La neutralità della tecnica e la sua concezione strumentale. Il desiderio estremo di spingersi oltre i confini.
Classe: 3IAlunni: Di Renzo Domenico, Petrolio Silvia, Tomassini Giorgia
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LA QUESTIONE DELLA TECNICA:
La concezione strumentale e ontologica
La valenza che normalmente si attribuisce al termine “tecnica” è la capacità pratica di operare verso un determinato scopo concreto, presupponendo l’esistenza di strumenti e artefatti di vario genere. La questione critica e molto discussa della tecnica non si limita, però, all’epoca iniziata in seguito alla rivoluzione industriale da parte dell’ideologia occidentale. Basti pensare al celebre tragediografo greco “Sofocle” che nella sua opera “Antigone” aveva inteso l’uomo come figura di mediazione nella possibilità del bene e del male. Egli affermava “Molte sono le cose tremende, terribili, mirabili, ma nessuna è più tremenda, terribile, mirabile dell’uomo”.
La concezione strumentale e ontologica
Il poeta tragico riteneva che l’uomo fosse l’incarnazione la personificazione stessa del deinòn, ovvero ciò che incute terrore e preoccupazione. Ciò è dovuto alla diversificazione dell’uomo dagli altri esseri viventi per la mancanza di una predisposizione fisica, che potesse permettergli l’adattamento diretto all’ambiente. Non essendo dotato di essa, l’uomo non è capace di ambientarsi senza ricorrere alla “techne”, e al suo dominio sulla natura.
In questa ottica, la concezione strumentale della tecnica si risolve in quella ontologica, perché essa rientra nel modus essendi dell’uomo, ovvero nella maniera con la quale l’uomo si approccia alla natura.
Il desiderio estremo di spingersi oltre i limiti
La techne, dunque, rappresenta una potenza smisurata, quasi infinita, una risorsa che è completamente nelle mani dell’uomo. Ciononostante l’uomo ha sempre avvertito un forte desiderio di spingersi oltre i propri limiti, i propri confini. È anche questa una delle cause che hanno spinto i Greci a coniare il termine “hybris”, che alludeva proprio all’oltranza.
Pertanto, fin da una tragedia, del 442 a.C., messa in scena, davanti al popolo di Atene, nel teatro di Dioniso, i Greci hanno pensato la questione della tecnica, si sono posti il problema del limite della tecnica e della possibilità che la tecnica sconfini al di là del limite, e, sconfinando al di là del limite, dia vita alla hybris che attira sul trasgressore l’ira degli Dei.
“La questione della tecnica” di “Martin Heidegger”
Nel saggio “La questione della tecnica”, l’autore ribadisce come la tecnica non è neutrale. Secondo Heidegger la tecnica è un mezzo in vista dei fini, oppure è un'attività dell'uomo. Queste due definizioni della tecnica sono connesse. Proporsi degli scopi e apprestare e usare i mezzi in vista di essi, infatti, è un'attività dell'uomo. All'essenza della tecnica appartiene l'apprestare e usare mezzi, apparecchi e macchine, e vi appartengono anche questi apparati e strumenti stessi, come pure i bisogni e i fini a cui essi servono.
“La questione della tecnica” di “Martin Heidegger”
La totalità di questi dispositivi è la tecnica. Essa stessa è un dispositivo, o in latino, un instrumentum. La rappresentazione comune della tecnica può perciò denominarsi la definizione strumentale e antropologica della tecnica.
La definizione strumentale non ci mostra l'essenza della tecnica. Dobbiamo domandarci cosa sia la strumentalità. A cosa ci fanno pensare elementi come mezzo e fine. Heidegger a questo punto evidenzia il rapporto di causalità esistente tra mezzo e fine. Analizza il concetto di causa così come è stato posto dalla metafisica.
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Il mito di Dedalo e Icaro
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Il mito e la techné
Il mito e la techné
Quando si parla del mito di Dedalo e Icaro è molto facile ricordarsi della vicenda in cui Icaro perse la vita: fa quasi parte di una memoria collettiva, appresa sui banchi di scuola. Eppure di Dedalo, suo padre, sappiamo poco. Qualcuno saprà certamente ch'egli fu il costruttore del famoso labirinto del Minotauro dal quale insieme al figlio, uscì volando.Nella storia della mitologia della Grecia antica l'artigiano si confonde con altre funzioni sociali o professionali fra cui quella del medico, ambasciatore, assistente religioso che potevano far capo a una funzione onnicomprensiva ovvero quella del demiurgo.
Il mito e la techné
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La stessa techne si riferiva a due categorie economiche che ad oggi non sono unite: l’arte e l’artigianato.
Il demiurgo (Dedalo può in parte rientrare in questa funzione) va considerato come un soggetto mitologico che rispecchiava una dimensione del lavoro sociale meno frantumata di oggi nelle varie specializzazioni, un soggetto dotato di abilità manuale e di intelligenza pratica insomma un tuttofare.
Dato che si trattava di una civiltà antica, in cui conflitti di classe non trovavano nella tecnologia quella mediazione sufficiente a eliminare l'esigenza del religioso, era molto facile confondere scienza e magia. La religione permeava di sé ogni aspetto della vita sociale, per cui facilmente l'uso della tecnologia veniva ricollegato a un uso di tipo magico.
Il mito e la techné
I greci avvertivano le grandi potenzialità della tecnica e ne erano affascinati ma nello stesso tempo le temevano poiché sembravano rendere superflua la presenza dell'uomo. La tecnologia, comunque, si sviluppa sotto il capitalismo proprio per surrogare un rapporto umano non più possibile cioè per ripristinare lo schiavismo in forma sublimata garantendo la libertà personale al lavoratore.
Ovviamente l'operaio può ribellarsi ma potevano farlo anche gli schiavi al tempo dei greci e dei romani. Allora era la religione a influenzare negativamente i lavoratori, oggi sono sempre più le forme ideologiche del consumismo.
Il mito e la techné
I greci hanno sempre guardato con sospetto uno sviluppo eccessivo della tecnologia. Probabilmente ci si rese anche conto che uno sviluppo eccessivo della techne avrebbe potuto portare a uno sviluppo dell'ateismo.
Inoltre, uno sviluppo eccessivo della techne avrebbe contribuito a dare al lavoro una dignità pericolosa, che avrebbe potuto rimettere in discussione i rapporti di classe, basati su precise differenze di censo, di casta ecc.
GRAZIE MILLE PER L'ATTENZIONE!
Copy - IL MITO DI DEDALO E ICARO E LA TECHNE
giorgiatomassini2004
Created on May 11, 2021
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La neutralità della tecnica e la sua concezione strumentale. Il desiderio estremo di spingersi oltre i confini.
Classe: 3IAlunni: Di Renzo Domenico, Petrolio Silvia, Tomassini Giorgia
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LA QUESTIONE DELLA TECNICA:
La concezione strumentale e ontologica
La valenza che normalmente si attribuisce al termine “tecnica” è la capacità pratica di operare verso un determinato scopo concreto, presupponendo l’esistenza di strumenti e artefatti di vario genere. La questione critica e molto discussa della tecnica non si limita, però, all’epoca iniziata in seguito alla rivoluzione industriale da parte dell’ideologia occidentale. Basti pensare al celebre tragediografo greco “Sofocle” che nella sua opera “Antigone” aveva inteso l’uomo come figura di mediazione nella possibilità del bene e del male. Egli affermava “Molte sono le cose tremende, terribili, mirabili, ma nessuna è più tremenda, terribile, mirabile dell’uomo”.
La concezione strumentale e ontologica
Il poeta tragico riteneva che l’uomo fosse l’incarnazione la personificazione stessa del deinòn, ovvero ciò che incute terrore e preoccupazione. Ciò è dovuto alla diversificazione dell’uomo dagli altri esseri viventi per la mancanza di una predisposizione fisica, che potesse permettergli l’adattamento diretto all’ambiente. Non essendo dotato di essa, l’uomo non è capace di ambientarsi senza ricorrere alla “techne”, e al suo dominio sulla natura.
In questa ottica, la concezione strumentale della tecnica si risolve in quella ontologica, perché essa rientra nel modus essendi dell’uomo, ovvero nella maniera con la quale l’uomo si approccia alla natura.
Il desiderio estremo di spingersi oltre i limiti
La techne, dunque, rappresenta una potenza smisurata, quasi infinita, una risorsa che è completamente nelle mani dell’uomo. Ciononostante l’uomo ha sempre avvertito un forte desiderio di spingersi oltre i propri limiti, i propri confini. È anche questa una delle cause che hanno spinto i Greci a coniare il termine “hybris”, che alludeva proprio all’oltranza. Pertanto, fin da una tragedia, del 442 a.C., messa in scena, davanti al popolo di Atene, nel teatro di Dioniso, i Greci hanno pensato la questione della tecnica, si sono posti il problema del limite della tecnica e della possibilità che la tecnica sconfini al di là del limite, e, sconfinando al di là del limite, dia vita alla hybris che attira sul trasgressore l’ira degli Dei.
“La questione della tecnica” di “Martin Heidegger”
Nel saggio “La questione della tecnica”, l’autore ribadisce come la tecnica non è neutrale. Secondo Heidegger la tecnica è un mezzo in vista dei fini, oppure è un'attività dell'uomo. Queste due definizioni della tecnica sono connesse. Proporsi degli scopi e apprestare e usare i mezzi in vista di essi, infatti, è un'attività dell'uomo. All'essenza della tecnica appartiene l'apprestare e usare mezzi, apparecchi e macchine, e vi appartengono anche questi apparati e strumenti stessi, come pure i bisogni e i fini a cui essi servono.
“La questione della tecnica” di “Martin Heidegger”
La totalità di questi dispositivi è la tecnica. Essa stessa è un dispositivo, o in latino, un instrumentum. La rappresentazione comune della tecnica può perciò denominarsi la definizione strumentale e antropologica della tecnica.
La definizione strumentale non ci mostra l'essenza della tecnica. Dobbiamo domandarci cosa sia la strumentalità. A cosa ci fanno pensare elementi come mezzo e fine. Heidegger a questo punto evidenzia il rapporto di causalità esistente tra mezzo e fine. Analizza il concetto di causa così come è stato posto dalla metafisica.
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Il mito di Dedalo e Icaro
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Il mito e la techné
Il mito e la techné
Quando si parla del mito di Dedalo e Icaro è molto facile ricordarsi della vicenda in cui Icaro perse la vita: fa quasi parte di una memoria collettiva, appresa sui banchi di scuola. Eppure di Dedalo, suo padre, sappiamo poco. Qualcuno saprà certamente ch'egli fu il costruttore del famoso labirinto del Minotauro dal quale insieme al figlio, uscì volando.Nella storia della mitologia della Grecia antica l'artigiano si confonde con altre funzioni sociali o professionali fra cui quella del medico, ambasciatore, assistente religioso che potevano far capo a una funzione onnicomprensiva ovvero quella del demiurgo.
Il mito e la techné
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La stessa techne si riferiva a due categorie economiche che ad oggi non sono unite: l’arte e l’artigianato. Il demiurgo (Dedalo può in parte rientrare in questa funzione) va considerato come un soggetto mitologico che rispecchiava una dimensione del lavoro sociale meno frantumata di oggi nelle varie specializzazioni, un soggetto dotato di abilità manuale e di intelligenza pratica insomma un tuttofare.
Dato che si trattava di una civiltà antica, in cui conflitti di classe non trovavano nella tecnologia quella mediazione sufficiente a eliminare l'esigenza del religioso, era molto facile confondere scienza e magia. La religione permeava di sé ogni aspetto della vita sociale, per cui facilmente l'uso della tecnologia veniva ricollegato a un uso di tipo magico.
Il mito e la techné
I greci avvertivano le grandi potenzialità della tecnica e ne erano affascinati ma nello stesso tempo le temevano poiché sembravano rendere superflua la presenza dell'uomo. La tecnologia, comunque, si sviluppa sotto il capitalismo proprio per surrogare un rapporto umano non più possibile cioè per ripristinare lo schiavismo in forma sublimata garantendo la libertà personale al lavoratore. Ovviamente l'operaio può ribellarsi ma potevano farlo anche gli schiavi al tempo dei greci e dei romani. Allora era la religione a influenzare negativamente i lavoratori, oggi sono sempre più le forme ideologiche del consumismo.
Il mito e la techné
I greci hanno sempre guardato con sospetto uno sviluppo eccessivo della tecnologia. Probabilmente ci si rese anche conto che uno sviluppo eccessivo della techne avrebbe potuto portare a uno sviluppo dell'ateismo. Inoltre, uno sviluppo eccessivo della techne avrebbe contribuito a dare al lavoro una dignità pericolosa, che avrebbe potuto rimettere in discussione i rapporti di classe, basati su precise differenze di censo, di casta ecc.
GRAZIE MILLE PER L'ATTENZIONE!