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Elaborato di Gabriele Spinn
elisamassa.2003
Created on May 9, 2021
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Transcript
Presentazione di Gabriele Spinn
IL GERGO
INDICE
Definizione ed etimologia
Motivo argomento
Esempi tratti dalla mia esperienza
Francese
Italiano
Inglese
Musica
Arte
Tecnologia
Perché ho scelto questo argomento per la mia tesina?
Motivo:
Ho scelto di portare questo argomento perché spesso a scuola e a casa, i professori e i miei genitori, sentendomi parlare, mi interrompono domandandomi per quale motivo io parli in questo modo, dato che utilizzo un gergo non molto conosciuto dagli adulti.
Definizione ed etimologia della parola "Gergo"
"Gergo":
Dal francese antico "Jergon", "Jargon" che in origine significava "cinguettio". Il gergo è una forma di linguaggio propria di certi gruppi sociali (sette religiose o politiche, malviventi, giovani...), utilizzata allo scopo di evitarne la comprensione da parte persone estranee al gruppo. Sinonimi=argot, codice, slang, lingua oscura o misteriosa.
Esempi tratti dalla mia esperienza
Innanzitutto cosa vuol dire parlare in gergo: è la sostituzione di vocaboli della lingua comune con altri stranieri o dialettali. Tipico dei giovani, con l'uso di particolarità lessicali e fraseologiche. IL MIO GERGO:
- Socio= amico stretto, come un fratello.
- Nerdare=giocare accanitamente ai videogiochi.
- Rinco=stupido
- Pisciare= dare buca, non presentarsi
- Appiccio= accendino
- Drum= "mi fai un drummino?"
- Whatsappare= messaggiare su Whatsapp
- Sgravare/ato= hai esagerato, una cosa che si poteva evitare
- Stare sotto un treno= essere distrutto fisicamente e psicologicamente
- Preso male= essere tristi
- Camper= giocatore che rimane fermo, non si muove.
- COD= abbeviazione di "Call of duty", un videogioco.
- Noob/Bot= scarso, poco efficiente nel giocare.
- Rankare=avanzare di livello
Italiano
"Una pagnotta per tre":
Questo testo é tratto dal libro “I miserabili” , scritto da Victor Hugo e pubblicato per la prima volta nel 1862, dopo diciassette anni di rielaborazione. La storia, però, non è ambientata nella realtà di quel tempo, ma abbraccia un arco di tempo che va dal 1815 al 1833. Nel suo romanzo Victor Hugo parla del popolo di Parigi, dei “miserabili”, appunto, ma il termine viene coniato da lui stesso con un nuovo significato: uomini degni di compassione. Ho scelto dei portare questo testo in particolare perchè il linguaggio utilizzato da Gavroche, il protagonista, si basa sull'argot, un termine che indica alcuni gerghi della lingua francese, caratteristici delle classi popolari.
Motivo della scelta:
Riassunto:
Il testo narra del piccolo Gavroche, un ragazzino furbo e smaliziato che vive in strada nei bassifondi di Parigi, in cui una sera, camminando per strada si fermò davanti ad una bottega di un parrucchiere nell'attesa di poter rubare i saponi in vetrina. Mentre esaminava i vetri, vide due bambini che dimostrsvano uno sette anni l'altro cinque all'interno della bottega. Il barbiere li cacciò fuori e i due bambini in lacrime si rimisero a camminnare quando arrivò Gavroche, e li abbordò. Si misero tutti e tre a camminare e a parlare cercando di saperne di più riguardo la loro vita, quando arrivarono all'entrata di un panificio. Gavroche tirò fuori dalla tasta un soldo e spinse anche gli altri due bambini ad entrare. Il fornaio si mise per un momento ad osservare i tre bambini e prese un "pane bigio", dunque di scarsa qualità, Gavroche indignato, gli esclamò una parola russa o polacca che significava "ma che cos'è questo?". Il fornaio capì subito e gli rispose che era pane buono, di seconda qualità e Gavroche con tono probabilmente ironico gli rispose che era un "arto a lutto" ossia "pane nero". Così il fornaio incassò il soldo e diede il pane a Gavroche che lo divise anche per gli altri due dicendogli "smorfite", "mandate giù nel tubo" ossia , "mangiate".
Analisi del testo:
Il protagonista per tutto il racconto, utilizza espressioni linguistiche molto paricolari, addirittura poco comprensibili da parte dei due bambini, ma comprensibile per gli adulti. Durante lo svolgimento di tutto il racconto, Gavroche, attribuisce ai due bambini appellativi come: "mocciosi", "marmocchi", "fringuellini", "bambocci", "birichini", "piccini"... Quasi per esaltare ed evidenziare il fatto che lui è il più grande, più intelligente, ma soprattutto con più esperienza, mentre loro sono ancora bambini, "infantili" e dunque hanno ancora molto da imparare. Infatti possiamo vedere ciò, quando il fornaio ha cercato di vendere loro un pane vecchio, di scarsa qualità, ma Gavroche più attento e furbo se ne accorge e indignato gli disse "Keksekça", trascrizione della pronuncia di "Qu'est-ce que c'est", e si fa dare un altro pezzo di pane più buono e bianco. Anche per definire il pane nero utilizza la frase "arto a lutto", ossia pane "arto", dal greco antico "artos"("pane"), "arto insaponato" (pulito, dunque bianco, il pane che lui vuole), poi lo chiama "pane bigio", scuro, vecchio e infine definisce il panettiere "garzone", perciò un lavoratore subordinato, un servitore. Altri esempi di gergo li possiamo trovare quando i due bambini, parlando della loro madre, Gavroche commenta esclamando "Santosa" donna di chiesa, "Mabrucca" che significa donna o prostituta. Infine per indicare il verbo "mangiare" utilizza le espressioni: "pappare"(r.45), "smorfite", "manda giù nel tubo".
Francese
L'ARGOT
Le concept de jargon (jargon) en France est né au 13ème siècle et l'argot en particulier était le lexique de la pègre (et de l'armée) puisque c'est un langage crypté, créé pour échanger des messages secrets et ne pas être compris par ceux qui n'appartiennent pas à un certain groupe social. Par conséquent, il existe de nombreuses variantes pour chaque terme. Au fil du temps, au moins jusqu'aux années 1950, l'argot parisien était le plus populaire, qui se répandit également grâce aux œuvres littéraires de Hugo, Balzac, Zola ou Céline. De l'argot s'est développé le jargot (jargon + argot), qui est le français familier parlé aujourd'hui. En fait, dans la langue commune, il existe de nombreux mots d'argot, désormais pleinement entrés dans le français de tous les jours, perdant évidemment la caractéristique de secret liée à la pègre. Il s'est enrichi d'emprunts à d'autres langues comme l'arabe et les langues africaines (par exemple, maboul = fou, vient de l'arabe mahbûl). Le verlan est aujourd'hui principalement parlé par les jeunes, mais est né dans les années 1940 en tant que jargon ouvrier et a connu un moment de grande diffusion entre les années 1970 et 1980. Elle est construite de manière simple, théoriquement : les syllabes des mots sont inversées et recomposées, pourrait-on dire, sur le plan phonétique ; en fait Verlan = l'envers ! Dans un certain sens, le Verlan pourrait être défini comme un code secret utilisé principalement par les garçons de la banlieue parisienne, mais pas seulement ; c'est aussi la langue du rap français. Parfois, il peut arriver que le processus de « verlanisation » soit appliqué deux fois au même mot (doble verlan). L'exemple le plus connu est le mot arabe, qui devient d'abord reubeu ou rebeu puis beur.
Inglese
Lo slang americano:
There is an English that they do not teach in any school or grammar book, but it is what you learn with experience, conversation and linguistic immersion. We refer to everyday English, the one spoken by children in schools, among friends or in families; it is an English rich in nuances, accents, different pronunciations, but above all in slang and neologisms. Language is a subject in constant transformation and keeping up with these variations is an excellent tool to understand even better the culture of others, learn about a new world and grow. By slang, in particular, we mean a set of words and expressions that become part of the current language even if they are not present in the traditional or universally recognized vocabulary. The derivations of a slang are many and show how much a language is affected by many factors, above all pop culture; this means that modern English is also the son of music, films, social media and the language of the "teen idol" of the moment. where you are, of the peculiarities of the same, of the historical events and cultural phenomena that see it as a protagonist.
EXAMPLES OF AMERICAN SLANG (also used by some young Italians)
- Bruh è la contrazione di Brother, termine usato fra amici, ma anche con gli sconosciuti.
- Gucci non si riferisce al noto brand di moda italiano, ma diventa un sinonimo di good, cool. It’s Gucci! significa: Va bene, è tutto ok.
- Savage è un aggettivo sinonimo di wild, harsh, ma in certe frasi diventa sinonimo anche di awesome riferito a qualcuno che agisce senza preoccuparsi delle conseguenze.
- Squad è il nome dato alla cerchia di amici più ristretta, quella con cui condividi le giornate.
- Goat acronimo per Greatest of all time.
- Crush per indicare una persona che ti piace
- OMG= "oh my god", esclamazione
- Damn= esclamazione "dannazione"
- LOL= sto ridendo
- LMAO= ridere molto
Tecnologia
L'uso delle emoticon sui social:
Le prime emoji nascono nel 1999. Letteralmente Emoji significa “parola immagine” o “pittogramma”. Infatti nelle intenzioni del suo creatore, Shigetaka Kurita, le faccine create ispirandosi ai manga, ai caratteri cinesi e ai segnali stradali, dovevano servire a comunicare pensieri ed emozioni in maniera immediata e neutrale, senza suscitare simpatia o antipatia come può invece accadere con le immagini. Con il passare del tempo hanno acquisito sempre più significato, diventando una parte importante del linguaggio di comunicazione, una sorta di codice universalmente riconosciuto per comunicare senza usare le parole. Ad oggi il 90% degli utenti le utilizzano per la loro comunicazione.
A COSA SERVONO?
Le emoji così hanno iniziato a spopolare su social network e sistemi di messaggistica istantanea nel 2011. In questi anni si sono diffuse al punto da invadere la comunicazione online, tanto che oggi non possiamo quasi più pensare di farne a meno. Le emoji dunque fanno parte della scrittura dei nostri smartphone. La vera forza di queste icone consiste nella capacità di ridurre l’ambiguità di una frase scritta in chat dove non abbiamo la controparte visiva di fronte. Ossia: la comunicazione umana è costituita per la maggior parte da segni non verbali – gesti, sguardi, impostazione del tono della voce – che inevitabilmente nelle chat virtuali vengono persi o meglio, venivano persi prima dell’arrivo di emoticon ed emoji. Infatti, proprio grazie a questi semplici espedienti anche le chat possono diventare più umane ed emotive, così come i messaggi comunicativi e pubblicitari delle aziende. La rilevanza odierna delle emoji nell’evoluzione della comunicazione virtuale è innegabile, a tal punto che nel 2015 l’Oxford Dictionary ha scelto come parola dell’anno proprio una di queste: “The face with tears of joy”. Questo ci fa ragionare soprattutto sul fatto che una emoji sia stata considerata al pari di una parola.
Musica
"Con un deca" di Max Pezzali e Club Dogo, 2012:
Ho scelto questa canzone per il valore simbolico della parola "deca" negli anni '70 e della sua evoluzione nel significato durante gli anni. Con un deca è una canzone degli 883. È il quarto singolo estratto dall'album Hanno ucciso l'Uomo Ragno del 1992. Il brano è contenuto anche in Gli anni, TuttoMax , Hanno ucciso l'Uomo Ragno 2012 (reinterpretato con i Club Dogo) e Le canzoni alla radio. Con il termine "deca" nel gergo giovanile dell'epoca si indicava la banconota da diecimila lire, l'equivalente di 5,16 € di oggi, che secondo gli 883 non bastava per fare praticamente nulla tra giovani. Era la cifra che normalmente davano i genitori ad un ragazzo per il sabato sera. Il deca era anche il taglio minimo dei distributori automatici di carburante, per cui, se un sabato dovevi fare la benzina, ti eri giocato i soldi per ingresso in discoteca, sigarette e alcolici. La città di cui si parla nel testo della canzone è Pavia, città di origine dei membri del gruppo Max Pezzali e Mauro Repetto. Nella canzone del 2009 del rapper J-Ax intitolata Deca Dance ci sono diverse citazioni dal brano degli 883.
Ad oggi: Deca è un prefisso che deriva dalla parola greca δέκα (dieci). Nello slang di alcune regioni italiane del nord, deca è usato anche per indicare una banconota da dieci euro ("un deca").
Arte
I FUMETTI
GRAZIE!
Gabriele Spinn 3A BLU