La Menade danzante e la statuaria ellenistica
significato del termine Pathos
Inizio
Section
Skopas
La figura dell'artista ed il parallelismo con Fidia
Skopas era nativo di Paro. Non è certa la data della sua nascita, circa nel 417 mentre la sua morte risale al 340 a.c., Si dedicò di più al marmo che la bronzo.Fu tra i grandi maestri della scultura greca classica e di quella occidentale in generale, che ebbe il merito di aprire alla dimensione dell'emotività umana, fino a quel momento solo limitatamente esplorata.Tra le sue opere più celebri ritroviamo il Photos. Skopas aveva scolpito questo soggetto almeno due volte, una volta per un gruppo scultoreo con Eros e Himeros a Megara e una seconda volta per un gruppo a Samotracia.
La presenza di Skopas a Samotracia nell'ultima fase della sua attività, riferita da Plinio nel passo già citato a proposito del tiaso marino (al riguardo di un gruppo cultuale comprendente Afrodite, Pothos e Fetonte, è ormai documentata anche dagli scavi.
La figura del Pothos faceva parte di un gruppo probabilmente disposto a ridosso di una parete, come lo sviluppo sul piano della statua farebbe pensare; sembra inoltre che all'interno del gruppo la posa del Pothos sia stata funzionale nel concentrare l'attenzione sulla figura centrale dell'Afrodite.
La menade danzante
La Menade Danzante di Dresda è un'opera di SKopas nella quale l'artista mostra un corpo scosso da movimenti che gli conferiscono virilità e libertà, in preda all'enthusiasmòs. La statua rappresenta una delle menadi, le fanciulle seguaci del dio Dioniso di cui celebravano il culto con cerimonie orgiastiche e danze forsennate al suono di flauti e tamburelli, al culmine delle quali aveva luogo il sacrificio di un capretto o di un capriolo, dilaniato a colpi di coltello e divorato crudo nel momento del parossismo estatico.
La posizione della testa è rivolta all'indietro, inclinata leggermente di lato, che dà l'impressione di essere trascinata dalla chioma composta da ciocche ondulate.Le vesti sono scomposte dal movimento della danza, tanto da far aprire l'abito in lato, conferendo alla scultura un'elevata sensualità
Autore Skopas Data copia da un originale del 330 a.C. circa Materiale marmo Altezza 45 cm Ubicazione Staatliche Kunstsammlungen, Dresda
Caratteristiche
» tutto è movimento
» veste aderisce alla forma del corpo (come se stesse
correndo e l’aria si opponesse allo spostamento)
» contrasto tra pesantezza del corpo e la forza dell’aria
» esasperata torsione del corpo, con schiena inarcata
» testa rovesciata all’indietro » espressività stravolta
» occhi sbarrati, scavati profondamente
» capelli scomposti e più liberi dal capo
» manifestazione dello scatenarsi delle forze irrazionali
» stessa concezione di spazio reale di Fidia
Callistrato scrisse che: "si manifestavano i sintomi di quella passione che l'animo esprime quando è stimolato da furore, tuttavia temperati dall'arte con linguaggio indicibile".
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Opere di Skopas
Pathos
[πάθος;letteralmente "soffrire" o "emozionarsi"
indica la reazione che si ha quando un’opera d’arte che suscita un’intensa emozione con commozione ed immedesimazione nel personaggio o nella situazione descritta; il pathos è spesso associato alla catarsi generata dalla tragedia. Altrettanto frequentemente, il sentimentalismo e patetismo sono stati considerati in maniera negativa, in quanto componenti che fanno appello alla componente non razionale dell’animo umano.
20.00 h
[ è una delle due forze che regolano l'animo umano secondo il pensiero greco.
20.00 h
Esso si oppone al Logos, che è la parte razionale. Il Pathos infatti corrisponde alla parte irrazionale dell' animo.
20.04 h
+ info
2020 h
Section I
L'Ellenismo
Collegamento fra Skopas e l'arte Ellenistica
Dopo le innumerevoli conquiste dia Alessandro Magno, anche l'arte ellenistica diede i suoi frutti. Per Ellenismo si intende l'ellenizzazione dei territori conquistati:il vincintore greco porta al vinto la sua scultura ma dal vinto eredita altri valori. L'integrazioni di altre culture da vita al KOINE che è un nuovo linguaggio artistico
KOINE:è un antico dialetto greco e forma la terza tappa della storia della lingua greca. È conosciuto anche come greco alessandrino o greco ellenistico ,perché è stata la lingua del periodo ellenistico nella storia greca, caratterizzato dall'espansione della civiltà greca ad opera di Alessandro Magno
Data 01 Lorem
La scultura ellenistica presenta una caratterizzazione fisionomica secondo un canone non solo stilistico e proporzionale. L'uomo, infatti, viene visto con una fisionomia singolare, eliminando un modello di generalizzazione somatica. Il nuovo canone è quello dell' aletheia, ossia della verità, poichè gli artisti non rappresentavano più solo l'ethos dell'uomo (nobiltà d'animo) ma attraverso la verità vuove rappresentare la vera anima del soggetto, i suoi sentimenti, il suo essere. Nelle fiorenti botteghe vengono svolte attività di riproduzione di opere di grandi maestri. Grazie a questo lavoro, attuando questa copie anche in bronzo, è possibile oggi conoscere alcuni dei grandi capolabvori dell'antichità.
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Un grande esempio di scultura ellenistica è la Venere di Milo, statua scoperta a Milo, acquistata dall'ambasciatore di Francia per essere donata a Luigi XVIII. E' realizzata da due blocchi distinti che si uniscono dall'incrocio del panneggio. Si presenta incompleta, presenta solo parte del braccio destro e manca completamente il sinistro.Probabilmete il braccio sinistro della statua attraverso il busto sfiorava il braccio sinistro.
Fa parte di una serie di Veneri nude, coperta solo da una veste poggiata sul basso ventre della donna. Le increspature dell'abito danno l'effetto della caduta della veste. Il corpo della venere subisce un movimento di torsione a cui si deve la grazia che da esso traspare e l'evidente curva a S che forma il busto. Evidente è la somiglianza con l'Afrodite di Capua.
La Nike di Samotracia è una statua associata a Pitocrito di Rodi e prende il nome dal luogo in cui è stata rinvenuta. Il basamento è ROSTRATO, cioè a forma di prua di nave. Proviene dall'isola di Rodi e pare sia realizzata per celebrare le vittorie della flotta dei Rodii. Nike, appunto, in greco sta a significare VITTORIA. Si mostra ad ali spiegate e il suo corpo è modellato dal vento. La veste è molto sottile e mette in evidenzia il seno, la pancia( soprattutto la zona ombellicale) le curve morbide del ventre. Le particolarità di questa statua richiamano gli altorilevi di Pergamo
Il torace è spinto in avanti, quasi gonfio, e leggermente ruotato a destra rispetto all'asse centrale, quasi come se stesse per volgere il busto, mentre la parte inferiore del corpo sembra accennare una rotazione verso il lato opposto: questa lieve torsione crea una linea sinuosa che percorre tutto il corpo della dea, ispirando un forte senso di dinamismo
Titolo: Nike di Samotracia. Autore: Pythòkritos (Pitocrito) della Scuola di Rodi. Data: 190 a.C. Materiale: originale in marmo, calco in gesso. Dimensioni: 328 cm (ali incluse). Luogo di conservazione: Parigi, Museo del Louvr
Section II
Laocoonte
Discorso sul Pathos nel Laocoonte
Tornando sul discorso del Pathos, del dolore, una delle opere cardine che più rappresentano la sofferenza è il Laocoonte. Il gruppo statuario venne ritrovato nel 1506 a Roma sull'Esquilino. Durante la guerra di Troia, Laocoonte, sacerdote troiano del dio Apollo, si era opposto all'ingresso del cavallo di legno entro le mura della città. Atena e Poseidone, favorevoli ai Greci, inviarono dal mare due mostruosi serpenti che avvolsero con le loro spire Laocoonte e i suoi due figli.
In una prospettiva romana della vicenda, la morte di questi innocenti è funzionale alla fuga di Enea e dunque alla fondazione di Roma. Una scultura di tale importanza non poteva sfuggire a Giulio II (1503-1513) che subito la acquistò per il Cortile delle Statue, facendone il fulcro ideologico del programma decorativo. Molto dibattuta è la cronologia del capolavoro marmoreo, per il quale sembra ora prevalere una datazione intorno al 40-30 a.C.
Laocoonte è rappresentato in due pitture pompeiane che derivano direttamente dal racconto di Virgilio e nel magnifico gruppo statuario ellenistico, di dimensioni colossali, che lo ritrae insieme ai due figli nella lotta estrema contro i serpenti. Una copia, firmata dai tre artisti rodii Agesandro, Atenodoro e Polidoro e ammirata già da Plinio il Vecchio nella casa di Tito, fu ritrovata nel 1506 sul Celio e si conserva ai Musei Vaticani. Notevolissima è stata la sua influenza sugli artisti del Cinquecento, a cominciare da Michelangelo.
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Lavoro di Arte di Serena Califano
serena.califano14
Created on May 11, 2021
La Menade danzante di Skopas è forse l'esempio più significativo della statuaria ellenistica. Descrivila, precisando il significato che i greci davano al termine Pathos, magistralmente espresso dall'opera stessa.
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La Menade danzante e la statuaria ellenistica
significato del termine Pathos
Inizio
Section
Skopas
La figura dell'artista ed il parallelismo con Fidia
Skopas era nativo di Paro. Non è certa la data della sua nascita, circa nel 417 mentre la sua morte risale al 340 a.c., Si dedicò di più al marmo che la bronzo.Fu tra i grandi maestri della scultura greca classica e di quella occidentale in generale, che ebbe il merito di aprire alla dimensione dell'emotività umana, fino a quel momento solo limitatamente esplorata.Tra le sue opere più celebri ritroviamo il Photos. Skopas aveva scolpito questo soggetto almeno due volte, una volta per un gruppo scultoreo con Eros e Himeros a Megara e una seconda volta per un gruppo a Samotracia.
La presenza di Skopas a Samotracia nell'ultima fase della sua attività, riferita da Plinio nel passo già citato a proposito del tiaso marino (al riguardo di un gruppo cultuale comprendente Afrodite, Pothos e Fetonte, è ormai documentata anche dagli scavi. La figura del Pothos faceva parte di un gruppo probabilmente disposto a ridosso di una parete, come lo sviluppo sul piano della statua farebbe pensare; sembra inoltre che all'interno del gruppo la posa del Pothos sia stata funzionale nel concentrare l'attenzione sulla figura centrale dell'Afrodite.
La menade danzante
La Menade Danzante di Dresda è un'opera di SKopas nella quale l'artista mostra un corpo scosso da movimenti che gli conferiscono virilità e libertà, in preda all'enthusiasmòs. La statua rappresenta una delle menadi, le fanciulle seguaci del dio Dioniso di cui celebravano il culto con cerimonie orgiastiche e danze forsennate al suono di flauti e tamburelli, al culmine delle quali aveva luogo il sacrificio di un capretto o di un capriolo, dilaniato a colpi di coltello e divorato crudo nel momento del parossismo estatico.
La posizione della testa è rivolta all'indietro, inclinata leggermente di lato, che dà l'impressione di essere trascinata dalla chioma composta da ciocche ondulate.Le vesti sono scomposte dal movimento della danza, tanto da far aprire l'abito in lato, conferendo alla scultura un'elevata sensualità
Autore Skopas Data copia da un originale del 330 a.C. circa Materiale marmo Altezza 45 cm Ubicazione Staatliche Kunstsammlungen, Dresda
Caratteristiche » tutto è movimento » veste aderisce alla forma del corpo (come se stesse correndo e l’aria si opponesse allo spostamento) » contrasto tra pesantezza del corpo e la forza dell’aria » esasperata torsione del corpo, con schiena inarcata » testa rovesciata all’indietro » espressività stravolta » occhi sbarrati, scavati profondamente » capelli scomposti e più liberi dal capo » manifestazione dello scatenarsi delle forze irrazionali » stessa concezione di spazio reale di Fidia
Callistrato scrisse che: "si manifestavano i sintomi di quella passione che l'animo esprime quando è stimolato da furore, tuttavia temperati dall'arte con linguaggio indicibile".
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Opere di Skopas
Pathos
[πάθος;letteralmente "soffrire" o "emozionarsi"
indica la reazione che si ha quando un’opera d’arte che suscita un’intensa emozione con commozione ed immedesimazione nel personaggio o nella situazione descritta; il pathos è spesso associato alla catarsi generata dalla tragedia. Altrettanto frequentemente, il sentimentalismo e patetismo sono stati considerati in maniera negativa, in quanto componenti che fanno appello alla componente non razionale dell’animo umano.
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[ è una delle due forze che regolano l'animo umano secondo il pensiero greco.
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Esso si oppone al Logos, che è la parte razionale. Il Pathos infatti corrisponde alla parte irrazionale dell' animo.
20.04 h
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L'Ellenismo
Collegamento fra Skopas e l'arte Ellenistica
Dopo le innumerevoli conquiste dia Alessandro Magno, anche l'arte ellenistica diede i suoi frutti. Per Ellenismo si intende l'ellenizzazione dei territori conquistati:il vincintore greco porta al vinto la sua scultura ma dal vinto eredita altri valori. L'integrazioni di altre culture da vita al KOINE che è un nuovo linguaggio artistico
KOINE:è un antico dialetto greco e forma la terza tappa della storia della lingua greca. È conosciuto anche come greco alessandrino o greco ellenistico ,perché è stata la lingua del periodo ellenistico nella storia greca, caratterizzato dall'espansione della civiltà greca ad opera di Alessandro Magno
Data 01 Lorem
La scultura ellenistica presenta una caratterizzazione fisionomica secondo un canone non solo stilistico e proporzionale. L'uomo, infatti, viene visto con una fisionomia singolare, eliminando un modello di generalizzazione somatica. Il nuovo canone è quello dell' aletheia, ossia della verità, poichè gli artisti non rappresentavano più solo l'ethos dell'uomo (nobiltà d'animo) ma attraverso la verità vuove rappresentare la vera anima del soggetto, i suoi sentimenti, il suo essere. Nelle fiorenti botteghe vengono svolte attività di riproduzione di opere di grandi maestri. Grazie a questo lavoro, attuando questa copie anche in bronzo, è possibile oggi conoscere alcuni dei grandi capolabvori dell'antichità.
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Un grande esempio di scultura ellenistica è la Venere di Milo, statua scoperta a Milo, acquistata dall'ambasciatore di Francia per essere donata a Luigi XVIII. E' realizzata da due blocchi distinti che si uniscono dall'incrocio del panneggio. Si presenta incompleta, presenta solo parte del braccio destro e manca completamente il sinistro.Probabilmete il braccio sinistro della statua attraverso il busto sfiorava il braccio sinistro.
Fa parte di una serie di Veneri nude, coperta solo da una veste poggiata sul basso ventre della donna. Le increspature dell'abito danno l'effetto della caduta della veste. Il corpo della venere subisce un movimento di torsione a cui si deve la grazia che da esso traspare e l'evidente curva a S che forma il busto. Evidente è la somiglianza con l'Afrodite di Capua.
La Nike di Samotracia è una statua associata a Pitocrito di Rodi e prende il nome dal luogo in cui è stata rinvenuta. Il basamento è ROSTRATO, cioè a forma di prua di nave. Proviene dall'isola di Rodi e pare sia realizzata per celebrare le vittorie della flotta dei Rodii. Nike, appunto, in greco sta a significare VITTORIA. Si mostra ad ali spiegate e il suo corpo è modellato dal vento. La veste è molto sottile e mette in evidenzia il seno, la pancia( soprattutto la zona ombellicale) le curve morbide del ventre. Le particolarità di questa statua richiamano gli altorilevi di Pergamo
Il torace è spinto in avanti, quasi gonfio, e leggermente ruotato a destra rispetto all'asse centrale, quasi come se stesse per volgere il busto, mentre la parte inferiore del corpo sembra accennare una rotazione verso il lato opposto: questa lieve torsione crea una linea sinuosa che percorre tutto il corpo della dea, ispirando un forte senso di dinamismo
Titolo: Nike di Samotracia. Autore: Pythòkritos (Pitocrito) della Scuola di Rodi. Data: 190 a.C. Materiale: originale in marmo, calco in gesso. Dimensioni: 328 cm (ali incluse). Luogo di conservazione: Parigi, Museo del Louvr
Section II
Laocoonte
Discorso sul Pathos nel Laocoonte
Tornando sul discorso del Pathos, del dolore, una delle opere cardine che più rappresentano la sofferenza è il Laocoonte. Il gruppo statuario venne ritrovato nel 1506 a Roma sull'Esquilino. Durante la guerra di Troia, Laocoonte, sacerdote troiano del dio Apollo, si era opposto all'ingresso del cavallo di legno entro le mura della città. Atena e Poseidone, favorevoli ai Greci, inviarono dal mare due mostruosi serpenti che avvolsero con le loro spire Laocoonte e i suoi due figli. In una prospettiva romana della vicenda, la morte di questi innocenti è funzionale alla fuga di Enea e dunque alla fondazione di Roma. Una scultura di tale importanza non poteva sfuggire a Giulio II (1503-1513) che subito la acquistò per il Cortile delle Statue, facendone il fulcro ideologico del programma decorativo. Molto dibattuta è la cronologia del capolavoro marmoreo, per il quale sembra ora prevalere una datazione intorno al 40-30 a.C.
Laocoonte è rappresentato in due pitture pompeiane che derivano direttamente dal racconto di Virgilio e nel magnifico gruppo statuario ellenistico, di dimensioni colossali, che lo ritrae insieme ai due figli nella lotta estrema contro i serpenti. Una copia, firmata dai tre artisti rodii Agesandro, Atenodoro e Polidoro e ammirata già da Plinio il Vecchio nella casa di Tito, fu ritrovata nel 1506 sul Celio e si conserva ai Musei Vaticani. Notevolissima è stata la sua influenza sugli artisti del Cinquecento, a cominciare da Michelangelo.
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