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LA NEBBIA di G. PASCOLI

Jessica Locatelli

Created on May 2, 2021

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Transcript

LA NEBBIA

la nebbia che avvolge ogni cosa giunge gradita al poeta perché gli impedisce di vedere "cose lontane", il passato pieno di sofferenze, di ricordi dolorosi. Egli desidera rinchiudersi nel proprio piccolo mondo, fra gli aspetti semplici e familiari: la siepe, il muro dell'orto, i pochi alberi da frutta. Sente la necessità di rinchiudersi in un "nido" e sfuggire così ai pericoli della vita. Del mondo esterno il poeta vuole solo vedere la bianca strada che porta al cimitero, quella stessa che egli un giorno dovrà percorrere, accompagnato dai rintocchi lenti delle campane.

00 ANALISI DEL TESTO

SIGNIFICATO

UNA DIFESA DAL PASSATO «Nascondi le cose lontane»: è questa l’ossessiva preghiera rivolta alla nebbia affinché crei una barriera protettiva invalicabile. Che cosa vuol tenere lontano, da che cosa si vuole difendere Pascoli? Innanzitutto da quanto è lontano nel tempo, dal ricordo del passato, cioè dal ricordo dei morti: Pascoli vorrebbe liberarsi sia dal continuo pensiero dei familiari defunti sia, soprattutto, dalle conseguenze che quei lutti hanno avuto sulla sua vita. Non vorrebbe vedere oltre la siepe, vorrebbe ignorare cioè il suo passato: la siepe è un altro elemento di separazione, come la nebbia. Vorrebbe vivere dentro i muri di confine della sua vita attuale, che hanno in sé la capacità di quietare l’animo: è questo il significato della valeriana, una pianta officinale che ha proprietà calmanti. UNA DIFESA DALLA REALTÀ ESTERNA In secondo luogo, il poeta vorrebbe essere protetto dalla vita che si svolge nel mondo esterno a quello che si è costruito: la realtà potrebbe coinvolgerlo nei suoi meccanismi, e questo provocherebbe dolore. Ciò che gli sta intorno (gli alberi da frutto) non dà dolore: anzi, da questa realtà Pascoli ricava un miele, cioè la sua ispirazione poetica, che gli dà da vivere, seppure in modo umile e povero («nero mio pane»). UNA DIFESA DA ISTINTI E DESIDERI Infine, l’ulteriore minaccia da cui la nebbia ha il compito di preservare sono i desideri del cuore, gli istinti vitali, che pure Pascoli aveva avuto e talvolta, in quei sogni notturni vicini all’alba, ancora aveva: sposarsi, avere dei figli. Non è questa la strada che vuole imboccare, ma quella della fedeltà al «nido», della castità (infatti la strada è “bianca”), che egli vede vicina e che percorrerà fino alla morte. La nebbia deve lasciar vedere solo il cipresso – un albero funebre (l’unico destino che è riservato a Pascoli è la morte, non l’amore) – e l’orto, a cui presiede tranquillo il cane, cioè il focolare domestico costruito con la sorella. IL BISOGNO DI RINCHIUDERSI Nella prima strofa, Pascoli afferma che la nebbia nasce quando la notte termina, dai lampi e dai tuoni. Se è vero che tutto il resto della poesia richiede un’interpretazione simbolica, bisogna tentare di spiegare in questo modo anche i versi iniziali: l’alba è il tempo dei sogni; i lampi potrebbero alludere alla fucilata che uccise il padre; i crolli alle tragedie familiari che seguirono quell’assassinio. Il bisogno pascoliano di rinchiudersi è una conseguenza sia delle morti che in pochi anni decimarono la famiglia Pascoli sia dei desideri del cuore che il sogno fa affiorare. «Nascondi le cose lontane»: la lontananza, da cui Pascoli si vuole difendere, è duplice. Una lontananza nel tempo, cioè il passato, carico di dolore immedicabile; una lontananza nello spazio, intesa sia in senso fisico sia in senso simbolico, cioè la realtà al di fuori del nido (luoghi, persone, stili di vita differenti, ambizioni, desideri), che è minacciosa perché potenzialmente seducente, destabilizzante e dunque portatrice di delusioni e sofferenza. RICCHEZZA DI ANAFORE ED ENJAMBEMENTS Dal punto di vista sintattico la lirica non presenta difficoltà. È notevole l’abbondanza delle anafore: prima l’anafora strutturale del verso iniziale, poi quella di «Ch’io veda», che riguarda tutte le strofe tranne la prima; e ancora: tu; Nascondi / nascondimi / nascondile; soltanto / solo. Anche gli enjambements sono piuttosto frequenti e separano quasi tutti il sostantivo dal complemento di specificazione: «crolli / d’aeree frane», «la siepe / dell’orto», «le crepe / di valerïane», «bianco / di strada», «volo / del cuore». L’unico che separa aggettivo e sostantivo è («stanco / don don»). Quanto al lessico, è da notare l’onomatopea don don. L’espressione «quel bianco / di strada» è analoga al «biancor d’ale» del Piccolo bucato: ciò che viene messo in rilievo è il colore, solo in un secondo tempo l’oggetto. Qui, però, il bianco ha un valore simbolico che nel Piccolo bucato non aveva.

FIGURE RETORICHE

01

Anafora, Enjambement e Alliterazioni

La troviamo nella ripetizione di "Nascondi le cose lontane" ai vv. 1, 7, 13, 19, 25."Ch'io veda" ai vv. 9, 15, 21, 27 e nel pronome "tu" ai vv. 2 e 3. Ci sono numerosi enjambement (vv. 5-6, 9-10, 11-12, 21-22, 23-24, 26-27) e alliterazioni (n, l, b nei v. 1-2: Nascondi le cose lontane, / tu nebbia impalpabile e scialba; e, r nei vv. 5-6: crolli / d’aeree frane; vol nel v. 26, involale al volo)

02

Personificazione, apostrofe e una figura etimologica

Nei versi "tu nebbia..." e "tu fumo.." (vv. 2 e 3) dove la nebbia e il fumo prendono "vita" e a cui viene fatta un'accorata preghiera. Troviamo anche una figura etimologica in "nascondile, involale al vollo"

03

Metafore e onomatopee

Troviamo delle metafore "crolli\d'aeree frane"; "ebree di pianto", "pel nero mio pane" e un'onomatopea in "don don".