"Da sè"
Luigi Pirandello, 1913
Sienese Letizia, 5^D
" Un carro di prima classe, con cavalli bianchi e impennacchiati, cocchiere e staffieri in parruca, i suoi parenti non lo avrebbero preso di certo per lui. Ma uno di seconda, si; almeno per gli occhi del mondo.Duecentocinquanta lire: prezzo di tariffa."
Lo snodo drammatico si suddivide in:
04
01
riconoscimento dello stato di morte
turbolenza dell'attività mondana
02
crisi
rivelazione in letizia nei panni di suicida
05
03
reclusione
01. turbolenza dell'attività mondana:
Matteo Sinagra si preoccupa dei potenziali costi del suo funerale
egli avrebbe fatto risparmiare ai suoi parenti le spese e i problemi ad esso inerenti perchè sarebbe andato con i suoi piedi, economicamente, ad uccidersi.
02. crisi:
Matteo Sinagra perde la sua identità
fino a tre anni prima egli era stato un uomo d'affari, ma d'un tratto la vita gli si era vuotata d'ogni senso, conducendolo ad una rovina totale ed irreparabile.
03. reclusione:
Matteo Sinagra si ritira dalla società e si rinchiude in casa
il peso della sciagura e la consapevolezza dell'irrimediabilità del guasto misterioso avvenuto fulmineamente nel congegno della sua vita lo schiacciano: chi era lui? nessuno.
04. riconoscimento dello stato di morte
Matteo Sinagra a tutti gli effetti è un uomo morto.
l'incontro casuale con un vecchio amico ed i suoi occhi che fungono da spechio rivelano ciò che egli aveva bisogno di sapere: la vita che aveva vissuto era finita, non da quell'istante, bensì da tre anni.
04. rivelazione in letizia nei panni di suicida:
Matteo Sinagra se ne va da sé, co' suoi piedi, piano piano, con tutto il comodo, al suo destino.
essendo un morto vecchio di tre anni, ha avuto tempo di votarsi d'ogni rimpianto della vita perduta: si dirige così per la via che lo condurrà al cimitero. Porta con sé la rivoltella, un sasso ed un fiore: vagherà per i vialetti, da morto, aspetterà che sorga la luna e poi buonanotte.
Analisi del personaggio pirandelliano
La forma è morte, darsi forma è morire, ma avviene spesso che la vita di un individuo sia consistita nell'intima adesione a una forma dalla cui coesione l'io ricava: le forme sono una catastrofe, ma la catastrofe delle forme riduce l'individuo a un morto-vivo.
"quella specie d'estro che per tanti anni lo aveva assistito e spinto innanzi, alacre e sicuro"
la ricerca sull'identità umana si costruisce attraverso una dialettica dissacrante.
ed è l'attrazione verso questo altrove indefinito il vero motore della dialettica, fulcro del pensiero umoristico pirandelliano.
alla fine, quella lotta tra il "piccolo me" e il "grande me" che lo coinvolge quotidianamente lo trasforma in un piccolo eroe moderno.
la possibilità di rendere la propria vita diversa si basa su una certezza illusoria che esista una diversità fino a quando è ancora possibile immaginarla.
La lievità umoristica
sotto la sua penna, i diversi casi della vita, da normali diventano assurdi, e quando sono davvero assurdi, nella realtà, vengono fatti rientrare, grazie all'ironia, nell'inevitabilità quotidiana.
Pirandello ha impiegato l'illusione dell'ironia per non apparire tragico
Matteo Sinagra riemerge dalla lucida contemplazione della vita e della morte in gioja, seppur nelle vesti di suicida
vede corrispondere la morte al varco verso la libertà indistinta del tutto, verso il recupero della infantile e deliziosa capacità di sorprendersi di tutto e di conoscere di nuovo tutto per la prima volta.
la morte in realtà è l'estremo dopo, non il prima.
"per risparmio di spese ai parenti è venuto da sé, e anche per il piacere di vedersi così, prima, morto tra i morti, a casa sua, arrivato a destino in buona salute, con gli occhi aperti, in perfetta coscienza"
nell'arte umoristica l'elemento comico provocato dal contrario si riveste d'un sentimento amaro che nasce dalla riflessione sulla ragione per cui una situazione è il contrario di quello che dovrebbe essere
suicidio e letteratura
la ricerca di uno spazio di autodeterminazione e di una risposta a quella amarezza che intossica, opprime, seduce l'animo umano e gli toglie il desiderio di vivere ha caratterizzato da sempre l'umanità e numerosi si sono spinti ad affrontarlo.
nella letteratura romana:
il modello del suicidio eroico, teorizzato anche dallo stoicismo, diviene terreno di racconti a partire da gesta eroiche.
-> Seneca
l'idea dul suicidio è accarezzata come gesto di libertà interiore, di coraggio, di virtus latina.
-> Catone Uticense
in età medievale:
Dante dedica il XIII canto dell'Inferno ai suicidi, uomini trasformati in piante perchè non degni di possedere il corpo, rifiutato in vita, condanndando il suicidio secondo l'insegnamento aquiniano.
"uomini fummo, e or siam fatti sterpi"
-> Pier delle Vigne
nel contesto dell'Illuminismo settecentesco e del secolo successivo:
il suicidio si ricolloca come "chiave della libertà", espressione di rifiuto dell'autorità e della fede religiosa.
successivamente alcuni però non lo considereranno uno strumento potenzialmente liberatorio, come Schopenhauer
per il filosofo il suicidio non si colloca tra le soluzioni etiche della sofferenza che è la vita in quanto espressione della volontà che è radice noumenica di tutto ciò che esiste.
le opere filosofiche trovano uno specchio nella letteratura a loro contemporanea e successiva: -> Goethe, "I dolori del giovane Werther" -> Foscolo, "Ultime lettere di Jacopo Ortis" -> Leopardi -> Flaubert, "Madame Bovary" -> Tolstoj, "Anna Karenina" -> Svevo, "Una vita" -> Pirandello
che nonostante resti assodato che i veri filosofi pirandelliani non si suicidano mai. è quasi un suicidio filosofico sorridente ed assolutamente indrammatico. (ammesso, beninteso, che avvenga, dal momento che il sospensivo finale focalizzato si guarda bene dal farne oggetto di racconto)
Pirandello - "Da sé"
Letizia Sienese
Created on May 5, 2021
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"Da sè"
Luigi Pirandello, 1913
Sienese Letizia, 5^D
" Un carro di prima classe, con cavalli bianchi e impennacchiati, cocchiere e staffieri in parruca, i suoi parenti non lo avrebbero preso di certo per lui. Ma uno di seconda, si; almeno per gli occhi del mondo.Duecentocinquanta lire: prezzo di tariffa."
Lo snodo drammatico si suddivide in:
04
01
riconoscimento dello stato di morte
turbolenza dell'attività mondana
02
crisi
rivelazione in letizia nei panni di suicida
05
03
reclusione
01. turbolenza dell'attività mondana:
Matteo Sinagra si preoccupa dei potenziali costi del suo funerale
egli avrebbe fatto risparmiare ai suoi parenti le spese e i problemi ad esso inerenti perchè sarebbe andato con i suoi piedi, economicamente, ad uccidersi.
02. crisi:
Matteo Sinagra perde la sua identità
fino a tre anni prima egli era stato un uomo d'affari, ma d'un tratto la vita gli si era vuotata d'ogni senso, conducendolo ad una rovina totale ed irreparabile.
03. reclusione:
Matteo Sinagra si ritira dalla società e si rinchiude in casa
il peso della sciagura e la consapevolezza dell'irrimediabilità del guasto misterioso avvenuto fulmineamente nel congegno della sua vita lo schiacciano: chi era lui? nessuno.
04. riconoscimento dello stato di morte
Matteo Sinagra a tutti gli effetti è un uomo morto.
l'incontro casuale con un vecchio amico ed i suoi occhi che fungono da spechio rivelano ciò che egli aveva bisogno di sapere: la vita che aveva vissuto era finita, non da quell'istante, bensì da tre anni.
04. rivelazione in letizia nei panni di suicida:
Matteo Sinagra se ne va da sé, co' suoi piedi, piano piano, con tutto il comodo, al suo destino.
essendo un morto vecchio di tre anni, ha avuto tempo di votarsi d'ogni rimpianto della vita perduta: si dirige così per la via che lo condurrà al cimitero. Porta con sé la rivoltella, un sasso ed un fiore: vagherà per i vialetti, da morto, aspetterà che sorga la luna e poi buonanotte.
Analisi del personaggio pirandelliano
La forma è morte, darsi forma è morire, ma avviene spesso che la vita di un individuo sia consistita nell'intima adesione a una forma dalla cui coesione l'io ricava: le forme sono una catastrofe, ma la catastrofe delle forme riduce l'individuo a un morto-vivo.
"quella specie d'estro che per tanti anni lo aveva assistito e spinto innanzi, alacre e sicuro"
la ricerca sull'identità umana si costruisce attraverso una dialettica dissacrante.
ed è l'attrazione verso questo altrove indefinito il vero motore della dialettica, fulcro del pensiero umoristico pirandelliano.
alla fine, quella lotta tra il "piccolo me" e il "grande me" che lo coinvolge quotidianamente lo trasforma in un piccolo eroe moderno.
la possibilità di rendere la propria vita diversa si basa su una certezza illusoria che esista una diversità fino a quando è ancora possibile immaginarla.
La lievità umoristica
sotto la sua penna, i diversi casi della vita, da normali diventano assurdi, e quando sono davvero assurdi, nella realtà, vengono fatti rientrare, grazie all'ironia, nell'inevitabilità quotidiana.
Pirandello ha impiegato l'illusione dell'ironia per non apparire tragico
Matteo Sinagra riemerge dalla lucida contemplazione della vita e della morte in gioja, seppur nelle vesti di suicida
vede corrispondere la morte al varco verso la libertà indistinta del tutto, verso il recupero della infantile e deliziosa capacità di sorprendersi di tutto e di conoscere di nuovo tutto per la prima volta.
la morte in realtà è l'estremo dopo, non il prima.
"per risparmio di spese ai parenti è venuto da sé, e anche per il piacere di vedersi così, prima, morto tra i morti, a casa sua, arrivato a destino in buona salute, con gli occhi aperti, in perfetta coscienza"
nell'arte umoristica l'elemento comico provocato dal contrario si riveste d'un sentimento amaro che nasce dalla riflessione sulla ragione per cui una situazione è il contrario di quello che dovrebbe essere
suicidio e letteratura
la ricerca di uno spazio di autodeterminazione e di una risposta a quella amarezza che intossica, opprime, seduce l'animo umano e gli toglie il desiderio di vivere ha caratterizzato da sempre l'umanità e numerosi si sono spinti ad affrontarlo.
nella letteratura romana:
il modello del suicidio eroico, teorizzato anche dallo stoicismo, diviene terreno di racconti a partire da gesta eroiche.
-> Seneca
l'idea dul suicidio è accarezzata come gesto di libertà interiore, di coraggio, di virtus latina.
-> Catone Uticense
in età medievale:
Dante dedica il XIII canto dell'Inferno ai suicidi, uomini trasformati in piante perchè non degni di possedere il corpo, rifiutato in vita, condanndando il suicidio secondo l'insegnamento aquiniano.
"uomini fummo, e or siam fatti sterpi"
-> Pier delle Vigne
nel contesto dell'Illuminismo settecentesco e del secolo successivo:
il suicidio si ricolloca come "chiave della libertà", espressione di rifiuto dell'autorità e della fede religiosa.
successivamente alcuni però non lo considereranno uno strumento potenzialmente liberatorio, come Schopenhauer
per il filosofo il suicidio non si colloca tra le soluzioni etiche della sofferenza che è la vita in quanto espressione della volontà che è radice noumenica di tutto ciò che esiste.
le opere filosofiche trovano uno specchio nella letteratura a loro contemporanea e successiva: -> Goethe, "I dolori del giovane Werther" -> Foscolo, "Ultime lettere di Jacopo Ortis" -> Leopardi -> Flaubert, "Madame Bovary" -> Tolstoj, "Anna Karenina" -> Svevo, "Una vita" -> Pirandello
che nonostante resti assodato che i veri filosofi pirandelliani non si suicidano mai. è quasi un suicidio filosofico sorridente ed assolutamente indrammatico. (ammesso, beninteso, che avvenga, dal momento che il sospensivo finale focalizzato si guarda bene dal farne oggetto di racconto)