MACROECONOMIA
La macroeconomia è la branca dell'economia politica che studia le relazioni tra le grandezze economiche aggregate. Il campo di indagine della macroeconomia è lo studio dei fenomeni economici del sistema economico. Gli operatori economici ( imprese, consumi spesa pubblica produzioni prezzi ecc..)
LO SCOPO
Il principale obiettivo della macroeconomia è la costruzione di un modello economico in grado di spiegare il funzionamento del sistema economico detto modello macroeconomico.
MICROECONOMIA
La microeconomia è lo studio dei comportamenti economici individuali (del singolo agente economico). Il campo d'indagine della microeconomia si occupa dello studio delle scelte del consumatore, delle decisioni dell'impresa, del mercato e dell'equilibrio di mercato Studia il comportamento razionale del singolo agente economico (consumatore, impresa) nelle scelte economiche. Questa branca dell'economia politica si occupa di analizzare il processo mediante il quale i consumatori e le imprese effettuano le proprie scelte in condizioni di scarsità
DIFFERENZA TRA MACO E MICRO ECONOMIA
Nella microeconomia l'analisi ha per oggetto le unità elementari dell'economia ( lavoro, beni, imprese, mercato ). La macroeconomia, invece, analizza il comportamento degli operatori economici da un punto di vista collettivo e non individuale. Nella macroeconomia si studia la domanda aggregata di tutti i consumatori anziché la domanda di un singolo consumatore, l'analisi delle fasi di recessione o di espansione di un economia, l'inflazione dei prezzi, la disoccupazione. Per questa connotazione pratica nei confronti dell'attualità e del presente, la macroeconomia è molto vicina alla politica economica e ai problemi della società.
COS'E' IL PIL
P: PRODOTTO I: INTERNO L: LORDO
Il PIL: è il valore dei prodotti e servizi realizzati all'interno di uno Stato sovrano in un determinato arco di tempo. Nel calcolo non conta la nazionalità del produttore ma bensì la realtà geografica in cui il prodotto/servizio viene realizzato: una lavatrice prodotta in Italia da una società australiana entra nel PIL dell'Italia, mentre un corso di cucina tenuto in Australia da una società italiana viene computato nel PIL dell'Australia.
COME SI CALCOLA IL PIL
Esistono tre metodologie per calcolare il valore del PIL a seconda del punto di vista dal quale si esamina questa grandezza. Questo metodo non casualmente si chiama «Metodo del Valore Aggiunto». Il terzo e ultimo metodo per calcolare il PIL esamina il problema da un altro punto di vista, ovvero quello dei fattori di produzione impiegati per arrivare al bene finale. A questi si sommano anche le tasse sulla produzione e l'IVA , al netto dei contributi alla produzione.
Quello appena descritto viene chiamato «Metodo dei Redditi».
A COSA SERVE?
Il Prodotto Interno Lordo è il principale indicatore di salute di un sistema economico, dato che rappresenta la capacità del sistema stesso di produrre e vendere beni. E' sull'analisi dell'andamento passato e presente del PIL e sulle stime delle sue evoluzioni future che si concentrano le attenzioni di analisti ed economisti, e non solo: il PIL è infatti la variabile più importante nelle decisioni di politica economica. Tassi di crescita consistenti e costanti garantiscono infatti elevati livelli di benessere e entrate fiscali capaci di sostenere i bilanci pubblici.
COME CRESCE IL PIL NEL 2026
La sesta missione, «Salute», stanzia complessivamente 18,5 miliardi, di cui 15,6 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 2,9 miliardi dal Fondo. Il Piano destina 82 miliardi al Mezzogiorno su 206 miliardi ripartibili secondo il criterio del territorio, per una quota dunque del 40 per cento. In particolare, gli investimenti nelle infrastrutture e nella mobilità sostenibile al sud sono pari 14,5 miliardi, il 53 per cento del totale, e intervengono sull’alta velocità, sul sistema portuale e sulla viabilità nell’Italia interna IL PIL CRESCE DEL 3% NEL 2026 CON LA 6 MISSIONE
PNRR
Il Piano si inserisce all’interno del programma Next Generation EU , il pacchetto da 750 miliardi di euro concordato dall’Unione Europea in risposta alla crisi pandemica. Il Piano italiano prevede investimenti pari a 191,5 miliardi di euro, finanziati attraverso il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza, lo strumento chiave del NGEU. Ulteriori 30,6 miliardi sono parte di un Fondo complementare, finanziato attraverso lo scostamento pluriennale di bilancio approvato nel Consiglio dei ministri del 15 aprile. Il totale degli investimenti previsti è pertanto di 222,1 miliardi di euro.
La prima missione, «Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura», stanzia complessivamente 49,2 miliardi – di cui 40,7 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 8,5 miliardi dal Fondo. La seconda missione, «Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica», stanzia complessivamente 68,6 miliardi – di cui 59,3 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 9,3 miliardi dal Fondo. La terza missione, «Infrastrutture per una Mobilità Sostenibile», stanzia complessivamente 31,4 miliardi – di cui 25,1 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 6,3 miliardi dal Fondo. La quarta missione, «Istruzione e Ricerca», stanzia complessivamente 31,9 miliardi di euro – di cui 30,9 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 1 miliardo dal Fondo.
La quinta missione, «Inclusione e Coesione», stanzia complessivamente 22,4 miliardi – di cui 19,8 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 2,6 miliardi dal Fondo. La sesta missione, «Salute», stanzia complessivamente 18,5 miliardi, di cui 15,6 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 2,9 miliardi dal Fondo. Il Piano destina 82 miliardi al Mezzogiorno su 206 miliardi ripartibili secondo il criterio del territorio, per una quota dunque del 40 per cento. In particolare, gli investimenti nelle infrastrutture e nella mobilità sostenibile al sud sono pari 14,5 miliardi, il 53 per cento del totale, e intervengono sull’alta velocità, sul sistema portuale e sulla viabilità nell’Italia interna.
Sono stanziati 8,8 miliardi per interventi di inclusione e coesione al sud, pari al 39 per cento del totale, e 14,6 miliardi per misure nell’istruzione e la ricerca, pari al 46 per cento. È previsto un ruolo significativo degli enti territoriali, a cui competono investimenti pari a oltre 87 miliardi di euro.
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economia
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MACROECONOMIA
La macroeconomia è la branca dell'economia politica che studia le relazioni tra le grandezze economiche aggregate. Il campo di indagine della macroeconomia è lo studio dei fenomeni economici del sistema economico. Gli operatori economici ( imprese, consumi spesa pubblica produzioni prezzi ecc..)
LO SCOPO
Il principale obiettivo della macroeconomia è la costruzione di un modello economico in grado di spiegare il funzionamento del sistema economico detto modello macroeconomico.
MICROECONOMIA
La microeconomia è lo studio dei comportamenti economici individuali (del singolo agente economico). Il campo d'indagine della microeconomia si occupa dello studio delle scelte del consumatore, delle decisioni dell'impresa, del mercato e dell'equilibrio di mercato Studia il comportamento razionale del singolo agente economico (consumatore, impresa) nelle scelte economiche. Questa branca dell'economia politica si occupa di analizzare il processo mediante il quale i consumatori e le imprese effettuano le proprie scelte in condizioni di scarsità
DIFFERENZA TRA MACO E MICRO ECONOMIA
Nella microeconomia l'analisi ha per oggetto le unità elementari dell'economia ( lavoro, beni, imprese, mercato ). La macroeconomia, invece, analizza il comportamento degli operatori economici da un punto di vista collettivo e non individuale. Nella macroeconomia si studia la domanda aggregata di tutti i consumatori anziché la domanda di un singolo consumatore, l'analisi delle fasi di recessione o di espansione di un economia, l'inflazione dei prezzi, la disoccupazione. Per questa connotazione pratica nei confronti dell'attualità e del presente, la macroeconomia è molto vicina alla politica economica e ai problemi della società.
COS'E' IL PIL
P: PRODOTTO I: INTERNO L: LORDO
Il PIL: è il valore dei prodotti e servizi realizzati all'interno di uno Stato sovrano in un determinato arco di tempo. Nel calcolo non conta la nazionalità del produttore ma bensì la realtà geografica in cui il prodotto/servizio viene realizzato: una lavatrice prodotta in Italia da una società australiana entra nel PIL dell'Italia, mentre un corso di cucina tenuto in Australia da una società italiana viene computato nel PIL dell'Australia.
COME SI CALCOLA IL PIL
Esistono tre metodologie per calcolare il valore del PIL a seconda del punto di vista dal quale si esamina questa grandezza. Questo metodo non casualmente si chiama «Metodo del Valore Aggiunto». Il terzo e ultimo metodo per calcolare il PIL esamina il problema da un altro punto di vista, ovvero quello dei fattori di produzione impiegati per arrivare al bene finale. A questi si sommano anche le tasse sulla produzione e l'IVA , al netto dei contributi alla produzione. Quello appena descritto viene chiamato «Metodo dei Redditi».
A COSA SERVE?
Il Prodotto Interno Lordo è il principale indicatore di salute di un sistema economico, dato che rappresenta la capacità del sistema stesso di produrre e vendere beni. E' sull'analisi dell'andamento passato e presente del PIL e sulle stime delle sue evoluzioni future che si concentrano le attenzioni di analisti ed economisti, e non solo: il PIL è infatti la variabile più importante nelle decisioni di politica economica. Tassi di crescita consistenti e costanti garantiscono infatti elevati livelli di benessere e entrate fiscali capaci di sostenere i bilanci pubblici.
COME CRESCE IL PIL NEL 2026
La sesta missione, «Salute», stanzia complessivamente 18,5 miliardi, di cui 15,6 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 2,9 miliardi dal Fondo. Il Piano destina 82 miliardi al Mezzogiorno su 206 miliardi ripartibili secondo il criterio del territorio, per una quota dunque del 40 per cento. In particolare, gli investimenti nelle infrastrutture e nella mobilità sostenibile al sud sono pari 14,5 miliardi, il 53 per cento del totale, e intervengono sull’alta velocità, sul sistema portuale e sulla viabilità nell’Italia interna IL PIL CRESCE DEL 3% NEL 2026 CON LA 6 MISSIONE
PNRR
Il Piano si inserisce all’interno del programma Next Generation EU , il pacchetto da 750 miliardi di euro concordato dall’Unione Europea in risposta alla crisi pandemica. Il Piano italiano prevede investimenti pari a 191,5 miliardi di euro, finanziati attraverso il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza, lo strumento chiave del NGEU. Ulteriori 30,6 miliardi sono parte di un Fondo complementare, finanziato attraverso lo scostamento pluriennale di bilancio approvato nel Consiglio dei ministri del 15 aprile. Il totale degli investimenti previsti è pertanto di 222,1 miliardi di euro. La prima missione, «Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura», stanzia complessivamente 49,2 miliardi – di cui 40,7 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 8,5 miliardi dal Fondo. La seconda missione, «Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica», stanzia complessivamente 68,6 miliardi – di cui 59,3 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 9,3 miliardi dal Fondo. La terza missione, «Infrastrutture per una Mobilità Sostenibile», stanzia complessivamente 31,4 miliardi – di cui 25,1 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 6,3 miliardi dal Fondo. La quarta missione, «Istruzione e Ricerca», stanzia complessivamente 31,9 miliardi di euro – di cui 30,9 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 1 miliardo dal Fondo. La quinta missione, «Inclusione e Coesione», stanzia complessivamente 22,4 miliardi – di cui 19,8 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 2,6 miliardi dal Fondo. La sesta missione, «Salute», stanzia complessivamente 18,5 miliardi, di cui 15,6 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 2,9 miliardi dal Fondo. Il Piano destina 82 miliardi al Mezzogiorno su 206 miliardi ripartibili secondo il criterio del territorio, per una quota dunque del 40 per cento. In particolare, gli investimenti nelle infrastrutture e nella mobilità sostenibile al sud sono pari 14,5 miliardi, il 53 per cento del totale, e intervengono sull’alta velocità, sul sistema portuale e sulla viabilità nell’Italia interna. Sono stanziati 8,8 miliardi per interventi di inclusione e coesione al sud, pari al 39 per cento del totale, e 14,6 miliardi per misure nell’istruzione e la ricerca, pari al 46 per cento. È previsto un ruolo significativo degli enti territoriali, a cui competono investimenti pari a oltre 87 miliardi di euro.
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