La donna nell'Antica Grecia
Le innumerevoli opere scritte, che raccontano della vita quotidiana, le fonti iconografiche e i tanti ritrovamenti, hanno permesso agli archeologi di ricostruire un quadro chiaro sul ruolo della donna nell'antica Grecia.
Nei poemi omerici il mondo greco viene generalmente descritto come una società caratterizzata da un forte patriarcato; mentre durante lo sviluppo delle poleis nel corso dell'VIII secolo, vennero istituiti i due grandi gruppi sociali: gli uomini nati liberi da una parte, gli stranieri (meteci) e gli schiavi dall'altra... ma tra gli esclusi vi erano anche le donne.
La donna nell'antica Grecia era giuridicamente libera, ma non godeva di diritti politici. La vita della donna era incentrata sull'"òikos" greco; particolarmente alle donne era assegnata solo una parte della casa, ossia il gineceo. Le donne crescevano i figli finché non erano abbastanza grandi per andare a scuola. I bambini trascorrevano le giornate ascoltando storie e racconti di eroi (o le favole di Esopo), oppure giocando con trottole, piccoli animali di terracotta, bambole snodabili. I figli maschi restavano nel gineceo fino a sette anni, età in cui cominciavano a frequentare la scuola di un maestro, per imparare a leggere, scrivere e fare i conti, mentre le bambine non andavano a scuola, ma restavano nel gineceo sotto la tutela materna, dove imparavano a tenere la casa. La donna non era altro che un semplice strumento per la procreazione e per la conservazione del gruppo familiare assicurando all’uomo una discendenza legittima. Nella società greca il matrimonio non era una scelta individuale, dettata dall'amore; le nozze si celebravano per scopi economici, politici, di prestigio e a deciderle erano i maschi di casa, che scelta la sposa e stabilito con il padre della donna il patrimonio da fornire, stipulavano il matrimonio in maniera privata, in presenza di due testimoni. La donna usciva in rare occasioni, come le feste di matrimonio o le feste religiose. In effetti, il solo campo della vita sociale in cui le donne potevano godere degli stessi diritti degli uomini, era proprio quello religioso, in quanto le donne sposate e madri di famiglia, con un'ottima reputazione, potevano essere elette sacerdotesse.
Le donne spartane
La società spartana era quella che offriva alle donne libere una maggiore libertà Il ruolo essenziale della donna era l’avere figli per questo anche per le donne e furono istituiti agoni di corsa e di forza dedicati, dove esse potessero gareggiare l’una contro l’altra. Fu permesso loro di esercitare il corpo non meno di quel che potevano gli uomini. L’allenamento aveva anche la funzione di irrobustire il fisico delle future madri, ritenendo che da una coppia forte potessero nascere figli più forti
Quasi tutte le infrmazioni scritte che possediamo sulla sull'Antica Grecia sono opera di uomini
Aristotele, nella sua Politica, definisce la cittadinanza come la capacità di partecipare al potere politico
Vite nell'ombra
Platone affermava che molte donne avrebbero dovuto essere istruite come gli uomini e considerate alla pari. Questa idea era ostica alla maggior parte dei Greci. Persino le donne, temeva Platone, avrebbero rifiutato il pensiero di condividere il mondo degli uomini. Le donne erano abituate a una "vita nell'ombra".
Le uniche donne veramente libere erano le etèree (ἑταίραι), per alcuni aspetti assimilabili a cortigiane sofisticate. Oltre a prestazioni sessuali, offrivano compagnia e spesso intrattenevano relazioni prolungate con i clienti. Ma si è dovuto attendere fino al periodo ellenistico per vedere grandi figure femminili emergere nel mondo greco (al di fuori di quelle appartenenti per diritto alla mitologia greca), ad esempio regine come Berenice II, Arsinoe II e Cleopatra VII
Arsinoe II
Bernice II
Cleopatra VII
Nonostante la religione e il culto fossero tra i settori più aperti alla partecipazione femminile, non abbiamo testimonianze di gestione femminile di alcun tempio, neanche per i luoghi sacri legati a divinità femminili. C'è poi il caso delle Sibille, come la sacerdotessa Pizia di Delfi, profetesse che fungevano da oracolo del dio (Apollo o a volte Zeus), ma i cui templi (e anche i responsi) erano gestiti da uomini.
A Olimpia, nel tempio di Hera, le sacerdotesse organizzavano in onore della dea i Giochi Erei, destinati in questo caso esclusivamente alle donne.
Le donne nell'antica Grecia
nicole.cuzzilla
Created on May 1, 2021
Start designing with a free template
Discover more than 1500 professional designs like these:
View
Fill in Blanks
View
Countdown
View
Stopwatch
View
Unpixelator
View
Break the Piñata
View
Bingo
View
Create a Secret Code
Explore all templates
Transcript
La donna nell'Antica Grecia
Le innumerevoli opere scritte, che raccontano della vita quotidiana, le fonti iconografiche e i tanti ritrovamenti, hanno permesso agli archeologi di ricostruire un quadro chiaro sul ruolo della donna nell'antica Grecia.
Nei poemi omerici il mondo greco viene generalmente descritto come una società caratterizzata da un forte patriarcato; mentre durante lo sviluppo delle poleis nel corso dell'VIII secolo, vennero istituiti i due grandi gruppi sociali: gli uomini nati liberi da una parte, gli stranieri (meteci) e gli schiavi dall'altra... ma tra gli esclusi vi erano anche le donne.
La donna nell'antica Grecia era giuridicamente libera, ma non godeva di diritti politici. La vita della donna era incentrata sull'"òikos" greco; particolarmente alle donne era assegnata solo una parte della casa, ossia il gineceo. Le donne crescevano i figli finché non erano abbastanza grandi per andare a scuola. I bambini trascorrevano le giornate ascoltando storie e racconti di eroi (o le favole di Esopo), oppure giocando con trottole, piccoli animali di terracotta, bambole snodabili. I figli maschi restavano nel gineceo fino a sette anni, età in cui cominciavano a frequentare la scuola di un maestro, per imparare a leggere, scrivere e fare i conti, mentre le bambine non andavano a scuola, ma restavano nel gineceo sotto la tutela materna, dove imparavano a tenere la casa. La donna non era altro che un semplice strumento per la procreazione e per la conservazione del gruppo familiare assicurando all’uomo una discendenza legittima. Nella società greca il matrimonio non era una scelta individuale, dettata dall'amore; le nozze si celebravano per scopi economici, politici, di prestigio e a deciderle erano i maschi di casa, che scelta la sposa e stabilito con il padre della donna il patrimonio da fornire, stipulavano il matrimonio in maniera privata, in presenza di due testimoni. La donna usciva in rare occasioni, come le feste di matrimonio o le feste religiose. In effetti, il solo campo della vita sociale in cui le donne potevano godere degli stessi diritti degli uomini, era proprio quello religioso, in quanto le donne sposate e madri di famiglia, con un'ottima reputazione, potevano essere elette sacerdotesse.
Le donne spartane
La società spartana era quella che offriva alle donne libere una maggiore libertà Il ruolo essenziale della donna era l’avere figli per questo anche per le donne e furono istituiti agoni di corsa e di forza dedicati, dove esse potessero gareggiare l’una contro l’altra. Fu permesso loro di esercitare il corpo non meno di quel che potevano gli uomini. L’allenamento aveva anche la funzione di irrobustire il fisico delle future madri, ritenendo che da una coppia forte potessero nascere figli più forti
Quasi tutte le infrmazioni scritte che possediamo sulla sull'Antica Grecia sono opera di uomini
Aristotele, nella sua Politica, definisce la cittadinanza come la capacità di partecipare al potere politico
Vite nell'ombra
Platone affermava che molte donne avrebbero dovuto essere istruite come gli uomini e considerate alla pari. Questa idea era ostica alla maggior parte dei Greci. Persino le donne, temeva Platone, avrebbero rifiutato il pensiero di condividere il mondo degli uomini. Le donne erano abituate a una "vita nell'ombra".
Le uniche donne veramente libere erano le etèree (ἑταίραι), per alcuni aspetti assimilabili a cortigiane sofisticate. Oltre a prestazioni sessuali, offrivano compagnia e spesso intrattenevano relazioni prolungate con i clienti. Ma si è dovuto attendere fino al periodo ellenistico per vedere grandi figure femminili emergere nel mondo greco (al di fuori di quelle appartenenti per diritto alla mitologia greca), ad esempio regine come Berenice II, Arsinoe II e Cleopatra VII
Arsinoe II
Bernice II
Cleopatra VII
Nonostante la religione e il culto fossero tra i settori più aperti alla partecipazione femminile, non abbiamo testimonianze di gestione femminile di alcun tempio, neanche per i luoghi sacri legati a divinità femminili. C'è poi il caso delle Sibille, come la sacerdotessa Pizia di Delfi, profetesse che fungevano da oracolo del dio (Apollo o a volte Zeus), ma i cui templi (e anche i responsi) erano gestiti da uomini.
A Olimpia, nel tempio di Hera, le sacerdotesse organizzavano in onore della dea i Giochi Erei, destinati in questo caso esclusivamente alle donne.