove una ragazza saluta sul molo il fidanzato legionario in partenza per l’Africa. Una faccetta da focolare domestico, sottomessa e casta

LO SPORT E IL FASCISMO

Il legame tra sport e fascismo rappresenta una pagina importante e lunga della storia d'Italia. Nell'arco del ventennio in cui Benito Mussolini dominò la scena italiana, gli atleti eccelsero in varie discipline. Quello sportivo fu il campo in cui il regime raccolse i più grandi successi, e fu forse il periodo più florido per lo sport italiano.

Il fascismo investì notevoli sforzi nell'inquadrare i ragazzi e i lavoratori in strutture che rappresentavano un misto tra le società sportive, le organizzazioni giovanili e l'esercito. Negli anni '20, furono fondate quelle organizzazioni che avevano come obiettivo quello di tenere le persone e soprattutto i giovani, legate al regime fascista. Nacque l'Opera Nazionale Dopolavoro, che offriva ai lavoratori momenti di svago gestiti dallo Stato. Nacque l'Opera Nazionale Balilla, riservata ai bambini e ai ragazzi in età scolare con il compito di formare i ragazzi allo sport e ad attività para-militari, propedeutiche al servizio militare.

"Le organizzazioni giovanili dovevano formare nei ragazzi l’identità di corpo, il culto dell’obbedienza, l’amore per la patria e soprattutto per il Duce".

GLI SPORT CARI AL FASCISMO

IL CICLISMOIl ciclismo era uno sport che rispecchiava i principi dell'estetica fascista: c'erano la fatica, lo sforzo, la salita, la dedizione. C'era soprattutto l'idea del gregario che si sacrifica per il leader e c'era la velocità. Già dal 1909 si correva il Giro d'Italia e aveva conosciuto i più grandi campioni di tutti i tempi: Gino Bartali e Fausto Coppi.

IL CALCIO Il calcio era uno sport nato in Inghilterra e per questo non piaceva a Mussolini. Sul finire degli anni '20 il segretario del Partito Nazionale fascista, si inventò un nuovo sport, con l'obiettivo di sostituire il calcio e gli altri sport stranieri. Questo sport fu la volata il cui regolamento mischiava regole del calcio e del rugby.

I MOTORI In epoca fascista nacque la passione per i motori e le auto. Il fascismo fu profondamente affascinato dal mito della modernità. Si presentava rivoluzionario e aveva assorbito al suo interno elementi dell'estetica futurista. nel 1922 era stato costruito il circuito di Monza e case automobilistiche come Alfa Romeo e Maserati, dominavano i vari Gran Premi con le loro vetture. la corsa di maggior successo durante il periodo fascista fu la Mille miglia, la cui prima edizione si disputò nel 1927. per tutti gli anni '30 attirò autisti e turisti che passavano ore in strada per vedere passare le macchine.

IL PUGILATO Uno degli sport più seguiti fu il pugilato con Primo Carnera, l’uomo che demoliva gli avversari , secondo Mussolini l’atleta che più di altri impersonava le caratteristiche della razza, a tal punto che ne fece una icona del regime, nel periodo di massima espansione.

Lo sport dava al fascismo la possibilità di celebrare la volontà di potenza e incarnare il mito del superuomo, esaltare il vitalismo e il culto della giovinezza, concepire la vita come la continuazione della guerra con altri mezzi e mobilitare il popolo, le donne, i giovani nella partecipazione attiva a eventi e parate che creavano coesione sociale e rito collettivo. Con lo sport il fascismo riprendeva il culto classico, greco-romano, dell’agonismo e il mito dell’atleta, come un eroe in tempo di pace, caro agli dei e ai popoli; l’elogio del corpo muscoloso e armonioso, il mito dell’educazione fisica e la nascita degli Istituti, poi Isef, il valore pedagogico della ginnastica. Mens sana in corpore sano.

STRAGI NAZISTE E FASCISTE IN ITALIA

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IL FASCISMO E LA RAZZA

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Il razzismo è una teoria fondata sul principio della differenza sulle razze umane. Il fascismo ha avuto come finalità quella di perseguire la difesa etnica e spirituale del popolo italiano, ritenuto discendenza ariana e di conseguenza perseguitare tutte le altre razze non ariane con provvedimenti fortemente restrittivi. Ma esistono vere diversità fra le razze? Un tempo, in molti pensavano che esistessero razze geneticamente “inferiori” e razze “superiori”, ma l'intelligenza e la personalità non sono caratteristiche strettamente ereditarie, come invece lo sono per esempio il colore degli occhi o il gruppo sanguigno. Sicuramente dipendono in parte da fattori genetici, ma sono anche molto influenzate dall'ambiente in cui si vive, dall'educazione ricevuta, dalle opportunità economiche che si hanno. Per la genetica le differenze fra le razze sono dovute unicamente all'evoluzione e quindi all'adattamento alle diverse caratteristiche degli ambienti in cui la popolazione vive. Dal punto di vista genetico esiste quindi una sola razza: quella umana.

Gregor Mendel (1822-1884) fu il primo a studiare in modo rigoroso il fenomeno della trasmissione dei caratteri ereditari. Per questo, pur non avendo nessuna conoscenza sul DNA e RNA, viene considerato il fondatore della genetica. Fu un monaco naturalista austriaco nel monastero di Brno, in Moravia. Insegnava scienze naturali nell’Università locale e trascorreva il suo tempo libero a coltivare il giardino del convento. Proprio questa attività lo portò a scegliere per i suoi esperimenti le piantine di pisello odoroso che fecondava artificialmente.

LEGGI DI MENDEL

1^ Legge della dominanza

2^ Legge della segregazione dei caratteri

3^ Legge della indipendenza dei caratteri

Dall'autofecondazione di ibridi della prima generazione filiale si ottiene una seconda generazione filiale in cui il carattere dominante e quello recessivo si presentano sempre nel rapporto 3:1

Incrociando due individui che differiscono tra loro per due o più caratteri, questi vengono trasmessi alla discendenza in modo indipendente gli uni dagli altri

Dall'incrocio di due individui di linea pura, che presentano forme alternative per un certo carattere, si ottengono ibridi in cui compare solo uno dei due caratteri, quello dominante. Questi ibridi costituiscono la prima generazione filiale (F1)

LIFE IN THE UK

The war years were difficult for everybody. People were afraid of bombs, had difficulty finding food and were worried about their family members who were away fighting. Almost one and a half milion people were evacuated from big cities to safer areas. Large group of city children left their homes for the countryside and did not see their parents again until after the war. During World War II everybody in Britain, even babies, had to carry two things with them all the time: a gas mask and an identity card were introduced and so families separated or killed during air raids or evacuation cuold be identified quickly.

On 8th january 1940 rationing started. It was a fair way of distributing food and clothing to everyone. It prevented rich or greedy people from buying too much. People had ration books which they used to buy a limited amount of things they needed. Everybody was busy during the war. Men and women went to war as soldiers, doctors and nurses. Everybody at home had to register for work. Old people and people exempt from fighting joined the Home Guard. They did duties near their homes such as organising air raid shelters and checking that people didn't have lights on during the blackouts

FRANCHISMO

En España la postguerra fue un periodo inestable donde el caudillo/jefe/leader impuso un régimen dictatorial. El totalitarismo era una forma de gobierno en que todas las actividades sociales, económicas, políticas, intelectuales, culturales y espirituales estaban bao el grupo dominante Cada persona tenía que conformarse a los partidos políticos presentes u los republicanos, los comunistas, socialistas y anárquicos eran llamados enemigos del estado. El gobierno de derecha tenía el monopolio de los medios de comunicación con el que controlaba lo que influía sobre el pensamiento del pueblo. Ademas existía una eficiente policía secreta, el control politico del ejercito y una fuerte centralización de la economia del estado.

En este periodo en España existía la autarquía, ósea se produce y se consuma solo lo que es necesario por el país y no hay intercambios con otros países y España vive en la máxima pobreza. La politica franquista controlaba los periódicos, la radio, la television, el teatro u el cine, que sometió a la censura. El pueblo español no tenía ningún derecho ni libertad de expresión. Este fue un periodo de aislamiento de las otras naciones europeas. Después de la derrota del fascismo, todo el mundo pensaba que también el franquismo había terminado, pero ese permaneció hasta la muerte de Franco. En los años 50, España entra en la ONU y firma un convenio de cooperación con estados unidos (Plan Marsha) contra la union sovietica, el comunismo y la guerra fría.

LILIANA SEGRE

Non c’erano ladri, assassini, delinquenti. La nostra colpa era quella di essere nati».

Liliana Segre, 90 anni, è una delle principali testimoni della Shoah. Vittima delle leggi razziali e deportata nel campo di concentramento di Auschwitz a soli 13 anni, è l’unica della sua famiglia a essere sopravvissuta. Per oltre 30 anni ha raccontato nelle scuole e durante incontri pubblici la sua esperienza degli orrori del nazifascismo, diventando uno dei volti più rappresentativi della lotta all’odio e alla discriminazione.

Era il 1938, l’anno della promulgazione delle leggi razziali

La vita della piccola Liliana stava per cambiare per sempre nel segno dell’orrore e della separazione dai suoi affetti più cari. Cacciata dalla scuola pubblica, additata dalle amiche più care, che la chiamano “ebrea”, senza nemmeno sapere cosa significa, Liliana diventa invisibile al mondo che un tempo l’aveva accolta e cresciuta come una figlia.

“E io non capivo, me ne stavo lì, come se avessi fatto qualcosa di male, a domandarmi se tutto era cambiato per colpa mia.

Nel dicembre del 1943, con il padre e due cugini, tenta di fuggire in Svizzera ma il gruppo viene arrestato in provincia di Varese. Dopo circa 40 giorni di carcere al San Vittore di Milano, vengono portati al Binario 21 della Stazione Centrale di Milano e messi su un treno con destinazione Auschwitz-Birkenau. Oggi, a distanza di oltre 60 anni, sul braccio di Liliana Segre è ancora possibile leggere il numero 75190, che le tatuarono il giorno in cui fu deportata insieme al padre.

Là, quando separavano gli uomini dalle donne, lasciai la mano di mio padre, senza sapere che non l’avrei più rivisto.

Si troverà poi ad affrontare anche la marcia della morte verso la Germania, dopo l’evacuazione di Auschwitz, che la conduce al campo di concentramento tedesco di Malchow. Era il gennaio 1945. Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa abbattono i cancelli di Auschwitz, e liberano i prigionieri, rivelando al mondo, per la prima volta, l’orrore dell’Olocausto. Liliana Segre è una dei 25 bambini italiani minori di 14 anni che riuscirono a sopravvivere al campo di concentramento di Auschwitz. Dopo lo sterminio nazista, vive a lungo con i nonni materni, unici superstiti della sua famiglia. Il padre era morto ad Auschwitz il 27 aprile del 1944; il 18 maggio dello stesso anno anche i nonni Giuseppe e Olga furono uccisi il giorno dopo il loro arrivo al campo di concentramento Nel 1948 Liliana conosce Alfredo Belli Paci, cattolico, anch’egli reduce dai campi di concentramento, per essersi rifiutato di aderire alla repubblica sociale. I due si sposano nel 1951 e hanno tre figli.

Dai primi anni Novanta, Liliana Segre ha trovato il coraggio e la forza di uscire allo scoperto e raccontare la sua storia nelle scuole di ogni città italiana, per diffondere la memoria di quanto accadde durante la Seconda Guerra Mondiale nei campi di sterminio nazisti. Il 19 gennaio 2018, a 80 anni dalle leggi razziali fasciste, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella l’ha nominata senatrice a vita

L’indifferenza più grave della violenza.

“Sono profondamente pessimista. I testimoni stanno morendo tutti e quando non ci sarà più nessuno, il mare dell’indifferenza e della dimenticanza si chiuderà sopra di noi come si fa con i corpi che annegano in cerca della libertà».

Liliana Segre

IL FASCISMO E LE LEGGI RAZZIALI

Il 5 settembre 1938, per decreto regio firmato dal re Vittorio Emanuele III, l'Italia fascista di Benito Mussolini varava le leggi razziali con le quali il nostro Paese escludeva gli ebrei da qualsiasi servizio e attività pubblica. Di colpo, cittadini comuni che fino al giorno prima avevano vissuto tranquillamente nella società civile venivano così dichiarati nemici della razza superiore

Alla fine degli anni Trenta, il regime fascista intraprese una campagna discriminatoria nei confronti degli abitanti delle colonie, prima, e degli ebrei, dopo. Il fondamento teorico alla politica razziale era basato su alcune considerazioni che affermavano l'esistenza della razza italiana e la sua appartenenza al gruppo delle cosiddette razze ariane già identificate da governo nazista in Germania. La discriminazione prese piede in Italia dopo iniziata in la promulgazione in Germania delle leggi di Norimberga con le quali si negava agli ebrei la cittadinanza tedesca e di conseguenza alcuni importanti diritti, come ad esempio il diritto di voto, e con le quali si proibivano i matrimoni tra i tedeschi e gli ebrei.

Le prime leggi discriminatorie in Italia, accompagnate da una forte campagna di propaganda, erano contenute nel Regio Decreto Legge n. 880; con esse si vietava il madamismo e il matrimonio degli italiani con i “sudditi delle colonie africane”. A queste leggi seguirono una serie di leggi discriminatorie nei confronti degli ebrei. Queste leggi, che ricalcavano essenzialmente quelle naziste, furono fatte precedere da un manifesto di alcuni scienziati pubblicato con il titolo “Il manifesto della razza” sulla rivista La difesa della razza il 5 agosto 1938.

Il manifesto, si articolava in dieci punti e fissava le linee guida del razzismo fascista. • I primi tre punti definivano l’esistenza delle razze umane, in particolare la loro classificazione in piccole razze e grandi razze, come concetto biologico e non basato su considerazioni storiche, linguistiche o religiose. Il quarto punto affermava l’origine ariana della maggioranza della popolazione residente in Italia a quel tempo. Il quinto ed il sesto punto affermavano l’esistenza di una razza italiana ormai “pura” per una serie di motivazioni storiche la più importante delle quali era il fatto che, in seguito all’invasione dei Longobardi (sesto secolo D.C.), l’Italia non era stata protagonista di movimenti imponenti di popoli che fossero stati in grado di influenzare la fisionomia razziale della nazione stessa. Il settimo e l’ottavo punto affermavano la necessità che il popolo italiano si dichiarasse apertamente razzista. Gli italiani appartenevano alla razza italiana che poteva essere ricondotta all’insieme delle razze ariano – nordiche e non a quella delle razze mediterranea a cui potevano essere ricondotte, invece, alcune popolazioni africane. Il nono punto apriva la vertenza sulla razza ebraica affermando in particolare che gli ebrei non appartenevano alla razza italiana (erano considerati l’unica popolazione a non essere stata assimilata in Italia) in quanto erano caratterizzati da elementi razziali non europei. Il decimo ed ultimo punto, infine, affermava la necessità che i caratteri fisici e psicologici degli italiani, simili per moltissimi aspetti a quelli delle popolazioni europee, non dovessero essere intaccati, quindi alterati, con incroci con popolazioni extra – europee, gli ebrei in particolare.

Sebbene questi avvenimenti spaventosi appaiano oggi lontani nel tempo, non si può e non si deve dimenticare che il razzismo ha agito – e agisce tuttora – come movente di guerre, pulizie etniche e regimi segregazionisti. Nel 1950, l’UNESCO ha condannato il razzismo nella Dichiarazione sulla razza, negando qualunque legame tra le differenze biologiche degli esseri umani e le loro caratteristiche psicologiche, morali o comportamentali. A partire dal 2000, il 21 marzo è stata proclamata la «Giornata mondiale contro il razzismo».

...E ancora una volta il mondo conobbe la follia e le atrocità, ma la speranza di risorgere a vita migliore non abbandonò e non abbandonerà mai l'umanità.

FINE