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La narrativa della crisi

Patricia Vaideanu

Created on May 12, 2021

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Transcript

LA narrativa della crisi

Inizio

Con "età della crisi" si indica il periodo che va dagli anni Ottanta dell'Ottocento fino agli anni Trenta del Novecento , in cui le esperienze culturali e scientifiche scardinano le certezze acquisite dal Positivismo.

Contesto storico-socialeDal governo di Giolitti alla Grande Guerra

sviluppo industriale nelle città. Emigrazione nelle campagne.

1912 anno del suffragio universale maschile. -Movimento cattolico e socialista di Don Sturzo

1914-1915 la cultura italiana si divide tra la fazione neutrale e quella degli interventisti

La società si trovava ad affrontare in quel periodo una serie di cambiamenti che ne minavano le stesse fondamenta.

  • Crisi dei fondamenti: crisi della cultura, della civilità e del modello di sviluppo occidentale
  • Crisi delle certezze scientifiche: le nuove scoperte scientifiche dimostrano che non esiste una vera e propria certezza scentifica, ci si può soltanto avvicinare alla conoscenza

nessuna disicplina è immune da errore e totalmente non contradittoria; la valutazone esatta di un esperimento scientifico è impossibile: lo stesso osservatore entra a fare parte delle dinamiche dell'esperimento e lo influenza

caos culturale

Mutano le concezioni di tempo e materia fino ad allora apparse come oggettive:

  • le taoria della relatività
  • meccamica quantisitca
  • la psicoanalsisi di Freud
creano maggiormente questa sensazione di profonda crisi

Bergson: la vita come "slancio vitale" e il tempo soggettivizzato -insiste sulla concezione dinamica e in continuo divenire della realtà (vitalismo) contrapposta alla scienza che offre una visione riduttiva e statica

Einstein: la relatività e la crisi delle scienze positivie-Einstein, dimostra che anche le scienze esatte si fondono su presupposti convenzionali e "relativi"

Nietsche e il pesniero negativo -distrugge qualsiasi illusione antropocentrica:

  • offre un pensiero negativo
  • confuta le certezze della filosofia e della scienza, respinge gli ottimismi della storia, smaschera le ideologie

Freud e la teoria del dell'inconscio -Freud dimostra l'incapacità della ragione di governare l'uomo. Molte delle nostre azioni sono condizionate dall'Inconscio

  • Romanzo novecentesco

Il romanzo del Novecento è profondamente influenzato da ciò che sta accadendo a livello culturale. Il romanzo subisce modifiche strutturali e contenutistiche significative. Tra i principali autori del romanzo della crisi si possono ricordare:

  • Joseph Conrad, i cui romanzi hanno spesso il mare come sfondo;
  • Thomas Mann, scrisse romanzi caratterizzati dalla riflessione interiore. Tra le opere più importanti ricordiamo i Buddenbrook (analisi crtitica del mondo borghese), La morte a Venezia (incentrata sui temi decadenti di bellezza e arte), La montagna incantata;
  • Franz Kafka, descrive un mondo borghese angoscioso ed enigmatico, La metamorfosi;
  • Marcel Proust, scrisse Alla ricerca del tempo perduto, incentrata sul tema della memoria involontaria;
  • James Joyce, il cui romanzo più celebre è Ulysses;
  • Virginia Woolf, fa largo uso delle tecniche della narrazione interiorizzata;
  • Robert Musil, scrisse L'uomo senza qualità, in cui il protagonista è un inetto senza qualità, e I turbamenti del govane Toerless;
  • Svevo, Pirandello e Tozzi sono i narratori più innovativi in Italia in questo periodo. Il primo con il romanzo La coscienza di Zeno; il secondo con i romanzi Uno, nessuno e centomila e Il fu Mattia Pascal.

Romanzo dell'Ottocento Tempo: -Logica consequenziale dei fatti -Struttura cronologica, con digressioni ordinate -Tecniche narrative che rispettano la scansione temporale in un prima e poi Personaggio: -Personaggio realistico -Garante dell'unità -Portatore di un sistema di valori (più o meno condiviso-condivisibile) Narratore: -Narratore funge da meccanismo regolatore della storia -Garante della verosomiglianza Il fine dell'arte: -Educare (Manzoni) -Denuncia sociale (Naturalismo) -Proporre un modello umano, l'eroe decadente (D'Annunzio)

-Il personaggio si frantuma -Il narratore diventa la voce di cui non ci si può fidare, diventa garante della non verità -L'arte, diventa una lente attraverso la quale scardinare le certezze

Italo Svevo scrittore atipico

Vita e formazione culturale

  • Italo Svevo nasce a Trieste il 19 dicembre 1861 da un padre ebraico e una madre italiana.
  • Personaggio della sua produzione è l'inetto ovvero l'antieroe, uomo comune che non si sente adatto alla vita, non vuole scegliere e quindi "si lascia vivere"
  • Nel 1896 Svevo sposò la cugina Livia Vneziani.
  • Nel 1923 scrive La Coscienza di Zeno, primo romanzo italiano con una chiara apertura alla psicoanalisi
  • Nel 1925 Eugenio Montale pubblica un articolo in Omaggio a Svevo
  • Per nessun autore come Italo Svevo vale l'equazione Letteratura=psicanalisi. Grazie alle teorie di Freud riusciamo ad indagare noi stessi, secondo Svevo la letteratura diventa lo strumento per eccellenza di conoscenza sopratutto di se stessi
  • Secondo Svevo il romanzo non ha più la funzione di intrattenere e educare ma di far conoscere : realismo critico, La letteratura di D'Annunzio è orientata all'esibizione, al successo, alla retorica quindi fuori di sé, mentre per Svevo è rivolta dentro di sé, per risolvere i conflitti interiori dell'animo umano
  • I Protagonisti saranno autobiografici, molto simili a Italo Svevo
  • Muore il 13 settembre 1928 a causa di lesioni riportate in seguito a un incidente stradale

Italo= legame con l'Italia Svevo= legame con la germania (Svevo, dagli Svevi, dinastia imperiale tedesca del Medioevo)

4 grandi conflitti della vita di Svevo influenzano la sua produzione letteraria:

1. l primo conflitto nasce dalle sue origini in parte austriache e in parte italiane, il suo vero nome è Hector Aron Schmitz.Il padre aveva raggiunto una solida posizione economica e vorrebbe che anche il figlio continuasse le orme paterne ma Svevo studia in un collegio in Baviera e poi torna in Italia.Rimase colpito da scrittori che lui definì "scrittori di cose" (Boccaccio, Schopenaure,Zola, Balzac, Dickens ecc)Studia Darwin,Marx, Nietsche, ma il suo filosofo preferito è Schopeanuer perchè secondo lui fa da ponte verso le teorie psicanalitiche di Freud.

Trieste è una città cosmopolita che respira clima mitteleuropeo e multietnica. La sua posizione georgafica diede un notevole impulso economico. Nell'Ottocento Trieste era la terza città dell'Impero asburgico e il porto più importante del Mediterraneo. Presupposto per lo sviluppi economico di Trieste era stato anche l'Editto di tolleranza voluto da Giuseppe II nel 1782 che permise alle differenti comunità di professare la propria religione e di accedere alle cariche amministrative ed economiche.Tutta questa diversità porta a una vivacità Culturale di cui risente lo stesso Italo Svevo.

2. A causa di un crack finanziario del padre, Svevo diventa un impiegato di banca, un mestiere che odiava ma rimase dall'età di 19 anni per 19 anni. rifugio era la bilbioetca civica nelLa quale si rifugiava per leggere. Nel 1892 scrive il suo primo romanzo a sue spese "Una vita" che si rivelerà un vero e proprio fallimento. Nel 1898 pubblica il suo secondo romanzo "Selinità" anche questo un fiasco

4. La lingua. Parla per 8 ore tedesco al lavoro, a casa triestino, l'italiano lo impara leggendo, definIto per questo sgrammaticato; Svevo in realtà è un autore importante non tanto per lo stile quanto per il contenuto. Nel frattempo si sposa con la cugina Livia Veneziani nel 1896 e ciò gli consentì di cambiare mestiere all'interno dell'azienda del suocero. Questo lavoro gli consentiva di svolgere molti viaggi -In Inghliterra ebbe due incontri decisivi: per migliorare il suo inglese decise di prendere lezione da un ragazzo irlandese James Joyce, per la prima volta Svevo trova qualcuno che apprezza i suoi romanzi e capisce la portat innovativa di Italo Svevo. Negli stessi anni il cognato inizia a mostrare una malattia psichica e si rivolge a un medico austriaco Sigmud Frued. Svevo non conoscerà mai di persona Frued ma leggerà e tradurrà le sue opere. Capisce ed elabora che questa terapia non guarisce la nevrosi ,ma è utile per indagare su se stessi. Nel 1923 uscì la Coscienza di Zeno amcora una volta un fiasco, ma grazie a Joyce che lo recensì in Francia iniziò ad avere successo all'estero.

3. Deluso vuole chiudere con la lettertura, inizia a suonare il violino, che sarà presente anche nella coscienza di Zeno

Una vita

1892. Il titolo che aveva pensato per questo romanzo era "Un inetto" ma per via del rifiuto dell'editore lo cambiò in" Una vita".

Alfonso Nitti è un giovane provinciale di 25 anni, impiegato modello e abile nel tradurre dal francese al tedesco, che riesce a trovare un lavoro a Trieste presso la banca Maller come corrispondente. Riesce a entrare nelle simpatie del padrone il signor Malller per via di una passione comune nella letteratura. Alfonso sogna di diventare un grande scrittore. Il signor Maller organizza delle serate letterarie e decide di invitare anche Alfonso. Qui Alfonso conosce l'avvocato Macario, un personaggio vincente e brillante che svolgerà la funzione di amico rivale. e la giovane e bella figlia del signor Maller, Annetta anche lei appassionata di letteratura. Annetta è una ragzza frivola, un pò annoiata, alla ricerca di diversivi. I due decidono di scrivere un romanzo insieme e durante uno di questi incontri Alfonso seduce Annetta. Alfonso è spinto dalla gratificazione di vedersi corrisposto e dalla propsepttiva di una carriera facile verso la banca.

Il romanzo disegna una parabola: fino a questo momento Alfonso è un vincente. Da questo punto in avanti la parabola diventa discendente. Alfonso è indeciso su compe comportarsi. Secondo la logica del tempo dovrebbe andare dal padre e chiedere la mano della figlia ma Alfonso torna a casa dalla madre che non sta bene, lasciando Annetta che racconti al padre l'accaduto. Interviene Francesca, la dama di compagnia di Annetta che è segretamente l'amante del signor Maller e lo invita invece ad assumersi le sue responsabilità e affronare il problema. Tuttavia Alfonso non vuole scegliere, lascia le circostanze a decidere per lui. Alfonso lascia Trieste e torna a casa. La madre muore e il protagonista deve rimanere ancora tanto tempo per riuscire a vendere la casa di famiglia. Durante la sua assenza non scrive neanche una lettera ad Annetta. Quando il protagonista decide di Tornare a Trieste è trascorso quasi un anno e tutto è cambiato. Annetta è fidanzato con l'amico Macario e ha completamente dimenticato Alfonso. Quando capisce di averla persa se ne innamora ma non ha il coraggio di affrontarla. La situazione peggiora anche sul piano lavorativo. Alfonso viene declassato e spostato al ruolo di contabile. Arrabbiatissimo si reca dal signor Maller che lo assicura. Tuttavia è distrutto, vuole dare le dimissioni ma per la prima volta nel romanzo compie un gesto coraggioso. Scrive una lettera ad Annetta, dandole un appuntamento per discutere del suo declassamento. A sorpresa, all'appuntamento si presenta il fratello di Annetta, Federico Maller, profondamente offeso lo sfida a duello. Ciò che più lo rattrista è aver perso la stima di Annetta. Alfonso giunge alla conclusione che è inadatto alla vita. Si sente sereno. Torna a casa e con l'esalazione di diossido di carbonio della stufa a gas si suicida. Il romanzo si conclude con una lettera che dichiara che l'eredità di Alfonso è stata lasciata a una famiglia presso la quale il protagonista aveva affittato una stanza.

Il pensiero

POETICA

Il romanzo per Svevo è una radiografia della società, come analisi dell'io interiore, conoscenza di se stessi e degli altri (realismo critico). La lingua è analitica, tesa, brutta ma concide esattamente con la concretezza della realtà che l'autore vuole rappresentare. La realtà che egli rappresenta è quasi sempre autiobiografica per questo tutti e tre i romanzi presentano 4 grandi carattersitche comuni:

  1. Il protagonista dei suoi romanzi è quasi sempre l' inetto, un uomo colto, ma tendenzialmente un contemplatore che fatica ad adattarsi all'ambiente sociale. Non è possibile vivere solamente pensando, la nostra società ci spinge ad agire per non perdere le occasioni che la vita ci offre. Non prende mai decisioni e nel momento in cui riesce a scegliere, sbaglia (scegliere vuol dire mettersi in crisi). Nei tre romanzi il protagonista ha sempre l'eta anagrafica e svolge la stessa professione dell'autore.
  2. Presenza dell'amico rivale, che è l'opoosto dell'inetto (vincente), un personaggio vita che si prende il meglio dell'esistenza, fa risaltare ancora di più l'inettitudine
  3. Presenza della donna amata che non corrisponde all'amore del protagonista, ma s'innamora dell'antagonista vincente
  4. La sofferenza dell'inetto viene sempre amplificata dalla morte di un familiare (nel primo della madre, nel secondo della sorella, nel terzo del padre)

I tre romanzi di Italo (Una vita, Selinità, La coscienza di Zeno) sono tre risposte al problema dell'adattamento, di conseguenza egli studia approfonditamente Darwin e applica la teoria dell'evoluzione della specie alla società (Darwinismo sociale). Esistere vuol dire adattarsi e chi non riesce ad adattarsi a questa struttura preesistente finisce per essere emarginato, escluso dalla vita, dagli affetti e dalla considerazione altrui. Schopenauer è un pensatore molto importante per Svevo: egli scoprì prima di Freud l'esistenza dell'inconscio. Secondo Schopenauer tutti i nostri atti e comportamenti sono dettati dalla volontà, un impulso interiore, irrazionale, spontaneo, incontrollabile, indipendente dalla ragione, la quale può comprendere le nostre azioni solo a posteriori, quindi non può contribuire a non commetterle. Ecco perché i personaggi di Svevo tendono sempre ad assolversi, ad auto-giustificarsi, a mentire a se stssi e agli altri. Dunque come in Pirandello, la vita sociale è una menzogna, processo continuo di inganno.

Senilità

Pubblicato nel 1898 è, secondo Eugenio Montale, il miglior romanzo di Italo Svevo. Montale lo definisce un romanzo quasi perfetto, costruito su un equilibrio narrativo, le sue parti stanno in relazione le une cone le altre "come i giorni all'interno di una vita". Questo equilibrio è costruito attorno a un quadrilatero perfetto di personaggi tra cui la figura dell'inetto contemplatore e di un amico rivale lottatore e vincente. Queste due figure in Selinità si sdoppiano: abbiamo due inetti e due antinetti. Da una parte la coppia formata dal protagonista, Emilio Brentani e sua sorella Amalia, dall'altra l'amico rivale, lo scultore Stefano Balli e la donna amata Angiolina. L'equilibrio è stabilito dal fatto che le due copprie sono formate da due personaggi maschili e da due femminili.

Trama

Emilio Brentani (personaggio molto autobiografico) è un impiegato sui 35 anni che ha scritto un romanzo di modesta fortuna e convive con la sorella zitella Amalia, più o meno della sua età. I due conducono un'esistenza spenta, passiva, inerte. L'amico di Emilio, lo scultore Stefano Balli è un artista di scarso successo che si riscatta con grandi conquiste in campo amoroso. Il protagonista spinto dall'emulazione dell'amico si getta in un'avventura amorosa con la bella Angiolina, una ragazza semplice che viene dalla campagna, interessata soltanto agli uomini e ai soldi. Ma ecco che Angiolina conosce l'amico scultore, Stefano. Tra i due nasce un'intesa e la ragazza tradisce nello studio dello scultore Emilio. Angiolina diventa l'amante dell'amico rivale. Scatta un meccanismo psicologico dell'innamoramento: più crescono in Emilio i dubbi sospetti di tradimento più il protagonista idealizza la ragazza. Per lui è l'immagine della purezza e le da il soprannome Ange (donna angelo). Stefano la soprannomina Giolona (componente fisica e sensuale). Sempre più ossessionato da Angiolina, Emilio trascura la sorella, morbosamente attaccata a lui e gelosa di questa sua avventura. Anche Amalia segretamente si innamora di Stefano che non la calcola minimamente. Amalia, vinta dalla passione, inizia a soffrire di una malattia polmonare che peggiora per il fatto che Amalia si stordisce con letere, una droga per dimenticare questo amore infelice. Entrambi i personaggi subiscono una delusione amorosa. Emilio, a questo punto, tormentato dai sensi di colpa per aver trascurato la sorella l'assiste sul letto di morte. Qui dopo l'ennesimo e palese tradimento di Angiolina, egli trova il coraggio di insultarla cacciandola per sempre dalla sua vita. Rimane solo e il suo dramma viene intensificato dalla morte della sorella. Pensa di suicidarsi ma alla fine non compie questo gesto estremo. Il finale di selinità è l'emblema della passività decadente. Emilio continua a svolgere la sua professione di impiegato come se nulla fosse accadduto. Lavora senza affetti, senza progetti e si chiude nel ricordo del suo passato. Il protagonista fonde addirittura nel pensiero le figure delle due donne, creandone una terza, bellissima come Angiolina ma con la bontà interiore di Amalia. Rivive il suo passato in un autoinganno. Il titolo Selinità indica proprio la condizione pscicologica. Emilio ha 40 anni vive una vita da anziano, una vita spenta. La sua passività a differenza di Alfonso è cosciente, dall'inizio Emilio si presenta come un inetto. La risposta all'adattamento di questo romanzo è in parte positiva , in parte negativa: è possibile adattarsi alla società ma sognando, estraniandosi dalla realtà. Il finale malinconico diventa il simbolo della condizione generale dell'uomo moderno, perduto dietro a sogni artificiali. Proprio l'eccesso di vita interiore ci rende inadatti alla vita.

Angiolina

Emilio inizia a frequentare la casa di Angiolina. Rimane turbato dalla presenza di foto, anche conoscenti. Angiolina cerca di nascondere il suo vero essere con finta ingenuità e Emilio preferisce credere alle sue menzogne piuttosto che affrontare davvero la situazione. Angiolina è impaziente di rivelargli il suo recente fidanzamento con il signor Volpini. L'idea del tradimento andava bene a Emilio poichè con esso non avrebbe dovuto assumersi responsabilità verso la donna. Ma arrivato al dunque, egli non accarezza più quel sogno. Angiolina dichiara di essere obbligata a sposarsi sia per la sua condizione economica, sia perchè Emilio non vuole sposarla. Emilio per "non comprometterla", è disposto a rinunciare a rivederla. Emilio mente, non ammette di essere geloso di Angiolina. Il narratore è sempre pronto a sottolineare come gli "inganni" che il protagonista costrusice per non ammettere i propri sentimenti nei confronti di Angiolina e per interpretare a suo vantaggio le parole della donna, siano in realtà degli autoinganni. Gli eventi meteorologici sottolineano gli stati d'animo dei personaggi: un climax ascendente della pioggerella a uno scroscio violento. Il temporale divide violentemente i protagonisti di questo capitolo.

Senilità cap. 3

Titolo denso di sginificato, la coscienza può essere sia consapevolezza nei confronti del proprio comportamento, può essere anche una coscienza però che tende di a autogiustificare ciò che è determinato dai suoi impulsi inconsci

Il nome del protagonista deriva dal greco xeno che significa straniero e sta ad indicare la diversità di Zeno dalle persone che lo circondano.

La coscienza di Zeno

Dopo il successo di Selinità, Svevo abbandonò il mondo della letteratura per approdare all'industria e agli affari.25 anni dopo, nel 1923, dopo profondi mutamenti del contesto europeo e italiano e l'incontro con Joyce, Svevo torna alla letteratura e pubblica La coscienza di Zeno

  • Zeno non è solo oggetto di crititica ma è soggetto della sua critica stessa, il protagonista è in grado di osservare la sua vita e il suo passato con un distacco ironico. Ciò gli permette di sconvolgere alcune categorie standard come quelle di salute e malattia
  • salute e malattia: secondo Zeno i sani sono cristallizzati, i veri malati sono creature in costante divenire disposte ad essere plasmate, combattutti tra azione e non azione ecc..
  • Svevo decide di adottare un tempo misto, unisce passato e presente: organizza eventi in macroargomenti= capitolo sul fumo, sulla morte, sul matrimonio ecc..
  • la narrazione è fluida, avanzando e terocedendo in base alla coscienza di Zeno. gli eventi affiorano attraverso le libere associazioni di Freud
  • -il passato è parte attiva del romanzo

La coscienza di Zeno si presenta come un memoriale o una confessione autobiografica scritta dal protagonista, Zeno Cosini su invito del suo psicanalista, il dottor S a scopo terapeutico. Svevo finge infatti che il manoscritto di Zeno sia stato pubblicato dal suo dottore per vendetta in quanto il paziente ha interrotto la cura e si scoprià alla fine il motivo di questa ipotetica scelta. Svevo rovescia l'espediente del manoscritto ritrovato precedentemnte da Manzoni per dare maggiore credibilità alle vicende narrate e affida la narrazione ad un narratore bugiardo e inattendibile. La vicenda autobiografica di Zeno è flitrata dalla sua coscienza senza alcun riferimento esterno che possa fornire al lettore le reali cause e motivazione degli eventi narrati e delle azioni che il protagonista compie. In tutto il corso del romanzo Zeno attua un tentativo di autogiustificarsi perchè traspaiono i suoi reali impulsi ostili e aggressivi che insieme agli umpulsi inonsci, determinano i suoi comportamenti.

L'ultima sigaretta

La coscienza di Zeno cap. 3 "Il fumo"

Nel terzo capitolo della coscienza di Zeno, il protagonista ricorda i suoi reiterati tentativi di liberarsi dal vizio del fumo, tutti miseramente falliti a causa della sua mancanza di volontà, della sua inaugurabile inettitudine.

L'ossessione del fumo ha accompagnato Zeno per tutta la vita, piena di vani propositi di smettere di fumare, preceduti da una specie di fumare "l'ultima sigaretta". Liberarsi dal fumo significa per Zeno passare dalla malattia psichcica, dall'immaturità alla vita autonoma. A livello inconscio tuttavia egli uuole rimandare a tempo indeterminato il momento di assumersi le responsabilità della vita adulta. Zeno ha iniziato a fumare in antagonismo con il padre, ai cui principi educativi voleva opporsi. Fumando, Zeno continua simbolicamente a ribellarsi a un'autorità della quale però non può fare a meno. Diverso è invece il rapporto con la madre. Proprio dall'intensità affettiva del rapporto materno, il dottor S. formula la diagnosi del complesso di Edipo. Zeno con l'ennesima sigaretta in mano, traccia un'<<analisi storica>> della sua passione per il fumo. Il tempo della narrazione si sviluppa su tre piani: quello del lontano passato, legato all'infanzia e alla giovinezza del protagonista, nel quale si originò il vizio del fumo; quello del passato più recente, legato ai rituali nevrotici di Zeno nel tentativo di smettere di fumare, e infine il tempo del presente, in cui Zeno scrive il suo memoriale.

Luigi Pirandello

Luigi Pirandello è uno scrittore siciliano, autore di romanzi, novelle e teatro. Nasce a Girgento , odierna Agrigento, in una famiglia denominata "caos", il 28 giugno 1867. I genitori provenivano da due ottime famiglie benestanti piccolo borghesi, il padre possedeva una miniera di Zolfo che gli lascerà in eredità che saranno causa di una serie di disgrazie -Si iscrive all'università di Lettere a Palermo -Si trasferisce a Roma dove ha un litigio con un insegnante di latino e si trasferisce in Germania a Bonn e si laurea nel 1891 -Nel 1892 si trasferisce a Roma dove conobbe Luigi Capuana -Nel 1893 scrisse "L'esclusa", prima raccolta di racconti vicini al movimento del verismo -Sposa Maria Antonietta Portulano e comincia a scrivere novelle per numerose riviste e giornali -Nel 1903 un allagamento fa frenare la miniera di Zolfo, (disastro economico, provoca la follia della moglie). Pirandello la accudì a letto meditando più volte il suicidio -In questi anni scrisse "Il fu Mattia Pascal", nel quale preferisce "suicidare" due volet Mattia Pascal -Nel 1904 Pirandello pubblica l'opera ottenendo un grande successo di pubblico ma anche la bocciatura da parte della critica, etichettato come uno scrttore di consumo, umorista minore -Pirandello inizia a lavorare tantissimo, inizia a collaborare con l'industria del cinema, inizia a scrivere sceneggiature -Nel 1910 ha il primo contatto con il mondo teatrale e dal 1915 dievenne autore di teatri -Durante la prima guerra mondiale fu interventista e il filgio Stefano partì volontario, catturato dagli Austriaci fu un altro grande momento di sofferenza per Pirandello -Nel 1925 ottiene la direzione del teatro d'arte a Roma -Pirandello si iscrive al Partito fascista, probabilmente per il suo spirito conservatore siciliano che vedeva nel duce l'unico in grado di risollevare l'Italia dal caos, subito però si rende conto della vuota esteriorità del regime -1936 riceve il premio Nobel per la letteratura -Mentre assisteva a Cinecittà alle riprese del film "Il fu Mattia Pascal" si ammalò di polmonite e morì il 10 dicembre 1936

Il pensiero

  • La sua produzione letterraria è vastissima. La sua poetica si può dividere nettamente in due fasi ben distinte. Inizialmente in quanto scrittore siciliano aderì alla corrent del verismo, in seguito cambiò radicalmente approdando al relativismo.
  • Pirandello si definisce uno scrittore di natura filosofica, cioò che tenta di spiegraci in ogni opera il senso profondo della vita.
  • Pirandello propone la filosofia del relativismo conoscitivo: al contrario del Positivismo, secondo cui la realtò può essere spiegata da regole oggettive , Pirandello spiega che esistono mille facce della realtà, un universo di punti di vista
  • Il concetto del relativismo conoscitivo è presente in "Uno, nessuno e centomila", definito il vortice filosofico della sua produzione. Noi crediamo di essere uno ma assumiamo 100.000 maschere diverse a seconda del contesto sociale al quale vogliamo adattarci
  • I personaggi trovano come soluzione alla domanda "chi siamo?", la pazzia
  • Da qui deriva la sua visione dell'uomo moderno diviso tra vita (non razionale e istintiva) e forma (maschere, il modo di relazionarci agli altri)
  • Pirandello usa l'umorismo per spiegare determinate situazioni, davanti a una vecchia singora vestita da ragazzina ci viene da ridere ma se scopriamo il perchè, ovvero per mantenere leagata a sé l'amore del marito molto più giovane, iniziamo a riflettere.
  • L'umorismo ci permette di capire quanto sia sottile il confine tra realtà e apparenza, tra maschera e verità

L'umorismo

Il saggio L'Umorismo, iniziato nel 1906, fu pubblicato nel 1908 come testo da presentare per un conorso universitario. Nacque come una dissertazione accademica e si compone di due parti: nella prima l'autore passa in rassegna i testi da lui considerati umoristici; mentre nella seconda propone la sua definizione di umorismo e il modo di rapportarsialla realtà da parte dello scrittore. La seconda parte del saggio si configura come una dichiarazione programmatica di poetica, nella quale grazie a esempi antichi e contemporanei, vengono fornite le chiavi interpretative per analizzare la produzione letteraria di Pirandello.

Nel saggio Pirandello introduce una distinzione tra due concetti apparentemente vicini, ma in realtà diversi, il "comico" e l"umoristico": il comico viene definito l'<<avvertimento del contrario>>, ovvero come la percezione del contrario di quello che, in realtà, dovrebbe essere e che induce al riso; l'umoristico, invece, è il <<sentimento del contrario>>, poichè consiste nella riflessione su fatti apparentemente comici che, tuttavia, osservati in maniera più approfondita, danno origine a un sentimento di compassione. Il <<contrario>> è generato dalla consapevolezza dell'oltre, che contrasta con l'apparenza e svela una realtà altrimenti inconoscibile. Lo scrittore umorista, quindi, vede nella realtà una costruzione o finta o fittizia del sentimento e con sottile e minuta analisi la scompone, portando alla luce le contraddizioni e le assurdità della vita.

Nel saggio sono presenti richiami alla psicologia di Alfred Binet da cui Pirandello riprende la concezione dell'io diviso, e all'opera di Henri Bergson Il riso.

Il fu Mattia Pascal

Con la sua opera Pirandello esprime la critica e il rifiuto delle forme della vita sociale viste come una trappola per il magma vitale, per la stessa essenza umana. Secondo Pirandello l'unica via di salvezza da una società che impone a ciascuno di noi di fissarsi in una determinata forma per poter vivere, è la fuga nella follia, nella irreazionalità o nell'immaginazione. I personaggi reagiscono alla disgregazione della verità accettando volontariamente l'esclusione dalla scoietà e l'abbandono al puro fluire della vita e contemplano tutto ciò che al nostro occhio appare normale. Il ruolo contemplativo della letteratura la rende portatrice delle molteplici verità.

Trama

Terzo romanzo, Il fu Mattia Pascal viene pubblicato prima a puntate e poi in volume nel 1904. Narra la storia di un piccolo borghese, Pascal, bibliotecario, imprigionato in una famiglia insopportabile, costituita dalla moglie Romilda e dalla suocera Marianna Dondi, vedova pescatore in una misera condizione sociale ed economica, oppresso dai debiti. Egli dopo essere fuggito e aver vinto una cospicua somma di denaro a Montecarlo, scopre nel viaggio di ritorno a casa di essere ufficialmente morto in quanto la moglie e la suocera lo hanno riconosciuto nel cadavere di un annegato. Da questo momento si apre per lui una libertà, proprio perchè è riuscito fortuitamente a liberarsi della sua forma e a ritornare nel magma vitale. Tuttavia egli non ne approfitta e si costruisce una nuova identità: Adriano Meis. Prende casa a Roma presso Anselmo Mlaeari, un pensionato maniaco di spiritismo. Qui he si innamora della filglia Adriana. Mattia saraà costretto a simulare un secondo suicidio e tornato al paese natio scopre che Romina si è sposata con il suo amico Pomino. A quel punto, ormai costretto accetta definitivamente la sua nuova condizione di forestiere della vita. Egli FU Mattia Pascal e adesso non può più esserlo.

Analisi

Pirandello adotta un narratore omodiegetico, Mattia Pascal stesso che in prima persona racconta in forma retrospettiva la sua vicenda focalizzandosi sull'io narrato, in un racconto soggettivo e inattendibile che rende il lettore stesso partecipe dell'azione, in quanto chiamato in prima persona a valuatre se le affermazioni proposte da Mattia Pascal siano veritiere. Mattia cerca infatti di convincerlo anche con delle riflessioni in cui è palese che egli si sia reso conto della illsuosiretà del concetto di identità individuale, tuttavia non riuscirà mai a liberarsi della vita nella società. Il racconto rompe con tutti i canoni materilastici precedenti che vedevano ogni azione umana determinata dalle più scientifiche invariabili. Il protagonista si trova libero nella trappola sociale. Mattia Pascal fissandosi su una nuova forma non si rende conto della sua inconsistenza.

Nela narrazione viene inserita la lanterninosofia proposta da Anselmo Paleari come soluzione alla negazione dell'individualità. Secondo lui l'uomo è il triste privilegio di sentirsi vivere, un sentimento simile ad una sorta di lanternino che getta un cerchio di luce attorno a noi al di là del quale c'è il buio. Questo tuttavia non deve incutere paura, perchè è proprio il buio che sta oltre a noi che rappresenta la totalità dell'essere ed è la luce che noi cerchiamo di gettare su questo buio che ci impedisce di prendere parte alla vita universale. Il mistero non è fuori, ma dentro di noi.

La pietra scagliata da Pirandello nella letteratura italiana, sconvolge profondamente i lettori che ancora oggi come i lettori moderni, comprendono attraverso quelle pagine come tutto ciò che crediamo su noi stesi e sulla società in vui viviamo, è in realtà un costrutto artificioso, tuttavia necessario perchè è proprio la forma che ci permette di vivere insieme, che ci peremtte al contempo di convogliare le energie dell'umanità in quel tentativo, se pur invano di far luce sul nostro essere.

Cambio treno

Il fu Mattia Pascal capitolo VII

Mattia Pascal si trova sul treno che da Montecarlo, dove ha vinto al gioco una grossa somma di denaro, lo condurrà a Miragno, il paese dove abita, dalla moglie e dalla suocera e sa già che le due donne gli riserevranno una triste accoglienza. Lui sistemerà tutto con quel denaro, lasciando familiari e concittadini stupefatti. È assorto in questi pensieri di riscatto e di rivalsa contro le persone che normalmente lo trattano male, quando gli capita un imprevisto propizio. Mentre sfoglia distrattamente il giornale, legge la notizia che un uomo si è suicidato e che si tratta, secondo l'articolo, di Mattia Pascal. Ripresosi dallo stupore, egli matura l'idea di non smentire affatto di quella falsa notizia e prende una decisione che cambierà radicalmente la sua vita.

1. Il teatro sicilianoLa fase siciliana è la fase delle origini, abbiamo ancora schemi del teatro regionale siciliano e del teatro verista. Si basa sulle relazioni interpersonali. In realtà lui passa dalle novelle trasponendole in forma di dramma.

2. Il teatro grottescoIn questa fase che interessa gli anni 1916-1920 abbiamo un'ambientazione borghese e c'è un chiaro tentativo di rappresentare quasi un'inchiesta verbale. I personaggi Pirandelliani in questo teatro vengono messi sotto processo. C'è un focus sulla molteplicità di punti di vista.

La produzione teatrale pirandelliana si sviluppa in un arco temporale che va dagli ultimi decenni dell'Ottocento fino alla morte dello scrittore (1936). Si divide in quattro fasi:

3. Il metateatroOssia il teatro nel teatro è l'ultima fase, la più importante e più rappresentativa del teatro pirandelliano. Va dagli anni 1921-1930. Vi è un'ambiguità di fondo tra attori e personaggi, tra realtà e finzione. Pirandello riflette sul discorso della realtà con implicazioni filosofiche, gnoseologiche e letterarie.

4. Il teatro dei mitiUltima fase del suo teatro che interessa gli ultimi anni della sua vita, dove lui si distacca anche dai temi più strettamente borghesi e si dà alla direzione del teatro dell'opera, fa esperienza anche dell'allestimento cenico e pone l'attenzione sulle questioni sociali. Ii temi sono l'utopia sociale, la fede e l'arte.

La fase siciliana

La fase del grottesco

Inizia intorno al 1916 quando pubblica Lumie di Sicilia di ambientazione siciliana. Una rappresentazione di imrponta naturalistica in cui tuttavia già si affaccia la contrapposizione tra la vita degli istinti e gli obblighi della società. Seguono le tematiche rappresentate nei suoi capolavori , Liolà (in agrigentino) e Pensaci, Giacuminu (poi riscritta in italiano con il titolo "Pensaci, Giacomino"

Riguarda la destabilizzazione del classico dramma borghese. Le sue commedie più significative sono “Così è (se vi pare)” e “Il giuoco delle parti”. Le caratteristiche di questa fase teatrale riguardano l'aspetto corrosivo nei confronti delle convenzioni borghesi. È messo infatti in scena il rovesciamento del dramma borghese generalmente basato su vincoli familiari, adulteri, triangoli amorosi, ambientato nello spazio convenzionale del salotto applicando quindi i principi umoristici. Il salotto diventa una vera e propria stanza della tortura. È il luogo oppressivo in cui si celebra il processo dei protagonisti, dove non c'è più la possibilità del dramma, del tragico di quel momento che suscita poi la pace finale. Secondo infatti i principi dell'umorismo, dietro ogni risata si nasconde il dramma, dietro la risata c’è la pietà e questo non consente quindi la possibilità di una liberazione dal proprio dramma. la parola in questo teatro conta molto di più dell'azione, svolge un ruolo determinante, è una parola che però non comunica, è una parola che gira a vuoto, una parola che dice l'incomunicabilità tra i personaggi. L'incomunicabilità di una verità che è multiforme, è diversa per ciascun interlocutore. Per cui il dramma dei personaggi nasce per l'appunto dalla loro incapacità di intendersi. Ricompaiono in questo teatro i famosi personaggi filosofi già noti alle sue novelle e ai suoi romanzi come ad esempio Leone Gala ne “Il giuoco delle parti”.

La fase del metateatro

É la fase più matura del teatro pirandelliano,il teatro che parla di se stesso e che sconvolge il linguaggio drammatico tradizionale e si impone per molti aspetti come rivoluzionari. iIcapolavori di questa fase sono: • Sei personaggi in cerca d’autore (1921) • Enrico IV (1922) • Ciascuno a suo modo • Questa sera si recita a soggetto. La caratteristica del metateatro come emerge in "Sei personaggi in cerca d'autore" è quella di svolgere attraverso il teatro, una riflessione sul teatro stesso. Al centro c'è proprio il disagio del teatro, l'incapacità del teatro di rappresentare la vita perché il dramma di personaggi sulla scena che svelano la propria finzione, consiste nel conflitto tra arte e vita, tra finzione e realtà. Si inaugura in questa fase il momento più rivoluzionario del teatro pirandelliano. Le innovazioni di questa fase sono:1. la scomparsa nella quarta parete, il sipario è aperto, e quindi il teatro mette a nudo se stesso parlando delle sue funzioni e dei suoi sistemi;il pubblico non è più protetto dalla sua funzione di spettatore ma è coinvolto in una dimensione inquietante che mostra tutto ciò che dovrebbe normalmente essere nascosto 2. la messa a nudo dell'illusione teatrale nei suoi strumenti tradizionali, c'è una radicale trasformazione dello spazio teatrale: il palcoscenico non è più il luogo dell'illusione scenica, ma è percepito come un doppio della realtà e svela quindi tutte le sue funzioni. Vanno in scena le liti tra gli attori e gli strumenti del teatro, gli oggetti, la luce, il sipario, vengono utilizzati in modo quasi straniante, gli spettatori vedono quello che accade sul palco e si mostrano parte integrante di un linguaggio artificiale 3. la rottura della linearità tempo. Gli spettatori sono continuamente coinvolti in una rappresentazione, una prassi che all'inizio della messa in scena del metateatro pirandelliano intorno agli anni ’20, suscitò un grandissimo scalpore, la presentazione infatti spesso viene sconvolta dall'irrompere ambiguo della vita sotto forma di casualità, d'incidente d'imprevisto e il tempo dell'azione scenica nel teatro tradizionale continuo lineare, è invece qui frammentata a causa di frequenti interruzioni 4. la struttura aperta e anche l'impossibilità del dramma e quindi della catarsi finale.

I drammi pirandelliani non hanno una vera e propria conclusione. lo spettatore ne esce turbato, pieno di dubbi e in questo modo Pirandello sperimenta per l'appunto l'impossibilità del tragico nell'arte moderna. questo tipo di concetto era già stato espresso nel 1908 nel suo famoso saggio relativo all'umorismo. Il conflitto è innescato ma non è risolto, il pubblico è intenzionalmente privato di quel momento in cui, come accadeva secondo le regole aristoteliche, il pubblico avrebbe pianto, avrebbe finalmente ricomposto anche con la sofferenza un equilibrio. Il fine del dramma moderno è quello di portare allo scoperto proprio questo scontro tra verità e finzione, queste maschere di cui tutti siamo dotati e quindi è quello di fare in modo che lo spettatore ne esca turbato e consapevole delle maschere, delle illusioni che sono costantemente attive dentro e fuori la scena teatrale.

Sei personaggi in cerca d'autore

É forse l'opera che più compiutamente esprime questa grande innovazione dell'arte pirandelliana. In questa opera si giunge attraverso il contrasto tra vita e il teatro ad una vera e propria ambivalenza del rapporto tra verità e finzione. La trama si svolge su un duplice piano: • una vicenda che si basa sull'espediente del teatro nel teatro cioè in un teatro: in un teatro un gruppo di autori sta provando Il giuoco delle parti di Pirandello • c'è poi un secondo livello della vicenda, all'improvviso fanno irruzione durante questa prova di teatro sei figure misteriose che dicono di essere personaggi creati dalla mente di un autore che li ha concepiti e poi si è rifiutato di portare a termine il dramma di cui loro sono protagonisti.Nell'opera abbiamo un triplice conflitto: • tra personaggi e autore • tra attore e personaggi • tra i personaggi stessi. Essi sono conflitti bloccati che paiono non avere nessun tipo di soluzione, ognuno è chiuso nella propria visione e assegna alle parole un significato diverso da quello che gli altri capiscono. È una tragica incomunicabilità, quella che si rivela in questo dramma, che si estende dalla vicenda umana dei personaggi, al loro rapporto con gli attori ovvero fra il legittimo diritto ad esistere autonomamente dal proprio creatore e non potersi riconoscere in una finzione teatrale. La vita non può essere bloccata nella rappresentazione teatrale. L'impianto del testo è fortemente critico contro la letteratura della drammatica del tempo. In questa opera vengono ricalcati i temi più cari alla filosofia pirandelliana : • innanzitutto l'impossibilità di comunicare • il rapporto verità- finzione vissuta dall'interno la funzione dei personaggi è realtà. i personaggi vivono una vita di cui gli attori che dovrebbero interpretarli non si rendono conto. • il conflitto tra vita e forma o meglio il tragico conflitto tra l'immanente, la vita che di continuo cambia e la forma in cui essa muta.

Enrico IV

Enrico IV è una tragedia in tre atti rappresentata nel 1922 che occupa una posizione centrale nel Corpus delle Maschere nude che è la raccolta di tutte le opere teatrali di pirandello. ENRICO IV è la maschera che viene mostrata nuda, cioè inerme, incapace di opporre resistenza alla frammentazione dell'identità. Il tema dell’ Enrico IV, infatti è soprattutto la frammentazione della propria identità e quindi i giochi di ruolo, l'incomunicabilità che mira ogni relazione umana. Con ENRICO IV ricompare la grande figura cara a Pirandello dell'eroe estraniato dalla vita, il così detto forestiere della vita come aveva detto ne Il fu Mattia Pascal dotato di una superiore consapevolezza che guarda dall'alto la commedia umana mondana ma come tutti i personaggi pirandelliani non è disumano nella sua purezza intellettuale, egli si rende conto della pupazzata della finzione che la vita. il gesto finale di restare quindi rinchiuso in questa sua follia è la manifestazione di una debolezza di un intima e capacità a vivere.