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EURIPIDE

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Transcript

EURIPIDE

485 a.C. – 406 a.C

Boccia Marianna, Golinelli Flavia, Lauria Carlotta, Madayag Kielyn, Sangiovanni Viola, Zanatta Francesca

Index

IPPOLITO

ELENA

LE SUPPLICI

TROIANE

BACCANTI

ALCESTI

Thanks

IPPOLITO

La tragedia "Ippolito" di Euripide fu rappresentata per la prima volta ad Atene, alle Grandi Dionisie del 428 a.C., dove vinse il primo premio. Il suo titolo completo è Ippolito coronato (Ἱππόλυτος στεφανοφόρος), per distinguerla da una precedente tragedia dell'autore, andata perduta,, l'Ippolito velato, di cui è rifacimento. La precedente versione aveva suscitato enorme scandalo in Atene. L’Ippolito velato era chiamato così perché il protagonista si velava il capo per la vergogna nel sentire la scandalosa confessione della matrigna. L’Argomento che precede il testo della tragedia ci informa che l’autore riscrisse alcune parti del dramma, eliminando gli elementi che avevano suscitato disapprovazione nel popolo. L'opera si concentra molto sui personaggi: in primo piano sono i sentimenti, l'introspezione, analisi psicologica. Il linguaggio è quello della vita quotidiana, che accentua il realismo.

Hippolytus, Sir Lawrence Alma Tadema

trama

Ippolito, figlio di Teseo, si dedica esclusivamente alla caccia e al culto di Artemide, trascurando completamente e sdegnando tutto ciò che riguarda i rapporti sociali e amorosi. Per questo motivo Afrodite decide di punirlo suscitando in Fedra (seconda moglie di Teseo e matrigna di Ippolito) una travolgente passione per il giovane. Questo sentimento sconvolge la donna e veine vista come gravemente malata dagli altri. La Nutrice insiste perché Fedra riveli la causa del suo malessere. Confessatole l'amore per il figliastro, la Nutrice, tentando in buona fede di aiutare Fedra, lo rivela a Ippolito, imponendogli di non rivelarlo a nessuno. La reazione del giovane è rabbiosa e offensiva, al punto che Fedra, sentendosi umiliata, decide di darsi la morte. Prima di impiccarsi lascia, per salvare il suo onore, un biglietto in cui accusa Ippolito di averla violentata. Quando Teseo, tornato da fuori città, scopre l'accaduto ed, invocando Poseidone, chiede vendetta . Il giovane dice al re di non avere alcuna responsabilità, ma non può raccontare l'intera storia perché vincolato dal giuramento fatto alla Nutrice. Teseo non gli crede e lo bandisce da Atene. Lasciando la città la maledizione di Poseidone si scaglia su Ippolito: un toro mostruoso uscito dal mare fa imbizzarrire i cavalli, che fanno schiantare il carro contro le rocce. Ippolito viene riportato agonizzante a Trezene, dove appare Artemide ex machina. La dea espone a Teseo la verità sui fatti, dimostrando quindi l'innocenza di Ippolito. Il re si rivolge allora al figlio, ottenendone in punto di morte il perdono.

Fedra ed Ippolito di Pierre-Narcisse Guérin

personaggi

IPPOLITO: Figlio di Teseo e l'amazzone Ippolita. La leggenda di Ippolito è formata da un'iniziale opera di Euripide che ne racconta la prima vita e dalle aggiunte di altri autori (greci e romani) che lo riportano in vita e lo spostano dalla Grecia all'Italia. FEDRA: Figlia del re di Creta, Minosse, e di Pasifae. Sposò Teseo ed ebbe i figli Demofonte ed Acamante. TESEO. re di Atene NUTRICE: con poteri magici

Fedra di Alexandre Cabanel

temi

  • Ippolito e Fedra hanno atteggiamenti che mettono in discussione il valore fondante della famiglia, e sono dunque entrambi destinati ad una sorte infausta.
  • L'amore ha come effetti quelli tipici di una malattia. Richiamo alla lirica
  • Entrambi, Fedra e Ippolito, vengono traditi da coloro che hanno di più caro e fidato: Fedra dalla nutrice e Ippolito da Teseo e Artemide. Questo sottolinea la precarietà delle certezze umane. Il tradimento di Teseo è una colpa di incomunicabilità, che Euripide mette in luce come peculiarità dell'eroe e comportamento da evitare. Il tradimento di Artemide sta invece nell'indifferenza con cui la dea accoglie la morte del suo devoto Ippolito: essa lascia la scena, perché la visione della morte non si addice ad una divinità. Euripide rimarca il distacco degli dei nei confronti degli uomini.
  • Il testo contiene anche un messaggio antisocratico, in contrasto con l'intellettualismo etico di Socrate, secondo il quale chi conosce il bene non può che metterlo in pratica, e viceversa. Alla rivelazione di Fedra, la Nutrice risponde: «Anche le persone sagge e virtuose, non per loro volere, ma amano il male», sembra che il sentimento amoroso abbia regole differenti da quelle razionali.
  • Nella misoginia di Ippolito e nella sua invettiva contro il genere femminile si legge una critica a un atteggiamento diffuso nella Grecia del V secolo a.C. che screditava le donne.
  • Il sentimento amoroso di Fedra diviene il simbolo della negazione dello spirito e del sentimento, a favore della razionalità. Il principio contrario è rappresentato da Ippolito. entrambi vengiono identificati dall'autore come ugualmente colpevoli. Il male, dunque, risiede nel volontario rifiuto di uno dei due fondamenti dell'equilibrio naturale. Il bene è rappresentato da Teseo, nel quale Euripide ha concentrato tutti i valori positivi della natura umana, che raggiungono la massima espressione nell'accettazione dell'errore.

Φα. δέσποιν' ἁλίας Ἄρτεμι Λίμνας καὶ γυμνασίων τῶν ἱπποκρότων,   εἴθε γενοίμαν ἐν σοῖς δαπέδοις πώλους Ἐνετὰς δαμαλιζομένα. Τρ. τί τόδ' αὖ παράφρων ἔρριψας ἔπος; νῦν δὴ μὲν ὄρος βᾶσ' ἐπὶ θήρας πόθον ἐστέλλου, νῦν δ' αὖ ψαμάθοις  ἐπ' ἀκυμάντοις πώλων ἔρασαι. τάδε μαντείας ἄξια πολλῆς, ὅστις σε θεῶν ἀνασειράζει καὶ παρακόπτει φρένας, ὦ παῖ. Φα. δύστηνος ἐγώ, τί ποτ' εἰργασάμην; ποῖ παρεπλάγχθην γνώμης ἀγαθῆς; ἐμάνην, ἔπεσον δαίμονος ἄτηι. φεῦ φεῦ τλήμων. μαῖα, πάλιν μου κρύψον κεφαλήν, αἰδούμεθα γὰρ τὰ λελεγμένα μοι.   κρύπτε· κατ' ὄσσων δάκρυ μοι βαίνει καὶ ἐπ' αἰσχύνην ὄμμα τέτραπται. τὸ γὰρ ὀρθοῦσθαι γνώμην ὀδυνᾶι, τὸ δὲ μαινόμενον κακόν· ἀλλὰ κρατεῖ μὴ γιγνώσκοντ' ἀπολέσθαι.

LE SUPPLICI Ἱκέτιδες

  • È una tragedia di Euripide rappresentata per la prima volta tra il 423 e il 421 a.C. nel teatro di Dioniso ad Atene;
  • Esiste una omonima tragedia di Eschilo, che però racconta un diverso episodio della mitologia greca;
  • È una tragedia patriottica → era un inno ad Atene, non per celebrare una vittoria, ma la pace;
  • C’è un riferimento implicito a un fatto storico: la mancata restituzione dei cadaveri dei soldati d’Ippocrate, sconfitti dai Beoti nel 424 a.C..
  • Il titolo “Le Supplici" indica le madri dei soldati, condotti da Ippocrate, che hanno assediato Tebe e sono caduti combattendo con Polinice contro Eteocle.

Personaggi

  • Teseo, re di Atene.
  • Etra, madre di Teseo.
  • Adrasto, re di Argo.
  • Evadne, moglie di uno dei caduti, di nome Capaneo.
  • Ifi, padre di Evadne.
  • Atena.
  • Araldo tebano.
  • Messaggero.
  • Coro delle madri dei guerrieri caduti a Tebe
  • Coro dei figli dei guerrieri

Trama

Questa tragedia si svolge presso l’altare di Demetra, ad Eleusi, dove un gruppo di donne, ovvero le madri dei guerrieri argivi morti nella battaglia contro Tebe, si riunisce per recuperare e poter onorare i cadaveri dei loro cari figli. I vincitori tebani però, non avevano alcuna intenzione di restituirli, così le straziate madri si rivolgono a Teseo, re di Atene, per poter dare un ultimo saluto ai guerrieri sconfitti. Il re inizialmente è restio, poi grazie alla madre Etra, che gli fa capire che avrebbe fatto una bella figura davanti a tutta la Grecia e gli ricorda che era obbligatorio in tutta la Grecia restituire i cadaveri alle loro patrie per concedergli di essere onorati dalle famiglie, Teseo si convince e decide che avrebbe riportato quei guerrieri caduti alle madri a tutti i costi. Nel frattempo si avvicina a Teseo un araldo tebano per avvertirlo di cacciare via Adrasto dalla città e di non intromettersi negli affari di Tebe. Il re ateniese gli ricorda la propria legge che impone di onorare i morti, chiunque essi siano. Ma non trovando un accordo, arrivano a scatenare una guerra. La vittoria è di Teseo, il quale impedisce il saccheggio di Tebe. Adrasto recita l’elogio di ciascuno di essi, poi si procede al rito funebre. Per decisione di Teseo il rogo di Capaneo è separato dagli altri, al fine di onorare diversamente l’eroe colpito dal fulgore di Zeus; inoltre la moglie di Capaneo, per riunirsi al marito, si getta sul rogo in fiamme. Mentre i figli dei guerrieri morti sfilano con le ceneri dei propri cari, compare Atena che fa impegnare con un giuramento solenne Teseo e Adrasto a un’eterna alleanza fra Atene e Argo.

Temi

ELOGIO DELLA CITTA'

Atene è presentata come difensore di ogni libertà, la patria ideale dove regnano la giustizia e il rispetto delle leggi umane e divine. Euripide voleva dimostrare la superiorità della democratica Atene sull’oligarchica Sparta.

CONDANNA DELLA GUERRA

Euripide condanna anche l’assurdità della guerra e delle sue conseguenze, che minaccia di intaccare la vita dell’intera società umana.

ΧΟΡΟΣ

65 ἔχομεν δ' ἔνδικα, καὶ σοί τι πάρεστι σθένος ὥστ' εὐ-τεκνίαι δυστυχίαν τὰν παρ' ἐμοὶ καθελεῖν· οἰκτρὰ δὲ πάσχουσ' ἱκετεύω σὸν ἐμοὶ παῖ- δα ταλαίναι 'ν χερὶ θεῖναι νέκυν, ἀμ- 70 φιβαλεῖν λυγρὰ μέλη παιδὸς ἐμοῦ. ἀγὼν ὅδ' ἄλλος ἔρχεται γόων γόοις διάδοχος, ἀχοῦσι προσπόλων χέρες. ἴτ' ὦ ξυνωιδοὶ κακοῖς, ἴτ' ὦ ξυναλγηδόνες, 75 χορὸν τὸν Ἅιδας σέβει· διὰ παρῆιδος ὄνυχι λευκᾶς αἱματοῦτε χρῶτα φόνιον· ‹ἒ ἔ.› τὰ γὰρ φθιτῶν τοῖς ὁρῶσι κόσμος. ἄπληστος ἅδε μ' ἐξάγει χάρις γόων 80 πολύπονος, ὡς ἐξ ἁλιβλήτου πέτρας ὑγρὰ ῥέουσα σταγὼν ἄπαυστος αἰεὶ γόων. τὸ γὰρ θανόντων τέκνων ἐπίπονόν τι κατὰ γυναῖκας 85 ἐς γόους πάθος πέφυκεν· ἒ ἔ. θανοῦσα τῶνδ' ἀλγέων λαθοίμαν.

Ἄλκηστις

ALCESTI

  • Si tratta della prima tragedia euripidea giunta integra, composta nel 438 a.C.
  • Merita di venir definita un dramma della disattesa: gli esiti normalmente previsti vengono delusi.
  • E' il primo tentativo di un drammaturgo di mettere in scena le persone buone.
  • In quest'opera si vede la grandezza dell'Eracle euripideo, denotato dalla sua filantropia.
  • Non contiene accenni al presente se non marginali.
  • E' un'opera a lieto fine.

Trama

Admeto, re di Fere, in Tessaglia, è destinato a morire in giovane età. Ma Apollo, suo protettore, ottiene dalle Moire che resti in vita, solo a condizione di trovare qualcuno che accetti di morire al suo posto. Tuttavia né il padre né la madre acconsentono al sacrificio, solo la giovane moglie Alcesti è pronta ad immolarsi per lui. Durante i funerali della moglie, giunge a Fere Eracle, che viene ospitato da Admeto, il quale però gli nasconde il lutto per non turbare l'eroe. Mentre Eracle banchetta, un servo lo informa dell'accaduto, l'uomo allora, commosso dal riguardo che il re ha avuto nei suoi confronti, gli porta in casa una giovane donna. L'eroe dichiara di averla avuta come premio di una vittoria in gare atletiche, e chiede al re di custodirla dentro la propria dimora. Inizialmente Admeto rilutta, ma poi acconsente e alla fine la giovane donna si rivela essere proprio la sua amata sposa.

Personaggi

  • Apollo
  • Thanatos
  • Coro (dei vecchi di Fere)
  • Ancella di Alcesti
  • Alcesti
  • Admeto
  • Figlio di Alcesti
  • Eracle
  • Ferete
  • Servo

Temi

  • sacrificio per amore: l’idea stessa del sacrificio è prerogativa femminile. Il fatto che sia la sposa e non altri a sacrificare la vita per consentire la sopravvivenza del maschio, pare obbligato, scontato.
  • eroismo femminile: ad Alcesti viene accostato l'appellativo di γενναίος («nobile di nascita»). Ciò rappresenta una rivoluzione culturale poiché quello era l‘appellativo degli eroi morti in battaglia, che mai prima era stato usato per una donna.
  • morte e rinascita: in una elaborazione precedente, Admeto e Alcesti erano forse divinità ctonie, come testimonia anche il fatto che il nome ”Admhtoj «indomabile» sia uno degli appellativi di Ade. In questa prospettiva si spiega anche la presenza di Thànatos.
  • ξενία: nell'Alcesti, il tema dell'accoglienza dello straniero si intreccia a quello della morte e del ritorno in vita di Alcesti. L'eccezionalità dell'ospitalità di Admeto determina l'eccezionalità del contro-dono di Eracle che, per ricambiare il suo ospite, riporta in vita Alcesti.

divinità ctonie

Ἑλένη

Elena

  • è stata rappresentata per la prima volta nel 412 a.C.
  • costituisce il primo esempio di dramma ad intreccio, in cui l'attenzione è rivolta verso lo sviluppo della trama, mentre l'aspetto più propriamente tragico passa in secondo piano.
  • mantiene i notevoli approfondimenti psicologici sul carattere dei personaggi che caratterizzano le opere di Euripide.
  • Euripide ci presenta una versione secondaria delle vicende mitologiche ispirata all’opera composta dal poeta siciliano Stesicoro, il quale sosteneva che la vera Elena non era mai andata a Troia.

Trama

La guerra di Troia è finita ed Elena, per un prodigio di Era, si trova in Egitto mentre a Ilio è andato semplicemente un suo simulacro. Teoclimeno, figlio del buon re Proteo, che protesse Elena fino alla morte, ora vuole che Elena diventi sua moglie. Per sfuggirgli Elena si rifugia presso la tomba di Proteo. Arriva poi Teucro, di ritorno da Troia, e racconta a Elena (senza riconoscerla) che Menelao è morto nei flutti insieme alla moglie. Elena decide di interrogare la profetessa Teonoe che le dice che Menelao è ancora vivo. Nel frattempo giunge Menelao, che apprende dalla custode che Elena è lì. I due sposi si incontrano e si riconoscono. Decidono di fuggire: Elena convince Teoclimeno a farle rendere al marito gli onori funebri sul mare. Saliti sulla nave Menelao, Elena e alcuni compagni navigano verso la Grecia. Teoclimeno, infuriato per l’inganno subito, vorrebbe uccidere Teonoe. Il coro, però, lo convince a risparmiare la sorella, che gli ha solo impedito di compiere un atto empio, come gli dicono i Dioscuri che compaiono sulla scena a concludere la tragedia. Essi annunziano che Elena, alla fine della vita, diverrà una dea, mentre Menelao dimorerà felice nelle isole dei beati.

Personaggi

  • Elena
  • Menelao
  • Teonoe
  • Teoclimeno
  • Dioscuri ("deus ex machina")
  • Servo
  • Vecchia
  • Nunzio
  • Teucro

Temi

  • La rielaborazione del mito: il rovesciamento di prospettiva del mito di Elena e dello scoppio della guerra di Troia ha permesso all'autore di sminuire il mito omerico. Infatti mentre Elena si trovava in Egitto protetta da Proteo, i Greci combattevano per riportare a casa un semplice fantsma creato da Era per non permettere a Paride di disonorare Menelao.
  • L'evoluzione della figura di Elena: non abbiamo più davanti a noi la donna adultera che provocò la guerra di Troia, ma un modello di virtù (secondo la tragedia, infatti, la fautrice della guerra è in realtà un fantasma con le sembianze di Elena). Questo passaggio non è secco: l’Elena euripidea rimane pur sempre un’abile ingannatrice.
  • L'antimilitarismo: poiché l’Elena che si è recata a Troia è stata solo un ologramma, il mondo si è battuto in realtà per un contenuto aereo e inconsistente e per esso si sono verificati dolori immani e morti infinite. Infatti, in questa tragedia è racchiusa una sorta di morale: spesso gli obiettivi che si vogliono raggiungere tramite la guerra sono solo pie illusioni.
  • Il caso: questa tragedia appartiene al gruppo in cui a dominare tutto è la "tyche". Infatti Elena è costretta a sottostare ai capricci della sorte e degli dei anche se poi cerca di prendere il destino nelle sue mani e di piegare le circostanze in modo che siano propizie per sé e per lo sposo.

TROIANE Τρῳάδες

  • Presentata la prima volta alle Grandi Dionisie ad Atene nella primavera del 415 a.C.
  • L’unica tragedia pervenutaci di una trilogia legata al tema della guerra di Troia.
  • Particolarmente ricca di riusi e riferimenti ad altri testi letterari.
  • Scritta dopo i massacri perpetrati dagli Ateniesi a Sicione e mentre si preparava la strage di Melo.
  • Dramma pacifista teso a mettere in evidenza quanto sia nefasta la guerra.
  • Prende il punto di vista dei nemici dei greci, i Troiani, e per essere ancora più provocatorio, delle loro donne.
  • Si caratterizza per lo spazio che viene dato al lamento e alla messa in rilievo di situazioni dolorose.

Trama

La tragedia inizia con il dialogo tra Poseidone e Atena che chiede al primo di aiutarla a punire i Greci, rei di sacrilegio nei suoi confronti: infatti non avevano punito, né biasimato, Aiace, colpevole di aver usato violenza su Cassandra nel tempio della dea. Ecuba, moglie di Priamo re di Troia, la quale era già sulla scena, quando i due dei si allontanano, prorompe in un doloroso lamento sulla tragica sorte del marito, dei suoi figli (tra cui Polissena, immolata sulla tomba di Achille) e della patria. Giunge l’araldo greco Taltibio per annunciare a quale capo acheo è stata assegnata ciascuna donna troiana: Ecuba è destinata a Odisseo, Cassandra ad Agamennone, di cui la ragazza, in preda al delirio profetico, preannuncia le prossime sventure; Andromaca, riservata a Neottolemo, è privata del figlio Astianatte che viene gettato da una torre affinché non sopravviva a vendicare il padre Ettore. Elena, infine, dibatte con Ecuba e Menelao per scampare alla morte a cui era destinata al rientro in patria. Alla fine viene portata via e Taltibio dà il segnale dell’incendio di Troia.

Personaggi

  • Poseidone
  • Atena
  • Ecuba
  • Coro
  • Taltibio
  • Cassandra
  • Andromaca
  • Menelao
  • Elena

Temi

  • Stravolgimento del mito classico: la denuncia delle Troiane porta con sé considerazioni molto raffinate sul confine che separa la “guerra circoscritta” dalla “guerra di sterminio”; inoltre sono presenti riflessioni molto moderne sulle degenerazioni della democrazia. La guerra di Troia è presa a modello di conflitto in cui condottieri dei due schieramenti si lasciano trascinare nel gorgo dell’autodissoluzione.
  • Riabilitazione di Paride: Euripide attenua le responsabilità dirette di Paride per riequilibrare equamente tra i Greci e i Troiani le responsabilità del conflitto.
  • Crisi della teodicea: la ricerca di effetti patetici e l’evidenziazione della sofferenza hanno dietro di sé uno sfondo ideologico che consiste nella messa in crisi della fiducia che nelle cose umane trovi realizzazione un disegno di giustizia voluto dagli dei.
  • Principio colpa/punizione: il problema del conciliare la colpa dei Greci viene risolto mostrando, in questi, un atteggiamento di commiserazione nei confronti dei Troiani, quindi un intervento punitivo nei loro confronti tende a svuotarsi.

Teodicea

LE BACCANTI

Βάκχαι

  • Le Baccanti (in greco antico Βάκχαι / Bákchai) è una tragedia di Euripide, scritta tra il 407 ed il 406 a.C. mentre l'autore era alla corte di Archelao, re di Macedonia. Euripide morì pochi mesi dopo averla completata.
  • L'opera fu rappresentata ad Atene pochi anni dopo, probabilmente nel 403 a.C., sotto la direzione del figlio (o nipote) dell'autore, chiamato anch'egli Euripide.
  • Venne messa in scena nell'ambito di una trilogia che comprendeva anche Alcmeone a Corinto (oggi perduta) e Ifigenia in Aulide. Tale trilogia di opere fruttò all'autore una vittoria postuma alle Grandi Dionisie di quell'anno.

Penteo squartato dalle Baccanti, Casa dei Vettii, Pompei, I secolo d.C.

Trama

Il racconto si apre con Dioniso che giunge a Tebe per dimostrare la sua divinità alle sorelle della madre Semele, che negano che egli sia figlio di Zeus. Per punizione il dio inganna la loro mente portandole a stare insieme a tutte le altre donne di Tebe che stanno bancheggiando sul monte Citerone. Anche il vecchio re Cadmo, che aveva ceduto il potere al nipote Penteo, e il sacerdote Tiresia si avviano, in abito da baccanti, alla celebrazione del rito orgiastico in onore del nuovo dio. Penteo invece volendosi opporre alla follia generale ordina alle guardie di catturare e di portargli quello straniero che diffonde riti osceni che si fa chiamare Dioniso. Lo straniero non si oppone e si lascia arrestare. Condotto davanti a Penteo dalle guardie ne ascolta con calma le accuse e accetta di buon grado di lasciarsi chiudere in carcere, dicendo di essere sicuro che Dioniso (ma è ovviamente il dio stesso che sta parlando in sembianze umane) lo libererà facilmente. Subito dopo, infatti, che la reggia di Penteo crolla in seguito ad un terremoto, la tomba di Semele si incendia a causa di un fulmine e il dio esce dalle rovine davanti alle baccanti, che si inchinano di fronte a lui. Rientra in scena Penteo, liberatosi dalle macerie della sua dimora andata distrutta, ed arrabbiatissimo ordina alle guardie di catturare ed incatenare tutte le baccanti. Il dio, con astuzia, inizia ad escogitare un piano per la sua perfida vendetta. Convince Penteo, con la mente annebbiata dalla leggera follia ispiratagli dal dio, a seguirlo sul Citerone, dopo essersi travestito da baccante, per spiare le donne che folleggiano.

Penteo si lascia persuadere e segue il dio. Egli, giunto sul monte, lo fa salire su un alto pino che ha con estrema facilità piegato egli stesso sino a terra per consentire a Penteo di montarvi a cavalcioni e permettergli di vedere meglio le baccanti. Non appena il pino si è risollevato in alto, lasciato andare lentamente da Dioniso per non disarcionare Penteo, il dio lancia un grido alle baccanti rivelando loro la presenza di Penteo. Le baccanti si scagliano, guidate da Agave, la madre di Penteo, contro di lui. Tutte, infatti, in preda alla pazzia non lo riconoscono e lo scambiano per un leone, facendone orrido scempio. Dopo aver fatto a pezzi il corpo di Penteo, Agave ricompare in scena reggendo fra le mani il capo del figlio che ancora crede una testa di leone. Gradualmente riprende coscienza e alla fine ha la tragica consapevolezza di quanto la follia bacchica l’ha spinta a compiere. Mentre Agave e Cadmo piangono la morte di Penteo e la rovina della loro casa, ricompare Dioniso, questa volta in tutta la sua maestà divina. Il dio spiega di aver architettato il tutto per punire chi non credeva nella sua natura divina e condanna Cadmo e Agave ad essere esiliati in terre lontane.

Personaggi

  • Dioniso
  • Coro delle Baccanti
  • Tiresia
  • Cadmo
  • Penteo
  • Messaggero I
  • Messaggero II
  • Agave

Temi:

  • SCONTRO TRA PENTEO E DIONISO: l'opera è quasi completamente costruita attorno allo scontro tra Penteo e Dioniso
  • FOLLIA: il delirio pazzo e sanguinario delle Baccanti quando compiono le azioni violente, dall'altra il comportamento più misurato e tranquillo durante i momenti di riposo ed i riti di adorazione di Dioniso.
  • LA FINE DELL'EROE TRAGICO: Dioniso invece fa vestire Penteo da donna, e non si fa scrupoli a prenderlo in giro, mettendogli persino a posto i riccioli. In questo modo, per la prima volta un eroe tragico perde la propria dignità e si trasforma in una figura grottesca e quasi comica

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