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I GRANDI PERSONAGGI DEL RISORGIMENTO ITALIANO

valeria.pirozzi

Created on May 12, 2021

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I GRANDI PERSONAGGI DEL...

RISORGIMENTO ITALIANO

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CAMILLO BENSO, CONTE DI CAVOUR.

Camillo Cavour nacque a Torino il 10 agosto del 1810, nel pesante clima della Restaurazione che dominava la vita culturale piemontese. Iniziò ad interessarsi solo nel 1846 alla questione italiana, affinchè il re Carlo Alberto adottasse una carta costituzionale, ovvero lo Statuto Albertino. Ormai diventato uno degli esponenti più significativi della Camera Piemontese, nel 1851 Cavour fu nominato Ministro delle Finanze. In questo ruolo, Camillo Benso fece una generale modernizzazione dello Stato, fino ad attuare una manovra di avvicinamento allo schieramento di Centro-sinistra , allo scopo di sostenere il governo con i voti dei parlamentari più progressisti.

Poi ci furono gli avvenimenti della primavera del 1860, che furono quelli decisivi per la creazione del Regno d’Italia ed anche in essi il ruolo giocato da Cavour fu tutt’altro che irrilevante, infatti lasciò partire indisturbata la spedizione.

Di fronte al successo di Garibaldi, Cavour decise di invadere Marche e Umbria anche per frenare gli eccessivi ardori delle “camicie rosse garibaldine'', anch’esse pronte a consegnare a Vittorio Emanuele i territori conquistati solo dopo aver raggiunto Roma. Nonostante il trionfo di Garibaldi, gli ultimi mesi della vita del conte di Cavour furono caratterizzati dalle polemiche con la Sinistra e dagli scontri personali con “l’eroe dei due mondi”. Cavour morì poi il 6 giugno 1861.

VITTORIO EMANUELE II.

Inoltre, Vittorio Emanuele potenziò l’esercito, quindi promosse la partecipazione del Piemonte alla guerra di Crimea (1855), che Cavour sfruttò per attirare l’attenzione di Francia e Inghilterra sulla situazione italiana. Poi furono firmati gli accordi segreti di Plombières con Napoleone III, che preparavano la guerra con l’Austria.

Nato a Torino nel 1820, figlio di Carlo Alberto e Maria Teresa d’Asburgo Lorena, nel 1849, dopo la sconfitta di Novara e l’abdicazione di suo padre, divenne re di Sardegna e firmò l’armistizio di Vignale con l’Austria.Nonostante fosse molto religioso, nel 1850 accettò le leggi Siccardi, che abolivano i privilegi della Chiesa. Nel 1852 affidò poi il governo a Camillo Benso, conte di Cavour e di certo non mancarono i contrasti, infatti, quando Cavour sostenne un progetto di legge che eliminava numerosi ordini religiosi, il vescovo di Casale, protestò presso il re, che si dimostrò sensibile alle ragioni della Chiesa, portando così Cavour a chiedere le dimissioni, per poi ritirarle per le pressioni dell’opinione pubblica.

Scoppiata la guerra, guidò personalmente le truppe piemontesi in ogni fase di essa. Nonostante l’opposizione di Cavour, accettò poi l’armistizio di Villafranca, firmato da Napoleone III con l’imperatore austriaco, che assegnava al regno sabaudo soltanto la Lombardia. Nel 1860 poi sostenne segretamente la spedizione dei Mille di Garibaldi, che portò alla conquista della Sicilia e dell’Italia meridionale. Dopodichè, il re incontrò a Teano, presso Caserta, Garibaldi che gli consegnò i territori conquistati. Il 17 marzo 1861 il «padre della patria» fu proclamato poi a Torino re d’Italia. Negli ultimi anni di vita poi si avvicinò alle potenze centrali (Austria e Germania), gettando le basi di una futura alleanza. Morì poi a Roma nel 1878.

GIUSEPPE GARIBALDI.

Giuseppe Garibaldi nacque il 4 luglio 1807 a Nizza, da genitori liguri. Giovanissimo entrò nella Giovine Italia, celebre associazione che si proponeva, su scala nazionale, di giungere ad un'Italia unita, democratica e repubblicana. A Marsiglia conobbe Giuseppe Mazzini e partecipò anche ai moti mazziniani e per questo fu condannato a morte e costretto alla fuga in Sud America nel 1836, dove dimostrò il suo valore come comandante militare. Tornato in Italia, nel 1848, Garibaldi era già celebrato come "l'eroe dei due mondi". Inoltre, le vicende della Repubblica Romana e la partecipazione alla Seconda guerra d'Indipendenza, fecero ulteriormente aumentare il suo prestigio, tanto che i patrioti che stavano organizzando la sollevazione della Sicilia gli affidarono il comando.

La mattina del 6 maggio 1860 circa 1162 "garibaldini" salparono da Quarto, presso Genova, per fare rotta verso la Sicilia. La loro conquista del Regno delle Due Sicilie fu totale e in un mese tutta l'isola fu conquistata. Nel corso dell'avanzata, inoltre, migliaia di contadini siciliani si unirono ai Mille, in cerca di condizioni di vita migliori.

Sul continente, la marcia proseguì rapidamente: all'inizio del settembre 1860 Garibaldi era già a Napoli. Vittorio Emanuele II e Cavour, decisero così di entrare in azione una volta assodata la sconfitta dei borbonici: solo quattro giorni dopo l'ingresso dei garibaldini a Napoli, l'esercito piemontese invase lo Stato pontificio e occupò Marche e Umbria. Una volta annesse le Due Sicilie al Regno di Sardegna il 21 ottobre, il 26 Garibaldi incontrò Vittorio Emanuele II salutandolo come re d'Italia.Negli ultimi dieci anni di vita Garibaldi si dedicò attivamente alla vita politica del paese per poi ritirarsi a Caprera dove morì il 2 giugno 1882.

LE 3 GUERRE D'INDIPENDENZA.

-Gennaio '48: un'insurrezione nel Regno delle Due Sicilie portò alla concessione dello Statuto (29 gennaio 1848), seguito poi da altri Stati;-il 23 marzo Carlo Alberto diede così inizio alla prima Guerra d'Indipendenza contro l’Austria. -Sconfitta definitiva l'anno dopo a Novara (23 marzo): il re abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II (1849-1878), che il giorno seguente firmò l’Armistizio di Vignale con l'Austria; -La seconda Guerra d'Indipendenza scoppiò poi il 26 marzo 1859, dopo gli accordi segreti di Plombières (20 luglio 1858) tra Piemonte e Francia. Da qui scoppiarono molte insurrezioni nell’Italia centrale, che portarono Napoleone III a firmare armistizio di Villafranca (11 luglio 1859). -Poi ci fu la spedizione dei Mille, affidata a Garibaldi, dalla quale ne uscì vincitore; -26 ottobre 1860: incontro di Teano tra Garibaldi e il sovrano. -17 marzo 1861: Vittorio Emanuele II re d'Italia. -Quando fu proclamato il Regno d’Italia il processo di unificazione nazionale però non era ancora concluso: il Lazio apparteneva ancora allo Stato Pontificio, mentre il Veneto e le province di Trento e Trieste appartenevano ancora all’Austria. Con la Terza guerra di indipendenza (20 giugno 1866 - 12 agosto 1866) il Regno d’Italia conseguì l’annessione del Veneto, oltre che della provincia di Mantova e di parte del Friuli, ponendo così fine alla cosiddetta “questione veneta”.

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-Valeria Pirozzi 4DTT-