ROMA
L'arte dell'utile
ARTE NEL CENTRO DEL POTERE
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l'arte nel centro del potere
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L'arte dell'età romana fa parte, con l'arte greca, di un fondo culturale largamente diffuso.Il fine è quello di intendere come si sia affermato un linguaggio artistico legato al fenomeno storico di una società civile, che ebbe Roma come suo centro di direzione politica e che fu diversa nella sua struttura di fondo, nel suo aspetto organizzativo e culturale, dalla civiltà greca classica ed ellenistica e dalle altre civiltà sorte in antico attorno al bacino del Mediterraneo. Di alcune di quelle civiltà Roma si considerò l'erede delle loro esperienze che trasmisero alla nuova civiltà romana moltissimi elementi di struttura. Eppure questa fu qualche cosa di diverso.
l'arte nel centro del potere
L'arte romana va trattata nel centro del potere, e cioè in Roma stessa. Questa limitazione topografica si è voluta per sottolineare il legame strettissimo fra il sorgere e lo svilupparsi dell'arte di età romana e il sorgere e lo svilupparsi della città di Roma. La città di Roma, divenuta il centro economicamente più potente, che aveva assorbito la ricchezza di tutti i paesi affacciati sul Mediterraneo e oltre, rimane per più di otto secoli il luogo decisivo della storia romana. A Roma si incontrano tutte le correnti culturali, si mescolano senza mai chiarirsi, pur assumendo taluni caratteri specifici: romani, appunto. Si tratta di scoprire quando questo carattere “romano” compaia e come si sia formato e che significato esso abbia; significato storico e significato poetico, cioè di creazione artistica.
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Lo svolgimento storico dell'arte romana ha un duplice aspetto. Da un lato essa si forma assorbendo l'eredità della Grecia e tra smettendola all'Occidente. Dall'altro essa realizza una rottura con l'ellenismo e prepara il Medioevo. I suoi inizi appartengono alle civiltà del Mediterraneo; la sua fine prepara quello spostamento del centro di gravità della cultura artistica dal Mediterraneo all'Europa, che si effettua con l'arte bizantina e con l'arte carolingia. L'interesse e poi anche il gusto dei Romani per l'arte si svegliarono in modo improvviso e ed ebbero inizialmente piuttosto il senso di una moda imposta dalle circostanze che non quello dell'espressione di un profondo e spontaneo sentimento che cerchi, come in altre civiltà artisti che, di trovare la propria espressione poco a poco con una maturazione a volte lenta, a volte rapida per l'improvvisa intuizione di una personalità artistica superiore.
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Un coerente processo formativo, quale si riscontra in tutte le grandi civiltà figurative, rimase estraneo alla civiltà artistica romana in tutti i campi tranne che in quello dell'architettura. Ma anche qui mancò a lungo una consapevolezza estetica e si trattò piuttosto, per lungo tempo, di ingegneria romana rivestita di forme orna mentali ellenistiche. Tutta l'arte romana sorge da un incontro intellettualistico con l'arte greca su una base sociale nuova e non come espressione di un profondo sentimento radicato nello spirito dei gruppi sociali determinanti.
ARCHITTETURA
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Tra la conquista della Grecia e l'eta di Adriano (nel II secolo a.C.) l'architettura romana raggiunse il grado di massimo sviluppo, e venne elaborate una concezione originale dello spazio architettonico. I romani concentrarono la loro attenzione sugli aspetti pratici e funzionali dell'architettura, essi ritenevano infatti che un'eccessiva raffinatezza artistica fosse segno di degrado morale. In questo periodo vennero realizzate anche opere destinate ad uso pubblica, come: acquedotti, ponti, strade, teatri, basiliche, terme.
ACQUEDOTTO
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Per mantenere la superficie su cui far scorrere l'acqua, in lieve ma costante e graduale pendio, era necessario che l'acqua attraversasse vallate e montagne
Le costruzioni che meglio attestano l'abilità dei costruttori romani sono gli acquedotti. .
Alcuni di essi erano lunghi anche 70 chilometri e il loro percorso veniva tracciato senza carte topografiche, i costruttori avevano solo la grama e la livella.
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VOLTE
CUPOLE
ARCHI
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ARCHI
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L'arco in architettura è un elemento strutturale a forma curva che si appoggia su due piedritti ed è sospeso quasi sempre su uno spazio vuoto. L'arco è costituito normalmente da conci, cioè da pietre tagliate, o da laterizio (cioè mattoni), i cui giunti sono disposti in maniera radiale verso un centro virtuale, per cui i conci si rastremano attraverso una forma trapezoidale e vengono detti cunei. Si dice che l'arco sia stato inventato dai Romani per rimpiazzare una ordinaria colonna o piedistallo come una base per statue o insegne onorarie. Nel tempo l'arco stesso divenne talvolta più importante di ciò che supportava.
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LA VOLTA
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La volta è l’elemento architettonico di copertura degli edifici basato sull’utilizzo dell’arco. Normalmente non era realizzata in pietre o mattoni cuneiformi ma semplicemente utilizzando una colata di calcestruzzo a realizzare gli elementi strutturali; in ogni caso la natura degli sforzi laterali cui è sottoposta sono analoghi sia che sia realizzata in calcestruzzo sia che sia realizzata in muratura.Si ritrovano volte a botte già in Egitto ed in Mesopotamia, mentre la cultura Greca non utilizzò la volta preferendole l’uso di coperture piane; nell’antica Roma si sviluppò già in epoca Repubblicana, ma fu solo nel periodo imperiale, grazie al massiccio impiego del calcestruzzo romano, che si sarebbe notevolmente diffusa nelle sue molteplici forme prima difficilmente realizzabili tramite l’utilizzo di conci di tufo.
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LA CUPOLA
Geometricamente ottenuta dalla rotazione dell’arco intorno all’asse passante per il suo centro.
L’esempio più famoso è la enorme cupola del Pantheon, l’unico monumento romano miracolosamente giunto sino a noi quasi intatto. Nel caso l’ambiente coperto dalla cupola sia a pianta quadrata o poligonale occorrerà unire la cupola con le mura di sostegno utilizzando delle superfici curve di raccordo chiamate pennacchi (pennacchio cilindrico, conico o sferico).
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La Basilica di Massenzio, detta anche Basilica Nova, o Basilica Constantini, o Basilica Constantiniana, è l'ultima e la più grande basilica civile dell'Urbe, posta all'estremità nord-est del colle della Velia che raccordava il Palatino con l'Esquilino, perché la pianta longitudinale a tre navate con la centrale più larga e alta delle laterali fu adottata dalla tradizione cristiana e diventò il primo modello architettonico di riferimento cristiano. La Basilica prende il nome da colui che iniziò a costruirla verso l’inizio del IV sec. e rappresenta una delle strutture più imponenti risalenti al periodo della Roma Imperiale.
Sul lavoro
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Nonostante che l’accesso alla basilica si trovi sul lato posto in Via del Fori Imperiali, essa è legata al Foro Romano ed ha il suo accesso da esso.Della basilica si perse la memoria del nome, diventando il Templum urbis. Ma agli inizi del XIX sec- fu nuovamente identificata da Antonio Nibby, nonostante l'opposizione di un altro noto studioso, Carlo Fea.
Dell'edificio, di ragguardevoli dimensioni, cioè di 100 m x 65, resta oggi solo il lato nord, con le colonne di marmo proconnesio, alte ben 14.5 m., tutte scomparse, l'unica ancora conservata nel XVII sec. venne fatta collocare da Paolo V in piazza Santa Maria Maggiore nel 1613, dove si trova ancora oggi.
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La basilica era caratterizzata dalla presenza di una enorme navata centrale, divisa dalle due laterali tramite pilastri, quattro dei quali isolati al centro, e colonne, con un'area di 80 m x 25 e con l'ingresso originale sul lato est, verso il tempio di Venere e Roma. Orientata da est a ovest, essa era alta 35 metri, lunga 80 e profonda 25. La grande navata si concludeva a ovest con un’abside mentre l’ingresso, previsto originariamente ad est, era caratterizzato da un’anticamera larga e stretta che conduceva alla navata grazie a cinque aperture.
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La navata centrale era coperta da tre enormi volte a crociera in opus caementicium, alte circa 35 m che poggiavano sui setti murari trasversali che separavano gli ambienti laterali e sulle colonne di marmo proconnesio alte 14,5 m ciascuna addossate alla loro terminazione. Sorreggevano una trabeazione marmorea, di cui restano parti dei blocchi parzialmente inseriti nella muratura.
Sulla navata centrale si aprivano, due navate minori, separate da file di colonne, con tre nicchioni ad abside sul fondo, coperti da volta a botte con cassettoni ottagonali ancora ben visibili.
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Al centro della navata laterale settentrionale vi era una grande abside preceduta da una coppia di colonne e con le pareti adornate da nicchie per statue inquadrate da colonnine su mensoloni scolpiti.
Nell'abside si ergeva un colosso, la grande statua di Massenzio, seduta e alta ben 12 m, riadattata poi a statua di Costantino, rinvenuta nel 1487, con la testa alta 2.6 m e il piede lungo 2 m. le cui parti marmoree: testa, braccia e gambe, sono oggi esposte nel Palazzo dei Conservatori in Campidoglio. La statua era di tipo acrolito, cioè con materiale misto, avendo le parti visibili del corpo (testa, gambe e braccia) in marmo ed il resto del corpo in bronzo dorato. Quest'ultimo venne poi fuso e riutilizzato.
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LA STATUARIA ROMANA
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I Romani furono insuperati architetti e ingegneri, ma nella scultura non raggiunsero quella ricerca del significato, dell'idealizzazione che alimentò la bellissima statuaria greca.
Il Romano aveva una grande concretezza e nulla faceva se non per uno scopo pratico. Per questo nella scultura eccelsero nei ritratti, estremamente suggestivi e somiglianti, con nessuna indulgenza o abbellimento della persona. Fosse pure un imperatore, il ritratto ne evidenziava i difetti e il carattere, anche nei tratti peggiori.
I romani appresero l'arte di ritrarre le persone, in particolare i visi e i busti, sia dagli etruschi che dai greci. I romani appresero la scultura prevalentemente dai greci, applicandovi però un proprio stile, che rispecchia un po' le caratteristiche dei due popoli. Le figure romane, rispetto a quelle greche sono meno snelle fino ad essere anche un po' tozze. I romani idealizzavano poco, i greci idealizzavano molto. Le statue greche del IV sec. a.c. sono di una bellezza ineguagliata. Gli Dei romani, al contrario, erano più corposi e terrestri, perchè i romani erano a loro volta razionali e terrestri.
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Ma un posto importante ebbe per i romani la ritrattistica, in cui in un certo senso superarono i greci.
Imperatori o generali o politici, subivano tutti una stessa sorte: erano assolutamente somiglianti all'originale. Se erano brutti nella realtà erano brutti anche nel ritratto, nessun accorgimento per migliorane sia pur minimamente l'aspetto.
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STATUA barberini
Il Togato Barberini rappresenta un nobile romano che espone le sculture dei propri antenati seguendo la tradizione dell’epoca. Il protagonista della statua è un patrizio romano vestito con una toga. Inoltre i volti scolpiti che tiene nelle mani sono le rappresentazioni dei propri antenati defunti.
SulLa statua
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Un uomo in piedi e vestito con una lunga toga romana mostra due busti scolpiti. Il viso è quello di un uomo maturo, calvo e dai tratti magri.
La tunica invece crea molte pieghe intorno al corpo ed è annodata sul davanti in prossimità del ventre.
Nelle mani, in basso, porta due busti. Le statue sono scolpite fino alla base del collo e una di esse poggia sul palmo della mano del togato. Quella alla sua destra, a sinistra per l’osservatore, poggia su un tronco di palma che arriva fino alla base. Infine i volti raffigurano due uomini di mezza età dall’espressione formale.
Il protagonista ai piedi porta un paio di calzature dell’epoca.
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AUGUSTO DI PRIMA PORTA
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L’Augusto di Prima Porta rappresenta una celebrazione dell’Imperatore e probabilmente un’occasione di propaganda politica.L’Augusto di Prima Porta prende anche il nome di Augusto loricato. Questo termine deriva dalla presenza sul busto dell’imperatore della lorica una particolare armatura romana detta anche la corazza dei legionari. La posa assunta dell’imperatore era tipicamente utilizzata per richiedere il silenzio prima dell’incitamento dell’esercito in battaglia, definito adlocutio.
Sulla statua
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Augusto è raffigurato in piedi con il braccio destro alzato.
L’imperatore indossa una lorica, una corazza da legionario molto decorata sul davanti. Sotto la corazza porta poi una tunica corta militare.
Augusto inoltre indossa un paludamentum cioè un mantello intorno ai fianchi. Un lembo del mantello è portato sul davanti e ricade sulla mano sinistra. L’imperatore sempre nella mano sinistra impugna una lancia.
L’Eros che compare ai piedi della statua di Augusto è un simbolo della nascita della dea Venere che sorse dalle acque. Questo particolare ricorda l’ascendenza di Augusto che apparteneva alla gens Iulia. L’imperatore quindi vantava una diretta discendenza da Venere. La dea infatti era madre di Enea che a sua volta era padre di Ascanio o Iulo
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STATUA VIRILE
La statua identificata con il ritratto di Marco Claudio Marcello (42 a.C.-23 a.C.) nipote e genero di Augusto è stata eseguita verosimilmente attorno al 20 a.C. e firmata dallo scultore greco Kleomenes. Alla posa stante e alla ponderazione fidiaca con ambedue i piedi saldamente poggiati a terra, al manto che scivola lungo il braccio sinistro e al braccio destro piegato con la mano portata in alto all'altezza della fronte, si sommano la testa leggermente rivolta in basso e dall'ovale coronato da capelli in ciuffi virgolettati aderenti alla calotta cranica, un volto giovane e pensoso che suggerisce introspezione.
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AUGUSTO COME PONTEFICE MASSIMO
Augusto è in piedi e indossa un velo che copre la sua testa e cade sul corpo creando un fitto panneggio.
La statua presenta il braccio destro spezzato che probabilmente reggeva una patera. Si tratta di un piatto utilizzate durante il rituale per lo spargimento del vino durante un sacrificio.
Il capite velato cioè il velo che copre il corpo e la nuca di Augusto segnalano la sua funzione di Pontifex Maximus
Augusto inoltre indossa ai piedi i calcei patricii, indossati anche dai sacerdoti durante i sacrifici. Accanto a sé porta poi una capsa che era un contenitore destinato agli atti pubblici.
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COLOSSEO
PANTHEON
ARA PACIS
70-80 d.C
112-124 d.C
9 a.C.
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L'Ara Pacis Augustae
L'Ara Pacis Augustae è un altare dedicato da Augusto nel 9 a.c. alla Dea Pace, costruito in una zona del Campo Marzio consacrata alla celebrazione delle vittorie. Questo monumento rappresenta una delle più suggestive testimonianze dell'arte augustea e della Pax Romana.
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DESCRIZIONE
E' costituita da un recinto rettangolare. All'interno del recinto è situato l'altare vero e proprio, elevato su 3 gradini, mentre altri 5 gradini permettevano al sacerdote di raggiungere la mensa, ossia il piano dell'altare sul quale si celebravano i sacrifici.
I bassorilievi variano di profondità rendendo spettacolarmente piani diversi di lontananza. Il recinto è suddiviso in due registri decorativi: quello inferiore vegetale, quello superiore decorativo, separati da una fascia con motivi a svastica.
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DESCRIZIONE
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All'esterno 4 pilastri angolari corinzi, più 4 ai fianchi delle porte, decorati da motivi a candelabra (come una colonna vegetale che imita il fiore dell'agave) e lisci all'interno, che sostengono l'architrave perduto, e interamente ricostruito, che, secondo le raffigurazioni monetarie, doveva essere coronato da acroteri.
L'Ara Pacis raccoglie in sè varie tipologie: l'arte greca classica nei fregi delle processioni, l'arte ellenistica nel fregio e nei pannelli, l'arte romana nel fregio dell'altare. Si suppone infatti opera di maestranze greche.
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ESTERNO
L'esterno è decorato da un fregio figurato in alto e da girali d'acanto in basso; i due ordini sono separati da una fascia a meandri; queste fasce decorate si interrompono quando incontrano i pilastri per poi proseguire sugli altri lati.
Nella parte bassa si ha un'ornamento naturalistico di girali d'acanto con piccoli animali come lucertole e serpenti. I girali si dipartono simmetrici da un cespo al centro di ogni pannello.
Per l'eleganza e la finezza d'esecuzione gli ornamenti riconducono all'arte alessandrina. La fascia figurata si divide in 4 pannelli sui lati delle aperture, 2 per lato, e un fregio continuo con processione-assemblea sui lati lunghi, che diventa un'unica scena.
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INTERNO
La superficie interna del monumento reca, nella parte inferiore, scanalature verticali simulanti una palizzata, riproduzione di quella provvisoria eretta alla constitutio dell'ara. Questo steccato, presente negli altari romani più antichi fin dal VII-VI sec. a.c., veniva ancora costruito per i templi augurali che precedevano il luogo sacro vero e proprio.
Nella parte superiore si trovano festoni sorretti da bucrani con ghirlande (quindi consacrato agli Dei Mani), con al centro, sopra le ghirlande, dei phialai, recipienti concavi e bassi usati nei rituali, anche questo derivante dalla costruzione provvisoria lignea del 13 a.c.. Tra i due ordini corre una fascia a palmette e fiori di loto.
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ALTARE
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Un podio di 3 gradini su ciascun lato, con su un basamento che presenta altri 5 gradini solo su un fronte, dove passava il sacerdote per il sacrificio sulla mensa, utilizzata per le offerte di animali e stretta tra due avancorpi laterali.
La mensa occupa lo spazio interno del recinto, separato da uno stretto corridoio col pavimento leggermente inclinato verso l'esterno. Le due sponde laterali presentano tra gli archi girali vegetali e leoni alati.
L'altare è decorato con personaggi femminili sullo zoccolo, forse le province dell'Impero, mentre la parte superiore, con le fiancate decorate da girali poggianti su leoni alati, è decorata con un piccolo fregio che gira tutt'intorno, sia internamente che esternamente.
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COLOSSEO
Posto nel cuore del centro storico di Roma, già dichiarato, come tutto il centro storico di Roma, nella lista dei Patrimoni dell'umanità dall'Unesco nel 1980, è stato dichiarato una delle 7 Nuove Meraviglie del mondo. Il suo nome originario era "anfiteatro flavio" per essere stato terminato sotto l'imperatore Tito Flavio Vespasiano, purtroppo per lui più ricordato per i bagni pubblici, i vespasiani, che per l'anfiteatro che prese il nome dalla colossale statua bronzea di Nerone che lo affiancava.
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Non si sa il nome dell'architetto geniale che lo edificò. Per quanto si possa essere ricorsi agli schiavi per lavori minori di trasporto o altro, si pensa che la manovalanza, data la precisione dei lavori, fosse libera, stipendiata e altamente specializzata, non solo nelle sculture e nei decori, ma per la precisione dell'opera muratoria, di mattoni, cementizi, travertino, marmo ecc. L'anfiteatro poteva contenere 50000 spettatori seduti, o se in piedi nei posti in alto come in genere accadeva, fino a 80000 posti.
Veniva adibito a spettacoli di vario tipo, da quelli gladiatori, a rievocazioni di battaglie famose, a cacce di animali o lotte tra animali, a tragedie greche o spettacoli teatrali di genere leggero.
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Consta di tre anelli concentrici in orizzontale e di quattro ordini di arcate e mura in verticale, decrescenti verso l'arena. Volte e arcate furono la soluzione per alleggerire l'immensa mole e renderla più stabile.
Per alleggerire ancora e dare maggiore stabilità ogni piano superiore era meno spesso di quello inferiore, come si nota osservando il monumento di profilo, dove ogni piano all'esterno rientra leggermente dal sottostante. La facciata esterna, alta 48,50 m., si articola in quattro ordini: tre inferiori con 80 arcate, rette da pilastri ai quali si addossano semicolonne, mentre il quarto livello (attico) è una parete piena, con mezze colonne squadrate in corrispondenza dei pilastri sottostanti. In queste arcate erano collocate 80 statue di bronzo dorato che spiccavano sul candore del travertino con un effetto a distanza di grande splendore.
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L'ESTERNO
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L'esterno dei tre anelli concentrici è in travertino, con archi incorniciati dai rilievi squadrati delle lesene (colonne in rilievo).
Le volte a crociera sono tra le più antiche dell'architettura romana, con corduli incrociati in laterizio da cui si ispireranno in futuro le cattedrali gotiche.
Al secondo e terzo livello gli archi sono bordati da una parapetto continuo, in corrispondenza del quale le lesene presentano un dado come base.
Le semicolonne e le lesene dei quattro ordini hanno a partire dal basso capitelli dorici, ionici, corinzi e corinzi a foglie lisce. I primi tre ordini ripetono la medesima successione visibile sulla facciata esterna del teatro di Marcello.
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Gli archeologi attraverso attenta osservazione hanno rilevato che la costruzione venne divisa in quattro cantieri corrispondenti ai quadranti del Colosseo ed affidata a quattro diversi appaltatori che portarono avanti i lavori simultaneamente.
Lo scheletro di pilastri veniva alzato all'ordine successivo collegandoli con grossi archi di mattoni, in modo da rendere possibile la costruzione di tante volte rampanti, costituenti la cavea a imbuto che doveva sostenere le gradinate.
In questo modo i lavori continuavano contemporaneamente sopra e sotto la cavea, coprendo le volte tra gli archi e lasciandone aperte solo quelle per sollevare i carichi.
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L'INTERNO
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L'ingegnosa architettura permise un'organizzazione perfetta del flusso all'interno e all'esterno del Colosseo. Infatti gli spettatori raggiungevano il posto pertinente entrando dalle 74 arcate.
Da qui si accedeva a scale incrociate verso corridoi curvi, coperti a volta, che immettevano in settori di tre cunei ciascuno. Il percorso aveva pareti in marmo e stucchi sulla volta.
Di queste 12 arcate erano riservate ai Senatori con corridoi verso l'anello più interno, e con una scala che scendeva al settore inferiore della cavea. Il tutto rivestito in marmo.
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Il palco dell'imperatore aveva anche un accesso più diretto, attraverso un criptoportico che dava all'esterno, anch'esso rivestito in marmo.
Le altre arcate avevano scale per i settori superiori, con pareti e volte rivestite di intonaco.
Gli ingressi del primo ordine erano distinti da numerazione progressiva incisa sopra le arcate (in parte ancora visibile) che corrispondeva al numero sui biglietti.
Invece gli ingressi principali in corrispondenza dei due assi, con decorazioni a stucco sulle arcate, erano privi di numerazione perchè riservati a persone di rango. Lungo gli assi principali erano gli ingressi destinati ai gladiatori.
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Le parti mancanti del Colosseo non derivano da terremoti o distruzioni nemiche, ma nel XV sec. divenne cava di travertino per le ambizioni costruttive dei Papi e dei principi romani da cui provenivano. Dallo smembramento del Colosseo provennero la basilica di S. Pietro, Palazzo Venezia, Palazzo della Cancelleria, Palazzo Barberini, la Chiesa di S. Agostino e il Porto di Ripetta. Nel XVI sec. poi. Papa Sisto V progettò la demolizione del Colosseo, ma effettuò solo quella del vicino Settizodio, inserendo invece l'anfiteatro nel percorso delle sette Basiliche. In seguito lo stesso Papa decise di trasformarlo in una filanda: con le aree produttive al piano inferiore, e abitazioni e botteghe ai piani superiori, ma per fortuna il Papa morì prima del via ai lavori.
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PANTHEON
INTERNO
STORIA
ESTERNO
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STORIA
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Fu il tempio romano dedicato a tutti gli Dei.
Fatto costruire nel 27-25 a.c. dal console Marco Vipsanio Agrippa, architetto preferito e genero di Augusto, che ne affidò la realizzazione a Lucio Cocceio Aucto. Successivamente il tempio crollò e venne riedificato da Adriano, forse per mano dell'architetto Apollodoro con il risultato che possiamo vedere oggi.
Sull'edificio c'è l'iscrizione latina "Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta, edificò" ma in realtà edificò la prima versione che non è quella odierna.
La sua struttura originaria, come si vide dagli scavi operati per la sua manutenzione consisteva in un tempio quasi quadrato, più largo che lungo, di stile greco consacrato alle sette divinità romane.
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ESTERNO
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Quello che salta subito agli occhi è l'ingresso squadrato, tipico dei templi, e inaspettato l'immenso spazio tondo che si scopre all'interno, tipico delle terme. Su questo ingresso monumentale si aprono il portale e due nicchie designate probabilmente alle statue di Augusto e di Agrippa, ornato da 16 colonne granitiche alte 13 metri grigie e rosa. Mentre il tempio cilindrico è di stile romano, il suo pronao è di chiaro stile greco.
Il pronao, con otto colonne di granito grigio sul fronte e quattro colonne di granito rosso sui lati, di m 34,20 x 15,62, era innalzato di m. 1,32 sul livello della piazza per cui vi si accedeva per mezzo di cinque gradini. L'altezza totale dell'ordine è di 14,15 m e i fusti hanno 1,48 m di diametro alla base.
Poco tempo fa alcuni lavori di manutenzione hanno permesso di scorgere i massicci gradini di travertino del tempio, un peccato siano stati ricoperti, perchè molto contribuivano alla monumentalità dell'edificio.
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La cupola, del diametro di 43,44 m, fu realizzata con una sola gettata ed è decorata all'interno da cinque ordini di ventotto cassettoni, di misura decrescente verso l'alto, tranne nell'ampia fascia liscia più vicina all'oculo centrale, di 8,92 m di diametro. L'oculo dà luce alla cupola. Quando piove, la corrente d'aria ascensionale frantuma le gocce d'acqua, così all'interno sembra che non piova e, per evitare pozze d'acqua all'interno, ci sono fori centrali e laterali per lo scolo dell'acqua. L'alleggerimento dell'enorme struttura, andò dall'utilizzo dei cassettoni, all'uso di materiali via via sempre più leggeri verso l'alto, e allo strato più vicino al tamburo in calcestruzzo con scaglie di mattoni, ponendo più in alto calcestruzzo con scaglie di tufo, e presso l'oculo calcestruzzo miscelato a lava vulcanica macinata, quindi sempre più leggero. Questi accorgimenti hanno permesso il bilanciamento del peso della cupola e sono il segreto della straordinaria durata del monumento.
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All'interno del Pantheon, nel pronao, due file di quattro colonne dividono lo spazio in tre navate: quella centrale più ampia conduce alla grande porta di accesso della cella, mentre le due laterali terminano su ampie nicchie che dovevano ospitare le statue di Augusto e di Agrippa qui trasferite dall'edificio augusteo.
Lo spazio interno della cella rotonda è costituito da un cilindro coperto da una semisfera. Il cilindro ha altezza uguale al raggio (21,72 m) e l'altezza totale dell'interno è uguale al diametro (43,44 m).
Nella cella rotonda vi alloggiano sette ampie esedre alternate, semicircolari e rettangolari, incorniciate da coppie di colonne scanalate in giallo antico e pavonazzetto, intervallati da edicole con colonnine che sostengono timpani; vi è poi un'ottava nicchia, sovrastata da un arco, che è situata di fronte all'ingresso.
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Il pavimento della rotonda è leggermente convesso, con la parte più alta sopraelevata di circa 30 cm, perchè la pioggia che scende all'interno del tempio attraverso l'oculo della cupola, defluisca verso dei canali di scolo posti sul perimetro. Esistono alcune leggende secondo cui dall'oculo non entra la pioggia, a causa di un sistema di correnti d'aria, ma sono evidentemente false. Il rivestimento è in lastre di marmo in vari colori, tra cui i pregiatissimi porfido rosso e serpentino, con un disegno di quadrati in cui sono iscritti alternativamente cerchi o quadrati più piccoli.
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FONTI
romanoimpero.comwww.analisidell'opera.it Storia della bellezza Roma: l'arte nel centro del potere
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ARTE ROMANA
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Created on April 24, 2021
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L'arte dell'età romana fa parte, con l'arte greca, di un fondo culturale largamente diffuso.Il fine è quello di intendere come si sia affermato un linguaggio artistico legato al fenomeno storico di una società civile, che ebbe Roma come suo centro di direzione politica e che fu diversa nella sua struttura di fondo, nel suo aspetto organizzativo e culturale, dalla civiltà greca classica ed ellenistica e dalle altre civiltà sorte in antico attorno al bacino del Mediterraneo. Di alcune di quelle civiltà Roma si considerò l'erede delle loro esperienze che trasmisero alla nuova civiltà romana moltissimi elementi di struttura. Eppure questa fu qualche cosa di diverso.
l'arte nel centro del potere
L'arte romana va trattata nel centro del potere, e cioè in Roma stessa. Questa limitazione topografica si è voluta per sottolineare il legame strettissimo fra il sorgere e lo svilupparsi dell'arte di età romana e il sorgere e lo svilupparsi della città di Roma. La città di Roma, divenuta il centro economicamente più potente, che aveva assorbito la ricchezza di tutti i paesi affacciati sul Mediterraneo e oltre, rimane per più di otto secoli il luogo decisivo della storia romana. A Roma si incontrano tutte le correnti culturali, si mescolano senza mai chiarirsi, pur assumendo taluni caratteri specifici: romani, appunto. Si tratta di scoprire quando questo carattere “romano” compaia e come si sia formato e che significato esso abbia; significato storico e significato poetico, cioè di creazione artistica.
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Lo svolgimento storico dell'arte romana ha un duplice aspetto. Da un lato essa si forma assorbendo l'eredità della Grecia e tra smettendola all'Occidente. Dall'altro essa realizza una rottura con l'ellenismo e prepara il Medioevo. I suoi inizi appartengono alle civiltà del Mediterraneo; la sua fine prepara quello spostamento del centro di gravità della cultura artistica dal Mediterraneo all'Europa, che si effettua con l'arte bizantina e con l'arte carolingia. L'interesse e poi anche il gusto dei Romani per l'arte si svegliarono in modo improvviso e ed ebbero inizialmente piuttosto il senso di una moda imposta dalle circostanze che non quello dell'espressione di un profondo e spontaneo sentimento che cerchi, come in altre civiltà artisti che, di trovare la propria espressione poco a poco con una maturazione a volte lenta, a volte rapida per l'improvvisa intuizione di una personalità artistica superiore.
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Un coerente processo formativo, quale si riscontra in tutte le grandi civiltà figurative, rimase estraneo alla civiltà artistica romana in tutti i campi tranne che in quello dell'architettura. Ma anche qui mancò a lungo una consapevolezza estetica e si trattò piuttosto, per lungo tempo, di ingegneria romana rivestita di forme orna mentali ellenistiche. Tutta l'arte romana sorge da un incontro intellettualistico con l'arte greca su una base sociale nuova e non come espressione di un profondo sentimento radicato nello spirito dei gruppi sociali determinanti.
ARCHITTETURA
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Tra la conquista della Grecia e l'eta di Adriano (nel II secolo a.C.) l'architettura romana raggiunse il grado di massimo sviluppo, e venne elaborate una concezione originale dello spazio architettonico. I romani concentrarono la loro attenzione sugli aspetti pratici e funzionali dell'architettura, essi ritenevano infatti che un'eccessiva raffinatezza artistica fosse segno di degrado morale. In questo periodo vennero realizzate anche opere destinate ad uso pubblica, come: acquedotti, ponti, strade, teatri, basiliche, terme.
ACQUEDOTTO
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Per mantenere la superficie su cui far scorrere l'acqua, in lieve ma costante e graduale pendio, era necessario che l'acqua attraversasse vallate e montagne
Le costruzioni che meglio attestano l'abilità dei costruttori romani sono gli acquedotti. .
Alcuni di essi erano lunghi anche 70 chilometri e il loro percorso veniva tracciato senza carte topografiche, i costruttori avevano solo la grama e la livella.
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VOLTE
CUPOLE
ARCHI
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ARCHI
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L'arco in architettura è un elemento strutturale a forma curva che si appoggia su due piedritti ed è sospeso quasi sempre su uno spazio vuoto. L'arco è costituito normalmente da conci, cioè da pietre tagliate, o da laterizio (cioè mattoni), i cui giunti sono disposti in maniera radiale verso un centro virtuale, per cui i conci si rastremano attraverso una forma trapezoidale e vengono detti cunei. Si dice che l'arco sia stato inventato dai Romani per rimpiazzare una ordinaria colonna o piedistallo come una base per statue o insegne onorarie. Nel tempo l'arco stesso divenne talvolta più importante di ciò che supportava.
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LA VOLTA
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La volta è l’elemento architettonico di copertura degli edifici basato sull’utilizzo dell’arco. Normalmente non era realizzata in pietre o mattoni cuneiformi ma semplicemente utilizzando una colata di calcestruzzo a realizzare gli elementi strutturali; in ogni caso la natura degli sforzi laterali cui è sottoposta sono analoghi sia che sia realizzata in calcestruzzo sia che sia realizzata in muratura.Si ritrovano volte a botte già in Egitto ed in Mesopotamia, mentre la cultura Greca non utilizzò la volta preferendole l’uso di coperture piane; nell’antica Roma si sviluppò già in epoca Repubblicana, ma fu solo nel periodo imperiale, grazie al massiccio impiego del calcestruzzo romano, che si sarebbe notevolmente diffusa nelle sue molteplici forme prima difficilmente realizzabili tramite l’utilizzo di conci di tufo.
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LA CUPOLA
Geometricamente ottenuta dalla rotazione dell’arco intorno all’asse passante per il suo centro. L’esempio più famoso è la enorme cupola del Pantheon, l’unico monumento romano miracolosamente giunto sino a noi quasi intatto. Nel caso l’ambiente coperto dalla cupola sia a pianta quadrata o poligonale occorrerà unire la cupola con le mura di sostegno utilizzando delle superfici curve di raccordo chiamate pennacchi (pennacchio cilindrico, conico o sferico).
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La Basilica di Massenzio, detta anche Basilica Nova, o Basilica Constantini, o Basilica Constantiniana, è l'ultima e la più grande basilica civile dell'Urbe, posta all'estremità nord-est del colle della Velia che raccordava il Palatino con l'Esquilino, perché la pianta longitudinale a tre navate con la centrale più larga e alta delle laterali fu adottata dalla tradizione cristiana e diventò il primo modello architettonico di riferimento cristiano. La Basilica prende il nome da colui che iniziò a costruirla verso l’inizio del IV sec. e rappresenta una delle strutture più imponenti risalenti al periodo della Roma Imperiale.
Sul lavoro
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Nonostante che l’accesso alla basilica si trovi sul lato posto in Via del Fori Imperiali, essa è legata al Foro Romano ed ha il suo accesso da esso.Della basilica si perse la memoria del nome, diventando il Templum urbis. Ma agli inizi del XIX sec- fu nuovamente identificata da Antonio Nibby, nonostante l'opposizione di un altro noto studioso, Carlo Fea. Dell'edificio, di ragguardevoli dimensioni, cioè di 100 m x 65, resta oggi solo il lato nord, con le colonne di marmo proconnesio, alte ben 14.5 m., tutte scomparse, l'unica ancora conservata nel XVII sec. venne fatta collocare da Paolo V in piazza Santa Maria Maggiore nel 1613, dove si trova ancora oggi.
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La basilica era caratterizzata dalla presenza di una enorme navata centrale, divisa dalle due laterali tramite pilastri, quattro dei quali isolati al centro, e colonne, con un'area di 80 m x 25 e con l'ingresso originale sul lato est, verso il tempio di Venere e Roma. Orientata da est a ovest, essa era alta 35 metri, lunga 80 e profonda 25. La grande navata si concludeva a ovest con un’abside mentre l’ingresso, previsto originariamente ad est, era caratterizzato da un’anticamera larga e stretta che conduceva alla navata grazie a cinque aperture.
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La navata centrale era coperta da tre enormi volte a crociera in opus caementicium, alte circa 35 m che poggiavano sui setti murari trasversali che separavano gli ambienti laterali e sulle colonne di marmo proconnesio alte 14,5 m ciascuna addossate alla loro terminazione. Sorreggevano una trabeazione marmorea, di cui restano parti dei blocchi parzialmente inseriti nella muratura. Sulla navata centrale si aprivano, due navate minori, separate da file di colonne, con tre nicchioni ad abside sul fondo, coperti da volta a botte con cassettoni ottagonali ancora ben visibili.
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Al centro della navata laterale settentrionale vi era una grande abside preceduta da una coppia di colonne e con le pareti adornate da nicchie per statue inquadrate da colonnine su mensoloni scolpiti. Nell'abside si ergeva un colosso, la grande statua di Massenzio, seduta e alta ben 12 m, riadattata poi a statua di Costantino, rinvenuta nel 1487, con la testa alta 2.6 m e il piede lungo 2 m. le cui parti marmoree: testa, braccia e gambe, sono oggi esposte nel Palazzo dei Conservatori in Campidoglio. La statua era di tipo acrolito, cioè con materiale misto, avendo le parti visibili del corpo (testa, gambe e braccia) in marmo ed il resto del corpo in bronzo dorato. Quest'ultimo venne poi fuso e riutilizzato.
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LA STATUARIA ROMANA
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I Romani furono insuperati architetti e ingegneri, ma nella scultura non raggiunsero quella ricerca del significato, dell'idealizzazione che alimentò la bellissima statuaria greca. Il Romano aveva una grande concretezza e nulla faceva se non per uno scopo pratico. Per questo nella scultura eccelsero nei ritratti, estremamente suggestivi e somiglianti, con nessuna indulgenza o abbellimento della persona. Fosse pure un imperatore, il ritratto ne evidenziava i difetti e il carattere, anche nei tratti peggiori.
I romani appresero l'arte di ritrarre le persone, in particolare i visi e i busti, sia dagli etruschi che dai greci. I romani appresero la scultura prevalentemente dai greci, applicandovi però un proprio stile, che rispecchia un po' le caratteristiche dei due popoli. Le figure romane, rispetto a quelle greche sono meno snelle fino ad essere anche un po' tozze. I romani idealizzavano poco, i greci idealizzavano molto. Le statue greche del IV sec. a.c. sono di una bellezza ineguagliata. Gli Dei romani, al contrario, erano più corposi e terrestri, perchè i romani erano a loro volta razionali e terrestri.
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Ma un posto importante ebbe per i romani la ritrattistica, in cui in un certo senso superarono i greci. Imperatori o generali o politici, subivano tutti una stessa sorte: erano assolutamente somiglianti all'originale. Se erano brutti nella realtà erano brutti anche nel ritratto, nessun accorgimento per migliorane sia pur minimamente l'aspetto.
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STATUA barberini
Il Togato Barberini rappresenta un nobile romano che espone le sculture dei propri antenati seguendo la tradizione dell’epoca. Il protagonista della statua è un patrizio romano vestito con una toga. Inoltre i volti scolpiti che tiene nelle mani sono le rappresentazioni dei propri antenati defunti.
SulLa statua
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Un uomo in piedi e vestito con una lunga toga romana mostra due busti scolpiti. Il viso è quello di un uomo maturo, calvo e dai tratti magri.
La tunica invece crea molte pieghe intorno al corpo ed è annodata sul davanti in prossimità del ventre.
Nelle mani, in basso, porta due busti. Le statue sono scolpite fino alla base del collo e una di esse poggia sul palmo della mano del togato. Quella alla sua destra, a sinistra per l’osservatore, poggia su un tronco di palma che arriva fino alla base. Infine i volti raffigurano due uomini di mezza età dall’espressione formale.
Il protagonista ai piedi porta un paio di calzature dell’epoca.
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AUGUSTO DI PRIMA PORTA
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L’Augusto di Prima Porta rappresenta una celebrazione dell’Imperatore e probabilmente un’occasione di propaganda politica.L’Augusto di Prima Porta prende anche il nome di Augusto loricato. Questo termine deriva dalla presenza sul busto dell’imperatore della lorica una particolare armatura romana detta anche la corazza dei legionari. La posa assunta dell’imperatore era tipicamente utilizzata per richiedere il silenzio prima dell’incitamento dell’esercito in battaglia, definito adlocutio.
Sulla statua
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Augusto è raffigurato in piedi con il braccio destro alzato.
L’imperatore indossa una lorica, una corazza da legionario molto decorata sul davanti. Sotto la corazza porta poi una tunica corta militare.
Augusto inoltre indossa un paludamentum cioè un mantello intorno ai fianchi. Un lembo del mantello è portato sul davanti e ricade sulla mano sinistra. L’imperatore sempre nella mano sinistra impugna una lancia.
L’Eros che compare ai piedi della statua di Augusto è un simbolo della nascita della dea Venere che sorse dalle acque. Questo particolare ricorda l’ascendenza di Augusto che apparteneva alla gens Iulia. L’imperatore quindi vantava una diretta discendenza da Venere. La dea infatti era madre di Enea che a sua volta era padre di Ascanio o Iulo
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STATUA VIRILE
La statua identificata con il ritratto di Marco Claudio Marcello (42 a.C.-23 a.C.) nipote e genero di Augusto è stata eseguita verosimilmente attorno al 20 a.C. e firmata dallo scultore greco Kleomenes. Alla posa stante e alla ponderazione fidiaca con ambedue i piedi saldamente poggiati a terra, al manto che scivola lungo il braccio sinistro e al braccio destro piegato con la mano portata in alto all'altezza della fronte, si sommano la testa leggermente rivolta in basso e dall'ovale coronato da capelli in ciuffi virgolettati aderenti alla calotta cranica, un volto giovane e pensoso che suggerisce introspezione.
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AUGUSTO COME PONTEFICE MASSIMO
Augusto è in piedi e indossa un velo che copre la sua testa e cade sul corpo creando un fitto panneggio.
La statua presenta il braccio destro spezzato che probabilmente reggeva una patera. Si tratta di un piatto utilizzate durante il rituale per lo spargimento del vino durante un sacrificio.
Il capite velato cioè il velo che copre il corpo e la nuca di Augusto segnalano la sua funzione di Pontifex Maximus
Augusto inoltre indossa ai piedi i calcei patricii, indossati anche dai sacerdoti durante i sacrifici. Accanto a sé porta poi una capsa che era un contenitore destinato agli atti pubblici.
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COLOSSEO
PANTHEON
ARA PACIS
70-80 d.C
112-124 d.C
9 a.C.
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L'Ara Pacis Augustae
L'Ara Pacis Augustae è un altare dedicato da Augusto nel 9 a.c. alla Dea Pace, costruito in una zona del Campo Marzio consacrata alla celebrazione delle vittorie. Questo monumento rappresenta una delle più suggestive testimonianze dell'arte augustea e della Pax Romana.
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DESCRIZIONE
E' costituita da un recinto rettangolare. All'interno del recinto è situato l'altare vero e proprio, elevato su 3 gradini, mentre altri 5 gradini permettevano al sacerdote di raggiungere la mensa, ossia il piano dell'altare sul quale si celebravano i sacrifici. I bassorilievi variano di profondità rendendo spettacolarmente piani diversi di lontananza. Il recinto è suddiviso in due registri decorativi: quello inferiore vegetale, quello superiore decorativo, separati da una fascia con motivi a svastica.
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DESCRIZIONE
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All'esterno 4 pilastri angolari corinzi, più 4 ai fianchi delle porte, decorati da motivi a candelabra (come una colonna vegetale che imita il fiore dell'agave) e lisci all'interno, che sostengono l'architrave perduto, e interamente ricostruito, che, secondo le raffigurazioni monetarie, doveva essere coronato da acroteri. L'Ara Pacis raccoglie in sè varie tipologie: l'arte greca classica nei fregi delle processioni, l'arte ellenistica nel fregio e nei pannelli, l'arte romana nel fregio dell'altare. Si suppone infatti opera di maestranze greche.
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ESTERNO
L'esterno è decorato da un fregio figurato in alto e da girali d'acanto in basso; i due ordini sono separati da una fascia a meandri; queste fasce decorate si interrompono quando incontrano i pilastri per poi proseguire sugli altri lati. Nella parte bassa si ha un'ornamento naturalistico di girali d'acanto con piccoli animali come lucertole e serpenti. I girali si dipartono simmetrici da un cespo al centro di ogni pannello. Per l'eleganza e la finezza d'esecuzione gli ornamenti riconducono all'arte alessandrina. La fascia figurata si divide in 4 pannelli sui lati delle aperture, 2 per lato, e un fregio continuo con processione-assemblea sui lati lunghi, che diventa un'unica scena.
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INTERNO
La superficie interna del monumento reca, nella parte inferiore, scanalature verticali simulanti una palizzata, riproduzione di quella provvisoria eretta alla constitutio dell'ara. Questo steccato, presente negli altari romani più antichi fin dal VII-VI sec. a.c., veniva ancora costruito per i templi augurali che precedevano il luogo sacro vero e proprio. Nella parte superiore si trovano festoni sorretti da bucrani con ghirlande (quindi consacrato agli Dei Mani), con al centro, sopra le ghirlande, dei phialai, recipienti concavi e bassi usati nei rituali, anche questo derivante dalla costruzione provvisoria lignea del 13 a.c.. Tra i due ordini corre una fascia a palmette e fiori di loto.
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ALTARE
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Un podio di 3 gradini su ciascun lato, con su un basamento che presenta altri 5 gradini solo su un fronte, dove passava il sacerdote per il sacrificio sulla mensa, utilizzata per le offerte di animali e stretta tra due avancorpi laterali. La mensa occupa lo spazio interno del recinto, separato da uno stretto corridoio col pavimento leggermente inclinato verso l'esterno. Le due sponde laterali presentano tra gli archi girali vegetali e leoni alati. L'altare è decorato con personaggi femminili sullo zoccolo, forse le province dell'Impero, mentre la parte superiore, con le fiancate decorate da girali poggianti su leoni alati, è decorata con un piccolo fregio che gira tutt'intorno, sia internamente che esternamente.
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COLOSSEO
Posto nel cuore del centro storico di Roma, già dichiarato, come tutto il centro storico di Roma, nella lista dei Patrimoni dell'umanità dall'Unesco nel 1980, è stato dichiarato una delle 7 Nuove Meraviglie del mondo. Il suo nome originario era "anfiteatro flavio" per essere stato terminato sotto l'imperatore Tito Flavio Vespasiano, purtroppo per lui più ricordato per i bagni pubblici, i vespasiani, che per l'anfiteatro che prese il nome dalla colossale statua bronzea di Nerone che lo affiancava.
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Non si sa il nome dell'architetto geniale che lo edificò. Per quanto si possa essere ricorsi agli schiavi per lavori minori di trasporto o altro, si pensa che la manovalanza, data la precisione dei lavori, fosse libera, stipendiata e altamente specializzata, non solo nelle sculture e nei decori, ma per la precisione dell'opera muratoria, di mattoni, cementizi, travertino, marmo ecc. L'anfiteatro poteva contenere 50000 spettatori seduti, o se in piedi nei posti in alto come in genere accadeva, fino a 80000 posti. Veniva adibito a spettacoli di vario tipo, da quelli gladiatori, a rievocazioni di battaglie famose, a cacce di animali o lotte tra animali, a tragedie greche o spettacoli teatrali di genere leggero.
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Consta di tre anelli concentrici in orizzontale e di quattro ordini di arcate e mura in verticale, decrescenti verso l'arena. Volte e arcate furono la soluzione per alleggerire l'immensa mole e renderla più stabile. Per alleggerire ancora e dare maggiore stabilità ogni piano superiore era meno spesso di quello inferiore, come si nota osservando il monumento di profilo, dove ogni piano all'esterno rientra leggermente dal sottostante. La facciata esterna, alta 48,50 m., si articola in quattro ordini: tre inferiori con 80 arcate, rette da pilastri ai quali si addossano semicolonne, mentre il quarto livello (attico) è una parete piena, con mezze colonne squadrate in corrispondenza dei pilastri sottostanti. In queste arcate erano collocate 80 statue di bronzo dorato che spiccavano sul candore del travertino con un effetto a distanza di grande splendore.
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L'ESTERNO
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L'esterno dei tre anelli concentrici è in travertino, con archi incorniciati dai rilievi squadrati delle lesene (colonne in rilievo). Le volte a crociera sono tra le più antiche dell'architettura romana, con corduli incrociati in laterizio da cui si ispireranno in futuro le cattedrali gotiche. Al secondo e terzo livello gli archi sono bordati da una parapetto continuo, in corrispondenza del quale le lesene presentano un dado come base. Le semicolonne e le lesene dei quattro ordini hanno a partire dal basso capitelli dorici, ionici, corinzi e corinzi a foglie lisce. I primi tre ordini ripetono la medesima successione visibile sulla facciata esterna del teatro di Marcello.
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Gli archeologi attraverso attenta osservazione hanno rilevato che la costruzione venne divisa in quattro cantieri corrispondenti ai quadranti del Colosseo ed affidata a quattro diversi appaltatori che portarono avanti i lavori simultaneamente. Lo scheletro di pilastri veniva alzato all'ordine successivo collegandoli con grossi archi di mattoni, in modo da rendere possibile la costruzione di tante volte rampanti, costituenti la cavea a imbuto che doveva sostenere le gradinate. In questo modo i lavori continuavano contemporaneamente sopra e sotto la cavea, coprendo le volte tra gli archi e lasciandone aperte solo quelle per sollevare i carichi.
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L'INTERNO
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L'ingegnosa architettura permise un'organizzazione perfetta del flusso all'interno e all'esterno del Colosseo. Infatti gli spettatori raggiungevano il posto pertinente entrando dalle 74 arcate. Da qui si accedeva a scale incrociate verso corridoi curvi, coperti a volta, che immettevano in settori di tre cunei ciascuno. Il percorso aveva pareti in marmo e stucchi sulla volta. Di queste 12 arcate erano riservate ai Senatori con corridoi verso l'anello più interno, e con una scala che scendeva al settore inferiore della cavea. Il tutto rivestito in marmo.
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Il palco dell'imperatore aveva anche un accesso più diretto, attraverso un criptoportico che dava all'esterno, anch'esso rivestito in marmo. Le altre arcate avevano scale per i settori superiori, con pareti e volte rivestite di intonaco. Gli ingressi del primo ordine erano distinti da numerazione progressiva incisa sopra le arcate (in parte ancora visibile) che corrispondeva al numero sui biglietti. Invece gli ingressi principali in corrispondenza dei due assi, con decorazioni a stucco sulle arcate, erano privi di numerazione perchè riservati a persone di rango. Lungo gli assi principali erano gli ingressi destinati ai gladiatori.
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Le parti mancanti del Colosseo non derivano da terremoti o distruzioni nemiche, ma nel XV sec. divenne cava di travertino per le ambizioni costruttive dei Papi e dei principi romani da cui provenivano. Dallo smembramento del Colosseo provennero la basilica di S. Pietro, Palazzo Venezia, Palazzo della Cancelleria, Palazzo Barberini, la Chiesa di S. Agostino e il Porto di Ripetta. Nel XVI sec. poi. Papa Sisto V progettò la demolizione del Colosseo, ma effettuò solo quella del vicino Settizodio, inserendo invece l'anfiteatro nel percorso delle sette Basiliche. In seguito lo stesso Papa decise di trasformarlo in una filanda: con le aree produttive al piano inferiore, e abitazioni e botteghe ai piani superiori, ma per fortuna il Papa morì prima del via ai lavori.
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PANTHEON
INTERNO
STORIA
ESTERNO
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STORIA
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Fu il tempio romano dedicato a tutti gli Dei. Fatto costruire nel 27-25 a.c. dal console Marco Vipsanio Agrippa, architetto preferito e genero di Augusto, che ne affidò la realizzazione a Lucio Cocceio Aucto. Successivamente il tempio crollò e venne riedificato da Adriano, forse per mano dell'architetto Apollodoro con il risultato che possiamo vedere oggi. Sull'edificio c'è l'iscrizione latina "Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta, edificò" ma in realtà edificò la prima versione che non è quella odierna. La sua struttura originaria, come si vide dagli scavi operati per la sua manutenzione consisteva in un tempio quasi quadrato, più largo che lungo, di stile greco consacrato alle sette divinità romane.
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ESTERNO
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Quello che salta subito agli occhi è l'ingresso squadrato, tipico dei templi, e inaspettato l'immenso spazio tondo che si scopre all'interno, tipico delle terme. Su questo ingresso monumentale si aprono il portale e due nicchie designate probabilmente alle statue di Augusto e di Agrippa, ornato da 16 colonne granitiche alte 13 metri grigie e rosa. Mentre il tempio cilindrico è di stile romano, il suo pronao è di chiaro stile greco. Il pronao, con otto colonne di granito grigio sul fronte e quattro colonne di granito rosso sui lati, di m 34,20 x 15,62, era innalzato di m. 1,32 sul livello della piazza per cui vi si accedeva per mezzo di cinque gradini. L'altezza totale dell'ordine è di 14,15 m e i fusti hanno 1,48 m di diametro alla base. Poco tempo fa alcuni lavori di manutenzione hanno permesso di scorgere i massicci gradini di travertino del tempio, un peccato siano stati ricoperti, perchè molto contribuivano alla monumentalità dell'edificio.
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La cupola, del diametro di 43,44 m, fu realizzata con una sola gettata ed è decorata all'interno da cinque ordini di ventotto cassettoni, di misura decrescente verso l'alto, tranne nell'ampia fascia liscia più vicina all'oculo centrale, di 8,92 m di diametro. L'oculo dà luce alla cupola. Quando piove, la corrente d'aria ascensionale frantuma le gocce d'acqua, così all'interno sembra che non piova e, per evitare pozze d'acqua all'interno, ci sono fori centrali e laterali per lo scolo dell'acqua. L'alleggerimento dell'enorme struttura, andò dall'utilizzo dei cassettoni, all'uso di materiali via via sempre più leggeri verso l'alto, e allo strato più vicino al tamburo in calcestruzzo con scaglie di mattoni, ponendo più in alto calcestruzzo con scaglie di tufo, e presso l'oculo calcestruzzo miscelato a lava vulcanica macinata, quindi sempre più leggero. Questi accorgimenti hanno permesso il bilanciamento del peso della cupola e sono il segreto della straordinaria durata del monumento.
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All'interno del Pantheon, nel pronao, due file di quattro colonne dividono lo spazio in tre navate: quella centrale più ampia conduce alla grande porta di accesso della cella, mentre le due laterali terminano su ampie nicchie che dovevano ospitare le statue di Augusto e di Agrippa qui trasferite dall'edificio augusteo. Lo spazio interno della cella rotonda è costituito da un cilindro coperto da una semisfera. Il cilindro ha altezza uguale al raggio (21,72 m) e l'altezza totale dell'interno è uguale al diametro (43,44 m). Nella cella rotonda vi alloggiano sette ampie esedre alternate, semicircolari e rettangolari, incorniciate da coppie di colonne scanalate in giallo antico e pavonazzetto, intervallati da edicole con colonnine che sostengono timpani; vi è poi un'ottava nicchia, sovrastata da un arco, che è situata di fronte all'ingresso.
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Il pavimento della rotonda è leggermente convesso, con la parte più alta sopraelevata di circa 30 cm, perchè la pioggia che scende all'interno del tempio attraverso l'oculo della cupola, defluisca verso dei canali di scolo posti sul perimetro. Esistono alcune leggende secondo cui dall'oculo non entra la pioggia, a causa di un sistema di correnti d'aria, ma sono evidentemente false. Il rivestimento è in lastre di marmo in vari colori, tra cui i pregiatissimi porfido rosso e serpentino, con un disegno di quadrati in cui sono iscritti alternativamente cerchi o quadrati più piccoli.
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FONTI
romanoimpero.comwww.analisidell'opera.it Storia della bellezza Roma: l'arte nel centro del potere
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