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Rapporto uomo-natura

gioiabati

Created on May 2, 2021

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Mondo greco e attualità

RAPPORTO UOMO E NATURA

Nel mondo greco chiunque, senza distinzione né di censo, né di cittadinanza, né di sesso ha piena coscienza che la realtà sia un segno di rapporto con il divino, contenente un messaggio per l’uomo. La natura è dunque mezzo di comunicazione tra uomo e divinità: per esempio un premio per la sua fede nell’abbondanza dei raccolti, oppure la punizione per una cattiva condotta in carestie.

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La natura ha influenzato il mondo greco soprattutto nell’uso della ragione, per il fatto che la sua osservazione fu ciò che ha permesso la nascita della filosofia, cioè quell’enorme patrimonio culturale ed umano che è stato tramandato nei secoli fino ad oggi.

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Tutt’oggi le cose non sono cambiate, infatti l’uomo continua a porsi in una posizione di supremazia rispetto alla natura calpestando tutti quelli che sono i suoi diritti. La ferocia dell’uomo non ha portato a nulla di buono: gravi sono state le conseguenze delle sue attività, come l’inquinamento e la deforestazione che minacciano sempre più la biodiversità.Si stima che, ogni anno, dai fiumi si riversino nell’oceano da 1,15 a 2,41 milioni di tonnellate di rifiuti plastici. Più della metà di questa plastica è meno densa dell’acqua, perciò non affonda quando è nel mare. Quella più resistente può galleggiare nell’ambiente marino e può essere trasportata su lunghe distanze; persiste sulla superficie del mare mentre si fa strada al largo, con le correnti. Infine, si accumula in un’area generata da un vortice: un’isola di plastica. Charles Moore fu il primo a dare l’allarme.

Capitano di una barca e oceanografo americano, egli rimase allibito quando, di ritorno da una regata nel 1997, incontrò un’isola di plastica così larga che gli ci vollero sette giorni per attraversarla. Il Great Pacific Garbage Patch, situato tra il Giappone e le Hawaii, è l’accumulo più grande di tutti i mari, oltre che uno dei più grandi simboli della crisi ambientale. Oggi, secondo uno studio scientifico pubblicato su Nature, si ritiene che l’isola di plastica nel Pacifico sia come un continente di rifiuti in costante crescita, che misuri circa 1,6 milioni di km² e che contenga 80.000 tonnellate di rifiuti.

Conseguenze sulla fauna

Origine dell’isola di plastica

Quando la plastica si frantuma, una parte affonda nel mare, dove può soffocare le creature acquatiche. Inoltre, date le basse temperature dell’oceano, la plastica frantumata rilascia sostanze chimiche che non si trovano in natura e altri che sono dannosi per la crescita e lo sviluppo della fauna marina. Per citare un esempio recente, il National Geographic ha pubblicato un articolo a proposito di una femmina di capodoglio incinta, che è stata trovata morta su una spiaggia fuori Porto Cervo, in Sardegna, a causa della plastica ingerita.Una volta che la plastica entra nella catena alimentare marina, c’è la possibilità che contamini anche quella umana. Attraverso un processo chiamato bio-accumulo, le sostanze chimiche, tossiche e inquinanti presenti nella plastica, sono ingerite dagli animali, così queste sostanze passano dalla preda al predatore, fino alle persone. Basti pensare che, generalmente, ogni settimana assumiamo circa cinque grammi di plastica, quanto una carta di credito.

Le fonti sono disparate, ma le più grandi sono le industrie che scaricano i rifiuti in mare, per caso o di proposito. Può anche provenire da navi da pesca, navi porta-container, piattaforme petrolifere. Anche il turismo origina rifiuti. Ad esempio, chi frequenta la spiaggia, non sempre getta l’immondizia negli appositi contenitori. In ogni caso, si stima che l’80% della plastica provenga da fonti terrestri. Altre fonti sono meno evidenti, come i pneumatici che si usurano, che lasciano sulle strade frammenti minuscoli, che poi finiscono nelle fognature.

La ricerca odierna non è ancora riuscita a stimare valori precisi né riguardo il problema, né sulle sue conseguenze. Tuttavia, è necessario evitare che ulteriori rifiuti vengano immessi nell’oceano. Una pratica che continua a svilupparsi sono i progetti di pulizia di spiagge, di fiumi e di laghi. Tra le associazioni più importanti, spicca Plastic Free Onlus, con l’obiettivo di informare e sensibilizzare più persone possibili sulla pericolosità della plastica. Anche il finanziamento di progetti per migliorare questa situazione ambientale ed economica può essere una soluzione. Ad esempio, The Ocean Cleanup sta sviluppando sistemi di pulizia per ripulire ciò che inquina gli oceani e per intercettare la plastica nel suo percorso verso il mare aperto attraverso i fiumi. Grazie a questo tipo di progetto, nel Great Pacific Garbage Patch, sono stati eliminati oltre 103 tonnellate di rifiuti, data una grande operazione di pulizia svoltasi a luglio 2020.

Soluzioni

In conclusione, è importante sensibilizzare un pubblico sempre più ampio su questa tematica che spesso viene sottovalutata...

Grazie!

Gioia Abati

Elena De Simoni

Lara Mordacchini