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"L'inquietudine nell'arte"- Vivarelli
carlotta.vivarelli
Created on April 8, 2021
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Transcript
"L'inquietudine nell'arte"
Giorgio De Chirico, Salvador Dalì e Renè Magritte
A cura di Carlotta Vivarelli
Giorgio De Chirico
- Giorgio De Chirico, nato in Italia nel 1888, è stato un pittore e scrittore italiano, che con Carlo Carrà avvierà la corrente detta “pittura metafisica”.
- Per “pittura metafisica” si intende un’arte che usa gli strumenti tecnici tipici della pittura per rappresentare qualcosa che va al di là dell’esperienza sensoriale, lasciando spazio a sogni e visioni frutto dell’inconscio.
- Nella pittura metafisica anche i luoghi assumono una valenza onirica grazie ad una prospettiva spesso distorta, di elementi apparentemente fuori luogo e di colori innaturali.
- Dalle opere di De Chirico spesso traspare un senso di solitudine ed inquietudine, come se ci si trovasse immersi in uno strano sogno.
- Le opere che De Chirico dipinse prima della nascita della metafisica erano definite enigmatiche. I suoi soggetti inizialmente erano ispirati dalla luce del giorno delle città mediterranee, ma poi iniziò a predilire le architetture classiche.
- I lavori successivi infatti erano caratterizzati dalla ricorrenza di architetture essenziali, in prospettive non realistiche e immerse in un clima trascendente e spettrale, nei cui interni furono dipinti oggetti fuori contesto, rappresentati con una precisione ossessiva.
"Le muse inquietanti"
- L’opera, realizzata nel 1918, mostra una piazza sul cui fondo compare il Castello Estense di Ferrara e una fabbrica con due ciminiere. A destra possiamo vedere un palazzo con arcate che richiama l’architettura classica.
- Non traspare nulla della reale vitalità cittadina: tutto è vuoto, sospeso, bloccato. Qui Ferrara è solo il simbolo, il ricordo della città che ebbe una corte e un potere.
- L’immagine è costruita per dare una sensazione di irrealtà, di uno spazio mentale, innaturale, come quello di un palcoscenico.
- In primo piano non ci sono persone ma statue: quella in posizione eretta ha una testa da manichino, e quella seduta sembra attraversata da cuciture, come fosse un fantoccio di pezza anziché un pezzo di marmo. Vengono quindi mischiati elementi seri con elementi scherzosi, aulici con quelli quotidiani.
- Ne deriva un senso di disorientamento ed inquietudine in cui le tracce del mondo antico non sono presenze rassicuranti, ma elementi di decadenza e segni di una civiltà giunta al tramonto, così come sottolineano le lunghe ombre e la luce crepuscolare.
De Chirico, "Le muse inquietanti", 97 x 66 cm, 1918, colore ad olio
Salvador Dalì
- Salvador Dalí, nato in Spagna nel 1904, è considerato uno degli esponenti di punta del Surrealismo.
- Per Surrealismo si intende il movimento artistico e letterario d’avanguardia nato dopo la Prima Guerra Mondiale, che afferma l’importanza dell’inconscio nel processo di creazione.
- I surrealisti hanno dato vita a opere irrazionali, oniriche e ad accostamenti spesso inconsueti.
- L’arte di Dalí sorpassava i confini dei musei per riversarsi nella sua esistenza quotidiana. Lo stesso artista si impegnava moltissimo affinché anche la sua immagine pubblica e le sue azioni venissero considerate “surrealismo”.
- Nel 1936, ad esempio, si presentò ad una conferenza a Londra con due levrieri russi al guinzaglio e uno scafandro da palombaro sul capo, commentando: “Ho solo voluto mostrare che mi stavo ‘immergendo a fondo’ nella mente umana.”
- Nel suo lavoro, Dalí si è ampiamente servito del simbolismo.
"Gli elefanti" (1948)
Il simbolismo di Dalì
- Ad esempio, il simbolo caratteristico degli "orologi molli" si riferisce alla teoria di Einstein che il tempo è relativo e non qualcosa di fisso.
- Quella dell'elefante è un'altra delle immagini ricorrenti nelle opere di Dalí, che viene ritratto con le "lunghe gambe del desiderio, con molte giunture e quasi invisibili". Grazie all'incongrua associazione con le zampe sottili e fragili, questi animali creano un senso di irrealtà. L'elefante rappresenta quindi la distorsione dello spazio: le zampe lunghe ed esili contrastano l'idea dell'assenza di peso con la struttura.
- L'uovo è un'altra delle immagini tipiche di cui si serviva Dalí, che egli associa al periodo prenatale, usandolo per simboleggiare la speranza e l'amore.
- Nelle sue opere compaiono inoltre varie specie animali: le formiche rappresentano la morte, la decadenza e uno smisurato desiderio sessuale; la chiocciola è in stretta connessione con la testa umana; le locuste sono per lui un simbolo di distruzione e paura.
"Le formiche" (1929)
"La persistenza della memoria"
- “La persistenza della memoria” è il quadro più famoso dell’artista, realizzato nel 1931.
- Il successo del quadro si deve a un altro tema surrealistico, che si sposava bene con lo spirito dei tempi: già alla fine degli anni ’20 le forme molli esercitavano un forte fascino.
- In quest’opera però questa mollezza viene per la 1° volta applicata agli orologi, assumendo un valore quasi filosofico e metafisico.
- Se infatti i surrealisti leggevano nel quadro una critica alla scienza e all'automatizzazione, i più esperti vi trovavano il riferimento alla demolizione dell’idea di tempo assoluto, grazie ad Albert Einstein con la sua teoria della relatività.
- Gli appassionati di filosofia la consideravano una raffigurazione artistica delle idee di Henri Bergson sulla memoria.
- In realtà, Dalí cercava qualcosa di sorprendente. Come lui stesso raccontò, prima realizzò il paesaggio ispirandosi a un sogno sulla sua terra natale.
- Poi, cercando qualcosa di onirico, ebbe l’illuminazione di disegnare questi orologi come se fossero dei pezzi di formaggio che si sciolgono al sole. Non aveva però in mente nessuna teoria o significato metaforico da attribuire loro.
- Il surrealismo funzionava così, in quanto basato sul fatto che la verità sul mondo e su di noi potesse emergere solo dando libero sfogo in modo istintivo ai propri sogni.
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Dalí, "La persistenza della memoria", 24 x 33 cm, Museum of Modern Art, 1931, colore ad olio e bronzo
Renè Magritte
- René Magritte, nato in Belgio nel 1898, è stato uno dei maggiori esponenti del Surrealismo.
- È noto con il soprannome "il sabotatore tranquillo”, per la sua capacità di insinuare dubbi nel reale grazie alle immagini della sua pittura: riconoscibili, tranquillizzanti, a volte persino banali. Una semplicità e un’ovvietà che sono solo apparenti, e che in breve tempo diventano mistero, illusorie affermazioni che diventano domande profonde.
- Nonostante il suo approccio apparentemente giocoso alla realtà, la vita di Magritte è funestata da un terribile dramma: la madre, infatti, si suicida annegando in un fiume quando René ha solo 14 anni. La donna venne ritrovata con la camicia da notte avvolta sulla testa, un’immagine che il giovane Magritte non dimenticherà facilmente, riproducendola in alcune delle sue opere più famose, nonostante egli negò sempre il legame tra questo tipo di rappresentazione e la vicenda materna.
- La sua vita cambia dopo aver visto su una rivista l’opera “Canto d’Amore” di De Chirico: e così che Magritte decide di dedicarsi ad un’arte che rappresenti le idee e non semplicemente “l’estetica della realtà”.
- Nel dipingere le sue opere, Magritte utilizza una tecnica pittorica molto precisa, vicina al metodico realismo delle accademie: un realismo quasi fotografico.
Info
Renè Magritte
- Egli pensa che il quadro debba essere immagine, e che a contare non sia il quadro in sé, ma ciò che vede lo spettatore; per questo elimina ogni tipo di illusione, di inganno ottico.
- Arriva a creare immagini di grande impatto emotivo proprio perché, utilizzando la semplicità di tale tipo di pittura, rappresenta le incongruenze di un mondo da lui scomposto e ricomposto, di una dimensione quasi allucinatoria. Per il pittore, infatti, lo scopo ultimo era quello di evocare i “misteri del mondo”.
- Magritte gioca con spostamenti del senso utilizzando sia accostamenti inconsueti sia deformazioni irreali: la sua pittura vuole valorizzare oggetti usuali, i quali, decontestualizzati, appaiono inusuali ed estranei all'esperienza.
- Questo è anche il tema attraverso il quale lo stile svela dei tratti affini alla Metafisica: il suo periodo surrealista inizia infatti con la scoperta delle opere di Giorgio de Chirico.
"Golconda"
- Uno dei quadri più famosi ed enigmatici di Magritte è Golconda, realizzato nel 1953, che riprende alcuni elementi tipici della creatività dell’artista, in una dimensione onirica ed inquietante.
- La scena è ambientata all’interno di un sobborgo comune, tuttavia il paesaggio ordinario viene sconvolto da molti uomini sospesi a mezz’aria.
- La prima cosa inquietante che vediamo è la spersonalizzazione di questi esseri umani: gli uomini sono rappresentati da lontano, in modo che non si possa distinguerli, e sono vestiti tutti uguali.
- Essi sono un soggetto tipico delle opere del pittore: gli uomini hanno tutti impermeabile scuro, ombrello e bombetta, nella tipica mise del borghese che lavorava nella city.
- Questo fatto aumenta il senso di inquietudine, in quanto il quadro sembra quasi un atto d’accusa all’epoca moderna, che ci rende tutti uguali, grigi e anonimi.
- Ma a rendere ancora più strana tutta la situazione è il fatto che questi uomini siano sospesi, e non si capisce se sia perché in caduta o perché stiano salendo.
Magritte, "Golconda", 81 cm x 1 m, Menil Collection, 1953, colore ad olio
- Il punto di vista stesso, se lo si guarda meglio, non è quello di un osservatore che si trova a terra, ma di un uomo altrettanto in volo, e quindi anche noi facciamo parte di quell’umanità senza identità.
- A straniare, inoltre, è anche il titolo scelto da Magritte. Golconda è infatti un’antica città indiana, il cui nome era diventato sinonimo di ricchezza. Una ricchezza di cui evidentemente Magritte voleva denunciare la futiltà.
Magritte e Dalì
Sebbene entrambi facciano parte della schiera dei surrealisti, il loro modo d'intendere il movimento era differente.
- Mentre Dalì tende a creare figure dalle forme sovrabbondanti, vive, prorompenti, addirittura invadenti, Magritte adotta forme più lineari e meste, soffermandosi nell'intima atmosfera della riflessione sul mondo, sulla Natura, sui contrasti e le contraddizioni della vita stessa.
- Dalì si insinua nel mondo con le sue tele, le scaglia sui visi degli spettatori come schiaffi, ci si sente travolti dai suoi dipinti, soffocati, spiazzati dalla verità e dall'onirismo di cui egli narra senza lasciare scampo, dando vita a moti irrequieti, turbe psichiche, instabilità dell'animo: Dalì mostra e affronta tutto questo con cruda consapevolezza.
- Magritte, nonostante sia ben cosciente di tutto ciò, pone la sua opera in una prospettiva più interiorizzata.
L'utilizzo dei toni del blu è significativo, in quanto questo colore rimanda all'esigenza di riflessione e meditazione e, guardando le sue opere, è proprio questo il messaggio che traspare da esse: contemplazione e riflessione. Bisogna fermarcisi davanti, osservarle in religioso silenzio, escludersi dal mondo, fissarle ed entrarvi dentro. Non vi è invadenza o forzatura, solo necessità di immersione.
De Chirico e Dalì
Sono di due correnti artistiche differenti: De Chirico è il principale esponente della Metafisica, al di là della realtà, perciò dipinge edifici e ambienti caratterizzati da prospettive innaturali, personaggi lontani e assenti, un mondo strano, sordo. Ci sono dei chiari riferimenti all'arte classica, per cui riproduzioni di sculture classiche e riferimenti alla mitologia, se non nell'opera in sé, nei titoli che rievocano personaggi mitologici, anche se poi riprodotti sulle tele ci sono manichini ed elementi geometrici.
De Chirico, "Piazza d'Italia", 43.5 x 56.5 cm, 1913, olio su tela
Dalí, "Apparizione del volto e del piatto di frutta sulla spiaggia", 1,15 m x 1,44 m, Wadsworth Atheneum, 1938, colore ad olio
Salvador Dalì, invece, è considerato un surrealista. Le sue opere sono caratterizzate da una perfetta esecuzione stilistica: stende il colore sulla tela in maniera perfetta, "accademica", realizza opere con chiaro riferimento al surreale, all'inconscio, al sogno, sicuramente influenzato dagli studi psicanalitici di Freud, che conoscerà personalmente. Propone opere che riguardano appunto la sfera psicanalitica, quindi proietta sulla tela quello che lui prova, quello che lo riguarda, insistendo su elementi per lui simbolici o morbosi, come il tempo, quindi l'orologio, e la precarietà, quindi il tutto è puntellato da insetti ed altri animali, che hanno per il pittore spagnolo un forte significato simbolico.
Magritte e De Chirico
Per Magritte la scoperta della pittura di Giorgio de Chirico nel 1925 rappresenta una «rivelazione» che determina la sua adesione al Surrealismo: in esso vide liberate le idee sulla pittura che egli aveva in mente.Così, sedotto dal senso di enigmatico mistero della realtà rappresentata in quel quadro, Magritte comprese quale dovesse essere il linguaggio con cui esprimere il proprio mondo interiore. Nel "Canto d’amore" di de Chirico, realizzato nel 1915, oggetti senza relazione tra loro, quali un calco della testa dell’Apollo del Belvedere, un guanto da chirurgo e una palla, sono riuniti in un luogo silenzioso e inanimato. Colpito dal senso di spaesamento, Magritte avrebbe dedicato la sua ricerca a:
- il nonsenso delle cose,
- i rapporti tra visione e linguaggio,
- le situazioni inattese e impossibili,
- la decontestualizzazione di oggetti usuali.
De Chirico, "Canto d'amore", 79 cm x 59 cm, Museum of Modern Art, 1915, colore ad olio
Grazie per l'attenzione!