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La tragedia greca e i diritti umani : l'Antigone di Sofocle

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Created on April 23, 2021

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Transcript

La tragedia greca e i diritti umani :

ANTIGONE DI SOFOCLE

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01

Illustra brevemente la figura di Sofocle

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Figlio di un ricco armaiolo – oggi diremmo un imprenditore – Sofocle nacque nel 496 a. C. circa, ad Atene. Grazie al censo paterno, ricevette un’educazione di tipo aristocratico e si avviò inizialmente verso una carriera di attore. Nel 468 ottenne la sua prima vittoria come compositore di drammi, superando addirittura Eschilo. Nel corso della sua lunga vita, Sofocle ha assistito prima all’ascesa e poi al declino di Atene. Amico di Pericle, ricoprì importanti incarichi politici, come la partecipazione al collegio dei dieci probuli (413 a.C.). Altri incarichi furono invece di carattere militare, come la partecipazione, in qualità di stratego, alle operazioni volte a sedare una rivolta scoppiata a Samo (441-440 a.C.).Sofocle morì nel 406 a.C., poco prima della definitiva sconfitta di Atene nella guerra del Peloponneso

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Illustra di cosa parla la tragedia “Antigone” e dove e quando fu rappresentata per la prima volta

La scena rappresenta il campo acheo durante l'assedio di troia, presso la tenda d'Aiace. La scena si sposta in riva al mare dive Aiace dopo un ultimo monologo si uccide. Menelao ed Agamennone vorrebbero che il cadavere fossero abbandonato, ma Teucro, grazie ad Odisseo, ottiene per il fratello un degna sepoltura. Il re però viene supplicato dal figlio Emone, fidanzato di Antigone, a lasciare libera la ragazza. La regina Euridice, avuta notizia dell'accaduto tramite un messaggero, rientra a corte e si toglie la vita. Creonte allora, rimane solo, dilaniato da un'atroce disperazione. Giunge allora la notizia che l'eroe sta per arrivare. Ben presto Deianira scoprirà che Eracle ha compiuto la missione per amore della fanciulla. Eracle, ormai moribondo darà ordine al figlio di sposare Iole e chiede di essere portato sulla pira. Sapendo che un oracolo aveva predetto la morte di Laio ad opera del figlio, e venendo a sapere che Edipo è stato adottato, Giocasta intuisce la verità e si uccide. Sopraggiunge Elettra che piange la sua condizione. Allora Clitemnestra manda Crisotemi a portare libagioni sulla tomba del padre, ma Elettra persuade la sorella. Odisseo cerca di convincere Neottolemo a tenere le armi, ma egli le restituisce a Filottete, che non ha intenzione di schierarsi contro Troia. Solo l'intervento di Eracle sblocca la situazione, Filottete si schiera con i Greci. Gli abitanti di Colono vorrebbero allontanarlo, ma poi pensano di affidare la decisione al re di Atene Teseo. Intanto Oscene da Tebe porta la notizia della lotta tra Polinice e Eteocle. Così arriva Creonte che costringe Edipo a seguirlo altrimenti avrebbe preso in ostaggio le figlie. Ma Teseo interviene e riconduce le figlie al padre. Polinice si allontana affranto e dal cielo giunge il tuono della morte per Edipo. Egli morirà dopo aver salutato Teseo e le figlie.

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Descrivi il personaggio di Antigone

Antigone è la protagonista dell’omonima tragedia di Sofocle . Figlia del rapporto incestuoso tra il re tebano Edipo e la regina Giocasta, nonché sorella di Eteocle e Polinice, Antigone diventa il simbolo di ribellione alle leggi umane nel segno dell’osservanza e del rispetto delle leggi divine. Dopo lo scontro fratricida che ha posto fine alla guerra tra l’esercito di Argo, comandato dall’esule Polinice, e le truppe tebane, guidate dal fratello Eteocle, lo zio dei due guerrieri Creonte viene proclamato re di Tebe. Senza indugio, il suo primo decreto ufficiale consiste nel divieto di celebrare il funerale di Polinice, in quanto traditore della patria. La sorella Antigone non può accettare tanta crudeltà e decide perciò di seppellire in gran segreto il fratello, contravvenendo al divieto regio. Alle ragioni di Stato, sostenute con durezza e intransigenza da Creonte, Antigone contrappone le ragioni del cuore e le leggi divine, che per risultare giuste e ineluttabili non necessitano di essere iscritte su pietra. Non solo il giovane Emone, disperato alla vista del cadavere della sua promessa sposa, si trafigge con la spada, ma anche la moglie di Creonte si toglie la vita non appena viene a sapere della morte del figlio. Grazie alla tragedia di Sofocle, Antigone è diventata una figura emblematica, simbolo della lotta tra la legge pubblica dello Stato e i sentimenti famigliari, come l’ha puntualmente descritta Hegel.

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Descrivi il suo comportamento e dici a quali leggi si ispira

ricorda la storia di una ragazza che da sola ebbe il coraggio di contrastare leggi dello Stato da lei ritenute ingiuste. Non a torto, Antigone è da sempre considerata il simbolo della lotta contro il potere, della ribellione romantica e solitaria contro il dominio ingiusto di un tiranno senza limiti. Tutti noi abbiamo pensato di essere, almeno una volta nella vita, come Antigone, e di contrastare quelle regole, scritte o non scritte, ritenute inique o vessatorie. Non sempre, però, abbiamo avuto il coraggio di farlo, ma c’è un’Antigone in ognuno di noi, anche se non sempre si esterna.Non sono nata per condividere l’odio, ma l’amore”. Dopo queste parole Antigone fu imprigionata e lasciata morire in carcere. Per lei infatti, non fu applicata la pena di morte perché nessuno ebbe il coraggio di ucciderla. Presto diventò il simbolo della ribellione contro le leggi ingiuste, che non rispettano principi civili e non scritti che sono presenti da sempre, da quando l’essere umano è comparso sulla terra. Riflettendo su questa tragedia, ciascuno di noi può domandarsi: «quando sono stato o stata un’Antigone?», «Quando invece non ho avuto il coraggio di esserlo?». Domande che solo i miti greci, con la loro forza e irruenza, possono porci in maniera così lucida e travolgente.

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Descrivi gli altri personaggi della tragedia

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CREONTE :CreonteNella mitologia greca, re di Tebe prima e dopo Edipo, figlio di Meneceo e fratello di Giocasta. Nei tragici greci (soprattutto nell’Antigone di Sofocle) appare come un tiranno senza scrupoli. Nobili invece le figure dei due figli: Meneceo si vota alla morte per la salvezza di Tebe; Emone si uccide sul cadavere di Antigone

ISMENE Mitica eroina tebana. Nell’antico ciclo tebano è moglie di Policlimeno (o Teoclimeno), uccisa, per istigazione di Atena, da Tideo. Nella leggenda trattata da Sofocle è figlia di Edipo e di Giocasta e sorella di Antigone.

GIOCASTA :Mitica eroina dell’antica Grecia, figlia di Meneceo e sorella di Creonte, sposa di Laio re di Tebe (nella tradizione omerica è detta Epicasta); da lui ebbe un figlio, Edipo, del quale poi divenne inconsapevolmente la moglie; fu madre di Eteocle, Polinice, Antigone, Ismene.

EMONE: Mitologico figlio di Creonte re di Tebe; promesso sposo di Antigone.

TIRESIAS : Mitico indovino di Tebe, appare nella tradizione antica - già attestata nell'Odissea - come un " profeta glorioso ", cieco e saggio, testimone e interprete delle vicende sanguinose che sconvolgono la stirpe di Edipo e compongono il cosiddetto ciclo tebano.

ETEOCLE: Nella mitologia greca, figlio di Edipo e fratello di Polinice, con cui si accordò per regnare su Tebe un anno ciascuno; tuttavia, allo scadere del primo anno, non cedette il trono al fratello. Questi, rifugiatosi ad Argo, tornò con altri sei re ad assalire la città (vicenda narrata nella tragedia di Eschilo I Sette contro Tebe); i due fratelli si uccisero reciprocamente in battaglia.

EDIPO :Eroe greco del ciclo tebano. Nominato già in Omero, è protagonista del poema ciclico perduto Edipodia; ma la sua leggenda è nota soprattutto dall’Edipo re e dall’Edipo a Colono di Sofocle e dalle Fenicie di Euripide

I PERSONAGGI

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ISMENE

CREONTE

GIOCASTA

TIRESIAS

ETEOCLE

EDIPO

SOFOCLE

ANTIGONE

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+ info

Descrivi il comportamento di Creonte e dici a che cosa si ispira

Antigone: a Tebe, il re Creonte ordina che il corpo di Polinice non fosse seppellitoMa la sorella Antigone, contravviene al divieto e Creonte la condanna a morte. Il re però viene supplicato dal figlio Emone, fidanzato di Antigone, a lasciare libera la ragazza. Creonte allora va nella caverna dove l'ha rinchiusa e trova Antigone impiccata: Emone, dopo aver maledetto il padre si uccide.

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Illustra se, secondo te, viene in considerazione nella tragedia la tutela di diritti umani

Nella tragedia di Antigone il tema che ritorna più spesso è quello del conflitto. Il conflitto tra Antigone e Creonte è sia reale che simbolico. Il conflitto tra Antigone e Creonte è una somma eterogena di conflitti. Se dovessimo trovare un contenitore più ampio di conflitti che li riassume tutti, con la propria scelta di disobbedire Antigone solleva il grande conflitto tra la dignità umana e il diritto. Antigone disobbedisce pubblicamente al potere. Edipo aveva quattro figli, due maschi, Polinice e Eteocle, e due femmine, Antigone e Ismene. Così re diventa Creonte, fratello della madre delle sorelle sopravvissute Antigone e Ismene, la maggiore delle due. Non ha nessun timore invece Antigone che non si affida ai consigli di prudenza che le arrivano dalla sorella Ismene. Antigone non si impaurisce e da sepoltura a Polinice. Antigone si impicca. Antigone viene condannata a morte in quanto «costei diè prova della sua protervia quando le leggi imposte violò». Il tema posto da Antigone su cui mi soffermerò è quello della disobbedienza civile alla legge. Quando Antigone si rivolge a Ismene dicendole che non è sua intenzione seppellire di nascosto il fratello, ma vuole farlo pubblicamente e a volto scoperto solleva il grande tema della disobbedienza e quindi della responsabilità. Antigone come Socrate non sfugge alla pena. La scelta socratica di Antigone toglie buoni argomenti a chi vorrebbe leggere nel conflitto tra Antigone e Creonte il conflitto tra il diritto positivo e i diritti naturali. La contrapposizione tra Creonte e Antigone è qualcosa di più complesso che il simbolo della contrapposizione tra la legge e la giustizia. Antigone non si sottrae alle conseguenze della violazione di una legge ritenuta ingiusta. Tutti i conflitti, simbolici e reali, tra Antigone e Creonte si intrecciano. Nel rifiutare la via di salvezza che Creonte le propone, Antigone mette al riparo il valore fondativo e non mediabile della dignità umana, finanche rispetto alle esigenze di una politica dal volto presentabile.

ARTICOLO 27

L’articolo 27 della Costituzione afferma che le pene non devono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Dunque i costituenti decisero di anteporre il limite dell’umanità alla indicazione della funzione rieducativa della pena. L’Ordinamento penitenziario fa parte di quella stagione di attenzione ai principi e alle direttive costituzionali. Fortemente impregnato di cultura correzionalista, nel nome della rieducazione fonda la vita interna alle carceri sulla nozione di trattamento. Tanto si è parlato di carcere della speranza, di trattamento e di rieducazione. Gli studiosi della pena, in primo luogo i giuristi, nonostante all’articolo 27 della Costituzione la funzione rieducativa segua la nozione di umanità, hanno scelto nel tempo quale centro di gravitazione permanente dei loro ragionamenti la funzione della pena, ovvero il secondo degli obiettivi costituzionali. La retorica rieducativa, sganciata dalla dignità umana, ha però per decenni non favorito il nascere e consolidarsi di una riflessione concettuale, normativa e giurisprudenziale intorno al primo degli obiettivi costituzionali, ovvero la pena secondo umanità. Ad esempio facendo riferimento esplicito alla funzione rieducativa della pena la Corte Costituzionale ha ritenuto la pena dell’ergastolo compatibile con l’articolo 27

.''La responsabilità penale è personale. L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato Non è ammessa la pena di morte.''

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Con quale dei comportamenti descritti concordi e perché

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Concordo con Antigone anch'io avrei fatto la stessa cosa se mi verrebbero violati i miei diritti poi davanti alla legge siamo tutti uguali anche se diversi dal colore della pelle dalla nazionalità

ARTICOLO 3

<<Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.>> È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

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