Want to create interactive content? It’s easy in Genially!
I moti rivoluzionari del 1830-31
No Niente
Created on April 14, 2021
Start designing with a free template
Discover more than 1500 professional designs like these:
Transcript
I moti rivoluzionari del 1830-31
Dopo i moti del 1820-21 nati in Spagna e poi propagatisi in Europa, Italia compresa, con le insurrezioni in Piemonte nel regno delle due Sicilia, si dovette attendere un decennio per assistere a qualcosa di simile. Il 1830 fu caratterizzato da rivolte e cospirazioni attuate da militari e borghesi contro l’assolutismo dei sovrani europei.
Francia
La seconda ondata insurrezionale avvenne nel biennio 1830-31. L'epicentro della protesta fu questa volta la Francia. La monarchia assolutistica di Luigi XVIII e del fratello Carlo X aveva raggiunto un livello insopportabile, anche perché Carlo X voleva abolire la Costituzione che aveva concesso Luigi XVIII dopo la restaurazione dei Borboni al trono di Francia. Nel 1830 egli aveva sciolto la Camera a maggioranza liberale, votata dalla ricca borghesia nel 1828, e aveva indetto nuove elezioni in cui potevano essere votati soltanto i nobili proprietari terrieri, restringendo notevolmente il suffragio. Era in sostanza un colpo di stato. Studenti, operai e borghesi diedero vita a una rivolta con cui cacciarono la monarchia borbonica.
I borghesi, temendo una deriva rivoluzionaria e volendo riportare l’ordine senza troppe concessioni democratiche, offrirono la corona a Luigi Filippo d'Orléans (1830-48), olandese di idee liberali, imparentato con la corona borbonica. Egli assunse il nome di Luigi Filippo I "re dei francesi per volontà della nazione" (e non per diritto divino), adottando anche il tricolore in luogo della bandiera borbonica. La sua Costituzione non era una concessione regia, ma un'espressione della sovranità nazionale: essa non riconosceva più il sovrano come unica istituzione autorizzata a proporre nuove leggi (il re non aveva più il diritto di veto sulle leggi), né riconosceva il cattolicesimo come religione di stato, e prevedeva un certo allargamento del corpo elettorale. La sua cosiddetta "monarchia di luglio" sarebbe durata sino al 1848, intenzionata ad opporsi non solo alle forze conservatrici, ma anche a quelle democratico-repubblicane, che pur erano state decisive nell'abbattere il regime borbonico.
Polonia
Nel novembre 1830 insorsero anche i polacchi contro le truppe russe stanziate a Varsavia, proclamando l'indipendenza del loro paese. Questa volta però Francia e Gran Bretagna non intervennero, per cui la Russia poté ristabilire la propria egemonia (da notare che lo zar mal sopportava la Polonia, soprattutto quella occidentale, che aveva offerto ben 100.000 polacchi al seguito delle truppe napoleoniche penetrate in Russia). Questi fatti indussero altri paesi a darsi delle Costituzioni liberali: per esempio buona parte dei Cantoni svizzeri; Spagna e Portogallo, con l'aiuto di Francia e Regno Unito.
Belgio
Dopo il Congresso di Vienna, il Belgio era stato annesso all’Olanda nel Regno dei Paesi Bassi con l’intento di contenere l’espansionismo francese, attraverso la creazione di uno stato cuscinetto, nonostante le numerose differenze fra le due nazioni: lingua, cultura, religione, economia. Nel 1830, il Belgio cercò di insorgere, perché i rapporti con gli olandesi erano ostili e le numerose differenze creavano il malcontento della popolazione. I francesi si allearono ai belgi, e nel 1831 il Belgio ottenne l’indipendenza dai Paesi Bassi sconfiggendo l’esercito olandese.
Italia
Un'insurrezione scoppiò anche in Emilia-Romagna nel febbraio 1831, sotto la guida del commerciante modenese Ciro Menotti. L'obiettivo era quello di unire il ducato di Modena al regno dei Savoia, in quanto il duca di Modena, Francesco IV d'Este, essendosi imparentato coi Savoia, ambiva a succedere a Carlo Alberto. Tuttavia la Francia non diede alcun aiuto e il duca di Modena, all'ultimo momento, tradì Menotti, facendolo arrestare. L'insurrezione avvenne lo stesso a Modena, e si allargò a Bologna, Parma, nella Romagna e nelle Marche, perché in realtà l'aspirazione politica di Menotti era molto più ampia: voleva infatti un vero Stato italiano, con Roma capitale, eliminando lo Stato della chiesa e superando le divisioni territoriali. Ma gli austriaci e i pontifici ebbero la meglio e anche questa volta la repressione fu molto dura.
Il fallimento di queste ultime rivolte fece chiaramente capire tre cose:1) che era inutile contare sull'appoggio di potenze straniere; 2) che era meglio non fidarsi delle intenzioni dei sovrani che si dichiaravano, in via di principio, favorevoli alla Costituzione; 3) che si doveva allargare la base sociale delle rivolte, coinvolgendo maggiormente gli strati popolari più interessati allo sviluppo della democrazia.
In sintesi i moti insurrezionali del 1830-31 possono essere riassunti in questo schema: Novità rispetto al 1820-21- Base sociale piú ampia; - Iniziativa dei ceti borghesi e non dei militari;- Aspirazioni unitarie, almeno nei programmi dei promotori; - Deposizione dei sovrani.Cause del fallimento - Il persistere, nonostante l’aspirazione all’unità, di rivalità municipali;- Divisione tra democratici repubblicani e moderati;- Contegno passivo della Francia (“il sangue dei francesi appartiene solo alla Francia”).Conseguenze e bilancio- Dure reazioni, specie a Modena e nello Stato Pontificio (Papa Gregorio XVI, 1831- 1846);- Gli Austriaci a Modena e i Francesi ad Ancona fino al 1838;- Evidente necessità di non contare sull’aiuto straniero, di superare l’organizzazionesettaria e di mirare invece ad una salda organizzazione unitaria.
4AG
Candido, Centofanti, Comito, Curatola, Franco, Maisano, Marino, Triolo.