Want to create interactive content? It’s easy in Genially!

Get started free

PADRI e MADRI COSTITUENTI

rosapiagrieco2002

Created on May 5, 2021

Start designing with a free template

Discover more than 1500 professional designs like these:

Audio tutorial

Pechakucha Presentation

Desktop Workspace

Decades Presentation

Psychology Presentation

Medical Dna Presentation

Geometric Project Presentation

Transcript

PADRI COSTITUENTI

Come si arriva alla Costituzione?

Le forze antifasciste insieme alle forze liberali del prefascismo formarono i governi di unità nazionale e fissarono per il 2 Giugno del 1946 la data del referendum in cui gli italiani, a suffragio universale, (per la prima volta votarono anche le donne), • avrebbero deciso quale forma di governo darsi, se repubblica o monarchia;• avrebbero votato i loro rappresentanti all’assemblea costituente che aveva il compito di redigere la nuova costituzione del popolo italiano.

Alla fine della Seconda guerra mondiale l'Italia era distrutta. Oltre alla guerra, vi erano delle lotte interne che avevano lasciato l'Italia un cumulo di macerie. Bisognava quindi ricostruire moralmente e materialmente lo stato italiano.

La Costituzione elesse come presidente provvisorio della repubblica De Nicola. I componenti dell'Assemblea vennero chiamati "PADRI COSTITUENTI". Tra i 75 padri costituenti vi erano personalità di spicco della politica e della cultura italiana:

ALCIDE DE GASPERI

Alcide Amedeo Francesco De Gasperi nasce il 3 aprile 1881 a Pieve Tesino (Trento). Sebbene di lingua italiana, a quei tempi Trento era sotto il dominio dell’impero austro-ungarico. Nel 1905 entra a far parte della redazione del giornale Il Nuovo Trentino. Divenutone il direttore, appoggia il movimento che auspicava la riannessione del Sud Tirolo all’Italia. Dopo l’annessione del Trentino e dell’Alto Adige all’Italia continua l’attività politica nel Partito Italiano Popolare. In breve tempo diventa il Presidente del Partito creato da don Luigi Sturzo.

Al fine di rendere più stabile la coalizione governativa, De Gasperi modificò la legge elettorale (legge Truffa) in senso maggioritario. Lo scopo era quello di assegnare il 65% dei seggi al partito che riusciva a ottenere la metà più uno dei voti. Nelle elezioni del 7 giugno 1953 De Gasperi subì la prima grande sconfitta politica. Le elezioni rafforzarono invece la sinistra. De Gasperi muore meno di un anno dopo, il 19 agosto del 1954, in Trentino. La Chiesa ha avviato il processo di canonizzazione, riconoscendogli il titolo di «Servo di Dio». È considerato uno dei fondatori dell'Unione europea.

De Gasperi aveva due grandi progetti: ancorare l'Italia all'Occidente e costruire un grande partito cattolico, in grado di poter raccogliere attorno a sé un grande numero di cittadini. L’appena nato cinema neorealista fu il primo a raccontare ciò che giornali e romanzi non riuscivano a rendere bene. La tragedia collettiva della disoccupazione si legava alla perdita della dignità sociale. Nonostante tutto, gli italiani erano infondo pieni di entusiasmo ed erano convinti che, lavorando duramente, sarebbero usciti dalla povertà. Era un Paese dove la ricostruzione morale procedeva di pari passo con quella materiale.

Inizialmente sostenitore di Mussolini, presto diviene un avversario del fascismo. Arrestato con l'accusa di espatrio clandestino dai fascisti, visse emarginato durante la dittatura di Mussolini, alla cui caduta riemerse come leader incontrastato del nuovo partito: la Democrazia Cristiana. Dopo il crollo della dittatura venne nominato Ministro senza portafoglio del nuovo governo. Per un anno ricoprì la carica di Ministro degli Esteri e fino al 1953 ricoprì la carica di Presidente del Consiglio. Favorì e guidò una serie di coalizioni di governo e contribuì all’uscita dell’Italia dall’isolamento internazionale. Favorì inoltre l’adesione al Patto Atlantico (NATO). Il 10 agosto 1946 intervenne a Parigi alla Conferenza di pace, dove ebbe modo di contestare, attraverso un elegante discorso, le dure condizioni inflitte all'Italia dalla Conferenza.

La Costituzione elesse come presidente provvisorio della repubblica De Nicola. I componenti dell'Assemblea vennero chiamati "PADRI COSTITUENTI". Tra i 75 padri costituenti vi erano personalità di spicco della politica e della cultura italiana:

SANDRO PERTINI

Coraggio, onestà e cuore.

Diventato presidente, rifiuta di trasferirsi nei lussuosi appartamenti del Quirinale ma sceglie di continuare a vivere nella sua casa a Roma con la moglie Carla Voltolina, conosciuta negli anni della Resistenza. È stato un agguerrito nemico del regime fascista. Per ritorsione il suo studio di avvocato viene più volte devastato e lui stesso viene aggredito in più occasioni (arrivano a spezzargli il braccio). Un giorno venne malmenato per aver deposto una corona di alloro sulla tomba di Giacomo Matteotti.

Basterebbero queste tre parole per descrivere il presidente Sandro Pertini (1896-1990), padre della Repubblica Italiana. Tutti lo ricordano come “nonno di Italia” con la sua immancabile pipa, ma la vita di Sandro Pertini somiglia più a quella di un intellettuale o di un guerriero, pronto a lottare ferocemente contro i nemici della Repubblica. È questo, unito alla sua capacità di guardare a testa alta i potenti senza mai dimenticare il popolo, che lo ha reso così popolare. Alessandro Pertini è stato il settimo presidente della Repubblica Italiana,

Per le sue azioni eroiche contro il nazifascismo viene insignito della Medaglia d’oro al valor militare. Nel 1946 si oppone fermamente all’amnistia voluta da Togliatti nei confronti dei reati commessi dai fascisti. Il giorno in cui deve conferire a Craxi l’incarico di presidente del Consiglio, vedendo il segretario del PSI presentarsi con indosso dei jeans lo manda a casa invitandolo a tornare con un abbigliamento adeguato. Sandro Pertini era ateo ma questo non gli impediva di tenere affisso al suo studio del Quirinale un crocifisso. Molti lo ricordano per la famosa foto in cui in aereo gioca a carte con Zoff, Causio e Bearzot, al ritorno dalla Spagna nel 1982, con la Coppa del Mondo poggiata sul tavolino.

Nel 1926, con il varo delle leggi fascistissime Sandro Pertini viene mandato al confino forzato ma fugge in Francia grazie anche all’aiuto di Adriano Oivetti. Torna in Italia nel 1929 per riorganizzare il partito Socialista e combattere il fascismo, ma viene condannato a dieci anni di reclusione per la sua attività antifascista in Francia. Va in carcere e le sue precarie condizioni di salute spingono la madre a chiedere la grazia. Sandro Pertini si dissocia dichiarandosi pronto a morire per le sue idee. Liberato nel 1943 si unisce ai partigiani per combattere nelle file della Resistenza. Arrestato dalle SS viene condannato a morte. Riesce a fuggire grazie all’intervento dei partigiani delle Brigate Matteotti.

“Poco tempo fa mi sono rifiutato di firmare il decreto di aumento di indennità ai deputati. Ma come, dico io, in un momento grave come questo, quando il padre di famiglia torna a casa con la paga decurtata dall’inflazione… voi date quest’esempio d’insensibilità? Io deploro l’iniziativa, ho detto. Ma ho subito aggiunto che, entro un’ora, potevano eleggere un altro presidente della Camera. Siete seicentoquaranta. Ne trovate subito seicentocinquanta che accettano di venire al mio posto. Ma io, con queste mani, non firmo. ”(Sandro Pertini, Intervista alla Domenica del Corriere, 1974)

La Costituzione elesse come presidente provvisorio della repubblica De Nicola. I componenti dell'Assemblea vennero chiamati "PADRI COSTITUENTI". Tra i 75 padri costituenti vi erano personalità di spicco della politica e della cultura italiana:

PIETRO NENNI

Nato a Faenza il 9 febbraio 1891 da una famiglia povera, Pietro Nenni rimane orfano di padre giovanissimo. La madre è allora costretta a fare i lavori più umili per poterlo mantenere agli studi. In giovane età ha modo di sperimentare le prime repressioni perpetuate ai danni degli operai dagli agrari e dall'esercito; è in quel periodo che matura la decisione di schierarsi al fianco dei più umili e degli oppressi, proposito a cui rimarrà fedele per tutta la vita. Repubblicano nel 1908, contrario alla guerra di Libia nel 1911, protagonista nel 1914 della "settimana rossa" di Ancona, conosce il carcere in compagnia di un altro romagnolo illustre: Benito Mussolini.

Ed è proprio a fianco di Benito che si dichiara "interventista rivoluzionario" nella grande guerra. Qui però le loro strade di fatto si dividono; Mussolini diventerà il fondatore del fascismo, mentre Pietro Nenni rimarrà come detto fedele al socialismo. Un avvenimento storico diventato celeberrimo lo illumina: coglie infatti nella marcia su Roma il disvelamento della natura reazionaria della democrazia borghese. Nel 1925 fonda con Rosselli la rivista "Quarto Stato". Emigra poi a Parigi. Durante il ventennio fascista è uno dei massimi dirigenti del socialismo e dell'antifascismo italiano ed internazionale.

Durante il ventennio fascista è uno dei massimi dirigenti del socialismo e dell'antifascismo italiano ed internazionale. Durante la guerra di Spagna nel 1936 è invece commissario politico nelle Brigate Internazionali e combatte al fianco di democratici provenienti da tutto il mondo.

vicenda spagnola ha rappresentato nella storia europea e nella vita degli antifascisti; tali scritti aiutano a comprendere, inoltre, quali furono gli errori delle democrazie europee, le stesse che assistettero inermi all'agonia e al dramma della Spagna.

Dell'esperienza spagnola rimangono storiche testimonianze nei Diari personali ed in un libro dal titolo significativo, "Spagna", in cui, oltre a narrare le vicende storiche e politiche della guerra civile, vi è una raccolta di suoi discorsi che danno bene il senso di ciò che la

temporanea riunificazione tra le due diverse anime del socialismo italiano. Muore il 1° gennaio del 1980 quando ormai il suo partito è saldamente nelle mani del suo delfino, Bettino Craxi, che lo condurrà prima ad essere "l'ago della bilancia" della politica italiana.

Confinato a Ponza dopo la caduta del Duce, riesce ad andare a Roma e, nel periodo della Resistenza assume la guida del PSI finalmente riunificatosi sotto il nome di Partito Socialista di Unità Proletaria (PSIUP). S riavvicina a Saragat, proponendo ed ottenendo la

MADRI COSTITUENTI

Le donne italiane parteciparono attivamente alla Resistenza ed alla lotta partigiana. Nel novembre del 1943 a Milano nacquero i Gruppi di Difesa delle Donne, grazie all’impegno di Lina Fibbi (PCI), di Pina Palumbo ( PSI) Ada Gobetti ( Partito d’Azione), ai quali si aggiunsero le donne cattoliche. I Gruppi di Difesa della Donna, GDD, erano un’organizzazione aperta a tutte le donne di qualsiasi ceto sociale e credo religioso, politico. Nascono con l’intento “non solo di appoggiare ed assistere moralmente e materialmente i partigiani ma anche per dare alle donne il mezzo per elevarsi nella società e portarsi all’altezza dell’uomo ed a pretenderne gli stessi diritti”. Nel 1944 nascono le associazioni femminili : l’ Unione Donne Italiane L’UDI e il CIF, Centro Italiano Femminile.