Inquinamento marino
Petrolio
Indice:
Soluzioni per salvaguardare l'ambiente
Isole di plastica
Inquinamento da plastica
L’inquinamento da plastica è uno dei tipi di inquinamento più precoccupanti della nostra epoca. La plastica è un prodotto sintetico a lunga conservazione formato da polimeri (macromolecole); per essere completamente degradata sono necessari infatti centinaia di anni. La plastica fa parte della nostra vita quotidiana ed è contenuta in moltissimi dei prodotti e degli imballaggi che usiamo quotidianamente. Si calcola che negli ultimi 65 anni ne sono state prodotte 8300 milioni di tonnellate.
Se non correttamente riciclata o incenerita la plastica si accumula come scarto a terra e in acqua e finisce in seguito in mare.
Perchè la plastica finisce nei mari?
Le fonti più grandi sono le industrie e le imbarcazioni che scaricano i rifiuti in mare. Anche il turismo origina rifiuti: chi frequenta la spiaggia, non sempre getta l’immondizia negli appositi contenitori. Invece, in città, la spazzatura gettata a terra può finire nel sistema di acqua piovana ed essere riversata in mare. Altre fonti sono meno evidenti, come i pneumatici che si usurano lasciando sulle strade frammenti minuscoli, che poi finiscono nelle fognature.
L'emergenza plastica affligge tutte le acque del pianeta, ma il Mediterraneo ha una differenza fondamentale: essendo un mare quasi chiuso, le correnti fanno tornare sulle coste l'80% dei rifiuti di plastica. Il mar Mediterraneo ha soltanto l'1% delle acque mondiali, ma contiene il 7% della microplastica marina.
Conseguenze sulla fauna marina
Qualsiasi oggetto in plastica una volta finito in acqua si spezza in frammenti più piccoli per azione dell’erosione dell’acqua e delle correnti. Inoltre, date le basse temperature dell’oceano, la plastica frantumata rilascia sostanze chimiche che non si trovano in natura.Queste sostanze sono dannose per la crescita e lo sviluppo della fauna marina. Si stima che centinaia di tartarughe muoiano perché ingoiano vari pezzi di plastica, destino comune per oltre 100.000 mammiferi marini, ogni anno. Gli animali marini inghiottiscono oggetti di plastica, poiché, a causa della loro dimensione e del loro colore, confondono la plastica con il cibo.
#stop the flood of plastic
Conseguenze sulla fauna terrestre
Una volta che la plastica entra nella catena alimentare marina, c’è la possibilità che contamini anche quella umana. Attraverso un processo chiamato bio-accumulo, le sostanze chimiche, tossiche e inquinanti presenti nella plastica, sono ingerite dagli animali, così queste sostanze passano dalla preda al predatore, fino alle persone.
Gli effetti sulla salute dovuti all’esposizione umana alle microplastiche non sono però ancora noti. Le microplastiche, quindi, entrando nell’ambiente e nella catena alimentare contaminando i nostri cibi: microplastiche sono state rilevate nell’acqua, sia di rubinetto sia imbottigliata, e in alimenti come la birra, il sale e il miele.
Influenza della pandemia
Quasi tutte sono mascherine usa e getta, composte prevalentemente da microfibre di plastica che impiegano oltre a 450 anni per decomporsi.Nel 2020 sono state prodotte nel mondo 52 miliardi di mascherine monouso, prodotte con un insieme di materiali plastici difficili da riciclare. Per tale ragione è necessario gettare le mascherine monouso nella raccolta indifferenziata, per poi procedere con il loro smaltimento mediante inceneritori.
Un processo che richiede però degli impianti adeguati, che non tutti i Paesi riescono ad avere, con conseguente gestione errata dei rifiuti. Questo porta un danno enorme per l’ecosistema e soprattutto per la fauna dell’oceano. 10 mila mascherine al mese sono state disperse nell'ambiente.
LE ISOLE DI PLASTICA
Come si formano?
1- Si stima che ogni anno, dai fiumi si riversino nell’oceano da 1,15 a 2,41 milioni di tonnellate di rifiuti plastici. Più della metà di questa plastica è meno densa dell’acqua, perciò non affonda quando è nel mare; 2-la plastica più resistente può galleggiare nell’ambiente marino e può essere trasportata su lunghe distanze; persiste sulla superficie del mare mentre si fa strada al largo, con le correnti; 3-infine, si accumula in un’area generata da un vortice: un’isola di plastica. Una volta che queste plastiche nel mare entrano nel moto rotatorio, probabilmente non lasceranno l’area fino a quando non si degraderanno in pezzi minuscoli.
Isole di plastica
Indian Ocean Garbage Patch
Arctic Garbage Patch
La più piccola e di recente formazione isola di plastica al mondo è stata scoperta nel mare di Barents nel 2013, in prossimità del circolo polare artico. Le materie plastiche scartate hanno seguito le correnti oceaniche fino al nord della Norvegia dove si sono accumulate. Una spedizione del 2013 ha fatto luce su alcuni punti fondamentali: l'isola ha dimensioni notevolmente ridotte rispetto alle altre.
Estesa più di 2 chilometri e con una densità di 10mila detriti a chilometro quadrato, l'isola dell'Oceano Indiano è stata ufficialmente scoperta nel 2010, anche se la sua esistenza era già stata ipotizzata nel 1988 dall'agenzia statunitense NOAA
Isole di plastica
North Atlantic Garbage Patch
South Atlantic Garbage Patch
Forse la più "piccola" tra le isole di plastica, si estende per oltre 1 milione di chilometri quadrati e viene mossa dalla corrente oceanica sud atlantica. Situata tra l'America del Sud e l'Africa meridionale, è stata poco documentata e raramente intercettata dalle rotte più commerciali.
Scoperta per la prima volta nel 1972, l'isola del Nord Atlantico è la seconda più grande per estensione. Mossa dalla corrente oceanica nord atlantica, è famosa per la densità di rifiuti al proprio interno. Le stime parlano di oltre 200mila detriti per chilometro quadrato.
Isole di plastica
Great Pacific Garbage Patch
South Pacific Garbage Patch
Grande 8 volte l'Italia e più estesa del Messico, essa è stata scoperta recentemente al largo del Cile e del Perù dal capitano Charles Moore e il suo team di ricerca, gli stessi che nel 1977 scoprirono il Pacific Trash Vortex. L'isola ha una superficie che si aggira intorno ai 2,6 milioni di chilometri quadrati e contiene prevalentemente microframmenti di materie plastiche erose dagli agenti atmosferici.
Chiamata anche "Pacific Trash Vortex", è il più grande accumulo di spazzatura galleggiante al mondo. Composta prevalentemente da plastica, metalli leggeri e residui organici in degradazione, è situata nell'Oceano Pacifico e si sposta seguendo la corrente oceanica del vortice subtropicale del Nord Pacifico. Le sue dimensioni sono immense: le stime parlano di un minimo di 700.000 km² di estensione fino a più di 10 milioni di km², per un totale di circa 3 milioni di tonnellate di rifiuti accumulati.
Soluzioni per lo smaltimento delle isole di plastica
L’8 settembre 2018 è stato inaugurato questo progetto: “The Ocean Clean Up”, ideato da un teenager olandese, con lo scopo di dimezzare la Trash Pacific Vortex entro i prossimi cinque anni. L'idea ha coinvolto un team di scienziati ed ingegneri.
Il sistema è stato elaborato per funzionare con l’uso di energia pulita essa metterà in funzione un sistema creato da un gigantesco tubo galleggiante a forma di U, sommerso fino a 3 metri, che fungerà da barriera raccoglitore per i rifiuti. All’interno della curva creata dal tubo la spazzatura rimarrà intrappolata e verrà raccolta da una barca. La plastica raccolta andrà riciclata e trasformata in oggetti a fini commerciali.
Soluzioni per lo smaltimento delle isole di plastica
Due surfisti australiani hanno trovato un metodo per raccogliere i rifiuti che si accumulano nei porti, attraverso il “Seabin”, un cestino galleggiante in grado di risucchiare con un vortice fino a 1,5 Kg al giorno di spazzatura presente in mare. Questo apparecchio funziona 24 ore al giorno, richiedendo una manutenzione molto limitata ed è in grado di raccogliere 500 Kg di plastica all’anno, rilasciando poi acqua marina filtrata e pulita. Attualmente sono numerosi gli stati che hanno aderito al progetto, e da quest’anno anche l’Italia si è aggiunta ai sostenitori.
Il petrolio
Il petrolio è una miscela liquida di vari idrocarburi che si trova in giacimenti negli strati superiori della crosta terrestre, ed è una fonte primaria energetica
Storia L'industria petrolifera moderna nacque negli anni 1850 negli Stati Uniti per l'iniziativa di Edwin Drake. Il 27 agosto 1859 venne aperto il primo pozzo petrolifero del mondo.
Col tempo il petrolio divenne la fonte d'energia più importante del mondo.
Estrazione e trasportoPer estrarre il petrolio bisogna seguire alcuni passaggi.
- esplorazione del territorio
- estrazione
- trattamento: separazione da acqua e altre sostanze
- trasporto
Formazione e proprietàIl greggio è un liquido viscoso di colore variabile. La sua densità relativa è inferiore a 1, cioè ha un peso specifico minore dell'acqua. Questo é il motivo per cui il petrolio galleggia sull'acqua. Il materiale biologico dal quale deriva il petrolio è costituito da organismi unicellulari marini vegetali e animali.
Problemi causati dal petrolio
Paesi che consumano piú petrolio I tre principali consumatori di petrolio sono:1-Stati Uniti (20%); 2-Cina (13%); 3-India (5%). Essi rappresentano più di un terzo del consumo mondiale. Di questi tre, solo gli Stati Uniti sono i principali produttori di petrolio. Arabia Saudita e Russia, che sono due dei tre maggiori produttori di petrolio al mondo, sono al 5° e 6° posto per quanto riguarda il consumo.
Il petrolio causa gravi danni all’ambiente marino perché è una sostanza viscosa ed estremamente densa difficilmente degradabile.
Il petrolio, non solo galleggia sull’acqua formando chiazze sempre più ampie, ma si stratifica creando anche grumi.
Questo produce effetti molto nocivi sugli ecosistemi e sugli organismi marini, soprattutto su pesci, uccelli e mammiferi marini. Ad esempio le piume degli uccelli impregnate di petrolio sono spesso irrimediabilmente rovinate e questi animali, per ripulirsi, ingeriscono il petrolio stesso che li intossica fatalmente.
DISASTRI AMBIENTALI DOVUTI ALLA PERDITA DI PETROLIO IN MARE
Guerra del Golfo - Golfo Persico e Kuwait, Iraq – 1991
Amoco Haven – Genova 1991
Nell’aprile del 1991 la nave cisterna cipriota Amoco Haven affonda nel Golfo di Genova dopo un’esplosione. Le condizioni meteorologiche favorevoli permettono di limitare il versamento a 144.000 tonnellate di greggio, ma si tratta comunque del peggior disastro petrolifero mai avvenuto in Italia.
Gravissima fuoriuscita di petrolio nel Golfo Persico. Durante la Guerra del Golfo i soldati iracheni aprono deliberatamente le valvole delle condutture di petrolio in Kuwait allo scopo di rallentare lo sbarco dei soldati americani. Si stima che il petrolio disperso in mare si aggiri attorno alle 780.000-1.500.000 tonnellate, causando ingenti danni agli ecosistemi marini.
DISASTRI AMBIENTALI DOVUTI ALLA PERDITA DI PETROLIO IN MARE
Disastro petrolifero in Israele- febbraio 2021
Deepwater Horizon - Golfo del Messico - 2010
Esplosione della piattaforma Deepwater Horizon durante una perforazione del Pozzo Macondo. Al rovesciamento della piattaforma petrolifera il petrolio inizia a risalire in superficie in grandi quantità. Si calcola che in questo periodo siano state disperse in mare tra le 414.000 e le 1.186.000 tonnellate di greggio.
Circa 1200 tonnellate di petrolio hanno raggiunto le spiagge israeliane, trasportate dalla corrente e dalle mareggiate. La causa è probabilmente legata allo sversamento di petrolio dovuto a una petroliera. I danni alla fauna marina, soprattutto tartarughe, uccelli e pesci, sono stati gravi.
SOLUZIONI PER SALVAGUARDARE L'AMBIENTE
FARE LA RACCOLTA DIFFERENZIATASe si separano regolarmente i rifuti possono avere un’altra vita. Inoltre non dobbiamo abbandonare gli scarti di qualunque tipo fuori dai cassonetti: durante l’estate la plastica in mare aumenta anche del 40%!
RIDURRE LA PLASTICA ANCHE NEGLI UTILIZZI DOMESTICI Prediligiamo oggetti di uso domestico realizzati in materiali ecologici: mollette in legno per stendere i panni, spazzolini in bambù o con testina sostituibile, contenitori e bicchieri in vetro.
NON DISPERDERE NELL’AMBIENTE MOZZICONI DI SIGARETTE Ogni anno, 4,5 tonnellate di sigarette vengono disperse nell’ambiente. Molti di questi rifiuti finiscono con l’inquinare gli oceani e le spiagge. I filtri delle sigarette sono formati da composti chimici letali per la fauna ittica sia marina che di acqua dolce.
RIDURRE AL MINIMO LE BORSE, IMBALLAGGI E CONTENITORI DI PLASTICAFacciamo la spesa con borse di tessuto. Evitiamo poi di acquistare prodotti in vaschette di polistirolo e pvc. Controllare gli imballaggi e scegliere il più possibile prodotti alimentari impacchettati in carta, cartone o bioplastica compostabile.
RIDURRE L’UTILIZZO DELLE BOTTIGLIETTE DI PLASTICAIn ufficio o in viaggio utilizziamo per bere una borraccia metallica.
EVITARE PRODOTTI CHE CONTENGONO MICROSFERE DI PLASTICASpesso si tratta di prodotti cosmetici e per la cura della persona. Le microsfere sono troppo piccole per essere filtrate dai sistemi di depurazione delle acque e finiscono direttamente nei fiumi e nei mari, risalendo la catena alimentare e contaminando gli ecosistemi naturali. Per evitare che ciò accada si posso utilizzare saponi solidi naturali.
Fonti
- Il giornale dell’ambiente
- La Repubblica
- wwf.it
- tg24.sky.it
- pesceazzurro.com
- edison.it
- uomoeambiente.com
- viaggipersub.it
- greenplanner.it
- Wikipedia
- Greenpeace
- Energia oltre: Quanto petrolio ha davvero consumato il mondo
- La voce di New York
- corriereinnovazione.corriere.it
- savetheplanet.green
- today.it
- rivercleaning.com
- culligan.it
- gqitalia.it
- lecopost.it
- arcgis.com
- focus.it
- tech.everyeye.it
- heracomm.gruppohera.it
- Il sole 24 ore
- Tecnoseal
INQUINAMENTO MARINO
martina.tunesi
Created on April 22, 2021
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Inquinamento marino
Petrolio
Indice:
Soluzioni per salvaguardare l'ambiente
Isole di plastica
Inquinamento da plastica
L’inquinamento da plastica è uno dei tipi di inquinamento più precoccupanti della nostra epoca. La plastica è un prodotto sintetico a lunga conservazione formato da polimeri (macromolecole); per essere completamente degradata sono necessari infatti centinaia di anni. La plastica fa parte della nostra vita quotidiana ed è contenuta in moltissimi dei prodotti e degli imballaggi che usiamo quotidianamente. Si calcola che negli ultimi 65 anni ne sono state prodotte 8300 milioni di tonnellate. Se non correttamente riciclata o incenerita la plastica si accumula come scarto a terra e in acqua e finisce in seguito in mare.
Perchè la plastica finisce nei mari?
Le fonti più grandi sono le industrie e le imbarcazioni che scaricano i rifiuti in mare. Anche il turismo origina rifiuti: chi frequenta la spiaggia, non sempre getta l’immondizia negli appositi contenitori. Invece, in città, la spazzatura gettata a terra può finire nel sistema di acqua piovana ed essere riversata in mare. Altre fonti sono meno evidenti, come i pneumatici che si usurano lasciando sulle strade frammenti minuscoli, che poi finiscono nelle fognature.
L'emergenza plastica affligge tutte le acque del pianeta, ma il Mediterraneo ha una differenza fondamentale: essendo un mare quasi chiuso, le correnti fanno tornare sulle coste l'80% dei rifiuti di plastica. Il mar Mediterraneo ha soltanto l'1% delle acque mondiali, ma contiene il 7% della microplastica marina.
Conseguenze sulla fauna marina
Qualsiasi oggetto in plastica una volta finito in acqua si spezza in frammenti più piccoli per azione dell’erosione dell’acqua e delle correnti. Inoltre, date le basse temperature dell’oceano, la plastica frantumata rilascia sostanze chimiche che non si trovano in natura.Queste sostanze sono dannose per la crescita e lo sviluppo della fauna marina. Si stima che centinaia di tartarughe muoiano perché ingoiano vari pezzi di plastica, destino comune per oltre 100.000 mammiferi marini, ogni anno. Gli animali marini inghiottiscono oggetti di plastica, poiché, a causa della loro dimensione e del loro colore, confondono la plastica con il cibo.
#stop the flood of plastic
Conseguenze sulla fauna terrestre
Una volta che la plastica entra nella catena alimentare marina, c’è la possibilità che contamini anche quella umana. Attraverso un processo chiamato bio-accumulo, le sostanze chimiche, tossiche e inquinanti presenti nella plastica, sono ingerite dagli animali, così queste sostanze passano dalla preda al predatore, fino alle persone.
Gli effetti sulla salute dovuti all’esposizione umana alle microplastiche non sono però ancora noti. Le microplastiche, quindi, entrando nell’ambiente e nella catena alimentare contaminando i nostri cibi: microplastiche sono state rilevate nell’acqua, sia di rubinetto sia imbottigliata, e in alimenti come la birra, il sale e il miele.
Influenza della pandemia
Quasi tutte sono mascherine usa e getta, composte prevalentemente da microfibre di plastica che impiegano oltre a 450 anni per decomporsi.Nel 2020 sono state prodotte nel mondo 52 miliardi di mascherine monouso, prodotte con un insieme di materiali plastici difficili da riciclare. Per tale ragione è necessario gettare le mascherine monouso nella raccolta indifferenziata, per poi procedere con il loro smaltimento mediante inceneritori.
Un processo che richiede però degli impianti adeguati, che non tutti i Paesi riescono ad avere, con conseguente gestione errata dei rifiuti. Questo porta un danno enorme per l’ecosistema e soprattutto per la fauna dell’oceano. 10 mila mascherine al mese sono state disperse nell'ambiente.
LE ISOLE DI PLASTICA
Come si formano?
1- Si stima che ogni anno, dai fiumi si riversino nell’oceano da 1,15 a 2,41 milioni di tonnellate di rifiuti plastici. Più della metà di questa plastica è meno densa dell’acqua, perciò non affonda quando è nel mare; 2-la plastica più resistente può galleggiare nell’ambiente marino e può essere trasportata su lunghe distanze; persiste sulla superficie del mare mentre si fa strada al largo, con le correnti; 3-infine, si accumula in un’area generata da un vortice: un’isola di plastica. Una volta che queste plastiche nel mare entrano nel moto rotatorio, probabilmente non lasceranno l’area fino a quando non si degraderanno in pezzi minuscoli.
Isole di plastica
Indian Ocean Garbage Patch
Arctic Garbage Patch
La più piccola e di recente formazione isola di plastica al mondo è stata scoperta nel mare di Barents nel 2013, in prossimità del circolo polare artico. Le materie plastiche scartate hanno seguito le correnti oceaniche fino al nord della Norvegia dove si sono accumulate. Una spedizione del 2013 ha fatto luce su alcuni punti fondamentali: l'isola ha dimensioni notevolmente ridotte rispetto alle altre.
Estesa più di 2 chilometri e con una densità di 10mila detriti a chilometro quadrato, l'isola dell'Oceano Indiano è stata ufficialmente scoperta nel 2010, anche se la sua esistenza era già stata ipotizzata nel 1988 dall'agenzia statunitense NOAA
Isole di plastica
North Atlantic Garbage Patch
South Atlantic Garbage Patch
Forse la più "piccola" tra le isole di plastica, si estende per oltre 1 milione di chilometri quadrati e viene mossa dalla corrente oceanica sud atlantica. Situata tra l'America del Sud e l'Africa meridionale, è stata poco documentata e raramente intercettata dalle rotte più commerciali.
Scoperta per la prima volta nel 1972, l'isola del Nord Atlantico è la seconda più grande per estensione. Mossa dalla corrente oceanica nord atlantica, è famosa per la densità di rifiuti al proprio interno. Le stime parlano di oltre 200mila detriti per chilometro quadrato.
Isole di plastica
Great Pacific Garbage Patch
South Pacific Garbage Patch
Grande 8 volte l'Italia e più estesa del Messico, essa è stata scoperta recentemente al largo del Cile e del Perù dal capitano Charles Moore e il suo team di ricerca, gli stessi che nel 1977 scoprirono il Pacific Trash Vortex. L'isola ha una superficie che si aggira intorno ai 2,6 milioni di chilometri quadrati e contiene prevalentemente microframmenti di materie plastiche erose dagli agenti atmosferici.
Chiamata anche "Pacific Trash Vortex", è il più grande accumulo di spazzatura galleggiante al mondo. Composta prevalentemente da plastica, metalli leggeri e residui organici in degradazione, è situata nell'Oceano Pacifico e si sposta seguendo la corrente oceanica del vortice subtropicale del Nord Pacifico. Le sue dimensioni sono immense: le stime parlano di un minimo di 700.000 km² di estensione fino a più di 10 milioni di km², per un totale di circa 3 milioni di tonnellate di rifiuti accumulati.
Soluzioni per lo smaltimento delle isole di plastica
L’8 settembre 2018 è stato inaugurato questo progetto: “The Ocean Clean Up”, ideato da un teenager olandese, con lo scopo di dimezzare la Trash Pacific Vortex entro i prossimi cinque anni. L'idea ha coinvolto un team di scienziati ed ingegneri.
Il sistema è stato elaborato per funzionare con l’uso di energia pulita essa metterà in funzione un sistema creato da un gigantesco tubo galleggiante a forma di U, sommerso fino a 3 metri, che fungerà da barriera raccoglitore per i rifiuti. All’interno della curva creata dal tubo la spazzatura rimarrà intrappolata e verrà raccolta da una barca. La plastica raccolta andrà riciclata e trasformata in oggetti a fini commerciali.
Soluzioni per lo smaltimento delle isole di plastica
Due surfisti australiani hanno trovato un metodo per raccogliere i rifiuti che si accumulano nei porti, attraverso il “Seabin”, un cestino galleggiante in grado di risucchiare con un vortice fino a 1,5 Kg al giorno di spazzatura presente in mare. Questo apparecchio funziona 24 ore al giorno, richiedendo una manutenzione molto limitata ed è in grado di raccogliere 500 Kg di plastica all’anno, rilasciando poi acqua marina filtrata e pulita. Attualmente sono numerosi gli stati che hanno aderito al progetto, e da quest’anno anche l’Italia si è aggiunta ai sostenitori.
Il petrolio
Il petrolio è una miscela liquida di vari idrocarburi che si trova in giacimenti negli strati superiori della crosta terrestre, ed è una fonte primaria energetica
Storia L'industria petrolifera moderna nacque negli anni 1850 negli Stati Uniti per l'iniziativa di Edwin Drake. Il 27 agosto 1859 venne aperto il primo pozzo petrolifero del mondo. Col tempo il petrolio divenne la fonte d'energia più importante del mondo.
Estrazione e trasportoPer estrarre il petrolio bisogna seguire alcuni passaggi.
Formazione e proprietàIl greggio è un liquido viscoso di colore variabile. La sua densità relativa è inferiore a 1, cioè ha un peso specifico minore dell'acqua. Questo é il motivo per cui il petrolio galleggia sull'acqua. Il materiale biologico dal quale deriva il petrolio è costituito da organismi unicellulari marini vegetali e animali.
Problemi causati dal petrolio
Paesi che consumano piú petrolio I tre principali consumatori di petrolio sono:1-Stati Uniti (20%); 2-Cina (13%); 3-India (5%). Essi rappresentano più di un terzo del consumo mondiale. Di questi tre, solo gli Stati Uniti sono i principali produttori di petrolio. Arabia Saudita e Russia, che sono due dei tre maggiori produttori di petrolio al mondo, sono al 5° e 6° posto per quanto riguarda il consumo.
Il petrolio causa gravi danni all’ambiente marino perché è una sostanza viscosa ed estremamente densa difficilmente degradabile.
Il petrolio, non solo galleggia sull’acqua formando chiazze sempre più ampie, ma si stratifica creando anche grumi.
Questo produce effetti molto nocivi sugli ecosistemi e sugli organismi marini, soprattutto su pesci, uccelli e mammiferi marini. Ad esempio le piume degli uccelli impregnate di petrolio sono spesso irrimediabilmente rovinate e questi animali, per ripulirsi, ingeriscono il petrolio stesso che li intossica fatalmente.
DISASTRI AMBIENTALI DOVUTI ALLA PERDITA DI PETROLIO IN MARE
Guerra del Golfo - Golfo Persico e Kuwait, Iraq – 1991
Amoco Haven – Genova 1991
Nell’aprile del 1991 la nave cisterna cipriota Amoco Haven affonda nel Golfo di Genova dopo un’esplosione. Le condizioni meteorologiche favorevoli permettono di limitare il versamento a 144.000 tonnellate di greggio, ma si tratta comunque del peggior disastro petrolifero mai avvenuto in Italia.
Gravissima fuoriuscita di petrolio nel Golfo Persico. Durante la Guerra del Golfo i soldati iracheni aprono deliberatamente le valvole delle condutture di petrolio in Kuwait allo scopo di rallentare lo sbarco dei soldati americani. Si stima che il petrolio disperso in mare si aggiri attorno alle 780.000-1.500.000 tonnellate, causando ingenti danni agli ecosistemi marini.
DISASTRI AMBIENTALI DOVUTI ALLA PERDITA DI PETROLIO IN MARE
Disastro petrolifero in Israele- febbraio 2021
Deepwater Horizon - Golfo del Messico - 2010
Esplosione della piattaforma Deepwater Horizon durante una perforazione del Pozzo Macondo. Al rovesciamento della piattaforma petrolifera il petrolio inizia a risalire in superficie in grandi quantità. Si calcola che in questo periodo siano state disperse in mare tra le 414.000 e le 1.186.000 tonnellate di greggio.
Circa 1200 tonnellate di petrolio hanno raggiunto le spiagge israeliane, trasportate dalla corrente e dalle mareggiate. La causa è probabilmente legata allo sversamento di petrolio dovuto a una petroliera. I danni alla fauna marina, soprattutto tartarughe, uccelli e pesci, sono stati gravi.
SOLUZIONI PER SALVAGUARDARE L'AMBIENTE
FARE LA RACCOLTA DIFFERENZIATASe si separano regolarmente i rifuti possono avere un’altra vita. Inoltre non dobbiamo abbandonare gli scarti di qualunque tipo fuori dai cassonetti: durante l’estate la plastica in mare aumenta anche del 40%!
RIDURRE LA PLASTICA ANCHE NEGLI UTILIZZI DOMESTICI Prediligiamo oggetti di uso domestico realizzati in materiali ecologici: mollette in legno per stendere i panni, spazzolini in bambù o con testina sostituibile, contenitori e bicchieri in vetro.
NON DISPERDERE NELL’AMBIENTE MOZZICONI DI SIGARETTE Ogni anno, 4,5 tonnellate di sigarette vengono disperse nell’ambiente. Molti di questi rifiuti finiscono con l’inquinare gli oceani e le spiagge. I filtri delle sigarette sono formati da composti chimici letali per la fauna ittica sia marina che di acqua dolce.
RIDURRE AL MINIMO LE BORSE, IMBALLAGGI E CONTENITORI DI PLASTICAFacciamo la spesa con borse di tessuto. Evitiamo poi di acquistare prodotti in vaschette di polistirolo e pvc. Controllare gli imballaggi e scegliere il più possibile prodotti alimentari impacchettati in carta, cartone o bioplastica compostabile.
RIDURRE L’UTILIZZO DELLE BOTTIGLIETTE DI PLASTICAIn ufficio o in viaggio utilizziamo per bere una borraccia metallica.
EVITARE PRODOTTI CHE CONTENGONO MICROSFERE DI PLASTICASpesso si tratta di prodotti cosmetici e per la cura della persona. Le microsfere sono troppo piccole per essere filtrate dai sistemi di depurazione delle acque e finiscono direttamente nei fiumi e nei mari, risalendo la catena alimentare e contaminando gli ecosistemi naturali. Per evitare che ciò accada si posso utilizzare saponi solidi naturali.
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