Il pudore di Afrodite
Le Veneri greche
Il pudore di Afrodite
L’omaggio eterno dell’arte alla bellezza femminile
1 Afrodite Sosandra
4 L'Afrodite accovacciata
2 L'Afrodite di Prassitele
5 L'Afrodite di Milo
3 l'Afrodite Medici
6 L'Afrodite a cassatti
- UDA interdisciplinare "Il femminile e i moti dell'animo"
- Classe: II D Liceo Artistico
- Ambito disciplinare: Storico-artistico
Le Veneri greche
- Le prime rappresentazioni della dea Afrodite, in Grecia, risalgono a tempi assai remoti: Pausania fa riferimento ad antichissimi simulacri templari in legno (detti “xoana”) dedicati a questa divinità.
- Le immagini di Afrodite prodotte prima del IV secolo a.C. erano piuttosto diverse da quelle cui noi, oggi, istintivamente pensiamo (complice anche la sconfinata iconografia rinascimentale e barocca): la sensuale dea dell’amore infatti era sempre rigorosamente vestita. Pensiamo alla cosiddetta Afrodite Sosandra dello scultore Calamide (465 a.C.), un tempo collocata sulla via di accesso all’Acropoli di Atene, la quale si presentava solennemente avvolta nel suo pesante mantello e mostrava solo il volto e la mano sinistra.
Calamide, Afrodite Sosandra, copia romana da un originale del 465 a.C. Marmo. Napoli, Museo Archeologico Nazionale.
L'Afrodite di Prassitele
Fu lo scultore greco Prassitele a rinnovare l’iconografia della dea, da lui mostrata per la prima volta nuda e apparentemente vulnerabile nel 360 a.C. Prassitele era famoso come lo scultore della chàris, cioè della grazia. Del periodo in cui visse, segnato da profonde inquietudini, egli seppe dimostrarsi un interprete sensibile, dando voce a un nuovo sentimento, espresso talvolta come tenerezza, a volte come velata malinconia o come una sorta di assenza trasognata. I suoi soggetti incarnano stati d’animo inquieti o sottilmente turbati e sono sempre, delicatamente, animati dall’eleganza dei gesti. Realizzò l’Afrodite Cnidia, considerata uno dei suoi massimi capolavori, in bronzo intorno al 360 a.C.
L’opera, oggi nota attraverso alcune copie romane, è così chiamata perché venne commissionata dagli abitanti di Cnido, una città dell’Asia minore, i quali ne furono così contenti da collocarla al centro di un tempietto circolare. La dea, mostrata nel momento in cui sta per immergersi nell’acqua del suo bagno sacro, si presenta frontalmente. Poiché sostiene il peso del corpo con la gamba destra, è sostanzialmente ponderata. Tuttavia, la sua torsione del busto a sinistra, le ginocchia accostate e il gesto aggraziato di abbandonare la veste comunicano un sottile senso di instabilità.
Afrodite è una dea che incarna il sentimento umano per eccellenza, l’amore, quindi la scelta di preferirla a divinità più tradizionali, come la guerriera Atena o la fredda Artemide, peraltro entrambe vergini e schive, è di per sé significativa. Per di più, quella nudità così casta e così disarmante rende la dea in apparenza vulnerabile. Solo in apparenza: si comprende subito, infatti, che non sono lancia, scudo e frecce le “armi” da lei privilegiate.
Prassitele, Afrodite Cnidia, copia antica da un originale del 360 a.C. Marmo, altezza 2,15 m. Roma, Musei Vaticani.
Afrodite Medici
Una delle più celebrate rappresentazioni della dea dell’amore è la cosiddetta Afrodite Medici. Si tratta della copia antica, in marmo, di un originale del III secolo a.C. Tuttavia, alcuni studiosi propendono per considerarla un originale, databile alla fine del I secolo a.C. L’opera fu ritrovata, nel XVI secolo, nella Villa di Adriano a Tivoli; acquistata probabilmente da Ferdinando dei Medici (quinto figlio maschio del granduca Cosimo I), fu a lungo conservata a Villa Medici, a Roma, per poi essere trasferita, nel 1677, a Firenze, nella Tribuna degli Uffizi.
La statua è chiaramente una variante dell’Afrodite Cnidia di Prassitele: con atteggiamento pudico, e assoluta grazia, la dea si appresta ad entrare nell’acqua del suo bagno sacro. Un grande cigno e un amorino che cavalca un delfino, prossimi alla sua gamba sinistra, ne aumentano la stabilità.
Afrodite Medici, copia antica da un originale del III sec. a.C. Marmo. Firenze, Uffizi.I
Afrodite accovacciata
Decisamente più originale fu la scelta di Dedalsa (o Doidalsa), un artista originario della Bitinia, in Asia Minore, attivo nella seconda metà del II secolo a.C., il quale scolpì una Afrodite accovacciata, forse in bronzo..La dea è mostrata in atteggiamento del tutto naturale, mentre attende che qualcuno le versi l’acqua sulla schiena.
Dedalsa, Afrodite accovacciata, detta Afrodite Lely, copia romana del II sec. d.C. da un originale ellenistico. Marmo, altezza 1,12 m. Londra, British Museum..
Afrodite di Milo
Proviene dall’isola di Milo, nelle Cicladi, l’Afrodite di Milo, forse una delle opere più famose di tutto il mondo antico. Si tratta di un probabile originale, attribuito ad Alessandro di Antiochia.
Legata al tipo dell’Afrodite Cnidia di Prassitele, la dea seminuda presenta una progressiva e delicata torsione verso sinistra, controllata e bilanciata, in un mirabile equilibrio, dalla gamba sinistra, piegata a trattenere la veste che sta scivolando. Autorevole e sensuale, la dea mostra il suo bel corpo vitale e tornito, dai fianchi larghi e dal seno sodo. Lo sguardo malinconico e lontano ne fa un capolavoro di misura e di buon gusto, uno degli ultimi della lunga storia dell’arte greca.
Lo sguardo
La torsione
La sensualità
Lo sguardo malinconico e lontano ne fa un capolavoro di misura e di buon gusto, uno degli ultimi della lunga storia dell’arte greca.il suo bel corpo vitale e tornito, dai fianchi larghi e dal seno sodo.
La dea seminuda presenta una progressiva e delicata torsione verso sinistra, controllata e bilanciata, in un mirabile equilibrio, dalla gamba sinistra, piegata a trattenere la veste che sta scivolando.
Autorevole e sensuale, la dea mostra il suo bel corpo vitale e tornito, dai fianchi larghi e dal seno sodo.
Afrodite a cassetti
«L’unica differenza tra la Grecia immortale e l’epoca contemporanea è Sigmund Freud, il quale ha scoperto che il corpo umano, Puramente neoplatonico all’epoca dei Greci, è oggi pieno di cassetti segreti che solo la psicoanalisi è in grado di aprire».: affermava Salvador Dalí, maestro del Surrealismo novecentesco e artista poliedrico, in quanto performer, regista, designer e anche scultore.
In questa scultura, ricavata da un calco del capolavoro greco, e allo stesso modo che nelle sue opere pittoriche la simbologia psicoanalitica risulta evidente: i cassetti sono i luoghi reconditi del nostro inconscio in cui nascondiamo tabù, paranoie, paure. All’artista è affidato il compito di aprire quei cassetti e di frugarvi alla ricerca della vera essenza dell’uomo.
Salvador Dalí, Venere di Milo con cassetti, 1936. Gesso, altezza 1 m. Parigi, Collezione privata.
Alessandro di Antiochia
Dedalsa
Prassitele
Dedalsa, Afrodite accovacciata, detta Afrodite Lely, copia romana del II sec. d.C. da un originale ellenistico. Marmo, altezza 1,12 m. Londra, British Museum
Alessandro di Antiochia, Afrodite di Milo, 130-120 a.C. Marmo, altezza 2,02 m. Parigi, Musée du Louvre.
Prassitele, Afrodite Cnidia, copia antica da un originale del 360 a.C. Marmo, altezza 2,15 m. Roma, Musei Vaticani
130-120 a.C.
III a.C.
465 a. C
Alessandro di Antiochia,
Afrodite Medici
Calamide
Afrodite di Milo
Afrodite Sosandra
Dolor sit amet
II a. C
360 a.C.
1936
Venere accovacciata
Prassitele
Salvador Dalì
Afrodite Cnidia
Venere di Milo con cassetti
Il pudore di Afrodite
ANTONIO FACCIORUSSO
Created on April 29, 2021
Le Veneri greche
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Il pudore di Afrodite
Le Veneri greche
Il pudore di Afrodite
L’omaggio eterno dell’arte alla bellezza femminile
1 Afrodite Sosandra
4 L'Afrodite accovacciata
2 L'Afrodite di Prassitele
5 L'Afrodite di Milo
3 l'Afrodite Medici
6 L'Afrodite a cassatti
Le Veneri greche
Calamide, Afrodite Sosandra, copia romana da un originale del 465 a.C. Marmo. Napoli, Museo Archeologico Nazionale.
L'Afrodite di Prassitele
Fu lo scultore greco Prassitele a rinnovare l’iconografia della dea, da lui mostrata per la prima volta nuda e apparentemente vulnerabile nel 360 a.C. Prassitele era famoso come lo scultore della chàris, cioè della grazia. Del periodo in cui visse, segnato da profonde inquietudini, egli seppe dimostrarsi un interprete sensibile, dando voce a un nuovo sentimento, espresso talvolta come tenerezza, a volte come velata malinconia o come una sorta di assenza trasognata. I suoi soggetti incarnano stati d’animo inquieti o sottilmente turbati e sono sempre, delicatamente, animati dall’eleganza dei gesti. Realizzò l’Afrodite Cnidia, considerata uno dei suoi massimi capolavori, in bronzo intorno al 360 a.C.
L’opera, oggi nota attraverso alcune copie romane, è così chiamata perché venne commissionata dagli abitanti di Cnido, una città dell’Asia minore, i quali ne furono così contenti da collocarla al centro di un tempietto circolare. La dea, mostrata nel momento in cui sta per immergersi nell’acqua del suo bagno sacro, si presenta frontalmente. Poiché sostiene il peso del corpo con la gamba destra, è sostanzialmente ponderata. Tuttavia, la sua torsione del busto a sinistra, le ginocchia accostate e il gesto aggraziato di abbandonare la veste comunicano un sottile senso di instabilità.
Afrodite è una dea che incarna il sentimento umano per eccellenza, l’amore, quindi la scelta di preferirla a divinità più tradizionali, come la guerriera Atena o la fredda Artemide, peraltro entrambe vergini e schive, è di per sé significativa. Per di più, quella nudità così casta e così disarmante rende la dea in apparenza vulnerabile. Solo in apparenza: si comprende subito, infatti, che non sono lancia, scudo e frecce le “armi” da lei privilegiate.
Prassitele, Afrodite Cnidia, copia antica da un originale del 360 a.C. Marmo, altezza 2,15 m. Roma, Musei Vaticani.
Afrodite Medici
Una delle più celebrate rappresentazioni della dea dell’amore è la cosiddetta Afrodite Medici. Si tratta della copia antica, in marmo, di un originale del III secolo a.C. Tuttavia, alcuni studiosi propendono per considerarla un originale, databile alla fine del I secolo a.C. L’opera fu ritrovata, nel XVI secolo, nella Villa di Adriano a Tivoli; acquistata probabilmente da Ferdinando dei Medici (quinto figlio maschio del granduca Cosimo I), fu a lungo conservata a Villa Medici, a Roma, per poi essere trasferita, nel 1677, a Firenze, nella Tribuna degli Uffizi. La statua è chiaramente una variante dell’Afrodite Cnidia di Prassitele: con atteggiamento pudico, e assoluta grazia, la dea si appresta ad entrare nell’acqua del suo bagno sacro. Un grande cigno e un amorino che cavalca un delfino, prossimi alla sua gamba sinistra, ne aumentano la stabilità.
Afrodite Medici, copia antica da un originale del III sec. a.C. Marmo. Firenze, Uffizi.I
Afrodite accovacciata
Decisamente più originale fu la scelta di Dedalsa (o Doidalsa), un artista originario della Bitinia, in Asia Minore, attivo nella seconda metà del II secolo a.C., il quale scolpì una Afrodite accovacciata, forse in bronzo..La dea è mostrata in atteggiamento del tutto naturale, mentre attende che qualcuno le versi l’acqua sulla schiena.
Dedalsa, Afrodite accovacciata, detta Afrodite Lely, copia romana del II sec. d.C. da un originale ellenistico. Marmo, altezza 1,12 m. Londra, British Museum..
Afrodite di Milo
Proviene dall’isola di Milo, nelle Cicladi, l’Afrodite di Milo, forse una delle opere più famose di tutto il mondo antico. Si tratta di un probabile originale, attribuito ad Alessandro di Antiochia.
Legata al tipo dell’Afrodite Cnidia di Prassitele, la dea seminuda presenta una progressiva e delicata torsione verso sinistra, controllata e bilanciata, in un mirabile equilibrio, dalla gamba sinistra, piegata a trattenere la veste che sta scivolando. Autorevole e sensuale, la dea mostra il suo bel corpo vitale e tornito, dai fianchi larghi e dal seno sodo. Lo sguardo malinconico e lontano ne fa un capolavoro di misura e di buon gusto, uno degli ultimi della lunga storia dell’arte greca.
Lo sguardo
La torsione
La sensualità
Lo sguardo malinconico e lontano ne fa un capolavoro di misura e di buon gusto, uno degli ultimi della lunga storia dell’arte greca.il suo bel corpo vitale e tornito, dai fianchi larghi e dal seno sodo.
La dea seminuda presenta una progressiva e delicata torsione verso sinistra, controllata e bilanciata, in un mirabile equilibrio, dalla gamba sinistra, piegata a trattenere la veste che sta scivolando.
Autorevole e sensuale, la dea mostra il suo bel corpo vitale e tornito, dai fianchi larghi e dal seno sodo.
Afrodite a cassetti
«L’unica differenza tra la Grecia immortale e l’epoca contemporanea è Sigmund Freud, il quale ha scoperto che il corpo umano, Puramente neoplatonico all’epoca dei Greci, è oggi pieno di cassetti segreti che solo la psicoanalisi è in grado di aprire».: affermava Salvador Dalí, maestro del Surrealismo novecentesco e artista poliedrico, in quanto performer, regista, designer e anche scultore.
In questa scultura, ricavata da un calco del capolavoro greco, e allo stesso modo che nelle sue opere pittoriche la simbologia psicoanalitica risulta evidente: i cassetti sono i luoghi reconditi del nostro inconscio in cui nascondiamo tabù, paranoie, paure. All’artista è affidato il compito di aprire quei cassetti e di frugarvi alla ricerca della vera essenza dell’uomo.
Salvador Dalí, Venere di Milo con cassetti, 1936. Gesso, altezza 1 m. Parigi, Collezione privata.
Alessandro di Antiochia
Dedalsa
Prassitele
Dedalsa, Afrodite accovacciata, detta Afrodite Lely, copia romana del II sec. d.C. da un originale ellenistico. Marmo, altezza 1,12 m. Londra, British Museum
Alessandro di Antiochia, Afrodite di Milo, 130-120 a.C. Marmo, altezza 2,02 m. Parigi, Musée du Louvre.
Prassitele, Afrodite Cnidia, copia antica da un originale del 360 a.C. Marmo, altezza 2,15 m. Roma, Musei Vaticani
130-120 a.C.
III a.C.
465 a. C
Alessandro di Antiochia,
Afrodite Medici
Calamide
Afrodite di Milo
Afrodite Sosandra
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II a. C
360 a.C.
1936
Venere accovacciata
Prassitele
Salvador Dalì
Afrodite Cnidia
Venere di Milo con cassetti