Want to create interactive content? It’s easy in Genially!

Get started free

Brexit: i vantaggi e gli svantaggi dell'Unione Europea

giuliottola05

Created on April 22, 2021

Start designing with a free template

Discover more than 1500 professional designs like these:

Modern Presentation

Terrazzo Presentation

Colorful Presentation

Modular Structure Presentation

Chromatic Presentation

City Presentation

News Presentation

Transcript

Brexit: i vantaggi e gli svantaggi dell'Unione Europea

Vantaggi

Dal 1957 l’Unione europea reca vantaggi ai cittadini, adoperandosi a favore della pace e della prosperità. Contribuisce a salvaguardare i nostri diritti politici, sociali ed economici fondamentali.

L’Unione Europea si basa su quattro libertà fondamentali, che permettono a tutti i cittadini di:

  • Vivere e lavorare in qualsiasi paese dell’UE
  • Trasferire denaro
  • Vendere beni senza limitazioni
  • Fornire servizi secondo gli stessi criteri.
  • L’UE costituisce il progetto di pace di maggior successo della storia e ha ricevuto il Premio Nobel per la pace. I cittadini europei sono strettamente connessi dal punto di vista economico e culturale, anche grazie ai valori democratici che condividono. Dato questa forte collaborazione tra i paesi dell’UE, i nostri alimenti e il nostro ambiente soddisfano alcune tra le norme di qualità più rigorose al mondo.
  • I consumatori possono sentirsi al sicuro sapendo che riceveranno un rimborso se restituiscono un prodotto. I viaggiatori possono acquistare biglietti ferroviari o aerei con la consapevolezza che riceveranno un rimborso in caso di ritardo o cancellazione del viaggio.
  • Puoi usare il cellulare e i servizi online senza costi aggiuntivi ovunque ti trovi nell’UE. Puoi anche accedere a servizi di streaming video e audio online in tutta l’UE in sicurezza, sapendo che i tuoi dati personali sono tutelati dalla legislazione dell’UE
  • Puoi trarre vantaggio dalla formazione e dal sostegno per la tua impresa: i programmi dell’UE come Erasmus+ ti aiutano a ricevere una formazione per sfruttare al massimo tutte le opportunità per la tua carriera.
  • In qualità di lavoratore, sei protetto dal trattamento ingiusto sul luogo di lavoro.
  • L'UE tutela tutte le minoranze e i gruppi vulnerabili e difende le persone oppresse. L'UE insiste sulla parità di trattamento per tutti, a prescindere da nazionalità, sesso, lingua parlata, cultura, professione, disabilità o orientamento sessuale

Cosa ci offre l'UE

  • Cibo e prodotti più sicuri
  • Aria e acqua più pulite
  • Opportunità di vivere e lavorare
  • Ci consente di chiamare casa con le tariffe nazionali ovunque ci troviamo nell'UE
  • Un'unica moneta per i pagamenti i 19 diversi paesi.

Svantaggi

L'Unione Europea ha anche alcuni aspetti negativi, soprattutto con l'entrata di alcuni paesi più poveri, cioè con il reddito più basso.

  • Per quanto riguarda il settore agricolo da 50 anni è in vigore la PAC (politica agricola comune) che ha lo scopo di garantire agli agricoltori un congruo tenore di vita e ai consumatori alimenti di qualità a prezzi .La PAC odierna, invece, privilegia un sistema di pagamenti diretti agli agricoltori, considerando il miglior modo per garantire i redditi agricoli, la sicurezza e la qualità degli alimenti e una produzione ecologicamente sensibile. Con l’allargamento dell’Unione, nel maggio 2004, gli Stati membri sono passati da 15 a 25 e gli agricoltori sono aumentati del 70%.

Per rispondere ai bisogni degli agricoltori è stato appositamente introdotto per i primi 3 anni successivi all’adesione un fondo speciale di 5,8 miliardi di euro, destinato a finanziare il prepensionamento degli agricoltori, le zone svantaggiate, la protezione dell’ambiente, l’imboschimento, le aziende di semisussistenza, le associazioni di produzione e l’adeguamento alla normativa comunitaria in materia di igiene alimentare e benessere degli animali. Gli aiuti all’agricoltura concessi ai nuovi Paesi dell’Ue limitano gli aiuti e i contributi che invece prima spettavano alle aziende italiane, che, inoltre, si trovano a competere con prodotti messi sul mercato a prezzi inferiori poiché la manodopera dei paesi più poveri costa meno e questo crea qualche difficoltà al nostro settore produttivo, che deve trovare elementi di rafforzamento della propria competitività.

  • Un secondo svantaggio riguarda le possibili difficoltà nei processi decisionali degli organi comunitari. L’impostazione dell’Ue è stata pensata con un numero ristretto di paesi membri, ma ora che il numero è sensibilmente cresciuto, si impone l’accettazione di un grado maggiore di rinuncia alla sovranità nazionale, con l’eliminazione totale del principio dell’unanimità. In ogni caso ci sono difficoltà anche pratiche, derivanti dal fatto che le lingue ufficiali dell’Ue sono diventate 20.
  • Prima dell’entrata in vigore dell’euro si pensava che questo avrebbe portato numerosi vantaggi, quali la bassa inflazione, e quindi una maggiore stabilità dei prezzi, i quali avrebbero evitato la perdita di valore di stipendi e pensioni. Viaggiare sarebbe costato meno, perché non avremmo dovuto sostenere costi bancari per cambiari le lire nella valuta del Paese europeo in cui vogliano andare. i tassi di interesse per i prestiti , sarebbero stati più bassi, e chi avesse voluto chiedere, ad esempio, un prestito per comprare la casa avrebbe dovuto spendere meno soldi. Se in tutta Europa i prezzi dei prodotti sarebbero stati in euro, sarebbe stato più facile fare confronti e acquistare il prodotto che costa meno: ciò avrebbe aiutato la concorrenza tra i vari Paesi europei. Numerosi di questi vantaggi si sono verificati ma se pensiamo invece agli aspetti negativi che la moneta unica ha portato, la conseguenza a cui più comunemente pensiamo è quella dell’aumento del costo della vita e quindi dei prezzi dei beni, che invece si credeva dovessero rimanere stabili.

Gli aumenti effettivamente ci sono stati. E’ espressione comune che acquistare un capo di abbigliamento, andare a mangiare una pizza o bere un aperitivo al bar, andare a fare la spesa al supermercato, tenere un conto corrente, affittare una casa, oggi costa di più, a volte anche molto di più. E’ necessario specificare che la responsabilità di questi aumenti non è della moneta, ma degli operatori economici, e per alcuni aspetti anche dei consumatori. Sono sicuramente responsabili in primo luogo quegli operatori economici che hanno aumentato in modo ingiustificato i prezzi al momento della conversione dei listini, approfittando della scarsa consapevolezza dei consumatori che inizialmente non si sono resi conto di questi aumenti, essendo i prezzi espressi in una nuova valuta, ed essendo poi questi aumenti effettuati in modo progressivo

La Brexit

Cos'è?

La Brexit (dall'inglese Britain, "Gran Bretagna", ed exit, "uscita"), è stata il processo che ha posto fine all'adesione del Regno Unito all'Unione europea,

Quando?1973

Fin dall'adesione alla Comunità economica europea (CEE) i rapporti tra il Regno Unito e l’Europa sono stati sempre caratterizzati da incertezze e ripensamenti.

1975

Nel 1975 il Regno Unito tenne il suo primo referendum nazionale, chiedendo se il Regno Unito dovesse rimanere nella CE. Il 67,2% dell'elettorato e tutti tranne due contee e regioni del Regno Unito votarono per rimanere.

1993

Venne fondato il Partito per l'Indipendenza del Regno Unito (UKIP), il quale, nel corso degli anni successivi, prese sempre più consensi arrivando a vincere le elezioni europee del 2014.

2012

Nel 2012, il primo ministro David Cameron aveva inizialmente respinto le richieste di referendum sulla permanenza all'Ue del Regno Unito, ma ha poi suggerito la possibilità di un referendum futuro per avere un vantaggio politico nell’approvazione della sua proposta di rinegoziazione delle relazioni della Gran Bretagna con il resto dell'UE.

2015

I sondaggi d’opinione mostravano una netta maggioranza a favore della permanenza nell'UE.

2016

David Cameron chiamò gli elettori britannici ad esprimersi in un referendum non vincolante sulla permanenza del Regno Unito nell’UE, in vista di un imminente negoziazione di un nuovo accordo con Bruxelles. I risultati del referendum, a sorpresa, videro la maggioranza degli elettori favorevoli all’uscita dall’UE. Cameron si dimise. Divenne Primo Ministro Boris Johnson, conservatore come Cameron, ma appartenente allo schieramento che promuoveva la Brexit.

2017

Come conseguenza del referendum sulla permanenza del Regno Unito nell'Unione europea, in cui il 52% ha votato per lasciare l'Unione mentre il 48% ha votato per rimanere nell'UE, il governo britannico ha formalmente annunciato il ritiro del paese a marzo 2017, avviando i negoziati Brexit. L'uscita è stata ritardata dal parlamento britannico.

2019-2020

A seguito delle elezioni generali del 2019, il Parlamento ha ratificato l'accordo di recesso e il Regno Unito ha lasciato l'UE il 31 gennaio 2020. Ciò ha dato inizio a un periodo di transizione che si è concluso il 31 dicembre 2020, durante il quale il Regno Unito e l'UE hanno negoziato le loro relazioni future. Durante il periodo di transizione, il Regno Unito è rimasto soggetto al diritto dell'UE ed è rimasto parte dell'unione doganale e del mercato unico dell'UE, senza però fare più parte degli organi o delle istituzioni politiche dell'UE

Stato attuale

Con la fine del periodo di transizione, i rapporti fra Regno Unito ed Unione Europea hanno iniziato ad essere regolati dall'accordo sottoscritto il 24 dicembre 2020, che prevede pesanti limitazioni allo spostamento di persone e dichiarazioni doganali per le merci. Il 24 dicembre 2020 Unione europea e Regno Unito hanno firmato un accordo di commercio e cooperazione entrato in vigore in maniera provvisoria il 1º gennaio 2021, alla fine del periodo di transizione.

Brexit: si o no?

No

Si

Nonostante la sconfitta al referendum, la fazione dei contrari alla Brexit ha continuato a battersi per mantenere un rapporto costruttivo con i Paesi membri dell’Unione, sotto forma di legami stretti e duraturi. Le ragioni di chi preferirebbe la permanenza si concentrano sui benefici del far parte dell’UE, della sicurezza internazionale e dei rapporti commerciali agevolati, da sempre garantiti ai Paesi membri.

Sebbene la campagna per l'uscita dall'Unione Europea abbia prevalso nel referendum, negoziare un accordo con l'UE si è rivelato complesso. Ciò nonostante si è giunti a un accordo tra le due parti in causa. Gli argomenti principali per l'uscita del Regno Unito dall'UE includono il controllo sugli affari esteri, una maggiore sovranità nazionale e potenziali nuovi accordi commerciali con Paesi quali gli Stati Uniti.

Brexit: si o no?

Affari esteri

No

Si

Far parte dell’UE limita l’influenza internazionale del Regno Unito, escludendo la sua presenza come membro indipendente dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC).

Facendo parte di una comunità di oltre 500 milioni di persone, il Regno Unito avrebbe molta influenza sulle questioni internazionali come Paese membro principale dell’Unione.

Brexit: si o no?

Sovranità

No

Si

La Gran Bretagna ha già dimostrato di poter rifiutare alcune politiche dell’UE considerate controproducenti, come l’adozione della moneta unica, l’accordo di Schengen e l’immigrazione di massa.

Il Regno Unito avrà maggiore controllo sulle proprie leggi e regolamenti, senza il rischio di perdere sovranità nazionale a causa di politiche europee imposte dall’alto.

Brexit: si o no?

Sicurezza

No

Si

Fare parte dell’UE significa avere maggiore protezione in termini di sicurezza, avendo la possibilità di poter fronteggiare pericoli internazionali come il terrorismo e la criminalità transfrontaliera.

Alcuni sostenitori della Brexit credono che la sicurezza nazionale britannica possa beneficiare dei maggiori controlli alle frontiere.

Brexit: si o no?

Flusso di denaro

No

Si

Ogni anno, le aziende europee investono miliardi di sterline nel Regno Unito, sia nel settore pubblico, sia in quello privato.

Le quote di adesione all'Unione Europea, nell'ordine di miliardi di sterline, possono essere reindirizzate e spese in servizi utili alla popolazione britannica.

Brexit: si o no?

Commercio

No

Si

L’accesso al mercato europeo è inestimabile in termini di valore commerciale e facilita lo scambio di beni, servizi e forza lavoro tra i vari Paesi membri.

L'adesione all'UE, ha impedito al Regno Unito di sfruttare appieno il commercio con altre potenze industriali, come Giappone, India e USA.

Brexit: si o no?

Business

No

Si

Il libero scambio tra i Paesi dell’UE riduce le barriere burocratiche e permette alle aziende del Regno Unito di crescere costantemente.

L’uscita dall’Unione può liberare il Regno Unito da processi burocratici lenti e poco flessibili, che rendono più complessa l’attività delle piccole aziende.

Brexit: si o no?

Lavoro

No

Si

Milioni di posti lavoro sono collegati all'Europa e potrebbero essere messi a rischio. Alcuni settori importanti, come quello infermieristico e manifatturiero, potrebbero subire un crollo drastico, per via della perdita di personale qualificato.

Migliori accordi commerciali e una gestione dell’immigrazione più selettiva potrebbero avere effetti positivi sul mercato britannico.

Brexit: si o no?

Beni di consumo

No

Si

Il consumatore medio britannico risparmia centinaia di sterline ogni anno, grazie all’UE che mantiene i prezzi bassi per beni e servizi.

I cittadini del Regno Unito perdono centinaia di sterline ogni anno, per via dei contributi IVA e delle sovvenzioni agricole dell’UE.

Adesione

Uno studio del 2017 pubblicato su Economic Policy ha mostrato che l'ideologia di lasciare l'UE tendeva ad essere maggiore nelle aree con redditi più bassi e alta disoccupazione, una forte tradizione di occupazione manifatturiera e in cui la popolazione aveva meno qualifiche. Inoltre, tendeva ad essere maggiore laddove vi era un grande flusso di migranti dell'Europa orientale. Questi studi hanno anche mostrato che le persone anziane avevano più probabilità di votare per uscire, mentre i giovani per rimanere.

Irlanda del Nord e Scozia votarono a favore della permanenza in UE. Il voto ha aperto problemi politici, considerato, per esempio, che in Scozia (dove, due anni prima, il referendum sull'indipendenza aveva visto prevalere i "no" anche per l'incognita di un'uscita dall'Unione europea a seguito della scissione) gli elettori hanno votato a grande maggioranza a favore della permanenza. Attualmente il partito indipendentista scozzese SNP (Scottish National Party) ha promesso al popolo scozzese di far indire un secondo referendum per lasciare la Gran Bretagna. L’Irlanda del Nord votò per restare, anche, nella preoccupazione di come potessero essere gestite le politiche doganali, vista l’appartenenza all’Ue della confinante Irlanda.