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Il Foro Romano

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Created on April 13, 2021

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Il Foro Romano

Il Foro Romano

Il “Foro” era il centro politico, giuridico, economico, religioso e sociale delle città romane, un luogo pubblico dove i cittadini romani potevano, tra le altre attività, lavorare nelle proprie botteghe o assistere a manifestazioni religiose.

Storia del Foro Romano

Anticamente il Foro era un’area paludosa. Solo dalla fine del VII secolo a.C., dopo la bonifica della valle, iniziò a prendere forma il Foro Romano. Nel corso dei secoli furono costruiti i vari monumenti: dapprima gli edifici per le attività politiche, religiose e commerciali, poi durante il II secolo a.C. le basiliche civili, dove si svolgevano le attività giudiziarie. Già alla fine dell’età repubblicana, l’antico Foro Romano era divenuto insufficiente a svolgere la funzione di centro amministrativo e di rappresentanza della città. L’ultimo grande intervento fu realizzato dall’imperatore Massenzio nei primi anni del IV secolo d.C. quando venne eretto il Tempio dedicato alla memoria del figlio Romolo e l’imponente Basilica sulla Velia. L’ultimo monumento realizzato nel Foro fu la Colonna eretta nel 608 d.C. in onore dell’imperatore bizantino Foca.

Fase di declino e rinascita del Foro

Dopo tale data parte dell’area subì un forte decadenza, tanto da divenire luogo di pascolo e prendere il nome di Campo Vaccino, ma alcuni monumenti continuarono a vivere grazie alla trasformazione in chiese. Questo declino avvenne anche a causa delle spoliazioni, pratiche che consistevano nel utilizzare materiali antichi (quelli degli edifici del Foro) per realizzare altre costruzioni. A causa dell'incremento d'interesse per l'archeologia e per la storia dell'inizio del Novecento, l'area del Foro è stata gradualmente riportata alla luce dallo Stato fascista. Purtroppo tra il 1932 e il 1933 il regime fascista decise di realizzare la “via dell'Impero”, fra piazza Venezia e il Colosseo, che tagliò in due l'intero complesso del Foro. Adesso, infatti,per il visitatore è impossibile ricostruire mentalmente l'armonioso e geometrico Foro dell'antichità.

Gli elementi che costituiscono il Foro sono:

  • I Plutei di Traiano
  • Il Tabularium
  • Il Tempio di Saturno, il Tempio dei Dioscuri e il Tempio di Vesta
  • Il Tempio di Vespasiano e Tito e il Tempio di Antonino e Faustina
  • L'Arco di Settimio Severo
  • La Curia
  • La Basilica Fulvia-Emilia e la Basilica Giulia
  • La Colonna di Foca
  • L'Arco di Tito

I Plutei di Traiano

I Plutei di Traiano

Conservati all'interno della Curia, i Plutei con rilievi, probabili balaustri di una tribuna, furono eseguiti durante il principato di Traiano, di cui esaltano due momenti significativi. Le scene raffigurate, infatti, si riferiscono alla distruzione dei libri nei quali erano iscritti i nomi dei debitori dall'erario pubblico, dopo la conquista della Dacia, e all'istituzione degli alimènta (alimenti), cioé degli aiuti ai fanciulli romani di famiglie bisognose. Ambedue gli avvenimenti si svolsero solennemente nel Foro Romano, che, infatti, fa da sfondo alle narrazioni figurate. Queste ultime, per tanto, consentono di osservare un'immagine del Foro così come si presenta ai tempi di Traiano, tramandando l'aspetto di edifici che adesso non esistono più nella loro integrità.

Il Tabularium

Il Tabularium

Il Tabularium, imponente edificio di età tardo-repubblicana sui cui resti si fonda il Palazzo Senatorio aveva in età romana la funzione di conservare le tabulae di bronzo con le leggi e gli atti ufficiali dello stato romano. La costruzione fu portata a temine da Quinto LutazioCatulo, console nel 78 a.C., nel quadro di un programma di risistemazione del Campidoglio, interessato nell'83 a.C. da un violento incendio. L'intervento era ricordato da un'iscrizione ormai perduta ancora visibile nel secolo XV, che ha tramandato anche il nome antico dell'edificio Tabularium. Simile ad essa ma più frammentaria è l'iscrizione incisa su blocchi squadrati di tufo tuttora conservata all'esterno del monumento. Su un alto basamento, addossato alla pendice del colle dal livello del Foro, era impostato l' edificio vero e proprio articolato su più piani ed affacciato sulla piazza retrostante, che occupava la valle tra le due alture del Campidoglio.

Il Tempio di Saturno

Il Tempio di Saturno

In questo luogo si trovava un antichissimo altare, che la mitica tradizione collega alla fondazione di Roma sul Campidoglio da parte di Saturno. In effetti è stato rinvenuto un villaggio sulla collina fin dal periodo protostorico con testimonianze del culto saturnino. La costruzione del Tempio di Saturno iniziò nel periodo regio ma fu inaugurato soltanto nei primi anni della Repubblica, probabilmente tra il 501 e il 498 a.c.. Secondo le fonti fu promesso in voto dal re Tarquinio il Superbo e dedicato da Tito Larcio. Altri lo attribuiscono ad Lucio Furio, ma forse solo un restauro inizi IV sec. a.c. in seguito all'incendio gallico. Quindi il più antico tempio del repubblicano, secondo solo al tempio di Giove Capitolino. L'edificio fu invece ricostruito nel 42 a.c. da Lucio Munazio Planco con il bottino della guerra di Siria e sulla popolazione alpina dei Reti. Fu nuovamente restaurato dopo l'incendio di Carino del 283 d.c. a cura del Senato. A questo ultimo restauro appartiene quanto rimane del tempio.

Il Tempio dei Dioscuri (o Tempio di Castore e Polluce)

Il Tempio dei Dioscuri

E' uno dei più antichi tempi del Foro, l'unico fra essi di tipo periptero. Dell'edificio primitivo non rimangono che pochi blocchi di tufo: il podio, infatti, risale al restauro voluto da Quinto Cecilio Metello nel 117 a.C., mentre le tre colonne corinzie orientali appartengono alla ricostruzione di Tiberio del 6 a.C. Il Tempio fu consacrato per la vittoria dei Romani sui Latini al Lago Regillo (499 a.C.), quando, secondo il mito, furono proprio Castore e Polluce, i leggendari gemelli figli di Leda e Giove, a portare a Roma la notizia del successo con la loro apparizione nel Foro (per questo il tempio venne nominato in loro onore).

Il Tempio di Vesta

Il Tempio di Vesta

Il fulcro del complesso monumentale legato al culto di Vesta è il tempio dedicato alla dea, culto antichissimo e risalente già al secondo re di Roma Numa Pompilio, più volte ricostruito a causa dei numerosi incendi e infine restaurato, nelle forme visibili ancora oggi, dall’imperatrice Giulia Domna verso la fine del II secolo d.C. Dal podio circolare in opera cementizia rivestito in marmo, si innalzavano colonne con capitelli corinzi. L’interno accoglieva il braciere con il fuoco sacro, che non doveva mai spegnersi, simbolo dell’eternità di Roma e del suo destino di impero universale. La forma circolare era forse ispirata a quella delle capanne di epoca arcaica, con un foro al centro del tetto conico per far uscire il fumo. All’interno del tempio era anche conservato il Palladio, piccolo simulacro di Atena-Minerva, portato a Roma, secondo la leggenda, da Enea e simbolo della nobiltà della stirpe romana.

La Casa delle Vestali

Accanto al tempio è la Casa delle Vestali, sacerdotesse dedicate al culto di Vesta e alla sorveglianza del fuoco sacro, l’unico sacerdozio femminile di Roma. In numero di sei e provenienti da famiglie patrizie, dovevano osservare il loro servizio per 30 anni, conservando la verginità, pena la morte. In cambio godevano di molti privilegi (si spostavano in carro in città e disponevano di posti riservati negli spettacoli).

Il Tempio di Vespasiano e Tito

Il Tempio di Vespasiano e Tito

Ai piedi del Tabularium, di fianco al Tempio della Concordia, di cui poco resta, tra l'86 e l'87 d.C venne edificato il Tempio di Vespasiano, per volontà del figlio, l'imperatore Domiziano che, successivamente, lo dedicò anche al suo predecessore, il fratello Tito. Dell'edificio rimangono solo tre colonne dell'angolo Nord-Ovest con la relativa trabeazione. Separati da dei bucrani, in corrispondenza degli assi delle colonne, il fregio porta scolpiti vari strumenti sacrificali. Tali oggetti sono riferimento evidente alla virtù principale di Vespasiano: la pìetas, termine che indica la devozione verso la famiglia, gli dei e la patria.

Il Tempio di Antonino e Faustina

Il Tempio di Antonino e Faustina

Il Tempio di Antonino e Faustina è quello meglio conservato dell'intero Foro dal momento che già tra il VII e il VIII sec. era stato trasformato nella Chiesa di San Lorenzo in Miranda. L'edificio fu voluto dall'imperatore Antonino Pio nel 141 d.C. per onorare la consorte Faustina, divinizzata dopo la morte. Dell'edificio è notevole il fregio con girali di acanto, coppie di grifi affrontati e candelabre, imitato a Siena, nella seconda metà del '400, nella ristrutturazione della Cappella di Piazza.

L'Arco di Settimio Severo

L'Arco di Settimio Severo

Sotto le pendici del Campidoglio si innalza un arco a tre fornici, uno centrale maggiore e due laterali minori, fatto costruire, nel 203 d.C., dall’imperatore Settimio Severo, per celebrare le vittorie sui Parti. Quattro colonne di ordine corinzio inquadrano la ricca decorazione del monumento e sorreggono l’architrave su cui si innalza l’attico con l’iscrizione dedicatoria a Settimio Severo e al figlio Caracalla. Inizialmente era nominato anche l’altro figlio Geta, ma il suo nome venne cancellato dopo che venne assassinato per volontà del fratello. Negli archivolti dell’arcata centrale sono collocate due vittorie alate con un trofeo, mentre in quelli delle arcate minori sono raffigurate divinità fluviali. Sopra le arcate minori corre un piccolo fregio in cui è rappresentato il corteo trionfale dell’imperatore con la scena del suo ingresso a Roma, mentre nei pannelli più grandi sono rappresentati i momenti principali delle campagne militari contro i Parti.

La Curia

L'Arco di Settimio Severo

L’edificio deve il suo nome alle assemblee dei “curiati”, i cittadini selezionati in base al censo, che si svolgevano nel Comizio; era qui infatti che si apriva la prima curia di Roma, la Curia Hostilia, edificata secondo la leggenda da Tullio Ostilio terzo re di Roma nel VI sec. a.C. Danneggiata da un incendio nel 52 a.C., Giulio Cesare rifondò la nuova Curia, modificandone l’orientamento e annettendola al suo Foro personale. Il lavoro fu terminato poi nel 29 a.C. da Augusto ma già nel 94 d.C. all’epoca di Domiziano vi fu un primo restauro, seguito da un intervento più importante dovuto a Diocleziano, conseguente al disastroso incendio del 238 d.C.: di questo restauro sono ancora visibili, all’interno, lo splendido pavimento ad opus sectile e la decorazione parietale a nicchie marmoree policrome. L’aula era divisa in tre settori, con a destra e sinistra tre gradini larghi e bassi, dove erano collocati i circa trecento seggi per i senatori.

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La Basilica Fulvia-Emilia

La Basilica Fulvia-Emilia

La Basilica Fluvia-Emilia deve il suo nome ai due censori Marco Emilio Lepido e Marco Fulvio Nobiliòre, che ne vollero l'edificazione nel 179 a.C. L'edificio che verso il Foro è preceduto dalle Tabernae Novae (Botteghe Nuove) e dal portico di Caio e Lucio Cesare, subì numerosi ristauri soprattutto a opera della Gens Aemilia. L'aspetto attuale - con pochi e sparsi resti - è dovuto alla ricostruzione del 14 a.C. e al restauro di Tiberio del 22 d.C. Una moneta del 61 a.C., un denariùs, di Marco Emilio Lepido (discendente del censore originale) mostra molto verosimilmente quello che doveva essere l'aspetto della facciata dell'edificio. Tale immagine è del tutto congruente con la posizione della Basilica, prospiciente la Via Sacra, quella percorsa dai generali vittoriosi durante il trionfo.

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La Basilica Giulia

La Basilica Giulia

La Basilica Giulia, invece, fu realizzata da Giulio Cesare nel corso del 54 a.c., durante i lavori per la costruzione del Foro di Cesare, al posto della basilica Sempronia e delle antistanti tabernae veteres, e si ergeva tra il tempio di Saturno e il Tempio di Castore e Polluce. Fu inaugurata e dedicata a Giulio Cesare, da cui il nome Iulia, nel 46 a.c., anche se non ancora terminata, due anni prima della morte di Cesare. Per la sua prematura morte infatti fu terminata dal successore Augusto ma subì i danni dell’incendio che coinvolse questa zona di Roma durante il 12 a.c., in seguito al quale la fu nuovamente ricostruita e intitolata stavolta a Gaio e Lucio, i figli adottivi di Cesare, ma continuò ad essere conosciuta con il suo nome originario. Nel 283 d.c. fu nuovamente rovinata da un incendio, all'epoca di Carino, ed in seguito fu risanata da Diocleziano.

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La Colonna di Foca

La Colonna di Foca

Di fronte alla Basilica Giulia e alla Curia, nella piazza del Foro, si innalza la Colonna di Foca. Si tratta dell'ultimo monumento collocato nel Foro Romano prima delle trasformazioni di molti suoi edifici in luoghi di culto cristiano. Da allora molte di quelle strutture rimasero incurate e abbandonate oppure vennero sfruttate come cave di materiali pregiati. La colonna onoraria fu eretta per sancire l'alleanza tra papa Bonifacio IV e l'imperatore d'Oriente Foca. L'opera era composta da una colonna posta su un piedistallo e da una statua di bronzo dorato dell'imperatore (ora perduta).

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L'Arco di Tito

L'Arco di Tito

Alle pendici del Palatino si erge l’Arco di Tito. Con ogni probabilità venne fatto costruire, per volontà del Senato e del popolo romano – come si legge nell’iscrizione posta sul lato –, da Domiziano, ultimo imperatore della dinastia Flavia, in memoria del fratello Tito, già divinizzato, per celebrarne il trionfo nella guerra giudaica del 70 d.C. (anche se di questo trionfo non si fa cenno). L’arco è finemente decorato. All’esterno è visibile un piccolo fregio continuo su cui si narra la processione trionfale, e due Vittorie alate sono poste negli archivolti; all’interno, un rilievo mostra la deificazione di Tito, che ascende al cielo su di un’aquila, mentre sulle pareti due grandi pannelli illustrano i momenti principali del trionfo. In uno avanza la quadriga imperiale, guidata dalla dea Roma, con Tito incoronato dalla Vittoria; nell’altro i soldati romani traportano le opere trafugate dal Tempio di Gerusalemme.

Fine