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Dipinto la velata Raffaello Sanzio

robert.giu

Created on May 6, 2021

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Transcript

LA VELATAdi Raffaello Sanzio

Dipinto ad olio su tavola

data creazione 1512-1515 circamisure 85 x 64 cm ubicazione Firenze, Galleria Palatina

Cenni storici

La Velata fu così intitolata per via del lungo velo che copre il capo e le spalle della protagonista del ritratto di Raffaello. All'inizio l'opera non fù attribuita all'artista, ma attualmente, dopo un restauro molto attento è stato appurato l'opera fu realizzata da Raffaello.

Descrizione

La donna è dipinta contro uno sfondo scuro e monocromatico. Non ci sono tracce di arredi o altri oggetti dietro la protagonista. La giovane indicata come La Velata è raffigurata a mezza figura, cioè dalla vita in su. Il volto è di tre quarti, orientato a sinistra ma lo sguardo è diretto verso il centro. Ha gli occhi di un intenso colore scuro e la fisionomia di una giovane ventenne. Intorno al collo indossa una collana di perle ambrate.

Interpretazione e simbologia

Il termine Velata si riferisce al velo che ricopre dalla testa in giù la protagonista del dipinto. Questo particolare ricorda l’iconografia cristiana della Vergine. Ciò ricorda che la testa coperta dal velo era tipica delle donne sposate con prole. Probabilmente il gioiello indossato è un dono di fidanziamento. Lo stesso oggetto prezioso si ritrova nel ritratto di Maddalena Strozzi Doni e nel dipinto intitolato Fornarina con una diversa disposizione delle pietre.

Committenti e storia espositiva

L’opera fu realizzata da Raffaello appena giunto a Roma da Firenze, nel 1512. Il ritratto definito come La Velata non è giudicato dagli storici un ritratto ufficiale. Sembra che sia l’immagine idealizzata di una giovane donna o la commissione di una nobildonna. Il dipinto si trovava in casa del mercante Matteo Botti a Firenze sul finire del '500 residenza fu vista da Giorgio Vasari il celebre autore delle prime biografie di artisti. La Velata fu poi trasferita nel 1619 presso la collezione Medici conseguentemente al lascito dell’ultimo erede della famiglia Botti. Nel 1622 il dipinto fu inventariato presso la galleria di Palazzo Pitti.