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I grandi personaggi del risorgimento italiano
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I grandi personaggi del risorgimento italiano
Giuseppe Garibaldi
Garibaldi nacque a Nizza nel 1807, in giovinezza iniziò a navigare con il padre in giro per l'Oriente, fin quando divenne capitano di una vera e propria nave, ma non appena venne a conoscenza delle idee mazziniane votate alla causa risorgimentale italiana, si iscrisse alla Giovine Italia. Garibaldi partecipò alla spedizione mazziniana del febbraio 1834 in Savoia, la quale però falli, Costretto a fuggire per la sentenza di condanna a morte, si rifugiò a Marsiglia, in Francia.Successivamente nella notte tra il 5 e il 6 maggio 1860, Garibaldi partì da Quarto con i suoi volontari alla volta della Sicilia, dopo aver sapito della rivolta a Palermo; gli eventi significativi della celebre Spedizione dei mille in Sicilia furono lo sbarco a Marsala l'11 maggio, la bataglia di Calatafimi del 15 maggio, la presa di Palermo, il passaggio trionfante in Calabria, l'ingresso nella dcittà di Napoli il 7 settembre e l'importante Battaglia del Volturno tra il 1 e 2 ottobre.
Giuseppe Garibaldi
Successivamente il 7 novembre si recò a Napoli con il re Vittorio Emanuele e dopo i risultati del plebiscito consegnati al sovrano il giorno seguente, il 9 novembre lasciò l'italia meridionale decidendo di fare ritorno a Caprera, rinunciando così alla nomina di generale e alle ricompense che i Piemontesi gli concessero. Nel corso della Terza Guerra d'Indipendenza, Garibaldi ottenne il controllo del Trentino nel luglio del 1866, ma successivamente cercando di riconquistare Roma fu bloccato una volta dai soldati italiani che lo costrinsero a tornarea Caprera, ma lui e i suoi uomini riuscirono a sfuggire, ma giungendo a Mentana furono nuovamente bloccati dai francesi il 3 novembre, Garibaldi fu arrestato a Fligine e ricondotto a Caprera, dove negli ultimi anni ader' alle idee del socialismo; egli inoltre scrisse le Memorie autobiografiche e altri romanzi. La morte di Giuseppe Garibaldi avvenne a Caprera il 2 giugno 1882.
Vittorio Emanuele II
Vittorio Emanuele nasce a Torino nel 1820, figlio di Carlo Alberto e Maria Teresa d’Asburgo Lorena, nel 1849 dopo lal’abdicazione di suo padre, divenne re di Sardegna e firmò l’armistizio di Vignale con l’Austria. Nonostante fosse molto religioso, nel 1850 accettò le leggi Siccardi, che abolivano i privilegi della Chiesa. Nel 1852 affidò poi il governo a Camillo Benso, conte di Cavour e di certo non mancarono i contrasti, infatti, quando Cavour sostenne un progetto di legge che eliminava numerosi ordini religiosi, il vescovo di Casale, protestò presso il re, che si dimostrò sensibile alle ragioni della Chiesa, portando così Cavour a chiedere le dimissioni, per poi ritirarle per le pressioni dell’opinione pubblica. Vittorio Emanuele potenziò l’esercito, quindi promosse la partecipazione del Piemonte alla guerra di Crimea (1855), che Cavour sfruttò per attirare l’attenzione di Francia e Inghilterra sulla situazione italiana. Poi furono firmati gli accordi segreti di Plombières con Napoleone III, che preparavano la guerra con l’Austria.
Vittorio Emanuele II
Vittorio Emanuele guidò personalmente le truppe piemontesi in ogni fase di essa. Nonostante l’opposizione di Cavour, accettò poi l’armistizio di Villafranca, firmato da Napoleone III con l’imperatore austriaco, che assegnava al regno sabaudo soltanto la Lombardia. Nel 1860 poi sostenne segretamente la spedizione dei Mille di Garibaldi, che portò alla conquista della Sicilia e dell’Italia meridionale. Dopodichè, il re incontrò a Teano, presso Caserta, Garibaldi che gli consegnò i territori conquistati. Negli ultimi anni di vita poi si avvicinò alle potenze centrali (Austria e Germania), gettando le basi di una futura alleanza. Morì poi a Roma nel 1878.
Camillo Benso, Conte di Cavour
Camillo Cavour nasce a Torino il 10 agosto 1810, quando la città è capoluogo di uno dei dipartimenti dell’Impero francese in territorio italiano. Si trova quindi a crescere nel pesante clima della Restaurazione che domina la vita culturale piemontese dopo il rientro della dinastia dei Savoia nel 1815. All’età di dieci anni, Camillo Benso è ammesso alla Regia Militare Accademia di Torino anche grazie ai favori del comandante della scuola, da anni amico della famiglia. Fin dall’inizio degli studi si dimostra assai dotato nelle scienze matematiche e questo interesse prevale ben presto su quello per la carriera militare. Nel 1824 è nominato tra i paggi del principe di Carignano (il futuro re Carlo Alberto) ma l’esperienza non è positiva e il giovane aristocratico si rende rapidamente conto di essere insofferente al cerimoniale di corte, al clima di adulazione continua e a “quella livrea da gambero”. Un tale malessere, sfociato in un gesto d’intemperanza alla presenza di Carlo Alberto, induce il futuro re a mettere alla porta il giovane Cavour.
Camillo Benso, Conte di Cavour
La rivoluzione parigina del 1830 esaspera ancora di più il partito legittimista che domina a Torino e lo porta a inasprire le misure di polizia contro liberali e democratici: questo per reazione spinge il Cavour a prendere contatti con circoli mazziniani e democratici, soprattutto genovesi. Tali contatti tuttavia non lo portano affatto ad abbracciare il loro punto di vista, poiché Cavour anche nella sua fase giovanile si mostra fedele ad una via mediana, ostile tanto al legittimismo reazionario che alla democrazia, che egli vede come un giacobinismo “rinato” dopo il 1830. Due anni dopo, con il permesso paterno , Cavour lascia definitivamente i ranghi dell’esercito e si dedica all’amministrazione di alcuni poderi della sua famiglia. Cavour muore il 6 giugno 1861, probabilmente per il riacutizzarsi della malaria che aveva contratto in gioventù durante le visite alle risaie del vercellese.
Le 3 Guerre d'Indipendenza
Seconda Guerra d’Indipendenza e Spedizione dei Mille
- 1859: scoppiò la Seconda Guerra d’Indipendenza: il Regno di Sardegna, affiancato dalla Francia, riuscì a ottenere la Lombardia, evento che portò, in seguito, l’annessione al Regno di Sardegna anche di Toscana, Parma, Modena e della parte di Romagna governata dallo Stato Pontificio.
- 1860: Giuseppe Garibaldi, un generale, patriota e condottiero italiano, famoso sia in Europa che in America meridionale per le sue imprese che lo resero noto come “eroe dei due mondi”, con circa un migliaio di uomini al seguito, partì da Quarto, nei pressi di Genova, in nave e raggiunse Marsala, in Sicilia. Dalla Sicilia, combattendo contro l’esercito borbonico, i Mille conquistarono tutta l’isola e iniziarono a risalire verso Nord, vittoria dopo vittoria, fino a Napoli. Nelle stesse settimane il re Vittorio Emanuele II mosse l’esercito per conquistare le Marche e l’Umbria, regioni controllate dallo Stato Pontificio e, evitando il Lazio, scese con i soldati fino in Campania.
- 1860 (26 ottobre): Vittorio Emanuele incontrò Giuseppe Garibaldi a Teano, vicino Caserta, riunendo così la penisola.
- 1861 (17 marzo): Vittorio Emanuele II dichiarò la nascita del Regno d’Italia con capitale Torino
Prima Guerra di Indipendenza
- 1847: Fu composto il Canto Nazionale degli Italiani, meglio noto come Inno di Mameli dal nome dell’autore Goffredo Mameli, che divenne immediatamente popolare durante le guerre di indipendenza.
- 1848: scoppiò la Prima Guerra d’Indipendenza, in quanto, dopo varie insurrezioni anti-asburgiche nelle più importanti città del Lombardo-Veneto (Padova, Milano e Venezia), Carlo Alberto di Savoia si pose a capo di una coalizione di Stati italiani e dichiarò guerra all’Austria, con l’intenzione di conquistare il Regno Lombardo-Veneto. Inizialmente vittorioso, Carlo Alberto venne in seguito sconfitto e fu costretto a consegnare il regno a suo figlio, Vittorio Emanuele II.
- 1852: Camillo Benso Conte di Cavour diventò primo ministro del Regno di Sardegna e iniziò a pianificare nuove strategie innovative per riuscire a unificare la penisola. Cavour, infatti, si rese subito conto che senza l’appoggio di una potenza europea non sarebbe mai stato possibile sconfiggere gli Asburgo, quindi, attraverso una serie di manovre diplomatiche, riuscì a ottenere il sostegno della Francia di Napoleone III.
Terza Guerra d’Indipendenza
- 1866: l’Italia non era ancora del tutto unita e liberata… Mancavano, infatti, ancora il Lazio e il Veneto, ma quest’ultimo fu liberato da Vittorio Emanuele con la Terza Guerra d’Indipendenza.
- 1870: i bersaglieri del re giunsero a Roma, dove si aprirono un varco nelle Mura ed entrarono in città , mettendo fine al potere del Papa. A quest’ultimo, infatti, furono concessi solo il Palazzo Pontificio, i palazzi del Vaticano e un indennizzo annuo in denaro.
- 1871: Roma divenne la capitale del Regno d’Italia
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Fatto da Stendardo Maria Francesca 4Dtt